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    Piero Cividalli, ultimo testimone italiano della Brigata Ebraica

    La preziosissima testimonianza di Piero Cividalli (94 anni), ultimo testimone italiano della Brigata Ebraica.

    Piero Cividalli nel 1944 aveva 18 anni, vestiva la divisa della Brigata Ebraica e si era arruolato come volontario, come altri 5200  cittadini ebrei che dopo estenuanti richieste erano riusciti ad ottenere dall’esercito inglese, allora mandatario della Palestina, la creazione della Brigata ebraica.

    E’ qui con noi questa mattina per ricordare la storia emozionante e vincente di una formazione del tutto speciale di cui lui è l’ultimo sopravvissuto. Cividalli, di un’antica famiglia fiorentina, era dovuto fuggire dall’Italia anni prima a causa delle leggi razziali, prima in Svizzera e poi in Palestina. I suoi genitori erano grandi amici dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, attivisti antifascisti uccisi a Parigi per ordine di Mussolini. Questa mattina Cividalli è con noi, benvenuto, siamo emozionati e commossi della sua presenza. Lei ora vive in Israele, ma a gennaio è stato a Milano per inaugurare una mostra proprio sulla Brigata ebraica e sa di essere l’ultimo testimone vivente di questa grande avventura.

    Cividalli: Sono l’ultimo fra gli italiani ebrei che si erano arruolati nella Brigata ebraica.

    Paola:Con gli altri suoi commilitoni, compagni di avventura ha rapporti?

    Cividalli: C’erano persone di tanti altri paesi, tutti ormai residenti in Palestina, ma non ho più rapporti con nessuno.

    Paola:Lei è ora un veterano e un pò un vecchio saggio, possiamo utilizzare questo termine. Come vede la rinascita dell’antisemitismo nel mondo e anche in Italia?

    Cividalli: Come vuole che lo veda, lo vedo malissimo. Ma vorrei soprattutto che quegli italiani nostalgici del fascismo sapessero e conoscessero meglio la loro storia. Perché quando io sono arrivato in Italia nel 1945, perché prima ero stato per un certo periodo in addestramento in Egitto, quando sono tornato ho trovato l’Italia distrutta completamente, misera, affamata e distrutta anche fisicamente perché c’erano stati tanti bombardamenti. I tedeschi che anche arrivavano e distruggevano tutto quello che c’era per lasciare le strade e i terreni completamente vuoti. Quindi, a tutto questo li ha portati il fascismo. Purtroppo, gli italiani che ho incontrato varie volte non conosco o non sanno abbastanza della miseria a cui  gli ha portato il fascismo. E se anche rimpiangono quei pochi vantaggi che avevano avuto a quel tempo, erano tutti polvere negli occhi. Poi dopo sono stati praticamente distrutti, e non soltanto noi ebrei, io penso anche a tutti quegli italiani morti per esempio in Russia, sul fronte russo, migliaia di italiani che sono periti inutilmente. Senza contare tutti gli altri morti nei bombardamenti e nella guerra stessa. Quindi non posso di certo pensare che si possa rimpiangere qualcosa del fascismo.

    Paola:Lei giustamente dà la colpa a questa impressione così sbagliata, al fatto che la storia non è conosciuta quanto dovrebbe essere. Le manifestazioni, i ricordi non sono sufficienti. Tra l’altro quest’anno, lei lo sa, non si potrà fare nessun evento pubblico, la piazza sarà “virtuale”. Forse è l’occasione per parlare meglio ai giovani.

    Cividalli:Tutto quello che posso dire è quello che ho detto adesso: imparate e conoscete la storia, perché il fascismo ci ha portati alla distruzione totale, a questa condizione e questa miseria veramente incredibile. Io l’ho vista con i miei occhi, i giovani italiani non l’hanno vista, non l’hanno conosciuta, sono cresciuti nella bambagia e possono anche pensare a quel poco di buono che il fascismo aveva fatto come le bonifiche, il lavoro e altre cose. Però, si sono affiancati alla Germania e hanno perso tutto quello che avevano, hanno perso tutte le colonie, la gloria, la dignità e sono rimasti totalmente a terra e gli italiani di oggi non lo sanno, per lo meno non lo sanno abbastanza.

