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    Erika Stefani ministro per la disabilità ospite di "O anche no" in onda oggi su Rai 2

    Venerdi 9 aprile su RAI 2 alle 00,30 circa e domenica 11 aprile in replica alle 09.10 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma
    dedicato all’inclusione e alla solidarietà realizzato con RAI PER IL SOCIALE.
     
    Protagonista della puntata Erika Stefani, ministro per la disabilità. 
    Paola Severini Melograni, con il supporto del nostro cast fisso I Ladri di Carrozzelle, Stefano Disegni e Rebecca Zoe De Luca, porterà il ministro nel "mondo" di "O anche No". 
     
     
    O Anche No è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni con la regia di Davide Vavalà.
     

    L'intervista alla nostra amica Chiara Amirante sul Corriere della Sera

    Vi proponiamo l'intervista realizzata a Chiara Amirante, scrittrice e autrice di numerosi best-seller, consultrice in due Pontifici Consigli della Santa Sede, pubblicata oggi sul Corriere della Sera.

    Chiara Amirante soffre da una decina di anni della malattia di Takotsubo, una cardiopatia da stress detta anche «sindrome del cuore infranto», che le procura tremendi attacchi di angina pectoris e la costringe a ingerire 15 farmaci al giorno. Eppure non è stata mollata dal fidanzato, anzi fu lei a lasciare lui, benché si amassero alla follia e già progettassero di sposarsi. La diagnosi se l’è fatta da sola: «Raccolgo troppo dolore». Il 24 maggio saranno trascorsi 28 anni. Quel lunedì del 1993 decise di varcare per sempre la sua personalissima linea del Piave e di scendere in trincea a combattere ogni giorno per salvare tossicomani, alcolisti, vagabondi, malati di Aids, schiave del sesso, ex detenuti, ragazze madri, bambini di strada, giovani disorientati e senza speranza. «Gli scarti», come li chiama il suo amico papa Francesco. Ma non marciava alla testa di un esercito: era completamente sola. «No, si sbaglia: avevo Gesù al mio fianco», corregge con un sorriso radioso.

    Bisogna osservarla mentre parla, Chiara Amirante, per capire in che cosa consista la sua terapia, chiamata L’arte di amare, un percorso terapeutico riabilitativo basato sul Vangelo. Ai Piccoli della gioia, i più vicini fra i 6 milioni di seguaci che ormai conta in una sessantina di Paesi, ha dato da imbracciare quest’unica arma: la letizia. Tant’è che da quando la Santa Sede ha riconosciuto l’associazione Nuovi orizzonti, nella quale operano stabilmente 700.000 volontari denominati Cavalieri della luce (molti tolti dalla strada) e 1.020 équipe di servizio, la fondatrice ha imposto ai membri effettivi una promessa in più, rispetto ai voti di povertà, castità e obbedienza emessi dai religiosi: l’impegno alla gioia, appunto. Più che con le sue parole, raccolte in 18 libri, li converte con le opere.

    Da chi ha ereditato questa fede?

    «I miei genitori erano anticlericali e agnostici, ma sempre alla ricerca di risposte sul senso della vita e del dolore. Il gesuita padre Riccardo Lombardi, soprannominato “il microfono di Dio” per la foga oratoria che metteva nelle sue trasmissioni radiofoniche, parlò loro dei focolarini. A un raduno conobbero la fondatrice Chiara Lubich. Anziché sulla via di Damasco, caddero folgorati a Fiera di Primiero, in Trentino. Ero nella pancia della mamma quando fui portata nella basilica di Santa Maria Maggiore e consacrata alla Madonna».

    Un destino già segnato.

    «Appena laureata, davo una mano al Ceis di don Mario Picchi. Allora manco mi rendevo conto che esistessero le tossicodipendenze. Accorrevo fra i derelitti della stazione Termini dalle 19 alle 3 di notte, senza dirlo ai miei. La Caritas ci vietava di frequentare i sottopassaggi della metro. Troppo pericolosi. Erano il Bronx di Roma, il cuore dell’inferno».

