Fri Feb 2022 - 11 28

GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO

Written by Radioimmaginaria

GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO, il pensiero di Marco di 'RadioImmaginaria'.

 

 

Il 7 febbraio 2022 è stata la giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo. E quello di quest’anno è ancora più importante perchè usciamo da un periodo dove siamo stati davvero male. Fidatevi di noi, ci siamo passati! Se invece non volete crederci dovete sapere che ci sono proprio degli studi che lo dimostrano. Lo dice la scienza, è ufficiale: “negli ultimi anni gli adolescenti sono stati da cani”. Forse non ha usato proprio queste esatte parole, ma il significato è più o meno quello e noi ve lo possiamo confermare. Una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics condotta su più di 80.000 adolescenti dimostra che oggi, nel mondo, un adolescente su quattro ha i sintomi clinici della depressione e uno su cinque soffre d’ansia. Come se tutto questo non facesse già abbastanza schifo a peggiorare le cose ci si mette a che il bullismo: in un’intervista Luca Bernardo, direttore del reparto di Medicina dell’infanzia dell’ospedale Sacco di Milano, ha detto che in un solo mese di lockdown il 6% dei ragazzi tra 9 e 17 anni sono stati vittime di cyberbullismo e il 19% ha assistito ad almeno un episodio di violenza verbale. È notizia di qualche giorno fa: a Rimini un ragazzo di 15 anni vittima di bullismo ha accoltellato all’addome un suo compagno a scuola e per poco non l’ha ucciso. Leggendo i numeri la situazione è davvero drammatica, sono aumentati anche i casi di revenge porn, i disturbi del sonno, dell’alimentazione, l’autolesionismo e la mancanza di autostima. Tra tutti i casi di bullismo, il 10% si compie sui campi da calcio e nelle palestre. Già l’anno scorso noi di Radioimmaginaria avevamo fatto un sondaggio per capire quanti ragazzi fossero stati vittime di bulli nello sport e quello che ci avevano raccontato gli adolescenti intervistati era molto grave. Per molti di loro infatti anche solo l’idea di doversi togliere la maglia in spogliatoio era un vero incubo e molti preferivano non spogliarsi per non essere presi in giro di fronte a tutti. Perché dopo una vita che ti scelgono per ultimo quando bisogna fare le squadre anche tu finisci col pensare di essere sbagliato e allora preferisci toglierti di mezzo e uscire dal campo in silenzio. Se sbagli fai schifo e se fai schifo gli altri ti urlano addosso. La cosa brutta è che le loro risposte non ci hanno nemmeno stupito perché scene del genere le viviamo così tante volte da non farci nemmeno più caso: a tutti gli intervistati è capitato almeno una volta nella loro vita di essersi sentiti a disagio in seguito ad alcuni commenti negativi da parte di compagni o allenatori, e si parla di umiliazioni che spesso e volentieri finiscono per allontanare per sempre i ragazzi dal campo. “Quando ero più piccolo alcuni miei compagni di squadra mi hanno pisciato addosso perchè non ero tra i migliori mi sono davvero sentito uno schifo”. E come lui molti altri “A tennis mi lanciavano le palline addosso, poi un giorno mi sono slogato una caviglia”. Abbiamo parlato anche con Sara Tounesi, seconda linea nella nazionale femminile di rugby, ci ha confessato che ancora oggi le capita spesso di ricevere commenti ignoranti, soprattutto sessisti. E a proposito di sport e ragazze voglio sapere perchè cavolo a scuola il canestro delle femmine vale doppio? Finisce sempre così, quando si gioca con chi non sa giocare tutti diventano improvvisamente Kobe Bryant… Questo 7 febbraio non deve essere un giorno come tutti gli altri ma una data fondamentale per fare in modo che episodi del genere non capitino mai più. In questi anni su Radioimmaginaria abbiamo raccolto un sacco di storie di ragazzi grazie ad un programma chiamato “Cacciabulli - svita il bullo” dove chi vuole può raccontarci anche in modo anonimo le sue esperienze. Se cercate qualcuno non cui confidarvi o avete bisogno di una mano potete scriverci quando volete a radioimmaginaria@gmail.com, crediamo però che sia davvero arrivato il momento di fare qualcosa. Ora il bullismo è un’emergenza, i dati parlano chiaro e sono sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che hanno il potere di cambiare le cose. Le parole non bastano più e continuare di questo passo vorrebbe dire solamente rimandare il problema. 

 

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