Don Marco Mori

    Don Marco Mori

    "AE" Don Marco Mori: Con gli occhi di Pietro

    La sorridente sveglia d’oro di Pietro fa crescere tutti. Puntuale segna il tempo, anzi, l’amico tempo. Che non è né troppo poco né troppo tanto, ma scorre come la vita, come l’acqua nel fiume o il sangue nelle vene… scorre e fa scorrere la vita intorno a sé, con un bambino che lo tifa e l’altro che si lascia accarezzare… Non è inesorabile questa danza, sembra quasi irresistibile. Non è triste, è coinvolgente. Non è qualcosa che fa invecchiare, ma fa saltare e ringiovanire come un ritmo musicale travolgente e incontenibile. 

    È difficile, nel nostro tempo, guardare allo scorrere dei giorni e delle ore con serenità profonda: i ritmi della vita non sono più così saldamente nelle nostre mani, la nostra libertà di prenderci del tempo è amputata con aggressività, la vita ci sfugge più di prima… è proprio complicato, oggi, farci accarezzare dall’amico tempo…  

    La sveglia di Pietro ci regala un piccolo segreto: più che poter decidere se il tempo dei nostri giorni sia bello o  brutto, possiamo decidere se sia nostro  o no. Se lo vogliamo come amico o pensiamo che sia inutile. Se vogliamo accettare che comunque, come il tempo, la vita è una danza e prendere il ritmo è sempre  possibile.  

    C’è una cosa da fare se vogliamo che il tempo torni nostro: andare più in su, come suggerisce il braccio alzato e l’indice puntato della sveglia d’oro. Non aspettare a crescere, ma  farlo adesso.  Non essere intorpiditi, ma svegli. Non buttarci giù, ma rialzarci. Usare il tempo per il di più, ogni di più che ci è possibile: saremo noi, allora, a diventare d’oro. 

    "Con gli Occhi di Pietro", articolo del nostro editorialista Don Marco Mori

    Lo struzzo piace molto a Pietro. Perché è agile, curioso, originale. Ma, soprattutto, come mi  dice lui: “Lo struzzo ti costringe a vedere le cose da un altro punto di vista”. 

    Infatti, se si ruota il disegno, lo struzzo è sempre lì, capace di stare in piedi, e di sorridere,  forse ancora di più. Ecco: lo struzzo di Pietro. Sorride perché trova altri punti di vista da cui guardare il mondo, perché porta con sé in questa esperienza tutti, dagli uccelli al sole con i suoi simpatici occhiali neri. E gli uccelli impareranno a nuotare, come i pesci, e il sole a sorgere non solo dal basso, ma anche  dall’alto, come si dice in uno dei canti di speranza più belli del Vangelo (cfr. Lc 1, 78). 

    In un momento e in un mondo in cui facciamo fatica anche solo ad ascoltare gli altri (vale per tutti, dalla politica alle associazioni più impegnate, dalle famiglie alle relazioni di comunità…), lo sguardo di Pietro insiste: è bello il contrario perché completa noi stessi,  è intelligente vedere a gambe in su perché  forse le stelle non sembreranno così lontane,  è come ossigeno respirare aria nuova e diversa con cui altri vivono e sperano…  Quanto è strano, invece, bloccarsi, irrigidirsi, pensare che gli altri debbano essere giudica ti solo in base alla nostra altezza e non avere la voglia di spostarsi di un millimetro, in su o in giù, a destra o a sinistra.  

    Grazie, Pietro… da tanti punti di vista! 

     

    A cura di Don Marco Mori

    Don Marco Mori, "con gli occhi di Pietro"

    Pietro è un ragazzo e amico speciale. Oso: il mio amico speciale, perché sono orgoglioso che lui consideri  me suo amico. Qualcuno chiama la sua specialità con un nome strano, proprio da adulti preoccupati,  cioè autismo. Io ho conosciuto la sua specialità con un altro nome: visione. Pietro vede cose che noi non  vediamo. Disegna cose che sembrano semplici ma hanno la capacità, senza sbagliare un tratto di disegno o di colore, di mostrare il dentro delle cose, delle persone, delle situazioni. Ecco: Pietro prima di vedere il fuori vede il dentro. In questo tempo in cui fuori non sembra ci sia tanto da vedere il suo dono è  proprio per tutti: gli ho chiesto di fare un disegno alla settimana su quello che vede e sente e io mi impegno a scrivere qualche parola su questo disegno (in realtà dovrei dire: mi impegno a scrivere qualche  parola che non rovini il disegno di Pietro…). Con gli occhi di Pietro, possiamo guardare e sperare.

    Il mondo sorride sempre per un ragazzo. Meglio: finché un ragazzo vede il mondo sorridere abbiamo an cora spazio per lo stupore, la meraviglia, la bellezza.  

    Pietro, però, sembra intuire che noi grandi non facciamo sempre sorridere la terra. Allora la incornicia in  un cuore e la appoggia su un arcobaleno: il cuore è nostro, l’arcobaleno viene dal cielo.  

    La terra sorride solo se è dentro un cuore, che la riconosce e la custodisce come bene per tutti, come casa  che dà vita a tutti. La terra deve stare dentro il nostro cuore, non dimenticarci che siamo noi il mondo e  che nel nostro cuore va ospitato tutto ciò che di bello e di diverso la nostra terra fa convivere insieme:  quando diamo spazio alla divisione e all’odio noi non siamo terra, ma calpestiamo la terra. 

    L’arcobaleno del cielo non rovina la terra, ma le permette di vivere. Strana cosa, ma vera: la terra si appoggia al cielo. Il mondo vive dentro uno spazio immenso, come puntino che ha la consapevolezza del  dono della vita: la terra fa parlare il cielo, le stelle, l’arcobaleno… L’arcobaleno sarebbe una bellezza  sprecata se non avesse qualcuno che lo guarda, perché sembra messo lì per aumentare il sorriso e la speranza della terra.

    Mettiamoci cuore e appoggiamoci più spesso al cielo: aumenteremo il sorriso del mondo!

     

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