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    Landini CGIL, "Non si può essere poveri lavorando, lavorare deve dare la dignità di poter vivere"

    Il segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, risponde alle domande di Fanpage.it sui temi del momento: il neonato governo Draghi e la squadra dei ministri, la proroga – richiesta a gran voce – del blocco dei licenziamenti ma anche la grande occasione rappresentata dal Recovery fund e le riforme collegate. E poi i precari, i giovani, le donne, i migranti e i loro figli.

    Creare posti di lavoro è il tema centrale, così come il blocco dei licenziamenti. E poi le donne, i giovani, il Mezzogiorno. Maurizio Landini, intervistato da Fanpage.it, spiega cosa pensa del neonato governo Draghi, della squadra dei ministri che ha scelto l'ex presidente della Bce e dei rischi che comporta una maggioranza così ampia. Il Recovery fund è un'occasione unica secondo il segretario nazionale della Cgil, ma bisogna spendere i soldi dell'Europa con criterio e con degli obiettivi ben precisi. E ancora migliorare il reddito di cittadinanza con delle politiche attive valide e promuovere una riforma fiscale che sia progressiva come vuole la Costituzione. L'attenzione che Landini chiede è per i precari, giovani e donne, e per gli ultimi. Il segretario della Cgil ha risposto alle nostre domande.

    Il blocco dei licenziamenti è stata la chiave per salvare centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’ultimo anno: perché bisogna prorogarlo fino a fine pandemia come chiedete voi e non eliminarlo subito come chiede Confindustria? E soprattutto a chi darà retta Draghi? 

    Bisogna prolungarlo per un tempo congruo, perché purtroppo la pandemia e l’emergenza non sono ancora concluse. Siamo pronti a discutere, ma senza il blocco dei licenziamenti corriamo il rischio di trovarci di fronte a dati molto pesanti: secondo la Banca d’Italia quello strumento ha salvato dagli 800mila al milione di posti di lavoro. Poi pensiamo che sia il momento di fare finalmente la riforma degli ammortizzatori sociali, i due strumenti devono essere accompagnati: accanto al blocco dei licenziamenti serve ad esempio incentivare l’uso dei contratti di solidarietà, anche sul piano fiscale e contributivo, sia per i lavoratori che per le imprese, che vuol dire redistribuire l’orario senza bisogno di licenziare, oppure incentivare i contratti di espansione, cioè accompagnare quelli che sono vicini alla pensione all’uscita per essere sostituiti da giovani. Bisogna andare verso una riforma universale degli ammortizzatori sociali, in modo che tutte le forme di lavoro e tutti i settori abbiano le stesse tutele e gli stessi diritti.

    Temete un cambio di atteggiamento da parte del nuovo governo rispetto al Conte due in chiave liberista o comunque più attenta al sistema produttivo che ai lavoratori? Chi sta pagando e pagherà il prezzo della crisi economica causata dal Covid?

    Draghi prima di andare in Parlamento ha fatto una cosa che non era mai stata fatta da nessuno, cioè ha ascoltato le parti sociali. Io mi auguro che ci sia un coinvolgimento e un confronto preventivo su tutte le scelte che devono essere fatte. Noi giudicheremo il governo naturalmente per quello che farà, ma io penso che sia suo interesse coinvolgere le parti sociali e il mondo del lavoro, perché proprio il mondo del lavoro è stato quello più colpito, i giovani, le donne, i migranti, i lavori più precari. Questa pandemia ha fatto emergere chiaramente le disuguaglianze e gli errori che c’erano prima dell'emergenza, quindi non possiamo tornare semplicemente a prima della pandemia, ma dobbiamo cambiare tutto ciò che c’è di sbagliato.

    Siete soddisfatti della squadra dei ministri del governo Draghi? La presenza di ministri tecnici in ministeri chiave vi spaventa? Che ne pensa di Giorgetti al Mise?

    Noi abbiamo sempre fatto i conti con i governi che il Parlamento vota e con i ministri che ci sono, e fino a prova contraria noi misureremo e giudicheremo i ministri per quello che fanno, non per quello che hanno fatto prima di andare al governo. Vista la situazione politica, noi facciamo riferimento al programma che Draghi ha presentato in Parlamento e su cui ha ottenuto la fiducia: poi giudicheremo i ministri per quello che concretamente faranno. Noi non cambiamo idea, le nostre proposte sono quelle che abbiamo presentato al Conte uno, poi quelle che abbiamo presentato al Conte due, e sono le stesse che presenteremo anche a questo governo.

