Thu Mar 2022 - 04 02

La politica deve o non deve entrare nello sport?

Written by Laura Coccia

Pubblichiamo di seguito un contributo di Laura Coccia, nostra Autorevole Editorialista, consapevoli del fatto che su questo tema ci possano essere opinioni contrastanti. Saremo felici di pubblicarle, qualora dovessero pervenire alla nostra redazione.

«La politica non deve entrare nello sport, dicono i dettami del Comitato Olimpico Internazionale, eppure lo sport molto spesso è stato veicolo di messaggi e palcoscenico per azioni e messaggi politici.

In questo senso l’emblema è sicuramente rappresentato dalle Olimpiadi di Berlino 1936 quando la regia e le coreografia delle immagini trasmesse dalla Germania nazista fu affidata a Leni Riefensthal. Eppure la politica non è mai uscita dai Giochi Olimpici, ma si potrebbe dire che ogni edizione dei Giochi è stato lo specchio dell’epoca in cui si inserivano: ad Anversa 1920, l’edizione dopo la Prima Guerra Mondiale le potenze sconfitte di Austria, Germania, Turchia (impero ottomano) e Bulgaria non poterono partecipare come forma di sanzione di guerra, a Londra 1948, la prima edizione dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Germania e il Giappone furono escluse, a Città del Messico 1968 passò alla storia il podio dei 200 metri con Tommy Smith e John Carlos a mostrare il pugno guantato contro l’apartheid negli Stati Uniti e Peter Norman a solidarizzare indossando una spilla, l’attentato dentro al Villaggio Olimpico di Monaco 1972, il boicottaggio di Mosca 1980 una scelta delle nazioni che impose agli atleti dei paesi del blocco occidentale di rimanere a casa.

Roba dell’altro secolo, si potrebbe obbiettare. Invece no. Perché anche nel XXI secolo le Olimpiadi sono state violate dalla politica e il caso più grave riguarda proprio la Russia. Nel 2014, 8 anni fa, il paese di Putin ospitava l’edizione dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi e la fiaccola era ancora accesa quando l’esercito russo fece il suo ingresso in Crimea, invadendola e rompendo la tregua olimpica sancita dall’ONU. Il 24 febbraio 2022 dopo poche ore dallo spegnimento della fiaccola Olimpica e a pochi giorni dall’accensione del braciere paralimpico la Russia ha invaso l’Ucraina e da giorni bombarda le principali città del paese distruggendo tra l’altro un ospedale oncologico pediatrico e un’università, assedia i maggiori centri togliendo acqua, viveri e riscaldamento.

Il 27 febbraio con un post su Facebook e Instagram avevo proposto il bando degli atleti russi dalle competizioni e si era creato un dibattito intorno a questa questione con un’obiezione più che valida: perché gli atleti che si preparano a questo evento da 4 anni e che nulla c’entrano direttamente con il conflitto debbono rinunciare a questo sogno e pagare un prezzo per una guerra voluta dal loro presidente? Un interrogativo assolutamente legittimo. Ma come si può imporre ad un atleta ucraino di affrontare un russo su un campo di gara costringendolo a ritirarsi in segno di protesta come è accaduto e sta accadendo?

Quindi, il CIO, Comitato Olimpico Internazionale e l’IPC il Comitato Paralimpico Internazionale hanno preso una decisione analoga a quella del 1920 e del 1948. Una decisione in linea con i principi olimpici e paralimpici».

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