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    Una mostra dedicata a Giuseppe Modica Al Museo Hendrik Andersen

    Si aprirà al pubblico il 23 giugno 2021 la personale di Giuseppe Modica Atelier. Giuseppe Modica Opere 1990 – 2021 al Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte e afferente alla Direzione dei Musei Statali della Città di Roma, diretta da Mariastella Margozzi. 

    L’esposizione, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, resterà aperta al pubblico fino al 24 ottobre 2021.

     “La mostra che il Museo Hendrik Andersen dedica a Giuseppe Modica è un tributo alla sua carriera lunga e prolifica ma, al tempo stesso, un omaggio a Hendrik Christian Andersen nella casa museo dove sono raccolte quasi tutte le sue opere più importanti. Il percorso espositivo s'incentra sul tema dell'atelier, soggetto fra i più studiati dal pittore siciliano, ricorrente nella sua produzione come si vede dai titoli nei quali la parola “atelier” è un vero e proprio leitmotiv. Per Hendrik Andersen l’atelier è stato la sua vita. Nelle due sale del museo al pian terreno è ospitata la collezione permanente, esposta proprio in quelli che erano appunto atelier e galleria ovvero i luoghi dove Hendrik lavorava scolpendo le sue monumentali sculture e dove esponeva per amici, collezionisti e appassionati le sculture una volta fuse in bronzo e destinate, per la maggior parte, a ornare piazze ed edifici della sua città ideale rimasta ahimè irrealizzata”. Nel suo testo in catalogo, introduce così la mostra la curatrice Maria Giuseppina Di Monte.

    È in questo contesto museale che si inserisce la mostra di Giuseppe Modica sul tema dell’Atelier, un soggetto fortemente presente nella ricerca dell’artista già dal 1990. Gabriele Simongini co-curatore della mostra conduce lo spettatore a un viaggio dentro l’opera di Modica: “fra miraggi, riflessi, rifrazioni, esiti di controluce, rispecchiamenti, ci lasciamo andare perdendoci in questi labirinti della visione mediterranea, sapendo che ammiriamo un’illusione che ci porta altrove, forse un’utopia dello sguardo capace di dialogare efficacemente con quell’afflato utopistico e ideale che, pur in modi diversi, ovunque si diffonde nel Museo Andersen. La vicinanza della realtà visibile viene trasfigurata nella lontananza dell’aura metafisica. Il quadro diventa un dispositivo di moltiplicazione visiva e riflessivo/speculativa”.

    Il percorso espositivo si apre su un’opera emblematica di Modica, un omaggio al San Girolamo nello studio di Antonello da Messina con l’opera Omaggio ad Antonello (S. Girolamo nello studio) del 1990-91. Qui l’artista si ritrae seduto mentre dipinge, e lo studio, uno spazio assolato e aderente allo straordinario registro compositivo dell’opera di Antonello, si trasforma nell’atelier dell’artista, come a voler consacrare il valore della pittura.

    Attraverso gli anni, il tema dell’Atelier, si ripresenta con precise variazioni e cambiamenti. Più volte nelle mie note scritte mi sono soffermato sullo studio-atelier inteso come labor-oratorium: è nell'Atelier che si riordinano e chiariscono le idee; è in questo luogo magico che avviene la conversione alchemica dei pensieri, dei frammenti di memoria e delle annotazioni (schizzi, prove di colore, collage, foto) che si organizzano e prendono forma”. Così Giuseppe Modica inizia il racconto di questa sua nuova mostra e del grande valore intimo e simbolico del tema da essa percorso.

    L’Atelier è uno spazio privato che appartiene solo all’Artista, è un mondo fatto di luoghi illusori e di pensiero che qui diviene soggetto privilegiato, come si potrà vedere nelle 35 opere che compongono l’intero percorso espositivo.

