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    Librangelo: Patto di Rifioritura di Paolo Cendon

    In questo periodo incerto siamo tutti costretti ad un rinnovamento. Le classi dominanti e le élites al potere sono portatrici di un consenso ondivago e magmatico, alimentato dalla rete ed intriso spesso da insensata competizione e invidia sociale. La risposta a tanti bisogni di cura non solo nell’ambito delle patologie ma anche nelle disfunzionalità, passa necessariamente per la partecipazione e l’utilizzo di strumenti programmatici rispettosi della libertà umana. L’esigenza di dimenticare l’emergenza pandemica e di individuare un porto sicuro a cui approdare e da cui staccarsi al momento giusto devono coniugarsi con il cambiamento e con l’adattamento al nuovo. In questo solco di idee si colloca il progetto di Paolo Cendon dal titolo evocativo “Rifiorire”. Si tratta di un saggio edito dall’editore Corsiero di Reggio Emilia, di carattere divulgativo nel quale l’argomento “fragilità umana” trova analisi e rimedio. Il lettore pagina per pagine scopre individui che gli sono familiari come Marilena, Vitaliano, Jennifer, o i piccoli Ignazio e Mirtilla. Accanto ai personaggi reali Cendon, colloca in maniera disincantata ed a tratti ironica gli adorati personaggi letterari come Jean Valjean di Hugo o Katiusa di Tolstoj,  quelli tratti da pellicole cinematografiche immortali (Magnifica Ossessione, Notorius, Papillon, Pickpochet ecc.) non tralasciando San Francesco d’Assisi o Maria Maddalena. Tutti personaggi che in vario modo si sono redenti, anche in senso laico, dopo aver assaggiato la polvere e l’abbandono.

    Per Paolo Cendon tuttavia l’uscita dal tunnel non può avere un risvolto individualistico ma deve realizzarsi pragmaticamente attraverso un contratto tra l’individuo e lo Stato, definito: il “patto di rifioritura”. Si tratta di un accordo flessibile e personalizzato tra l’individuo bisognoso di aiuto e le strutture pubbliche con programmi concordati che trovano applicazione soprattutto nei casi di devianze e criticità soggettive transitorie. Il patto di rifioritura è posto al completamento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno e prevede che ove il soggetto fragile (affetto da patologie psichiatriche lievi, tossicodipendente, violento, dedito all’alcolismo) non si renda conto della potenziale pericolosità dei propri atti e delle patologie cui è affetto il giudice tutelare (civile) possa incaricare l’amministratore di sostegno dotandolo di poteri strutturati per condurre l’individuo verso percorsi efficaci di cura. Nell’ambito di questa esigenza il “fragile” dovrà essere ascoltato, e ne dovranno essere rispettati i bisogni. Il concetto di cura viene quindi capovolto nel senso della partecipazione paritaria tra dell’individuo alla costruzione di un proprio percorso di recupero (sia dalla devianza e sia dalla tossicodipendenza o dalle patologie). Sia pur in forma leggera e scorrevole il saggio si pone dunque il problema della sofferenza umana individuando un rimedio evoluto e socialmente accettabile. E’ proprio la collettività – ad avviso di Paolo Cendon - che deve farsi carico del debole,  integrando le sue insicurezze e circondandolo di sostegni costruttivi che lo riportino a galla. “Un tocco di generosità può cambiare il destino di un uomo” afferma l’autore che in un passo importante dello  scritto evidenzia come la guarigione più che rappresentare un passaggio di carattere biologico verso il benessere rappresenta un fenomeno psichico ed evolutivo da scrutare con cura e comprendere in tutte le possibili sfumature.  

     

    “Rifiorire” di Paolo Cendon

    ed. Corsiero. 2021, € 18.

    Ambiente Enea: arriva il ‘SALLO!Quiz’, 20 domande per scoprire che cosa sappiamo sul cambiamento climatico

    Che cosa sappiamo del cambiamento climatico e del suo impatto sulla nostra vita quotidiana? Che informazioni abbiamo sui comportamenti da adottare per contrastarlo e sulle strategie messe in campo dai governi? Sono queste le tematiche del sondaggio online SALLO!Quiz - ovvero “tutto quello che avreSte voluto sApere suLL’adattamentO e la mitigazione climatica” - ideato da ENEA per raccogliere informazioni sulle convinzioni più diffuse in questo campo e rafforzare il dialogo tra ricerca e società civile, anche in vista della Pre-COP26 di Milano (30 settembre - 2 ottobre 2021) e della COP26 di Glasgow (1 - 12 novembre 2021).

