Articoli filtrati per data: Gennaio 2021

    Un evento speciale organizzato dall'Università Ca' Foscari di Venezia  in collaborazione con l'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele in Italia: tre grandi artisti israeliani dialogano sui temi della creatività, memoria, arte, Israele oggi e sui diversi modi di narrare l'Olocausto. L'incontro si terrà in lingua inglese e sarà trasmesso sulla piattaforma zoom e in diretta sulla pagina Facebook Cultura Israeliana in Italia .

    con la partecipazione di:

    Yishai Sarid

    Vardi Kahana

    Tamar Tal-Anati

    saluti

    Piero Capelli (Università Ca' Foscari di Venezia)

    Maya Katzir (Addetta Culturale -  Ambasciata di Israele in Italia)

    moderano

    Dario Miccoli (Università Ca' Foscari di Venezia)

    Marcella Simoni (Università Ca' Foscari di Venezia)

    Lunedì 25 gennaio

    17.30 (ora italiana)

    Link zoom:

    https://unive.zoom.us/j/86336934362 

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    Da Marco Bellocchio a Martin Scorsese, da Ken Loach a Pedro Almodovar, da Woody Allen e Nanni Moretti a Bong Joon-ho e Spike Lee: sono alcuni dei volti dello spot che vuole sottolineare il legame con il cinema, in particolare quello indipendente. “Vi abbiamo fatto conoscere registe e registi del cinema italiano e internazionale, facendovi innamorare dei loro film più belli”: così la Federazione Italiana dei Cinema d’Essai, che rappresenta oltre 500 cinema indipendenti di tutta Italia, dà il via al nuovo video, destinato ad illuminare il grande schermo appena possibile. “Da sempre siamo il punto di riferimento del cinema indipendente e di qualità”: a dimostrazione del rapporto instaurato negli anni con il proprio pubblico, innamorato del cinema d’autore da tutto il mondo, scorrono nel nuovo spot volti notissimi e meno noti di tanti artefici di capolavori della storia del cinema, registi affermati e di culto”.

    Da autrici come Valeria Golino, Céline Sciamma, Alice Rohrwacher, Sofia Coppola ed Emma Dante fino a Gianfranco Rosi, i Dardenne, Alejandro Gonzalez Iñarritu, due autori attesi al cinema con i nuovi e già premiatissimi film – Thomas Vinterberg e François Ozon – e due immensi talenti che ci hanno lasciato da poco, Agnès Varda e Kim Ki-duk: lo spot approda da martedì 19 gennaio sui social network e nei siti web delle sale preferita, in attesa di debuttare su grande schermo al momento della riapertura.

    “Per gli esercenti delle sale d’essai, per il loro ruolo fondamentale di presidio culturale e sociale, è un modo per restare vicini al pubblico anche in questi lunghi mesi di prolungata sospensione dell’attività – afferma Domenico Dinoia, Presidente FICE -, ringraziando i tanti spettatori che non hanno mancato di far pervenire la loro solidarietà e con la promessa di accoglierli nuovamente, nel migliore dei modi e con tanti bellissimi film, appena sarà possibile. Ritroveremo insieme, con tutte le precauzioni necessarie, il piacere di una visione condivisa su grande schermo”.

     

    Fonte: .primaonline.it

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    A Trento un Patto di collaborazione per tutelare e valorizzare la memoria della comunità attraverso il racconto di storie di emigrazione trentine

    La memoria storica tiene in vita l’umanità. É un Bene comune immateriale e, come tutti i Beni comuni, necessita di cura perché dalla memoria collettiva dipende la qualità del futuro di tutti, a partire dalle singole comunità.

    La memoria collettiva è il tema del patto di collaborazione intitolato “Dal Trentino al mondo: storie di emigrazione”, sottoscritto tra il Comune di Trento e l’Associazione Trentini nel Mondo Onlus. Il Patto si pone l’obiettivo principale di sensibilizzare sul tema dell’emigrazione attraverso la collocazione di un manufatto contenente storie di emigrazione trentina da mettere a disposizione di tutta la comunità. Il fenomeno dell’emigrazione di tanti cittadini di Trento nel mondo è una pagina importante della storia trentina. I cittadini attivi di Trento, con la proposta del Patto, hanno individuato nella memoria storica della comunità un Bene comune da tutelare attraverso la conservazione e la valorizzazione di singole storie personali, storie di viaggi e storie di comunità: storie che hanno la forza di connettere e di avvicinare in un unico sentimento di solidarietà i cittadini trentini e favorire la crescita dei legami di comunità.