    Tiro a indovinare: scendeva proprio lì.

    «Da incosciente. All’inizio non sapevo come avvicinarmi. Poi ho capito che erano solo assetati d’amore. Nessuno li aveva mai guardati. Cominciò a spargersi la voce della pazza che andava a trovarli».

    Non le facevano nessuna richiesta?

    «Una sola: come fosse possibile che una ragazza di buona famiglia andasse a rischiare la vita fra gente come loro».

    E lei che cosa rispondeva?

    «È possibile perché anch’io ho sofferto un dolore terribile come voi, ma Gesù ha dato la vita per me e mi ha permesso di non sprofondare nella disperazione».

    Che genere di dolore?

    «In sette mesi, nonostante le iniezioni di cortisone negli occhi, avevo perso 8 decimi della vista per un’uveite correlata con la sindrome di Behçet, una malattia rara, autoimmune, dolorosissima, che ti uccide lentamente. Mi fu diagnosticata dopo 30 giorni di ricovero al Policlinico Gemelli. Non riconoscevo più le persone a un metro di distanza, ero condannata alla cecità, epperò avvertivo una pace e una gioia irragionevoli, al punto che mio padre sbottò: “Chiara, ma l’hai capito o no che cosa ti attende?”. Di qui il desiderio di non tenere questa grazia per me. Andrò a cercare i più sfortunati, mi dissi. Non chiesi al Signore di guarirmi, ma solo di mettermi nelle condizioni minime per esaudire questo folle desiderio».

    E che accadde?

    «Pregai così la sera. La mattina dopo, in modo misterioso per chi non ha fede e miracoloso per me, ero perfettamente guarita. La professoressa Paola Pivetti Pezzi, una luminare nel campo delle uveiti, concluse: “Vada ad accendere tutti i ceri che può. Questa cosa non è scientificamente spiegabile”. Da allora ho un visus di 11 decimi, superiore al normale».

    Come interpretò tale evento?

    «La preghiera avvenne al santuario del Divino Amore. Subito dopo il prete proclamò il Vangelo del giorno, quel brano di Marco in cui un lebbroso supplica il Maestro in ginocchio: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. E Gesù, mosso a compassione, stende la mano, lo tocca e gli dice: “Lo voglio, guarisci!”. E la lebbra scompare».

    Lo scrittore Antonio Socci l’ha paragonata a Caterina da Siena e Madre Teresa.

    (Ride). «Mi pare fuori luogo. Loro erano giganti, io una poveraccia. Come la santa di Calcutta, mi sento solo una matita nelle mani di Dio. È Lui a scrivere».

    Ha mai considerato di farsi suora?

    «No. A 17 anni avevo una storia molto seria con un amico, pensavo che sarebbe diventato mio marito. A 19 lo lasciai per dedicarmi agli altri. Fu un taglio doloroso. Oggi è un consacrato sposato, che fa l’evangelizzatore in Nuovi orizzonti».

    Ma questo non è il mestiere del clero?

    «Sbagliamo a pensarlo. Abbiamo ridotto il cristianesimo a precetti, norme, doveri, rinunce, divieti. I ragazzi vanno a messa e provano tristezza anziché gioia».

    Niente è più inespressivo del volto dei fedeli mentre ascoltano l’omelia di un prete, sosteneva François Mauriac.

    L’uomo che voleva violentarmi ora è frate. Ai miei chiedo un voto in più: la gioia. Ho la «sindrome del cuore infranto»: troppo dolore (Ride). «I sensi dello spirito si sono atrofizzati. La fede non è razionalità. Io credo a Colui che ha promesso di essere con noi sino alla fine del mondo».

    Tra gli sbandati ha rischiato la vita?

    «Alla terza notte trascorsa a Termini una ragazza impasticcata mi si avventò contro, urlando: “Ti scanno!”. Pensava che volessi rubarle il moroso che stavo assistendo. Fu trascinata via prima che mi squarciasse la gola con il coltello».

