25 Marzo 2021 - 05:00

    IL PATTO DI RIFIORITURA” articolo di Paolo Cendon

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    Quante superficialità, improvvisazioni in tema di diritti delle persone fragili!

    Quante distorsioni, inesattezze sul ‘’patto di rifioritura’’ ….

    Non si tratta certo – basta scorrere la normativa che proponiamo - di una misura che attribuisca al giudice il potere di imporre al beneficiario, attraverso l’Amministratore di Sostegno terapie e trattamenti altrimenti esclusi, impossibili.

    E’ esattamente il contrario: si tratta di precisare nel codice civile, a chiare lettere, che soltanto a certe condizioni, ossia unicamente se saranno soddisfatte le cinque garanzie che prevede l’ultimo neo-comma dell’art. 411, quelle soluzioni medico-esistenziali suggerite dallo psichiatra (davanti al bisogno di un consenso informato, onde poter procedere clinicamente, farmacologicamente, organizzativamente) saranno possibili.

    Altrimenti no, non si potrà fare, entreremmo nel campo dell’abuso, del proibito, dell’illecito.

    Siamo nel 2021, ecco il punto: molta acqua è passata sotto i ponti, dal 1978, dal 2004, ecco cosa è successo nel frattempo:.

    - BOOM DELLA LEGGE SULL’A.D.S., sul piano numerico (oltre 300.000 procedimenti aperti ad oggi)

    - NON PIENO DECOLLO DELLA 180 nella pratica sanitaria (eufemismo), le famiglie sono troppo spesso abbandonate a se stesse, non sanno oggi che fare, come muoversi, i portatori di ombre mentali vagolano frequentemente in una specie di vuoto, di niente, popolato solo di psicofarmaci, i suicidi e le sofferenze aumentano

    - TREND DELLE DIFFICOLTÀ PSICHICHE che non si è certo attenuato, per qualità e quantità, nella società italiana, tutt’altro, specie coi tempi che viviamo

    - SCARSEZZA DEGLI INVESTIMENTI pubblici di personale, di strutture e di risorse nella giurisdizione volontaria (pochi giudici, pochi cancellieri, tutto col contagocce, salvo che in certe città fortunate)

    - BOOM DEI DECRETI GIUDIZIALI volti, da qualche anno, in molte zone d’Italia, a conferire agli amministratori deleghe in bianco anche a livello sanitario, psichiatria compresa, in modo standardizzato, automatico

    - PRESA D’ATTO CHE IL GIUDICE TUTELARE già interveniva a piene mani, anche contro la volontà dell’interessato, sul piano economico (banca, condominio, pensioni), sul piano personale (famiglia, residenza, testamenti), cioè su due piani che secondo l’OMS sono pur sempre di per sé ‘’salute’’

    - PREVEDERE ANCHE FLEBO, scelte di comunità, pasticche e siringhe nei decreti aggiungeva ben poco, ed è ciò che i giudici hanno fatto

    Eravamo insomma, da qualche anno, in una logica in cui la legge sull’Ads si era conquistata i galloni di NORMA FORMALMENTE RILEVANTE AI SENSI DEL 2° COMMA DELL’ART.32 DELLA COSTITUZIONE

    - I GIUDICI TUTELARI avvertivano da tempo tutto questo: erano \ sono spesso pochi, con poco tempo, non in grado di approfondire l’istruttoria, necessitati a conferire poteri ampi agli amministratori, specie in materie delicate come quella delle fragilità mentali e delle dipendenze

    - LA LEGGE SUL CONSENSO INFORMATO, la n.219, ha nel 2017 suggellato in Italia la categoria della ‘’rappresentanza esclusiva’’ in ambito sanitario; se ne parla lì per i trattamenti di fine vita, è ovvio però che se una realtà del genere vale su un terreno così estremo, come quello della morte, a maggior ragione vale per gli altri

    - C’È STATO UN GIUDICE A PAVIA che ha accusato quell’indicazione normativa di essere forse incostituzionale, la Corte ha però stabilito di recente che così non: è il Giudice dell’AdS a stabilire cosa va bene e cosa va male, in ambito di consenso informato sanitario, espresso a favore del beneficiario dissenziente, e la Costituzione è per se stessa d’accordo con tutto ciò, purché di quei poteri si faccia buon uso

    - OCCORRE VENGA INTRODOTTO al più presto l’USTFAS, ‘’Ufficio sportello triangolare per la fragilità e l’amministrazione di sostegno’’, che aiuti il giudice a fare il suo lavoro, a livello comunale, che prenda in carico i fragili, sul piano amministrativistico, che sia in grado di fare ogni volta le necessarie verifiche, che assuma e smisti in tribunale le necessarie informazioni, caso per caso, che esegua controlli periodici

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    In Sintesi >>> Noi di ‘’Diritti In Movimento’’ vogliamo che il Giudice Tutelare NON FACCIA IL PONZIO PILATO, NON VOLTI LE SPALLE DINANZI AI BISOGNI DI CURA, RIFLETTA UN ATTIMO PRIMA DI FIRMARE I DECRETI; del resto i magistrati non ci ascolterebbero minimamente, se proponessimo loro una cosa abbandonica, irresponsabile, fuori dal tempo: vogliamo però che siano rispettate certe condizioni, quelle appunto del ‘’Patto Di Rifioritura’’, niente cambiali giudiziali come fotocopie, meccanicamente !!!

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