    Il valore della memoria nelle storie dei migranti

    Le storie raccolte dall’Associazione sono disponibili anche su un portale dedicato messo a disposizione dei cittadini di Trento sia per la lettura sia per l’invio di nuove proposte. Ecco alcuni passi.

    «Ora penso che appartengo a due terre, quella di nascita e quella dove mi hanno accolto con tanto affetto e dove ho formato la mia famiglia; ma sempre avrò il Trentino nel cuore. Ricordo le canzoni di montagna, in casa cucino i cibi trentini per la mia famiglia e a loro piacciono, così come il nostro dialetto trentino. Perciò mi sento una mamma e nonna trentina che ha portato e conserva con sé un po’ della nostra terra in questo paese lontano», si legge nella testimonianza di Enrica Righi emigrata a Montevideo, in Uruguay, a soli 19 anni.

    «La fine del lungo viaggio in treno non fu la fine delle mie tribolazioni. Anzi. La speranza di raggiungere mio marito finalmente a “casa mia”, quella speranza che mi aveva dato la forza e il coraggio per affrontare il viaggio, che mi aveva tenuta in piedi fino a destinazione, è svanita brutalmente quando sono giunta a destinazione. […] Siamo arrivati a Maurage Boussoit. Nel campo baracche. Una baracca! Ecco dove avrei abitato! Il campo era enorme: c’erano almeno 200 baracche. Forse anche di più. Ognuna poteva ospitare ben sei famiglie. La delusione è stata così grande che, per riprendermi del tutto, è passato un inverno intero. […] C’erano due stanzette che fungevano da camere da letto e una grande cucina.  I servizi erano fuori, ma ogni baracca aveva il proprio. Mio marito aveva arredato il nostro nido con mobili di occasione. Ci aveva messo tutta la sua buona volontà e…il suo buon gusto», è l’inizio della storia di Pia che negli Anni ’80 ha raggiunto finalmente suo marito in Belgio.

    «Il 1940 segnò l’entrata in guerra dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale: gli emigrati italiani non naturalizzati furono considerati “enemy allies” (alleati del nemico, la Germania) e sospetti simpatizzanti fascisti. Vittorio Facchini (“Vic”) dovette scegliere fra due alternative: lavorare per il governo o finire in un campo di concentramento. Fu quindi mandato, per quasi tre anni, a lavorare nel Nuovo Galles del Sud, nei boschi dove si produceva il carbone. Gli anni della guerra furono duri; Vittorio si adoperò per aiutare qualche soldato italiano catturato dagli Alleati e mandato in Australia dal governo inglese come prigioniero. Tra di loro c’era anche un trentino, che Vittorio conosceva sin dall’infanzia a Gardolo: Silvio Pegoretti. Vittorio, clandestinamente, riuscì a passargli libri, cibo e sigarette», si legge tra le righe che raccontano la storia di Vittorio e della sua emigrazione in Australia.

    Come si intuisce da questi pochi passi, le storie di migrazione del Patto trentino raccontano difficoltà, sofferenza, speranza, nostalgia della propria terra e dei propri affetti, ma anche felicità nell’avercela fatta, nonostante tutto. Partire e abbandonare le proprie radici per sperare in un ‘domani’ possibilmente migliore, sicuramente diverso. È questo, possiamo dire, il tratto comune che unisce tutte le storie di emigrazione nel mondo. Storie che nascono per motivi di lavoro, come i tanti giovani italiani costretti alla fuga all’estero per costruire un futuro stabile e realizzarsi dopo anni di studi. Storie che nascono dalla povertà assoluta, come quelle di chi è disposto a rischiare la propria vita per raggiungere in mare l’Europa. Storie che nascono per fuggire alla morte, come quelle di chi nasce, senza volerlo, lì dove cadono ogni giorno missili e bombe.

    L’emigrazione unisce il mondo. E tutelare, come Bene comune, la memoria di ogni viaggio – qualsiasi esso sia – implica legame, unione e condivisione tra chi oggi è chiamato a scrivere le pagine future di un’unica storia di comunità.

