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    Conferimento dell'onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d'Italia alla Professoressa Alessandra Smerilli

    La Presidenza della Repubblica ha conferito l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d'Italia alla nostra Suor Alessandra Smerilli, ospite nell’anno 2019 dei Dialoghi a Spoleto,(di cui potete trovare notizie sul blog) il festival che da visibilità e spazio a donne investite da grandi responsabilità per ciò che fanno o ciò che rappresentano.

    Il conferimento dell’onorificenza intende riconoscere l’assoluta rilevanza del profilo accademico della Professoressa Smerilli, docente ordinario di Economia Politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» e coordinatrice della Taskforce Economia della Commissione Vaticana per il COVID-19 istituita da Papa Francesco nel marzo 2020, l’intensissima attività didattica e di ricerca nonché l’impegno nella promozione di una maggiore consapevolezza etica nella economia e nella finanza, in particolare nei confronti dei giovani.

    La sua professionalità e competenza hanno trovato un prestigioso riconoscimento con la nomina a Consigliere nella Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e con l’assegnazione di numerosi altri incarichi nella società civile e nelle istituzioni italiane, ambiti in cui continua ad offrire un importantissimo contributo allo sviluppo dello studio dell'economia civile italiana.

    Nelle ferite delle città: politica, ecologia, economia in dialogo – 15 gennaio ore 18.30

    Nelle ferite delle città: politica, ecologia, economia in dialogo

    Introduce Silvio Minnetti - Presidente Mppu Italia.

    Giuseppe Argiolas Professore di Economia e Management e Rettore Istituto universitario Sophia di Loppiano

    Elena Granata Professore Associato al Politecnico di Milano di Urbanistica e Analisi della città e del territorio e docente Istituto universitario Sophia

    Biodivercity: progetti e ispirazioni per le città che abiteremo 15 gennaio 2021 ore 18.30/20.00 Interverranno: Raffaele Natalucci – centro nazionale Mppu Daria Jacopozzi – consigliera comunale Parma

    Diretta: https://www.youtube.com/channel/UC5ccfic_eWsl9I4mFYMcB-A/

    LA STABILIZZAZIONE DEL SCU DA I PRIMI RISULTATI POSITIVI, DICHIARAZIONE CNESC

    SCU : Quasi 9.000 ulteriori opportunità di servizio civile universale per permettere ai giovani di impegnarsi concretamente, per contribuire ad affrontare le tante sfide sociali, culturali, ambientali. Questo l’effetto del provvedimento del Dipartimento del SCU pubblicato ieri e reso possibile dai fondi non attivati, anche a causa dell’impatto del Covid, del bando 2019.

    E’ un primo positivo risultato della stabilizzazione di 300 milioni per il 2021 e di altrettanti per il 2022. Adesso le organizzazioni, a cominciare da quelle socie della Cnesc, hanno la responsabilità di aprirsi ai giovani e investire a vantaggio delle comunità, dando concretezza alla finalità di difesa civile non armata del SCU nell’Italia e nel mondo colpiti dalla pandemia.

     La CNESC - Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile raggruppa alcuni dei principali Enti accreditati con il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile. Le sue sedi sono presenti in 3.557 Comuni, 108 province e 101 Stati esteri. Rappresenta 7.171 organizzazioni senza scopo di lucro e 247 Enti pubblici, con 17.859 sedi di attuazione.
    Alla CNESC aderiscono
    : Acli, Aism, Anpas, Anspi, Arci Servizio Civile, Assifero, Associaz. Comunità Papa Giovanni XXIII, Avis nazionale, Caritas Italiana, Cesc Project, Cipsi, Cnca, Commissione sinodale per la diaconia, Confederazione Nazionale Misericordie d'Italia, Cong. P.S.D.P. Ist. don Calabria, Federsolidarietà/CCI, Focsiv, Inac, Legacoop, MCL - Movimento Cristiano Lavoratori, Movi, Salesiani per il sociale, Shalom, Telefono Azzurro, Uildm, Unicef, Unitalsi, Unpli, Vides Italia
    Osservatori
    : Movimento Nonviolento , Cesc
    Segreteria
    : c/o Caritas Italiana Viale Aurelia 796 – 00165 Roma
    www.cnesc.it
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    Fonte: paolascarsi 347 3802307 ufficio stampa

    “VIVIAMO E CELEBRIAMO LA NOSTRA UNITÀ NELLA PREGHIERA COMUNE” Dal 18 al 25 gennaio, la consueta Settimana di preghiera

    In occasione della consueta Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC), che si terrà dal 18 al 25 gennaio 2021, i responsabili per l’ecumenismo delle tre principali confessioni religiose cristiane in Italia hanno diramato una lettera congiunta.

