Articoli filtrati per data: Gennaio 2021

    Riportiamo il video con il messaggio di Maria Rita Cerimele del Movimento dei Focolari, "Il traffico di esseri umani frutta alle organizzazioni criminali un fiume di soldi e per questo prospera. Non possiamo restare indifferenti, dobbiamo agire informandoci e anche attivando reti tra associazioni, istituzioni e persone per lavorare insieme con maggiore efficacia, promuovendo una cultura reale di fraternità", parole di Cerimele. 

    Di seguito il link al video: https://www.facebook.com/1763182293935984/posts/2867165133537689/?vh=e&d=n

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    Roma, 28 gennaio – Sono oltre 3.500 gli insegnanti iscritti alla terza lezione del corso di formazione gratuito ‘Autismo, un approccio integrato alla complessità del problema nel contesto scolastico’ organizzato dall’Istituto di Ortofonologia (IdO). L’appuntamento è in programma domani, dalle 16.30 alle 19.30, e avrà come relatrice Mariapaola Sforza, psicoterapeuta dell’età evolutiva.
    La lezione potrà essere seguita in diretta sul sito dell’Istituto attraverso questo link: https://www.youtube.com/watch?v=ffd0cFMoqxU&feature=youtu.be.

    Le prime due lezioni del corso sono state seguite da più di 3.000 insegnanti e hanno avuto un’alta risonanza tra i docenti, tanto che in pochi giorni il passaparola ha portato ad oltre 13.000 le visualizzazioni della prima lezione e a quasi 9.000, in costante crescita, quelle della seconda.


    Per avere informazioni generali sul corso è possibile inviare un’e-mail a: segr.formazione@ortofonologia.it

    Per fare domande sui contenuti del corso e lasciare i propri dati (nome, cognome, indirizzo, qualifica e scuola/istituto in cui lavora), per ricevere a casa gratuitamente libri e articoli sull’autismo, scrivere a: autismo.scuola@ortofonologia.it
    Alle domande sui contenuti del corso i formatori risponderanno durante l’ultimo incontro e, quando la richiesta lo richiede, forniranno risposte individuali via e-mail appena possibile.
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    Comunicazione sociale e arte performativa per attuare cambiamento
     
    L'associazione Beawarenow torna nelle scuole con un progetto che verra' realizzato in tre Regioni grazie al sostegno di Banca d'Italia, Fondazione Cariplo e Fondazione CRT (Cassa di Risparmio di Torino). Le scuole di Roma, Milano e Torino saranno protagoniste del percorso di formazione che Beawarenow proporra' agli studenti attraverso il progetto 'Comunicatio manifesta'.


    Gi studenti delle scuole superiori verranno formati attraverso laboratori giuridici, di comunicazione sociale, di arte partecipativa e performativa. In ogni scuola verra' ideato un elaborato artistico, che contribuira' alla realizzazione e al lancio di una campagna nazionale di sensibilizzazione sulla violenza di genere, ed un evento pubblico.

    Saranno le ragazze e i ragazzi delle scuole, coordinati dai docenti e dallo staff di Beawarenow, a creare una campagna di sensibilizzazione nazionale, 'Comunicatio manifesta', per promuovere cambiamenti nei comportamenti ed eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni, basati su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini. Gli studenti saranno i protagonisti del progetto e attraverso la loro creativita' contribuiranno a realizzare la campagna nazionale di comunicazione che sara' diffusa sui media nazionali, locali e social network.

    Beawarenow promuove la creativita', lo sviluppo del potenziale umano, il protagonismo civile dei giovani e l'empowerment delle persone piu' vulnerabili. Si rivolge alle scuole, ai ragazzi e alle loro famiglie, alle realta' profit e no profit, alle Istituzioni e ai possibili stakeholders. L'associazione ha anche l'obiettivo di ampliare la partecipazione a questa importante campagna di sensibilizzazione sulla violenza di genere, lanciando una campagna di crowfunding per portare il progetto anche in una scuola del Sud Italia. Per sostenere la campagna 'Comunicatio manifesta' e' possibile fare una donazione sulla piattaforma Produzioni dal Basso al link: https://sostieni.link/27168 e condividere la campagna di crowdfunding sui social network.