    Il questionario è anonimo, si completa in poco più di 10 minuti e prevede 20 domande su temi quali: clima e riscaldamento globale, costi e impatti del cambiamento climatico, i settori a maggiori emissioni di gas serra, politiche, strategie, aspettative e buone pratiche. Le risposte saranno disponibili sul sito dell’ENEA a partire da settembre mentre i risultati aggregati del questionario verranno presentati in occasione della Pre-COP 26 e pubblicati sul sito e sugli account social dell’Agenzia.

    “Capire che cosa sappiamo del cambiamento climatico è importante per rimuovere le barriere comportamentali e comprendere come sviluppare strategie di comunicazione efficaci; per questo auspichiamo la più ampia partecipazione all’iniziativa”, evidenzia Melania Michetti, ricercatrice ENEA della divisione Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali. “Inoltre riteniamo che la sensibilizzazione dell’opinione pubblica rappresenti uno snodo decisivo per promuovere quel cambiamento socio-culturale bottom-up, in grado di innescare comportamenti virtuosi e guidare una reale ed efficace transizione verso una società più sostenibile e resiliente”, aggiunge.

    Il sondaggio nasce nell’ambito del Dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali che punta a sviluppare nuovi sistemi di produzione e consumo basati sull’utilizzo sostenibile delle risorse, sulla riduzione delle emissioni e dei connessi impatti, sulla gestione del territorio, incluse le aree marino-costiere e della mitigazione dei rischi idrogeologico e sismico. In particolare le attività riguardano R&S di tecnologie, metodologie, processi e prodotti; la progettazione e realizzazione di prototipi; la fornitura di servizi tecnici avanzati, trasferimento e diffusione di tecnologie e conoscenze a imprese, istituzioni locali e nazionali e cittadini.

     

    Fonte: Enea.it

    Oggi su Rai 2 "O Anche No" una puntata molto speciale

    Venerdì 7 maggio su RAI 2 alle 00,30 circa e domenica 9 maggio in replica alle 09.10 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma dedicato all'inclusione e alla solidarietà realizzato con RAIDUE e RAI PER IL SOCIALE.

    Paola Severini Melograni intervisterà Vincenzo Pugliese, presidente della cooperativa sociale Altereco protagonista del progetto "il fresco profumo della libertà".

    Il progetto, sostenuto dalla Fondazione con il Sud, ha l'obiettivo di potenziare le attività di agricoltura sociale in un terreno confiscato alla criminalità organizzata a Cerignola (Foggia), favorendo l'inclusione socio-lavorativa di sei persone in condizione di svantaggio.

    Racconteremo la "Casa di Toti" di Modica, nata dal sogno di Muni Sigona, mamma di Toti (un ragazzo autistico), che è riuscita a trasformare una dimora storica del settecento in una comunità per ragazzi speciali che lavoreranno nella gestione di un B&B etico. Ascolteremo anche Valentina Genitori D'Arrigo, psicologa e psicoterapeuta della struttura.

    Nella puntata ci sarà un servizio realizzato il 1 maggio a Cassina de’ Pecchi (Milano) in occasione dell’inaugurazione di PizzAut, la pizzeria in cui lavorano tanti ragazzi con autismo, alla quale ha partecipato il Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati.

    Per il cooking show inclusivo vi portiamo a Torino per conoscere i ragazzi che lavorano per la Cooperativa Sociale Raggio.

    Non mancheranno: la musica dei Ladri di Carrozzelle, Stefano Disegni con le sue vignette satiriche, Rebecca Zoe De Luca con le notizie dal mondo dell'adolescenza e il “prestigiattore” Andrea Paris.

     

    O Anche No è scritto da Paola Severini Melograni, Maurizio Gianotti e Giovanna Scatena con la regia di Davide Vavalà.

    Save the Children: nell’anno del Covid in Italia 96 mila mamme hanno perso il lavoro

    Le mamme con figli minorenni in Italia sono poco più di 6 milioni e nell’anno della pandemia molte di loro sono state significativamente penalizzate nel mercato del lavoro, a causa del carico di lavoro domestico e di cura che hanno dovuto sostenere durante i periodi di chiusura dei servizi per l’infanzia e delle scuole. Su 249 mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96 mila sono mamme con figli minori. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni: sono quelle mamme che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. D’altronde la quasi totalità – 90 mila su 96 mila – erano già occupate part-time prima della pandemia.

