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    AGEVOL'UP, L'APP PER I RAGAZZI CRESCIUTI IN AFFIDO O CASA FAMIGLIA

    Nasce ufficialmente la prima WebApp italiana dedicata ai ragazzi e alle ragazze care leaver (cresciuti in comunità, affido o casa-famiglia) e agli operatori (educatori, assistenti sociali, psicologi, ma anche giornalisti…) che lavorano nel settore dell’accoglienza e dell’accompagnamento all’autonomia.

    Agevol’Up, questo il nome scelto per la App, è online all’indirizzo www.agevolup.org

    Si tratta di un progetto che ha coinvolto in modo condiviso e partecipato ragazzi, volontari e collaboratori dell’associazione Agevolando, la prima associazione di care leaver in Italia. Attraverso questa app, Agevolando ha fortemente voluto dare vita a un luogo virtuale in cui incontrarsi e scambiarsi informazioni ed esperienze.

    Il progetto di Agevol’Up

    Diventare maggiorenni dopo un periodo trascorso “fuori famiglia” è una sfida difficile da affrontare da soli. Agevolando offre già molte opportunità di sostegno e accompagnamento ai giovani cresciuti in comunità o in affido, che oggi si arricchiscono anche di questo strumento.

    Con Agevol’Up si offre la possibilità di mettere in contatto i care leaver, unirli con un filo virtuale e permettere loro di organizzarsi, programmare eventi, comunicare e sentirsi partecipi di un progetto che li vede come un gruppo in movimento ed in costante crescita.

    Dopo una prima fase di ideazione con l’agenzia StrikeWeb di Trento, lo sviluppo dell’app è stato affidato alla società BitPurple di Bologna, a cui è stato affiancato un giovane care leaver, Jhonny Nilthon Apumayta, informatico, che ha così commentato questo lavoro: “Ringrazio Agevolando per avermi permesso di realizzare il progetto di un’applicazione nata per i care leaver e dai care leaver. Fin dalla sua fase iniziale sono state raccolte tutte le idee dei ragazzi creando qualcosa di utile sia ad Agevolando sia ai care leaver. Con questo progetto realizziamo uno spazio unico dove inserire tutte le nostre attività per i ragazzi distribuiti nelle varie sedi in varie parti del paese e un luogo protetto dove i ragazzi possono condividere strumenti e conoscenze per l’autonomia, utili al momento del compimento della maggiore età”.

    Aggiunge Marco Cretarola, web developer che ha seguito il progetto: “Questa app ha il grande potenziale di mostrare tutti i contenuti utili ai care leaver in un unico portale, senza pubblicità e altre distrazioni. Per noi è stato un vero piacere lavorare a un progetto così innovativo e unico in Italia”.

    Le sezioni della App

    Sono tre le principali sezioni della App. La sezione “Eventi” mostra gli eventi disponibili su tutto il territorio nazionale, taggati e suddivisi in base alla località geografica e alla tipologia. L’utente iscritto potrà interagire sull’evento commentando ed organizzandosi con gli altri care leaver per raggiungerlo parteciparvi. Tutti gli utenti registrati alla piattaforma hanno la possibilità di proporre nuovi eventi alla redazione.

    Care point” è invece il punto d’incontro tra gli operatori e i care leaver, una sezione che mostra tutta la mappatura sul territorio italiano ed europeo di quelli che abbiamo chiamato care point (sedi di Agevolando, Sportelli del neomaggiorenne, ma anche i riferimenti di altre associazioni in Italia e in Europa che si occupano dei care leaver). Ogni Care point ha la possibilità di personalizzare la propria pagina, gestire una bacheca con annunci (casa, lavoro, opportunità…) e un insieme di domande frequenti.

    Infine, la “Community”, cuore nevralgico della WebApp, è il punto di aggregazione che permette di dialogare con i propri amici inviando messaggi diretti o accedendo alla chat Telegram. Ogni utente ha a disposizione il proprio profilo personalizzabile e modificabile in base alle proprie necessità.

    La community è aperta ai care leaver e ai professionisti registrati alla piattaforma. Le iscrizioni vengono vagliate da un team responsabile della App.

    Agevol’Up è stata realizzata anche grazie alla collaborazione con Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e con il contributo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

    Commenta così Federico Zullo, presidente di Agevolando“Una applicazione dedicata ai e alle care leaver sarà lo strumento capace di ridurre le distanze tra i territori del nostro Paese e tale vicinanza potrà offrire a tutti e a tutte loro pari diritti e opportunità attraverso l’informazione, la conoscenza e la condivisione di buone pratiche e di concrete soluzioni, in un’ottica relazionale e generativa, in stretta sinergia con operatori, istituzioni, e cittadinanza. Il nostro sogno è che ogni ragazzo o ragazza in comunità o casa-famiglia possa accedere alla App e utilizzarla, in modo che diventi per tutti un punto di riferimento utile”.

