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    Ricostruito il volto in 3D in urgenza ad un paziente dopo un trauma, presso la Città della Salute di Torino

    Nei giorni scorsi un giovane ragazzo di 23 anni, ricoverato presso l'ospedale CTO della Città della Salute di Torino, per un gravissimo trauma facciale è stato sottoposto in urgenza ad un lungo intervento di ricostruzione con la stampa 3D. 

    Pianificare l’intervento di ricostruzione e la stampa additiva dei dispositivi da utilizzare in sala operatoria è stata una corsa contro il tempo. 

    Un laboratorio per sperimentare nuove metodiche chirurgiche con l’ausilio delle tecnologie 3D è attivo da due anni presso l'ospedale Molinette di Torino.

    Il laboratorio si trova all’interno del reparto di Chirurgia maxillo facciale e consente di ricreare un modello del paziente e tramite software dedicati progettare l’intervento chirurgico, in modo da ottenere soluzioni personalizzate per ogni paziente. Il laboratorio è dotato di una postazione per l’elaborazione virtuale 3D dei modelli anatomici, che poi verranno realizzati attraverso l’utilizzo di stampanti 3D presenti in reparto, per coadiuvare la pianificazione degli interventi chirurgici. Una sinergia di tecnologie ed esperienza clinica che ha permesso di sviluppare nuovi protocolli di diagnosi e cura di pazienti, con la possibilità di trasferire la pianificazione degli interventi in sala operatoria.

    Tuttavia, nonostante la presenza del laboratorio all’interno del reparto, la simulazione chirurgica e la stampa 3D in urgenza differita rimane una sfida soprattutto in termini di tempo.

    Appena le immagini TC sono state disponibili gli ingegneri del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, su indicazione dei chirurghi, hanno simulato al computer l’intervento cercando di ridare forma all’anatomia del volto fortemente compromessa dal trauma. Successivamente è stato stampato un modello 3D del volto ricostruito su cui i chirurghi hanno modellato placche di titanio personalizzate sul paziente da utilizzare in sala operatoria come guide per la ricostruzione.

    L’intervento chirurgico è stato effettuato dal dottor Pompeo Cassano dell’équipe di Chirurgia plastica e ricostruttiva del CTO (diretta dal dottor Fabrizio Malan) e dal dottor Emanuele Zavattero dell’équipe di Chirurgia maxillo facciale delle Molinette (diretta dal professor Guglielmo Ramieri), coadiuvati dall’anestesista dottor Sergio Levi del team di Anestesia e rianimazione (diretto dal dottor Maurizio Berardino).

    L’intervento preparato in 3D a tavolino ha consentito di ridurre i tempi operatori velocizzando i passaggi chirurgici e la soluzione dei possibili imprevisti.

    La pianificazione chirurgica virtuale, integrata con le tecnologie di stampa additiva, hanno consentito di svolgere, all’interno delle sale operatorie della Città della Salute di Torino già numerosi interventi di chirurgia ad alta complessità del volto in regime di elezione. Tuttavia questo caso rappresenta una delle prime applicazioni di utilizzo di questa tecnologia nella chirurgia traumatologica d’urgenza.



    Regione Lazio: Approvata In XI Commissione la proposta di legge sulle cooperative di comunità

    AGCI Lazio, Confcooperative Lazio e Legacoop Lazio accolgono con particolare favore la notizia dell’approvazione, da parte dell’XI Commissione del Consiglio Regionale del Lazio, della Proposta di Legge (n.126 del 7 marzo 2019) in materia di Cooperative di Comunità.

    Un ringraziamento particolare va alla Consigliera Eleonora Mattia, Presidente della Commissione lavoro, che come prima firmataria si è resa disponibile ad un importante processo di confronto sui principali temi oggetto della PL. Fondamentale anche il supporto delle strutture nazionali di AGCI, Confcooperative e Legacoop, sui più complessi aspetti formali e normativi richiamati nella PL.

    Riconoscere e sostenere chi si prende cura del proprio territorio, ri-generando l’economia locale, mettendo in comune saperi e riscoprendo la dimensione sociale e mutualistica. Questo è l’obiettivo della Proposta di Legge, che mi vede prima firmataria, in materia di Cooperative di Comunità, approvata oggi in Commissione attività produttive - ha dichiarato in una nota Eleonora Mattia - Soprattutto in una Regione eterogenea come il Lazio, dove la grande metropoli romana convive con piccoli comuni e aree interne”.