    (Red/ Dire)

    Pubblicato in Buone notizie

    È stata realizzata la necroscopia sulla balenottera trovata senza vita qualche giorno fa nel Porto di Sorrento. La necroscopia, durata 13 ore, non ha ancora stabilito con certezza le cause della morte dell’animale, ma ha escluso la presenza di fattori antropici o eventi esterni e la presenza di plastica all’interno dello stomaco. 

    Il grandissimo lavoro è stato possibile grazie al coordinamento dei tanti soggetti coinvolti. In particolare, la necroscopia è stata effettuata da un team coordinato da Sandro Mazzariol, professore all’Università di Padova e responsabile dell’unità di intervento del Cetaceans strandings Emergency Response Team (Cert)., centro di referenza degli istituti zooprofilattici per gli spiaggiamenti di mammiferi marini sulle coste italiane, ma il merito va anche alla Capitaneria di Porto, all’Area Marina Protetta di Punta Campanella, all’ASL della Campania, al Comune di Sorrento, alla Regione Campania, all’ARPA Campania, all’Istituto Zooprofilattico, all’Anton Dohrn, all’ Università di Siena , al CRIuV Group; all’Università degli Studi di Napoli Federico II e alle delegazioni regionale e territoriali di Marevivo. 

    Il decesso è avvenuto circa una settimana fa: se in un primo momento si era ipotizzato che si potesse trattare dello stesso esemplare avvistato quello stesso pomeriggio nel porto, un confronto con le immagini video ha escluso questa possibilità. Escluso anche che si trattasse della madre di quell’esemplare, in quanto non risulta che la femmina analizzata abbia partorito da poco.  Con i suoi quasi 20 metri di lunghezza, si conferma la balenottera comune più grande mai registrata nel Mediterraneo. Campioni di organi e tessuti sono stati prelevati e saranno analizzati da vari laboratori italiani e stranieri nelle prossime settimane da un punto di vista genetico, patologico e tossicologico. Le ossa saranno sottoposte a specifici trattamenti, ma è ancora da stabilire la loro collocazione futura. 

    “Come Marevivo siamo intervenuti immediatamente, grazie alla presenza dei responsabili delle delegazioni Campania, Sorrento e Salerno, seguendo ogni fase della complessa operazione. Siamo molto soddisfatti che il nostro lavoro abbia favorito questo risultato: piano piano si cominciano a capire alcune componenti di questo terribile episodio, ma questo non sarebbe stato possibile se si fosse optato per l’affondamento dell’animale, ipotesi che ci ha visto da subito contrari. Il fatto che così tante istituzioni e enti siano intervenuti, è un’ulteriore conferma dell’importanza scientifica di questo evento” ha dichiarato Rosalba Giugni, fondatrice e Presidente di Marevivo Onlus. “Questo episodio è un segnale che deve farci aprire gli occhi su un dramma di più ampia portata: ogni anno sono migliaia le balene che vengono uccise in tutto il mondo nell’indifferenza generale. Ci emozioniamo di fronte alle terribili immagini di un esemplare che arriva sulle nostre coste, ma decidiamo di chiudere gli occhi per quello che succede in Giappone piuttosto che in Norvegia, ma la biodiversità marina non conosce frontiere: compromettere la salute del mare è un danno per l’intera umanità”. 

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    L’esposizione di sé sui social è un selfie dell’anima. Aprirsi in pubblico, rinunciare al proprio privato, soddisfa il bisogno di essere riconosciuti e forse amati. In questo nuovo saggio, Carlo Bordoni analizza la società in vetrina alla ricerca dell’autenticità. Dove prevale l’aggressività e il non sapere.

