Articoli filtrati per data: Dicembre 2020

    Ha occhi che “sorridono” e un cuore grande che contiene sogni, progetti, idee e la vita.
     
    Ho incontrato Alessio un pomeriggio di luglio di due anni fa, in un posto da fiaba incastonato nelle montagne come Moena.
     
    Occhi vivi e felici mentre seguivano la sua squadra del cuore, che era in ritiro pre-campionato.
     
    Avevo sentito parlare di lui. Era il ragazzo di 16 anni, che di ritorno da scuola si chiuse in camera e tra le lacrime compose una canzone per Davide Astori, l’indimenticato campione del calcio. Compose “O mio capitano” con parole messe sul foglio dal cuore. “Era il mio modo per ricordare Davide. Donai il ricavato all’ospedale pediatrico Meyer per offrire un piccolo aiuto per i bambini.” Racconta Alessio Ramacciotti, giovane rapper di Lucca, in arte Ramadon.
     
    Nel corso del lockdown, ha avviato una raccolta fondi con gofoundme per la terapia intensiva dell'ospedale San Luca di Lucca denominata “Tutti insieme contro un unico male” e ha realizzato un video sulla quarantena raccontata e vista con gli occhi dei giovani, che è arrivato fino all’UNESCO.
     
    Il virus non ha strappato le ali ai suoi sogni e prima dell’arrivo della pandemia aveva lanciato un’app musicale contro il bullismo.
     
    “La musica parla una sola lingua. E’ quella del cuore e veste i panni di ambasciatrice di valori. Attraverso “lei” annullo le distanze, esprimo emozioni, forza e speranza e posso aiutare”.
     
    Alessio mi consegna un quaderno dove ha appuntato il testo della sua canzone “Distanze”.
     
    “E scrivo, scrivo col cuore messaggi, accenni, parole per raccontarti il dolore per ripartire a tracciare a vita di un nuovo colore”.
     
    La parola “dolore” è coperta con una riga a lapis come a volerla eliminare. “E la musica può servire anche come gomma da cancellare”.
     
    Mi dice. Poi sorride.
     
    (Foto Credit Alessio Ramacciotti)
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    Su Io Donna uscito ieri, domenica 27 dicembre, ampio servizio su O anche no, sulla disabilità e infine focus sulla puntata speciale dedicata al racconto della figlia di De Gaulle, Anne, affetta da trisomia 21. Il servizio di Io Donna fa luce sui numeri della scuola - 290 mila studenti disabili e 176 mila docenti di sostegno -, ma anche sulle Onlus a corto di fondi, duramente colpite dalla pandemia. Viene segnalata, infine, una guida utile alle famiglie.

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    Su Avvenire di ieri, domenica 27 dicembre, citata la puntata speciale di O anche no, su Rai 2, in cui si è raccontata la storia di Anne De Gaulle (1928-1948), figlia del generale e statista afflitta da trisomia 21. «È grazie ad Anne che sono state fatte una serie di iniziative in Francia e si è aperto a un comportamento virtuoso verso i disaili», ha detto l'ideatrice del programma Paola Severini Melograni.

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    Ho saputo a cose fatte della presenza di Salvini con la nostra madrina, Daniela Javarone, a consegnare pacchi dono natalizi agli anziani soli.

    Daniela regala i pacchi agli anziani tutti i natali dal 2004, da quando è nostra madrina. E ogni Natale ci chiede un furgone è un angelo autista per portare i doni. Se avessi saputo che questo natale sarebbe andata a portare i pacchi con Salvini, di cui è amica da 30 anni, le avrei detto di evitare, per non correre il rischio di politicizzare un’opera filantropica.

    I valori del senatore Salvini sono lontani dai nostri: infatti siamo un’associazione antirazzista e inclusiva, e siamo stati proclamati “Guardiani morali del Giardino dei giusti”, che ricorda chi si è battuto contro la Shoah e conto tutte le ingiustizie. Inoltre sono il presidente di un circolo Anpi.

    Detto questo, aggiungo che se Salvini, o qualunque politico, fa volontariato o incontra associazioni di volontariato, è positivo. Dopo essere stato con Daniela, Salvini è stato a pranzo con i poveri dell’Opera Cardinal Ferrari, e successivamente in una comunità per tossicodipendenti.

    Ha fatto male? No. Perché i personaggi pubblici vanno criticati quando dicono o fanno qualcosa di cattivo, non quando si avvicinano al sociale.