    Paola: Cividalli, noi la ringraziamo per questa straordinaria testimonianza e speriamo di poter festeggiare i suoi 95 anni, il prossimo anno, con un 25 aprile diverso, magari a Milano dove è stata dichiarata la liberazione dall’oppressione nazi-fascista. Grazie Cividalli è stato un grande onore parlare con lei.

    Sant’Egidio: rispondere all'antisemitismo e al linguaggio dell'odio con la cultura e la conoscenza

    A 76 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria - che si celebra domani 27 gennaio - richiama le istituzioni e i cittadini alla vigilanza di fronte alla crescita dell’antisemitismo e del razzismo, accompagnati spesso da atti violenti e discriminatori. Deve infondere preoccupazione e timore anche l’affermazione, specie nel mondo giovanile, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi in Europa e in Italia. Occorre promuovere, a partire dalle scuole e dalle università, la risposta più efficace all’odio, che è rappresentata dalla cultura e dalla conoscenza della storia. C’è urgenza di rimettere al centro del dibattito pubblico il valore civile dello studio del passato. Le domande sul passato ci aprono alle sfide del presente, lette con la profondità della storia. La memoria della Shoah ci spinge a lavorare insieme a tanti per tessere la trama di una società accogliente e aperta all’integrazione; per contrastare il sempre più preoccupante linguaggio dell’odio che corre sul web e contagia tanti; per stringere un nuovo patto tra le generazioni che porti i giovani a raccogliere l’eredità dei testimoni, che vanno scomparendo. È quanto la Comunità di Sant’Egidio porta avanti a tutti i livelli nel mondo giovanile, a partire dalle Scuole della Pace, per promuovere una cultura dell’incontro e della conoscenza e superare così ogni forma di antisemitismo e razzismo.

    Anche la tragedia della pandemia ci ha richiamato al destino comune dell’umanità, al di là delle differenze nazionali, etniche o religiose, che in passato, ma anche oggi, sono state sfruttate dagli imprenditori della paura. Per questo il ricordo dell’abisso di Auschwitz campi di sterminio non appartiene solo al passato. L’antisemitismo è ancora “una nuvola nera sull'Europa”, come ha affermato la scrittrice Edith Bruck, sopravvissuta ai lager nazisti. E continuare a riflettere sulla storia dell’antisemitismo e del razzismo aiuta ad affrontare con consapevolezza le sfide di un mondo che cambia, con uno sguardo capace di immaginare un domani diverso, mettendo al centro le aspirazioni e la dignità dell'unica, grande famiglia umana.

    "Da casa con" una diretta con Marco de Paolis

    “Da casa con” , in ocassione della Giornata della Memoria, Laura Pompeo intervista a al Procuratore Generale Marco de Paolis Procuratore Generale Militare presso la Corte d'Appello di Roma che ha indagato sulle stragi naziste in Italia. Oggi  27 gennaio alle ore 19.00,in diretta sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/LauraPompeo2020/ 
      

    Premio Nonino rimandato a gennaio 2022

    Il prestigioso Premio Nonino, nato pionieristicamente nel 1975 per volontà di Giannola e Benito Nonino, per salvare gli antichi vitigni autoctoni friulani in via di estinzione e per la valorizzazione della civiltà contadina, ed assegnato alle più importanti personalità in ambito culturale, letterario ed enogastronomico, riuscendo spesso ad anticipare le scelte dei Nobel viene rinviata causa Covid a gennaio 2022. A darne notizia è la famiglia Nonino in un comunicato stampa.

    Il prossimo 30 gennaio, però, la famiglia brinderà in ‘spirito Nonino’, da remoto. Sui proprio canali web e social proporrà, alle 11.30, un video messaggio di saluto agli Amici del Premio. La Giuria, inoltre, si arricchisce di due nuovi membri: lo scrittore e filosofo Giorgio Agamben e la scrittrice ed architetto palestinese Suad Amiry. Ecco il comunicato della famiglia Nonino

    Vista l’emergenza sanitaria che impedisce incontri reali e concreti abbiamo pensato che una componente essenziale del Premio Nonino consiste proprio, anche e soprattutto, nell’in-contro reale tra giurati, premiati, ospiti da sempre così vivacemente appassionati di trovarsi insieme, di chiacchierare, di avvicinare concretamente gli autori e le personalità premiate per condividere i valori per cui è nato il Premio. Abbiamo perciò unanimemente deciso di posticipare l’evento a sabato 29 gennaio 2022 piuttosto che inevitabilmente impoverirlo nell’incontro virtuale on line, sempre impari all’in-contro reale e concreto e in particolare al Premio e al suo spirito. Siamo felici di annunciare che la Giuria del Premio si arricchisce di due nuovi membri: Suad Amiry architetto e scrittrice palestinese e Giorgio Agamben filosofo e scrittore.

