Wed Nov 2021 - 01 03

Rieducare in carcere è possibile grazie a scrittura

Written by AngeliPress

Rieducare in carcere è possibile grazie a scrittura, cucina e arte: 3 concorsi di Artisti Dentro Onlus.

 

 

Sarà presentata il prossimo 19 novembre l’Antologia 2021 di Artisti Dentro Onlus, il volume, edito da Il Prato Edizioni, che racchiude le opere dei finalisti di tre concorsi – Scrittori Dentro (narrativa, poesia e testi rap), Cuochi dentro (ricette rigorosamente replicabili in cella) e Pittori Dentro (creazione di una cartolina viaggiante, la mail-art) – che si rivolgono unicamente ai detenuti con sentenza definitiva nelle carceri di tutto il territorio nazionale.

“Credo – precisa Sibyl von der Schulenburg, presidente dell’Associazione Artisti Dentro Onlus – nel potere terapeutico della scrittura e dell’arte in generale e so per esperienza diretta che riesce a smuovere energie interne, anche in soggetti poco inclini all’introspezione. Abbiamo organizzato il primo concorso nel 2014 e, fino ad oggi, abbiamo registrato oltre mille partecipazioni, con il coinvolgimento di un centinaio di istituti di pena. La scelta di questa modalità non è casuale: ci ha permesso, infatti, di raggiungere persone di ogni parte d’Italia, anche durante il periodo dell’emergenza Coronavirus. Le giurie di tutte le edizioni sono sempre di altissimo livello e quelle del 2021 non fanno eccezione: tra i presidenti di giuria, abbiamo, infatti, Lella Costa per la scrittura, Victoire Gouloubi per la cucina e Domenico Piraina per l’arte visiva. Davide Shorty è, infine, giudice monocratico per i testi rap”. 

La creatività come strumento per ritrovare i propri spazi mentali, anche in carcere. “L’articolo 27 della Costituzione – aggiunge Sibyl von der Schulenburg – riconosce ai detenuti il diritto alla rieducazione, anche se in Italia questo diritto non è sempre tutelato tanto che il tasso di recidiva si aggira intorno al 70-75% (quello norvegese è del 20%). L’unica eccezione è il carcere di Bollate, una struttura modello che vanta un tasso di recidiva pari al 17%. Un detenuto mentalmente più sano sarà anche più facilmente recuperabile, con un vantaggio per lui e soprattutto per l’intera collettività. Con i concorsi proviamo a dar voce ai detenuti e diamo loro la possibilità di aprirsi al mondo, non solo metaforicamente affinché possano, in qualche modo, partecipare alla vita del mondo libero con un duplice scambio: loro si aprono al mondo e il mondo si apre a loro”.

 

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