     

     Articolo di di Andrea Palumbo per labsus.org

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    Tanti i traguardi raggiunti e gli eventi programmati: sempre viva l’attenzione ai diritti fondamentali di detenute e detenuti nelle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19

    È nota a tutti la valenza rieducativa e risocializzante del teatro per tutti coloro che, in espiazione di una pena detentiva, e grazie alla dedizione di molti operatori ed artisti che lavorano in carcere, si accostano alle proprietà taumaturgiche e catartiche di questa antichissima forma espressiva.

    Tra le esperienze più significative quelle del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, (www.teatrocarcere.it) presieduto da Vito Minoia, esperto di Teatro educativo inclusivo all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e direttore della Rivista di Educazione e Formazione “Cercare-carcere anagramma di” (che affianca dal 2017 la rivista-madre “Catarsi-teatri delle diversità” fondata nel 1996): fondato a Urbania il 15 e 16 gennaio 2011, in occasione dei lavori dell’undicesimo convegno promosso dalla Rivista europea “Catarsi-Teatri delle diversità”, oggi il Coordinamento riunisce oltre cinquanta esperienze da 15 regioni italiane ed è stato riconosciuto come buona pratica dall’International Theatre Institute dell’Unesco che ha collaborato all’istituzione dell’International Network Theatre in Prison nel 2019.

    Per la ricorrenza dei dieci anni del Coordinamento, in segno di condivisione, sul sito www.teatridellediversita.it in libero accesso, sono stati pubblicati la diretta Zoom e diversi materiali multimediali relativi al XXI Convegno internazionale che la rivista “Catarsi-Teatri delle diversità” con il titolo “Dialoghi tra pedagogia, teatro e carcere” (youtube) ha organizzato online il 29-30-31 ottobre 2020, a seguito dell’impossibilità di tenere in presenza l’evento. Parallelamente, sabato 16 gennaio 2021, la notizia del Primo Premio del Ministero dell'Interno di Madrid per lo spettacolo “Al limite” rappresentato un anno fa dai detenuti del carcere di Las Palmas (Gran Canarie) a conclusione di un progetto dedicato alla genitorialità positiva in carcere, grazie all’Associazione Hestia, all’Università di Las Palmas e alla collaborazione dell’Associazione Voci Erranti operante nel carcere di Saluzzo (Cuneo), diretta da Grazia Isoardi, tra gli organismi fondatori del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.

    Dopo le prime dieci edizioni del convegno organizzate a Cartoceto, in provincia di Pesaro e Urbino, nel 2011 a Urbania furono ricordate le figure di Meldolesi scomparso nel 2009 (al quale si ispirava il titolo dell’iniziativa “Immaginazione contro Emarginazione”) e di Pozzi, scomparso nel 2010, fino a quel momento direttore della pubblicazione. Giuliano Scabia, anch’egli figura di riferimento per il convegno e la rivista, dedicò loro il racconto-evento “Scala e sentiero cercando il Paradiso” sugli anni di apprendistato con i suoi allievi all’Università di Bologna.

    Diversi i traguardi raggiunti dalla Rete italiana del teatro in carcere: ne vengono ricordati di seguito alcuni, sicuri che possano essere d’auspicio per nuovi obiettivi di carattere artistico e pedagogico da ricercare, come sempre, in un innovativo orizzonte politico e democratico tra i diversi soggetti coinvolti nel tempo, a partire dai tanti detenuti e detenute (compresi anche i minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria), fino agli operatori teatrali e agli operatori penitenziari passando per insegnanti, studenti, universitari in formazione.