    Tanti auguri città eterna! Oggi Roma fa 2774 anni

    La Città Eterna spegne una candelina in più, quella dei suoi 2774 anni. Un anno fa ci si è messo il Covid a stravolgere questa longeva tradizione, trasportando in streaming tutti gli eventi celebrativi. E anche il 21 aprile 2021 la Capitale deve fare i conti con le restrizioni e celebrare il suo compleanno in una maniera del tutto inconsueta.

    Natale di Roma: eventi ridotti dal Covid

    Le restrizioni, in alcuni casi, hanno addirittura anticipato le consuete celebrazioni: il Gruppo Storico Romano - noto per la tradizionale rievocazione storica - è stato protagonista di una lunga diretta domenica 18 aprile, dal Museo Etrusco di Villa Giulia, celebrando tra riti, fuochi sacri, gladiatori e vestali, i 2774 di Roma. Tutto in versione digitale.

    La giornata del 21 aprile prenderà il via con la tradizionale deposizione di una corona di alloro della Sindaca di Roma Virginia Raggi all’Altare della Patria in Piazza Venezia e proseguirà con la celebrazione della Santa Messa da parte del Cardinale Angelo De Donatis Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma alla Basilica dell’Ara Coeli.   
     
    La Sindaca in seguito presenterà la Medaglia celebrativa del 2774° Natale di Roma realizzata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il vincitore del Premio Cultori di Roma e il vincitore del Premio Certamen Capitolinum e la consegna della prima copia dell’edizione 2021 della Strenna dei Romanisti. Nel rispetto delle disposizioni e dei suggerimenti delle autorità sanitarie non è previsto pubblico presente.  

    Appuntamenti online e dal vivo in programma il 21 aprile

    A festeggiare la Capitale il 21 aprile sarà il Roseto Comunale che, in occasione del Natale di Roma, riapre le porte al pubblico, seppur con regole rigide, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid. Non mancheranno, inoltre, le speciali visite guidate ed escursioni per adulti e bambini. Per questi ultimi anche interessanti cacce al tesoro, sulle tracce degli antichi romani.

    A partire dal giorno del Natale di Roma, per alcuni mesi tutti i giorni dalle ore 21 in poi un suggestivo video mapping animerà con luci e colori la facciata dell’edificio situato sul lato nord della piazza che si affaccia su due dei monumenti più iconici di Roma, l’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto. L’installazione si svilupperà come la metamorfosi di una natura ispirata agli affreschi romani che avvolge e decora una reinterpretazione contemporanea e surreale del Mausoleo. Il palazzo illuminato dal video mapping ospiterà il Bvlgari Hotel di Roma la cui apertura è prevista nel 2022. 

    Romaison festeggerà il Natale di Roma con un racconto dedicato alla leggendaria nascita della città nelle sue trasposizioni cinematografiche più celebri: un incipit che disegna anche la matrice storica del costume a Roma. Mercoledì 21 aprile alle 12.30, per la ricorrenza del 2774° Natale di Roma, Clara Tosi Pamphili, curatrice del progetto, ripercorrerà il mito capitolino nel cinema e nel costume: dalle ricostruzioni epiche e fantasiose dei cosiddetti “sandaloni”, come “Romolo e Remo” (1961) diretto da Sergio Corbucci e sceneggiato - tra gli altri - da Sergio Leone, al rigore della recitazione e della filologia storica e linguistica del proto-latino in “Il Primo Re” (2019) di Matteo Rovere, premiato con il David di Donatello per la Fotografia. 

    Le celebrazioni per il Natale di Roma 2021 saranno l’occasione per un’osservazione ravvicinata e suggestiva dell’Ara Pacis, uno dei più importanti capolavori dell’arte romana, costruito tra il 13 e il 9 a.C. per celebrare la pace instaurata da Augusto sui territori dell’impero: il 21 aprile alle ore 11 sulla pagina Facebook del Museo dell’Ara Pacis sarà pubblicato un nuovo video sul museo e sul monumento, con riprese da drone e immagini suggestive, che mostrano i rilievi dell’altare eccezionalmente a colori. 

    Un altro video inedito propone una visita guidata virtuale alle Mura Aureliane con gli archeologi della Sovrintendenza. Saranno mostrati per la prima volta due tratti dei camminamenti, recentemente riqualificati e resi accessibili ai visitatori, a via Campania e a viale Pretoriano. Alle ore 12, sui canali social della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. 