    È stato l’unico episodio?

    «Una notte del 1991 un furgone mi tagliò la strada mentre rincasavo in motorino. La via era deserta. Il marcantonio alla guida manifestò le sue intenzioni. Sono la persona sbagliata, ho consacrato la mia vita a Dio, lo dissuasi. Si tramutò in un agnellino: “Ma davvero? Non ci posso credere. Una ragazza così bella...”. Mi rintracciò per lettera molti anni dopo. Si era riconosciuto nel mio libro Solo l’amore resta. Da allora aveva cambiato vita. Tradito da una donna che amava immensamente, era diventato frate».

    Ma lei da sola che poteva fare per l’umanità infelice incontrata ogni notte?

    «Niente, in effetti. Mi chiedevano: “Chiara, portaci con te”. È stato il vero dramma. Credevo di poter fare da ponte fra quei disgraziati e i centri di recupero. Ma per loro non c’era posto, come per Maria e Giuseppe a Betlemme. Chi mai avrebbe dato una casa a delle prostitute? La stessa Caritas al massimo ti offre un pasto, un vestito, un letto per una notte. Non poteva farsi carico di persone ancora giovani ma già morte dentro».

    Perciò a chi si rivolse?

    «Presentai un progetto al Comune di Roma, chiesi di darmi una scuola abbandonata. Tante promesse, ma nulla di concreto. Per i miei ragazzi servivano 25 milioni di lire al mese, io dal Ceis ricevevo solo 1 milione di stipendio. Dopo una settimana di preghiera, decisi di affidarmi ancora una volta al Vangelo: “Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”. Era il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice. Lasciai tutto e andai a vivere con loro. Una pazzia, il buio totale. Quello stesso giorno, mi giunsero tre offerte di locali, da un centro di ascolto, da un parroco vicino a Termini e dalla San Vincenzo. La prima casa di Trigoria nacque così».

    Ma quanto costa Nuovi orizzonti?

    «Circa 20.000 euro al giorno. Non abbiamo entrate fisse, viviamo di carità». In compenso è nel cuore del Papa.

    «Francesco mi scrisse: “Pensavo di venirvi a trovare”. Il 24 settembre 2019 si presentò in segreto qui alla Cittadella del cielo di Frosinone. Mi aveva concesso di avvisare solo gli amici più cari».

    E che amici: Andrea Bocelli, Fabio Fazio, Nek, Matteo Marzotto.

    «Arrivò in auto alle 9.30 e si trattenne fino a dopo le 16. In quel periodo meditavo di dimettermi, dato il mio stato di salute. Il Papa mi chiese di rimanere come punto di riferimento per i ragazzi»...

     

    Potete continuare a leggere l'intervista sul Corriere della Sera di oggi. 

    Rebibbia femminile, 59 casi. Lettera del Garante per il piano vaccini

    La campagna di vaccinazioni nelle carceri procede in molte regioni, ma a diverse velocità. In vista della raccolta di adesioni nel Lazio, il Garante Anastasìa scrive ai direttori e ai dirigenti sanitari degli istituti di pena

    Peggiora la situazione a Rebibbia: cinquantanove detenute positive al coronavirus nel carcere femminile al 6 aprile (il 29 marzo erano 25), due casi nel Nuovo complesso e un caso nella casa di reclusione. Raddoppiano i casi a Regina Coeli: sei casi. Aumentano i positivi anche a Civitavecchia, che da due passano a 15. Un solo caso a Frosinone, per un totale di 84 casi nel Lazio. Sono questi i dati al 6 aprile, comunicati al Garante dei detenuti dalla Direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria – Area rete integrata del territorio. Non risultano ricoverati alla stessa data. Il 29 marzo, nei 14 istituti di pena del Lazio risultavano 39 positivi in tutto.

