13 Ottobre 2020 - 05:48

    Rapporto ASviS 2020, l’Italia peggiora per 9 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile

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    La pandemia ha sicuramente determinato un peggioramento globale dei risultati attesi per il 2020 riguardo l’Agenda 2030 delle Nazione Unite. Anche se non sembra che l’Italia abbia ancora intrapreso questa strada con piena convinzione, decisione e rapidità. Nel corso del 2018-2019 era emerso nel rapporto ASviS un miglioramento per quattro Obiettivi, quali erano povertà, condizione economica e occupazionale, economia circolare ed istituzioni efficienti; erano, invece, rimasti stabili dieci, ovvero alimentazione, salute, istruzione, disuguaglianze di genere, sistemi igienico-sanitari, energia, disuguaglianze, cambiamento climatico, ecosistemi terrestri, partnership; e, infine, erano peggiorati due: innovazione e città.

    Ad oggi i dati per il 2020 conducono ad un regresso per nove Obiettivi, quali povertà, fame, salute, istruzione, uguaglianza di genere, lavoro, innovazione, disuguaglianze, partnership; un miglioramento per tre, ossia consumo e produzione responsabile, azioni per il clima, e, infine pace, giustizia e istituzioni forti; mentre cinque sono rimasti fuori poiché non è stato possibile valutare l’effetto della crisi. La situazione non è affatto positiva neanche per quanto riguarda il raggiungimento dei Target fissati per il 2020, in dodici di questi l’Italia è molto lontana dal poterli raggiungere entro la fine dell’anno (dalla riduzione delle vittime di incidenti stradali al numero di giovani che non studiano e non lavorano (Neet), dalla definizione da parte delle città di piani per la gestione dei disastri naturali alla difesa della biodiversità).

    Gli interventi durante la pandemia sono stati soprattutto diretti alla protezione del sistema socioeconomico e non molto per una transizione verso la sostenibilità; dalle analisi svolte da ASviS i decreti-legge sono stati orientati per il 54% alla protezione; per il 19% alla promozione; per il 12% alla trasformazione; per il 9% alla preparazione e, infine, solo per il 5% alla prevenzione. “In molti casi - rimarca ASviS - gli interventi avrebbero potuto essere disegnati con una visione più orientata a prevenire nuovi shock e a preparare il mondo economico e sociale ad un nuovo assetto più sostenibile, sfruttando anche gli orientamenti che stanno emergendo nella parte più innovativa del mondo imprenditoriale e della finanza”.

    https://asvis.it/rapporto-asvis-2020/

    A cura di Simone Riga

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