    È questo il quadro che emerge dal 6° Rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021”, diffuso in occasione della Festa della Mamma, da Save the Children - l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro - sulle mamme in Italia che, oltre a sottolineare le difficoltà affrontate dalle mamme in un anno tanto difficile, come il 2020, fa emergere ancora una volta il gap tra Nord e Sud del Paese.

    Un quadro che già prima della pandemia raccontava un‘Italia in cui la scelta della genitorialità, soprattutto per le donne, viene ritardata o non praticata spesso a causa dell’impossibilità di conciliare vita familiare e lavorativa. Stando ai dati, nel solo 2019 le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, ma oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri e nella maggior parte dei casi la motivazione alla base di questa scelta era la proprio la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze dei figli: assenza di parenti di supporto, elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (asilo nido o baby sitter), mancato accoglimento al nido, le giustificazioni più ricorrenti.

    Un percorso a ostacoli all’orizzonte delle donne che scelgono di diventare madri, che detengono anche il primato delle più anziane d’Europa alla nascita del primo figlio (32,2 anni contro una media di mamme in EU di 29,4). E soprattutto fanno sempre meno figli: le nascite hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente). Un’eccezione è quella della Provincia autonoma di Bolzano, in testa per tasso di natalità (9,6 nati per mille abitanti), mentre la Sardegna registra il tasso più basso (5,1 nati per mille abitanti). Secondo l’Istat, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno (novembre e dicembre), si è particolarmente accentuata la variazione negativa delle nascite rispetto al 2019: a novembre, infatti, il calo è del -8,2% e in quello di dicembre tocca addirittura - 10,3%.

    “Il Covid ha messo tutti noi di fronte a un’emergenza prima di tutto sanitaria, ma che presto si è rivelata essere una crisi anche sociale, economica ed educativa. Le mamme in Italia hanno pagato e continuano a pagare un tributo altissimo a queste emergenze. I bambini a casa, il crollo improvviso del welfare familiare, dovuto alla necessità di proteggere i nonni dal contagio, il carico di cura e domestico eccessivo e la sua scarsa condivisione con il partner, misure di supporto non molto efficaci, sono tutti fattori che hanno portato allo stravolgimento della loro vita lavorativa. È importante ora indirizzare gli sforzi verso la concreta realizzazione di obiettivi che mirino, oltre che ad incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ad affrancarle sul fronte del lavoro non retribuito.” ha commentato Antonella Inverno, Responsabile Politiche per l’infanzia di Save the Children. 

    Una situazione che si è solo aggravata con il Covid, ma che già prima della pandemia vedeva molte donne lasciate fuori dal mercato del lavoro a causa dell’impossibilità di coniugare vita lavorativa e familiare e realizzazione personale. Le misure per creare un ambiente più favorevole alle mamme possono essere molte e coinvolgere diversi settori dell’intervento pubblico, su vari livelli di governo – spiega l’Organizzazione nel suo rapporto – ma devono seguire una politica organica per essere realmente efficaci. Ad oggi invece se il divario di genere nei tassi di occupazione è già alto nella popolazione generale, tra i genitori di figli minorenni registra livelli troppo elevati: nel 2020, è aumentato di mezzo punto, arrivando a 30,7 p.p. di differenza, con i papà occupati all’87,8% e le mamme occupate al 57,1%. Inoltre, non solo le madri tendono ad essere molto meno presenti nel mondo del lavoro rispetto ai padri, ma la loro presenza, al contrario di quella dei padri, tende a diminuire al crescere del numero di figli.