    Il Garante dei detenuti del lazio, Stefano Anastasìa, ha inviato una lettera ai direttori  e ai dirigenti dei servizi sanitari degli istituti penitenziari del Lazio, in merito alla campagna vaccinale nel Lazio, “un passaggio molto delicato e importante – si legge nella lettera – per il contrasto alla diffusione del virus nelle carceri e per il progressivo rientro alla ‘normalità’ nella vita delle comunità penitenziarie”.

    “In questi giorni – scrive Anastasìa – le Asl devono raccogliere le manifestazioni di adesione alla campagna degli operatori e dei detenuti per poter programmare tempi e modi delle giornate dedicate alle vaccinazioni negli istituti penitenziari. L’auspicio è che l’adesione possa essere la più alta possibile e che i riscontri possano essere i più rapidi possibili. Fare presto e bene, dunque. Assicurando la mia personale disponibilità a incontrare gruppi di detenuti che abbiano riserve sulla opportunità di vaccinarsi, mi permetto dunque di raccomandarvi la massima chiarezza e disponibilità informativa nei confronti del personale e dei detenuti e, allo stesso tempo, la celere trasmissione alle aziende sanitarie delle adesioni raccolte, in modo che la campagna possa effettivamente partire, come auspicato dall’assessore regionale Alessio D’Amato, non appena sarà disponibile il vaccino Johnson&Johnson, da tempo opportunamente individuato dall’assessorato alla salute come il più indicato per la campagna vaccinale nelle comunità penitenziarie”.

    I dati nazionali

    Le campagna di vaccinazioni tra i detenuti procede in molte regioni italiane, ma meno velocemente rispetto a quella tra il personale dell’Amministrazione penitenziaria. E gli effetti sono visibili: continuano ad aumentare i detenuti positivi al coronavirus, mentre diminuiscono i positivi al virus tra il personale. Su scala nazionale i vaccinati tra i 52.207 detenuti nelle carceri italiane il 5 aprile erano 6356Questo è il dato pubblicato alle ore 18 del 6 aprile https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_27.page" nel sito del ministero della Giustizia, assieme ai numeri della diffusione del coronavirus: 823 le persone detenute positive al coronavirus, in aumento di 140 unità rispetto al 29 marzo, quando erano 583. Gli asintomatici al 5 aprile sono 793, 13 i sintomatici gestiti all’interno degli istituti, 17 i ricoverati.

    Tra il personale della polizia penitenziaria, 15.155 unità sono state avviate alla vaccinazione su un totale di 36.939, sempre al 5 aprile. Calano i positivi al virus, che dai 797 rilevati in data 29 marzo passano ai 683 del 5 aprile, segno evidente che la campagna vaccinale sta dando i suoi risultati. 11 i ricoverati. Tra le 4021 unità di personale amministrativo e dirigenziale, 44 persone risultavano positive al virus, 1557 le persone avviate alla vaccinazione. I dati nazionali sono pubblicati nel sito del ministero della Giustizia con cadenza settimanale, ogni martedì alle ore 18, e sono quelli aggiornati alle al tardo pomeriggio del giorno prima.

    I ministri Garavaglia e Stefani guardano al turismo accessibile

    Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia e la ministra alla Disabilità, Erika Stefani hanno incontrato oggi le delegazioni di Legambiente, Village for All, Turistipercaso-Slowtour e Mondo Balneare nell’obiettivo di condividere progetti per promuovere il turismo accessibile. Non si tratta solo di un segmento del turismo indoor ma anche di un mercato straniero che secondo un rilevamento di Eurostat calcola in Europa circa 46 milioni di viaggiatori con una forma di disabilità ma che programmano le loro vacanze cercando strutture idonee. - (PRIMAPRESS)

    La frontiera e il confine, luoghi dell’identità. Un nuovo evento del Festival della Psicologia,

    Venerdì prossimo ci sarà un nuovo appuntamento con il Festival della Psicologia, quest’anno in versione online e con un palinsesto di incontri tematici che spaziano da approfondimenti di argomenti di attualità a pillole di psicologia pret-a-porter.