    Appuntamenti in streaming anche alla Casa del Cinema, al Teatro dell'Opera e al Teatro di Roma. (Qui la programmazione di tutti gli eventi di Roma Capitale per il Natale di Roma)

     

    Fonte: Romatoday.it

    Crip Camp, disabilità rivoluzionarie, il documentario degli Obama

    Oscar o non Oscar, Crip Camp, disabilità rivoluzionarie è già entrato nell’olimpo dei documentari da vedere, studiare, condividere. Ci è entrato per un motivo molto semplice: racconta una storia straordinaria in un momento in cui ce n’è un enorme bisogno. La storia è quella di un gruppo di giovani disabili che a partire da Crip Camp, un campo estivo nello Stato di New York, cambiano il mondo diventando i pionieri della lotta per i diritti dei disabili, facendo approvare leggi e abbattendo “il muro della segregazione” che per troppo tempo ha fatto dell’esclusione la norma.

    Alla straordinarietà della storia si aggiunge il tempismo perfetto con cui il documentario arriva a noi: nell’anno della pandemia, che per molte persone disabili ha significato tornare indietro nella conquista di quei diritti e quelle libertà che mai nessuna sciagura globale dovrebbe più offuscare. Lo ha espresso chiaramente la FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap - nel suo manifesto-denuncia: “gli importanti risultati che erano stati ottenuti sul terreno dell’inclusione lavorativa, sociale, scolastica - in una parola, esistenziale - si stanno via via smantellando, restituendoci un Paese che è diventato meno accessibile, sempre meno accogliente e sempre più egoista”. Oggi più che mai, è tempo di “lottare per difendere i nostri diritti che sono gli stessi di tutti, per costruire una società in cui tutte le persone, nessuna esclusa, siano considerate cittadini, per continuare a rendere bella la nostra vita, come tutti”.

    Ecco, vedere e amare Crip Camp significa anche rifiutare tutti i passi indietro che la nostra società ha fatto in questi mesi di pandemia, partendo da una consapevolezza: dove eravamo non era abbastanza. Per realizzare una società davvero inclusiva serve un’energia testarda come quella dei protagonisti di Crip Camp.

    Il documentario – codiretto da James LeBrecht e Nicole Newnham, prodotto da Barack e Michelle Obama e distribuito da Netflix – ripercorre le origini del movimento per i diritti dei disabili negli Stati Uniti all’inizio degli anni Settanta. È candidato all’Oscar insieme ad altri eccellenti documentari, tra cui My Octopus Teacher: in attesa di conoscere il vincitore, nella notte tra domenica e lunedì prossimi, ci si lasci il piacere di parlarne un po’.

    Camp Jened fu la culla di quel movimento: nato come un centro estivo per disabili all’inizio degli anni Cinquanta, durante i Sessanta diventò un posto strano popolato di hippie, adolescenti e ragazzi con ogni grado di disabilità. Un posto in cui i ragazzi – spiega Larry Allison, direttore del campo - “potessero provare a fare gli adolescenti senza stereotipi ed etichette”: parlare, ridere, organizzare le attività, condividere esperienze, innamorarsi, litigare, fare pace… in una parola, vivere.

     

    Continua a leggere su: https://www.huffingtonpost.it/entry/crip-camp-disabilita-rivoluzionarie-oscar_it_607dad7ee4b0deb3d5b7b867

     

    "Viva Severini, fata solidale che vola oltre i cliché buonisti" articolo pubblicato sul giornale Il Riformista

    Vi proponiamo l'articolo scritto da Paolo Guzzanti, giornalista e politico, pubblicato su Il Riformista

    È un terreno scivolosissimo quello della solidarietà, del soccorso e in genere della bontà a metraggio. Probabilmente è stato perfezionato un modo, davvero costoso, per placare le poco inquiete coscienze sottoponendole a modesti ricatti che, attraverso modici versamenti su conto corrente o con un clic o un sms, scaricano insieme sia la coscienza e l’Iva. Ciò rende grigi tutti i gatti della notte buonista e si fa fatica a distinguere tra chi opera attivamente e con tenacia e chi invece ci fa buoni soldi in carriera buonista, con quel tanto di business che – sant’Iddio – neppure Santa Romana Chiesa si può del tutto negare. Ma ecco s’avanza uno strano soldato. Anzi, soldata. Anzi donna.

    Ed è Paola Severini, che fu anche la sposa del nostro grande amico Paolo Melograni (mollò il Pci dopo la repressione sovietica in Ungheria e fu tra i pochissimi, avvertendo che Palmiro Togliatti aveva rifiutato l’installazione di televisori nel partito perché mostravano troppo) di cui lei cura gli stupefacenti archivi, specialmente musicali. Perché parlarne? Perché è una persona testarda che francamente non pensavo fosse una persona autentica finché non l’ho conosciuta fra i suoi libri e il suo attivismo frenetico tra rubriche sul Corriere della Sera, lunghe e seguitissime dirette radiofoniche, convegni, congressi, avvenimenti – e fin qui saremmo e resteremmo banalmente sul sociale generico – se poi tutta questa frenesia ben organizzata non desse poi luogo a fatti, imprese, soccorsi, investimenti, organizzazione. Forse la qualità del manager – applicata alla diffusione e alla contaminazione del bene – è ciò che fa scattare in vetta alle classifiche sul pantano del generico. O forse mondano – se non fosse per gli effetti pratici di una tale attività formichesca quotidiana: stare e agire dalla parte di chi sta peggio, stare e mettersi con i disabili di qualsiasi genere, etnia e razza – se ancora la parola è lecita (ma no, è illecita) o provenienza e tutta quella vaga genetica delle apparenze in cui si frammenta il genere umano.

