AngeliPress

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    Oggi su Rai 2 "O Anche No" una puntata molto speciale

    Venerdì 7 maggio su RAI 2 alle 00,30 circa e domenica 9 maggio in replica alle 09.10 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma dedicato all'inclusione e alla solidarietà realizzato con RAIDUE e RAI PER IL SOCIALE.

    Paola Severini Melograni intervisterà Vincenzo Pugliese, presidente della cooperativa sociale Altereco protagonista del progetto "il fresco profumo della libertà".

    Il progetto, sostenuto dalla Fondazione con il Sud, ha l'obiettivo di potenziare le attività di agricoltura sociale in un terreno confiscato alla criminalità organizzata a Cerignola (Foggia), favorendo l'inclusione socio-lavorativa di sei persone in condizione di svantaggio.

    Racconteremo la "Casa di Toti" di Modica, nata dal sogno di Muni Sigona, mamma di Toti (un ragazzo autistico), che è riuscita a trasformare una dimora storica del settecento in una comunità per ragazzi speciali che lavoreranno nella gestione di un B&B etico. Ascolteremo anche Valentina Genitori D'Arrigo, psicologa e psicoterapeuta della struttura.

    Nella puntata ci sarà un servizio realizzato il 1 maggio a Cassina de’ Pecchi (Milano) in occasione dell’inaugurazione di PizzAut, la pizzeria in cui lavorano tanti ragazzi con autismo, alla quale ha partecipato il Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati.

    Per il cooking show inclusivo vi portiamo a Torino per conoscere i ragazzi che lavorano per la Cooperativa Sociale Raggio.

    Non mancheranno: la musica dei Ladri di Carrozzelle, Stefano Disegni con le sue vignette satiriche, Rebecca Zoe De Luca con le notizie dal mondo dell'adolescenza e il “prestigiattore” Andrea Paris.

     

    O Anche No è scritto da Paola Severini Melograni, Maurizio Gianotti e Giovanna Scatena con la regia di Davide Vavalà.

    Save the Children: nell’anno del Covid in Italia 96 mila mamme hanno perso il lavoro

    Le mamme con figli minorenni in Italia sono poco più di 6 milioni e nell’anno della pandemia molte di loro sono state significativamente penalizzate nel mercato del lavoro, a causa del carico di lavoro domestico e di cura che hanno dovuto sostenere durante i periodi di chiusura dei servizi per l’infanzia e delle scuole. Su 249 mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96 mila sono mamme con figli minori. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni: sono quelle mamme che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. D’altronde la quasi totalità – 90 mila su 96 mila – erano già occupate part-time prima della pandemia.

    È questo il quadro che emerge dal 6° Rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021”, diffuso in occasione della Festa della Mamma, da Save the Children - l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro - sulle mamme in Italia che, oltre a sottolineare le difficoltà affrontate dalle mamme in un anno tanto difficile, come il 2020, fa emergere ancora una volta il gap tra Nord e Sud del Paese.

    Un quadro che già prima della pandemia raccontava un‘Italia in cui la scelta della genitorialità, soprattutto per le donne, viene ritardata o non praticata spesso a causa dell’impossibilità di conciliare vita familiare e lavorativa. Stando ai dati, nel solo 2019 le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, ma oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri e nella maggior parte dei casi la motivazione alla base di questa scelta era la proprio la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze dei figli: assenza di parenti di supporto, elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (asilo nido o baby sitter), mancato accoglimento al nido, le giustificazioni più ricorrenti.

    Un percorso a ostacoli all’orizzonte delle donne che scelgono di diventare madri, che detengono anche il primato delle più anziane d’Europa alla nascita del primo figlio (32,2 anni contro una media di mamme in EU di 29,4). E soprattutto fanno sempre meno figli: le nascite hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente). Un’eccezione è quella della Provincia autonoma di Bolzano, in testa per tasso di natalità (9,6 nati per mille abitanti), mentre la Sardegna registra il tasso più basso (5,1 nati per mille abitanti). Secondo l’Istat, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno (novembre e dicembre), si è particolarmente accentuata la variazione negativa delle nascite rispetto al 2019: a novembre, infatti, il calo è del -8,2% e in quello di dicembre tocca addirittura - 10,3%.

    “Il Covid ha messo tutti noi di fronte a un’emergenza prima di tutto sanitaria, ma che presto si è rivelata essere una crisi anche sociale, economica ed educativa. Le mamme in Italia hanno pagato e continuano a pagare un tributo altissimo a queste emergenze. I bambini a casa, il crollo improvviso del welfare familiare, dovuto alla necessità di proteggere i nonni dal contagio, il carico di cura e domestico eccessivo e la sua scarsa condivisione con il partner, misure di supporto non molto efficaci, sono tutti fattori che hanno portato allo stravolgimento della loro vita lavorativa. È importante ora indirizzare gli sforzi verso la concreta realizzazione di obiettivi che mirino, oltre che ad incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ad affrancarle sul fronte del lavoro non retribuito.” ha commentato Antonella Inverno, Responsabile Politiche per l’infanzia di Save the Children. 

