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    arrivano in Italia i LEGO Braille Bricks

    Arrivano anche in Italia i LEGO Braille Bricks: i celebri “mattoncini” diventano strumento di  didattica e inclusione grazie alla collaborazione fra LEGO Foundation, Federazione  Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti  Onlus 

    LEGO Foundation, fucina di idee del Gruppo LEGO, lancia in tutto il mondo un’iniziativa di didattica  e inclusione: i famosi mattoncini da costruzione LEGO (i bricks) sono stati adattati per poter essere  utilizzati dai bambini ciechi e ipovedenti. Su ogni mattoncino i sei “bottoni” per l’incastro dei pezzi  sono disposti in maniera da rappresentare le lettere e i numeri del codice di scrittura e lettura  Braille.  

    Lo scopo di questo innovativo progetto sociale è di rivolgersi non solo ad un pubblico di bambini  ciechi ed ipovedenti, ma a tutti i bambini affezionati a questo intramontabile gioco. I numeri e le  lettere sono infatti riprodotti su ogni mattoncino anche mediante i comuni caratteri tipografici. Un  sussidio didattico veramente inclusivo da condividere fra ciechi e vedenti.  

    Le confezioni di LEGO Braille Bricks, prodotte per ora in tredici lingue grazie alla collaborazione di  numerose Istituzioni per Ciechi internazionali, sono distribuite da LEGO Foundation gratuitamente  a tutti i 20 paesi che partecipano al progetto. Del prototipo italiano, supervisionato e testato  dall’Istituto dei Ciechi “Cavazza” di Bologna, è stata avviata in Danimarca la produzione, e parte dei  kit sono già arrivati a Roma, presso il Centro di Produzione del Materiale Didattico della  Federazione. Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus. 

    La Federazione, in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, individua i  beneficiari del progetto, prediligendo le istituzioni culturali impegnate in ambito pedagogico. Il  piano di distribuzione, che in ogni paese partecipante al progetto deve escludere la  commercializzazione, predilige i disabili della vista ma punta a raggiungere un numero di fruitori  più vasto. Lo spirito del progetto è infatti da un lato quello di creare una comunità di users in grado  di scambiarsi idee pedagogiche, e dall’altra di contribuire a creare momenti inclusivi di  apprendimento. 

    Come sottolinea il Presidente della Federazione Rodolfo Masto “per tutti i bambini è importante  poter sviluppare la motricità fine, la quale favorisce il controllo delle mani e delle dita, elemento  essenziale per lo sviluppo delle competenze esplorative e per un positivo potenziamento cognitivo.  In particolare i giovanissimi disabili visivi attraverso questo innovativo strumento avranno  un’ulteriore occasione per sollecitare la crescita qualitativa della tattilità. La Federazione  Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi è particolarmente lieta di prendere parte a questo progetto e  si impegna per la sua più ampia diffusione.” 

    Il Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Mario Barbuto, sperimentando in  anteprima i bricks ha così commentato: “Si tratta di una bellissima invenzione. Con questi  mattoncini è possibile sia apprendere il braille che svolgere attività di progettazione. E i compagni  dei nostri alunni non vedenti possono condividere le stesse attività didattiche! Perché al carattere  braille si associa il corrispettivo carattere nel tradizionale alfabeto di tutti. Tutti quindi possono  esercitarsi nel comporre parole, scrivere, o esercitarsi in attività di creazione tridimensionale,  come costruire torri o piramidi, insomma tutto quello che la fantasia di un bambino può concepire,  con grande divertimento e felicità per tutti.” 

    LEGO Foundation lavora al progetto con un team di pedagogisti, e mette a disposizione sul sito  dedicato www.legobraillebricks.com un’ampia serie di materiali ludico-didattici per esercitarsi con  i Braille Bricks. È inoltre attiva una pagina Facebook e molti paesi del mondo stanno contribuendo  a diffondere un messaggio comune. L’obiettivo? Learning Through Play! 