    “Nell’antichità si guardava al passato, nella modernità al futuro; adesso si guarda esclusivamente al presente. Corriamo dentro il presente e ci rifugiamo in esso, nell’incapacità o nella paura di affrontare il domani.”

    Intimità pubblica è un ossimoro, una contraddizione in termini: ciò che fa parte della sfera riservata non può essere reso pubblico. Eppure una caratteristica della società liquida in cui viviamo è proprio questo: che le barriere di tutto ciò che è privato vengono eliminate e il suo contenuto disseminato. Accade principalmente in rete, sui social network, attraverso tecnologie che incoraggiano gli individui a rivelare tutto su se stessi in un sforzo per essere conosciuti e riconosciuti, in un mondo in cui non abbiamo più il tempo di ascoltare noi stessi e gli altri. Tutto è fragile, transitorio e instabile in una società che sembra essere governata più dalle emozioni che dalla ragione.
    È la condizione dell’eterno presente che giustifica decisioni e scelte prese sulla base dell’intuizione del momento, sperando di cogliere l’attimo fuggente, assicurarsi qualcosa di definito, almeno per un momento, che dà senso alla vita.
    In un saggio aggiornatissimo e documentato, Carlo Bordoni offre una mappa per navigare nei mari turbolenti della contemporaneità, un invito a riscoprire il senso di comunità che abbiamo perduto, o forse soltanto dimenticato, e di cui invece abbiamo sempre più bisogno.

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    In giorni (o sarebbe meglio dire mesi) di pronunciamenti di tribunali regionali, CTS, governatori regionali, e crisi di Governo eccoci a parlare della crisi che vivo da vicino, quella dei studenti. In Veneto il ritorno a scuola è ancora lontano, al momento di due settimane, e si percepisce chiaramente come a livello emotivo molti ragazzi abbiano già superato il punto di rottura. Stanchezza, demotivazione, rifiuto dello studio sono sentimenti che toccano anche l'alunno più diligente, che si trova a far fronte a una situazione in cui si sente disarmato. C'è la consapevolezza che un anno di adolescenza non si può restituire, e questo mi pare inoppugnabile. La didattica a distanza ha, a mio avviso, funzionato in termini di trasmissioni di contenuti e di novità nelle metodologie didattiche, ma ha pian piano eroso quelli che sono i motori dell'apprendimento, ovvero la motivazione verso il sapere e il rapporto umano che fornisce gli strumenti, e i compagni di viaggio, per questo cammino. 

    Prima delle vacanze natalizie, chiedendo se fossero contenti di tornare il 7 gennaio a scuola, molti hanno risposto che dubitavano che si sarebbe tornati in quella data e che, anche se così fosse stato, ci si sarebbe presto trovati di fronte a una nuova chiusura. Trovo particolarmente preoccupante questa sfiducia, che sa molto di disillusione, in un'età che dovrebbe piuttosto nutrirsi di speranze e pensieri positivi. Il mondo politico, ma direi il mondo adulto, si è giocato molto della propria credibilità, soprattutto per la mancanza di visione dimostrata. Nessuno nega che sia particolarmente complesso in questo momento tenere aperte le scuole, ma a pesare di più è stata la ridda di annunci, smentite poco tempestive, litigi, investimenti poco lungimiranti che si sono fatti, dando l'impressione che la scuola non sia per questo Paese una priorità. I ragazzi questo lo respirano, hanno già perso la fiducia nella politica (nell'anno in cui è diventata obbligatoria una disciplina come educazione civica forse si sarebbe potuti offrire migliori esempi istituzionali...) e in molti casi hanno anche perso la loro spensieratezza o hanno visto amplificarsi i problemi tipici dell'età. 

    Sono in ogni caso cresciuti troppo in fretta, privati di possibilità e di passaggi che non si possono, se non in parte recuperare, disillusi e disarmati troppo velocemente. Ma ancor più paura suscitano quelle esperienze di chi in fondo sta bene così, tranquilli nella propria camera, senza la voglia di uscire nemmeno per una passeggiata. 