    Mario Furlan, presidente e fondatore City Angels.

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    Aprire i propri luoghi all'inclusione, costruire un patrimonio artistico accessibile a tutti, superare le barriere fisiche e sensoriali. È all'insegna di questi obiettivi che la Soprintendenza Speciale di Roma ha attivato una collaborazione con la Lega del Filo d'Oro, volta a garantire la diffusione e la conoscenza dei propri siti archeologici e luoghi della cultura a favore di bambini, giovani e adulti sordociechi e pluriminorati psicosensoriali e a promuovere la conoscenza e la formazione sul tema della sordocecità.

    «Questa è una tappa importante in quello che è il percorso già avviato dalla Soprintendenza per rendere tutti i suoi siti accessibili e inclusivi – dichiara il Soprintendente Speciale Daniela Porro – Dai progetti pensati per le persone con disabilità visiva, all'accessibilità garantita nei luoghi della cultura, fino a questa importante convenzione, la Soprintendenza si conferma essere un'istituzione aperta all'accoglienza di tutti gli utenti».

    I progetti su cui lavoreranno insieme la Soprintendenza e la Lega del Filo d'Oro, consisteranno in varie attività, rivolte al pubblico e al personale interno. Realizzazione di visite guidate "su misura”, creazione di percorsi specifici nei siti della Soprintendenza, laboratori, pannelli e supporti informativi, audiovideo e audiodescrizioni. Ma anche corsi di formazione, eventi, giornate studio, seminari e laboratori didattici per il personale della Soprintendenza, per sensibilizzare e far conoscere la disabilità delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e arricchire la loro partecipazione alla vita culturale.

    «Questa collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma rappresenta un ulteriore passo avanti per l'inclusione delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali – afferma il Presidente della Lega del Filo d'Oro Rossano Bartoli –. Siamo lieti di dare il nostro contributo certi che creare situazioni di maggiore accessibilità e fruibilità di contenuti e spazi, di formazione e di sensibilizzazione, vada nella direzione del miglioramento della qualità di vita e di arricchimento per tutta la collettività».

    Il progetto è curato dal Servizio Educativo della Soprintendenza Speciale di Roma.

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    E’ stato approvato in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati  un emendamento al Disegno di legge "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023": è il cosiddetto “Superbonus” che modifica la disciplina in materia di incentivi per l'efficienza energetica, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici .


    La disposizione prevede  l'estensione del superbonus del 110% agli interventi finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche per persone con disabilità e con più di 65 anni attraverso interventi su ascensori e montacarichi e la realizzazione di ogni strumento adatto a favorire la mobilità  interna ed esterna all'abitazione per le persone con disabilità e ultra-65enni.

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    La Commissione bilancio ha abrogato l'articolo 108 della proposta di Legge di Bilancio. La norma avrebbe introdotto l’obbligo di dotarsi di partita IVA anche per le associazioni di volontariato, che per molte associazioni avrebbe significato nuovi oneri, nuovi costi e nuovi adempimenti burocratici e dunque avrebbe messo a rischio la tenuta delle realtà del mondo del volontariato e del no profit, già colpito duramente durante la pandemia.


    Claudia Fiaschi,  portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore ha commentato: "Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo. L'articolo 108 della Legge di Bilancio che avrebbe messo a rischio la sopravvivenza di tante associazioni di volontariato assoggettandole inopportunamente al regime Iva è stato finalmente abrogato. Ringraziamo quindi il Parlamento e il Governo per aver accolto il nostro appello. A questo punto ci auguriamo che si tenga fede all'impegno della presidenza del Consiglio di attivare il prima possibile  un tavolo urgente con Mef, Ministero  del lavori e la rappresentanza del Terzo settore per discutere e finalmente risolvere le problematiche oggi esistenti relative al quadro fiscale del Terzo settore. Senza una fiscalità effettivamente premiante – conclude Fiaschi – rischia di andare in crisi tutto l’impianto della riforma del Terzo settore".

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    Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in vista delle festività natalizie, intende ricordare le tante difficoltà affrontate dagli educatori fuori sede: docenti di ruolo legge 107/ 2015; precari storici, personale scolastico e dalle loro famiglie. La pandemia ha accentuato una serie di disagi nella mobilità e nei costi connessi al caro vita, specialmente nelle grandi città del Centro - Nord. Alle categorie citate va tutta la nostra gratitudine e considerazione. 