    Una situazione che si è solo aggravata con il Covid, ma che già prima della pandemia vedeva molte donne lasciate fuori dal mercato del lavoro a causa dell’impossibilità di coniugare vita lavorativa e familiare e realizzazione personale. Le misure per creare un ambiente più favorevole alle mamme possono essere molte e coinvolgere diversi settori dell’intervento pubblico, su vari livelli di governo – spiega l’Organizzazione nel suo rapporto – ma devono seguire una politica organica per essere realmente efficaci. Ad oggi invece se il divario di genere nei tassi di occupazione è già alto nella popolazione generale, tra i genitori di figli minorenni registra livelli troppo elevati: nel 2020, è aumentato di mezzo punto, arrivando a 30,7 p.p. di differenza, con i papà occupati all’87,8% e le mamme occupate al 57,1%. Inoltre, non solo le madri tendono ad essere molto meno presenti nel mondo del lavoro rispetto ai padri, ma la loro presenza, al contrario di quella dei padri, tende a diminuire al crescere del numero di figli.

    “Questi dati ci dicono come non ci sia più altro tempo da perdere: sono necessarie scelte politiche che mirino alla costruzione senza più ritardi di un sistema di protezione, di garanzie e stimoli per superare una situazione che relega le madri unicamente alla cura dei figli e della casa. Il primo passo dovrebbe essere quello di introdurre un congedo di paternità obbligatorio, per tutti i lavoratori, di almeno 3 mesi e di creare un sistema integrato da zero a sei anni, che offra un servizio di qualità e gratuito in cui i bambini abbiano la possibilità di apprendere e di vivere contesti educativi necessari al loro sviluppo” continua Antonella Inverno. “Vi sono ora fondi stanziati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e in Legge di Bilancio ma è ancora da chiarire come intervenire in via prioritaria nelle aree più carenti, per creare un’offerta pubblica e di qualità in comuni dove mancano risorse e capacità amministrativa per gestire un servizio complesso come un asilo nido, un servizio però che può davvero essere un grimaldello per aumentare il benessere delle bambine e dei bambini, dei loro genitori e di tutta la comunità.”

     

    Gli appuntamenti del municipio I di Roma per questo weekend

    Ecco gli Appuntamenti che il municipio I di Roma ha preparato per questo weekend. 
     
    Sabato 8 maggio alle 18.00 inauguriamo il Giardino di Largo Vittime del Terrorismo. Un momento importante per il nostro territorio, sul quale disseminiamo memoria. La città racconta, attraverso le pietre d'inciampo, le targhe, le steli. Questo giardino viene dedicato a tutte e tutti coloro che hanno perso la vita per mano del terrorismo.
     
    Domenica 9 maggio ricorre l'anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, trovato esamine in via Caetani. Era il maggio 1978. La memoria affiora dai muri e dalle strade e ci ricorda la nostra storia collettiva: abbiamo risistemato i marciapiedi sotto la targa marmorea dedicata a Moro e protetto l'area con fioriere. 
     
    Sempre domenica 9 maggio, alle ore 17.00, in via Lepanto inauguriamo la Panchina contro le mafie, dipinta da Simona Sarti nell'ambito del progetto "Io e l'altro" promosso dal Municipio Roma I Centro. Musica e riflessione accompagneranno questa inaugurazione, in un luogo già nutrito di memoria, dove abbiamo posto la targa a Stefano Cucchi e dove è stata inaugurata la panchina rossa contro la violenza sulle donne.
     
    Il Primo Municipio di Roma ci ricorda che a marzo è stata inaugurata la Casa del Municipio, in via Galilei 53, uno luogo al servizio della cittadinanza. A questo link trovate il regolamento e le informazioni utili per richiedere l'utilizzo degli spazi. Date un'occhiata! https://www.comune.roma.it/web/it/municipio-i-progetti.page?contentId=PRG774444 

    Green Jobs l'iniziativa per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale

    Sono 15 i progetti proposti da studenti genovesi, chiavaresi e torinesi al progetto "Green jobs" con Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo. Oltre 300 i ragazzi impegnati tra Piemonte e Genova.

    Dalla caccia al tesoro “ecologica” per scoprire Torino al macchinario che produce energia per la palestra, dai cestini smart per la raccolta dei rifiuti ai coloranti e fertilizzanti ricavati dagli scarti della produzione del vino, dai box con abiti usati recuperati alla app per raccogliere gli scarti dei prodotti invenduti.

    Sono 15 le mini-impese green piemontesi e genovesi che sono nate “in classe” con Green Jobs, iniziativa promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT in provincia di Torino e a Genova che ha coinvolto circa 300 giovani delle scuole secondarie di secondo grado in un percorso per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale e l’acquisizione delle competenze trasversali legate all’imprenditorialità e alle professioni della green economy. In particolare, i ragazzi che hanno partecipato frequentano le scuole secondarie di secondo grado di Torino, Nichelino, Genova e Chiavari.