    L’occhio del pittore rileva e rivela le cose, dando loro una fisionomia ed una identità prima sconosciuta: l’Artista rinomina il mondo e lo fa vedere attraverso il proprio stile e linguaggio in una luce e configurazione singolare e magica. L’Atelier è il luogo di un labirintico intreccio di impressioni del quotidiano e di memorie culturali che prendono forma in oggetti-personaggio: la macchina fotografica, lo specchio, la squadra, il cubo di Dürer e le enigmatiche presenze di Man Ray. Sul fronte dell’attualità la mostra di Modica presenta alcune opere dedicate al dramma dei migranti nel Mediterraneo e alla condizione di solitudine causata dall’attuale pandemia. L’atelier diventa una tela solitaria immersa nell’intensa luce dello studio d’artista dove lo sguardo dello spettatore si accende sulla geografia del dolore o si trasforma in uno spazio quasi buio con una visione minimale del mondo.

    Il catalogo è edito da Silvana Editoriale con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

    Giuseppe Modica nasce a Mazara del Vallo nel 1953. Tra i principali esponenti della pittura metafisica italiana del secondo Novecento, dopo gli studi all’Accademia di Belle arti di Firenze si stabilisce alla metà degli anni Ottanta a Roma. Nel 1986 la sua produzione suscita l’interesse di Leonardo Sciascia che ne scrive sottolineando lo studio della luce. Nel 1993 instaura un dialogo con A. Tabucchi, autore per Modica del racconto Le vacanze di Bernardo Soares. È inserito nel 1999 nel gruppo De Metaphisica da M. Fagiolo dell’Arco, curatore nel 2002 del catalogo La luce è la luce per le retrospettive a Mazara del Vallo, Roma e Arezzo. Docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma dal 2004, le sue mostre sono state ospitate da musei, gallerie private e istituti di cultura: Aosta (1991), Ferrara, Palazzo dei Diamanti (1993); (1997) Casa dei Carraresi, Treviso; Barcellona e Mosca (2003), (2005) Loggiato di San Bartolomeo, Palermo; (2007) Convento del Carmine Galleria Civica, Marsala; (2007) Arte italiana a Palazzo Reale, Milano; (2008) Palazzo di Venezia, Roma; (2010) Galleria Civica, Potenza, (2015) Parigi, Galleria Sifrein e Sydney (2015), Melbourne (2016). Nel 2018 ha allestito a Pechino la mostra Light of memory, curata da Giorgio Agamben e Zhang Xiaoling.

    Green Jobs l'iniziativa per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale

    Sono 15 i progetti proposti da studenti genovesi, chiavaresi e torinesi al progetto "Green jobs" con Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo. Oltre 300 i ragazzi impegnati tra Piemonte e Genova.

    Dalla caccia al tesoro “ecologica” per scoprire Torino al macchinario che produce energia per la palestra, dai cestini smart per la raccolta dei rifiuti ai coloranti e fertilizzanti ricavati dagli scarti della produzione del vino, dai box con abiti usati recuperati alla app per raccogliere gli scarti dei prodotti invenduti.

    Sono 15 le mini-impese green piemontesi e genovesi che sono nate “in classe” con Green Jobs, iniziativa promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT in provincia di Torino e a Genova che ha coinvolto circa 300 giovani delle scuole secondarie di secondo grado in un percorso per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale e l’acquisizione delle competenze trasversali legate all’imprenditorialità e alle professioni della green economy. In particolare, i ragazzi che hanno partecipato frequentano le scuole secondarie di secondo grado di Torino, Nichelino, Genova e Chiavari.

    "Avrete tutti i vostri percorsi di vita e di studio e magari tra di voi potrebbe nascondersi un unicorno, come si dice delle migliori start up - dice Alberto Anfossi, segretario generale Fondazione Compagnia di San Paolo -. Ma anche se questo non dovesse succedere, questa capacità progettuale vi farà bene e farà bene alla vostra crescita e al futuro che è di tutti noi".

    "Le competenze oggi sono fondamentali, sia nello studio che per entrare nel mondo del lavoro - aggiunge Massimo Lapucci, segretario generale Fondazione CRT -. Soprattutto oggi che chi entra nel mondo del lavoro si troverà in pochi anni a svolgere mansioni che al momento non esistono nemmeno".