    Silvano Petrosino al SERMIG, ospite dell’Università del Dialogo

    “Dovremmo essere più seri nel vivere il tempo, che non è mai solo il nostro tempo, il tempo delle  nostre urgenze private”. Partirà da questa premessa il dialogo del filosofo Silvano Petrosino con i  giovani dell’Arsenale della Pace del Sermig di Torino. Un confronto a tutto campo che muoverà i  passi dal libro di Petrosino “Lo scandalo dell’imprevedibile. Pensare l’epidemia” (Interlinea Ed.re).  Una riflessione di speranza perché, scrive l’autore citando La peste di Camus, la chiave è “restare,  accettare lo scandalo, cominciare a camminare nelle tenebre e tentare di fare il bene”.  

    Causa Covid, l’incontro si svolgerà on line e sarà trasmesso su tutti i canali social del Sermig e sul  sito www.sermig.org/diretta Silvano Petrosino sarà presente in collegamento video.    

    L’appuntamento è per martedì 26 gennaio, a partire dalle ore 18.45  

    Silvano Petrosino, filosofo internazionalmente noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e  Derrida, è professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove  insegna Teorie della Comunicazione e Antropologia religiosa e media.  

    L’Università del Dialogo è lo spazio di formazione permanente promosso dal Sermig, la realtà di  pace e solidarietà nata nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero. Obiettivo: riflettere sui  problemi del nostro tempo in una prospettiva di speranza. Inaugurata in Vaticano il 31 gennaio del  2004 da papa Giovanni Paolo II, negli ultimi anni l’Università del Dialogo ha accolto testimoni di  ogni orientamento, della cultura e dei media, dell’economia e della politica, della solidarietà e  dell’arte. Adulti con responsabilità particolari disposti a confrontarsi con i giovani, realizzando  anche in campo culturale quell’incontro tra generazioni che il Sermig considera indispensabile per  cambiare il mondo.  

    Il tema scelto per la sessione 2020/2021 è “Il mondo che verrà”.  

    Ricostruito il volto in 3D in urgenza ad un paziente dopo un trauma, presso la Città della Salute di Torino

    Nei giorni scorsi un giovane ragazzo di 23 anni, ricoverato presso l'ospedale CTO della Città della Salute di Torino, per un gravissimo trauma facciale è stato sottoposto in urgenza ad un lungo intervento di ricostruzione con la stampa 3D. 

    Pianificare l’intervento di ricostruzione e la stampa additiva dei dispositivi da utilizzare in sala operatoria è stata una corsa contro il tempo. 

    Un laboratorio per sperimentare nuove metodiche chirurgiche con l’ausilio delle tecnologie 3D è attivo da due anni presso l'ospedale Molinette di Torino.

    Il laboratorio si trova all’interno del reparto di Chirurgia maxillo facciale e consente di ricreare un modello del paziente e tramite software dedicati progettare l’intervento chirurgico, in modo da ottenere soluzioni personalizzate per ogni paziente. Il laboratorio è dotato di una postazione per l’elaborazione virtuale 3D dei modelli anatomici, che poi verranno realizzati attraverso l’utilizzo di stampanti 3D presenti in reparto, per coadiuvare la pianificazione degli interventi chirurgici. Una sinergia di tecnologie ed esperienza clinica che ha permesso di sviluppare nuovi protocolli di diagnosi e cura di pazienti, con la possibilità di trasferire la pianificazione degli interventi in sala operatoria.

    Tuttavia, nonostante la presenza del laboratorio all’interno del reparto, la simulazione chirurgica e la stampa 3D in urgenza differita rimane una sfida soprattutto in termini di tempo.

    Appena le immagini TC sono state disponibili gli ingegneri del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, su indicazione dei chirurghi, hanno simulato al computer l’intervento cercando di ridare forma all’anatomia del volto fortemente compromessa dal trauma. Successivamente è stato stampato un modello 3D del volto ricostruito su cui i chirurghi hanno modellato placche di titanio personalizzate sul paziente da utilizzare in sala operatoria come guide per la ricostruzione.