    Nel 2012 nasce a Firenze la Rassegna/Festival nazionale “Destini Incrociati”, l’evento annuale itinerante per eccellenza più partecipato giunto alla settima edizione; del 2013 è il primo Protocollo d’Intesa per la promozione del teatro in carcere, triennale, con il Ministero della Giustizia (prima con l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari, poi con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità) al quale aderisce nel 2015 anche l’Università Roma Tre (Intesa rinnovata nel 2016 e nel 2019). Nel 2014 viene avviata la Giornata Nazionale del Teatro in Carcere in concomitanza con il World Theatre Day (27 marzo) promosso dall’ITI-Unesco: all’ultima edizione che ha preceduto la pandemia, la sesta-nel 2019, hanno concorso alla riuscita dell'evento 102 iniziative in 64 istituti penitenziari ed altri contesti esterni con la partecipazione di Enti pubblici e privati di 17 regioni italiane. Dal 2015, grazie al sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali il Progetto Destini Incrociati si articola anche in diverse iniziative territoriali che coinvolgono in rete 22 partners di 10 regioni. Nel 2017 si dà vita al Premio Internazionale Gramsci, preludio della nascita nel 2019 dell’International Network Theatre in Prison (www.theatreinprison.org) con la celebrazione del World Theatre Day (26 marzo 2019) nell’istituto penitenziario di Pesaro grazie al Teatro Universitario Aenigma e all’ITI Italia anziché presso il Quartier generale Unesco di Parigi. Del 2020 invece è il Premio Speciale internazionale “Books for Peace” per l’impegno sociale promosso da una rete di associazioni affiliate all’Unesco.

    Il Gruppo di Progettazione intero del CNTiC costituito, oltre che da Vito Minoia e Grazia Isoardi, anche da Ivana Conte (Associazione nazionale Agita), Gianfranco Pedullà (Teatro Popolare d’Arte), Valeria Ottolenghi (Associazione nazionale critici di teatro), Michalis Traitsis (Balamòs Teatro), Valentina Venturini (Università Roma Tre), ha raggiunto in questi dieci anni molti risultati significativi, operando con un grande senso comune di libertà, partecipazione e confronto e invitando tutte le persone interessate a seguire le prossime attività, a partire dalla Giornata-evento dedicata alla Rassegna/Festival nazionale “Destini Incrociati” (settima edizione) programmata a Roma nella prossima Primavera (data da definire – informazioni in progress anche sulla pagina Facebook “Coordinamento nazionale teatro in carcere”).

    Il CNTiC inoltre richiama l’attenzione, già ripetutamente richiesta agli Stati membri da parte del Consiglio d’Europa per i Diritti Umani, affinché siano adottate misure che non comprimano i diritti fondamentali di detenute e detenuti in questo momento di contrasto alla diffusione del Covid-19, entrato in molti istituti di pena (ricordiamo a riguardo anche le varie iniziative a favore della priorità di vaccinazione in carcere).

     

    Articolo di di Elisabetta Colla per noidonne.org

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    La nuova serie di eventi online, inaugurata sulla piattaforma Zoom lo scorso dicembre, ci conduce alla scoperta della straordinaria ricchezza del patrimonio culturale ebraico.

    Ogni mese due musei per volta saranno i protagonisti di un episodio e costruiranno insieme un unico racconto che avrà al centro i beni culturali ebraici italiani, le persone, le famiglie, gli usi e i costumi che li accomunano. Il dialogo metterà in luce l’intreccio di storie che legano una comunità all’altra.

    Il secondo appuntamento, previsto giovedì 21 gennaio alle 18.30, è dedicato al Museo Ebraico di Roma e alla Sinagoga di Siena. Al centro dell'incontro, la tradizione degli apparati effimeri, decorazioni sceniche temporanee prodotte per addobbare le città in occasione delle celebrazioni, volute dalle autorità locali, di momenti particolarmente significativi.

    Tra Seicento e inizio Settecento, a Roma, l'Università (ovvero la comunità) degli ebrei ne produceva per contribuire, spesso forzatamente, al "possesso papale": ossia la cerimonia durante la quale il pontefice appena eletto sfilava in trionfo dalle sue residenze, il Vaticano e poi il Quirinale, attraversando la città per giungere alla cattedrale in San Giovanni in Laterano, dove si sarebbe svolta la sua investitura a vescovo di Roma. L'esemplare dell'immagine qui proposta era compreso in una serie di quaranta cartelli realizzati in occasione del possesso di Papa Corsini, il 19 novembre 1730, il cui nome è stato anagrammato all'interno del motto.

    A Siena si conserva invece l'incisione "Comparsa delle contrade e corsa del Palio, rappresentato il 13 maggio 1767 per la venuta a Siena del granduca Pietro Leopoldo di Lorena e della Granduchessa Maria Luisa Infanta di Spagna" che rappresenta una sorta di cronaca visiva dei festeggiamenti svoltisi in più giorni per la venuta in città del Granduca Pietro Leopoldo nel 1767.