    Nato nel 2015 in Lombardia da Fondazione Cariplo, Green Jobs si è esteso a livello nazionale grazie al coinvolgimento di altre Fondazioni di origine bancaria aderenti alla Commissione Sviluppo Sostenibile di ACRI.

    Il percorso dei ragazzi

    I ragazzi di Green Jobs accompagnati da Junior Achievement Italia e da InVento Innovation Lab, hanno percorso tutte le tappe del progetto: dall’incontro di presentazione dell’iniziativa, all’hackaton “on life” con il lancio delle sfide ambientali coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la definizione della prima bozza del progetto, fino allo sviluppo del progetto stesso con l’approfondimento delle tematiche di sostenibilità ambientale ed economica e le costruzione di una struttura imprenditoriale.

    Green Jobs ha aiutato i ragazzi ad acquisire le soft skill sempre più richieste dal settore della green economy, come la capacità di lavorare in gruppo, di adottare un approccio multisettoriale per la risoluzione di problemi complessi e di sviluppare una comunicazione efficace.

    Premi per tutti dalle due fondazioni bancarie

    Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT hanno deciso di riconoscere alle scuole vincitrici e partecipanti un premio a fronte dell’impegno e della capacità di proporre soluzioni innovative e sostenibili coerenti con l’Agenda ONU 2030. Il premio potrà essere utilizzato per sostenere le attività didattiche e il consolidamento delle innovazioni nei processi di insegnamento e apprendimento.

     

    Fonte: Lavocedigenova.it

    Nasce GIOVANI2030.it, Il futuro del Paese comincia da qui! Ministro Dadone: Appropriatevi della piattaforma

    GIOVANI2030.it è la nuova casa digitale messa a disposizione dal Ministro Fabiana Dadone per tutti i giovani, residenti in Italia tra i 14 e i 35 anni, che nasce con l’intento di fornire ai ragazzi un punto unico di accesso a tutte le informazioni utili per conoscere il presente e orientarsi verso il proprio futuro nell’ambito della formazione, del volontariato, del lavoro, delle iniziative internazionali e culturali. 

    Giovani2030 è un chiaro riferimento al programma di sviluppo sostenibile sottoscritto dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, per guidare il mondo sulla strada da percorrere nei prossimi 10 anni. 

    GIOVANI2030 rappresenta al tempo stesso una community per lo scambio di esperienze e informazioni e una porta di ingresso alle opportunità di progetti e iniziative, accolte in sezioni dedicate, che le istituzioni pubbliche, le università, gli enti del terzo settore e le associazioni mettono a disposizione di ragazze e ragazzi.

    Gli effetti della pandemia hanno accentuato le disuguaglianze e si sono amplificati sui giovani costringendoli a un isolamento che rischia di danneggiare seriamente il Paese, non solo in termini di coesione sociale, ma di depauperamento del capitale umano e di freno allo sviluppo e alla ripresa. Le difficoltà nell’orientamento scolastico e formativo, soprattutto verso le specializzazioni tecniche, il fenomeno NEET che torna nuovamente a crescere nel nostro Paese, la negativa dinamica occupazionale dei giovani, hanno contribuito a far accrescere la diffidenza delle nuove generazioni nelle istituzioni.

    “Queste sono solo alcune delle emergenze dei giovani” dichiara il Ministro Dadone “che ci hanno indotto ad individuare strumenti concreti ed efficaci per superare, da subito, i grandi ostacoli che quotidianamente le nostre ragazze e ragazzi sono costretti a gestire. La nostra più grande sfida? Convincere il giovane demotivato e sfiduciato ad attingere nuova energia navigando in GIOVANI2030 e ad appropriarsi della piattaforma, utilizzandola come un affidabile compagno di viaggio verso il futuro”.

    Tutti i contenuti del portale sono esposti in modo semplice e chiaro, utilizzando un linguaggio adatto al target “giovani”, garantendo al contempo autorevolezza nella comunicazione. Un linguaggio accuratamente studiato per accorciare le distanze tra le istituzioni e i giovani al fine di farli diventare essi stessi ambasciatori e promotori del progetto. 