    "Avrete tutti i vostri percorsi di vita e di studio e magari tra di voi potrebbe nascondersi un unicorno, come si dice delle migliori start up - dice Alberto Anfossi, segretario generale Fondazione Compagnia di San Paolo -. Ma anche se questo non dovesse succedere, questa capacità progettuale vi farà bene e farà bene alla vostra crescita e al futuro che è di tutti noi".

    "Le competenze oggi sono fondamentali, sia nello studio che per entrare nel mondo del lavoro - aggiunge Massimo Lapucci, segretario generale Fondazione CRT -. Soprattutto oggi che chi entra nel mondo del lavoro si troverà in pochi anni a svolgere mansioni che al momento non esistono nemmeno".

    Nato nel 2015 in Lombardia da Fondazione Cariplo, Green Jobs si è esteso a livello nazionale grazie al coinvolgimento di altre Fondazioni di origine bancaria aderenti alla Commissione Sviluppo Sostenibile di ACRI.

    Il percorso dei ragazzi

    I ragazzi di Green Jobs accompagnati da Junior Achievement Italia e da InVento Innovation Lab, hanno percorso tutte le tappe del progetto: dall’incontro di presentazione dell’iniziativa, all’hackaton “on life” con il lancio delle sfide ambientali coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la definizione della prima bozza del progetto, fino allo sviluppo del progetto stesso con l’approfondimento delle tematiche di sostenibilità ambientale ed economica e le costruzione di una struttura imprenditoriale.

    Green Jobs ha aiutato i ragazzi ad acquisire le soft skill sempre più richieste dal settore della green economy, come la capacità di lavorare in gruppo, di adottare un approccio multisettoriale per la risoluzione di problemi complessi e di sviluppare una comunicazione efficace.

    Premi per tutti dalle due fondazioni bancarie

    Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT hanno deciso di riconoscere alle scuole vincitrici e partecipanti un premio a fronte dell’impegno e della capacità di proporre soluzioni innovative e sostenibili coerenti con l’Agenda ONU 2030. Il premio potrà essere utilizzato per sostenere le attività didattiche e il consolidamento delle innovazioni nei processi di insegnamento e apprendimento.

     

    Fonte: Lavocedigenova.it

    Nasce GIOVANI2030.it, Il futuro del Paese comincia da qui! Ministro Dadone: Appropriatevi della piattaforma

    GIOVANI2030.it è la nuova casa digitale messa a disposizione dal Ministro Fabiana Dadone per tutti i giovani, residenti in Italia tra i 14 e i 35 anni, che nasce con l’intento di fornire ai ragazzi un punto unico di accesso a tutte le informazioni utili per conoscere il presente e orientarsi verso il proprio futuro nell’ambito della formazione, del volontariato, del lavoro, delle iniziative internazionali e culturali. 

    Giovani2030 è un chiaro riferimento al programma di sviluppo sostenibile sottoscritto dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, per guidare il mondo sulla strada da percorrere nei prossimi 10 anni. 

    GIOVANI2030 rappresenta al tempo stesso una community per lo scambio di esperienze e informazioni e una porta di ingresso alle opportunità di progetti e iniziative, accolte in sezioni dedicate, che le istituzioni pubbliche, le università, gli enti del terzo settore e le associazioni mettono a disposizione di ragazze e ragazzi.

    Gli effetti della pandemia hanno accentuato le disuguaglianze e si sono amplificati sui giovani costringendoli a un isolamento che rischia di danneggiare seriamente il Paese, non solo in termini di coesione sociale, ma di depauperamento del capitale umano e di freno allo sviluppo e alla ripresa. Le difficoltà nell’orientamento scolastico e formativo, soprattutto verso le specializzazioni tecniche, il fenomeno NEET che torna nuovamente a crescere nel nostro Paese, la negativa dinamica occupazionale dei giovani, hanno contribuito a far accrescere la diffidenza delle nuove generazioni nelle istituzioni.

    “Queste sono solo alcune delle emergenze dei giovani” dichiara il Ministro Dadone “che ci hanno indotto ad individuare strumenti concreti ed efficaci per superare, da subito, i grandi ostacoli che quotidianamente le nostre ragazze e ragazzi sono costretti a gestire. La nostra più grande sfida? Convincere il giovane demotivato e sfiduciato ad attingere nuova energia navigando in GIOVANI2030 e ad appropriarsi della piattaforma, utilizzandola come un affidabile compagno di viaggio verso il futuro”.

    Tutti i contenuti del portale sono esposti in modo semplice e chiaro, utilizzando un linguaggio adatto al target “giovani”, garantendo al contempo autorevolezza nella comunicazione. Un linguaggio accuratamente studiato per accorciare le distanze tra le istituzioni e i giovani al fine di farli diventare essi stessi ambasciatori e promotori del progetto. 