    L’intervento chirurgico è stato effettuato dal dottor Pompeo Cassano dell’équipe di Chirurgia plastica e ricostruttiva del CTO (diretta dal dottor Fabrizio Malan) e dal dottor Emanuele Zavattero dell’équipe di Chirurgia maxillo facciale delle Molinette (diretta dal professor Guglielmo Ramieri), coadiuvati dall’anestesista dottor Sergio Levi del team di Anestesia e rianimazione (diretto dal dottor Maurizio Berardino).

    L’intervento preparato in 3D a tavolino ha consentito di ridurre i tempi operatori velocizzando i passaggi chirurgici e la soluzione dei possibili imprevisti.

    La pianificazione chirurgica virtuale, integrata con le tecnologie di stampa additiva, hanno consentito di svolgere, all’interno delle sale operatorie della Città della Salute di Torino già numerosi interventi di chirurgia ad alta complessità del volto in regime di elezione. Tuttavia questo caso rappresenta una delle prime applicazioni di utilizzo di questa tecnologia nella chirurgia traumatologica d’urgenza.



    Regione Lazio: Approvata In XI Commissione la proposta di legge sulle cooperative di comunità

    AGCI Lazio, Confcooperative Lazio e Legacoop Lazio accolgono con particolare favore la notizia dell’approvazione, da parte dell’XI Commissione del Consiglio Regionale del Lazio, della Proposta di Legge (n.126 del 7 marzo 2019) in materia di Cooperative di Comunità.

    Un ringraziamento particolare va alla Consigliera Eleonora Mattia, Presidente della Commissione lavoro, che come prima firmataria si è resa disponibile ad un importante processo di confronto sui principali temi oggetto della PL. Fondamentale anche il supporto delle strutture nazionali di AGCI, Confcooperative e Legacoop, sui più complessi aspetti formali e normativi richiamati nella PL.

    Riconoscere e sostenere chi si prende cura del proprio territorio, ri-generando l’economia locale, mettendo in comune saperi e riscoprendo la dimensione sociale e mutualistica. Questo è l’obiettivo della Proposta di Legge, che mi vede prima firmataria, in materia di Cooperative di Comunità, approvata oggi in Commissione attività produttive - ha dichiarato in una nota Eleonora Mattia - Soprattutto in una Regione eterogenea come il Lazio, dove la grande metropoli romana convive con piccoli comuni e aree interne”.

    La norma disciplina il riconoscimento delle Cooperative di Comunità tramite l’istituzione di un apposito Albo regionale, che consentirà l’accesso ad agevolazioni ed opportunità garantite dalla Regione tra cui la concessione di aree e beni inutilizzati per finalità di interesse generale. 

    L’obiettivo principale della PL è quello di regolamentare questa nuova ed importante opportunità, in grado di combattere lo spopolamento delle aree interne e di rendere la cittadinanza protagonista di processi virtuosi di carattere sociale e culturale, tenendo già conto dei concomitanti sviluppi normativi a livello nazionale” - hanno commentato congiuntamente i Presidenti di AGCI Lazio, Marino Ianni, Confcooperative Lazio, Marco Marcocci, e Legacoop Lazio, Placido Putzolu.

    Sono previste ipotesi di raccordo con gli Enti Locali, soprattutto nell’attuazione delle politiche attive del lavoro, forme di sostegno finanziario per la costituzione e lo sviluppo delle Cooperative stesse, agevolazioni IRAP nel caso siano anche Cooperative sociali e incentivi all’occupazione, con un budget di 900mila euro per il triennio 2021-2023.

    La Cooperativa di Comunità è un modello di innovazione sociale in cui i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi; è un modello che crea sinergia e coesione in una comunità mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, Associazioni e Istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità.

    La Cooperativa di Comunità, per essere considerata tale, deve avere come esplicito obiettivo quello di produrre vantaggi a favore di una comunità, alla quale i soci promotori appartengono o che eleggono come propria. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la produzione di beni e servizi che incidano in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità stessa.

    Non contano dunque la tipologia della Cooperativa (di lavoro, di utenza, sociale, mista, ecc) o la tipologia delle attività svolte, quanto piuttosto la finalità di valorizzare la comunità di riferimento.

    Webinar su Spiagge Sostenibili e Inclusive con Legambiente, UNI, Unionmare e Village for all

    Ecospiagge per Tutti,  lanciato nel 2019 con la presentazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata una innovazione per il settore Balneare.