    Tante le sezioni utili per acquisire indicazioni su agevolazioni e incentivi, percorsi di formazione, bandi, iniziative nazionali e internazionali nell’ambito dell’orientamento allo studio, al lavoro, all’impresa, al volontariato. Storie, articoli e rubriche per stimolare i giovani ad esplorare nuove opportunità che verranno costantemente aggiornate. 

    “Con il suo lancio, il Dipartimento per le politiche giovanili avvia un percorso che costantemente sarà arricchito di nuove e aggiornate informazioni” aggiunge il Ministro abbiamo deciso infatti di lanciare il nostro nuovo progetto proprio in coincidenza con la presentazione a Bruxelles del PNRR che contiene, fra le altre, fondamentali misure e opportunità per i giovani. Come emerso dalla consultazione pubblica “Next Generation You” svoltasi via web dall’8 al 18 aprile 2021, alla quale hanno partecipato oltre 15.000 giovani, che ringrazio, il 94% dei rispondenti ha considerato molto importante realizzare un focal point per i giovani per avere informazioni sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quanto emerso denota un forte fabbisogno informativo da parte dei giovani al quale rispondiamo attraverso GIOVANI2030 impegnandoci a monitorare e dare informazioni su tutti i progetti del Pnrr che possono avere un impatto positivo sulla loro vita”.

    Dagli esiti della consultazione pubblicati oggi sul Portale è evidenziato che l’attuazione delle politiche giovanili trova, un evidente ostacolo, non tanto nell’assenza di opportunità e agevolazioni, quanto nella difficoltà di accesso dei giovani alle relative informazioni, in un quadro amministrativo molto frammentato dalla compresenza di più livelli di governo. La scarsa reperibilità delle informazioni dipende oggi dalla varietà degli interventi, messi in campo sia a livello statale che regionale, gestiti da amministrazioni differenti, con la conseguenza che i giovani sono spesso disorientati e non conoscono il canale informativo al quale rivolgersi.

    “Utilizzeremo questa piattaforma – conclude il Ministro - per mantenere un dialogo costante con le migliaia di giovani che hanno risposto alla nostra consultazione sperando di riconquistare parte della loro fiducia e costruire assieme un percorso di crescita di cui il nostro Paese ha fortemente bisogno”.

    Far parte di questa community è semplice:  registrando il proprio profilo o accedendo con le proprie credenziali SPID, si resta in costante aggiornamento anche grazie alla newsletter che mensilmente rimanderà a tutte le nuove iniziative, storie e testimonianze che popoleranno questa innovativa casa digitale.
     

    A Firenze nasce “L’abito sospeso” per madri in difficoltà

    Comprare un capo d'abbigliamento per bambini e donarlo a chi non può permetterselo. A Firenze nasce “L’abito sospeso”, iniziativa dell'impresa sociale Flo Concept che prende spunto da un'antica tradizione partenopea, “il caffè sospeso”: un gesto di solidarietà a beneficio di uno sconosciuto.

    Al posto del caffè, stavolta c'è un abito o un accessorio per bambini: “I clienti che vengono nel nostro negozio di Lungarno Corsini 30/34r – spiega Elisabetta Renzoni, presidente dell’impresa sociale  Flo Concept -  possono acquistare, attraverso un catalogo, un articolo della nostra collezione ‘del Cuore’ dedicata ai più piccoli. L'acquisto avviene sotto forma di donazione, a prezzo di costo. Il capo viene poi realizzato nel nostro laboratorio di sartoria e donato ad Acisjf Firenze, associazione che da oltre un secolo sostiene le categorie fragili della città, in particolare giovani madri. Abbiamo scelto l’associazione Acisjf Firenze insieme all’assessore a Welfare del Comune di Firenze, Sara Funaro, che ha accolto con entusiasmo l’iniziativa”.

    E nel caso di acquisti superiori a 150 euro, Flo aggiunge all’abito sospeso un altro capo e/o accessori bambino da donare all’associazione.

