Marzia Masiello

    Marzia Masiello

    L'ADOZIONE E' UNA COSA MERAVIGLIOSA intervista di Marzia Masiello a Cinzia Bernicchi

    intervista di Marzia Masiello a Cinzia Bernicchi, rappresentante Ai.Bi. nel coordinamento LIAN  Life in adoption network.

    Cinzia, noi ci siamo conosciute sul tema delle adozioni internazionali in quel della Federazione Russa quasi venti anni fa. Se dovessi fare una panoramica delle adozioni da ieri a oggi a domani, quale sarebbe la tua sintesi ?

    Marzia, davvero un bel ricordo, Mosca venti anni fa, noi più giovani, Mosca un’altra città, e le adozioni di allora davvero diverse da quelle odierne. 

    A ridosso degli anni 2.000 l’Italia aveva da poco ratificato la Convenzione de l’Aja, stavano terminando le adozioni cosiddette “fai da te” e nasceva il primo albo degli enti autorizzati, eravamo 45 quando alla fine del 2.000 fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Oggi siamo 50, ma attorno al 2010 siamo arrivati anche a essere 76. 

    La Commissione per le Adozioni Internazionali si era insediata negli uffici di via Veneto, incardinata nel Ministero delle Politiche Sociali allora guidato da Livia Turco. Ora, da diversi anni è diretta emanazione della Presidenza del Consiglio che ha delegato il Ministero della Famiglia e delle Pari Opportunità a gestirne la guida.

    Le coppie in possesso di decreto di idoneità erano più di ventimila, oggi circa 5.000 e con un incarico attivo presso gli enti autorizzati poco più di 3.000; i decreti, che ora sono validi fino al termine della procedura adottiva indipendentemente dal tempo che intercorre, allora avevano una validità massima di 2 anni e poi scadevano.

    I bambini che arrivavano attraverso l’istituto dell’adozione internazionale erano molto più piccoli di ora, il maggior numero di bambini erano nella fascia 1/4 anni, oggi la fascia di età più rappresentativa è la 5/9 anni. 

    Molti Paesi nel tempo hanno ratificato la Convenzione de l'Aja facendo proprio il principio di considerare l'adozione internazionale residuale, cercando quindi ogni possibilità per il minore di restare nel proprio Paese o attraverso il reinserimento nella propria famiglia o cercando coppie del proprio territorio proponendolo in adozione nazionale.Il numero di minori adottati è passato dai 4.130 del 2010 ai 1.205 del 2019; il 2020 ha visto un'ulteriore contrazione dovuta alla pandemia purtroppo ancora in corso.

    Detto così, in due parole, sembrerebbe quindi che il numero dei bambini che hanno bisogno di avere una famiglia che li accolga tramite l'adozione internazionale sia fortemente diminuito, ma purtroppo non è questa la realtà. Nel mondo sono sempre tantissimi i bambini che cercano una famiglia, ma sono fortemente cambiate le loro condizioni; sono più grandi, frequentemente con problematiche sanitarie, gruppi di fratelli, ed è sempre più difficile trovare coppie che diano la disponibilità ad accogliere minori che rispecchiano tali caratteristiche.

    Dobbiamo con maggiore impegno che nel passato, riformulare i percorsi informativi e formativi per sensibilizzare le coppie sui veri bisogni, per prepararle ad accogliere questi loro figli, per accompagnarle nel tempo.

    I pilastri delle adozioni internazionali, lo sappiamo, sono la Commissione adozioni Internazionali, gli Enti Autorizzati, le famiglie... quale ingrediente aggiungeresti in più?

    Il primo Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, Luigi Fadiga,  disse che il sistema per funzionare era composto "dalle 4 gambe di un tavolo": Cai - Enti Autorizzati- Tribunali per i Minorenni - Servizi del Territorio. Le famiglie, da sempre, sono considerate le risorse che abbiamo bisogno di avere per poter donare ad un bambino la possibilità di diventare figlio. 

    Non aggiungerei altri ingredienti, ma spererei di poter contare su una maggiore collaborazione con quei territori che ancora non si sono attivati nel formulare dei protocolli operativi  (Regioni/Servizi/Enti) che possano dare a tutte le aspiranti famiglie adottive le stesse opportunità in termini di preparazione e accompagnamento sia prima che dopo l'adozione. Mi augurerei anche di poter arrivare ad un maggior confronto con i Tribunali per i Minorenni.

    Il rapporto tra Enti Autorizzati e Commissione come lo inquadreresti in questa fase di Presidenza del Ministro Bonetti con la Vice Presidenza del Dott. Vincenzo Starita?

    Il rapporto con la Commissione per le Adozioni Internazionali nell'arco del 2020 si è fortemente intensificato. Gli Enti Autorizzati hanno nuovamente avuto la possibilità, non accadeva da anni, di essere coinvolti in una serie di attività partecipando a tavoli specifici per programmare nuovi percorsi formativi che hanno visto la luce la scorsa estate e che sono tutt'ora in essere. Enti e Commissione hanno intensamente lavorato insieme, in particolare nel primo periodo legato alla pandemia, per far rientrare in Italia le numerose coppie che si trovavano all'estero e anche successivamente nell'organizzazione di partenze verso i vari Paesi. Sono ripresi con sistematicità i Tavoli Paesi per un confronto costante sull'andamento delle procedure.