    La norma disciplina il riconoscimento delle Cooperative di Comunità tramite l’istituzione di un apposito Albo regionale, che consentirà l’accesso ad agevolazioni ed opportunità garantite dalla Regione tra cui la concessione di aree e beni inutilizzati per finalità di interesse generale. 

    L’obiettivo principale della PL è quello di regolamentare questa nuova ed importante opportunità, in grado di combattere lo spopolamento delle aree interne e di rendere la cittadinanza protagonista di processi virtuosi di carattere sociale e culturale, tenendo già conto dei concomitanti sviluppi normativi a livello nazionale” - hanno commentato congiuntamente i Presidenti di AGCI Lazio, Marino Ianni, Confcooperative Lazio, Marco Marcocci, e Legacoop Lazio, Placido Putzolu.

    Sono previste ipotesi di raccordo con gli Enti Locali, soprattutto nell’attuazione delle politiche attive del lavoro, forme di sostegno finanziario per la costituzione e lo sviluppo delle Cooperative stesse, agevolazioni IRAP nel caso siano anche Cooperative sociali e incentivi all’occupazione, con un budget di 900mila euro per il triennio 2021-2023.

    La Cooperativa di Comunità è un modello di innovazione sociale in cui i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi; è un modello che crea sinergia e coesione in una comunità mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, Associazioni e Istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità.

    La Cooperativa di Comunità, per essere considerata tale, deve avere come esplicito obiettivo quello di produrre vantaggi a favore di una comunità, alla quale i soci promotori appartengono o che eleggono come propria. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la produzione di beni e servizi che incidano in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità stessa.

    Non contano dunque la tipologia della Cooperativa (di lavoro, di utenza, sociale, mista, ecc) o la tipologia delle attività svolte, quanto piuttosto la finalità di valorizzare la comunità di riferimento.

    Webinar su Spiagge Sostenibili e Inclusive con Legambiente, UNI, Unionmare e Village for all

    Ecospiagge per Tutti,  lanciato nel 2019 con la presentazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata una innovazione per il settore Balneare.

    Nel 2020 Legambiente ha coinvolto UNI (Ente Italiano di Normazione) per realizzare un primo passo per la certificazione degli Stabilimenti Balneari per la Sostenibilità, Responsabilità ed Inclusione. La Prassi 92:2020 di UNI.

    Con il Contributo di UnionMare Veneto, SIB Balneari, Confcommercio, Confesercenti e Village for all, Legambiente e UNI hanno dato vita ad una prassi di Riferimento che aiuterà le imprese balneari ad eccellere sul mercato nazionale e internazionale.

    In questo Webinar sarà presentato:
    Ecospiagge per Tutti a cura di Paola Fagioli di Legambiente
    UNI PdR 92:2020 a cura di Elena Mocchio di UNI Ente Italiano di Normazione
    Esperienze e Buone Pratiche delle imprese a cura di Lorenzo Braida Bibione Mare
    Conclusioni a cura di Alessandro Berton di Unionmare Veneto

    Per partecipare è necessario inviare una email a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
    Il Webinar si svolgerà sulla piattaforma MEET il 27 gennaio| ore 16,30-18,00
     
     

    Emergenza Covid-19 E over 65: assistenza psicologica gratuita contro solitudine e isolamento

    Fondazione Cesvi e la tutela degli over65 in emergenza Covid: attivo un nuovo servizio di supporto psicologico e per combattere l’isolamento di una delle fasce più vulnerabili. A Milano il progetto “Veniamo noi da te”.

    Milano, 22 gennaio 2021. Assistenza psicologica gratuita per aiutare gli anziani, i loro familiari e i caregiver ad affrontare l’emergenza Covid-19. Fondazione Cesvi e Cooperativa Spazio Aperto Servizi promuovono un servizio di assistenza psicologica, dedicato agli over 65 del VI Municipio della città di Milano e a coloro che se ne prendono cura, grazie al supporto di psicologi esperti nella gestione del trauma del centro clinico CTIF – Cura e Terapia per l’Infanzia e la Famiglia di Spazio Aperto Servizi.