    L’impresa sociale Flo Concept scende in campo al fianco dei bambini e tende la mano alle madri in difficoltà dell'associazione Acisjf Firenze, confermandosi una realtà con un grande cuore solidale - dice l’assessore a Welfare Sara Funaro -. La cooperativa sociale Flo, che offre inserimenti lavorativi ai fiorentini fragili restituendo loro fiducia e potenziando l'autonomia personale, è un bell'esempio dei valori che sono alla base della nostra comunità che non si tira mai indietro quando c'è bisogno di aiutare i cittadini in difficoltà, come la nostra storia e il nostro presente con la pandemia hanno dimostrato. Spero che questa iniziativa abbia un ampio riscontro e che siano numerose le donazioni a favore di Acisjf, che ogni giorno svolge un prezioso aiuto di assistenza e accoglienza di donne fragili con figli”.

    Flo da più’ di 10 anni concilia etica sociale e moda, la qualità delle sue produzioni ha conquistato clienti in Italia e all'estero. Flo è una cooperativa sociale che gestisce un laboratorio di sartoria e un negozio di abbigliamento dove vengono realizzati inserimenti lavorativi e formativi personalizzati per persone di categorie protette. Attraverso il lavoro e la ricerca nel settore moda, propone un nuovo modello di fashion business per restituire fiducia e potenziare l'autonomia e le capacità di chi si trova in condizioni di fragilità economica, sociale o psicologica.

     

    Proiezione del Docu-film sulla vita di Rosario Livatino, il saluto del Cardinale Bassetti

    Oggi presso Palazzo dei Marescialli, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei, ha assistito alla proiezione del docufilm sul giudice Rosario Livatino, che sarà beatificato ad Agrigento il prossimo 9 maggio. È presente il Presidente della Repubblica, Sergio MattarellaSignor Presidente della Repubblica, Signori Magistrati, Autorità. Di seguito condividiamo il saluto del cardinale Bassetti: 

    E' per me motivo di grande gioia essere presente qui a Roma in occasione della  presentazione del docufilm sulla vita di Rosario Livatino. Tra pochi giorni, domenica 9  maggio, il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina il 20 settembre 1990  verrà proclamato beato perché ucciso in “odio alla fede”. Una beatificazione che avviene,  come è noto, in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni  Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la  mafia colpevole di “calpestare il diritto santissimo di Dio” e di “uccidere” vite innocenti.  Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la  sua omelia: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. 

    Le parole che sono state pronunciate dai pontefici sulle organizzazioni malavitose sono  chiarissime. E a quelle di papa Wojtyla vorrei aggiungere le parole magisteriali di  Francesco che a Sibari, nel 2014, disse non solo che la malavita “è adorazione del male e  disprezzo del bene comune” ma che, soprattutto, quegli uomini che “vivono di malaffare  e di violenza” non sono in comunione con Dio e quindi “sono scomunicati”. 

    La malavita organizzata – la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda – non è quindi una  criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di  ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è  inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte  dell’anima delle persone. 

    Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che  sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del  diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una  presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino. Ho  letto alcune cronache dei giornali del 1990 che raccontano la morte del “giudice  ragazzino”. Egli viene definito come “un giovane e minuto magistrato di 38 anni” che da  “dieci anni faceva il suo dovere”: in definitiva era “un giudice incorruttibile”. 

    Rosario Livatino è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo  Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza  del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano  allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia. 

    Senza alcun dubbio, Rosario Livatino è stato un piccolo e giovane uomo ma, al tempo  stesso, è stato un gigante della verità. Un uomo che ha incarnato il Vangelo delle  Beatitudini perché egli aveva “fame e sete di giustizia”. 

    Livatino ci lascia dunque una preziosa eredità civile e un altrettanto importante eredità  spirituale. Il suo martirio parla alla Chiesa e all’Italia intera. Ma soprattutto parla alle  giovani generazioni: a coloro che non sono ancora compromessi e che possono, anzi,  devono resistere, con tutta l’energia e il coraggio della gioventù, alle false lusinghe  malavitose.  

