11 Marzo 2021 - 05:00

    Maria Rita Parsi sul caso Zaki

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    Patrick Zaki Patrick Zaki

    Una metafora del “potere distruttivo” è quella rappresentata dalla decisione del governo egiziano di prolungare di ulteriori 45 giorni la detenzione che, ormai, dura da più di un anno, dello studente Patrick Zaki. Cosa sperano questi sedicenti giudici? Forse, di far fare a Zaki la fine del toro Com’è costume, peraltro , di altre detenzioni che, proprio quel tipo di potere, ha fatto proliferare nel mondo, torturando ed uccidendo come nel caso Regeni, o tentando l’avvelenamento e, poi, rinchiudendo in carcere, al suo ritorno in Russia, il dissidente Aleksej Navalny. E, a proposito del Toro è bene, in odio alla Corrida che qualcuno vergognosamente definisce “un evento folkloristico e di interesse culturale”, decriptare quello che un simile evento promuove e sponsorizza della visione del mondo cara a quei poteri. Poteri sospesi tra fake news, persecuzioni, menzogne, destabilizzazioni, omertà, minacciosi messaggi indiretti o subliminali, paure, spionaggio che ignora la privacy a cui la vita di ogni essere umano ha diritto, attentati, utilizzo infame di torture fisiche e psichiche che, per mettere in ginocchio la forza di un animale erbivoro e pacifico com’è il Toro, arrivano a tentare di piegarlo, tenendolo, prima della Corrida, a digiuno, al buio. E, ancora, sottoponendolo a potenti purghe, percuotendolo sulle reni con sacchi di sabbia, cospargendo di trementina le sue zampe per impedirgli di star fermo, cospargendogli gli occhi di vaselina per impedirgli la vista, infilandogli nelle narici e nella gola della stoffa per impedirgli di respirare. E, dopo averlo conciato così, lo gettano nell’arena dove lo aspettano i “picadores” a cavallo che, dall’alto, conficcano una lancia nel collo del toro.

    A seguire ci sono i “banderilleros”, altri vergognosi “complici” di questa infamia, che lo infilzano con le banderillas, arpioni di acciaio che servono, strappandogli i muscoli e i tendini del collo, a fargli ancor più abbassare la testa. E, così, porgere al matador, ipocrita immagine del potere degli impotenti che si beano di far credere di battersi con un animale da loro ferocemente debilitato, il successo di un autentico crimine. Ma chi essere umano o toro, dopo tutto questo, ha ancora, la forza di lottare – e, si spera che accade! - incornare il torero, rappresenta l’Umanità, dignitosa, generosa, forte, coraggiosa e nobile che popola, in famiglia e nel sociale, il mondo e che, nonostante tutto quello che ha subito e subisce, trova ancora il disperato coraggio di battersi. Perché l’animale ha un’anima mentre il torero, i suoi complici, il suo invidioso, impotente pubblico, no . E devono vergognarsene.

    Riflettere e chiedere scusa .E, anzi, di più, perdono. Per ritrovare un senso all’umano senso comune, per affrontare insieme le prove che la vita - ogni vita!- impone, a ciascuno e a tutti, di affrontare. Rileggendo, se possibile “La banalità del Male” di Hannah Arendt e “ Ingrati - La Sindrome rancorosa del beneficato”.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi
    Psicoterapeuta e Presidente Movimento Bambino
    Per info e approfondimenti 3288898463
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