17 Marzo 2021 - 05:00

    MARVIN HAGLER ADDIO AL “MERAVIGLIOSO” DELLA BOXE. Articolo di Alessio Lucciarini

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    Il meraviglioso, come veniva definito da tutti gli appassionati di boxe, è morto. A darne la triste notizia, sua moglie. Aveva 66 anni e si trovava nel New Hampshire. 

    Marvin Hagler non è  stato solo un pugile che come tanti altri ha lottato per emergere. Marvin ha rappresentato l’ultimo guerriero della “vecchia scuola”. Una generazione di campioni mondiali nati dalla povertà, che grazie al loro modo di combattere sono riusciti ad affermarsi fino a diventare leggendari. E’ proprio lo stile e il modo di interpretare i match che contraddistingue questa generazione. Marvin era questo, un pugile  mai domo, rappresentante unico di quell'epoca che voleva che il migliore era quello che esprimeva più’ coraggio e ferocia. 

    Marvin Hagler nasce il 23 maggio 1954 a Newark (New Jersey). Nel 1967 si trasferisce con la famiglia a Brockton. E qui’ il suo destino inizia a muovere i primi passi. Brockton  è infatti la città’ natale del campione  del mondo Rocky Marciano. 

    Giovanissimo Hagler comincia a frequentare la palestra di pugilato dei fratelli Petronelli.

    Nel 1973 diventa professionista. In breve tempo si afferma ai vertici della categoria dei pesi medi, grazie alla sua tenacia e alla sua tecnica, ma l’occasione di battersi per un titolo mondiale tarda a venire, malgrado lui abbia tutte le carte in tavola per avere l’occasione di diventare campione del mondo. 

    Finalmente il 30/11/1979 gli viene data la possibilità tanto attesa di battersi per il titolo mondiale con Vito Antuofermo a Las Vegas.  Un match durissimo, che vede Hagler aggiudicarsi la prima parte del match, mentre Antuofermo costretto a recuperare, riesce ad aggiudicarsi coraggiosamente la seconda parte, attaccando incessantemente. Il verdetto dei giudici è di parità’, il che consente al pugile italo-americano di conservare la cintura. Un match cruento ed intenso, che getterà’ le basi  sul modo di combattere di Marvin Hagler.  A seguito dell’incontro Antuofermo fu costretto  a sottoporsi a 70 punti di sutura per le ferite riportate. Questo accrebbe di molto l’interesse nei confronti del giovane sfidante. 

    Nel 1980 diviene finalmente campione mondiale (sigle WBA e WBC) battendo a Londra il campione  dei pesi medi Alan Minter, per KOT alla 3 ripresa. 

    La vittoria prima del limite è  il biglietto da visita del nuovo campione.

    Poco dopo, affrontò nuovamente Vito Antuofermo, ma questa volta Hagler vinse prima del limite alla 5 ripresa. Il match fu sospeso perché  Antuofermo aveva il volto completamente insanguinato tanto da sembrare una maschera di sangue.

    Riuscì’ ad unificare tutte le cinture nel 1983, quando conquistò’ anche quella della sigla IBF.

    Combatte’ con i migliori pugili dell’epoca, come Roberto “mani di pietra” Duran, Thomas Hearns e John “la bestia” Mugabi, e li sconfisse. I suoi match non erano mai scontati. Era dotato di una tecnica sopraffina, ma preferiva affidarsi al suo coraggio, (che malgrado lo spessore dei suoi avversari) riusciva a  far prevalere, questo per i 7 anni del suo regno.

    Nel 1987 affronta il leggendario Sugar Ray Leonard. Un match esaltante,  combattuto colpo su colpo. I giudici alla fine del match decretano Leonard nuovo campione. Un verdetto difficile, tant'è’ che ancora oggi si dibatte su chi avesse diritto alla vittoria. Hagler contrariato, decise di non voler più’ combattere, dicendosi stanco della politica che manovra lo sport. Malgrado le borse milionarie che gli furono offerte in seguito per incrociare i guantoni sul ring, Hagler non tornò più’ a combattere. Con lui finì l’epoca della vecchia scuola, dove a prevalere era l’uomo che attraverso la sua forza dominava l’avversario, così come nella vita affrontava le avversità. 

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