23 Gennaio 2021 - 05:01

    Adolescenti auto-sfregiati: protesta visibile di un dolore psichico

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    Adolescenti auto-sfregiati: protesta visibile di un dolore psichico shutterstock

    Quei fidanzatini, adolescenti in amore di 17 e 14 anni, che, nel milanese, si sono vicendevolmente sfregiati il volto, tagliandosi le guance all’altezza della bocca, hanno voluto imitare l’orrendo, doloroso sorriso, “be happy” di Joker. E lo hanno fatto per incidere una protesta che molti adolescenti adottano, “spostando” sul dolore fisico che si infliggono, allorquando si tagliano, il dolore psichico dell’insopportabile disagio interiore che avvertono. Per non sentirlo più, sostituendolo con una ferita che nessuno adulto, in questo caso, può far finta di non vedere. Infatti, assai spesso, i ragazzi che adottano questi iniziatici riti di resistenza al dolore, lo fanno tagliandosi le braccia e, poi, nascondendo le loro sanguinanti ferite nelle maniche di camicie e maglioni. I due fidanzatini, invece, quelle ferite hanno deciso di mostrarle, incidendosele vicendevolmente, sul volto. Ma, al contempo, quando sono stati soccorsi, hanno costruito intorno a quell’evento, la trama di una menzogna che la dice lunga sulla pericolosa incidenza dei peggiori modelli , affettivi, educativi, relazionali di comportamento, veicolati dall’ambiente sociale e culturale che li circonda e, ancora, dai mass media tradizionali e dal web. Hanno, infatti, raccontato alle loro famiglie, descritte dagli inquirenti come “normali” e, poi, ai soccorritori, di essere stati aggrediti da una “banda di coetanei” all’uscita della metropolitana. Per poi, confessare, di essersi inventati l’aggressione, per coprire il tremendo gioco al quale si erano sottoposti, con l’intento di verificare la loro resistenza al dolore fisico. Ora, anche se la chirurgia riuscirà - si spera! - a riparare esteticamente quei danni, è necessario chiedersi chi e in quanto tempo riuscirà a riparare i danni psicologici, sociali e culturali che quelle ferite hanno smascherato. Così, la folla dei Joker adolescenti che bussa alle nostre porte, non soltanto tagliandosi per ricercare ascolto e giustizia; non soltanto animando scontri tra gang rivali; non soltanto drogandosi, bevendo, spacciando, per seguire lo stile di “Gomorra” o di “Gangs of London”; non soltanto sprofondando nell’Internet addiction ma, anche, andando ad occupare le scuole, per tornare ad abitarle, nonostante il lockdown; facendo volontariato, assistendo gli anziani, contenendo i loro genitori e i loro educatori “disfunzionali” col sacrificio della loro adolescenza, si fa portatrice di un dolore, di una disfunzionalità, di un dissenso che nessuno tra quegli adulti cosiddetti “normali”, può continuare ad ignorare. Perché quella folla di Joker e non Joker, è espressione di una fantascienza che avanza, alimentando un contagio criminale che è necessario individuare, analizzare, contenere, curare e spegnere per il Bene del nostro presente e del Futuro che si va delineando proprio per loro. È compito degli adulti autorevoli e responsabili, siano essi educatori o governanti, farsene carico.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

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