    Nel 2020 Legambiente ha coinvolto UNI (Ente Italiano di Normazione) per realizzare un primo passo per la certificazione degli Stabilimenti Balneari per la Sostenibilità, Responsabilità ed Inclusione. La Prassi 92:2020 di UNI.

    Con il Contributo di UnionMare Veneto, SIB Balneari, Confcommercio, Confesercenti e Village for all, Legambiente e UNI hanno dato vita ad una prassi di Riferimento che aiuterà le imprese balneari ad eccellere sul mercato nazionale e internazionale.

    In questo Webinar sarà presentato:
    Ecospiagge per Tutti a cura di Paola Fagioli di Legambiente
    UNI PdR 92:2020 a cura di Elena Mocchio di UNI Ente Italiano di Normazione
    Esperienze e Buone Pratiche delle imprese a cura di Lorenzo Braida Bibione Mare
    Conclusioni a cura di Alessandro Berton di Unionmare Veneto

    Per partecipare è necessario inviare una email a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
    Il Webinar si svolgerà sulla piattaforma MEET il 27 gennaio| ore 16,30-18,00
     
     

    Emergenza Covid-19 E over 65: assistenza psicologica gratuita contro solitudine e isolamento

    Fondazione Cesvi e la tutela degli over65 in emergenza Covid: attivo un nuovo servizio di supporto psicologico e per combattere l’isolamento di una delle fasce più vulnerabili. A Milano il progetto “Veniamo noi da te”.

    Milano, 22 gennaio 2021. Assistenza psicologica gratuita per aiutare gli anziani, i loro familiari e i caregiver ad affrontare l’emergenza Covid-19. Fondazione Cesvi e Cooperativa Spazio Aperto Servizi promuovono un servizio di assistenza psicologica, dedicato agli over 65 del VI Municipio della città di Milano e a coloro che se ne prendono cura, grazie al supporto di psicologi esperti nella gestione del trauma del centro clinico CTIF – Cura e Terapia per l’Infanzia e la Famiglia di Spazio Aperto Servizi.

    L’iniziativa, rivolta a coloro che accusano un forte disagio emotivo, si inserisce nell’ambito del progetto “Veniamo noi da te”, nato all’inizio della pandemia con l’obiettivo di garantire supporto alla popolazione over 65 con interventi legati alle prime necessità (consegna di spesa, distribuzione di medicinali a domicilio, accompagnamento per visite) e prevenire situazioni di emarginazione e isolamento, anche con attività di monitoraggio e ascolto empatico telefonico.

    Nell’attivazione di questo servizio è stata coinvolta una delle eccellenze milanesi in gestione dei traumi, il CTIF – Cura e Terapia per l’Infanzia e la Famiglia. Un’equipe specializzata, composta da psicoterapeuti, psicologi, identificheranno e definiranno, caso per caso, le strategie di intervento più adeguate con l’obiettivo di fornire la giusta assistenza, in primis agli anziani, ma anche ai familiari e caregiver degli stessi, sottoposti in questi lunghi mesi di restrizioni, a un forte stress e disagio psicologico. 

    In particolare, è stata attivata una linea diretta destinata ad anziani e caregiver per chiedere gratuitamente l’intervento di uno psicologo via telefono. Per accedere al servizio basta chiamare il 345 7611 627, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 16 o inviare una mail a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. Gli psicologi sono, inoltre, pronti ad offrire aiuto anche in situazioni di disagio segnalate dal coordinatore di progetto, dagli operatori sociosanitari o da altre figure esterne.

    Il progetto “Veniamo noi da te”, inserito all’interno dell’iniziativa #MilanoAiuta del Comune di Milano, nell’ultimo mese ha aiutato con un team di operatori specializzati 114 persone con 389 interventi complessivi e il maggior numero di richieste è arrivato dalla popolazione over 80. Tra i bisogni più frequenti la consegna di spesa a domicilio (41.39%), la necessità di accompagnamento per visite mediche o altri servizi essenziali (27.25%) e il ritiro di ricette e farmaci (10,3%). In crescita anche le richieste di supporto psicologico da parte di anziani (4.6%), operatori (4.1%) e caregiver (1.8%).