    Il reddito di cittadinanza rischia lo smantellamento con il governo Draghi?

    Noi saremmo contrari allo smantellamento, perché l’abbiamo sempre detto: la povertà esiste, è aumentata, e tra l’altro ne ha parlato anche il professor Draghi nel suo intervento. Uno strumento come il reddito di cittadinanza va mantenuto. Poi lo si può migliorare, si può andare a vedere davvero come ha funzionato. Il limite vero, che va cambiato, sono le politiche attive del lavoro legate al reddito di cittadinanza. Non hanno funzionato e non potevano funzionare, perché il lavoro lo crei se fai gli investimenti, non è che semplicemente i centri per l’impiego creano lavoro. Se si prendono ad esempio Francia e Germania, si vede che lì centinaia di migliaia di persone lavorano in luoghi pubblici che governano questi processi, da noi non è così.

    Il Recovery fund è un’occasione economica senza precedenti, con delle regole ben precise da seguire per spendere i soldi. Quali sono le priorità in cui investire?

    Tre questioni dovrebbero attraversare tutti i progetti del Recovery plan: il tema per me è creare lavoro e in questo caso ogni progetto deve rispondere di quanto lavoro crea per i giovani, per le donne e nel Mezzogiorno, che sono i tre punti di grandissima sofferenza oggi. Ci sono delle scelte molto precise da fare quando si dice che c’è un problema climatico e che bisogna estendere la tecnologia digitale come diritto. Realizzare i progetti e gli obiettivi che ci dà l’Europa vuol dire superare il fossile: questo significa fare delle scelte di investimento sulle energie rinnovabili. Serve un sistema, serve una politica industriale, serve l’università, serve la formazione delle persone, serve un coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni, c’è bisogno di fare sistema. Bisogna investire nella sanità pubblica non solo per fare ospedali, perché il vero problema, che è emerso durante la pandemia, è che in questi anni i tagli hanno distrutto la sanità sul territorio. Se si parla di riforma della pubblica amministrazione è il momento di fare assunzioni, superare la precarietà, introdurre competenze nuove e fare entrare giovani. Noi vogliamo dare il nostro contributo.

    continua su: https://www.fanpage.it/politica/landini-cgil-a-fanpage-it-la-pandemia-e-loccasione-per-cambiare-tutto-cio-che-era-sbagliato/

     

    Intervista di 

    di Tommaso Coluzzi per fanpage.it

    Progetto “Contemporanei a Palazzo Borromeo. Arte e design nell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede”

    Al termine dell’odierno incontro tra Italia e Santa Sede nella ricorrenza del novantaduesimo anniversario della firma dei Patti Lateranensi e del trentasettesimo anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme alle altre alte cariche dello Stato, il Segretario di Stato vaticano Cardinale Pietro Parolin e gli altri componenti delle delegazioni italiana e vaticana, visiteranno la mostra “Contemporanei a Palazzo Borromeo. Arte e design nell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede”. Questo progetto nasce con l’intento di aggiornare lo stretto legame con l’arte, la cultura e i manufatti che hanno caratterizzato la lunga storia di Palazzo Borromeo e di arricchirne gli interni, il chiostro e i giardini, con opere d’arte di grandi artisti italiani contemporanei, che si aggiungono alle opere di maestri della tradizione. Gli interni, in particolare, sono punteggiati da esempi dell’eccellenza del design italiano degli ultimi settant’anni, capace di inserirsi armoniosamente negli arredi esistenti e di migliorare

    allo stesso tempo gli aspetti funzionali di varie sale.

    L’iniziativa vuole unire due dimensioni della promozione del nostro Paese: quella culturale, poiché intende dare il senso della forte continuità e del primato della tradizione artistica italiana con le espressioni culturali contemporanee, e quella economica, con l’obiettivo di dare ulteriore visibilità ad artisti e designers – già ampiamente conosciuti a livello internazionale – ed anche a nostre aziende e manifatture straordinarie, nello spirito di contribuire ad accrescere la loro presenza nei mercati esteri e a rappresentare nel mondo il meglio dell’arte e dell’eccellenza italiana. La collezione comprende, distribuite tra il giardino, il chiostro e i saloni del Palazzo, 15 opere d’arte e 10 oggetti concepiti da designersitaliani e prodotti da aziende italiane.