    Chiediamo al Ministero dell’Istruzione che finalmente vengano prodotti una serie di interventi finalizzati al miglioramento della qualità della vita di chi vede sgretolarsi miseramente in pochi giorni lo stipendio tra affitto, mutuo, figli, spostamenti. Più volte abbiamo segnalato la necessità di ampliare ed estendere un bonus spesa a favore dei fuori sede. In merito ai docenti della legge 107 /2015, sollecitiamo un piano della mobilità per il riavvicinamento alle loro sedi di residenza; obiettivo che si potrebbe raggiungere già fissando un tetto massimo di 15 / 18 studenti per classe, dal momento che molta propaganda era stata abilmente condotta da alcune forze politiche sulla necessità di tale intervento onde garantire un apprendimento più monitorato e consolidato. Ora, tale provvedimento, al di là dell’utilità formativa, avrebbe una ricaduta positiva proprio sulla salute pubblica.

    Una breve considerazione sull’attuazione dell’Educazione civica nelle scuole italiane dopo quattro mesi di attività didattica; da segnalazioni pervenute l’impostazione attribuita alla disciplina ha suscitato più sconcerto che motivazione tra gli insegnanti: tutti fanno tutto spesso in maniera improvvisata, “erodendo” tempo alla propria materia di riferimento. Sarebbe opportuno riformulare il progetto per valorizzare adeguatamente una disciplina che sicuramente è trasversale, ma necessita di competenze specifiche per l’insegnamento. 

    prof. Romano Pesavento

    Presidente CNDDU

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    Un team internazionale di genetisti, archeologi, antropologi e fisici, tra cui Alfredo Coppa del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, ha analizzato il Dna di 174 individui che vivevano più di 2000 anni fa in quelle che oggi sono le isole di Bahamas, Cuba, la Repubblica Dominicana, Haiti, Puerto Rico, Guadeloupe, Santa Lucia, Curaçao e Venezuela. Lo studio, pubblicato su Nature, ha messo in luce la storia delle popolazioni caraibiche prima dell’arrivo degli europei, rispondendo a domande rimaste irrisolte fino a questo momento

    La prima colonizzazione dei Caraibi risale all’inizio dell’epoca arcaica, circa 6000 anni fa; dopo circa 3/4000 anni è iniziata l’Età della ceramica e ancora altri 2000 anni dopo sono arrivati i primi navigatori europei. Molte sono le domande che riguardano le popolazioni originarie di queste terre, lavoratori della pietra prima e della ceramica dopo: se avessero o no la stessa discendenza; quanto numerose fossero al momento dell’arrivo dei colonizzatori europei e se gli abitanti moderni delle aree che oggi corrispondono alle isole di Bahamas, Cuba, la Repubblica Dominicana, Haiti, Puerto Rico, Guadeloupe, Santa Lucia, Curaçao e Venezuela abbiano un Dna riconducibile alle antiche popolazioni.

    Il più grande studio condotto fino a questo momento sul Dna antico, coordinato dalla Harvard Medical School e pubblicato sulla rivista Nature, ha risposto a queste domande grazie al lavoro di un team internazionale di genetisti, archeologi, antropologi e fisici, tra cui Alfredo Coppa, che ne è stato il promotore, del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza Università di Roma.

    Lo studio ha analizzato il patrimonio genetico di 174 individui oltre ad altri 89 genomi sequenziati precedentemente. Questa mole di dati fa sì che oltre la metà delle informazioni da Dna antico oggi disponibili per le Americhe provenga dai Caraibi, con un livello di risoluzione fino a ora possibile solo in Eurasia occidentale. Di questi 174 genomi, l’80% sono stati studiati e messi a disposizione da ricercatori di Sapienza. I risultati del lavoro indicano che ci sono differenze importanti tra le popolazioni arcaiche preceramiche che lavoravano la pietra e quelle che lavoravano l’argilla, che la popolazione autoctona di queste aree era meno numerosa di quanto ritenuto fino a ora al momento dell’arrivo degli europei e infine, che l’attuale popolazione di molte isole caraibiche discende da popoli che le abitavano prima dell’arrivo dei colonizzatori.

    Inoltre i dati ottenuti hanno permesso escludere che le popolazioni caraibiche dell’Età arcaica abbiano avuto connessioni con quelle dell’America del Nord, come ritenuto fino a oggi, e di attribuire la loro discendenza da una singola popolazione originaria o dell’America Centrale o di quella Meridionale.