    Tra le vignette con gli apparati scenici allestiti per l'occasione, spicca il contributo della Nazione ebrea di Siena che predispose un parterre in mezzo alla Piazza del Campo, su progetto di Girolamo del Testa Piccolomini. L'apparato effimero fu utilizzato per la festa da ballo in maschera che si tenne in onore dei sovrani. 

    Intervengono:

    Olga Melasecchi - Direttore del Museo Ebraico di Roma

    Anna Di Castro - Comunità Ebraica di Firenze, sezione di Siena

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    La Fondazione Onlus Lega del Filo d'Oro - impegnata dal 1964 nell'assistenza e riabilitazione delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali – aderisce all'edizione 2021 del Servizio Civile Universale.

    Lo fa presentando 2 diversi progetti che hanno lo scopo di aiutare le persone sordocieche a uscire dal loro isolamento, in un più ampio programma in partnership con la Fondazione Don Carlo Gnocchi e la Fondazione Sacra Famiglia. Quest'anno, infatti, il Dipartimento per le politiche giovanili ha approvato il finanziamento del programma "Gli altri siamo noi” costituito da ben 9 progetti, di cui due, "Amici Speciali” e "Il mondo in una mano” presentati dalla Lega del Filo d'Oro.

    Si rinnova, dunque, la possibilità di entrare a far parte della grande famiglia della Lega del Filo d'Oro grazie al Servizio Civile Universale. Il nuovo bando prevede la partecipazione per 32 volontari, da inserire presso i Centri Residenziali e i Servizi Territoriali di Lesmo (MB), Modena, Osimo (AN), Molfetta (BA) e Termini Imerese (PA) e le Sedi Territoriali di Padova, Roma e Napoli. Per candidarsi basta avere un'età compresa tra i 18 e i 29 anni non compiuti alla data di presentazione della domanda, un diploma di scuola media superiore e la patente di guida B.

    La domanda di partecipazione deve essere inviata entro, e non oltre, le ore 14.00 di lunedì 15 febbraio alla Lega del Filo d'Oro collegandosi alla piattaforma DOL raggiungibile da PC, tablet e smartphone all'indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it.

    Per accedere alla piattaforma è necessario identificarsi tramite SPID con un livello di sicurezza 2. Nel caso non si avesse disponibilità di acquisire lo SPID, i candidati potranno accedere alla piattaforma DOL richiedendo direttamente le credenziali al Dipartimento per le politiche giovanili.

    "Il servizio civile presso la Lega del Filo d'Oro rappresenta un'importante opportunità per vivere un'esperienza di solidarietà, che permetterà a chi ne farà parte di crescere e acquisire nuove competenze - ha dichiarato Rossano Bartoli, Presidente della Lega del Filo d'Oro – I volontari avranno la possibilità di operare in una Organizzazione punto di riferimento in Italia per le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali, aiutandole ad uscire dal loro isolamento”.

    I volontari affiancheranno e supporteranno gli educatori della Fondazione in tutte le attività dei due progettiNello specifico, per il progetto "Amici Speciali” si occuperanno di favorire l'autonomia e la partecipazione degli utenti della Lega del Filo d'Oro nelle attività educative giornaliere, nei laboratori occupazionali, nelle attività ludico-ricreative, oltre che nelle uscite per effettuare passeggiate, attività motorie o visite.

    Nel secondo progetto "Il mondo in una mano” i volontari selezionati affiancheranno gli operatori della Fondazione nelle uscite socio-ricreative, nei soggiorni vacanza, nelle diverse attività occupazionali, oltre che nel servizio di "persona di contatto” fondamentale per seguire costantemente gli utenti in un rapporto diretto e personale.

    Il Servizio Civile Universale ha una durata di 12 mesi e i volontari riceveranno un assegno mensile di 439,50 euro.

    Per maggiori informazioni consultare il sito www.legadelfilodoro.it, oppure contattare la Lega del Filo d'Oro, settore Attività Associative e Volontariato, al numero 071 7245302 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00 oppure all'indirizzo e-mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    Ulteriori approfondimenti sul Servizio Civile Universale sono disponibili nei siti web www.serviziocivile.gov.it e www.scelgoilserviziocivile.gov.it 

     

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    Domenica 24 gennaio su RAI 2 alle 9.20 circa e venerdì 29 gennaio in replica alle

    24,55 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma

    dedicato all’inclusione e alla solidarietà realizzato con RAI PER IL SOCIALE.