    Tante le sezioni utili per acquisire indicazioni su agevolazioni e incentivi, percorsi di formazione, bandi, iniziative nazionali e internazionali nell’ambito dell’orientamento allo studio, al lavoro, all’impresa, al volontariato. Storie, articoli e rubriche per stimolare i giovani ad esplorare nuove opportunità che verranno costantemente aggiornate. 

    “Con il suo lancio, il Dipartimento per le politiche giovanili avvia un percorso che costantemente sarà arricchito di nuove e aggiornate informazioni” aggiunge il Ministro abbiamo deciso infatti di lanciare il nostro nuovo progetto proprio in coincidenza con la presentazione a Bruxelles del PNRR che contiene, fra le altre, fondamentali misure e opportunità per i giovani. Come emerso dalla consultazione pubblica “Next Generation You” svoltasi via web dall’8 al 18 aprile 2021, alla quale hanno partecipato oltre 15.000 giovani, che ringrazio, il 94% dei rispondenti ha considerato molto importante realizzare un focal point per i giovani per avere informazioni sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quanto emerso denota un forte fabbisogno informativo da parte dei giovani al quale rispondiamo attraverso GIOVANI2030 impegnandoci a monitorare e dare informazioni su tutti i progetti del Pnrr che possono avere un impatto positivo sulla loro vita”.

    Dagli esiti della consultazione pubblicati oggi sul Portale è evidenziato che l’attuazione delle politiche giovanili trova, un evidente ostacolo, non tanto nell’assenza di opportunità e agevolazioni, quanto nella difficoltà di accesso dei giovani alle relative informazioni, in un quadro amministrativo molto frammentato dalla compresenza di più livelli di governo. La scarsa reperibilità delle informazioni dipende oggi dalla varietà degli interventi, messi in campo sia a livello statale che regionale, gestiti da amministrazioni differenti, con la conseguenza che i giovani sono spesso disorientati e non conoscono il canale informativo al quale rivolgersi.

    “Utilizzeremo questa piattaforma – conclude il Ministro - per mantenere un dialogo costante con le migliaia di giovani che hanno risposto alla nostra consultazione sperando di riconquistare parte della loro fiducia e costruire assieme un percorso di crescita di cui il nostro Paese ha fortemente bisogno”.

    Far parte di questa community è semplice:  registrando il proprio profilo o accedendo con le proprie credenziali SPID, si resta in costante aggiornamento anche grazie alla newsletter che mensilmente rimanderà a tutte le nuove iniziative, storie e testimonianze che popoleranno questa innovativa casa digitale.
     

    Proiezione del Docu-film sulla vita di Rosario Livatino, il saluto del Cardinale Bassetti

    Oggi presso Palazzo dei Marescialli, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei, ha assistito alla proiezione del docufilm sul giudice Rosario Livatino, che sarà beatificato ad Agrigento il prossimo 9 maggio. È presente il Presidente della Repubblica, Sergio MattarellaSignor Presidente della Repubblica, Signori Magistrati, Autorità. Di seguito condividiamo il saluto del cardinale Bassetti: 

    E' per me motivo di grande gioia essere presente qui a Roma in occasione della  presentazione del docufilm sulla vita di Rosario Livatino. Tra pochi giorni, domenica 9  maggio, il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina il 20 settembre 1990  verrà proclamato beato perché ucciso in “odio alla fede”. Una beatificazione che avviene,  come è noto, in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni  Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la  mafia colpevole di “calpestare il diritto santissimo di Dio” e di “uccidere” vite innocenti.  Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la  sua omelia: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. 

    Le parole che sono state pronunciate dai pontefici sulle organizzazioni malavitose sono  chiarissime. E a quelle di papa Wojtyla vorrei aggiungere le parole magisteriali di  Francesco che a Sibari, nel 2014, disse non solo che la malavita “è adorazione del male e  disprezzo del bene comune” ma che, soprattutto, quegli uomini che “vivono di malaffare  e di violenza” non sono in comunione con Dio e quindi “sono scomunicati”. 

    La malavita organizzata – la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda – non è quindi una  criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di  ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è  inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte  dell’anima delle persone. 

    Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che  sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del  diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una  presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino. Ho  letto alcune cronache dei giornali del 1990 che raccontano la morte del “giudice  ragazzino”. Egli viene definito come “un giovane e minuto magistrato di 38 anni” che da  “dieci anni faceva il suo dovere”: in definitiva era “un giudice incorruttibile”. 

    Rosario Livatino è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo  Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza  del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano  allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia. 

    Senza alcun dubbio, Rosario Livatino è stato un piccolo e giovane uomo ma, al tempo  stesso, è stato un gigante della verità. Un uomo che ha incarnato il Vangelo delle  Beatitudini perché egli aveva “fame e sete di giustizia”. 