    “Questi dati ci dicono come non ci sia più altro tempo da perdere: sono necessarie scelte politiche che mirino alla costruzione senza più ritardi di un sistema di protezione, di garanzie e stimoli per superare una situazione che relega le madri unicamente alla cura dei figli e della casa. Il primo passo dovrebbe essere quello di introdurre un congedo di paternità obbligatorio, per tutti i lavoratori, di almeno 3 mesi e di creare un sistema integrato da zero a sei anni, che offra un servizio di qualità e gratuito in cui i bambini abbiano la possibilità di apprendere e di vivere contesti educativi necessari al loro sviluppo” continua Antonella Inverno. “Vi sono ora fondi stanziati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e in Legge di Bilancio ma è ancora da chiarire come intervenire in via prioritaria nelle aree più carenti, per creare un’offerta pubblica e di qualità in comuni dove mancano risorse e capacità amministrativa per gestire un servizio complesso come un asilo nido, un servizio però che può davvero essere un grimaldello per aumentare il benessere delle bambine e dei bambini, dei loro genitori e di tutta la comunità.”

     

    Gli appuntamenti del municipio I di Roma per questo weekend

    Ecco gli Appuntamenti che il municipio I di Roma ha preparato per questo weekend. 
     
    Sabato 8 maggio alle 18.00 inauguriamo il Giardino di Largo Vittime del Terrorismo. Un momento importante per il nostro territorio, sul quale disseminiamo memoria. La città racconta, attraverso le pietre d'inciampo, le targhe, le steli. Questo giardino viene dedicato a tutte e tutti coloro che hanno perso la vita per mano del terrorismo.
     
    Domenica 9 maggio ricorre l'anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, trovato esamine in via Caetani. Era il maggio 1978. La memoria affiora dai muri e dalle strade e ci ricorda la nostra storia collettiva: abbiamo risistemato i marciapiedi sotto la targa marmorea dedicata a Moro e protetto l'area con fioriere. 
     
    Sempre domenica 9 maggio, alle ore 17.00, in via Lepanto inauguriamo la Panchina contro le mafie, dipinta da Simona Sarti nell'ambito del progetto "Io e l'altro" promosso dal Municipio Roma I Centro. Musica e riflessione accompagneranno questa inaugurazione, in un luogo già nutrito di memoria, dove abbiamo posto la targa a Stefano Cucchi e dove è stata inaugurata la panchina rossa contro la violenza sulle donne.
     
    Il Primo Municipio di Roma ci ricorda che a marzo è stata inaugurata la Casa del Municipio, in via Galilei 53, uno luogo al servizio della cittadinanza. A questo link trovate il regolamento e le informazioni utili per richiedere l'utilizzo degli spazi. Date un'occhiata! https://www.comune.roma.it/web/it/municipio-i-progetti.page?contentId=PRG774444 

    Una mostra dedicata a Giuseppe Modica Al Museo Hendrik Andersen

    Si aprirà al pubblico il 23 giugno 2021 la personale di Giuseppe Modica Atelier. Giuseppe Modica Opere 1990 – 2021 al Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte e afferente alla Direzione dei Musei Statali della Città di Roma, diretta da Mariastella Margozzi. 

    L’esposizione, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, resterà aperta al pubblico fino al 24 ottobre 2021.

     “La mostra che il Museo Hendrik Andersen dedica a Giuseppe Modica è un tributo alla sua carriera lunga e prolifica ma, al tempo stesso, un omaggio a Hendrik Christian Andersen nella casa museo dove sono raccolte quasi tutte le sue opere più importanti. Il percorso espositivo s'incentra sul tema dell'atelier, soggetto fra i più studiati dal pittore siciliano, ricorrente nella sua produzione come si vede dai titoli nei quali la parola “atelier” è un vero e proprio leitmotiv. Per Hendrik Andersen l’atelier è stato la sua vita. Nelle due sale del museo al pian terreno è ospitata la collezione permanente, esposta proprio in quelli che erano appunto atelier e galleria ovvero i luoghi dove Hendrik lavorava scolpendo le sue monumentali sculture e dove esponeva per amici, collezionisti e appassionati le sculture una volta fuse in bronzo e destinate, per la maggior parte, a ornare piazze ed edifici della sua città ideale rimasta ahimè irrealizzata”. Nel suo testo in catalogo, introduce così la mostra la curatrice Maria Giuseppina Di Monte.

    È in questo contesto museale che si inserisce la mostra di Giuseppe Modica sul tema dell’Atelier, un soggetto fortemente presente nella ricerca dell’artista già dal 1990. Gabriele Simongini co-curatore della mostra conduce lo spettatore a un viaggio dentro l’opera di Modica: “fra miraggi, riflessi, rifrazioni, esiti di controluce, rispecchiamenti, ci lasciamo andare perdendoci in questi labirinti della visione mediterranea, sapendo che ammiriamo un’illusione che ci porta altrove, forse un’utopia dello sguardo capace di dialogare efficacemente con quell’afflato utopistico e ideale che, pur in modi diversi, ovunque si diffonde nel Museo Andersen. La vicinanza della realtà visibile viene trasfigurata nella lontananza dell’aura metafisica. Il quadro diventa un dispositivo di moltiplicazione visiva e riflessivo/speculativa”.