     

    Fondazione Circolo Rosselli: Quale futuro per il Paese con Giuseppe De Rita e Valdo Spini

    Chiude in bellezza il ciclo di incontri on line sul Rapporto annuale Censis 2020. I tre incontri già fatti hanno avuto molte visualizzazioni e migliaia di contatti su Facebook, un’occasione importante per conoscere e analizzare la situazione sociale del Paese, grazie agli interventi degli esperti del Censis e quelli coinvolti dalla Fondazione Circolo Rosselli.

    Il 18 febbraio alle ore 17.00, si tireranno le fila sulla situazione sociale del Paese con “Quello che resterà dopo lo stato d’eccezione”. Chiederemo agli intervenuti, che cosa aspettarsi quest’anno dalla società italiana. Interverrà il presidente del Censis Giuseppe De Rita, ed esperti in vari campi economici e sociali: l’economista Paolo BarattaRoberto Castaldi direttore Cesue ed Euractiv Italia, Salvatore Rossi presidente Telecom Italia, Lucilla Spini bio-antropologa del Iubs working group on gender equality e Andrea Puccetti imprenditore.

    Introduce e coordina il dibattito il prof. on. Valdo Spini, presidente Fondazione Circolo Fratelli Rosselli.

    Zoom: https://us02web.zoom.us/j/327598981

    "Binge eating" disturbo da alimentazione discontrollata

    Da poco classificato come terzo disturbo dell’alimentazione e della nutrizione, il binge eating è, insieme all’anoressia e alla bulimia, una grave patologia di cui  sono affetti, nel 50 % dei casi, uomini tra i 35 e i 50 anni. Presenta le stesse caratteristiche della bulimia nervosa, con l’abbuffata come elemento centrale, ma non è contraddistinta da alcun comportamento di compenso o di eliminazione né da alcun controllo del peso. La conseguenza più seria è quindi il sovrappeso, che può anche raggiungere il livello di obesità severa.
    L’assenza di controllo del peso e della forma fisica sbilancia questo disturbo sul versante dell’impulsività alimentare, in quanto sono episodi tipici il mangiare molto più rapidamente del normale e fino ad avere una sensazione dolorosa; il mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame o in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite; il provare disgusto di sé, intensa colpa o disagio dopo aver mangiato troppo.

    Una variante di questo disturbo alimentare, chiamata night-eating sindrome, si caratterizza per anoressia diurna ed insonnia notturna che può essere sconfitta soltanto assumendo grosse quantità di cibo (bulimia notturna).

    Si tratta di una patologia, pertanto, altamente invalidante che oltre alle problematiche di natura psicologica, ha forti ripercussioni anche sulla vita relazionale di chi ne è affetto e sul sistema sanitario nazionale. Ecco perché, attraverso la campagna Consumer Angels progetto finanziato dal Mise con il DM 07/02/2018 e portato avanti in collaborazione con UNC e UDICON, MDC sta combattendo una dura lotta contro la cattiva alimentazione e contro il cibo spazzatura, diffondendo nei giovani e nei consumatori la cultura del mangiare sano, per preservare la propria salute, intesa in senso non solo fisico ma anche come benessere mentale e sociale.

    Cosa nasconde il binge eating?

    L’obesità causata dall’alimentazione incontrollata costituisce per alcuni pazienti un mezzo di difesa, una barriera protettiva per mettersi al riparo dagli altri, visto che un corpo grasso e poco attraente viene da molti evitato, così auto-isolando la persona da aspetti legati alla sfera relazionale e sessuale.

    In altri casi il cibo viene usato per colmare un vuoto, per riempirsi e sentire di esistere, per darsi l’illusione di avere una posizione e un ruolo, manifestando il tutto attraverso una imponente massa corporea che può essere vista e talvolta temuta dagli altri. Altre volte invece è usato come strumento di autoaggressione e di punizione, in quanto l’iperalimentazione suscita fantasie distruttive: si mangia fino a voler scoppiare e a stare male.