    Fosse per me, le dovrebbero dare un piccolo Nobel, un Oscar alla carriera – non una lapide per carità – ma magari intitolarle una grande festa sull’aia come nei quadri di Bruegel dove tutti ballano come matti, s’imbriacano e amoreggiano sfrontatamente sui pagliai per rendere omaggio all’energia della natura, alla festosa vita che se ne va – e questo è già abbastanza scioccante – ma che almeno finché c’è andrebbe accompagnata e assicurata specialmente a chi non ce la fa. Paola Severini Melograni è quel tipo di donna che non credo possa avere l’equivalente in maschile.
    C’è un diverso modo di porgersi e anche di organizzare sia la gentilezza che la comunicazione, la capacità di sbattersi per rubriche ed eventi, convegni e congressi, organizzare e mettere insieme e raccogliere fondi e portare concretamente quel che serve a chi serve. Ti pare poco. Se uno si prende la briga di guardare la rassegna stampa che la riguarda, prima di tutto ci vuole un camion, ma anche se ripiega sui pdf occorrono giorni.

    Credo si debba dire di lei una cosa che in genere non mi piace affatto ma che nel suo caso appare virtuosa: è trasversale. Ma nel senso che non sembra che guardi in faccia a nessuno. E lo fa. Senza ricorrere agli additivi del piagnisteo, ma semmai con la disposizione del bibliotecario e di chi amministra un ginnasio di corpi maltrattati e idee e sentimenti aperti e pronti all’uso. Io sono capitato un paio di volte su alcune trasmissioni radio sull’autismo, materia molto trattata nelle rubriche mediche e caritatevoli, ma la sua l’ho trovata semplicemente e graziosamente umana. Uno dei suoi slogan più efficaci è: “Da vicino, nessuno è normale”. Caspita, se è vero!”.

    Il problema è che ciascuno di noi da vicino è uno solo. Unico. Irripetibile. Peggio delle impronte digitali e dell’iride. E questa ci sembra una tappa raggiunta con successo definitivo, nel senso che da lì possono ripartire tutti per programmare questo famoso bene, questa inflazionata solidarietà, questa diffusione melensa delle chiacchiere che fanno parte del nuovo politicamente corretto, in attesa che arrivi la nuova tempesta delle fratture per identità sessuali che già colpisce gli Stati Uniti, i popoli di lingua inglese e la Francia. Da noi ancora non è arrivata e possiamo ancora dedicarci, come fa Paola Severini, all’inclusione dei corpi non identici, all’identità leggermente pop fortemente deformata, mai in concorrenza col mondo dei sani e dei perfetti, senza arianismi né piagnistei. Ci sembra un bel traguardo, e l’avventura è in pieno corso, dunque come si dice, continua.

     

    Come utilizzare i social media per la conoscenza e la memoria della Shoah? Partecipa alla ricerca

    Nell'ambito del progetto “Countering Holocaust distortion on social media. Promoting the positive use of Internet social technologies for teaching and learning about the Holocaust” (IHRA Grant no. 2020-792), l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Italia), in collaborazione con l’Institute of Educational Consulting, University of Education Weingarten (Germania) e il Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia, Università degli Studi di Firenze (Italia), stanno effettuando una ricerca sull’uso dei social media da parte di musei e memoriali della Shoah.

    Lo studio ha lo scopo di rilevare gli interessi, le motivazioni e i benefici degli utenti legati all’utilizzo di pagine o profili social per acquisire informazioni sui temi legati alla Shoah.

    L'indagine si rivolge specificamente agli utenti dei profili social di almeno uno dei seguenti cinque musei/memoriali:

    Fondazione Museo della Shoah 

    Memoriale della Shoah Milano 

    Fondazione Fossoli 

    Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah (MEIS)

    Fondazione Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza 

    Thiene. Al Sanga Bar un caffè con il ministro Erika Stefani. ‘Vero esempio di integrazione lavorativa’

    Erano visibilmente emozionati per la la visita d’eccezione al Sanga-Bar, il bistrot dell’inclusione di Thiene e l’hanno colpita. LMinistra per le disabilità Erika Stefani ha voluto conoscere da vicino l’impresa formativa aperta al Patronato San Gaetano lo scorso ottobre con l’obiettivo di dare spazio di crescita, formazione e lavoro ai giovani con disabilità e disturbi del neurosviluppo nel delicato momento di passaggio tra scuola e lavoro. Una mattinata felice per i ragazzi che lavorano nel bar, che si trova all’interno del Patronato San Gaetano e dove hanno trovato una loro identità: hanno incassato complimenti a valanga i baristi, che non si sono lasciati intimorire dalla presenza del governo in casa loro ed hanno sfroderato tutta la loro professionalità.