    «L’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 è ormai nei dialoghi e nelle emozioni di tutti – sottolinea il Vice Direttore Generale di Fondazione Cesvi, Roberto Vignolasi tratta di un trauma collettivo e particolarmente complesso, che interessa maggiormente coloro, come gli anziani, costretti per la tutela della propria salute ad una condizione di isolamento, e che può colpire a diversi livelli e in varie forme, anche dal punto di vista psichico.  Questo disagio – aggiunge – se non gestito da professionisti, rischia di sfociare in una difficoltà psicologica più seria. Per questo motivo, dopo aver portato avanti sin dall’inizio dell’emergenza interventi di sostegno a domicilio per gli over 65, abbiamo ritenuto importante attivare insieme a Spazio Aperto Servizi e agli esperti nel campo del trauma del CTIF, una linea di supporto psicologico». 


    A inizio novembre la Lombardia è tornata ad essere zona rossa, con nuove limitazioni e rinnovati timori. È ritornata la paura di contagiare ed essere contagiati, la necessità di doversi isolare per proteggersi, l’incertezza di non sapere cosa succederà. Dopo la quasi normalità che abbiamo vissuto nei mesi estivi, la seconda ondata ci ha travolti, con il serio rischio di non riuscire a reggere la situazione e avere un crollo psicologico – racconta Lara Luppi, direttore Area Domiciliarità di Spazio Aperto Servizi. Da qui è nata l’idea di poter offrire agli operatori - che per primi hanno iniziato a percepire un malessere interiore difficile da gestire, ai caregiver e agli anziani che assistono e di cui si prendono cura, un supporto psicologico, attraverso i professionisti del nostro centro clinico. L’obiettivo è prendersi cura anche di chi cura per poter garantire, sempre, alle persone anziane interventi efficaci e risposte concrete ai loro bisogni”.

    "Io sono Joy" il libro di Mariapia Bonanate con prefazione di papa Francesco

    Un libro per iniziare la settimana, Io sono Joy. "Un grido di libertà dalla schiavitù della tratta", scritto da Mariapia Bonanate della casa editrice San Paolo Edizioni. “La testimonianza di Joy è un patrimonio dell’umanità” ha scritto papa Francesco di questo libro, che lo ha commosso. E l’ha indotto a scriverne una prefazione che attraversa queste pagine come un vento forte, rendendole così vive e attuali. Lo ha definito un “dono” della protagonista “a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita”.

    Di seguito la Prefazione che Papa Francesco ha scritto per questo meraviglioso libro. 

    "Ho accolto volentieri l’invito a scrivere questa breve prefazione, con il preciso intento di consegnare ai lettori la testimonianza di Joy come “patrimonio dell’umanità”.

    Joy è una giovane che, in Italia, ha vissuto una seconda nascita. La sua terra natia è la Nigeria. Angolo del nostro pianeta in cui ha visto per la prima volta la luce del sole e da dove la sua vita si è messa in viaggio.

    Con questo libro, Joy fa dono della sua storia personale a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita. Ci restituisce la sua drammatica esperienza di viaggio, con la semplicità dei testimoni che, raccontandosi, danno voce a Dio: in ogni dettaglio della sua storia, infatti, Dio le è accanto, come un protagonista nascosto, silenzioso, ma non per questo inerte nelle vicende narrate.

    La traversata del deserto, i mesi trascorsi nei campi di detenzione libici, il tragitto in mare, nel corso del quale si è salvata dal naufragio, sono altrettanti capitoli di una narrazione allo stesso tempo autobiografica e corale. Mentre prendiamo parte alla sua storia, compaiono innanzi ai nostro occhi anche Loweth ,  Glory, Esoghe,  Sophia, Mary,  amiche che hanno una storia siile alla sua e a quella di migliaia di ragazze nigeriane.

    Quella di Joy è una storia che accomuna tante altre persone, come lei rapite in una catena infernale e colpite dalla tragedia dell’invisibilità della tratta. Una storia tanto sconosciuta quanto sinistramente onnipresente nelle nostre società globalizzate.

    A ben guardare, la sua via crucis si dispiega come un mosaico di realtà vissute dai tanti fratelli e sorelle più vulnerabili, resi “trasparenti” agli occhi degli altri.

    Solamente dopo il suo approdo in Italia, Joy ha scoperto di essere stata ingannata e di essere caduta nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Questi percorsi di disumanizzazione sembrano presentare una costante nella loro “genesi” , nel modo in cui hanno inizio: l’essere costretti a lasciare il proprio Paese d’origine, per andare nell’anonimato, questi  “invisibili” smarriscono progressivamente quei punti di riferimento identitario che li ancorano alla propria cultura.