    La caratteristica che accomuna molti dei pazienti che soffrono di tale disturbo è la sensazione di sentirsi un “perdente”, un fallito etichettato come tale da familiari, conoscenti, colleghi e amici al punto da perdere ogni stima di sé, da vivere sopraffatti dal senso di vergogna, inadeguatezza e di mortificazione e da mollare la presa davanti alle sfide della vita, rifugiandosi nel cibo come unica consolazione.

    Il binge eating, come un cane che si morde la coda, è quindi innescato da alti livelli di emozioni negative e, al tempo stesso, ha la funzione di mitigarne gli effetti. L’abbuffata compulsiva cerca di ridurre e annullare gli stati emotivi non desiderabili, i sensi di colpa, la tristezza, in quanto l’assunzione di cibo produce un immediato un senso di benessere e rilassamento a cui tuttavia seguono un abbassamento del livello di benessere psicofisico, una rinuncia a cercare altri stimoli gratificanti e un abbandono di altre attività.

    La semplice vista di cibo appetitoso può indurre in questi individui un maggior incremento dei livelli soggettivi di fame e di desiderio di assunzione, con impossibilità a resistere all’impulso e con la sensazione che solo in questo modo si possa raggiungere un appagamento e un grado accettabile di benessere, non diversamente e ulteriormente rinviabile.

    Esistono dei fattori scatenanti?

    Numerosi sono gli studi per comprendere innanzitutto se all’origine vi siano fattori genetici, neuroendocrini, evolutivi ed affettivi o sociali. Di certo, sembrerebbe che un ruolo importante sia giocato da difficili e traumatizzanti esperienze di vita infantile, dalla presenza di disturbi depressivi nei genitori, dalla tendenza all'obesità e dalla ripetuta esposizione a commenti negativi riguardo forma, peso e modalità di alimentazione.

    Eventi che portano il soggetto “vittima” – molto di frequente depressa - a trovare conforto, contemporaneamente, anche in altre dipendenze quali l'etilismo, la tossicodipendenza, l'autolesionismo, la cleptomania e la promiscuità sessuale.
     
    Il Presidente MDC, Francesco Luongo, particolarmente sensibile alla tematica dell’obesità e dei disturbi alimentari in genere, ha infatti rilevato come “il Binge Eating Disorder sia un fenomeno meno conosciuto ma sicuramente serio e grave al pari di anoressia e bulimia, di diabete giovanile e altri disturbi legali alla nutrizione, al punto da colpire ben  il 2-3% della popolazione adulta, con importante incidenza non solo sulla popolazione nazionale ma su tutta quella mondiale. Il disturbo inoltre, colpendo maggiormente tra i 35 e i 50 anni di età, grava notevolmente anche sul sistema sanitario nazionale, già fortemente colpito e in sofferenza dall’attuale situazione pandemica mondiale. Non va infatti trascurato il significativo dato che, tale patologia, verrebbe trattata – mostrando un modesto miglioramento – principalmente attraverso terapie farmacologiche con antidepressivi e pericolose cure dimagranti”.
     
    In una società sempre più attenta alla forma fisica e ossessionata dalla finta perfezione, nella quale chi non risponde a determinati canoni di bellezza si vede tristemente tagliato fuori, finendo inevitabilmente per non accettarsi così com’è,  appare allora sempre più importante preparare e consapevolizzare i giovani (ma non solo), dell’importanza di un bagaglio informativo e conoscitivo sufficientemente adeguato per destreggiarsi tra i messaggi ambigui e fuorvianti  di cui la rete e il mondo virtuale sono sopraffatti e sovraccarichi, per trovare  la propria strada e diventare ogni giorno di più consumatori e fruitori consapevoli, ovvero cittadini che scelgono e non si lasciano “condizionare passivamente” da condizionamenti esterni.
     

