Maria Rita Parsi

    Maria Rita Parsi

    Maria Rita Parsi: Violenza e Covid-19

    Vorrei lanciare un serio allarme. Non possiamo restare indifferenti di fronte alla “strage di bambini” e ai femminicidi che, oggi, accompagnano, parallelamente, la “strage degli anziani” messa in atto dal nemico, si spera arrestabile, del virus Covid-19. Dobbiamo agire contro questa terrificante ignominia cercando un vaccino, civile e preventivo che, finalmente e decisamente, la arrestino. È di pochi giorni fa la notizia di un bambino di due anni massacrato a botte dal compagno ghanese della madre che, finalmente, lo ha denunciato e che ora è ricoverata, in stato di shock. Da tempo quella donna subiva minacce e percosse ma, come molte altre, non lo aveva denunciato.

    Perché? Certamente perché aveva paura; certamente perché non si fidava di poter essere difesa e tutelata; certamente perché non è, in alcun modo, “a misura” la diffusione delle informazioni in merito alle garanzie sociali, legali, sanitarie alle quali possono ricorrere le donne e i minori che si trovano in drammatiche difficoltà, a motivo di vessazioni fisiche e psicologiche, minacce, abusi, percosse, ricatti. E, ancora, perché è “soprattutto” affidato a realtà di volontariato un impegno che dovrebbe essere totalmente istituzionale, totalmente garantito ovunque e, con immediatezza di fronte alle denunce, reso attivo. Inoltre, va sottolineato come, assai spesso, i campanelli d’allarme e le richieste di aiuto non vengano accolte o cadano nel vuoto di rimandi che, nel tempo, sono fatali per le vittime. Così l’anziana Rosina Alessandro, che temeva per se stessa ed è stata uccisa. Così i genitori di Brenno che, magari, facevano confidenze ai vicini sul disagio che provavano di fronte al figlio, ora depresso ora alterato, senza però ricorrere ad un serio, terapeutico sostegno professionale oltre che alla vigilanza di autorità che avrebbero potuto intervenire prima di dover ricercare i loro corpi nell’acqua di un fiume. Certamente le responsabilità, presunte o vere, del loro figlio Benno, in merito a questo che si profila essere un parenticidio, dovranno essere dimostrate. Ma, al contempo, una morte tragica come quella che, per ora, ha fatto ritrovare soltanto il corpo della madre di Benno nell’Adige, in attesa che, dragando ancora, si riesca a far rinvenire anche quello del padre, ci segnalano il profondo scollamento e le carenze della rete sanitaria, sociale, culturale, legislativa che, perfino, in ambiti sociali così ristretti, circonda le famiglie.

    E, ancora, ricordando il caso del povero Willy che i fratelli Bianchi hanno pestato a morte perché aveva tentato di difendere un amico dalle loro percosse, va rilevata l’indifferenza e la violenza con cui quel crimine è stato consumato. Notare, poi, che i famigliari hanno, perfino, detto si trattava di un immigrato. Quasi questo trasformasse l’omicidio in un crimine minore! Un crimine, peraltro, virtualmente preceduto dalle immagini dei due fratelli palestrati e nutriti a forza di tatuaggi ed anabolizzanti. Un crimine, infine, come quelli che si consumano, con sempre maggiore frequenza, alimentati, proprio ed anche, dal lockdown . Ovvero quel Covid-19 che, smascherando i disagi profondi, con la prigionia familiare e sociale che impone agli individui e alle comunità, ne ha rivelato le autentiche piaghe quotidianamente inferte ai più fragili e ai più esposti: le donne, i bambini, i giovani, gli anziani.