    Livatino ci lascia dunque una preziosa eredità civile e un altrettanto importante eredità  spirituale. Il suo martirio parla alla Chiesa e all’Italia intera. Ma soprattutto parla alle  giovani generazioni: a coloro che non sono ancora compromessi e che possono, anzi,  devono resistere, con tutta l’energia e il coraggio della gioventù, alle false lusinghe  malavitose.  

    Vorrei riassumere l’eredità di Livatino con la stessa frase che ho utilizzato per ricordare  don Pino Puglisi: con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci  alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun  deprecabile inchino.

     

    In Italia ogni anno 40-50 bimbi con Sma: prima causa genetica di morte

    Considerata la principale causa genetica di morte infantile, l'atrofia muscolare spinale (SMA) e' una rara malattia genetica neuromuscolare causata dalla mancanza di un gene SMN1 funzionante, con una conseguente perdita rapida e irreversibile di motoneuroni, che compromette le funzionalita' muscolari incluse respirazione, deglutizione e il movimento di base. In Italia e' stimata un'incidenza di 1 caso su 10.000 nati vivi, pertanto si stima che ogni anno nascano circa 40/50 bambini con la SMA, mentre in Europa ogni anno ne nascono circa 550-600.

    Se non trattata, la SMA di Tipo 1 determina la morte o la necessita' di ventilazione permanente entro i due anni di eta' in oltre il 90% dei casi. Oltre il 30% dei pazienti con SMA di Tipo 2, inoltre, muore entro i 25 anni. Secondo gli esperti, dunque, e' indispensabile diagnosticare la SMA e iniziare il trattamento il piu' presto possibile per arrestare la perdita irreversibile di motoneuroni e la progressione della malattia. Questo e' particolarmente critico nella SMA di Tipo 1, nel corso della quale la degenerazione dei motoneuroni inizia prima della nascita e si intensifica rapidamente. Se n'e' discusso oggi nel corso di un evento online dal titolo 'Atrofia muscolare spinale: l'innovazione della terapia genica e le sfide dello screening neonatale', promosso dall'Associazione Famiglie SMA.

    Ma su un punto, in particolare, hanno concordato gli esperti: e' necessario affrontare la causa genetica dell'atrofia muscolare spinale intervenendo direttamente sulla funzione del gene mancante o non funzionante. "È questa- hanno sottolineato- l'innovazione terapeutica che oggi, con la prima e unica terapia genica per la SMA, consente di mettere a disposizione di medici e pazienti una soluzione in grado di fornire un significativo beneficio clinico e di guardare al futuro con maggiore speranza".

    Se fino a qualche anno fa infatti il trattamento della SMA era esclusivamente sintomatico, basato su approcci multidisciplinari e finalizzato a migliorare la qualita' di vita dei pazienti, oggi ancor di piu' con l'arrivo della prima terapia genica, che interviene sulla causa genetica della patologia, diventa fondamentale che l'innovazione terapeutica sia accompagnata da una diagnosi e un trattamento precoce: e' dunque necessario riconoscere tempestivamente la SMA, poiche' la degenerazione dei motoneuroni inizia prima della nascita, si intensifica rapidamente e si tratta di un processo che non puo' essere invertito.

    "L'atrofia muscolare e' una malattia di tipo degenerativo che nei casi piu' gravi impedisce al bambino di reggere autonomamente la testa, di deglutire o di compiere i normali progressi fisici e motori e puo' interferire anche con le funzioni respiratorie- ha spiegato Eugenio Mercuri, direttore della UOC di Neuropsichiatria Infantile al Policlinico universitario Agostino Gemelli IRCCS do Roma- La terapia genica per la SMA rappresenta una grandissima innovazione, ma e' necessario che venga accompagnata da diffusi programmi di screening neonatale, in modo che la patologia possa essere diagnosticata precocemente e che il trattamento possa essere avviato il piu' presto possibile. È infatti fondamentale intervenire con tempestivita' anticipando la perdita dei motoneuroni nei pazienti, poiche' si tratta di un processo irreversibile". Nuovi dati clinici presentati nel corso della conferenza clinica e scientifica virtuale 2021 della Muscular Dystrophy Association (MDA Virtual Clinical and Scientific Conference), intanto, hanno evidenziato proprio l'importanza di identificare e trattare la SMA il prima possibile.

    "In contrasto con la storia naturale di questa malattia devastante, i bambini trattati pre-sintomaticamente con onasemnogene abeparvovec nel corso dello studio di fase III SPR1NT hanno raggiunto traguardi motori appropriati all'eta' rientranti nei parametri di normale sviluppo definiti dall'Organizzazione mondiale della sanita', inclusa la capacita' di stare seduti o in piedi, e quella di camminare- hanno fatto sapere gli esperti- erano in grado di alimentarsi esclusivamente per bocca e non hanno avuto bisogno di alcun supporto ventilatorio. Non sono stati inoltre segnalati eventi avversi gravi legati al trattamento nel corso dello studio SPR1NT".