    Firmata dal vescovo Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, dal metropolita Polykarpos Stavropoulos, Vicario patriarcale della sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta, e dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), la lettera si intitola “Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune”.

    “La sofferenza, la malattia, la morte, le difficoltà economiche di tanti, la distanza che ci separa, non vogliamo nascondano né diminuiscano la forza di essere uniti in Cristo Gesù – scrivono i firmatari–. Non possiamo solo aspettare che dopo questa pandemia ‘tutto torni come prima’, come abitualmente si dice. Noi, invece, sogniamo e vogliamo che tutto torni meglio di prima, perché il mondo è segnato ancora troppo dalla violenza e dall’ingiustizia, dall’arroganza e dall’indifferenza”.

    Nella lettera, che parla della generosità con cui tante persone si sono prodigate, in favore di chi in questi mesi ha avuto bisogno “di cibo, di amicizia, di nuovi gesti di vicinanza, pur nel rispetto delle giuste regole di distanziamento”, si legge anche: “Sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore per questa solidarietà moltiplicata, ma vogliamo dire anche grazie a tanti, perché davvero scopriamo quanto sia vero che ‘c’è più gioia nel dare che nel ricevere’ (cfr. Atti 20,35). La gratuità del dono ci ha aiutato a riscoprire la continua ricchezza e bellezza della vita cristiana”.

    I cristiani uniti fanno un appello a sostegno dei poveri, dei piccoli, degli anziani, delle persone sole: “Le nostre Chiese e comunità hanno trovato unità in quella carità – scrivono ancora, invitando a intensificare la preghiera gli uni per gli altri, per i malati, per coloro che li curano, per gli anziani soli o in istituto, per i profughi, per tutti coloro che soffrono in questo tempo”. La preghiera è che “il Signore guarisca l’umanità dalla forza del male e della pandemia, dall’ingiustizia e dalla violenza, e ci doni l’unità tra noi – concludono, invitando a rimanere nella fede e nell’amore –. Quell’amore che ci spinge ad incontrare senza timore gli altri, specialmente i più deboli, i periferici, i poveri ed i sofferenti, come Gesù stesso ci ha insegnato, percorrendo senza sosta le strade del suo tempo”.

    Il libro di PAOLO FRANCHI "IL PCI E L’EREDITÀ DI TURATI"

    Il 21 gennaio di cento anni fa, al congresso di Livorno, nasceva il PCI, con l’obiettivo di liquidare i riformisti per “fare come la Russia”. Un’indagine attenta, che riserva parecchie sorprese, spiega quanto abbia invece contato nella storia dei comunisti italiani, da Togliatti a Berlinguer, l’eredità di Filippo Turati.

    Al congresso socialista di Livorno del 1921 il patriarca del riformismo italiano Filippo Turati partecipa nelle vesti dell’imputato principale. Quando la maggioranza dei delegati si rifiuta di espellerlo dal PSI assieme ai suoi compagni, come pretende la neonata Terza Internazionale, i delegati comunisti abbandonano i lavori per dare vita al loro partito. Durante quel congresso Turati, nel suo memorabile discorso, non si limita a difendere la sua concezione del socialismo ma, rivolto ai seguaci di Lenin, si concede una profezia: “Quando avrete fatto il partito comunista... se vorrete fare qualcosa che sia rivoluzionaria davvero, che rimanga come elemento di civiltà nuova, voi sarete forzati a vostro dispetto, ma dopo ci verrete, perché siete onesti, con convinzione, a percorrere concretamente la nostra via, a percorrere la via dei socialtraditori.”

    A un secolo di distanza da quegli eventi Paolo Franchi, con l’accuratezza dello storico e il piglio del giornalista, parte da questa “profezia da Barbanera”, come la definisce lo stesso Turati, per ricostruire se, quanto e come essa si sia avverata. Dal Togliatti della svolta di Salerno e del “partito nuovo” al Berlinguer del compromesso storico, fino alle conseguenze del pensiero turatiano sulla sinistra postcomunista, Franchi giunge a conclusioni inattese e fondamentali per comprendere la traiettoria e il presente della sinistra italiana.

    Ladri di carrozzelle: “Diversi da chi, se siamo figli dello stesso cielo?”