    Erano raggianti e fieri i camerieri e i baristi del locale, ragazzi inseriti in “Abilmente: un ponte tra scuola e lavoro per la disabilità”, progetto della start-up sociale ENGIM Impresa Formativa Srl e di ENGIM Veneto volto a offrire formazione a una trentina di giovani con disabilità cognitiva attraverso attività laboratoriali che favoriscono lo sviluppo di competenze utili all’autonomia lavorativa e personale. Il progetto nasce dall’esperienza decennale di Engim nella formazione e lavoro e dalla consapevolezza che tempi complessi richiedono strumenti nuovi e flessibili per poter rendere più efficace e innovativa la formazione, in particolare delle persone con maggiori fragilità. Soddisfatto e a tratto commosso il sindaco Giovanni Battista Casarotto, che ha sempre esaltato il progetto della psicologa Marta Rigo, che è stata la prima a crederà in quei ragazzi speciali che le stanno dando soddisfazione e voglia di crescere ancora.

    La Ministra Stefani ha chiacchierato con i ragazzi del bistrot e ha detto: “Quella del Sanga-Bar è una bellissima realtà dalla quale trarre spunto e consiglio. Qui abbiamo la prova di cosa è un’impresa formativa, un modello che permette la transizione dei ragazzi dalla formazione al lavoro. Principio costituzionale e asse portante del nostro Stato, il lavoro non solo nobilita, ma insegna e permette di fare parte della società. Abbiamo vissuto un anno di difficoltà e molte aziende sono state anche costrette a ridurre la loro attività. Oggi le aziende e le persone chiedono di lavorare perché il lavoro permette di confrontarsi e di crescere. La realtà che ho visto a Thiene è una delle eccellenze che dimostrano come si può fare per affrontare il tema non facile del collocamento mirato per dare la possibilità alle persone con disabilità di lavorare”.

    Continua a leggere su: https://www.altovicentinonline.it/attualita-2/thiene-al-sanga-bar-un-caffe-con-il-ministro-erika-stefani-vero-esempio-di-integrazione-lavorativa/

     

    fonte: https://www.altovicentinonline.it/

    Dog Film Festival e FNOVI insieme per una campagna di sensibilizzazione a non abbandonare il proprio amico a quattro zampe

    Alziamo il velo! Affetto fa rima con rispetto e non con possesso.


    Una verità essenziale che, a volte, viene fraintesa a danno dei nostri familiari a quattro zampe.
    La responsabilità di avere vicino un animale con cui si decide di condividere la propria vita, non raramente viene elusa con una discontinuità drammatica: l'abbandono del cane, atto sconsiderato e criminale al quale possono concorrere differenti motivazioni, ma che trova nel cane la vittima certa.
    L’abbandono è un reato ed è sempre l’ultimo atto di una serie di azioni scriteriate che negano il concetto di rispetto e familiarità responsabile con gli animali.
    Per prevenire e combattere l’abbandono dei cani e lanciare un forte messaggio di sensibilizzazione sull’argomento, Dog Film Festival e FNOVI, Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, lanciano una specifica campagna di sensibilizzazione ideata da Artix e in programma sui rispettivi canali social.

    Un'azione di responsabilità, quella messa in campo da Dog Film Festival e FNOVI, motivata dalla sempre più drammatica situazione che vede crescere l’affluenza in canili e rifugi di creature maltrattate e abbandonate in ogni luogo.
    Riassumendo, le principali cause di abbandono di un animale domestico sono imputabili in parte al proprietario – per problemi economici, trasferimenti, problemi di salute, separazioni dei coniugi – e in parte a problemi comportamentali dell’animale manifestati tramite aggressività, paure/fobie o ansia da separazione. Nel canile rifugio sono ammessi i cani che, trascorsi 10 giorni nel canile sanitario, non sono stati restituiti al proprietario: tra questi ci sono cani rinvenuti vaganti sul territorio privi di microchip, cani prelevati dalle forze dell’ordine e sottoposti a sequestro sanitario, amministrativo o penale, ma anche cani volontariamente ceduti in modo temporaneo o definitivo dal proprietario.

    Il canile dovrebbe essere un luogo nel quale il cane rimane per un periodo limitato in previsione del suo reinserimento in una nuova famiglia, ma non sempre le cose vanno così; in alcuni casi, i cani rischiano di rimanere per molti anni, se non addirittura per tutta la vita, in un luogo che può essere fonte di grande stress, senza punti di riferimento e figure di attaccamento, mancanza di routine e di relazioni intra e interspecifiche, oltre all’impossibilità di espletare il repertorio comportamentale proprio. Un cane che ha perduto il proprio contesto entra così in una condizione di sofferenza psico-fisica che finisce per avere ripercussioni a lungo termine.