    Fonte: www.consumerangels.org

     

    Oggi alla Gregoriana "Tra labirinti e biblioteche"

    Considerata una delle opere letterarie più influenti della moderna civiltà occidentale,

    l’«Elogio della Follia» fu scritto nel 1509, anticipando molti dei temi che pochi anni più tardi saranno fatti propri anche da Martin Lutero.

    Piccolo saggio dichiaratamente e fortemente satirico sulla Chiesa, dedicato a un altro gigante della sua epoca, Tommaso Moro, l’«Elogio» è considerato uno dei frutti emblematici di quell’«umanesimo cristiano» che amava così tanto la Chiesa, da desiderare che diventasse meglio di quanto mostrava.

    Ce ne parlerà Stefano Del Bove, Docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Cappellano della nostra Università Gregoriana.

    Il Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado invita a:

    Tra labirinti e biblioteche

    I grandi libri della tradizione cristiana

    Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam / P. Stefano Del Bove s.j.

    Oggi  16 febbraio 2021, ore 17.30

    Per seguire l'evento in diretta su YouTube cliccare sul link:  http://bit.ly/bibliotecacristiana

     

    Progetto Gionata: Psicoterapia e omosessualità. Margherita Graglia e le buone prassi per l’inclusione

    Ospite gradita del Progetto Gionata è Margherita Graglia che, oltre ad essere psicologa e psicoterapeuta, si occupa anche di sessuologia clinica, di seguito l'intervista pubblicata su https://www.gionata.org/  in cui si parla di formazione

    Da cosa nasce questo suo interesse per le tematiche LGBT?

    Nello specifico durante gli studi universitari, anche se già alle superiori rivolgevo il mio interesse verso quelle correnti di pensiero che avevano uno sguardo critico verso i paradigmi dominanti. Negli anni dell’università, alla facoltà di psicologia, rimasi invece colpita dal fatto che i corsi non prevedevano uno spazio di approfondimento per i temi LGBT, a volte menzionati en passant, altre volte citati secondo una prospettiva più o meno patologizzante, ma molto spesso non considerati affatto.

    Erano gli anni ’90. Decisi così di approfondire questi temi, oltre a quelli del femminismo che da sempre mi avevano appassionata e scelsi di fare una tesi sperimentale: intervistai 30 terapeuti dell’Emilia Romagna sulle rappresentazioni che avevano nei confronti dei loro pazienti gay e lesbiche. Ne emergeva un quadro variegato, non privo di ambiguità, in cui la maggior parte non considerava gli orientamenti omo-bisessuali sullo stesso piano, in termini di salute e naturalità, dell’orientamento eterosessuale.

    Inoltre emergevano una serie di rappresentazioni negative nei confronti dell’omogenitorialità, ritenuta da alcuni una contraddizione rispetto all’orientamento omosessuale. Una ricerca che ho successivamente raccontato nel libro “Psicoterapia e omosessualità” (Carocci, 2009).

    Parte del suo lavoro consiste nel formare educatori e altre figure professionali (ad esempio sanitari e assistenti sociali) sulle tematiche inerenti l’identità sessuale e sull’inclusione. Qual è lo stato delle cose? È passibile di miglioramento?

    In questi 20 anni di attività come formatrice sui temi dell’identità sessuale e della promozione dell’inclusione delle persone LGBT ho assistito a molti cambiamenti significativi. Come dicevo prima, negli anni ’90, i temi LGBT nelle facoltà di psicologia non erano considerati temi significativi, oggi i principali insegnamenti prendono invece in considerazione questi aspetti e docenti e studenti portano avanti studi e ricerche su questo.

    Io ho iniziato a lavorare come formatrice nell’ambito educativo, era infatti la scuola il contesto in cui si esprimeva il maggior bisogno di intervento, gli insegnati ad esempio manifestavano il bisogno di avere strumenti di comprensione delle identità omosessuali, così come di saper intervenire ne casi di bullismo omofobico. Non erano solo singoli docenti a proporre iniziative, ma anche scuole che richiedevano interventi formativi. In quegli anni ho lavorato in varie regioni italiane.