    Proponiamo l'articolo uscito su https://www.artefair.it/ dove si racconta un po' il percorso e gli obbietivi raggiunti dai nostri Ladri di Carrozzelle

    Ladri di carrozzelle, la storica band che trova nell’autoironia la forza  di andare avanti nel diventare veri professionisti

    Tutto ha inizio nell’estate 1989 in un villaggio turistico, nei pressi di Diamante nel cosentino. Un gruppo di giovani con particolari difficoltà d’agilità motorie, ma molto allegri, positivi, dinamici e soprattutto ironici scoprono di avere una gran passione in comune: l’amore per la musica. Da qui, un sogno, quello di fondare una rock band. Finite le vacanze, nel rientrare a Roma, il sogno inizia a concretizzarsi ed a prendere forma. In breve tempo danno vita al gruppo musicale ‘La banda del buco’ che per svariati motivi durerà solo un paio d’anni.

    Ma il sogno è troppo bello, ed è animato da tanto amore per la vita e per la musica, che non può rimanere chiuso in un cassetto. Ed allora è proprio Paolo Falessi uno dei creatori che si rimbocca le maniche, con l’intento e il desiderio di voler ricominciare tutto da capo, e decide di riunire tutti i ragazzi della vecchia band, inserendone anche di nuovi. Tutti insieme e di comune accordo, decisero di formare un gruppo che andasse controcorrente e per tener fede a questo loro intento, iniziarono dal nome. L’idea venne a Piero, il quale, pensando a Paolo Belli, ironizzando disse: “Chiamiamolo ladri di carrozzelle, anche perché delle biciclette che ce ne facciamo?”.

    Credo sia stata questa loro grande autoironia a donare al gruppo la forza di non abbattersi, soprattutto nei momenti bui e di massimo sconforto, come può essere soprattutto la perdita di un loro compagno o collaboratore per patologie gravi o pericolose, come la distrofia muscolare. Difatti con il progredire della malattia, purtroppo tante volte sono stati necessari dei nuovi inserimenti, e in seguito gli avvicendamenti sono stati costanti. Proprio per questo non esiste una formazione stabile della band, i musicisti che hanno partecipato al progetto nel corso degli anni sono stati una cinquantina.

    La formazione della band cambia continuamente anche a seconda della situazione in cui i “Ladri di carrozzelle” sono impegnati. Va da un minimo di 5 ad un massimo di 15 musicisti, anche in base all’attività a cui è richiesta la loro partecipazione, che principalmente si nutre di concerti, ma ci sono anche convegni e dibattiti nelle scuole, per promuovere riflessioni sulla diversità, sul vivere la disabilità, sulla pace, sulla musica e sul potere della musica.

    Diversi, diversi da chi? Il cuore nel petto batte per tutti allo stesso modo. Continuando il sogno, ricordiamo il 1° maggio del 1995, giorno in cui salirono per la prima volta sul palco. L’emozione fu tanta, anche perché la piazza era piena e dopo il primo brano, nel sentire gli applausi e il calore del pubblico, non riuscivano neanche a parlare. La felicità era qualcosa di indescrivibile e di inarrestabile, che non si poteva non vedere nei loro occhi.

    Fu il loro coraggio e desiderio di voler diventare dei veri professionisti – racconta Falessi, in una delle sue interviste – che li ha condotti a raggiungere mete che non credevamo mai di poter raggiungere.

    Da quella splendida esperienza, non mollarono più. Anzi, credono sempre più in se stessi, producono sette album e sei singoli e partecipano a svariati programmi televisivi come Telethon. Non lavorano solo per sé, ma molto del ricavato dei loro concerti lo donano per la realizzazione di una casa famiglia per chi, con la perdita dei propri familiari, non può autogestirsi.

    Una strada sempre in salita, che li ha portati anche a partecipare nel 2017 come ospiti d’onore al Festival di Sanremo con la canzone ‘Stravedo per la vita’. Testo scritto da Paolo Falessi e dedicata a un loro componente – Piero Petrullo – che purtroppo decide di togliersi la vita. “I ladri sono l’espressione di un vasto piano la cui attività principale è quella concertistica, ma si estende e confina in attività collaterali, rientranti in un unico, ambizioso progetto: la diffusione di un’immagine nuova e insolita delle diverse abilità, attraverso la musica.”

    Recovery Plan, Boero di Marevivo: “Il Piano non prende in considerazione gli ecosistemi marini e la loro biodiversità”

    A poche ore dall’attesa notizia dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del  Recovery Plan (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), l’Associazione ambientalista Marevivo, che da 35 anni si occupa di tutela del mare e dell’ambiente, pur apprezzando la presenza di fondi per la gestione dei rifiuti raccolti a mare nelle aree portuali, tema molto importante per la salute del mare, deve altresì constatare con rammarico l’assenza di tutela della biodiversità marina, punto centrale per la ripresa sostenibile che il Piano si propone di garantire.