    L’arte contemporanea

    Mario Ceroli, Uomo con dodecaedro (Discorsi platonici sulla geometria)

    Pietro Consagra, Piana n.2 [Archivio Consagra]

    Giuseppe Ducrot, Busto di San Carlo Borromeo

    Maria Cristina Finucci, modulo dell’installazione HELP The Ocean

    Franca Ghitti, Alberi Bosco, [Fondazione Ghitti]

    Emilio Isgrò, Occhio Falcon (Paradiso, canto decimottavo)

    Massimo Listri, Musei Vaticani XIV Scala Simonetti [Fondazione Listri]

    Michelangelo Pistoletto, Autoritratto/Terzo Paradiso

    Arnaldo Pomodoro, La colonna del viaggiatore 1965/66 [Fondazione Pomodoro]

    Davide Rivalta, Rinoceronte n.2

    Il design

    Francesco Binfaré, divano Essential, Edra

    Achille e Pier Giacomo Castiglioni, lampada Taccia, Flos [Fondazione Castiglioni]

    Antonio Citterio, divano Magister, Flexform

    Michele De Lucchi, Battista Totem, Caimi Brevetti

    Davide Groppi, lampada da terra Origine, Davide Groppi

    Vico Magistretti, lampada da tavolo Atollo, Oluce

    Angelo Mangiarotti, seduta Clizia, Agapecasa

    Andrea Parisio, tavolini Bongo, Meridiani

    Gio Ponti, lampade da terra Pirellone, FontanaArte

    Ettore Sottsass, lampada da terra Callimaco, Artemide

    La mostra, promossa dall’Amb. Pietro Sebastiani e realizzata con il contributo della

    Banca del Fucino e del MAECI, è stata curata dall’arch. Cristina Mazzantini e in attesa

    di una inaugurazione pubblica nei prossimi mesi potrà essere visitata su prenotazione

    in piccoli gruppi anche attraverso il Touring Club nel rispetto delle misure anti Covid-

    1. Il video della mostra è disponibile sul sito https://ambsantasedevaticano.esteri.it/.

    Bombardieri: “Bene aprire le fabbriche. E ora si pensi ai precari"

    In un’intervista realizzata da La Repubblica, Pierpaolo Bombardieri spiega i fattori necessari sui luoghi di lavoro per fronteggiare la pandemia e proteggere ai lavoratori.

    Sì alle vaccinazioni nelle fabbriche e a tutte le iniziative che possano “accelerare le operazioni per tutta la popolazione”. Il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri rivendica anzi una “primogenitura” sindacale della proposta lanciata ieri dalle pagine di Repubblica dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “In occasione dell’incontro con il ministro del Lavoro, il 14 febbraio, era stato anzi proprio Casasco, il segretario della Confapi, a proporlo a Orlando”.


    Sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie quindi non ci sono divergenze tra sindacati e organizzazioni imprenditoriali?
    “Penso che la convergenza su questo progetto dimostri che le parti sociali sono disposte a fare la propria parte nella gestione dell’emergenza, e che sia il momento di metterci seduti intorno a un tavolo con il governo. Ad oggi ancora i vaccini non ci sono, ma prima o poi arriveranno, e a quel punto dobbiamo farci trovare pronti per distribuirli il prima possibile a tutta la popolazione”.

    I protocolli per la sicurezza nei posti di lavoro stanno funzionando?
    “Sono stati accordi molto complicati, ricordo di aver lasciato il tavolo più volte durante le trattative, ma ritengo che alla fine sul tema della sicurezza le parti sociali abbiamo mostrato la capacità di interpretare i bisogni del Paese. Ma rimane aperta la questione dei precari: c’è differenza tra le condizioni di lavoro di una fabbrica con una forte presenza sindacale e quelle dei posti di lavoro dove non c’è sindacato e i lavoratori sono sfruttati. A Bologna abbiamo provveduto noi ai tamponi per i rider. Il problema della sicurezza e della prevenzione per i precari e per chi fa un “lavoretto” va affrontato con il governo”.

    Anche la questione della sicurezza di chi lavora in smart working finora non è stata affrontata.
    “Lì c’è anche una questione dell’organizzazione del lavoro: perché lo smart working diventi volano dello sviluppo noi pensiamo che possa ragionare in termini di valutazione della produttività sulla base del raggiungimento degli obiettivi, e non più dell’orario di lavoro. E quindi si potrebbe prospettare anche una riduzione dell’orario di lavoro, a parità di retribuzione”.