    Venerdì 16, alle 20.30, vi aspettiamo all’evento “La frontiera e il confine - perché sono gli americani (e non gli europei) ad andare su Marte?”, con il giornalista Francesco Costa e lo psicanalista junghiano Stefano Carta, intervistati in un salotto virtuale da Federica Mazzeo.

    Perché parliamo di frontiere e confini? Perché partiamo dall’ipotesi che i modi di affrontare le grandi sfide della contemporaneità - dalle strategie di gestione della salute all’utilizzo del denaro pubblico, dagli indicatori di successo sociale alle risposte ai fenomeni migratori - siano potentemente condizionati da alcuni sottostanti miti culturali, che muovono la psiche collettiva dei popoli e definiscono ciò che è un valore e ciò che non lo è.

    La frontiera e il confine sono allora più che metafore di relazione con quello che è altro. Confrontarsi con la sfida di uno spazio inabitato e selvaggio, come per gli americani, piuttosto che con la necessità di negoziare costantemente la propria presenza con chi è vicino, come per gli europei, fonda e sostanzia un modo di considerare l’identità, sia come individuo che come collettività.

    Il confine è, tra l’altro, uno dei concetti cardine della psicologia. Sul piano dello sviluppo del sé, l’infant research ha dimostrato negli anni che la definizione dell’identità passa attraverso la progressiva differenziazione dall’altro. Il rapporto con la madre, inizialmente simbiotico e indifferenziato, attraverso gli scambi relazionali che avvengono all’interno della diade madre-figlio, consente al bambino di creare progressivamente l’esperienza della separatezza e quindi dell’individualità. Senza interruzione, senza frattura, senza distinzione, senza diversità, il senso di identità non può strutturarsi. Il “non-me” è quindi passaggio essenziale per il riconoscimento del “me”. 

    Perdere l’unità originaria è un evento luttuoso sul piano intrapsichico, significa rinunciare a un luogo di perfezione e quiete assoluti, di mancanza totale di conflitto. Ma è prerogativa necessaria per la crescita. 

    Questo si estende, sul piano del comportamento, all’importanza educativa di creare confini al senso di onnipotenza del bambino. E, come dice Freud, dare un limite al principio di piacere consente di fare esperienza del principio di realtà e di scardinare posizioni psichiche nevrotiche. Così, sul piano sociale, si baratta la propria fantasia di onnipotenza (che ha tuttavia come ombra angosciante una sconfinata solitudine) con la vita sociale, basata su quell’insieme di regole e norme, scritte ed implicite, che rendono un gruppo di individui “riconoscibile”, definito. C’è una bellissima scena del film Il petroliere, con Daniel Day-Lewis, in cui per pochi istanti il protagonista sperimenta l’abisso di essere senza radici, senza affetti, senza una complementarietà di relazione: potente, senza rivali e completamente perduto.

    La consapevolezza delle proprie radici consente di restare ancorati a terra, metaforicamente ci posiziona in una storia, in un senso di continuità della vita: questo vale per la propria vita individuale così come per la vita collettiva, la vita del gruppo sociale a cui apparteniamo. L’Europa, a differenza dell’America, ha una storia molto antica. Ha un passato che funge da ancora per strutturare l’identità sociale, così come da freno per l’attitudine ad esplorare la novità. Usando concetti junghiani, potremmo dire che l’Europa si riconosce più compiutamente nell’archetipo del Senex, il vecchio saggio e saturnino, mentre all’America appartiene maggiormente l’archetipo del Puer, il fanciullo che vive il presente, nella sua enorme disponibilità di risorse. 

    Milan Kundera diceva che la nostalgia è un sentimento molto europeo: c’è sempre un passato remoto da rimpiangere e ricordare. La Wyckoff Farmhouse, l’edificio più antico di New York, è stato costruito nel 1652. 

    Amnesty International: “Pandemia devastante, 2020 terribile per i diritti umani”

    “Il 2020 è stato un anno terribile per i diritti umani nel mondo”. Inizia così Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia, presentando online il ‘Rapporto annuale sui diritti 2020-2021 – La pandemia ha conseguenze devastanti per i diritti umani’, che prende in esame 149 Paesi.