    Vorrei riassumere l’eredità di Livatino con la stessa frase che ho utilizzato per ricordare  don Pino Puglisi: con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci  alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun  deprecabile inchino.

     

    Quando un film “guarisce” le ferite... Il libro, "Di fronte all’amore"

    "Di fronte all’amore. Tutto quello che ci resta da vivere. Suggestioni cinematografiche e letterarie" (In dialogo, euro 14,50) è l'ultimo libro di Arianna Prevedello, che si propone di accompagnare il lettore in un viaggio in alcune opere cinematografiche - in particolare “gli inizi” - alla ricerca di comprensioni sui sentimenti. Una ventina di film recenti che indagano il poliedrico mondo dei sentimenti umani.

    I film a volte possono ferirci o, invece, diventare balsamo per medicare le nostre ferite sentimentali ed esistenziali. Il cinema è un linguaggio che induce allo “stare di fronte”: di fronte allo schermo, di fronte all’amore. E questo stare di fronte diventa una serena chiave interpretativa (o un’amara consapevolezza) delle relazioni che abitano le nostre vite. Stiamo di fronte all’amore con i nostri occhiali (i nostri condizionamenti) e lo viviamo nel modo in cui ne siamo capaci. Ma allo stesso tempo – scrive l’autrice – «nel verbo “amare” risiede la salvezza delle nostre giornate, la possibilità di avvicinarsi alla fine […] con la beatitudine di chi ha fatto davvero del suo meglio».

    Una lettura appassionante per una riflessione profonda sugli affetti dove, in ogni capitolo, si trovano anche suggestioni offerte da saggi, romanzi e poesie che danno corpo a una bibliografia tanto eclettica quanto preziosa. Arianna Prevedello, scrittrice, esperta di cinema e animatrice culturale, ha lavorato per molti anni ai progetti di pastorale della comunicazione della diocesi di Padova ed è stata vicepresidente nazionale di Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) di cui è attualmente responsabile per l’ambito pastorale e formazione.

    Donne e violenza, un festival diffuso per tutelare i diritti

    Un festival diffuso per riflettere sul ruolo della donna nella società, su come contrastare la violenza di genere e tutelare i diritti di tutte le donne, con un focus sulle migranti, sul loro benessere e la loro integrazione. Si intitola “Migrazioni e violenza: viaggio di genere verso l’integrazione e il benessere della donna” ed è promosso da Fondazione L’Albero della Vita e Progetto Mirasole Impresa Sociale, a conclusione di un progetto annuale di contrasto alla violenza nei confronti delle donne migranti nella Città Metropolitana di Milano.

    Il festival si svolgerà all’Abbazia di Mirasole a Opera (MI) il 14-21-28 maggio 2021 e vedrà la partecipazione di istituzioni nazionali e internazionali, organizzazioni del Terzo settore ed esperti della tematica con un ricco programma di conferenze, tavole rotonde, laboratori e spettacoli. Tra il 14 e il 29 maggio sono inoltre in programma degustazioni, presentazioni, mostre, performance.

    Le conferenze potranno essere seguite in streaming e si svolgeranno il 14 maggio tutta la giornata e il 21 e 28 maggio il pomeriggio. Le attività e gli spettacoli si svolgeranno invece in presenza, nel rispetto delle normative anti-covid, a numero chiuso e su prenotazione. La partecipazione è libera e gratuita con iscrizione obbligatoria per entrambe le modalità di partecipazione. Per iscriversi al festival e ricevere tutte le indicazioni su come partecipare è sufficiente cliccare sul seguente link: https://festival-migrazioni-e-violenza-per-inclusione.eventbrite.it
    Il programma completo e le modalità di partecipazione sono consultabili su: abbaziamirasole.org e alberodellavita.org.