    Le popolazioni dell’Età della ceramica presentavano un profilo genetico differente, più simile ai gruppi del nordest dell’America meridionale (di lingua Arawak), un dato congruente con le evidenze ottenute su basi archeologiche e linguistiche. Da quanto osservato sembrerebbe, infatti, che questi popoli abbiano migrato dal Sud America verso i Caraibi almeno 1700 anni fa, soppiantando le popolazioni che lavoravano la pietra, quasi completamente scomparse all’arrivo degli europei (restava una piccola percentuale nell’isola di Cuba). Ciò conferma che gli incroci tra queste due popolazioni erano estremamente rari.

    Quanto alla lavorazione dell’argilla per la produzione di manufatti di ceramica, lo studio ha evidenziato che nel corso dei 2000 anni trascorsi dalla loro comparsa fino all’arrivo degli europei, si sono avute differenze tra i vari stili ritenute, negli anni passati, il risultato di flussi di popolazioni provenienti da fuori i Caraibi. In realtà è emerso che a tali varietà di manifestazioni artistiche non corrispondono cambiamenti genetici o evidenze di un contributo genetico sostanziale da parte di gruppi continentali. I risultati testimoniano invece la creatività e il dinamismo di queste antiche popolazioni che hanno sviluppato nel tempo questi stili artistici straordinariamente diversi tra loro. 

    La presenza di reti di comunicazione tra questi gruppi che producevano vasellame potrebbero aver agito

    da catalizzatori nella diffusione delle transizioni stilistiche osservate attraverso tutta la regione.

    “I risultati genetici – spiega Alfredo Coppa della Sapienza, che per anni ha studiato la morfologia dentale delle antiche popolazioni dei Caraibi – si allineano con il riscontro fatto nelle popolazioni dell’epoca arcaica che si differenziavano significativamente da quelle dell’epoca della ceramica. Tuttavia, rimangono ancora da spiegare queste differenze e occorreranno ulteriori studi per determinare se siano dovute a forze micro-evolutive che in qualche modo risultano essere rilevabili mediante la morfologia dentale, ma non alle analisi genetiche, o se invece queste possono essere conseguenza di abitudini diverse”.

    L’elevato numero di campioni esaminati ha infine permesso una stima della dimensione della popolazione caraibica prima dell’arrivo degli europei: il metodo, sviluppato da David Reich, co-autore dello studio e docente della Harvard Medical School e della Harvard University, usa campioni presi in modo casuale, valuta quanto siano imparentati tra loro ed estrapola dati sulla dimensione della popolazione di origine. Tanto più i campioni risultano essere imparentati, tanto più piccola sarà, plausibilmente, la popolazione di origine; meno risultano essere imparentati, tanto più grande dovrebbe essere stata la popolazione. 

    “Essere in grado di determinare le dimensioni delle popolazioni antiche utilizzando il Dna significa avere uno strumento straordinario che, applicato nei diversi contesti mondiali, permetterà di fare luce su moltissime domande” – dicono i ricercatori –“ma indipendentemente dal fatto che ci siano state, nel 1492, un milione di persone autoctone o qualche decina di migliaia, non cambia ciò che è accaduto in seguito all’arrivo degli europei nei Caraibi: la distruzione di un intero popolo e della sua cultura”.

    Infine, una delle grandi domande a cui hanno cercato di rispondere i ricercatori riguarda il patrimonio genetico delle persone che oggi abitano nei Caraibi e la riconducibilità a quello delle popolazioni autoctone precolombiane. I risultati dello studio hanno dimostrato che ci sono ancora tracce di Dna delle popolazioni autoctone pre-colonizzazione nelle popolazioni moderne e in particolare che gli attuali abitanti dei Caraibi conservano Dna proveniente da tre fonti (in proporzioni diverse nelle diverse isole): quello degli abitanti autoctoni precolombiani, quello degli Europei immigrati e quello degli Africani portati nell’isola durante la tratta degli schiavi.

    Lo studio è stato finanziato da National Geographic Society, National Science Foundation National Institutes of Health/National Institute of General Medical Sciences, Paul Allen Foundation, John Templeton Foundation, Howard Hughes Medical Institute e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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    Nel rapporto con la disabilità e la diversità, "l'Italia sta migliorando. Le reti di civiltà nel nostro Paese sono le migliori del mondo, il problema è il riconoscimento del lavoro. Abbiamo la miglior legge sulle collocazioni lavorative ma le aziende preferiscono pagare les anzioni che assumere i disabili. E' qui che si deve cambiare".

