Thu Jul 2021 - 10 00

"Le mani del presidente", gli auguri al Capo dello Stato Sergio Mattarella da parte del nostro direttore Paola Severini Melograni

Written by AngeliPress

Domani Sergio Mattarella compie ottant'anni, e festeggerà,forse per l'ultima volta, il suo compleanno come Presidente della Repubblica.Egli dunque ha dovuto gestire la più grande crisi della Repubblica, una specie di guerra mondiale che ha incrinato pesantemente l'economia del Paese, ha rimesso in gioco il destino dell'Italia insieme con  con quello del mondo, ha privato molti di noi di 128mila familiari, in maggioranza nonni , la più gran parte dell'età del nostro Presidente.
Tutto questo lo ha governato senza poter contare su di una nazione con un'identità condivisa e coesa (venivamo da elezioni che hanno provocato un terremoto nei vecchi partiti) e con una classe politica impreparata all'emergenza; tutto questo lo ha affrontato "a mani nude". E' esattamente l'Immagine evocata in me ogni qualvolta che lui compariva in televisione: le mani del Presidente. Quelle stesse mani lasciate desolatamente andare lungo i fianchi quando il 25 aprile 2020 solo, ma con gli occhi di tutti gli italiani puntati addosso, davanti al Mausoleo del Milite Ignoto, guardava fisso all'orizzonte, le mani con le quali avrebbe voluto accarezzare i suoi giovani Alfieri della Repubblica (ragazzini e ragazzine che si sono impegnati per il Bene Comune, una sua magnifica intuizione) cosa che non lo poteva fare,le mani sulle bare dei morti di Covid, appena sfiorate, e, finalmente con le braccia aperte e queste mani ,incontrollabili,che mi hanno fatto pensare ai nostri anziani giocatori di bocce, quando fanno un lancio perfetto,mani che festeggiavano la prima bella notizia dopo tanto dolore, la vittoria della nostra Nazionale agli Europei!
Ho incontrato Sergio Mattarella a Castelporziano, nel settembre del 2015,il primo anno dell'incarico presidenziale, quando, appena arrivato ,decise di destinare tutta la tenuta alle esigenze dei disabili e degli anziani, una rivoluzione assoluta nella storia del Quirinale, che vede un precedente soltanto con il secondo presidente della Repubblica,Luigi Einaudi che,seguendo il consiglio della moglie Ida, invitò i mutilatini di don Gnocchi il 20 maggio del 1950, per una volta sola."Voi non siete soltanto graditissimi ospiti,il Quirinale è casa vostra" dichiarò Mattarella e da allora questa ospitalità non si è mai interrotta (ad eccezione del   periodo del lockdown) continuando anche in questi giorni. Cominciare una sfida così grande, lanciare un modello così importante di buone pratiche, ha segnato un coraggioso cambiamento di passo,coinvolgendo tutte le istituzioni sociali del Paese . Non dimenticherò mai un gesto che gli vidi fare allora e che non ho mai visto fare a nessun altro suo predecessore, un gesto fatto con ambedue le mani:si poteva agevolmente compiere prima della pandemia e che torneremo a fare quando tutti saremo vaccinati e che si fa con le persone che non vedono per aiutarle a identificare i lineamenti di un volto: prendere i polsi della persona cieca, farle aprire i palmi delle mani e portarle sulla propria faccia. Questa foto è negli archivi di molti quotidiani ed io trovo che sia esemplificativa e bellissima. E' esattamente ciò che si dovrebbe fare quando per la prima volta ci si presenta a una persona cieca, dopo aver impostato un chiaro tono di voce e esserci messi di fronte a colui che non può vederci, una vera  carezza che mi ha dato il segno della sua predisposizione d'animo nei confronti delle difficoltà degli altri.
L'essere umano è capace di molto,di tanto,ma in particolar modo i segni dati da chi ha ruoli pubblici sono essenziali. L'atto di aiutare gli altri si è concretizzato in questo uomo  attraverso una serie di comportamenti e, essendo lui il Primo Modello, ha acquistato ai nostri occhi il valore di una riflessione,sociale e antropologica. Vaccinandosi insieme a tutti noi è riuscito ad evitare in ogni modo la cosiddetta divinizzazione del potere
Come lui,nell'evitare ad ogni costo questa interpretazione,c'è solo un altro leader,stavolta religioso e mondiale,Papa Francesco. Ambedue hanno sciolto il bandolo della matassa dando indicazioni precise sul  "come aiutare":perché, non dimentichiamo che aiutare è oggettivamente difficile e per essere in grado di farlo bisogna possedere competenze di vario tipo,non soltanto politiche ma anche sociologiche,giuridiche e pedagogiche:senso dell'empatia,profondità culturale e spirituale,sensibilità etica,insomma come diceva il più noto dei santi sociali,San Giovanni Bosco"il bene bisogna farlo bene", non ci si può improvvisare.