    Ricordo con grande piacere quel periodo, in cui l’entusiasmo si accompagnava alla possibilità di realizzare e sperimentare interventi innovativi. Successivamente, oltre agli ambiti educativi si aprirono altri contesti, come quelli sanitari, non più esclusivamente interessati alla prevenzione dell’HIV, ma anche ai bisogni specifici di salute della popolazione omosessuale e a creare contesti inclusivi.

    Per continuare a leggere: https://www.gionata.org/psicoterapia-e-omosessualita-margherita-graglia-e-le-buone-prassi-per-linclusione/

    Network #educAzioni: dal nuovo governo aspettiamo un forte investimento sul diritto all’educazione

    Il network #educAzioni (composto da 10 reti nazionali che  comprendono centinaia di associazioni, ordini professionali, sindacati, organizzazioni di società civile) chiede al nuovo esecutivo che il tema del diritto all’educazione sin dai primi anni di vita sia posto al centro dell’azione del Governo e che si faccia un passo avanti coraggioso per investire sulla scuola e l’educazione. In questi mesi difficili, il network ha elaborato proposte concrete su temi cruciali quali: la costruzione di una rete di asili nido gratuiti su tutto il territorio nazionale, la diffusione del  tempo pieno e delle mense nella scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, la riduzione del numero degli alunni per classe, i “patti educativi di comunità”, da realizzarsi con il coinvolgimento del terzo settore e dell'associazionismo civico, la riqualificazione degli ambienti scolastici, per garantire sicurezza e qualità degli ambienti di apprendimento, la riforma della formazione e reclutamento degli insegnanti e l’aggiornamento continuo di tutto il personale della scuola. Su questi temi, la rete è certa di poter trovare nel neo ministro all’Istruzione Patrizio Bianchi un interlocutore attento e autorevole ed è pronta a collaborare per affrontare le prime importanti scadenze, a partire dalla definizione del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza per il “Next Generation Fund”.

    Governo, Forum Terzo settore: "Buon lavoro al presidente Draghi e al nuovo governo, il Terzo settore si aspetta un forte investimento nella coesione sociale del Paese.”

    "Il mondo del Terzo settore rivolge il suo augurio di buon lavoro al nuovo governo guidato da Mario Draghi, ed è pronto a un lavoro comune sulle sfide che aspettano il nostro Paese". Lo ha affermato Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale Terzo settore.

    "Adesso che il governo è in carica - spiega Fiaschi - auspichiamo che possa mettere in campo un investimento strutturale sul Terzo settore che può essere un attore principale nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo più inclusivo e sostenibile”.

    "L'Italia è in una emergenza sociale e economica senza precedenti, va rafforzata la coesione sociale, bisogna ricreare la fiducia nel futuro, soprattutto per le nuove generazioni: dobbiamo partire dall'iniziativa organizzata dei cittadini, capace di generare un impatto sociale positivo e buona economia. Insieme ce la possiamo fare." Conclude Fiaschi.

    INFO-DAY di PRIMA i bandi 2021 di prossima apertura

     il prossimo 17 febbraio si terrà l'INFO-DAY di PRIMA relativo ai bandi 2021 promosso dal Ministero Università e Ricerca assieme al Segretariato Italiano.

    L'evento si terrà da remoto, dalle ore 15.00 alle 16.30. Il programma in bozza è visionabile sul sito http://www.primaitaly.it/prima-info-day-2021/. Sullo stesso sito saranno disponibili nei prossimi giorni ulteriori informazioni e materiali, incluso il link per la diretta. 

    Durante l'info-day saranno presentati i bandi PRIMA per l'anno 2021. La cifra totale a bando è di oltre 68 milioni, di cui 7 messi a disposizione dal Ministero dell'Università e della Ricerca e destinati ai ricercatori italiani.

    Istituito Tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale. Zampa: “Strumento per organizzare al meglio servizi di assistenza e cura delle patologie mentali”

    Con decreto della Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa del 26 gennaio 2021 è stato istituito il Tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale presso la Direzione Generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute. Il Decreto sostituisce il decreto del Ministro della salute 24 gennaio 2019 e il Decreto del Direttore generale della prevenzione sanitaria 17 giugno 2019.

