Marzia Masiello

    Marzia Masiello

    Articolo di Marzia Masiello: LA PRIMAVERA, LE BAMBINE, I BAMBINI E LA POLITICA… IN UN “FONDO DI CAFFE’”

    Dentro il “tramonto dell’occidente”, nell’anno cinese del bue si prepara il terreno…  per l’anno del drago

     

    Novosibirsk 2003

    - Signora italiana quanti figli ha?

    - Non ho figli.

    La “disgrazia” che mi era toccata passava di bocca in bocca. Dalla tabacchina, alla bottegaia, alla verduraia di Bugrinskaja Rosha. A 28 anni in Russia senza figli eri considerata una attempata, cui era toccata la sventura della sterilità – uno stigma irreparabile e difficile da accettare. Perché il senso di essere a questo mondo è vivere, lavorare, procreare. Gli occhi di ognuna di quelle donne che continuavano a esclamare “poverina”, sembravano solo ricordarmi arcigni: “tu sei in debito. Punto.” 

    Ne chiacchieravamo molto anche con Chiara, amica di Cittadella, Padova, imprenditrice, nelle nostre serate moscovite al Cicco Club, giocando a leggere i fondi del caffè e a immaginare il nostro futuro. 

    Con Sistrà Barbara, suora che in gioventù fu collaboratrice di Lech Wałęsa, direttrice presso il Deckij dom, orfanotrofio/ Prijut San Nicola, ne parlavamo altrettanto sulle rive dell’Ob. Io difficilmente comprendevo questo senso russo della maternità che mi appariva obsoleto e accettabile ai tempi di mia nonna. Con Barbara apprendevo i primi semi di cosa significasse servire la maternità del cuore, pur non ponendomi minimamente il problema. Non sapevo ancora che quella sarebbe stata la mia via. Impegnandomi già allora con Ai.Bi. Amici dei Bambini, solo negli anni ho scoperto l’intensità e la forza della missione. Il “diritto di essere figlio” vuol dire allo stesso tempo occuparsi di demografia, si sanità, di Welfare State, di inclusione, di agenda 2030, di famiglia, di formazione, di etica, di comunicazione, in una parola, di politica.

    Ogni crisi di Governo mi dà la sensazione che stiamo tessendo, senza volontà, una tela di una Penelope vedova, in mezzo a festini e vagheggi di tempi perduti o tempi da inventare, mentre il presente scorre languido, solo, infetto, tra sbuffi di assembramenti, misti di ebbrezza e tasche piene di nuove povertà.

    L’arrivo di Draghi nella pandemia fa ben sperare. I mercati sperano. E i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze? Il Santo Padre ha istituito la giornata mondiale dei nonni e degli anziani. I nonni davanti ai nipoti sogneranno e i giovani profetizzeranno. 

    Draghi è stato bambino ed è stato ragazzo, a caro prezzo, posso immaginare dal suo sguardo che osservo da lontano, filtrato dalla tv, scoprendo sulla rete che perde i suoi genitori all’età di quindici anni. Cerco di capire l’uomo attraverso gli insegnamenti che ha ricevuto. L’abruzzese keynesiano Federico Caffè era di origini modeste. Famosi i suoi “fondi di Caffè”, articoli “sempre troppo corti” e contenenti un “messaggio unico, inequivocabile”.  Cito dal saggio di Daniele Archibugi Federico Caffè, solitario maestro e apprendo la “saggezza non convenzionale” dell’economista. “Le crisi economiche del passato mettevano in luce quanto fosse precario il processo di sviluppo, e come esso avesse bisogno di essere sostenuto da idonee politiche economiche. (Caffè) Considerava niente più che un dogma, e per giunta banale, l’idea che il mercato  fosse capace di autoregolare i processi economici...” Scriveva Archibugi: era il 1991. 

    Se il frutto cade vicino all’albero, così come nel mio Abruzzo si dice, oltre che nella competenza di Draghi spero nella sua umanità, toccata anche dalla mia terra forte e gentile. Pur ignorando totalmente le teorie economiche, intuisco quanto il tema “acquisti”, un tempo - e ancora oggi per molti - simbolo di rinascita, sia, ancor prima che politica, una questione etica.  Da quando la “cosificazione”, il benessere, la generatività del denaro sono diventati sostitutivi del buon essere, del buon lavorare la terra abbondante o avara, rispettabile.

    Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità. Perciò non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca. (Laudato Sì, 204). Come Draghi risponderà a esigenze politiche e ai nuovi paradigmi da strutturare, essendo l’homo oeconomicus tramontato e l’idea di sviluppo – e forse anche di Europa - tutta da costruire? Segnerà lui il passo della Politica esercitata con compassione?

    L’Arcivescovo di Bologna Zuppi ha scritto recentemente una lettera alla nostra Costituzione fa vibrare ogni  muscolo, fa brillare gli occhi, scuote il cuore. In una famiglia, i genitori, i nonni, i bambini sono di casa; nessuno è escluso… se potessimo riuscire a vedere l’avversario politico o il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli, i mariti, i padri e le madri. Che bello sarebbe!” (FT 230). Zuppi cita l’Enciclica Fratelli tutti e richiama il bisogno urgente di amore politico.

    Per quanto consideri il mio, grazie a Suor Barbara, un “debito buono” nei confronti del mio Paese, spero che Draghi, con il suo essere e con il suo fare, ponga le condizioni perché, dopo questo lungo inverno, torni la primavera, affinché i bambini e le bambine tornino a nascere numerosi, nella pancia, nel cuore e nelle orecchie degli italiani. “I bambini sanno” era il titolo di un bellissimo film di Walter Veltroni. Spero che Draghi ascolti i bambini e che ami la primavera. Continuo ogni tanto a guardare nei fondi di caffè… e a sperare anche… che nel marzo incipiente, dopo le frittelle, dopo il Carnevale e dopo il mondo alla rovescia, arriveranno il pane e l’olio, semplici e buoni da mangiare sotto i mandorli in bella compagnia. 

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