    Il momento della diagnosi pero' e' sempre delicato e in questo gioca un ruolo fondamentale il coinvolgimento che l'intero nucleo familiare avra' nella gestione della patologia, a partire proprio dal momento della scoperta della patologia: "Per questo motivo oggi piu' che mai hanno assunto un ruolo centrale le comunita' dei pazienti, le associazioni, un vero e proprio punto di riferimento per le famiglie e accompagnarle in questo percorso- ha detto Anita Pallara, presidente Famiglie SMA- Nell'ottica di intervenire tempestivamente gioca un ruolo fondamentale proprio una corretta e precoce diagnosi e sara' importante nei mesi a seguire trovare il modo di implementare su tutto il territorio nazionale in maniera omogenea programmi di screening neonatale".

    Lo screening neonatale e' uno dei "piu' importanti programmi di medicina preventiva pubblica, attivo in Italia dal 1992- ha aggiunto Pallara- ad oggi solo poche regioni hanno incluso la SMA tra le patologie che e' possibile diagnosticare in fase pre-sintomatica mediante la ricerca del difetto genetico. Nei prossimi inoltre mesi verranno avviati studi pilota in Piemonte e Liguria".

    Sempre secondo gli esperti, onasemnogene abeparvovec potra' fornire, su un orizzonte temporale di lunga durata, un "importante beneficio clinico per i pazienti affetti da SMA in termini di miglioramento delle funzioni muscolari, comprese quelle coinvolte nella respirazione, nella deglutizione e nei movimenti motori di base". Dopo l'approvazione della rimborsabilita' da parte dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), avvenuta lo scorso marzo, onasemnogene abeparvovec ha ricevuto il via libera alla commercializzazione ed e' adesso disponibile: la prima terapia genica per l'atrofia muscolare potra' quindi essere utilizzata per il trattamento di pazienti SMA di tipo 1 diagnosticati clinicamente e fino a 13,5 Kg e pazienti pre-sintomatici (e fino a 2 copie del gene SMN2).

    La terapia agisce infatti sostituendo direttamente la funzione del gene mancante o non funzionante SMN1 e si somministra una sola volta nella vita del paziente per via endovenosa. Novartis ha anche annunciato l'intenzione di avviare SMART, uno studio clinico globale di fase III condotto per valutare la sicurezza e l'efficacia di Zolgensma (onasemnogene abeparvovec) nei bambini con atrofia muscolare spinale (SMA) di peso compreso tra =8,5 kg e =21 kg, in seguito a una singola somministrazione di un'infusione endovenosa. I nuovi dati clinici integreranno le evidenze emergenti dalla pratica clinica ed espanderanno l'utilizzo di questa terapia innovativa nell'Unione Europea e in Canada, dove l'approvazione regolatoria include indicazioni sul dosaggio per neonati e bambini fino ai 21 kg di peso.

    "La disponibilita' di Zolgensma nel nostro Paese rappresenta una straordinaria novita' che consentira' ai medici di avere una soluzione terapeutica in grado di intervenire sulla causa genetica della patologia attraverso una terapia che si somministra una sola volta nella vita- ha commentato Filippo Giordano, General Manager di Novartis Gene Therapies- Con oltre 1000 pazienti trattati finora in tutto il mondo, e' stato possibile constatare l'impatto rivoluzionario della terapia: lo studio globale SMART, che sara' avviato proprio al fine di valutare la sicurezza e l'efficacia della terapia anche per pazienti con peso fino ai 21 Kg, ampliera' le evidenze cliniche e potra' fornire alla comunita' SMA dati preziosi sul suo utilizzo anche per questa fascia di pazienti. Si tratta di un'ulteriore tappa significativa che sottolinea il costante e progressivo impegno di Novartis per essere al fianco dei pazienti e delle loro famiglie".

     Fonte: Agenzia Dire

    Torna "Rendez-Vous" Festival del Nuovo Cinema Francese, XI edizione

    Uno dei Festival più attesi da cinefili e appassionati torna quest’anno ‘in presenza’ e, mantenendo fede ad una sua ‘storica’ vocazione, anzi rilanciandola, l’XI edizione di Rendez-Vous - Festival del Nuovo Cinema Francese mette al centro della scena le donne del cinema francese, con una panoramica di cineaste e attrici, volti noti ed esordienti, per offrire un’istantanea di un cinema creativo, vitale, plurale.

    La manifestazione si terrà a Roma presso il Cinema Nuovo Sacher, dal 9 al 13 giugno 2021, e con selezioni speciali alla Cineteca di Bologna e al Cinema Massimo di Torino. Iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, il Festival è realizzato dall’Institut français Italia, e co-organizzato con UniFrance. Il responsabile del progetto è Benoît Blanchard e la direzione artistica affidata a Vanessa Tonnini.

    La regista franco-libanese Danielle Arbid sarà a Roma, per presentare, in anteprima italiana, ‘Passion Simple’, passato nella Selezione ufficiale al 73° Festival di Cannes 2020. Protagonista l’intensa e magnetica Laetitia Dosch, astro nascente del cinema francese. L’attrice ha conquistato a Cannes la Caméra d’Or per Jeune Femme di Léonor Serraille, in programma a Rendez-Vous 2018.