    Il progetto “Contro la violenza sulle donne migranti”

    Fondazione L’Albero della Vita e il Centro Studi di Progetto Mirasole sono a fianco delle donne nelle migrazioni con un progetto di contrasto alla violenza di genere nei confronti di ragazze e donne migranti e richiedenti asilo, nella Città Metropolitana di Milano. Il progetto “Contro la violenza sulle donne migranti”, iniziato ad aprile 2020, è durato un anno ed è stato realizzato insieme alla Scuola Superiore d’Arte Applicata - SUPER, Il Cerchio Monastero Zen, il Coro Voci di Donne, e grazie al finanziamento dell’Unione Buddhista Italiana.

    Donne e ragazze sono i soggetti più fragili perché sono più esposte alla tratta di esseri umani, allo sfruttamento, alla discriminazione e agli abusi rispetto agli uomini, soprattutto quando viaggiano da sole. La violenza di genere può verificarsi in diverse fasi del viaggio di migrazione ma anche all'arrivo in Europa: è spesso la ragione che spinge le donne a fuggire.

    Il progetto ha coinvolto, nella Città Metropolitana di Milano, 160 donne che hanno ricevuto formazione e sono state sostenute nel loro percorso personale verso l'integrazione, anche attraverso il supporto legale.

    Sono state realizzate inoltre anche attività di ricerca, formazione e sensibilizzazione.

     

    Ministro Stefani: Approvato emendamento per persone sorde

    Per l'inclusione delle persone sorde e con ipoacusia è stato approvato un importante emendamento. Verranno così maggiormente promossi servizi di sottotitolazione e interpretariato al fine di rimuovere ogni forma di barriera alla comunicazione.

    Con questo emendamento il nostro Paese riconosce anche la Lingua dei Segni Italiana e la Lingua dei Segni Italiana Tattile, allineandosi con il resto di Europa". Lo afferma, in una nota, il ministro per le disabilità Erika Stefani.
     
    (ANSA)

    Su Sky 'Le radici dell’amore', contro il razzismo

    Dal 1° giugno su Sky Cinema, presentato da Fenix Entertainment, DNA - Le radici dell’amore, un film di cui Maïwenn (Polisse e Mon Roi) è la regista e interprete, insieme a un cast di star, tra cui Fanny Ardant e Louis Garrel, Alain Françon e Marine Vacth.

    La scomparsa dell’amato nonno scatena una tempesta familiare e provoca nella nipote Neige una profonda crisi di identità che la spinge a voler scoprire  le sue radici culturali e familiari: il primo passo sarà conoscere il proprio DNA. “Come si manifesta la storia delle nostre origini nella vita di tutti i giorni? - si chiede Maïwenn - Cosa significa essere originario di questo o di quel paese? Questo mi interessa e volevo indagare con DNA. Credo di aver voluto fare un film contro il razzismo e per gli immigrati, di qualunque generazione o provenienza geografica. Volevo fare un film che ci facesse domandare: ma da dove vengo effettivamente?”.

     

    Fonte: Cinecittà News

    L’amore oltre la sindrome di Down: Cate e Salvo da 18 anni insieme

    Mi piace tutto di Caterina, senza di lei non ci posso stare, è la mia vita. Me la sposerei”. Salvatore si emoziona quando parla della sua compagna, la guarda con tenerezza, l’abbraccia e lei ride imbarazzata. Caterina e Salvatore (Salvo per lei) sono una coppia di quarantenni romani con sindrome di Down, innamorati da 18 anni. Si sono conosciuti sulla pista da ballo. “Io ero seduto su una sedia e la guardavo- racconta lui- lei era con il suo ex fidanzato e quando se ne è andato io mi sono fatto avanti”. E così, un passo di danza dopo l’altro, l’ha conquistata.