    Il Tavolo ha il compito di predisporre linee guida, linee di indirizzo e documenti scientifici, ivi compresi gli accordi sanciti in sede di Conferenza Stato-regioni e Conferenza unificata, e di verificare l’appropriatezza e la qualità dei percorsi di trattamento e riabilitazione erogati per i disturbi mentali. Lavorerà, inoltre, per individuare e affrontare, alla luce dei dati del Sistema informativo salute mentale, l’esistenza di eventuali criticità nei servizi territoriali e, a tal fine, elaborerà proposte per il loro superamento. Proporrà azioni operative e normative per favorire l’attuazione dei più appropriati modelli di intervento per la diagnosi, la cura e la riabilitazione psicosociale dei portatori di disagio psichico, finalizzati alla riduzione dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO) e volontari, la contenzione meccanica e quella farmacologica/chimica.

    “Considero l’istituzione di questo Tavolo una buona notizia ed un ottimo punto di partenza per un lavoro delicato e complesso. La salute mentale costituisce parte integrante della salute e del benessere generale, così come definita anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. È uno strumento che aiuterà ad organizzare al meglio i servizi deputati all’assistenza e alla cura delle patologie mentali, la cui crescente diffusione comporta un elevato carico di disabilità e di costi economici e sociali per le persone colpite e per le loro famiglie” – commenta la Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa.      

    Il Tavolo di lavoro ha la durata di tre anni ed è composto da persone che rappresentano Istituzioni, realtà organizzate, società scientifiche e portatrici di interesse del mondo della salute mentale. 

    In particolare, del Tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale fanno parte: 

    • • Dott.ssaLiliana La Sala, Ministero della salute, Direzione generale della prevenzione sanitaria
    • • Dott.ssaMaria Assunta Giannini, Ministero della salute, Direzione generale del personale, dell’organizzazione e del bilancio
    • • Dott.Emanuele Bottosso, Ministero della salute, Direzione generale della programmazione sanitaria
    • • Dott.Gianluca Voglino, Ministero della salute, Direzione generale delle professioni e delle risorse umane del servizio sanitario nazionale
    • • Dott.ssaMiriam Di Cesare, Ministero della salute, Direzione generale della digitalizzazione, dei sistemi informativi e di statistica
    • • Dott.ssa Chiriano Rossella, Ministero del lavoro e delle politiche sociali
    • • Prof. Raffaele Ciambrone, Ministero dell’istruzione (MI)
    • • Dott.Angelo Picardi, Istituto superiore di sanità (ISS)
    • • Dott.Giovanni Diana, Agenzia italiana del farmaco (AIFA)
    • • Dott.Fabrizio Starace, Società italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP)
    • • Dott.ssaAntonella Costantino, Società italiana di neuropsichiatria infantile (SINPIA)
    • • Dott.Massimo Di Giannantonio, Società italiana di psichiatria (SIP)
    • • Dott.ssaDaniela Rebecchi, Consiglio nazionale ordine psicologi (CNOP)
    • • Dott.ssaCristiana Brandolin, Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (FNOPI)
    • • Cons.Giovanna Parravicini, Consiglio nazionale assistenti sociali (CNOAS)
    • • Dott.ssaMila Ferri, Conferenza delle Regioni e Province autonome
    • • Dott.ssaPaola Sacchi, Conferenza delle Regioni e Province autonome
    • • Dott.Massimo Rosa, Conferenza delle Regioni e Province autonome
    • • Dott.Maurizio Mandolini, Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI)
    • • Cons.Giacomo Bazzoni, Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI)
    • • Ass. Pierfranco Maffè, Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI)
    • • Sig.raGisella Trincas, Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (U.N.A.SA.M.)
    • • Sig.raLina Tali Mattioli Corona, Associazione italiana tutela salute mentale (A.I.T.Sa.M.)
    • • Dott.Angelo Fioritti, Collegio nazionale dei dipartimenti di salute mentale
    • • Dott.ssaBarbara Rosina, Fondazione nazionale assistenti sociali (FNAS)
    • • Dott.ssaRoberta Famulari, Federazione nazionale ordini di tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (TSRM)
    • • Dott.ssaRita Ardito, Consulta del Consiglio nazionale Ordine degli psicologi (CNOP)
    • • Dott.Cesare Giovanni Moro, Società italiana di scienze infermieristiche in salute mentale (SI.SI.SM.)
    • • Prof.Nerina Dirindin, esperto del Ministro
    • • Dott. Giancarlo Rigon, psichiatra, neuropsichiatra infantile       
    • • Dott.Antonello D’Elia, Psichiatria Democratica.