    Per fortuna, i dati registrati nel 2020 parlano di un incremento delle adozioni nei canili che va dal 3 al 15%: è probabile conseguenza della situazione di chiusura pandemica a cui l’intera popolazione è stata sottoposta, ma è un dato che si auspica vedere sviluppato confidando però in una maggiore responsabilizzazione, soprattutto quando le porte della normalità di viaggi e vacanze si riapriranno.
    Un animale da affezione arricchisce la vita, offre compagnia, dà conforto e sostegno psicologico, funge da facilitatore sociale, consente al proprietario di mantenere una routine (legata al suo accudimento) e di uscire all’aria aperta.

    Secondo FNOVI, un colloquio con il medico veterinario è indispensabile, prima di far entrare nella propria vita un cane, per capire meglio non solo le responsabilità che ci aspettano ma anche la giusta scelta da fare sulla specifica tipologia di cane, come prevenire possibili malattie e soprattutto porre le basi per una serena convivenza.
    Le basi del possesso responsabile si fondano sulla conoscenza di un linguaggio comune e sull’educazione al rispetto e, per un orientamento di base, è utile consultare il materiale didattico realizzato da FNOVI in collaborazione con il Ministero della Salute e disponibile sul portale
    https://www.fnovi.it/sites/default/files/Patentino%20FNOVI%202020_0.pdf

    “Lo slogan di questa campagna, che rivolgiamo sia a chi già vive con un cane e sia a chi non ha fatto ancora questa scelta, “Se mi abbandoni rimani solo” - dichiara Marco Panella, curatore del Dog Film Festival - vuole sottolineare proprio lo spirito comunitario e familiare che si instaura con un cane nel momento in cui entra nella nostra vita e il profondo vuoto affettivo che si apre quando la lascia".”

    Nel frattempo, la rassegna cine-letteraria incentrata sull’universo del Cane nel suo rapporto empatico con gli esseri umani, continua a raccogliere le iscrizioni: si ha tempo fino al 30 maggio per iscriversi e concorrere nella sezione Producers, Lovers o Writers.


    Bandi di iscrizione, regolamento e dettagli al sito ufficiale https://dogfilmfestival.it/

    Andrea Ranocchia, protagonista dell’edizione speciale di “Inclusione, un gioco da ragazzi”

    Oggi 23 aprile alle 18 il calciatore Andrea Ranocchia sarà in diretta con UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare per il diritto al gioco dei bambini con disabilità.

    Sarà il calciatore Andrea Ranocchia, difensore dell’Inter, il protagonista dell’edizione speciale del format “Inclusione, un gioco da ragazzi”, le dirette live promosse da UILDM per sostenere il progetto “A scuola di inclusione: giocando si impara”, in difesa del diritto al gioco dei bambini con disabilità.

    La diretta con Andrea Ranocchia sarà l'occasione per conoscere da vicino un campione che da sempre rende concrete le parole "fare squadra", e per continuare a raccontare il progetto UILDM “A scuola di inclusione: giocando si impara”, per l'installazione di giostre accessibili nei parchi gioco italiani. Un progetto al quale stanno contribuendo in tanti: a partire dai volontari UILDM sempre in prima linea per l’inclusione, le amministrazioni comunali, gli insegnanti e gli studenti delle scuole coinvolte, fino agli oltre 1.000 donatori che hanno sostenuto il progetto.
    Andrea Ranocchia sarà in compagnia del presidente nazionale UILDM Marco Rasconi e del segretario nazionale Maurizio Conte.   
    L’evento andrà in onda venerdì 23 aprile alle 18 in contemporanea sul canale Youtube (https://www.youtube.com/user/UILDMcomunicazione) e sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/uildm.naz) di UILDM.           

    Andrea Ranocchia
    Nasce ad Assisi il 16 febbraio 1988. Comincia la carriera nel vivaio del Bastia, prima di passare, nel 2004, nelle giovanili dell’Arezzo con cui esordisce in prima squadra debuttando da professionista in Serie B. Nel 2008 viene acquistato dal Genoa e ceduto a titolo temporaneo al Bari: in Puglia il giocatore viene impiegato con continuità e contribuisce positivamente ai risultati della squadra. Coi biancorossi, Ranocchia esordisce in Serie A segnando il suo primo gol il 18 ottobre 2009. Tornato al Genoa, passa all’Inter nel gennaio del 2011. Esordisce durante gli ottavi di finale di Coppa Italia disputati proprio contro il Genoa, mentre il 19 febbraio segna la sua prima rete nel match vinto 1- 0 contro il Cagliari. È in campo nella finale di Coppa Italia disputata e vinta dall’Inter contro il Palermo nel 2011. Nel 2016 si trasferisce in prestito alla Sampdoria; l’anno successivo è in Inghilterra, all’Hull City, prima del suo ritorno in nerazzurro nel giugno 2017. Dopo aver giocato nell’Italia Under 20 e 21, Andrea esordisce con la Nazionale maggiore il 17 novembre 2010 nell’amichevole contro la Romania.