    E’ quanto succede, ancora oggi, a tante famiglie. I trafficanti, individui senza scrupoli che prosperano sulle disgrazie altrui, approfittano della disperazione della gente per soggiogarla al loro potere. Si arriva, persino, a progettare il tradimento “metodico”: Si privano le vittime di informazioni chiare fino al momento in cui il sopruso e la violenza della strada prendono il sopravvento e finiscono per uccidere i sogni.

    E’ ciò che è accaduto a Joy e alle sue amiche.

    A questo punto non posso fare a meno di rivolgere un interrogativo al lettore: dal momento che sono innumerevoli le giovani donne, vittime della tratta, che finiscono sulle strade della nostra città, quanto questa riprovevole realtà deriva dal fatto che molti uomini, qui richiedono questi “servizi” e si mostrano disposti a comprare un’altra persona, annientandola nella sua inalienabile dignità?

    Nella lettura di questo memoriale siamo portati a scoprire, pagina dopo pagina, quanto la testimonianza di Joy ci inchiodi dinanzi ai pregiudizi e alle responsabilità che ci rendono attori conniventi di questi avvenimenti. Ci farà bene metterci al fianco di Joy e fermarci con lei suo suoi “luoghi” del dolore inerme e innocente. Dopo aver sostato lì, sarà impossibile rimanere indifferenti quando sentiremo parlare dei batteli alla deriva, ignoranti e anche respinti dalle nostre coste. Joy si trovava su uno di essi.

    Nel suo cammino verso la  libertà, Joy ci indica due realtà fondamentali: Anzitutto, la fede in Dio che salva dalla disperazione. Una fede salda, messa alla prova nei momenti  più duri. In secondo luogo, la comunità. Joy ha dato inizio alla sua rinascita nel  momento in cui è stata accolta dalla comunità “Casa Rut” di Caserta.

    Una casa di accoglienza può fregiarsi del bel nome di comunità solo quando è capace di accogliere, proteggere, integrare e promuovere nel suo seno ogni vita.

    Questo libro è un racconto di fede, un canto di speranza e di ringraziamento per chi offre la propria vita ponendo in alto questi quattro verbi dal sapore evangelico.

    Joy aiuta tutti noi ad aprire gli occhi, “a conoscere per meglio capire” Spesso sono proprop loro, le vittime degli abusi più efferati, ad essere fonte inesauribile di supporto e di sostegno per le nuove vittime. I loro ricordi si rivelano come risorse informative di fondamentale importanza al fine di salvare altri giovani che versano nelle medesime condizioni.

    Vorrei ringraziare tutte le persone e organizzazioni  che, anche a costo della loro incolumità soccorrono le vittime dell’odierna schiavitù. Con la loro instancabile dedizione, restituiscono il valore di sé a chi è stato privato della dignità personale; riportano la fiducia e la speranza nella vita di quanti sono stati ingannati e hanno vissuto l’imposizione del terrore da parte di chi, dopo essersi presentato come salvatore, si è rivelato carnefice.

    Ricondurre alla luce del sole quelle persone che sono state costrette a vivere nel buio fuligginoso dell’indifferenza sociale è un ‘opera  di misericordia da cui non possiamo esimerci.

    Infine, vorrei, rivolgermi a te, Joy.

    “Ti chiami Joy” , sei stata la gioia di tua madre fin dal grembo materno, e così hai ricevuto da lei questo bel nome che è anche uno dei nomi propri  di Dio. Tu sei Joy, simile a tante donne di cui oggi raccontiamo la storia ma soprattutto, tu sei “Joy”: unica, desiderata, e tanto amata.

    Ti ringrazio per averci dato la possibilità di unirci a questa tua esperienza di assoluto coraggio che ci permette di capire meglio chi soffre la tratta.

    Carissima Joy, come scrivi tu in queste pagine: “Soltanto l’amore, che alimenta la pace, il dialogo, l’accoglienza e il rispetto reciproco, può garantire la sopravvivenza del nostro pianeta!. Allora, mi raccomando: “coraggio, studia e non avere paura” . Brava, vai avanti così!”"

    Francesco.

    Solennità della B.V Maria Assunta in cielo.

    San Giovanni in Lateranno, 15 agosto 2020

     

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