    Lo spiega all'ANSA Paola Severini Melograni, una delle figure di riferimento, anche a livello istituzionale, per il terzo settore, fondatrice (nel 2000) e direttrice di AngeliPress, agenzia di informazione dedicata a questi temi, oltre che creatrice e conduttrice di O anche no su Rai2. Il programma inonda ogni domenica verso le 09.00 affronta i temi della diversità e della disabilità in tutti i suoi aspetti, "sempre attraverso un approccio positivo".

    Domenica, 27 dicembre alle 09.50 circa viene offerta una puntata speciale dedicata ad Anne De Gaulle (1928 - 1948), la figlia del generale e statista affetta da trisomia 21. "E' grazie ad Anne che sono state fatte una serie di iniziative in Francia, si è aperto un comportamento virtuoso verso i disabili e c'è stata un'analisi della realtà su queste tematiche". Dopo la morte di Anne, "Charles De Gaulle e sua moglie Yvonne, decisero di trasformare un castello della famiglia di lei, in un centro per ragazzi e ragazze con difficoltà psichiche e non solo".

    Sarà "una puntata specialissima, tutta dedicata al rapporto fra Italia e Francia, con al centro anche una lunga intervista all'ambasciatore francese in Italia, Christian Masset". Tutti i membri del cast, esploreranno a proprio modo il tema, dal mago mentalist Andrea Paris, vincitore di Tu si che vales, alla band Ladri di carrozzelle, da Stefano Disegni con le sue vignette alle scelte musicali di Federico Capranica. Saranno anche mostrati brani del biopic 'De Gaulle' con protagonista Lambert Wilson, "uscito qualche mese fa in Francia, che ha fra i punti centrali la figura di Anne". Lei era nata nel periodo passato da De Gaulle in Germania, "un Paese dove i down facevano una brutta fine. Invece, De Gaulle, che le era legatissimo, capisce quanto sia importante darle visibilità, e vede così anche la futura Europa dei diritti".

    O anche no, è alla sua terza edizione, con ascolti in crescita. La trasmissione è nata con Carlo Freccero "e anche l'attuale direttore di Rai2 Ludovico Di Meo, ci sostiene molto". Poi in Rai "abbiamo finalmente una direzione per il sociale, con Giovanni Parapini, che crede in noi e nel cambiamento". Un impegno, quello del programma, che secondo Severini Melograni deve essere identitario per il servizio pubblico, "nello spirito della sua vocazione iniziale e del contratto di servizio". Per la giornalista e conduttrice "non dobbiamo parlare tanto a chi ha già la casa piena di libri e di buona musica, a chi è già formato e convinto che le persone disabili debbano avere pieni diritti. Dobbiamo raggiungere chi non è convinto, e questo lo si fa cercando di essere educatori capaci anche di affascinare".

    Per 'O anche no' "gli ospiti, da Verdone a Alessio Boni, vengono tutti gratuitamente, ci considerano autorevoli. E' stato così anche con il premio Oscar Marle e Matlin, che ha fatto con noi due puntate"; tutto questo nonostante sia una delle trasmissioni più economiche della Rai. E' andato molto bene anche lo spin-off 'Insieme con... – Rai per il sociale, che per qualche mese quest'anno ha accompagnato Unomattina su Rai1: "E' un peccato che non ci sia più, ha avuto un grandissimo riscontro, eravamo invasi ogni giorno dalle e mail di ringraziamenti o di chi ci chiedeva aiuto e informazioni".

    Con la pandemia, per i disabili "alcune cose sono cambiate addirittura in meglio. Ad esempio molti ragazzi con problemi motori, attraverso le lezioni online, si sono sentiti realmente alla pari con i compagni. Mentre per i ragazzi con disabilità mentali, l'isolamento del lockdown, è stato terribile. E proprio grazie al can can scatenato dalle famiglie e da noi, il primo dpcm è stato cambiato". Fra i risultati più emozionanti ottenuti da Paola Severini Melograni con il suo gruppo di lavoro, l'apertura del Festival di Sanremo nel 2016 a Ezio Bosso: "E' stato un momento fondamentale".

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