Tue Mar 2022 - 12 51

'In alto i nostri cuori'

Written by Marzia Masiello

Difficile a dirsi è ancora più a farsi, mentre la gentilezza è in letargo e tornano, buie, notizie di impiccagioni torture, stupri e bombe. Tutto fa più paura perché l’orrore accade dietro l’angolo. Ma può essere questa una differenza?

 

A Natale un amico si è molto arrabbiato perché gli avevo augurato dì “essere pace”, sperando per lui che i suoi conflitti in famiglia non generassero astio nel suo cuore. “Sembra quasi che mi auguri di morire.  Dovresti prendere la vita più alla leggera”. 

E si che aveva ragione. Forse. O forse no. Esattamente un mese dopo il 22 gennaio 2022  muore Thich Nhat Hanh, Monaco e poeta Maestro impegnato al servizio operoso dell’umanità, autore del libro Essere Pace

Arriva il 24 febbraio.

E da quel momento oggi è il 20 marzo e per la prima volta mi fermo a pensare. A scrivere. Due minuti.

Non sono in pace e non sono pace. In Russia ho vissuto alcuni anni. In Ucraina a Kiev alcuni mesi. A Odessa ho vissuto una delle esperienze più divertenti e affascinanti della mia vita. Dal mercato 7°km portai via un cappello di pelle e pelo giallo con due orecchie lunghe ad incorniciare il viso. Dall’ Izmailovsky di Mosca un affascinante colbacco blu – omaggio per mia nonna Caterina prima, in questi ultimi anni sfoggiato con gioia e vanto.

Dal 2009 vivo continui stati di emergenza.  Traslochi di case, di anime, di persone, di popoli…

Tutto è in forzato movimento e da una vibrazione sotterranea di un terremoto sono passata alle vibrazioni dei vetri che schizzano sotto le esplosioni di Kiev, Leopoli. Io non sono li ma mi sento li. Mi era successo con Lampedusa e con Kabul – e altrettanto mi accade ora, solo con più intensità, con la paura propria degli egoisti. Forse sono meno resistente. Certamente più resiliente . 

Penso agli scatti dì foto di bambini che attraversano la frontiera. Penso alla mia collega Stela in Moldova 

 che porta ristoro alle persone che fuggono con le sue piadine, placinte. Penso alla ludoteca aperta da lei e lo staff a Capineni nel distretto di Hîncești. Penso ai nonni, ai disabili, ai fragili ai bambini degli istituti, penso a tutti quanti vengono lasciati indietro impossibilitati a fuggire, per una speranza di vita.

Gioco con mio nipote al gioco degli atti gentili ma la gola mi si strappa. Cosa sarebbe se un giorno lui fosse costretto a lasciarmi indietro per mettersi in salvo. Certamente lo comprenderei e lo inviterei a farlo io stessa. Ma come può un cuore reggere tanto dolore. 

E quei bambini di case famiglia che non hanno i genitori e che stanno fuggendo con i loro educatori e tutori legali … Oltre al cuore occorre un sistema capace di accogliere. Man mano si va chiarendo la procedura, perché tutto possa essere fatto per bene a tutela dei bimbi – sono costanti le interlocuzioni tra Consiglio Nazionale Terzo Settore, Protezione Civile, Presidenza del Consiglio…. Costante assiduo appassionato l’impegno di tanti.

Ma i giorni passano e i bambini arrivano. Le mamme con bambini arrivano. Spero e lavoro per una accoglienza integrata sostenibile, che metta a sistema amministrazione pubblica, terzo settore in genere e associazioni qualificate sull’accoglienza dei bambini e giovani, con esperienza comprovata, verificabile e monitorabile. Evitando improvvisazioni di chi promette bambini e adozioni alimentando false speranze.

In questi giorni di festa del papà e di primavera di mandorli in fiore, mi giunge il messaggio del mio amico Franco, che fa bene al cuore: Ci sono vari nascondigli: ci si nasconde in uno sghignazzo oppure in un lamento; ci si nasconde nelle piccole verità meschine oppure nelle grandi menzogne; ci si nasconde nelle fatiche o nella danza, nel vino o nel calcio, nelle barzellette o nelle carte; ci si nasconde come bambini … ; ci si nasconde persino nella natura, nei libri immortali, nel lavoro e nell’amore. Lo so, la vita è molto complicata; ma se in essa c’è qualcosa di male, non ci si deve nascondere, bensì battere!”

Nel battermi per la pace penso ai miei due cappelli, quello giallo di Odessa e quello blu moscovita…penso alla mia storia, ai miei amici nei due paesi, ai miei amici dei due paesi qui in Italia o altrove. Penso a tutti i bambini di Mosca, e a come un giorno, sono più che certa, si ritroveranno, adulti, ad abbracciare i bambini ucraini diventati grandi anche loro – e sapranno riconoscere il perdono l’uno negli occhi dell’altro. È già accaduto in qualche angolo sperduto di mondo. E accadrà di nuovo. Ma aldilà della poesia della piccola umanità che spesso sa essere immensa… delle decisioni assunte e degli errori commessi dai due blocchi, occidentale e sovietico, come delle conseguenze ad essi connessi, temo fortemente, che porteremo a lungo il peso sulle nostre spalle. Attendo di vedere gli effetti del decreto sull’accoglienza diffusa, se vi potrà essere una co programmazione e una co progettazione di senso con gli enti qualificati. 

Intanto continuo a sperare che Draghi, con il suo essere e con il suo fare, ponga le condizioni perché, dopo questo lungo inverno, torni la primavera, affinché i bambini e le bambine tornino a nascere numerosi, nella pancia, nel cuore e nelle orecchie degli italiani…. E del mondo intero.

 



 

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