    Come in Spagna, con la riduzione della settimana lavorativa da quattro a cinque giorni?
    “No, il criterio deve essere quello del raggiungimento degli obiettivi, con orario variabile, facendo anche a meno di timbrare il cartellino, come già è avvenuto in alcune aziende. E’ una strada perseguibile, ogni settore potrebbe poi declinarla secondo le proprie esigenzecerto non deve diventare una strada perché poi il datore di lavoro riduca i salari”.
     
    La convergenza di vedute con le organizzazioni datoriali si ferma alla sicurezza. Sul blocco ai licenziamenti Confindustria è disposta al massimo ad accettare una proroga selettiva.
    “Noi diciamo che in questa situazione, in attesa di definire la riforma degli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro, il blocco dei licenziamenti serve a garantire ai lavoratori e alle lavoratrici la tranquillità per attraversare questo periodo pesante. Inoltre gli ammortizzatori straordinari sono sostenuti dal programma Ue Sure, che si è esaurito, si sta discutendo se rifinanziarlo. Noi riteniamo che il governo italiano debba sostenere la scelta di farlo diventare stabile”.

    La riforma degli ammortizzatori sociali richiederà del tempo. Quali sono le vostre proposte?
    “Noi sosteniamo che sia necessario provvedere a una copertura per tutti i lavoratori, ma non attraverso un ammortizzatore universale, perché la riforma va effettuata alla luce di due principi, quello assicurativo e quello solidaristico, e quindi deve esserci per tutti, compresi gli autonomi iscritti alle casse, un contributo da parte dei settori di provenienza, altrimenti il rischio è che si scarichi tutto sulla fiscalità generale, il che non significa rafforzare il sistema degli ammortizzatori sociali, ma indebolirlo. Poi semmai si può anche pensare a un sistema simile a quello del bonus/malus per le aree in cui non ci sia la capacità di intervenire. Il confronto con il governo deve iniziare subito”.

    Anche sulle politiche attive verrà aperto un tavolo. Si parla di riformare il sistema dell’Anpal.
    “Penso che tutti oggi partano dal presupposto che sia necessario investire sulle politiche attive, e quindi sulla formazione e riqualificazione, per aiutare chi ha perso il lavoro a trovarne un altro. Ma questo deve anche significare non disperdere quello che si è fatto finora: abbiamo dei professionisti selezionati per gestire le politiche attive, i navigator, che tra l’altro sono anche pochi rispetto al personale che viene impiegato in questi servizi nel resto dell’Europa. Farli andar via sarebbe un grave errore”.

    I tavoli da aprire sono diversi. Voi siete stati convocati da Draghi già in sede di consultazione, e da Orlando prima ancora del giuramento. Un segno di attenzione che vi rende fiduciosi nel dialogo con il nuovo governo?
    “Io sono cauto, perché in una situazione così drammatica aspetto di verificare quali saranno le effettive politiche economiche e sociali del governo. Abbiamo apprezzato che Draghi ci abbia convocato subito, ma il giudizio è sospeso. Ogni giorno ascoltiamo lavoratori e lavoratrici che hanno perso la speranza nel futuro, per se stessi e per i propri figli, che non riescono a trovare uno sbocco professionale, e quindi non riesco ad essere ottimista. Spero che le teorie di Draghi siano quelle del professor Caffè, e non quelle delle politiche di austerità e del patto di stabilità”.

     

     

    Senzabarriereapp L'applicazione contro le barriere architettoniche

    Il presidente dell'associazione Luccasenzabarriere Domenico Passalacqua, da anni impegnato personalmente in numerose battaglie per l’abbattimento delle tante barriere architettoniche che limitano talvolta in modo rilevante la mobilità di tante persone con disabilità fisica.

    L’intento è di sensibilizzare la comunità nei confronti della disabilità. Un impegno costante per fare in modo che tutti gli esercizi pubblici, le strutture pubbliche e le infrastrutture possano adeguarsi alle normative vigenti (legge 13/89) e che siano, in questo modo, garantita sia l’accessibilità e la mobilità per tutti i cittadini del territorio ed anche dei visitatori. Rendere il territorio uno spazio accessibile e privo di barriere architettoniche che non limitino la libertà e l’autonomia del disabile.