     

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

    Maria Rita Parsi su Covid e RSA

    Le violenze e i maltrattamenti per i quali sono stati arrestati altri 3 operatori sociosanitari della casa di riposo di Varazze, hanno fatto salire a sei il numero dei soggetti maltrattanti in quella struttura. E hanno, ulteriormente, evidenziato in quale tipo di violenze possono incappare gli anziani, già vittime prioritarie del Covid-19. Poiché il virus fa soprattutto “strage di anziani” i quali, insieme ai medici, agli infermieri, agli operatori sociosanitari ed amministrativi degli ospedali e a coloro che sono preposti , in vario modo, all’assistenza di malati e anziani, saranno e sono i primi ad essere vaccinati. E se, in apparenza, questo può sembrare e, si spera, lo sia, un vantaggio, posto a salvaguardia della loro salute e di quella della collettività, in verità, rappresenta, al contempo, l’esperienza dell’essere “cavie”. Cavie di un vaccino la cui efficacia ed i cui effetti secondari preoccupano. Soprattutto perché tanti sono i tentativi di metterne in dubbio l’immediata, risolutiva risposta. Il fatto, poi, che l’alternativa sia, proprio e soprattutto per gli anziani, quella di poter essere contagiati, con il rischio di soccombere, ben poca libertà di scelta rimane a chi , tra loro, ha paura di morire in un modo, anche tragicamente evidenziato dalle documentazioni filmiche della sofferenza che impone.

    Riflettere su questi aspetti diventa, dunque, un imperativo categorico da porre a servizio di coloro che, dovendo assistere gli anziani, si sentono costretti e coinvolti ad accettare, per continuare a lavorare, cure - quali, appunto, il vaccino - imposte dalla fragilità psicofisica dei loro assistiti. Questa potrebbe essere una delle ragioni, se non la principale che spinge alcuni di questi operatori ad un “burn out”che li rende indifferenti, brutali, violenti. Al punto di mettere in atto tentati omicidi e, perfino, omicidi. E che, di fatto, e’ sostenuto dall’angoscia di morte, madre di tutte le angosce umane da cui possono essere catturati, ancor più degli altri, proprio coloro che vivono a stretto contatto con chi sta affrontando la parte finale della propria vita. Un’angoscia di morte che adotta la difesa del “Se io morirò, morirete tutti!” e che vede negli anziani dei pericolosi “nemici” o i rappresentanti di un declino che, soprattutto se causato dal Covid-19, si manifesta in forma così frequente,estrema e dolorosa da canalizzare, assai spesso, la rabbia e le paure di persone molto più giovani fino ad orientarne e determinarne le esplosive manifestazioni. A danno degli anziani e, non solo! Gli anziani, poi, diventano vittime due volte dell’estrema fragilità a cui il Covid li espone, allontanando dal tramonto della loro vita ,anche i bambini che ne sono l’alba. E, ancora, limitando conforto,abbracci, strette di mano, baci che, invece, assai spesso, si trasformano in forme di rifiuto, repulsioni, condanna, proprio in quei in soggetti psicologicamente fragili che, pure, li assistono. A costoro, in primis e, naturalmente, ai tanti che, eroicamente, resistono e si sacrificano, va, poi, fornita, senza aspettare l’iter di burocratiche decisioni, un’assistenza psicologica quotidiana, Per evitare che “il Covid-20 del contagio emotivo” produca, in alcuni di loro, una tale repulsa del poter essere “appestati” e morire, da farli armare del potere distruttivo di tormentare, maltrattare e, perfino, infliggere la morte a chi è, più drammaticamente di loro, esposto a poterla subire.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

    "Minori e Tik Tok", un approfondimento di Maria Rita Parsi

    Se, oltre al generoso dono degli organi fatto dai genitori di Antonella, la bambina di dieci anni, morta a Palermo per mettere alla prova la sua resistenza fisica al soffocamento, nel desiderio di rendersi visibile ai coetanei del virtuale mondo del Tik Tok, noi volessimo, per intelligenza e metodo, aggiungere il dono del possibile significato che simili atti di sfida rappresentano per tanti minori, potremmo,forse, comprendere meglio cosa questa innocente creatura abbia voluto esprimere con il suo agire. “I bambini sono poeti: agiscono”. “Nascono imparati”- come dice il mio amico, Salvatore Giannella, grande giornalista. E agiscono quel che profetizza “la mente intuitiva” che, secondo Albert Einstein , ne caratterizza, quale “dono sacro”, il sentire.