    Il percorso espositivo si apre su un’opera emblematica di Modica, un omaggio al San Girolamo nello studio di Antonello da Messina con l’opera Omaggio ad Antonello (S. Girolamo nello studio) del 1990-91. Qui l’artista si ritrae seduto mentre dipinge, e lo studio, uno spazio assolato e aderente allo straordinario registro compositivo dell’opera di Antonello, si trasforma nell’atelier dell’artista, come a voler consacrare il valore della pittura.

    Attraverso gli anni, il tema dell’Atelier, si ripresenta con precise variazioni e cambiamenti. Più volte nelle mie note scritte mi sono soffermato sullo studio-atelier inteso come labor-oratorium: è nell'Atelier che si riordinano e chiariscono le idee; è in questo luogo magico che avviene la conversione alchemica dei pensieri, dei frammenti di memoria e delle annotazioni (schizzi, prove di colore, collage, foto) che si organizzano e prendono forma”. Così Giuseppe Modica inizia il racconto di questa sua nuova mostra e del grande valore intimo e simbolico del tema da essa percorso.

    L’Atelier è uno spazio privato che appartiene solo all’Artista, è un mondo fatto di luoghi illusori e di pensiero che qui diviene soggetto privilegiato, come si potrà vedere nelle 35 opere che compongono l’intero percorso espositivo.

    L’occhio del pittore rileva e rivela le cose, dando loro una fisionomia ed una identità prima sconosciuta: l’Artista rinomina il mondo e lo fa vedere attraverso il proprio stile e linguaggio in una luce e configurazione singolare e magica. L’Atelier è il luogo di un labirintico intreccio di impressioni del quotidiano e di memorie culturali che prendono forma in oggetti-personaggio: la macchina fotografica, lo specchio, la squadra, il cubo di Dürer e le enigmatiche presenze di Man Ray. Sul fronte dell’attualità la mostra di Modica presenta alcune opere dedicate al dramma dei migranti nel Mediterraneo e alla condizione di solitudine causata dall’attuale pandemia. L’atelier diventa una tela solitaria immersa nell’intensa luce dello studio d’artista dove lo sguardo dello spettatore si accende sulla geografia del dolore o si trasforma in uno spazio quasi buio con una visione minimale del mondo.

    Il catalogo è edito da Silvana Editoriale con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

    Giuseppe Modica nasce a Mazara del Vallo nel 1953. Tra i principali esponenti della pittura metafisica italiana del secondo Novecento, dopo gli studi all’Accademia di Belle arti di Firenze si stabilisce alla metà degli anni Ottanta a Roma. Nel 1986 la sua produzione suscita l’interesse di Leonardo Sciascia che ne scrive sottolineando lo studio della luce. Nel 1993 instaura un dialogo con A. Tabucchi, autore per Modica del racconto Le vacanze di Bernardo Soares. È inserito nel 1999 nel gruppo De Metaphisica da M. Fagiolo dell’Arco, curatore nel 2002 del catalogo La luce è la luce per le retrospettive a Mazara del Vallo, Roma e Arezzo. Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma dal 2004, le sue mostre sono state ospitate da musei, gallerie private e istituti di cultura: Aosta (1991), Ferrara, Palazzo dei Diamanti (1993); (1997) Casa dei Carraresi, Treviso; Barcellona e Mosca (2003), (2005) Loggiato di San Bartolomeo, Palermo; (2007) Convento del Carmine Galleria Civica, Marsala; (2007) Arte italiana a Palazzo Reale, Milano; (2008) Palazzo di Venezia, Roma; (2010) Galleria Civica, Potenza, (2015) Parigi, Galleria Sifrein e Sydney (2015), Melbourne (2016). Nel 2018 ha allestito a Pechino la mostra Light of memory, curata da Giorgio Agamben e Zhang Xiaoling.

