17 Ottobre 2020 - 06:48

    Sabato sera di svago e taxi non attrezzati: il nuovo editoriale di Rebecca Zoe De Luca

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    Nella mente di tutti noi studenti fin dal lunedì mattina, quando assonnati ed infreddoliti, vista la stagione, ci dirigiamo verso scuola, c’è solo un obiettivo: il fine settimana, ed in particolare il sabato sera. Così anch’io e lei mie amiche in un qualsiasi martedì mattina abbiamo deciso di uscire il sabato sera. Dopo aver escluso quei luoghi in cui, per un motivo o per l’altro, si crea sempre assembramento, abbiamo individuato la zona in cui uscire. Tutto normale no? No, siamo riuscite a scegliere, sono stata io la prima a suggerire il posto in cui andare, una zona dove il tram è ancora inaccessibile, come negli anni 50. C’è la metropolitana no? No, a parte il fatto che io con la carrozzina elettrica in varie stazioni della metropolitana non posso accedere, ma soprattutto non mi sento tranquilla a passare dalla Stazione Centrale la sera. Rinunciare ad un evento mondano, però, non fa di certo parte del mio carattere, così arrovellandomi, durante le ore di matematica, su come fare, al cambio d’ora ho finalmente chiamato mia madre - benché avessimo appena litigato e mi fossi ripromessa di fare l’orgogliosa - lei, probabilmente scordatosi della litigata, in meno di un’ora è riuscita a fare non so quante telefonate all’ATM che, alla fine, le ha suggerito di farmi prendere il taxi. Ora c’è da dire che io il taxi non l’avevo mai e poi mai preso in vita mia, ma la faccenda non mi preoccupava più di tanto, perché alla fine, avrei fatto il tragitto con la mia amica Maia. Finalmente dopo un interminabile settimana di compiti in classe è arrivato il fatidico sabato sera: dopo essermi scrupolosamente preparata sono scesa per andare a prendere il taxi. Fin qui tutto bene, se non che, arrivato il momento di salire sul taxi, l’autista tira fuori una pedana che al confronto gli stecchini del Mikado sembravano più solidi. L’autista sembrava non avere la più pallida idea sul da farsi, Maia era terrorizzata perché “così è la volta buona che ti spacchi la testa per davvero”. Ma la pedana, con il prezioso aiuto di mia madre ha retto e, la testa, ho rischiato di spaccarmela dopo, quando mi sono resa conto che il taxi non era esattamente alto per ospitare me sulla carrozzina. Fortunatamente la mia carrozzina è basculante e così ho passato il viaggio semi stesa e, dire, che questo è uno dei pochi taxi ‘attrezzati’ su Milano, tanto che ho dovuto prenotare ben quattro giorni prima, onde evitare di rimanere a piedi. Forse il mio battesimo col taxi non è stato dei migliori, ma senza alcun dubbio quella sera mi sono divertita tantissimo, anche se la mia povera testa ne ha risentito.

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