    La pandemia di Covid-19, continua Russo, “è una cartina torna sole di quello che il mondo è stato negli ultimi 30-40 anni” in termini di disuguaglianze, effetti dei conflitti e politiche di austerity dei governi. “I 149 Paesi analizzati da Amnesty dimostrano come si sia fermato il progresso nei diritti umani, anzi, la pandemia è stata spesso usata per limitare i diritti umani delle popolazione a vantaggio di certi obiettivi”.

    La situazione secondo Russo è particolarmente peggiorata per i gruppi che erano già vulnerabili: donne, minoranze, migranti e rifugiati, i detenuti e le persone anziane. Secondo il rapporto di Amnesty in almeno 83 Paesi – pari al 53% del totale analizzato – sono stati presi provvedimenti che hanno marginalizzati questi gruppi, anche in modo violento. Ricorda Russo: “Il premier Orban in Ungheria e i presidenti Duterte nelle Filippine o Bolsonaro in Brasile hanno permesso che le forze di sicurezza reprimessero con forza chi manifestava per i propri diritti alla salute”.

    Le repressioni avrebbero riguardato sia le proteste contro le misure di contenimento sia, al contrario, i cortei per esortare i governi a prendere coscienza dell’emergenza, come nel caso del Brasile, “dove nei primi mesi la polizia sono morte almeno 20 persone al giorno, in un momento in cui Bolsonaro negava la pericolosità del Covid-19“.

    Nel 28% dei Paesi – cioè in 42 Stati tra cui anche l’Italia, soprattutto nelle Rsa – sono state assunte decisione vessatorie contro gli operatori sanitari. Si sono registrati anche casi di intimidazione e minacce contro gli operatori in prima linea, come in Nicaragua, dove sono stati denunciati medici e infermieri che segnalavano i rischi della pandemia. Un terzo dei Paesi (42) ha assunto poi decisioni che “hanno esposto i detenuti a rischi maggiori nel contesto della pandemia, violando i loro diritti alla salute”.

    Secondo Russo, però, “se da un lato abbiamo osservato una classe dirigente che ha fallito, anche in modo deliberato, nella sfida di gestire una pandemia, dall’altro la società civile ha spesso dato prova del contrario“. Azioni di grande impegno sono partite “magari proprio da chi era peggio equipaggiato a far fronte a questa emergenza, sia in termini di risorse che di possibilità di manovra”.

    In conclusione, secondo Russo, “se non si assumeranno drastici cambiamenti nel modo in cui i governanti gestiscono la cosa pubblica, non potrà andare tutto bene. Finora, non c’è un solo governo o capo di Stato che abbia dimostrato di essere eccezionale come la situazione richiede“.

    VACCINO, GROPPI (AMNESTY): IMPEDIRE CHE BREVETTI SIANO OSTACOLO

    La proprietà intellettuale non è un diritto umano ma un prodotto sociale. Il diritto alla salute invece è un diritto umano universale, che gli Stati devono garantire, anche ai Paesi a medio e basso reddito, soprattutto impedendo che i brevetti ostacolino la produzione dei vaccini”. Così Giulia Groppi, responsabile relazioni istituzionali Amnesty International Italia, intervenendo alla presentazione del Rapporto sui diritti umani 2020/2021.

    “La pandemia ci ha dimostrato che il virus è democratico, colpisce tutti senza distinzione di paese o classe” ha detto Groppi, rinnovando l’appello ai governi “affinché assicurino un accesso equo ai vaccini. L’accaparramento delle scorte da parte dei Paesi ricchi tra il 2020 e il 2021 ha compromesso in modo significativo un approccio cooperativo“.

    Groppi ha infine ricordato che un team di epidemiologi recentemente ha dato l’allarme “sostengono che abbiamo circa un anno prima che il virus cambi in modo tale che i vaccini attuali saranno del tutto inefficaci. Siamo a un bivio: oggi, Giornata mondiale della salute, possiamo ripartire da zero costruendo un mondo più giusto con i diritti umani e la ripresa al centro delle politiche”.

