Wed Oct 2021 - 09 27

“Zona Luce” il progetto pilota che Figc e Fondazione Scholas hanno realizzato nel carcere di Nisida

Written by AngeliPress

Si chiama “Zona Luce” il progetto pilota che Figc e Fondazione Scholas hanno realizzato nel carcere minorile napoletano formando una squadra di mister composta da detenuti e polizia penitenziaria.

I quaranta ragazzi detenuti del Carcere minorile sanno benissimo che Nisida è la loro isola di rieducazione, la ringhiera da cui osservano un orizzonte napoletano che è carico di mille colori, compreso il nero di una cronaca quotidianamente aggiornata dalla mano armata della criminalità. Per sfuggire a quella longa manus, a volte può tornare utile un pallone. Nel campetto in erba sintetica, riadattato per il Calcio a 5, ogni settimana questi scugnizzi in cerca di un centro di gravità permanente si allenano e giocano partite che rappresentano una sfida a un presente che non basta mai e un futuro che, là fuori, presenta interrogativi foschi, violenti. Nel buio in cui sono caduti, in piena pandemia è arrivato l’assist illuminante di “Zona luce”. Tradotto per i non calciofili: «zona luce» indica quella zona di campo in cui muoversi per ricevere palla dal compagno di squadra. «E qui è la squadra la vera novità, lodata dall’Alta Scuola di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano per il grado di inclusione raggiunto tra i giovani detenuti e gli operatori del Carcere», spiega Mario Del Verme responsabile della Fondazione Scholas Occurrentes Sport che con il Settore Giovanile Scolastico della Figc ha portato il vero calcio inclusivo a Nisida. «“Zona Luce” è un progetto di grande valore etico-sportivo e che conferma l’attenzione della Federcalcio nei confronti delle problematiche dei ragazzi, specialmente quelli che vivono in realtà difficili e a rischio come quelle dei quartieri napoletani», spiega il presidente del Settore Giovanile Scolastico della Figc, Vito Tisci. Sotto gli occhi del direttore del carcere di Nisida, Gianluca Guida, ogni settimana scende in campo questa formazione, in cui, come spiega un agente della Polizia Penitenziaria «la squadra è quella al di là del ruolo che uno ricopre come poliziotto o come detenuto, senza nessuna distinzione». Il ragazzo dentro, il Ciro di turno, gli fa eco ribadendo il concetto che «con un pallone ai piedi siamo tutti uguali».

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