    “È necessario garantire maggiori investimenti nel campo della salute mentale ed offrire migliore accesso alle cure per tutti e ovunque. Dobbiamo batterci contro i pregiudizi verso le persone affette da disturbi mentali: sono donne, uomini, bambini e adolescenti, di cui dobbiamo prenderci cura per restituirli a una vita autonoma e piena. Indirizziamo le nostre azioni verso una salute mentale di comunità, attraverso servizi di prossimità, investendo nella sanità territoriale e mettendo sempre al centro la persona, perché senza salute mentale non può esserci salute” – conclude la Sottosegretaria Zampa.

    Tutti a scuola con l’Atalanta, lezioni d'italiano per gli stranieri della Dea.

    L'Atalanta si conferma eccellenza in tutti i campi.  Il quotidiano "Il Manifesto", con un approfondimento, ha voluto così sottolineare l'organizzazione idilliaca della società nerazzurra che da anni primeggia nel settore giovanile. 

    L'Atalanta, conta nella sua rosa ben il 65,38% dei giocatori stranieri, che parlano una lingua diversa dall’italiano e risulta essere una delle squadre di Serie A con il più alto profilo multietnico e multilinguistico. I ragazzi che fanno parte del Settore Giovanile sono 350 dei quali 300 vivono presso la loro famiglia e 50 presso il convitto la Casa del Giovane, che accoglie i ragazzi dall’estero, in particolare provenienti dalla Polonia, dalla Croazia, dalla Slovenia e soprattutto da numerosi paesi dell’Africa.

    TUTOR VICINO AI RAGAZZI - Cinque qualificati professionisti interni all’Atalanta, che svolgono il ruolo di tutor, seguono in particolar modo i ragazzi stranieri della Dea del futuro. La loro educazione linguistica, messa a disposizione dalla Società, avviene sia presso la Casa del Giovane, dove vivono, grazie alla collaborazione di alcuni educatori, sia a scuola, dove frequentano un istituto professionale al fine di raggiungere un titolo di studio. Inoltre l'Atalanta - si legge sempre sul quotidiano - permette ai giovani tesserarti stranieri di continuare il legame di studio e cultura con il paese d'origine attraverso collegamenti online via Skype, tenuti da insegnanti dei paesi d'origine.

    Sara Colombo docente all’Università Rhainische Friedrich-Wilhelms di Bonn, che ha seguito il progetto dell’Atalanta, lo ha presentato nel corso di un convegno sulle politiche linguistiche delle società sportive, promosso dall’Università per stranieri di Siena.

    GASPERINI VUOLE CHE SI PARLI ITALIANO IN CAMPO - Il tecnico nerazzurro vuole che tutti i suoi calciatori stranieri conoscano la lingua italiana, perchè le indicazioni tattiche diffuse dalla panchina siano chiare a tutti, pertanto docenti di Italiano sono a servizio anche della Prima Squadra. Due ore di lezione settimanali previste per tutti, poi c'è chi come Gosens ha voluto approfondire a casa lo studio comprandosi e studiando con libri di italiano. 

     

    Fonte: https://www.tuttoatalanta.com/

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