     

    Continua a leggere suhttps://www.dire.it/07-04-2021/619371-amnesty-international-pandemia-devastante-2020-terribile-per-i-diritti-umani/

    Premio Letterario Nazionale Clara Sereni: seconda edizione

     

    Scade il 3 maggio il termine per partecipare al Premio dedicato a Clara Sereni. Presidente della Giuria Benedetta Tobagi, presidente onoraria Liliana Segre

    L’Associazione culturale Officina delle Scritture e dei Linguaggi e ali&no editrice, in collaborazione con il Comune di Perugia e la rivista letteraria “Noi donne”, con il patrocinio dell’UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane), dell’Università degli Studi di Perugia e della Fondazione La città del Sole Onlus, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Guglielmo Giordano, Centro per le Pari Opportunità della Regione Umbria e Banca Etica, promuove la Seconda edizione del PREMIO LETTERARIO NAZIONALE CLARA SERENI.

    Il Premio nasce dalla volontà di promuovere letteratura italiana ispirata ai temi presenti nelle opere della scrittrice Clara Sereni (1946-2018), da sempre legata all’universo delle scritture femminili e del sociale con incursioni in generi diversi.

    In omaggio all’opera d’esordio della scrittrice, “Sigma epsilon”, che sarà ripubblicata nel 2021 da ali&no editrice, i contenuti delle opere in concorso della seconda edizione del Premio potranno comprendere, oltre ai temi principali, anche quello della FANTASCIENZA.

    La seconda edizione del Premio Letterario Nazionale Clara Sereni si articola in 2 sezioni:
    - NARRATIVA INEDITA e - NARRATIVA EDITA

    Regolamento

    E' prevista una sezione dedicata a:
    MENZIONE SPECIALE "LE FARFALLE"
    Ricordando il pensiero e l’azione sociale di Clara Sereni in favore delle donne e delle persone con malattia mentale, la Giuria Specialistica assegna ogni anno una Menzione speciale a elaborati di narrativa del territorio ritenuti meritevoli e realizzati da persone fragili attraverso laboratori e progetti di scrittura (creativa, autobiografica, terapeutica).

    Per la seconda edizione del Premio Letterario Nazionale Clara Sereni sono stati selezionati i seguenti progetti:
    1 - Ricomincio da me. Scrittura come cura del sé Organizzato con i CAV (Centri AntiViolenza) - Perugia

    2 - In scriptis.  Organizzato con gli ospiti del Centro diurno Kaos Casa del Diavolo – Perugia

    Vincenzo Corrado riflette sul ruolo della Cnvf. Dialogo col cinema, al servizio della comunità

    Nel suo pensiero settimanale sul sito della comunicazioni sociali (CEI), Vincenzo Corrado riflette sul ruolo della Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) della CEI, prendendo spunto dal decreto sull'abolizione della censura cinematografica.

    L’abolizione della censura cinematografica consente una riflessione sul ruolo della Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) della CEI, per anni ritenuta, erroneamente, organismo censorio. Il decreto firmato dal Ministro della cultura, Dario Franceschini, che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, permette di fare chiarezza. In Italia non è mai esistita la censura cinematografica cattolica. Il lavoro del Centro Cattolico Cinematografico e delle sue Valutazioni morali, nato all’indomani dalla promulgazione dell’enciclica Vigilanti Cura da parte di Pio XI e da decenni confluito nella Cnvf, si muove in una prospettiva educativa come servizio positivo reso alle famiglie e alle comunità cristiane, da sempre in dialogo con il mondo della cultura e della cinematografia. Un percorso lungo 70 anni e ora proiettato verso il futuro, sempre nell’orizzonte del servizio.

    Fontehttps://comunicazionisociali.chiesacattolica.it/

    Webinar sull'enciclica "Fratelli tutti"

    Prosegue domenica 18 aprile alle ore 16.30 il webinar dedicato all'enciclica Fratelli tutti, organizzato da un gruppo di adulti della parrocchia dei Ss. Gervasio e Protasio di Mestre e dal Centro di studi teologici "Germano Pattaro".