    L’associazione, circa un anno fa ha realizzato un'applicazione di livello Nazionale che consiste nel mappare tutti gli esercizi pubblici e privati, stabilimenti balnearei, musei, ville, chiese, hotel, navi e ogni tipo di luoghi di interesse sia per il cittadino locale che per il turista, andando ad evidenziare l'accessibilità e la fruibilità per le persone con qualsiasi tipo di disabilità ed è rivolta anche a persone allergiche, intolleranti e neo genitori. Questa applicazione è unica in Italia, e non è rivolta solo a persone con disabilità.

    In questo progetto, sono stati coinvolti vari Istituti Superiori del territorio con il progetto alternanza scuola-lavoro, con l'obiettivo di sensibilizzare gli studenti a costruire un territorio privo di barriere

    architettoniche e mentali.  Dallo scorso settembre sono già state mappate buona parte della

    Provincia di Lucca e a breve partiranno altre Citta sia della Regione Toscana come Montecatini Terme, Arezzo, e Grosseto mentre fuori Regione inizierà la Provincia di La Spezia.

    L'applicazione è scaricabile e gratuita da Android e Apple.

    https://www.luccasenzabarriere.org/senzabarriere-app/

     A cura di: Dott. Alessandro Imperatore

    Primo caso al mondo di parto in una donna affetta dalla sindrome di Alström a Torino

    Primo caso al mondo di parto in una donna affetta dalla sindrome di Alström all'ospedale Sant'Anna di Torino 

    Primo caso al mondo di gravidanza in una donna affetta da una malattia genetica rarissima, la sindrome di Alström. La donna, 26 anni, ha partorito nei giorni scorsi all'ospedale Sant'Anna della Città della Salute di Torino, presso la Ginecologia e Ostetricia 1 universitaria (diretta dalla professoressa Chiara Benedetto). Si tratta di una malattia multisistemica, dovuta a mutazioni del gene ALMS1, che viene  trasmessa solo se entrambi i genitori sono affetti o portatori della malattia, e si manifesta poco dopo la nascita: è caratterizzata da gravi problemi di vista e udito, tendenza all’obesità, diabete, disfunzioni cardiache, renali ed epatiche, e spesso infertilità. 

    A livello mondiale sono stati descritti solamente 450 casi della malattia ed in letteratura scientifica non sono mai state riportate gravidanze. Non esiste una terapia specifica, ma la diagnosi ed un intervento precoce possono migliorare la qualità di vita di chi ne è affetto. La paziente è stata assistita durante tutta la gestazione presso gli ambulatori per le gravidanze a rischio afferenti alla Divisione diretta dalla professoressa Benedetto, in collaborazione multidisciplinare con i colleghi internisti del Sant’Anna, coordinati dal dottor Aldo Maina, ed il Servizio di Genetica Clinica della Città della Salute di Torino (diretto dalla professoressa Barbara Pasini). La gravidanza ha avuto un decorso regolare fino all’8° mese, quando segni di lieve peggioramento delle funzioni cardiovascolare e renale materne hanno suggerito l’espletamento anticipato del parto mediante taglio cesareo. La mamma ed il neonato (un maschietto di 1950 grammi, ricoverato attualmente presso la Neonatologia universitaria, diretta dal professor Enrico Bertino) sono entrambi in buone condizioni. 

    Bologna: Salaborsa diventa un bosco di 216 Mq per Sanremo

    Un'installazione di 216 metri quadrati che ospiterà un bosco vero, realizzato da Hydroplants Landscape e Designdi Modena con 30 alberi, cespugli ed erba all'interno della biblioteca Salaborsa nel centro di Bologna. Al centro del bosco saranno posizionati banchi dotati di microfono e sedie per riprodurre una classe reale, con cattedra e lavagna LIM. In questo scenario, e nel rispetto di tutte le norme sanitarie, durante i giorni del Festival di Sanremo (1-6 marzo) 20-30 speaker di Radioimmaginaria si alterneranno per raccontare la competizione canora con interviste, collegamenti e dirette.

    Il Festival di Sanremo è un appuntamento che i ragazzi di Radioimmaginaria seguono da 8 anni: una delegazione di 100 speaker si trasferisce in riviera per raccontare il mondo del Festival con il loro linguaggio. Per la 71esima edizione, vista l'impossibilità di spostarsi e di fare assembramenti, Radioimmaginaria propone al comune di Bologna un allestimento speciale per ricordare la città della musica, l'edizione straordinaria e per mettere in evidenza quanto gli adolescenti abbiano bisogno di intravedere il futuro come una prospettiva aperta, ariosa, vitale. Da qui nasce l'idea di dare vita a un vero e proprio bosco, per riconnettersi con la natura e cercare di trarre occasioni positive da questa situazione di emergenza. 