    Green Jobs l'iniziativa per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale

    Sono 15 i progetti proposti da studenti genovesi, chiavaresi e torinesi al progetto "Green jobs" con Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo. Oltre 300 i ragazzi impegnati tra Piemonte e Genova.

    Dalla caccia al tesoro “ecologica” per scoprire Torino al macchinario che produce energia per la palestra, dai cestini smart per la raccolta dei rifiuti ai coloranti e fertilizzanti ricavati dagli scarti della produzione del vino, dai box con abiti usati recuperati alla app per raccogliere gli scarti dei prodotti invenduti.

    Sono 15 le mini-impese green piemontesi e genovesi che sono nate “in classe” con Green Jobs, iniziativa promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT in provincia di Torino e a Genova che ha coinvolto circa 300 giovani delle scuole secondarie di secondo grado in un percorso per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale e l’acquisizione delle competenze trasversali legate all’imprenditorialità e alle professioni della green economy. In particolare, i ragazzi che hanno partecipato frequentano le scuole secondarie di secondo grado di Torino, Nichelino, Genova e Chiavari.

    "Avrete tutti i vostri percorsi di vita e di studio e magari tra di voi potrebbe nascondersi un unicorno, come si dice delle migliori start up - dice Alberto Anfossi, segretario generale Fondazione Compagnia di San Paolo -. Ma anche se questo non dovesse succedere, questa capacità progettuale vi farà bene e farà bene alla vostra crescita e al futuro che è di tutti noi".

    "Le competenze oggi sono fondamentali, sia nello studio che per entrare nel mondo del lavoro - aggiunge Massimo Lapucci, segretario generale Fondazione CRT -. Soprattutto oggi che chi entra nel mondo del lavoro si troverà in pochi anni a svolgere mansioni che al momento non esistono nemmeno".

    Nato nel 2015 in Lombardia da Fondazione Cariplo, Green Jobs si è esteso a livello nazionale grazie al coinvolgimento di altre Fondazioni di origine bancaria aderenti alla Commissione Sviluppo Sostenibile di ACRI.

    Il percorso dei ragazzi

    I ragazzi di Green Jobs accompagnati da Junior Achievement Italia e da InVento Innovation Lab, hanno percorso tutte le tappe del progetto: dall’incontro di presentazione dell’iniziativa, all’hackaton “on life” con il lancio delle sfide ambientali coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la definizione della prima bozza del progetto, fino allo sviluppo del progetto stesso con l’approfondimento delle tematiche di sostenibilità ambientale ed economica e le costruzione di una struttura imprenditoriale.

    Green Jobs ha aiutato i ragazzi ad acquisire le soft skill sempre più richieste dal settore della green economy, come la capacità di lavorare in gruppo, di adottare un approccio multisettoriale per la risoluzione di problemi complessi e di sviluppare una comunicazione efficace.

    Premi per tutti dalle due fondazioni bancarie

    Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT hanno deciso di riconoscere alle scuole vincitrici e partecipanti un premio a fronte dell’impegno e della capacità di proporre soluzioni innovative e sostenibili coerenti con l’Agenda ONU 2030. Il premio potrà essere utilizzato per sostenere le attività didattiche e il consolidamento delle innovazioni nei processi di insegnamento e apprendimento.

     

    Fonte: Lavocedigenova.it

    Nasce GIOVANI2030.it, Il futuro del Paese comincia da qui! Ministro Dadone: Appropriatevi della piattaforma

    GIOVANI2030.it è la nuova casa digitale messa a disposizione dal Ministro Fabiana Dadone per tutti i giovani, residenti in Italia tra i 14 e i 35 anni, che nasce con l’intento di fornire ai ragazzi un punto unico di accesso a tutte le informazioni utili per conoscere il presente e orientarsi verso il proprio futuro nell’ambito della formazione, del volontariato, del lavoro, delle iniziative internazionali e culturali. 

    Giovani2030 è un chiaro riferimento al programma di sviluppo sostenibile sottoscritto dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, per guidare il mondo sulla strada da percorrere nei prossimi 10 anni. 

    GIOVANI2030 rappresenta al tempo stesso una community per lo scambio di esperienze e informazioni e una porta di ingresso alle opportunità di progetti e iniziative, accolte in sezioni dedicate, che le istituzioni pubbliche, le università, gli enti del terzo settore e le associazioni mettono a disposizione di ragazze e ragazzi.