    “La sostenibilità si valuta in base al concetto che ogni azione che mira all’aumento del capitale economico non deve compromettere il capitale naturale. Se si distrugge il capitale naturale non ci può essere economia sana e società sana” spiega Ferdinando Boero, professore presso l’Università di Napoli Federico II e vicepresidente di Marevivo.

    Il capitale naturale è costituito da biodiversità ed ecosistemi, come sancito in una miriade di convenzioni e trattati, a partire da Rio de Janeiro 1992 (La Convenzione sulla Biodiversità). Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la parola “biodiversità” appare solo due volte e copre solo parzialmente il significato del concetto, e la parola “ecosistema” non è tanto riferita ai sistemi naturali quanto ai sistemi informatici e dell’innovazione. La logica che prevale è di mero sfruttamento delle risorse naturali, senza alcuna strategia di conoscenza, protezione e gestione del capitale naturale. Questa impostazione è in netto contrasto con gli obiettivi del Green Deal, che non vede soltanto l’adozione di alcune tattiche che tendono a ridurre gli impatti, e che, invece, impone una strategia che dia centralità al capitale naturale, senza il quale tutte le nostre azioni diventano impossibili.

    La missione Rivoluzione verde e transizione ecologica non prende in considerazione gli ecosistemi marini e la loro biodiversità. Una mancanza inspiegabile in un paese con 8.500 km di coste, anche alla luce di una ben precisa Missione di Horizon Europe: Healthy Oceans, Seas, Coastal and Inland Waters. La biodiversità viene declinata esclusivamente come aree verdi, e non ci sono misure che prevedano la conoscenza del capitale naturale attraverso mappature, valutazioni qualitative e quantitative, e monitoraggi attraverso sistemi osservativi.

    “Queste mancanze non permetteranno di valutare in modo efficace il raggiungimento di criteri di sostenibilità, visto che non viene considerato lo stato di biodiversità ed ecosistemi prima, durante e dopo l’implementazione delle misure proposte. Il concetto di Salute Unica (One Health) non viene affrontato in modo adeguato, con misure che mirino alla buona salute degli ecosistemi come pre-requisito alla salute umana” conclude Boero.

    Marevivo richiama il Governo a rispettare le direttive europee e le indicazioni del Green Deal e di Horizon Europe, che danno centralità a biodiversità ed ecosistemi: non è possibile parlare di ripartenza sostenibile senza includere il mare, responsabile del 50% dell’ossigeno che respiriamo e che non può essere ridotti a fanalino di coda. La tutela ambientale deve essere un obiettivo comune, non un mero slogan politico.

    Seminario on line: La parità di genere tra imparzialità e buon andamento

    La crisi profonda degli attuali modelli organizzativi e socio-politici impone da tempo una riflessione sulla necessità di una nuova forma mentis a base delle future trasformazioni. La diversità di generi porta con sé una nuova dimensione più articolata e diversificata, che può sviluppare virtuose sinergie innescate da tutto quel patrimonio umano, culturale, sociale, di sensibilità e professionalità che solo nella complessità e diversificazione può emergere. Su questo la Scuola Nazionale dell'Amministrazione della presidenza del Consiglio dei ministri ha organizzato un seminario on line su "La parità di genere tra imparzialità e buon andamento". Il seminario si svolgerà il 18 gennaio, dalle 17 alle 19.30.

    "Il seminario è un'occasione di confronto sulla connessione tra la parità di genere ed il principio costituzionale del buon andamento e della imparzialità amministrativa, attraverso le qualificate testimonianze dei relatori, tutti portatori di specifiche esperienze nel concreto agire dell'azione amministrativa", spiega la Sna.

    Interverranno: Stefano Battini della Sna, Daniela Carlà Dirigente generale amministrazione centrale e Noi Rete Donne, Lorenzo Casini Ministero Beni Attività Culturali e Turismo e Sna, Maria Gentile Sna, Valentina Lostorto Sna, Giovanna Martelli Noi Rete Donne, Fabiana Massa dell'Università di Sassari e Noi Rete Donne.