    Adattamento del libro omonimo della scrittrice Annie Ernaux, pubblicato nel 1992, ‘Passion simple’ è un racconto autobiografico che ha fatto scandalo per il suo timbro erotico e sovversivo. Al centro del film l’esplorazione dei limiti di una relazione impossibile, quella vissuta da Hélène (Laetitia Dosch), una intellettuale, docente universitaria e madre divorziata, e Alexandre (Serguei Polunin), diplomatico russo sposato. Danielle Arbid, con intensità e sensualità, traduce in immagini l’erranza di una donna in preda al potere del proprio desiderio. Ancora non uscito in Francia – ‘Passion simple’ è distribuito in Italia da Kitchen Film, che aveva già portato nelle sale italiane ‘Dans les champs de bataille’ della stessa regista.

    Sul fronte esordienti, ancora un'anteprima italiana, a firma della giovane cineasta Chloé Mazlo che presenta a Roma SOUS LE CIEL D’ALICE, suo lungometraggio d’esordio - selezionato alla 59a Semaine de la Critique di Cannes 2020 - che vede protagonista Alba Rohrwacher. La storia comincia negli anni Cinquanta, quando la giovane Alice (Alba Rohrwacher) lascia la Svizzera per il Libano. Alice non si innamora solo del Paese, ma anche di Joseph, ambizioso astrofisico che sogna di inviare il primo cosmonauta libanese nello spazio. Dopo qualche anno di felicità, la guerra civile incrina il paradiso che la donna si è costruita e cerca di proteggere con tutte le sue forze. Segnalatasi con l’animazione Les Petits Cailloux – Premio César per il migliore cortometraggio nel 2015 - Chloé Mazlo, con la sua opera prima, introduce nel racconto alcuni intermezzi onirici animati, servendosi della tecnica della stop-motion, traducendo i suoi ricordi familiari in un poetico equilibrio tra fantasia e melanconia.

    Per dar conto di questo cinema «al femminile plurale», composto da un caleidoscopio di voci eclettiche, di seguito qualche numero della presenza femminile nell’industria audiovisiva francese. Dal lontano 1896, data di esordio dell'intraprendente e giovanissima pioniera Alice Guy-Blaché - prima donna regista e produttrice francese - il cammino è stato lungo e non privo di ostacoli. Ma la parità si impone a passi forzati, dicono le cifre. A dar conto della rivoluzione avvenuta in Francia, negli ultimi dieci anni, è l’ultimo rapporto del CNC (datato marzo 2021) che saluta l’avvento di una nuova generazione di cineaste particolarmente prolifica. I film realizzati o co-realizzati dalle donne è stato del 26% nel 2019 (nel 2010 era del 20%). L’aumento è principalmente dovuto al numero di opere prime e seconde, che si accrescono notevolmente tra il 2010 e il 2019, evoluzione che conferma l’arrivo di una nuova generazione di registe. Tra il 2010 e il 2019, 38 donne (cioè il 7,4% delle registe) hanno realizzato almeno tre film, in questo stesso periodo, 12 tra queste hanno firmato il loro primo film, contro 10 uomini.

    Con 606 film francesi, co-realizzati da donne (usciti in sala tra il 2009 e il 2018), la Francia arriva davanti ai Paesi dell’Europa del Sud e alla Gran Bretagna, in quanto a presenza di cineaste donne, rappresentando da sola quasi un terzo (il 30%) delle produzioni femminili sugli otto Paesi studiati.

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    La Lucerna e il suo viaggio insieme ai/alle migranti

    La Lucerna è un’associazione di volontariato che nasce nel 2001 rispondendo all’esigenza di incontrare le donne vittime di tratta: in quel periodo erano abbastanza numerose e, in mancanza di servizi per loro, avevano bisogno di punti di riferimento e di luoghi di dialogo”. Maria Teresa Tavassi racconta il cammino dell’associazione che ha fondato ed entra in particolari poco noti della realtà dei e delle migranti. “Quello che mi colpiva di quelle donne era che si sentivano sporche ed era difficile far loro capire che invece erano vittime di raggiri che le avevano rese schiave. L’altra difficoltà era costruire un dialogo anche tra loro: quelle provenienti dall’Europa dell’Est non accettavano facilmente le nigeriane o le camerunensi e per gestire i conflitti anche noi volontarie abbiamo fatto specifici training. Ci siamo abbastanza riuscite e infatti molte migranti, che arrivavano da noi anche attraverso il passaparola, trovavano un luogo di serenità e di pace. All’inizio erano soprattutto donne, ma poi sono arrivati anche gli uomini perché abbiamo cominciato a seguire anche le vittime di tortura. Ci siamo confrontate con le differenze che segnano le persone costrette a vivere situazioni tremende: chi subisce torture non ha sensi di colpa ma difficilmente riesce a superare il trauma, mentre le vittime di tratta si sentono in qualche modo corresponsabili perché hanno accettato dei compromessi, ma possono mettersi alle spalle il periodo buio se riescono ad incanalare il loro dolore parlandone o attraverso attività lavorative”.