    Nel Ministro Bonetti, che abbiamo avuto il piacere di incontrare sia di persona che attraverso i mezzi con i quali tutti ci troviamo a dover utilizzare a distanza, abbiamo trovato grande sensibilità al tema delle adozioni, grande ascolto e attenzione ai problemi degli Enti Autorizzati che sono sfociati anche in un sostegno economico che ci ha in parte aiutato ad affrontare la crisi che stiamo attraversando. 

    Il Dott. Starita ha da pochi mesi avuto l'incarico di Vice Presidente, precedentemente era Membro della Commissione in qualità di Commissario rappresentante il Ministero di Giustizia, e da subito ha voluto conoscere i Presidenti degli Enti instaurando con tutti un rapporto diretto e di franca collaborazione. Certo si è trovato ad iniziare questo suo nuovo incarico ancora in un momento complesso sempre a causa della pandemia, ma è una persona particolarmente attiva, propositiva e innovativa e contiamo molto su questo suo spirito intraprendente per riuscire a rilanciare le adozioni i internazionali.

    Come sono cambiati i rapporti con le Autorità Centrali dei Paesi di provenienza dei minori?

    Nel corso del 2020, con tutte le difficoltà vissute ci sono state Autorità Centrali molto collaborative che si sono date da fare per trovare soluzioni che non impedissero il proseguo delle attività.

    Con certi Paesi si è riusciti ad ottenere che il periodo di conoscenza tra coppia e bambino, che normalmente si svolge all'estero ed è propedeutico per il buon andamento del giudizio finale in Tribunale per l'emissione della sentenza di adozione, si potesse invece effettuare a distanza utilizzando video chiamate. Così come nel caso dell'Ucraina si è addirittura riusciti ad ottenere che un'udienza in Tribunale avvenisse con lo stesso sistema a distanza. 

    Altri Paesi hanno permesso l'arrivo dei bambini in Italia, accompagnati da assistenti locali, senza che le coppie si recassero come di consuetudine all'estero.

    Con altri, purtroppo, non si è riusciti a trovare delle soluzioni che permettessero il proseguimento dell'iter adottivo.

    In generale pensiamo che nuovi sistemi di comunicazione possano incrementare i rapporti con le Autorità straniere intensificando le possibilità di dialogo.

    Ai.Bi. da sempre crede nell'adozione come progetto di cooperazione sostenibile in cui Governo, privato sociale e famiglie camminano insieme... come stanno andando ora le cose?

    Per ora siamo lontani da questo concetto. Nella cooperazione internazionale l’adozione viene riconosciuta a fatica. Essa è  un progetto di vita sostenibile, un vero e proprio caposaldo del Made in Italy dell’accoglienza, che incarna pienamente il concetto di sussidiarietà della nostra Costituzione. Nel mondo per questo siamo secondi solo agli Stati Uniti ma di questo primato sappiamo solo noi addetti ai lavori. Da questo anno di pandemia abbiamo imparato quanto anche il più piccolo gesto possa portare effetti dall’altra parte del mondo. Se volgiamo in positivo questo pensiero, un battito di cuore di due coniugi nel nostro paese, può cambiare il destino di un bambino cinese, africano, cileno. Perché questo avvenga tanti sono i fattori che si mettono in moto. Dalla diplomazia, alla politica, dal lavoro di tante associazioni che accompagnano il cammino delle famiglie, alle coppie che fanno questa scelta per la vita e si lasciano guidare anche nel loro percorso che è di trasformazione. Più cooperazione di così….  

    Il futuro delle adozioni sarà digitale?

    Non per tutto sarà possibile, ma certamente la tecnologia che abbiamo ora a disposizione ci porterà a fare nuove considerazioni che potrebbero permettere ad esempio di semplificare numerosi passaggi.

    Se ti dico "L'Adozione è una cosa meravigliosa"...  a cosa pensi?

    Ai tanti bambini che ho visto arrivare e fiorire e che con i loro sorrisi, anche oggi a distanza di anni, continuano ad essere nel mio cuore.

     

    Articolo di Marzia Masiello: LA PRIMAVERA, LE BAMBINE, I BAMBINI E LA POLITICA… IN UN “FONDO DI CAFFE’”

    Dentro il “tramonto dell’occidente”, nell’anno cinese del bue si prepara il terreno…  per l’anno del drago

     

    Novosibirsk 2003

    - Signora italiana quanti figli ha?

    - Non ho figli.

    La “disgrazia” che mi era toccata passava di bocca in bocca. Dalla tabacchina, alla bottegaia, alla verduraia di Bugrinskaja Rosha. A 28 anni in Russia senza figli eri considerata una attempata, cui era toccata la sventura della sterilità – uno stigma irreparabile e difficile da accettare. Perché il senso di essere a questo mondo è vivere, lavorare, procreare. Gli occhi di ognuna di quelle donne che continuavano a esclamare “poverina”, sembravano solo ricordarmi arcigni: “tu sei in debito. Punto.” 