    A scuola di inclusione: giocando si impara

    A scuola di inclusione: giocando si impara” - presente fino al 30 novembre sulla piattaforma For Funding di Intesa Sanpaolo - promuove il diritto al gioco dei bambini con disabilità attraverso una serie di azioni mirate di sensibilizzazione nelle scuole e di riqualificazione in ottica inclusiva di parchi e aree verdi.

    Gli interventi, in programma a partire da questa primavera, prevedono l’installazione di giostre inclusive, pannelli sensoriali, tavoli da pic nic accessibili anche alle persone in carrozzina insieme a pavimentazioni anti trauma per rendere più accoglienti i parchi di 24 Comuni.

    Con i fondi raccolti UILDM potrà installare:

    • 17 altalene con sedile a “cesto”, adatte anche dai bambini con disabilità, complete della pavimentazione antitrauma;
    • 17 giostre “Carosello” dove possono giocare insieme bambini con e senza disabilità;
    • 30 pannelli sensoriali o figurativi colorati;
    • 8 set di tavoli di legno a sbalzo per consentirne l’utilizzo a persone con disabilità motoria e panche con spalliera.

    Grazie al contributo di più di 1.000 donatori UILDM ha raccolto quasi 40.000 euro di donazioni, che permetteranno di realizzare i primi interventi di riqualificazione in tre parchi gioco, a Napoli, Genova e Venezia.

    Fino al 30 novembre tutti possono dare il proprio contributo per rendere accessibili i parchi e garantire il diritto al gioco dei bambini con disabilità.

     


    Ecco il link per fare la donazione: https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/giocando-si-impara.

     

    6° Giornata Nazionale della Salute della Donna - 22 aprile

    I videomessaggi del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri Ambasciatore Elisabetta Belloni, l’On. Beatrice Lorenzin ex Ministro della Salute, Ornella Barra Co-Chief Operating Officer Walgreens Boots Alliance, Patrizia Polliotto, Presidente IRCSS–Istituto Ortopedico Galeazzi e Carla Vittoria Maira, Presidente di Atena Donna, promotrice della Giornata.

    L’attuale situazione pandemica ha notevolmente accentuato le differenze di genere. Le donne hanno scoperto che spesso i loro lavori sono più precari ed è aumentato il loro carico di responsabilità familiari e attività casalinghe. In molti casi la DAD è stata motivo di disagio per le madri, che hanno dovuto organizzarsi per seguire i ragazzi, sacrificando le proprie attività. Ciò ha reso le donne più fragili, meno autonome, costrette spesso ad accettare situazioni di violenza psicologica e fisica. Malgrado tutto ciò molte donne hanno proseguito, con forza e tenacia, il loro impegno, in prima linea, nelle corsie degli ospedali o in altre occupazioni essenziali del Paese. 

    “In questo quadro preoccupante - dice la Presidente di Atena Donna Carla Vittoria Maira - si inserisce l’ulteriore aspetto che riguarda il particolare momento che stiamo vivendo, e cioè il fatto che la pandemia ha interrotto i consueti iter di prevenzione riguardo la salute in genere e quella femminile in particolare, proprio per le tante problematiche che le donne hanno dovuto affrontare e spesso per la difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria, per motivi economici, logistici o per paura di contrarre il virus.  Di conseguenza, molte donne potranno scoprire di avere una malattia in fase più avanzata, e molte altre avranno dovuto rinviare un trattamento necessario o non saranno state in grado di effettuare visite di controllo regolari. Sono estremamente preoccupanti i dati relativi all’oncologia, alla salute cardiovascolare e ad altre patologie come il diabete, che dall’inizio della pandemia registrano un calo costante dell’accesso alla diagnosi e ai trattamenti”. 

    Il 22 aprile, data di nascita del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, ricorre la Giornata Nazionale della Salute della Donna, voluta dal Comitato Atena Donna insieme al Ministero della Salute, che rappresenta un momento importante per porre al centro dell’attenzione i temi legati alla salute della donna. In questa occasione, negli anni, molti ospedali hanno aperto le loro porte e i loro ambulatori per permettere di effettuare screening e visite gratuite.  “Atena da sempre promuove la cultura di una corretta informazione e prevenzione sanitaria, essenziali per intercettare in tempo molte patologie, prima che diventi difficile combatterle - prosegue Carla Vittoria Maira - La Giornata Nazionale deve essere quest’anno l’occasione per lanciare un messaggio forte, che raggiunga tutte le donne, ricordando loro di non trascurare l’agenda della prevenzione e di eseguire gli esami di screening consigliati per fasce di età, nonostante le difficoltà che questo momento comporta”.