    Nel breve periodo, anche dopo il rientro a scuola, vedremo tutte le implicazioni negative di un anno a distanza, ma sono convinto che i ragazzi, alla giusta distanza (di tempo, non più di spazio) sentiranno di essere stati dei piccoli eroi, sentiranno che la scuola non li ha abbandonati e che il tempo non si può sprecare. Nell'attesa di accompagnare i ragazzi a questa consapevolezza continuiamo a camminare al loro fianco e non potremo che ringraziarci a vicenda.

     Fontehuffingtonpost.it

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    Nel mezzo delle crisi sanitaria, sociale ed economica che il mondo continua ad affrontare all'inizio dell’anno nuovo, le persone al potere stanno continuando  a tradire le giovani generazioni, le azioni necessarie a contrastare la crisi climatica sono ancora un miraggio, la salute e  l’istruzione sono lasciate da parte per garantire i profitti di pochi.

    Di conseguenza, le attiviste e gli attivisti per il clima annunciano il primo sciopero globale per il clima del 2021, nella data del 19 marzo. 

    Chiedono ai leader mondiali azioni immediate, concrete, e in linea con i più accurati studi scientifici,  in risposta alla crisi climatica che stiamo vivendo . 

    Queste misure necessarie non possono più essere rimandate
    I disastri meteorologici e climatici hanno colpito fin troppi paesi già l'anno scorso, dagli incendi che hanno afflitto parti dell'Australia, del Nord America e L'America Latina, agli uragani e inondazioni mai visti in Africa, alle tempeste che hanno devastato l'America Centrale e il Sudest asiatico, come anche gran parte dell’Italia. Non servono a niente obiettivi di riduzione delle emissioni lontani nel tempo se non sono seguiti da azioni concrete oggi.

    “Abbiamo bisogno che i fondi del Next Generation Eu vengano usati per politiche per azzerare le emissioni di gas serra che alimentano la crisi climatica.” sostengono gli attivisti.

    Lo scorso dicembre Fridays for Future ha lanciato la campagna “Non Fossilizziamoci” (fridaysforfutureitalia.it/non-fossilizziamoci/ ) per un Recovery plan che sia in grado di contrastare la crisi climatica e di garantire un futuro ai giovani - un’idea già ampiamente descritta nel documento Ritorno al Futuro - ritornoalfuturo.org/ -, che ha decine di proposte per fare della ripresa economica l’inizio della transizione ecologica.  A parte qualche investimento isolato positivo, le decisioni prese vanno ancora nella direzione sbagliata.

    Infatti, nonostante le promesse e le parole vuote dei ministri e del presidente Conte, l'Italia continua a erogare sussidi ai combustibili fossili e in varie zone del paese stanno per sorgere nuove infrastrutture per il gas fossile. Questi progetti renderebbero impossibile  rispettare l'accordo di Parigi sul clima, che in pratica significa arrendersi alla catastrofe senza neanche provare a fermarla. I  fondi del Next Generation Eu rischiano di finire alle aziende e alle attività più inquinanti come le grandi opere inutili, e sono ampiamente insufficienti per settori come quello dell’energia rinnovabile.

    "La crisi climatica è qui, ora. Ondate di caldo, siccità, inondazioni, uragani, smottamenti, deforestazione, incendi, perdita di abitazioni e diffusione di malattie: questo è ciò che le persone e le aree più colpite stanno affrontando sempre più spesso oggi. Le nostre vite dipendono da un'azione immediata". Afferma  João Duccini, un ragazzo Brasiliano. 