    Gli effetti della pandemia hanno accentuato le disuguaglianze e si sono amplificati sui giovani costringendoli a un isolamento che rischia di danneggiare seriamente il Paese, non solo in termini di coesione sociale, ma di depauperamento del capitale umano e di freno allo sviluppo e alla ripresa. Le difficoltà nell’orientamento scolastico e formativo, soprattutto verso le specializzazioni tecniche, il fenomeno NEET che torna nuovamente a crescere nel nostro Paese, la negativa dinamica occupazionale dei giovani, hanno contribuito a far accrescere la diffidenza delle nuove generazioni nelle istituzioni.

    “Queste sono solo alcune delle emergenze dei giovani” dichiara il Ministro Dadone “che ci hanno indotto ad individuare strumenti concreti ed efficaci per superare, da subito, i grandi ostacoli che quotidianamente le nostre ragazze e ragazzi sono costretti a gestire. La nostra più grande sfida? Convincere il giovane demotivato e sfiduciato ad attingere nuova energia navigando in GIOVANI2030 e ad appropriarsi della piattaforma, utilizzandola come un affidabile compagno di viaggio verso il futuro”.

    Tutti i contenuti del portale sono esposti in modo semplice e chiaro, utilizzando un linguaggio adatto al target “giovani”, garantendo al contempo autorevolezza nella comunicazione. Un linguaggio accuratamente studiato per accorciare le distanze tra le istituzioni e i giovani al fine di farli diventare essi stessi ambasciatori e promotori del progetto. 

    Tante le sezioni utili per acquisire indicazioni su agevolazioni e incentivi, percorsi di formazione, bandi, iniziative nazionali e internazionali nell’ambito dell’orientamento allo studio, al lavoro, all’impresa, al volontariato. Storie, articoli e rubriche per stimolare i giovani ad esplorare nuove opportunità che verranno costantemente aggiornate. 

    “Con il suo lancio, il Dipartimento per le politiche giovanili avvia un percorso che costantemente sarà arricchito di nuove e aggiornate informazioni” aggiunge il Ministro abbiamo deciso infatti di lanciare il nostro nuovo progetto proprio in coincidenza con la presentazione a Bruxelles del PNRR che contiene, fra le altre, fondamentali misure e opportunità per i giovani. Come emerso dalla consultazione pubblica “Next Generation You” svoltasi via web dall’8 al 18 aprile 2021, alla quale hanno partecipato oltre 15.000 giovani, che ringrazio, il 94% dei rispondenti ha considerato molto importante realizzare un focal point per i giovani per avere informazioni sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quanto emerso denota un forte fabbisogno informativo da parte dei giovani al quale rispondiamo attraverso GIOVANI2030 impegnandoci a monitorare e dare informazioni su tutti i progetti del Pnrr che possono avere un impatto positivo sulla loro vita”.

    Dagli esiti della consultazione pubblicati oggi sul Portale è evidenziato che l’attuazione delle politiche giovanili trova, un evidente ostacolo, non tanto nell’assenza di opportunità e agevolazioni, quanto nella difficoltà di accesso dei giovani alle relative informazioni, in un quadro amministrativo molto frammentato dalla compresenza di più livelli di governo. La scarsa reperibilità delle informazioni dipende oggi dalla varietà degli interventi, messi in campo sia a livello statale che regionale, gestiti da amministrazioni differenti, con la conseguenza che i giovani sono spesso disorientati e non conoscono il canale informativo al quale rivolgersi.

    “Utilizzeremo questa piattaforma – conclude il Ministro - per mantenere un dialogo costante con le migliaia di giovani che hanno risposto alla nostra consultazione sperando di riconquistare parte della loro fiducia e costruire assieme un percorso di crescita di cui il nostro Paese ha fortemente bisogno”.

    Far parte di questa community è semplice:  registrando il proprio profilo o accedendo con le proprie credenziali SPID, si resta in costante aggiornamento anche grazie alla newsletter che mensilmente rimanderà a tutte le nuove iniziative, storie e testimonianze che popoleranno questa innovativa casa digitale.
     