    In questa puntata Paola Severini Melograni incontra Don Andrea Bonsignori.
    Don Andrea è un pedagogista che dirige da oltre 10 anni la scuola del Cottolengo di Torino che assieme alla cooperativa Chicco Cotto avvia i ragazzi con disabilità al mondo del lavoro.
    La storia è raccontata anche nel suo libro “Il coraggio di essere uguali”

    Torneremo a parlare di Sport e lavoro con Camilla Feroci e Giacomo Cannucciari, due giovani ragazzi con sindrome di down.
    Lei è campionessa del mondo di nuoto sincronizzato e fresca vincitrice di 3 medaglie d’oro conquistate alla rassegna iridata della Dsiso (Down Syndrome International Swimming Organization) nel singolo, nel duo e nella squadra.
    Lui, dopo aver studiato all’alberghiero, è Responsabile della cucina della locanda dei girasoli.

    Per il consueto appuntamento con il cooking show la troupe di “O anche no” è

    andata in un Istituto Alberghiero di Anzio.

    E poi “i disegni di Disegni”(il grande Stefano Disegni), le notizie di Rebecca Zoe De

    Luca, le magie di Andrea Paris il “prestigiattore” con i suoi maghi in erba. E le

    canzoni della nostra sbrock band, i “Ladri di Carrozzelle”.

    O Anche No è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni con la regia di Davide Vavalà.

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    A lanciare l’allarme la Federazione delle associazioni della terza età che chiede velocizzazione nella campagna per la vaccinazione dei senior contro il Coronavirus

     Secondo i dati ufficiali sulla mortalità per Coronavirus in Italia, ogni giorno muoiono circa 500 persone a causa dell’infezione da Covid 19, e sappiamo che si tratta quasi esclusivamente di anziani, dato che stando all’ultimo rapporto ISS del 16 dicembre 2020 l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni. Questo consente di stimare che da qui a giugno 2021, ovvero in 165 giorni, un numero elevatissimo di anziani, tra i cinquantamila (con 303 morti al giorno) e gli ottantamila (con 484 morti al giorno), perderà la vita a causa del Covid, se non saremo in grado di imprimere alla campagna per la vaccinazione una significativa accelerazione. È l’allarme lanciato da Senior Italia FederAnziani, che fa appello alle autorità affinché sia fatto il possibile per far procedere più speditamente le vaccinazioni.

    «Siamo terrorizzati da questi numeri – dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina – che prefigurano purtroppo una vera e propria ecatombe nell’arco dei mesi che sono stati stimati come necessari al completamento della campagna di vaccinazione per la fascia di popolazione più fragile, ovvero gli anziani e in particolare i portatori di malattie croniche. Dai trecento ai cinquecento morti al giorno, anziani nella quasi totalità, significa dai novemila ai quindicimila al mese, e quindi tra i cinquanta e gli ottantamila da qui a giugno. Quest’analisi previsionale è anche conseguenza del fatto che ancora non sono state completate le vaccinazioni dei medici di famiglia e che ancora questi ultimi non hanno a disposizione vaccini da loro utilizzabili. Perciò chiediamo un’accelerazione nella campagna vaccinale, e in particolare ci rivolgiamo agli enti regolatori affinché lavorino giorno e notte pur di accelerare le autorizzazioni necessarie all’entrata in circolazione dei nuovi vaccini. Vogliamo dire all’EMA che un solo giorno risparmiato rappresenta la salvezza di ben cinquecento vite, per restare solo all’Italia. Mai come ora la tempestività è stata fondamentale.

    Oltre a ciò non bisogna dimenticare che le RSA e le altre residenze per anziani rappresentano uno dei luoghi privilegiati di questa campagna, dato che qui si trovano i più fragili tra i senior, e per questo ci rivolgiamo da un lato agli operatori affinché siano responsabili e accettino di vaccinarsi, e dall’altro ai vertici delle strutture perché adottino tutti i provvedimenti consentiti dalla legge nei confronti di quegli operatori che, rifiutando di sottoporsi al vaccino, mettano a repentaglio la vita degli ospiti. Vaccinarsi non è un’opzione ma è l’unica strada obbligata per tutelare la vita delle persone anziane, malate, non autosufficienti che, se infettate dal virus, hanno un’elevata probabilità di sviluppare complicanze e addirittura morire.»