    Da oltre due anni, le giovani e i giovani in tutto il mondo stanno scioperando e scendendo in piazza per chiedere giustizia climatica. Ora, con la pandemia COVID-19, le azioni assumeranno forme diverse in luoghi diversi, ma i ragazzi invitano le persone a unirsi con lo stesso obiettivo di un'azione immediata per il clima dietro la richiesta di Niente Più Vuote Promesse (#NoMoreEmptyPromises )

    "Se non agiamo ora, non avremo nemmeno la possibilità di raggiungere quegli obiettivi per il 2030 e il 2050 di cui i leader mondiali continuano a parlare", ha detto Mitzi Jonelle Tan dalle Filippine. 

    "Ciò di cui abbiamo bisogno ora non sono vuote promesse, ma obiettivi annuali di carbonio vincolanti e tagli immediati delle emissioni in tutti i settori della nostra economia". “Quando la tua casa è in fiamme, non aspetti 10, 20 anni prima di chiamare i vigili del fuoco; agisci immediatamente e con ogni mezzo", ha detto Greta Thunberg dalla Svezia.

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    Quattro giovedì a partire dal 28 gennaio: economisti, giuristi, sociologi, imprenditori e professionisti a confronto su questo cruciale snodo storico e sociale. I temi: dalle fragilità italiane aggravate dal Covid-19 alle reazioni davanti all’incertezza, ai provvedimenti governativi già intrapresi e quelli europei attesi, fino all’analisi forze vitali che servono per la ripartenza.

    Il 54esimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, pubblicato a dicembre 2020, ha fotografato l’Italia come “una ruota quadrata che non gira”. Tratteggiando il quadro aggravato dalla pandemia: un Paese spaventato e dolente, indeciso fra risentimento e speranza, con l’ansia e la paura come sentimenti prevalenti.

    Per approfondire il tema della situazione sociale italiana in questo decisivo frangente storico, la Fondazione Circolo Fratelli Rosselli e il Censis hanno organizzato una serie di quattro incontri online. Quattro giovedì, fra le 17 e le 18,30, a partire dal 28 gennaio, sulla piattaforma Zoom (https://us02web.zoom.us/j/327598981) e sulle pagine Facebook della Fondazione Fratelli Rosselli e del Censis.

    “La Fondazione Circolo Rosselli è la fondazione del socialismo liberale -ricorda il Presidente della Fondazione Circolo Rosselli Valdo Spini- che vuole coniugare  l’iniziativa individuale con l’etica della responsabilità collettiva all’insegna di una società giusta. Ci proponiamo da queste analisi e da questi approfondimenti di chiarire quali sono le riforme necessarie per affrontare le conseguenze economiche e sociali della pandemia tuttora in atto.”

    Si comincia questo giovedì 28 gennaio, alle 17 con l’incontro “La ruota quadrata che non gira”. Dove si rifletterà dell’impatto dell’epidemia sulla società italiana, soffermandosi sull’avvitamento che il Covid-19 ha portato a situazioni già strutturalmente vulnerabili: dai sistemi della sanità a quelli del lavoro e della scuola. Ne parlano Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, Emanuele Vannucci, economista dell’Università di Pisa, Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis.

    La settimana successiva, il 4 febbraio, l’incontro verterà sul tema “Meglio sudditi che morti”, ovvero sulle reazioni degli italiani nell’anno della paura, fra tensioni sulla sicurezza e la percezione dello Stato come salvagente ultimo cui aggrapparsi nel momento del pericolo. Ne discutono Giorgia Giovannetti, economista dell’Università di Firenze; Francesco Maietta, responsabile dell’area Politiche sociali del Censis; Gianni Massa, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri; Michael Musetti, coordinatore degli under 35 dell’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane; Sergio Paparo dell’Organismo Congressuale Forense e Giulia Piccioni, segretaria nazionale della rete nazionale di cultura e politica “I Pettirossi”.

    L’incontro dell’11 febbraio sarà dedicato alla riflessione sul tema dei ristori e delle loro conseguenze. “Nell’anno della bonus economy”, il titolo del webinar. Il tema sarà affrontato da Marco Baldi, responsabile area Economia e territorio del Censis; Antonella Di Bartolo, dirigente scolastico all’Istituto Sperone-Pertini di Palermo; Federico Gelli, coordinatore dell’Unità sanitaria di crisi della AUSL Toscana Centro per l’emergenza pandemica; Stefano Grassi, avvocato e costituzionalista dell’Università di Firenze e Mariella Zoppi, professore emerito di architettura dell’ateneo fiorentino.