    La prof.ssa Cristina Simonelli (laica, presidente del Coordinamento Teologhe Italiane) introdurrà il secondo capitolo Un estraneo sulla strada. Dopo la relazione della professoressa ci sarà spazio per presentare delle domande e/o delle reazioni alla lettura del testo.

    L'incontro si svolgerà su piattaforma Zoom.

    Per ricevere il link è necessario iscriversi inviando una mail entro giovedì 15 aprile a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. (sono disponibili 70 posti); entro tale data è possibile anche inviare brevi domande da porre alla relatrice.

    È possibile inoltre partecipare al webinar in streaming dal canale Youtube https://www.youtube.com/channel/UCJehhjiwE8RgNYY3mzHcF7w

    e dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/GruppoSposiMestre.

    Cento anni di Andrej Sacharov, lo scienziato dissidente che ha cambiato il Novecento

    Nel 1921 nasceva Andrej Sacharov, lo scienziato dissidente celebre per aver contributo alla creazione della bomba all'idrogeno e successivamente per la posizione critica assunta nei confronti del regime sovietico e in favore dei diritti umani. Una figura tanto complessa quanto fondamentale per il contributo dato alla fisica, al dissenso, alla società civile, al movimento democratico, alla difesa dei diritti umani e alla memoria delle vittime delle repressioni in Unione Sovietica.

    A cento anni dalla sua nascita, Memorial Italia, la Fondazione Gramsci e la Fondazione Circolo Fratelli Rosselli in collaborazione con il Sacharovskij Centr di Mosca hanno organizzato la conferenza “Cento anni di Andrej Sacharov: Lo scienziato dissidente che ha cambiato il Novecento” per ricordare questo protagonista indiscusso della nostra storia.

    L'evento si terrà giovedì 8 aprile 2021 dalle 11:00 alle 13:00 e vedrà la partecipazione di diversi ospiti italiani e internazionali che ricorderanno il fondamentale ruolo assunto da Sacharov in diversi aspetti della storia del Novecento. Ai saluti della presidente di Memorial Italia Francesca Gori, seguirà l’introduzione del direttore del Sacharovskij Centr di Mosca Sergej Lukaševskij sulle eredità di Sacharov in Russia e nel mondo.

    A seguire, Marcello Flores (Università degli Studi di Siena) introdurrà il progetto politico e civile di uno scienziato che avrebbe preso le distanze dal regime sovietico e si sarebbe impegnato nella causa del disarmo, della pace internazionale e della difesa dei diritti umani; e Piero Spillantini (Università degli Studi di Firenze - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) presenterà il fondamentale contributo di Sacharov alla fisica con le sue tre ipotesi dell'esistenza della antimateria nell'universo.

    Successivamente, il presidente della Fondazione Gramsci Silvio Pons tratterà gli anni della perestrojka, concentrandosi sul ritorno di Sacharov sulla scena pubblica e il suo impegno nell’attivismo e nella politica; e la storica Irina Ščerbakova, direttrice del Centro di storia orale e biografia di Memorial e fra i suoi primi collaboratori, ripercorrerà il ruolo di Sacharov nella fondazione di Memorial, l’importante associazione che si occupa del recupero della memoria delle vittime delle repressioni in Unione Sovietica e della promozione dei diritti umani in Russia.

    In conclusione, il presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli Valdo Spini esporrà il ruolo e l’influenza di Sacharov e dei dissidenti sovietici sulla scena politica italiana e soprattutto sulla sinistra socialista. Dopo le relazioni, sarà aperto il dibattito con il pubblico.

    L'evento sarà moderato da Riccardo Mario Cucciolla (UniOr - Memorial Italia) e sarà trasmesso in diretta Facebook in italiano attraverso i canali di Memorial Italia, della Fondazione Gramsci e della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli.

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