Il Presidente ha incarnato in questi anni tutto quello che gli italiani si aspettavano dovesse essere un Primo Cittadino e soprattutto,durante la pandemia, Mattarella si è messo dalla parte della gente,comportandosi come loro. Chi non ricorda la vicenda del barbiere durante il primo lockdown? Replicata in milioni di meme! Anche in questo caso le azioni pensate e giuste contribuiscono a riconsegnarci ad una sfera che ci riporta alla nostra dignità di esseri umani. Scrive Melograni nel suo "Saggio sui Potenti":"un capo deve sottostare in qualche modo alle caratteristiche culturali delle masse,alle abitudini secolari,e alle aspirazioni profonde di esse". Possiamo quindi essere ragionevolmente certi che il Paese si è identificato in questo “capo-nonno” che ha fatto della fermezza e dell'approccio sereno, anche ai problemi più gravi, la sua cifra di comportamento.
Lo stile Mattarella è assolutamente differente da quello dei suoi predecessori e lascia un'impronta  unica al Colle,come affettuosamente gli italiani chiamano il Quirinale. E l'attuale inquilino del Colle  ha lavorato usando una pedagogia altissima per proporre a tutti noi il principio di solidarietà che è espresso dall'articolo 2 della Costituzione"La Repubblica.... richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,economica e sociale .".e ha fatto capire che i doveri inderogabili,prima di essere scritti sulle magne carte, devono essere scritti nelle coscienze. Ho avuto modo di dire proprio a lui,che “prima di essere un Capo,  il Presidente deve essere un Maestro” ( Lincei  30 ottobre 2017 ).
Nello stesso tempo questa identificazione positiva ha scavato nell'immaginario collettivo, un solco ancora più grande tra il Colle e i partiti,che non hanno trovato tra i loro leaders personalità  nelle quali gli italiani potessero davvero credere. E’ un fatto invece che, a causa della pandemia e grazie a questo stile comunicativo, gli italiani hanno ricominciato a credere nello Stato. Infatti il Presidente ha proseguito nel lavoro iniziato dal Presidente Ciampi,che potremmo chiamare "la lezione Ciampi-Mattarella"ossia quello di ridare agli italiani il senso dello Stato e insieme  l'amore per lo Stato medesimo. Un 'idea di Stato accogliente invece che patrigno,e che risponde alle necessità di un popolo,perchè il Presidente ha fatto sua la canzone di Francesco Petrarca"Virtu' contra furore,prenderà l'arme,e fia l'combatter corto,Che l'antico valore,Nell'italici cor non è ancor morto",valorizzando Virtù e cancellando Arme. Anche il nostro straordinario esercito che tanto ha fatto durante la pandemia è oggi un esercito di pace ed è stato valorizzato nella giusta maniera.

Mattarella ci ha insegnato a non rassegnarci all'impossibilità del cambiamento e a non rispondere mai con l'indifferenza all'inaccettabilità del male. Un mio amico, diplomatico tedesco, oggi non più in Italia,mi chiedeva  come mai i nostri capi di stato sono stati oggettivamente migliori dei partiti che li hanno espressi. La risposta va cercata nella nostra italianità,la risposta è in questa frase di Niccolò Machiavelli"...un principe deve avere il popolo amico,altrimenti non può salvarsi",e quindi l'affidabilità è stata essenziale,come quando si canta l’inno degli italiani, una affidabilità che si concretizza nell’abolire il darsi di gomito e finalmente portare la mano sul cuore.

Paola Severini Melograni 

pubblicato in Auguri

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