    L’ultimo incontro, quello del 18 febbraio è incentrato sul tema della ripartenza, sulla vitalità e la capacità di rimettersi in moto della società italiana: “Quello che resterà dopo lo stato d’eccezione”, il titolo dell’incontro. Interverranno: Giuseppe De Rita, presidente del Censis; l’economista Paolo Baratta; Roberto Castaldi, direttore Cesue ed Euractiv Italia; Salvatore Rossi, presidente di Telecom Italia; Lucilla Spini, bioantropologa dello IUBS Working Group on Gender Equality; Andrea Puccetti, imprenditore, della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli.

    I primi tre incontri sono moderati da Claudio Paravati, direttore della rivista e centro studi Confronti, l’ultimo da Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli.

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    Vi proponiamo la preziosissima testimonianza di Piero Cividalli, ultimo testimone italiano della Brigata Ebraica,  andata in onda lo scorso 25 aprile su Radio Rai Gr Parlamento. 

    Piero Cividalli nel 1944 aveva 18 anni, vestiva la divisa della Brigata Ebraica e si era arruolato come volontario, come altri 5200  cittadini ebrei che dopo estenuanti richieste erano riusciti ad ottenere dall’esercito inglese, allora mandatario della Palestina, la creazione della Brigata ebraica.

    E’ qui con noi questa mattina per ricordare la storia emozionante e vincente di una formazione del tutto speciale di cui lui è l’ultimo sopravvissuto. Cividalli, di un’antica famiglia fiorentina, era dovuto fuggire dall’Italia anni prima a causa delle leggi razziali, prima in Svizzera e poi in Palestina. I suoi genitori erano grandi amici dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, attivisti antifascisti uccisi a Parigi per ordine di Mussolini. Questa mattina Cividalli è con noi, benvenuto, siamo emozionati e commossi della sua presenza. Lei ora vive in Israele, ma a gennaio è stato a Milano per inaugurare una mostra proprio sulla Brigata ebraica e sa di essere l’ultimo testimone vivente di questa grande avventura.

    Cividalli: Sono l’ultimo fra gli italiani ebrei che si erano arruolati nella Brigata ebraica.

    Paola:Con gli altri suoi commilitoni, compagni di avventura ha rapporti?

    Cividalli: C’erano persone di tanti altri paesi, tutti ormai residenti in Palestina, ma non ho più rapporti con nessuno.

    Paola:Lei è ora un veterano e un pò un vecchio saggio, possiamo utilizzare questo termine. Come vede la rinascita dell’antisemitismo nel mondo e anche in Italia?

    Cividalli: Come vuole che lo veda, lo vedo malissimo. Ma vorrei soprattutto che quegli italiani nostalgici del fascismo sapessero e conoscessero meglio la loro storia. Perché quando io sono arrivato in Italia nel 1945, perché prima ero stato per un certo periodo in addestramento in Egitto, quando sono tornato ho trovato l’Italia distrutta completamente, misera, affamata e distrutta anche fisicamente perché c’erano stati tanti bombardamenti. I tedeschi che anche arrivavano e distruggevano tutto quello che c’era per lasciare le strade e i terreni completamente vuoti. Quindi, a tutto questo li ha portati il fascismo. Purtroppo, gli italiani che ho incontrato varie volte non conosco o non sanno abbastanza della miseria a cui  gli ha portato il fascismo. E se anche rimpiangono quei pochi vantaggi che avevano avuto a quel tempo, erano tutti polvere negli occhi. Poi dopo sono stati praticamente distrutti, e non soltanto noi ebrei, io penso anche a tutti quegli italiani morti per esempio in Russia, sul fronte russo, migliaia di italiani che sono periti inutilmente. Senza contare tutti gli altri morti nei bombardamenti e nella guerra stessa. Quindi non posso di certo pensare che si possa rimpiangere qualcosa del fascismo.