     

    Pubblicato in Anziani

    In occasione della Giornata della Memoria, l'università di Macerata organizza un evento online il prossimo  27 gennaio 2021, ore 16.30

    di seguito il link e i dettagli:

    FacebookLive: https://www.facebook.com/INSMLI

    CULTURE ANTISEMITE
    Italia ed Europa dalle leggi antiebraiche ai razzismi di oggi

    Presentazione del volume

    Coordina
    Paolo Pezzino, Presidente Istituto nazionale Ferruccio Parri

    Interventi
    Enrica Asquer, Università degli studi di Genova
    Simon Levis Sullam, Università Ca’ Foscari di Venezia
    Natascia Mattucci, Università degli studi di Macerata

    Sarano presenti alcuni autori e i curatori Annalisa Cegna e Filippo Focardi

    Pubblicato in Ebraismo

    Quei fidanzatini, adolescenti in amore di 17 e 14 anni, che, nel milanese, si sono vicendevolmente sfregiati il volto, tagliandosi le guance all’altezza della bocca, hanno voluto imitare l’orrendo, doloroso sorriso, “be happy” di Joker. E lo hanno fatto per incidere una protesta che molti adolescenti adottano, “spostando” sul dolore fisico che si infliggono, allorquando si tagliano, il dolore psichico dell’insopportabile disagio interiore che avvertono. Per non sentirlo più, sostituendolo con una ferita che nessuno adulto, in questo caso, può far finta di non vedere. Infatti, assai spesso, i ragazzi che adottano questi iniziatici riti di resistenza al dolore, lo fanno tagliandosi le braccia e, poi, nascondendo le loro sanguinanti ferite nelle maniche di camicie e maglioni. I due fidanzatini, invece, quelle ferite hanno deciso di mostrarle, incidendosele vicendevolmente, sul volto. Ma, al contempo, quando sono stati soccorsi, hanno costruito intorno a quell’evento, la trama di una menzogna che la dice lunga sulla pericolosa incidenza dei peggiori modelli , affettivi, educativi, relazionali di comportamento, veicolati dall’ambiente sociale e culturale che li circonda e, ancora, dai mass media tradizionali e dal web. Hanno, infatti, raccontato alle loro famiglie, descritte dagli inquirenti come “normali” e, poi, ai soccorritori, di essere stati aggrediti da una “banda di coetanei” all’uscita della metropolitana. Per poi, confessare, di essersi inventati l’aggressione, per coprire il tremendo gioco al quale si erano sottoposti, con l’intento di verificare la loro resistenza al dolore fisico. Ora, anche se la chirurgia riuscirà - si spera! - a riparare esteticamente quei danni, è necessario chiedersi chi e in quanto tempo riuscirà a riparare i danni psicologici, sociali e culturali che quelle ferite hanno smascherato. Così, la folla dei Joker adolescenti che bussa alle nostre porte, non soltanto tagliandosi per ricercare ascolto e giustizia; non soltanto animando scontri tra gang rivali; non soltanto drogandosi, bevendo, spacciando, per seguire lo stile di “Gomorra” o di “Gangs of London”; non soltanto sprofondando nell’Internet addiction ma, anche, andando ad occupare le scuole, per tornare ad abitarle, nonostante il lockdown; facendo volontariato, assistendo gli anziani, contenendo i loro genitori e i loro educatori “disfunzionali” col sacrificio della loro adolescenza, si fa portatrice di un dolore, di una disfunzionalità, di un dissenso che nessuno tra quegli adulti cosiddetti “normali”, può continuare ad ignorare. Perché quella folla di Joker e non Joker, è espressione di una fantascienza che avanza, alimentando un contagio criminale che è necessario individuare, analizzare, contenere, curare e spegnere per il Bene del nostro presente e del Futuro che si va delineando proprio per loro. È compito degli adulti autorevoli e responsabili, siano essi educatori o governanti, farsene carico.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

    Pubblicato in Autorevoli Editorialisti

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