    #CONCENTRATISULLATUASALUTE è il messaggio che il Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati, il Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Ambasciatore Elisabetta Belloni, l’on. Beatrice Lorenzin ex Ministro della Salute, Ornella Barra Co-Chief Operating Officer Walgreens Boots Alliance, Patrizia Polliotto Presidente IRCSS – Istituto Ortopedico Galeazzi Spa, insieme alla Presidente Carla Vittoria Maira, hanno voluto inviare a tutte le donne attraverso un video, ricordando l’importanza della prevenzione e della scrupolosa e attenta cura di ogni malattia.

    Anche Rocío Muñoz Morales, preziosa testimonial di Atena Donna e da sempre a fianco di Atena insieme a Raoul Bova, da anni si impegna con la Fondazione ad incoraggiare le donne ad avere più attenzione al proprio stato psico-fisico.

    #CONCENTRATISULLATUASALUTE è il messaggio che sarà anche sui braccialetti che sono stati commissionati, come negli anni precedenti, alle donne che si trovano negli istituti di pena, attraverso l’associazione Made in carcere.

    Carla Vittoria Maira conclude anticipando che Atena ha predisposto anche un progetto da presentare al prossimo W20 per chiedere, in collaborazione con il Ministero della Salute, che la Giornata dedicata alla salute della donna diventi Internazionale, proprio perché la salute femminile è un bene da promuovere, lungo tutto, l’arco della vita, dall’infanzia alla senescenza, e, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella negli anni precedenti, costituisce un bene primario e collettivo, la cui tutela non deve conoscere ostacoli e limitazioni. E’ importante dunque invitare le istituzioni a considerare la salute della donna come obiettivo strategico per la sanità pubblica.

     

    CEI: Messaggio nel 20° anniversario della Charta Œcumenica (22 aprile 2001 – 22 aprile 2021)

    Vent’anni fa le Chiese cristiane in Europa sottoscrivevano la Charta Œcumenica,  un documento contenente le “Linee guida per la crescita della collaborazione” tra di loro,  frutto di un paziente e sapiente lavoro avviato con la prima Assemblea Ecumenica Euro pea, svoltasi a Basilea nel 1989. Tra la caduta di muri e cortine che attraversavano l’Eu ropa e il drammatico crollo delle Torri Gemelle, le Chiese cristiane avevano saputo ela borare insieme un cammino di conoscenza sempre più profonda e di convergenza verso  una testimonianza comune da rendere al Signore della storia. Avevano saputo impegnarsi  concretamente a fare di questa collaborazione fraterna un segno credibile di un’unità pos sibile e un annuncio del Vangelo della pace. Un cammino di speranza per tutti, offerto dai  cristiani ai loro fratelli e sorelle in umanità. 

    Oggi, a vent’anni di distanza, l’Europa e le Chiese presenti nel continente si ritro vano nel pieno di un’altra sfida epocale: la crisi economica, i cambiamenti climatici, i  flussi migratori e, da ultimo, la pandemia che affliggono il mondo intero e colpiscono  l’Europa al cuore dei suoi valori e principi di convivenza civile e di solidarietà umana. La  ricerca della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato, che le Chiese in Europa  hanno fatto esplicitamente propria a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, si  declina oggi come cura delle persone e delle relazioni, come fratellanza umana e custodia  della terra, come bene comune. 

    Anche in Italia il terreno pazientemente lavorato da tante donne e uomini, disce poli dell’unico Signore Gesù Cristo, e il seme gettato vent’anni fa dalle Chiese presenti in  Europa con la Charta Œcumenica, si sono trasformati in impegno quotidiano, in faticosa  ma convinta ricerca di cammini nuovi e antichi per rendere possibile la “corsa del Vange lo” nell’oggi della storia. Molti degli impegni presi insieme dalle Chiese cristiane nel  2001 restano ancora da attuare, ma un preciso solco di sequela del Signore Gesù è trac ciato. In tante regioni e città sono sorti in questi vent’anni Consigli di Chiese cristiane che  hanno posto la Charta Œcumenica tra i fondamenti costitutivi. Sono segni incoraggianti  che non dobbiamo e non vogliamo lasciar cadere, ma custodire e alimentare, affinché si ano fermento di unità e di riconciliazione. 

    In sintonia con la Dichiarazione congiunta della Conferenza delle Chiese Europee  e del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa in occasione di questo anniversa rio, rendiamo grazie al Signore per quanto ha operato in mezzo a noi, attraverso di noi e  nonostante noi, in questi venti anni, e nuovamente ci impegniamo a una collaborazione fraterna secondo quelle Linee guida, che diventi sempre più una te stimonianza comune affinché i discepoli del Signore “siano una cosa sola e il mondo  creda” (Gv 17,21).

     

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