    Paola:Lei giustamente dà la colpa a questa impressione così sbagliata, al fatto che la storia non è conosciuta quanto dovrebbe essere. Le manifestazioni, i ricordi non sono sufficienti. Tra l’altro quest’anno, lei lo sa, non si potrà fare nessun evento pubblico, la piazza sarà “virtuale”. Forse è l’occasione per parlare meglio ai giovani.

    Cividalli:Tutto quello che posso dire è quello che ho detto adesso: imparate e conoscete la storia, perché il fascismo ci ha portati alla distruzione totale, a questa condizione e questa miseria veramente incredibile. Io l’ho vista con i miei occhi, i giovani italiani non l’hanno vista, non l’hanno conosciuta, sono cresciuti nella bambagia e possono anche pensare a quel poco di buono che il fascismo aveva fatto come le bonifiche, il lavoro e altre cose. Però, si sono affiancati alla Germania e hanno perso tutto quello che avevano, hanno perso tutte le colonie, la gloria, la dignità e sono rimasti totalmente a terra e gli italiani di oggi non lo sanno, per lo meno non lo sanno abbastanza.

    Paola: Cividalli, noi la ringraziamo per questa straordinaria testimonianza e speriamo di poter festeggiare i suoi 95 anni, il prossimo anno, con un 25 aprile diverso, magari a Milano dove è stata dichiarata la liberazione dall’oppressione nazi-fascista. Grazie Cividalli è stato un grande onore parlare con lei.

     

    Link alla trasmissionehttp://www.grparlamento.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-2a08f25c-eb92-4459-95dd-02b6c046965a.html

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    A 76 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria - che si celebra domani 27 gennaio - richiama le istituzioni e i cittadini alla vigilanza di fronte alla crescita dell’antisemitismo e del razzismo, accompagnati spesso da atti violenti e discriminatori. Deve infondere preoccupazione e timore anche l’affermazione, specie nel mondo giovanile, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi in Europa e in Italia. Occorre promuovere, a partire dalle scuole e dalle università, la risposta più efficace all’odio, che è rappresentata dalla cultura e dalla conoscenza della storia. C’è urgenza di rimettere al centro del dibattito pubblico il valore civile dello studio del passato. Le domande sul passato ci aprono alle sfide del presente, lette con la profondità della storia. La memoria della Shoah ci spinge a lavorare insieme a tanti per tessere la trama di una società accogliente e aperta all’integrazione; per contrastare il sempre più preoccupante linguaggio dell’odio che corre sul web e contagia tanti; per stringere un nuovo patto tra le generazioni che porti i giovani a raccogliere l’eredità dei testimoni, che vanno scomparendo. È quanto la Comunità di Sant’Egidio porta avanti a tutti i livelli nel mondo giovanile, a partire dalle Scuole della Pace, per promuovere una cultura dell’incontro e della conoscenza e superare così ogni forma di antisemitismo e razzismo.

    Anche la tragedia della pandemia ci ha richiamato al destino comune dell’umanità, al di là delle differenze nazionali, etniche o religiose, che in passato, ma anche oggi, sono state sfruttate dagli imprenditori della paura. Per questo il ricordo dell’abisso di Auschwitz campi di sterminio non appartiene solo al passato. L’antisemitismo è ancora “una nuvola nera sull'Europa”, come ha affermato la scrittrice Edith Bruck, sopravvissuta ai lager nazisti. E continuare a riflettere sulla storia dell’antisemitismo e del razzismo aiuta ad affrontare con consapevolezza le sfide di un mondo che cambia, con uno sguardo capace di immaginare un domani diverso, mettendo al centro le aspirazioni e la dignità dell'unica, grande famiglia umana.

    Pubblicato in Ebraismo

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