    Fonte: Labitalia

    Ucbm Roma, Inail e Sant'Anna Pisa avviano progetti protesi bioniche arto superiore

    Nel campo delle protesi bioniche di arto superiore sono destinati a imprimere un'ulteriore accelerazione ai progressi raggiunti negli ultimi anni: sono i tre progetti al via presso l'Universita' Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con il Centro Protesi Inail di Budrio (BO) e con la partecipazione della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. E' quanto si legge in una nota congiunta l'Universita' Campus Bio-Medico di Roma, il Centro Protesi Inail di Budrio (BO) e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

    Si tratta di tre progetti nel campo della bionica e delle tecnologie assistive low-cost, chiamati "WiFi-MyoHand", "RGM5" e "3D-AID". In particolare "WiFi-MyoHand" sviluppera' una nuova protesi bionica con ritorno sensoriale grazie a un sistema di stimolazione neurale completamente impiantabile e wireless; "RGM5" sviluppera' nuove procedure di chirurgia bionica per l'adattamento del corpo dell'amputato alle protesi piu' innovative e restituira' la propriocezione; "3DAID" realizzera' protesi e ortesi di mano innovative "low-cost" grazie all'utilizzo di tecniche avanzate di prototipazione rapida con stampa 3D. La presentazione dei tre progetti presso l'ateneo romano ha visto la presenza di Andrea Rossi, direttore generale dell'Universita' Campus Bio-Medico di Roma, del prorettore alla ricerca, prof. Eugenio Guglielmelli, del prof. Vincenzo Denaro, primario emerito dell'Unita' di Ortopedia e Traumatologia, della prof.ssa Loredana Zollo, presidente del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Biomedica, del prof. Vincenzo Di Lazzaro, preside della Facolta' di Medicina e Chirurgia e del prof. Giovanni Di Pino, direttore del Next Lab - Neurofisiologia e Neuroingegneria dell'Interazione Uomo-Tecnologia. Per l'Inail erano presenti, tra gli altri, l'ing. Emanuele Gruppioni, direttore tecnico Area ricerca Centro Protesi Inail, e l'ing.

    Angelo Davalli, responsabile formazione tecnica e sanitaria, mentre per la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa il prof.

    Christian Cipriani, direttore dell'Istituto di BioRobotica.

    (Red/ Dire)

    #ITALIAEBRAICA Il potere in festa Gli apparati effimeri tra Roma e Siena

    Tornano le iniziative di #ITALIAEBRAICA, il progetto che riunisce i musei ebraici italiani.

    La nuova serie di eventi online, inaugurata sulla piattaforma Zoom lo scorso dicembre, ci conduce alla scoperta della straordinaria ricchezza del patrimonio culturale ebraico.

    Ogni mese due musei per volta saranno i protagonisti di un episodio e costruiranno insieme un unico racconto che avrà al centro i beni culturali ebraici italiani, le persone, le famiglie, gli usi e i costumi che li accomunano. Il dialogo metterà in luce l’intreccio di storie che legano una comunità all’altra.

    Il secondo appuntamento, previsto giovedì 21 gennaio alle 18.30, è dedicato al Museo Ebraico di Roma e alla Sinagoga di Siena. Al centro dell'incontro, la tradizione degli apparati effimeri, decorazioni sceniche temporanee prodotte per addobbare le città in occasione delle celebrazioni, volute dalle autorità locali, di momenti particolarmente significativi.

    Tra Seicento e inizio Settecento, a Roma, l'Università (ovvero la comunità) degli ebrei ne produceva per contribuire, spesso forzatamente, al "possesso papale": ossia la cerimonia durante la quale il pontefice appena eletto sfilava in trionfo dalle sue residenze, il Vaticano e poi il Quirinale, attraversando la città per giungere alla cattedrale in San Giovanni in Laterano, dove si sarebbe svolta la sua investitura a vescovo di Roma. L'esemplare dell'immagine qui proposta era compreso in una serie di quaranta cartelli realizzati in occasione del possesso di Papa Corsini, il 19 novembre 1730, il cui nome è stato anagrammato all'interno del motto.

    Siena si conserva invece l'incisione "Comparsa delle contrade e corsa del Palio, rappresentato il 13 maggio 1767 per la venuta a Siena del granduca Pietro Leopoldo di Lorena e della Granduchessa Maria Luisa Infanta di Spagna" che rappresenta una sorta di cronaca visiva dei festeggiamenti svoltisi in più giorni per la venuta in città del Granduca Pietro Leopoldo nel 1767.

    Tra le vignette con gli apparati scenici allestiti per l'occasione, spicca il contributo della Nazione ebrea di Siena che predispose un parterre in mezzo alla Piazza del Campo, su progetto di Girolamo del Testa Piccolomini. L'apparato effimero fu utilizzato per la festa da ballo in maschera che si tenne in onore dei sovrani. 

    Intervengono:

    Olga Melasecchi - Direttore del Museo Ebraico di Roma

    Anna Di Castro - Comunità Ebraica di Firenze, sezione di Siena

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