    Ne chiacchieravamo molto anche con Chiara, amica di Cittadella, Padova, imprenditrice, nelle nostre serate moscovite al Cicco Club, giocando a leggere i fondi del caffè e a immaginare il nostro futuro. 

    Con Sistrà Barbara, suora che in gioventù fu collaboratrice di Lech Wałęsa, direttrice presso il Deckij dom, orfanotrofio/ Prijut San Nicola, ne parlavamo altrettanto sulle rive dell’Ob. Io difficilmente comprendevo questo senso russo della maternità che mi appariva obsoleto e accettabile ai tempi di mia nonna. Con Barbara apprendevo i primi semi di cosa significasse servire la maternità del cuore, pur non ponendomi minimamente il problema. Non sapevo ancora che quella sarebbe stata la mia via. Impegnandomi già allora con Ai.Bi. Amici dei Bambini, solo negli anni ho scoperto l’intensità e la forza della missione. Il “diritto di essere figlio” vuol dire allo stesso tempo occuparsi di demografia, si sanità, di Welfare State, di inclusione, di agenda 2030, di famiglia, di formazione, di etica, di comunicazione, in una parola, di politica.

    Ogni crisi di Governo mi dà la sensazione che stiamo tessendo, senza volontà, una tela di una Penelope vedova, in mezzo a festini e vagheggi di tempi perduti o tempi da inventare, mentre il presente scorre languido, solo, infetto, tra sbuffi di assembramenti, misti di ebbrezza e tasche piene di nuove povertà.

    L’arrivo di Draghi nella pandemia fa ben sperare. I mercati sperano. E i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze? Il Santo Padre ha istituito la giornata mondiale dei nonni e degli anziani. I nonni davanti ai nipoti sogneranno e i giovani profetizzeranno. 

    Draghi è stato bambino ed è stato ragazzo, a caro prezzo, posso immaginare dal suo sguardo che osservo da lontano, filtrato dalla tv, scoprendo sulla rete che perde i suoi genitori all’età di quindici anni. Cerco di capire l’uomo attraverso gli insegnamenti che ha ricevuto. L’abruzzese keynesiano Federico Caffè era di origini modeste. Famosi i suoi “fondi di Caffè”, articoli “sempre troppo corti” e contenenti un “messaggio unico, inequivocabile”.  Cito dal saggio di Daniele Archibugi Federico Caffè, solitario maestro e apprendo la “saggezza non convenzionale” dell’economista. “Le crisi economiche del passato mettevano in luce quanto fosse precario il processo di sviluppo, e come esso avesse bisogno di essere sostenuto da idonee politiche economiche. (Caffè) Considerava niente più che un dogma, e per giunta banale, l’idea che il mercato  fosse capace di autoregolare i processi economici...” Scriveva Archibugi: era il 1991. 

    Se il frutto cade vicino all’albero, così come nel mio Abruzzo si dice, oltre che nella competenza di Draghi spero nella sua umanità, toccata anche dalla mia terra forte e gentile. Pur ignorando totalmente le teorie economiche, intuisco quanto il tema “acquisti”, un tempo - e ancora oggi per molti - simbolo di rinascita, sia, ancor prima che politica, una questione etica.  Da quando la “cosificazione”, il benessere, la generatività del denaro sono diventati sostitutivi del buon essere, del buon lavorare la terra abbondante o avara, rispettabile.

    Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità. Perciò non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca. (Laudato Sì, 204). Come Draghi risponderà a esigenze politiche e ai nuovi paradigmi da strutturare, essendo l’homo oeconomicus tramontato e l’idea di sviluppo – e forse anche di Europa - tutta da costruire? Segnerà lui il passo della Politica esercitata con compassione?

    L’Arcivescovo di Bologna Zuppi ha scritto recentemente una lettera alla nostra Costituzione fa vibrare ogni  muscolo, fa brillare gli occhi, scuote il cuore. In una famiglia, i genitori, i nonni, i bambini sono di casa; nessuno è escluso… se potessimo riuscire a vedere l’avversario politico o il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli, i mariti, i padri e le madri. Che bello sarebbe!” (FT 230). Zuppi cita l’Enciclica Fratelli tutti e richiama il bisogno urgente di amore politico.

    Per quanto consideri il mio, grazie a Suor Barbara, un “debito buono” nei confronti del mio Paese, spero che Draghi, con il suo essere e con il suo fare, ponga le condizioni perché, dopo questo lungo inverno, torni la primavera, affinché i bambini e le bambine tornino a nascere numerosi, nella pancia, nel cuore e nelle orecchie degli italiani. “I bambini sanno” era il titolo di un bellissimo film di Walter Veltroni. Spero che Draghi ascolti i bambini e che ami la primavera. Continuo ogni tanto a guardare nei fondi di caffè… e a sperare anche… che nel marzo incipiente, dopo le frittelle, dopo il Carnevale e dopo il mondo alla rovescia, arriveranno il pane e l’olio, semplici e buoni da mangiare sotto i mandorli in bella compagnia. 

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