    L’iniziativa, rivolta a coloro che accusano un forte disagio emotivo, si inserisce nell’ambito del progetto “Veniamo noi da te”, nato all’inizio della pandemia con l’obiettivo di garantire supporto alla popolazione over 65 con interventi legati alle prime necessità (consegna di spesa, distribuzione di medicinali a domicilio, accompagnamento per visite) e prevenire situazioni di emarginazione e isolamento, anche con attività di monitoraggio e ascolto empatico telefonico.

    Nell’attivazione di questo servizio è stata coinvolta una delle eccellenze milanesi in gestione dei traumi, il CTIF – Cura e Terapia per l’Infanzia e la Famiglia. Un’equipe specializzata, composta da psicoterapeuti, psicologi, identificheranno e definiranno, caso per caso, le strategie di intervento più adeguate con l’obiettivo di fornire la giusta assistenza, in primis agli anziani, ma anche ai familiari e caregiver degli stessi, sottoposti in questi lunghi mesi di restrizioni, a un forte stress e disagio psicologico. 

    In particolare, è stata attivata una linea diretta destinata ad anziani e caregiver per chiedere gratuitamente l’intervento di uno psicologo via telefono. Per accedere al servizio basta chiamare il 345 7611 627, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 16 o inviare una mail a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. Gli psicologi sono, inoltre, pronti ad offrire aiuto anche in situazioni di disagio segnalate dal coordinatore di progetto, dagli operatori sociosanitari o da altre figure esterne.

    Il progetto “Veniamo noi da te”, inserito all’interno dell’iniziativa #MilanoAiuta del Comune di Milano, nell’ultimo mese ha aiutato con un team di operatori specializzati 114 persone con 389 interventi complessivi e il maggior numero di richieste è arrivato dalla popolazione over 80. Tra i bisogni più frequenti la consegna di spesa a domicilio (41.39%), la necessità di accompagnamento per visite mediche o altri servizi essenziali (27.25%) e il ritiro di ricette e farmaci (10,3%). In crescita anche le richieste di supporto psicologico da parte di anziani (4.6%), operatori (4.1%) e caregiver (1.8%).

    «L’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 è ormai nei dialoghi e nelle emozioni di tutti – sottolinea il Vice Direttore Generale di Fondazione Cesvi, Roberto Vignolasi tratta di un trauma collettivo e particolarmente complesso, che interessa maggiormente coloro, come gli anziani, costretti per la tutela della propria salute ad una condizione di isolamento, e che può colpire a diversi livelli e in varie forme, anche dal punto di vista psichico.  Questo disagio – aggiunge – se non gestito da professionisti, rischia di sfociare in una difficoltà psicologica più seria. Per questo motivo, dopo aver portato avanti sin dall’inizio dell’emergenza interventi di sostegno a domicilio per gli over 65, abbiamo ritenuto importante attivare insieme a Spazio Aperto Servizi e agli esperti nel campo del trauma del CTIF, una linea di supporto psicologico». 


    A inizio novembre la Lombardia è tornata ad essere zona rossa, con nuove limitazioni e rinnovati timori. È ritornata la paura di contagiare ed essere contagiati, la necessità di doversi isolare per proteggersi, l’incertezza di non sapere cosa succederà. Dopo la quasi normalità che abbiamo vissuto nei mesi estivi, la seconda ondata ci ha travolti, con il serio rischio di non riuscire a reggere la situazione e avere un crollo psicologico – racconta Lara Luppi, direttore Area Domiciliarità di Spazio Aperto Servizi. Da qui è nata l’idea di poter offrire agli operatori - che per primi hanno iniziato a percepire un malessere interiore difficile da gestire, ai caregiver e agli anziani che assistono e di cui si prendono cura, un supporto psicologico, attraverso i professionisti del nostro centro clinico. L’obiettivo è prendersi cura anche di chi cura per poter garantire, sempre, alle persone anziane interventi efficaci e risposte concrete ai loro bisogni”.

    "Io sono Joy" il libro di Mariapia Bonanate con prefazione di papa Francesco

    Un libro per iniziare la settimana, Io sono Joy. "Un grido di libertà dalla schiavitù della tratta", scritto da Mariapia Bonanate della casa editrice San Paolo Edizioni. “La testimonianza di Joy è un patrimonio dell’umanità” ha scritto papa Francesco di questo libro, che lo ha commosso. E l’ha indotto a scriverne una prefazione che attraversa queste pagine come un vento forte, rendendole così vive e attuali. Lo ha definito un “dono” della protagonista “a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita”.