    Il bosco sarà composto da lecci, eucalipti, ulivi e altre specie che potranno essere acquistati durante la settimana dal 1 al 6 marzo attraverso un'asta di beneficenza online su Ebay. Il ricavato andrà a sostenere l’organizzazione di volontariato “ODV Cucine Popolari”, una rete di mense per le persone in difficoltà. Chiunque partecipi, non solo acquista un albero con una storia (a ogni albero viene infatti attribuito un nome significativo e una carta d'identità) e gli trova una nuova casa, ma farà anche una buona azione a sostegno dei più svantaggiati. 

    In questo contesto, Radioimmaginaria trasmetterà in diretta dal bosco in Salaborsa due volte al giorno sul sito radioimmaginaria.it e sul canale youtube, coinvolgendo anche artisti emergenti, scuole di musica, influencer e personaggi di rilievo bolognesi che potranno partecipare dal vivo, e realizzando collegamenti quotidiani con la redazione Radioimmaginaria Sanremo, intervistando da remoto anche i cantanti presenti al Festival. 

    Per il terzo anno consecutivo proprio in occasione del Festival di Sanremo, Radioimmaginaria gestirà la Giuria degli Adolescenti, una giuria composta da 100 ragazzi dagli 11 ai 22 provenienti da tutta Italia che saranno chiamati ogni sera della kermesse a esprimere il proprio voto su 3 categorie: la canzone preferita, l'outfit più bello e l'esibizione più trash. Nel corso dell'ultima serata del Festival verrà proclamato, prima dell'annuncio del vincitore ufficiale, il vincitore secondo il pubblico degli adolescenti, a cui i ragazzi di Radioimmaginaria faranno recapitare un vero e proprio premio.

    Il progetto del bosco in Salaborsa è realizzato da Radioimmaginaria (il network europeo degli adolescenti dagli 11 ai 17 anni con più di 300 speaker provenienti da 50 città in 8 Paesi diversi) in collaborazione con il Comune di Bologna, Bologna Biblioteche, Bologna Città della Musica UNESCO, Officina Adolescenti, Hydroplants e ODV Cucine Popolari, Ganassini, AxelTech, Imola AudioStudio, Bologna Business School, Hera.

    Alexander Langer Cittadino Onorario di Sarajevo

    La notizia proveniente dalla Bosnia che Alexander Langer, a quasi 26 anni dalla morte (3 luglio 1995), è stato proclamato cittadino onorario di Sarajevo “per la promozione della pace e della riconciliazione in Bosnia-Erzegovina”, riempie di gioia i Verdi italiani ed Europa Verde. Si tratta del riconoscimento più importante della capitale della Bosnia-Erzegovina ed è stato assegnato da parte del Consiglio comunale in vista della giornata della città di Sarajevo, celebrata annualmente il 6 aprile. La cittadinanza onoraria è stata concessa in riconoscimento dell’alto impegno di Alexander Langer per la pace nella ex-Jugoslavia e soprattutto a difesa della città di Sarajevo durante la guerra del 1992-1995.

    Pochi giorni fa, il 22 febbraio, Alexander Langer avrebbe compiuto 75 anni. Per due volte eletto al Parlamento europeo (1989 e 1994) nelle liste della circoscrizione Nord-Est dei Verdi italiani, Langer, fin da giovanissimo impegnato per la convivenza inter-etnica nel suo Alto Adige/Südtirol, aveva dedicato tutti gli ultimi anni della sua vita all’impegno per la pace e la riconciliazione nella ex-Jugoslavia e in particolare in Bosnia. Il 26 giugno 1995 aveva guidato una delegazione europea a Cannes, dove si svolgeva il vertice dei capi di Stato e di Governo europei. Lì aveva presentato il drammatico appello “L’Europa nasce o muore a Sarajevo”. E nell’incontro avuto con il presidente di turno, il francese Jacques Chirac, aveva chiesto esplicitamente un intervento di “polizia internazionale” in Bosnia, dove l’assedio di Sarajevo durava ormai da oltre tre anni. Chirac gli rispose purtroppo negativamente, e l’11 luglio, a una settimana dalla morte di Langer, ci fu il terribile genocidio di Srebrenica. Soltanto mesi dopo l’appello di Langer sarebbe stato accolto, ponendo fine alla guerra di Bosnia.