    E che cosa potrebbe aver voluto, forse, esprimere Antonella, in tempi come questi laddove essere “resilienti”, ovvero “resistere” alle condizioni di estrema instabilità imposte dalla pandemia del Covid-19, è la sola possibile soluzione? Forse sottoponendosi ad una prova-sfida, quale sopportare un soffocamento che ne ha determinato la morte celebrale, esprimendo la condizione di restrizione, pressione, costrizione alla quale la sua breve vita - come la vita di tanti bambini, adulti e anziani- è oggi sottoposta. Come, infatti, non decriptare la sua letale impresa, nel senso di una disperata richiesta di aiuto, per uscire dalle soffocanti condizioni di chiusura, di paura, di angoscia di morte che caratterizzano, soprattutto, oggi, la vita quotidiana e le incertezze, le prove, i timori, le difficoltà di minori, adulti, anziani? Soprattutto, poi, se mancano gli adeguati strumenti di sostegno ed assistenza, anzitutto psicologici e psicoterapeutici, che, insieme e, perfino, più urgentemente del “vaccino liberatore”, dovrebbero essere messi a disposizione delle famiglie, degli educatori, a scuola e, ancora, degli operatori sanitari, del Terzo Settore e delle associazioni che operano attraverso l’informazione e il volontariato, sul territorio e nel sociale.

    Pertanto, Antonella con la sua tragica fine, ci indica una strada da seguire. E non soltanto per vigilare sull’utilizzo del web da parte dei minori e degli adulti, così da renderlo “virtuoso” e sottoposto a controlli, norme, regole e leggi che consentano di rispettare la libertà e la salute degli individui, tenendo conto che essa deve essere limitata allorquando limita, offende, non rispetta la libertà e la privacy altrui Ma, anche e soprattutto, per cogliere le condizioni di quel disagio che, oggi, proprio i minori, ormai più sapienti degli adulti nell’utilizzo del virtuale, esprimono anche attraverso il Tik Tok dei loro giochi estremi.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

    Psicopedagogista e piscoterapeuta, presidente Movimento Bambino

    Adolescenti auto-sfregiati: protesta visibile di un dolore psichico

    Quei fidanzatini, adolescenti in amore di 17 e 14 anni, che, nel milanese, si sono vicendevolmente sfregiati il volto, tagliandosi le guance all’altezza della bocca, hanno voluto imitare l’orrendo, doloroso sorriso, “be happy” di Joker. E lo hanno fatto per incidere una protesta che molti adolescenti adottano, “spostando” sul dolore fisico che si infliggono, allorquando si tagliano, il dolore psichico dell’insopportabile disagio interiore che avvertono. Per non sentirlo più, sostituendolo con una ferita che nessuno adulto, in questo caso, può far finta di non vedere. Infatti, assai spesso, i ragazzi che adottano questi iniziatici riti di resistenza al dolore, lo fanno tagliandosi le braccia e, poi, nascondendo le loro sanguinanti ferite nelle maniche di camicie e maglioni. I due fidanzatini, invece, quelle ferite hanno deciso di mostrarle, incidendosele vicendevolmente, sul volto. Ma, al contempo, quando sono stati soccorsi, hanno costruito intorno a quell’evento, la trama di una menzogna che la dice lunga sulla pericolosa incidenza dei peggiori modelli , affettivi, educativi, relazionali di comportamento, veicolati dall’ambiente sociale e culturale che li circonda e, ancora, dai mass media tradizionali e dal web. Hanno, infatti, raccontato alle loro famiglie, descritte dagli inquirenti come “normali” e, poi, ai soccorritori, di essere stati aggrediti da una “banda di coetanei” all’uscita della metropolitana. Per poi, confessare, di essersi inventati l’aggressione, per coprire il tremendo gioco al quale si erano sottoposti, con l’intento di verificare la loro resistenza al dolore fisico. Ora, anche se la chirurgia riuscirà - si spera! - a riparare esteticamente quei danni, è necessario chiedersi chi e in quanto tempo riuscirà a riparare i danni psicologici, sociali e culturali che quelle ferite hanno smascherato. Così, la folla dei Joker adolescenti che bussa alle nostre porte, non soltanto tagliandosi per ricercare ascolto e giustizia; non soltanto animando scontri tra gang rivali; non soltanto drogandosi, bevendo, spacciando, per seguire lo stile di “Gomorra” o di “Gangs of London”; non soltanto sprofondando nell’Internet addiction ma, anche, andando ad occupare le scuole, per tornare ad abitarle, nonostante il lockdown; facendo volontariato, assistendo gli anziani, contenendo i loro genitori e i loro educatori “disfunzionali” col sacrificio della loro adolescenza, si fa portatrice di un dolore, di una disfunzionalità, di un dissenso che nessuno tra quegli adulti cosiddetti “normali”, può continuare ad ignorare. Perché quella folla di Joker e non Joker, è espressione di una fantascienza che avanza, alimentando un contagio criminale che è necessario individuare, analizzare, contenere, curare e spegnere per il Bene del nostro presente e del Futuro che si va delineando proprio per loro. È compito degli adulti autorevoli e responsabili, siano essi educatori o governanti, farsene carico.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