    Proiezione del Docu-film sulla vita di Rosario Livatino, il saluto del Cardinale Bassetti

    Oggi presso Palazzo dei Marescialli, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei, ha assistito alla proiezione del docufilm sul giudice Rosario Livatino, che sarà beatificato ad Agrigento il prossimo 9 maggio. È presente il Presidente della Repubblica, Sergio MattarellaSignor Presidente della Repubblica, Signori Magistrati, Autorità. Di seguito condividiamo il saluto del cardinale Bassetti: 

    E' per me motivo di grande gioia essere presente qui a Roma in occasione della  presentazione del docufilm sulla vita di Rosario Livatino. Tra pochi giorni, domenica 9  maggio, il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina il 20 settembre 1990  verrà proclamato beato perché ucciso in “odio alla fede”. Una beatificazione che avviene,  come è noto, in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni  Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la  mafia colpevole di “calpestare il diritto santissimo di Dio” e di “uccidere” vite innocenti.  Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la  sua omelia: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. 

    Le parole che sono state pronunciate dai pontefici sulle organizzazioni malavitose sono  chiarissime. E a quelle di papa Wojtyla vorrei aggiungere le parole magisteriali di  Francesco che a Sibari, nel 2014, disse non solo che la malavita “è adorazione del male e  disprezzo del bene comune” ma che, soprattutto, quegli uomini che “vivono di malaffare  e di violenza” non sono in comunione con Dio e quindi “sono scomunicati”. 

    La malavita organizzata – la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda – non è quindi una  criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di  ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è  inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte  dell’anima delle persone. 

    Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che  sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del  diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una  presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino. Ho  letto alcune cronache dei giornali del 1990 che raccontano la morte del “giudice  ragazzino”. Egli viene definito come “un giovane e minuto magistrato di 38 anni” che da  “dieci anni faceva il suo dovere”: in definitiva era “un giudice incorruttibile”. 

    Rosario Livatino è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo  Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza  del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano  allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia. 

    Senza alcun dubbio, Rosario Livatino è stato un piccolo e giovane uomo ma, al tempo  stesso, è stato un gigante della verità. Un uomo che ha incarnato il Vangelo delle  Beatitudini perché egli aveva “fame e sete di giustizia”. 

    Livatino ci lascia dunque una preziosa eredità civile e un altrettanto importante eredità  spirituale. Il suo martirio parla alla Chiesa e all’Italia intera. Ma soprattutto parla alle  giovani generazioni: a coloro che non sono ancora compromessi e che possono, anzi,  devono resistere, con tutta l’energia e il coraggio della gioventù, alle false lusinghe  malavitose.  

    Vorrei riassumere l’eredità di Livatino con la stessa frase che ho utilizzato per ricordare  don Pino Puglisi: con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci  alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun  deprecabile inchino.

     

    Quando un film “guarisce” le ferite... Il libro, "Di fronte all’amore"

    "Di fronte all’amore. Tutto quello che ci resta da vivere. Suggestioni cinematografiche e letterarie" (In dialogo, euro 14,50) è l'ultimo libro di Arianna Prevedello, che si propone di accompagnare il lettore in un viaggio in alcune opere cinematografiche - in particolare “gli inizi” - alla ricerca di comprensioni sui sentimenti. Una ventina di film recenti che indagano il poliedrico mondo dei sentimenti umani.

    I film a volte possono ferirci o, invece, diventare balsamo per medicare le nostre ferite sentimentali ed esistenziali. Il cinema è un linguaggio che induce allo “stare di fronte”: di fronte allo schermo, di fronte all’amore. E questo stare di fronte diventa una serena chiave interpretativa (o un’amara consapevolezza) delle relazioni che abitano le nostre vite. Stiamo di fronte all’amore con i nostri occhiali (i nostri condizionamenti) e lo viviamo nel modo in cui ne siamo capaci. Ma allo stesso tempo – scrive l’autrice – «nel verbo “amare” risiede la salvezza delle nostre giornate, la possibilità di avvicinarsi alla fine […] con la beatitudine di chi ha fatto davvero del suo meglio».

    Una lettura appassionante per una riflessione profonda sugli affetti dove, in ogni capitolo, si trovano anche suggestioni offerte da saggi, romanzi e poesie che danno corpo a una bibliografia tanto eclettica quanto preziosa. Arianna Prevedello, scrittrice, esperta di cinema e animatrice culturale, ha lavorato per molti anni ai progetti di pastorale della comunicazione della diocesi di Padova ed è stata vicepresidente nazionale di Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) di cui è attualmente responsabile per l’ambito pastorale e formazione.

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