    Il riconoscimento postumo della cittadinanza onoraria di Sarajevo ad Alexander Langer è un segno eloquente della consapevolezza del suo straordinario impegno per la pace, la riconciliazione e la convivenza inter-etnica. Un segno che i Verdi italiani, che hanno avuto Langer tra i suoi fondatori negli anni ’80, ed Europa Verde accolgono con grande commozione e gratitudine per la città di Sarajevo, nella memoria indelebile di Alexander Langer, profeta e testimone del nostro tempo.

     

    Marco Boato

    Un ciliegio in ricordo di Donatella Carmi

     Per onorare la memoria della Presidente di File Donatella Carmi, scomparsa lo scorso 17 ottobre al termine di una lunga malattia, un gruppo di volontari di File-Fondazione italiana di leniterapia, ha scelto di realizzare una raccolta fondi per aderire al progetto “Dona un albero”, l’iniziativa dell’assessorato all'Ambiente del Comune di Firenze che permette di regalare un albero alla Città e dedicarlo a chi si ama.

    L’albero scelto per ricordare Donatella è un ciliegio, che è stato messo a dimora nel Giardino della Carraia, nel rione di San Niccolò, luogo molto caro a Donatella che vi ha vissuto per tanti anni e vi portava a giocare le sue figlie, Francesca e Benedetta, e poi le nipotine.

    "Donatella - ha detto l'attuale Presidente di File, Livia Sanminiatelli - è stata una donna che ha saputo dimostrare, nel corso della sua vita, una grande forza e una straordinaria umanità e che ha rappresentato un punto di riferimento non solo per File: lo è stata per la Città di Firenze in tanti ambiti e contesti. Vogliamo poterla ricordare con questo albero commemorativo, con la speranza che cresca e che porti con sé il suo indelebile ricordo".

    La cerimonia di messa a dimora del ciliegio ha avuto luogo questa  mattina alla presenza della presidente di File Livia Sanminiatelli, della Presidente della Commissione Cultura della Regione Toscana Cristina Giachi, di Mariella Orsi, coordinatrice dei volontari di File, della famiglia di Donatella (la figlia Francesca e il marito Massimo) e di un gruppo di volontari di File.

    Omosessualità, lezioni di pastorale

    Articolo di Luciano Moia pubblicate sul quotidiano Avvenire il 25 febbraio 2021, pag.19

    Da qui a settembre un percorso per sacerdoti impegnati nell’accompagnamento delle persone Lgbt. Nei giorni scorsi il primo modulo per un centinaio di partecipanti. Obiettivo, andare oltre l’accoglienza.

    Pastorale e omosessualità. Le indicazioni del magistero al tempo di papa Francesco non potrebbero essere più chiare. Tre esempi, per non lasciare parole nel vago. Cominciamo dalla ‘Relazione dopo la discussione‘ del Sinodo straordinario del 1914. Al n. 50 si afferma: «Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana». Secondo esempio, al n.250 di Amoris laetitia (2016), il Papa sollecita i vescovi a fare tutto quanto necessario «affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita».

    Terzo esempio, Relazione finale del Sinodo dei giovani (2018). Al n.150 si dice: «Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi». Tutto ben spiegato. Ma tracciata la strada, cominciamo i problemi.

    Indubitabile l’esigenza di accogliere, accompagnare, discernere e integrare, ma come farlo? Occorre accogliere la persona o anche il suo stile di vita? Per le persone omosessuali credenti occorre immaginare percorsi specifici oppure l’obiettivo dell’integrazione suggerirebbe l’inserimento nella pastorale ordinaria? A queste e tante altre domande cerca di rispondere il primo Corso di formazione per operatori pastorali e accompagnatori spirituali di Persone omosessuali, di cui si è svolto il primo modulo nei giorni scorsi. L’iniziativa si inserisce nella serie degli incontri promossi già nel 2016 ad Ariccia (diocesi di Albano), e nel 2018 a Bologna.