    Un contributo ulteriore a questo incontro, che si svolge nell’ambito del progetto sostenuto dalla Regione Lazio ‘Donne, Sicurezza, Legalità’, lo offre Paola Ortensi, volontaria che da circa 13 anni partecipa alle attività dell’associazione.”L’emigrazione ad un certo punto è diventato un grande tema in questo paese e ho cominciato a seguire La Lucerna, che era punto di riferimento, per capire il fenomeno e per essere d’aiuto. Seguendo i laboratori e i vari progetti dell’associazione sono riuscita ad avvicinarmi alle logiche di queste persone, ho capito che è decisivo creare situazioni in cui siamo alla pari e che è decisivo uscire da un paternalismo inutile per essere d’aiuto. Penso per esempio alla mostra organizzata anni fa dopo un laboratorio fotografico: è stata occasione per conoscere le personalità e i problemi dei partecipanti (vittime di tortura) attraverso il linguaggio universale delle immagini”. Quindi Ortensi si sofferma sul tema della sicurezza e della legalità, riflettendo su quello che attraverso La Lucerna ha potuto osservare. “Molti immigrati arrivano in Italia illegalmente, a lungo non riescono ad uscire da questa situazione ma spesso non si pongono il problema: non dimentichiamo che abbiamo idee diverse sul concetto di legalità e di sicurezza. La questione si pone quando vogliono interagire con le istituzioni: chiedere sussidi, curarsi, iscrivere i figli a scuola ecc. A quel punto sorgono alcuni problemi come, per esempio, la conoscenza dell’italiano. La questione della lingua è importante perché ha implicazioni con l’integrazione vera che significa, in pratica e anche simbolicamente, allontanarsi dalla propria terra e dalle proprie origini. Questo spiega le non poche resistenze che uomini e donne migranti hanno nell’apprendere l’italiano: ha a che fare con la scelta di diventare cittadino di un altro Paese, con una nuova identità. Il ruolo di associazioni come La Lucerna è essere punto di riferimento e dare aiuto: scrivere con loro una domanda, compilare un modulo o spiegare come svolgere una pratica serve ad avvicinarci. In questi anni, senza pensarci, ci siamo fatti ‘ponte’ tra queste persone e le istituzioni anche contribuendo alla serenità nella società”.
     
    Fonte: Noidonne.org
     
     

    Genova: Auser e Spi Cgil insieme nella gestione di un bene confiscato alla mafia

    Auser e lo Spi Cgil si stanno occupando a Genova nello storico quartiere di Sampierdarena del riutilizzo di due appartamenti confiscati alla mafia con l’obiettivo di farne due abitazioni per giovani e anziani. L’idea è quella di pensare a una coabitazione intergenerazionale ovvero a una forma di ciò che oggi va sotto il nome di co-housing. Abitare insieme per condividere tempi, spazi, ritmi, esperienze. Il progetto si chiama “Nessun uomo è un’isola” e nasce proprio con l’obiettivo di avviare processi virtuosi di socializzazione tra generazioni diverse riconsegnando alla collettività ciò che prima era in mano alla criminalità organizzata.


    A Sampierdarena il sindacato dei pensionati si sta attivando insieme ad Auser per rendere operativo il riuso di due immobili confiscati che accoglieranno persone in difficoltà con problemi abitativi (o perché non possono far fronte al pagamento di un affitto o non hanno i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica).
    Nei due appartamenti troveranno posto una decina di persone (4-5 ad appartamento). L’identikit potrebbe essere il seguente: giovani coppie con figli piccoli e coppie di anziani in grado di sostenersi vicendevolmente. Gli anziani potranno fornire assistenza e aiuto alla coppia dei genitori soprattutto se impegnati con il lavoro fuori casa tutto il giorno e, allo stesso tempo, potranno farsi portatori di storie e di esperienze e fornire così il loro contributo. I giovani, d’altro canto, saranno una buona compagnia per gli anziani ma potranno anche aiutarli nel disbrigo di tutte quelle pratiche che necessitano sempre più dell’utilizzo della tecnologia o  anche potranno insegnare loro come si usa uno smartphone. Auser e Spi, dopo essersi fatti attivatori, promotori e artefici del progetto, potranno mettere a disposizione i propri servizi per tutto il quartiere. Auser con interventi di aiuto, accompagnamento degli anziani, trasporto sociale, compagnia telefonica. I pensionati della Cgil con i servizi previdenziali e quelli fiscali a tutela non solo degli anziani ma anche dei più giovani.

    Il progetto di Spi e Auser infatti è stato condiviso anche dal Comune di Genova ed è diventato parte integrante del progetto più generale di riqualificazione del centro storico di Genova e di riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

     

    Fonte: Libereta.it

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