08 Febbraio 2021 - 05:00

    Maria Rita Parsi su Covid e RSA

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    Le violenze e i maltrattamenti per i quali sono stati arrestati altri 3 operatori sociosanitari della casa di riposo di Varazze, hanno fatto salire a sei il numero dei soggetti maltrattanti in quella struttura. E hanno, ulteriormente, evidenziato in quale tipo di violenze possono incappare gli anziani, già vittime prioritarie del Covid-19. Poiché il virus fa soprattutto “strage di anziani” i quali, insieme ai medici, agli infermieri, agli operatori sociosanitari ed amministrativi degli ospedali e a coloro che sono preposti , in vario modo, all’assistenza di malati e anziani, saranno e sono i primi ad essere vaccinati. E se, in apparenza, questo può sembrare e, si spera, lo sia, un vantaggio, posto a salvaguardia della loro salute e di quella della collettività, in verità, rappresenta, al contempo, l’esperienza dell’essere “cavie”. Cavie di un vaccino la cui efficacia ed i cui effetti secondari preoccupano. Soprattutto perché tanti sono i tentativi di metterne in dubbio l’immediata, risolutiva risposta. Il fatto, poi, che l’alternativa sia, proprio e soprattutto per gli anziani, quella di poter essere contagiati, con il rischio di soccombere, ben poca libertà di scelta rimane a chi , tra loro, ha paura di morire in un modo, anche tragicamente evidenziato dalle documentazioni filmiche della sofferenza che impone.

    Riflettere su questi aspetti diventa, dunque, un imperativo categorico da porre a servizio di coloro che, dovendo assistere gli anziani, si sentono costretti e coinvolti ad accettare, per continuare a lavorare, cure - quali, appunto, il vaccino - imposte dalla fragilità psicofisica dei loro assistiti. Questa potrebbe essere una delle ragioni, se non la principale che spinge alcuni di questi operatori ad un “burn out”che li rende indifferenti, brutali, violenti. Al punto di mettere in atto tentati omicidi e, perfino, omicidi. E che, di fatto, e’ sostenuto dall’angoscia di morte, madre di tutte le angosce umane da cui possono essere catturati, ancor più degli altri, proprio coloro che vivono a stretto contatto con chi sta affrontando la parte finale della propria vita. Un’angoscia di morte che adotta la difesa del “Se io morirò, morirete tutti!” e che vede negli anziani dei pericolosi “nemici” o i rappresentanti di un declino che, soprattutto se causato dal Covid-19, si manifesta in forma così frequente,estrema e dolorosa da canalizzare, assai spesso, la rabbia e le paure di persone molto più giovani fino ad orientarne e determinarne le esplosive manifestazioni. A danno degli anziani e, non solo! Gli anziani, poi, diventano vittime due volte dell’estrema fragilità a cui il Covid li espone, allontanando dal tramonto della loro vita ,anche i bambini che ne sono l’alba. E, ancora, limitando conforto,abbracci, strette di mano, baci che, invece, assai spesso, si trasformano in forme di rifiuto, repulsioni, condanna, proprio in quei in soggetti psicologicamente fragili che, pure, li assistono. A costoro, in primis e, naturalmente, ai tanti che, eroicamente, resistono e si sacrificano, va, poi, fornita, senza aspettare l’iter di burocratiche decisioni, un’assistenza psicologica quotidiana, Per evitare che “il Covid-20 del contagio emotivo” produca, in alcuni di loro, una tale repulsa del poter essere “appestati” e morire, da farli armare del potere distruttivo di tormentare, maltrattare e, perfino, infliggere la morte a chi è, più drammaticamente di loro, esposto a poterla subire.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

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