    Un articolo di Maria Rita Parsi su risse tra minori

    Molti si staranno interrogando sul perché gang di giovani scatenati si riversano in massa, nelle strade e nei parchi, per scontrarsi tra loro, senza alcun rispetto per le regole imposte dal lockdown che vietano ogni assembramento. Per scagliarsi con violenza gli uni contro gli altri, in nome dell’appartenenza a clan rivali. Forse, però, osservando le matrici di simili comportamenti, si potrebbe dire che, antropologicamente e simbolicamente, quei giovani stanno “mettendo in scena” quel che fornisce loro il mondo, quale esempio di comportamenti disfunzionali, violenti, trasgressivi.

    Prigionieri in casa - come lo sono in tanti, troppi casi,i popoli della terra - in ragione dell’irresponsabilità di chi li governa, quei ragazzi arrabbiati, disperati, delusi dalla ricerca, per loro vana, di guide autorevoli alle quali fare riferimento per accettare ed osservare leggi e regole del cuore e della mente, hanno scelto, nell’incertezza, nel vuoto creato da queste assenze, di regredire a forme primordiali ed irresponsabili di scontro. E di ricercare, proprio nello scontro tra loro, quale sfida, quale prova, quale occasione di “scaricare” le tensioni da cui sono dominati, di uscire allo scoperto col rischio di alimentare i contagi.

    Per ammonire, con i loro comportamenti da giovani “replicanti del male”, formati dal web e da criminali serie gomorristiche alla Gangs of London, quelle masse di adulti, altrettanto disperate, furiose, deluse che oggi, sentendosi alla fine delle loro risorse, scendono in piazza, in preda all’angoscia di morte. Angoscia da virus, da paura del futuro, da frustrazione ideologica, economica, consumistica, culturale, sociale, virtuale. E, ancora, per agire una illegale, improduttiva, distruttiva protesta necessaria a combattere i fantasmi delle loro paure, della loro impotenza, del loro disorientamento. E quel tipo di protesta va – la storia ce lo insegna! - alla ricerca di chi può accoglierla, adottandone, come peraltro è avvenuto negli Stati Uniti, un capo o dei capi , capaci di interpretarne la paranoica, narcisistica follia che non tiene in alcun conto il valore di agire legalmente insieme.

    Così, l’avvertimento è chiaro per chi, per sapienza e coscienza, si prepara a combattere il Covid-20 del malessere psicologico e del contagio emotivo che non soltanto ne sono alla radice ma che, in un mondo socialmente affetto da una pandemia ben più grave del Covid-19, oggi è alle prese con la responsabile, collettiva, competente, decisione di cambiare definitivamente rotta. Senza arrendersi, prima, agli incontrollati e incontrollabili “portatori di valigette nucleari”.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

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