    Programmato come corso ‘in presenza‘ un anno fa, al Centro di Spiritualità ‘Villa San Giuseppe’ dei gesuiti di Bologna, è stato rimandato a quest’anno, in versione on line a causa della pandemia. Una modalità che ha permesso padre Pino Piva, gesuita, esperto di ‘pastorale di frontiera’, anima dell’iniziativa, di accogliere tutte le richieste di partecipazione. Oltre un centinaio, in maggior parte operatori pastorali sui temi della famiglia ma anche nell’accompagnamento delle persone lgbt.

    Obiettivo del primo modulo quello di sondare il dato antropologico di fondo (filosofico e psicologico) su cui la teologia è chiamata a riflettere alla luce della Rivelazione e del magistero, tema che sarà affrontato nel secondo modulo, a giugno. Obiettivo finale? Offrire l’orizzonte adeguato per le proposte pastorali opportune. E sarà il terzo modulo, a settembre.

    Impegnativi, soprattutto perché originali e spiazzanti, gli approfondimenti presentati. Don Stefano Guarinelli, psicologo e psicoterapeuta, docente alla facoltà teologica dell’Italia settentrionale e autore tra l’altro di Omosessualità e sacerdozio. Questioni formative (Ancora) ha spiegato perché occorre intendere l’omosessualità come ‘tratto’ da integrare in una visione globale della personalità.
    «Visto che non abbiamo una teoria condivisa che ci spieghi da dove arrivi l’orientamento omosessuale, spesso facciamo fatica a individuare l’approccio pastorale più opportuno». Così si pensa di risolvere tutto chiedendo semplicemente alla persona omosessuale di tacitare il suo orientamento con una pretesa che suona più o meno così: «Per comportati da cristiano devi diventare ciò che non sei. Ma questa – ha osservato il prete psicologo – è una pretesa anti-cristiana».

    Chiara D’Urbano, psicoterapeuta, perita dei Tribunali del Vicariato di Roma, autrice di Percorsi vocazionali e omosessualità (Città Nuova) da anni impegnata nell’accompagnamento psicoterapeutico per il sacerdozio e la vita consacrata, ha spiegato che è giusto parlare di persone omosessuali psicologicamente mature e vocazionalmente compensate. «Anche se – ha ammesso – in ambito vocazionale l’omosessualità continua a costituire un certo imbarazzo». E ha spiegato che, anche in ambito vocazionale esistono persone ‘tipiche e insoddisfatte’ a cui cioè l’orientamento omosessuale non impedisce di comportarsi secondo i parametri della ‘normale’ mascolinità o femminilità.

    Damiano Migliorini, docente di filosofia, autore di molti studi sul tema – tra l’altro ha scritto con Beatrice Brogliato L’amore omosessuale. Saggi di psicanalisi, teologia e pastorale (Cittadella Editrice) – partendo da una prospettiva ‘relazionale’, ha proposto una visione antropologica integrata attraverso cui leggere e comprendere la realtà delle persone lgbt.

    Infine padre Giovanni Salonia, cappuccino, docente di psicologia e di pastoral counseling nella Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, escludendo in maniera netta la condizione omosessuale dall’ambito della patologia, ha invitato ad una più profonda riflessione teologica e pastorale, che possa promuovere un vissuto più integrato delle persone omosessuali nella società e nella comunità cristiana.
    Quindi, ha detto, basta parlare di accoglienza. «Per un omosessuale è un’offesa. È come se gli dicessimo: sei fuoriposto, sei fatto male e quindi ti devo accogliere. La persona che si dice disposta ad accogliere già indica una diversità. La misericordia di Dio è per tutti e non può far sentire le persone sbagliate, tantomeno – ha concluso – le persone omosessuali».

     

    Per continuare a leggere: https://www.gionata.org/omosessualita-lezioni-di-pastorale/

    L’Italia di Dante. Lo spirito dei territori. Al via dal 3 marzo un nuovo ciclo di “Pagine di Storia”

    Andrea Riccardi e Giulio Ferroni inaugurano un nuovo ciclo della rassegna “Pagine di Storia”, con un dialogo su L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della “Commedia” (La Nave di Teseo, 2019, con il sostegno della Società Dante Alighieri), moderati da Alessandro Masi.
    L’indice delle località visitate da Ferroni si offre al lettore come un catalogo geografico, storico e culturale delle bellezze italiane: città d’arte e borghi piccoli o piccolissimi sono alternati in un girovagare erudito e lento, attento al territorio e affascinato da chi lo vive.

    L’incontro sarà trasmesso il 3 marzo alle 17:30 in diretta su Facebook e su www.ladante.it 

     

     

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