    Nel 2016, dopo aver seguito un percorso di autonomia abitativa, hanno fatto il grande salto: andare a convivere. “Un giorno sono andato al McDonald’s dove lavorava Cate- racconta Salvatore- e le ho fatto una sorpresa: ho cantato una canzone insieme ai Neri per Caso e le ho regalato un cofanetto dove dentro c’era la chiave della nostra nuova casa”. Una dichiarazione in piena regola davanti alla quale la ragazza non ha potuto che capitolare. Il loro video è stato utilizzato, nel 2015, per la campagna di comunicazione del Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down (CoorDown) per la Giornata mondiale sulla sindrome che in quel momento aveva come slogan ‘Stesse opportunità e possibilità di scelta’.
    Il tema dell’amore tra ragazzi con disabilità intellettiva è tornato recentemente d’attualità in seguito a un servizio della trasmissione televisiva ‘Le Iene‘ in cui si raccontava l’amore negato di Isabella e Alessandro, due ragazzi con la sindrome di Down, fidanzati ma a un certo punto separati dalla famiglia di lui che sembrava non aver apprezzare alcuni messaggi di lei con allusioni alla loro affettività. Il rapporto è stato così bruscamente interrotto e Isabella ha chiamato la trasmissione per tentare di rivedere il suo Alessandro. Tentativo che, però, è andato a vuoto.

    Storia opposta quella di Caterina e Salvatore che nella famiglia, invece, hanno trovato grande sostegno. Da cinque anni i due vivono a Casa Futura, un’abitazione ‘a bassa assistenza’ dove condividono gli spazi con un’altra coppia di ragazzi Down e un loro amico. Nella casa è presente un assistente familiare h24 e un educatore per alcune ore nel corso della giornata. Casa Futura fa parte di un circuito di case famiglia della Fondazione Italiana Verso il Futuro Onlus, una fondazione che si è costituita da un gruppo di genitori dell’Associazione Italiana persone down (Aipd), con l’obiettivo di offrire ai ragazzi una migliore qualità di vita in età adulta. “Il nome della casa l’abbiamo scelto noi- dice Salvatore- ispirandoci alla canzone di Lucio Dalla: Futura”.

    ‘Chissà, chissà domani su che cosa metteremo le mani’, cantava Dalla. E Caterina e Salvatore le mani le hanno messe sulla loro vita diventando grandi insieme e coltivando, giorno dopo giorno, il loro amore: “Stiamo bene, non c’è niente di difficile”, dice Caterina pensando a questi primi 5 anni di convivenza. E ascoltandoli parlare si percepisce il loro affiatamento e la loro autonomia costruita un passo alla volta, al fianco degli operatori che negli anni li hanno seguiti, e grazie al grande supporto dei genitori.

    Salvatore è lo sportivo della coppia, ha partecipato per anni a gare di atletica “vincendo sempre- dice- perché voglio arrivare primo, non secondo o ultimo, non mi piace”. Oggi segue un corso per imparare a fare l’aiuto cuoco e due volte a settimana è impegnato in una fattoria sociale. “A cucinare me l’ha insegnato mia nonna- racconta- e mi piace fare soprattutto gli involtini primavera e la pasta in bianco. Al corso sto imparando a tagliare le verdure che per me è la cosa più difficile perché i cuochi le vogliono tutte uguali e io non sempre ci riesco, anche se sono un tipo preciso”. Caterina, invece, lavora ormai da vent’anni in un McDonald’s occupandosi di “preparare panini, insalate e yogurt… che a volte porto a Salvatore per fare merenda”, dice. Lei è anche un’artista: le piace fare piccoli tatuaggi agli amici, sa tutto sulle tinte per capelli (che si prepara da sola) e dipinge “soprattutto paesaggi, farfalle e personaggi”. Qualche anno fa i genitori le hanno organizzato una mostra e col ricavato della vendita dei quadri lei e Salvatore sono andati in crociera.

    Di cose insieme Caterina e Salvatore ne fanno tantissime: “Andiamo al parco, facciamo pic nic, andiamo al cinema, da soli, con gli amici o i genitori”. Ma qualche volta a lei piace anche uscire con le sue amiche. E Salvatore? “Non solo geloso ma mi dà un po’ fastidio”, dice ridendo. “Ci amiamo tanto e vogliamo fare tante cose nuove insieme”, dicono guardando all’estate e sperando che “questo maledetto Covid finisca presto”. Il futuro, dall’alto del loro amore, non possono che vederlo roseo. “Il tuo cuore lo sento. I tuoi occhi così belli non li ho visti mai”, cantava Dalla.

    Fonte: Agenzia Dire 

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