    Di seguito la Prefazione che Papa Francesco ha scritto per questo meraviglioso libro. 

    "Ho accolto volentieri l’invito a scrivere questa breve prefazione, con il preciso intento di consegnare ai lettori la testimonianza di Joy come “patrimonio dell’umanità”.

    Joy è una giovane che, in Italia, ha vissuto una seconda nascita. La sua terra natia è la Nigeria. Angolo del nostro pianeta in cui ha visto per la prima volta la luce del sole e da dove la sua vita si è messa in viaggio.

    Con questo libro, Joy fa dono della sua storia personale a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita. Ci restituisce la sua drammatica esperienza di viaggio, con la semplicità dei testimoni che, raccontandosi, danno voce a Dio: in ogni dettaglio della sua storia, infatti, Dio le è accanto, come un protagonista nascosto, silenzioso, ma non per questo inerte nelle vicende narrate.

    La traversata del deserto, i mesi trascorsi nei campi di detenzione libici, il tragitto in mare, nel corso del quale si è salvata dal naufragio, sono altrettanti capitoli di una narrazione allo stesso tempo autobiografica e corale. Mentre prendiamo parte alla sua storia, compaiono innanzi ai nostro occhi anche Loweth ,  Glory, Esoghe,  Sophia, Mary,  amiche che hanno una storia siile alla sua e a quella di migliaia di ragazze nigeriane.

    Quella di Joy è una storia che accomuna tante altre persone, come lei rapite in una catena infernale e colpite dalla tragedia dell’invisibilità della tratta. Una storia tanto sconosciuta quanto sinistramente onnipresente nelle nostre società globalizzate.

    A ben guardare, la sua via crucis si dispiega come un mosaico di realtà vissute dai tanti fratelli e sorelle più vulnerabili, resi “trasparenti” agli occhi degli altri.

    Solamente dopo il suo approdo in Italia, Joy ha scoperto di essere stata ingannata e di essere caduta nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Questi percorsi di disumanizzazione sembrano presentare una costante nella loro “genesi” , nel modo in cui hanno inizio: l’essere costretti a lasciare il proprio Paese d’origine, per andare nell’anonimato, questi  “invisibili” smarriscono progressivamente quei punti di riferimento identitario che li ancorano alla propria cultura.

    E’ quanto succede, ancora oggi, a tante famiglie. I trafficanti, individui senza scrupoli che prosperano sulle disgrazie altrui, approfittano della disperazione della gente per soggiogarla al loro potere. Si arriva, persino, a progettare il tradimento “metodico”: Si privano le vittime di informazioni chiare fino al momento in cui il sopruso e la violenza della strada prendono il sopravvento e finiscono per uccidere i sogni.

    E’ ciò che è accaduto a Joy e alle sue amiche.

    A questo punto non posso fare a meno di rivolgere un interrogativo al lettore: dal momento che sono innumerevoli le giovani donne, vittime della tratta, che finiscono sulle strade della nostra città, quanto questa riprovevole realtà deriva dal fatto che molti uomini, qui richiedono questi “servizi” e si mostrano disposti a comprare un’altra persona, annientandola nella sua inalienabile dignità?

    Nella lettura di questo memoriale siamo portati a scoprire, pagina dopo pagina, quanto la testimonianza di Joy ci inchiodi dinanzi ai pregiudizi e alle responsabilità che ci rendono attori conniventi di questi avvenimenti. Ci farà bene metterci al fianco di Joy e fermarci con lei suo suoi “luoghi” del dolore inerme e innocente. Dopo aver sostato lì, sarà impossibile rimanere indifferenti quando sentiremo parlare dei batteli alla deriva, ignoranti e anche respinti dalle nostre coste. Joy si trovava su uno di essi.

    Nel suo cammino verso la  libertà, Joy ci indica due realtà fondamentali: Anzitutto, la fede in Dio che salva dalla disperazione. Una fede salda, messa alla prova nei momenti  più duri. In secondo luogo, la comunità. Joy ha dato inizio alla sua rinascita nel  momento in cui è stata accolta dalla comunità “Casa Rut” di Caserta.

    Una casa di accoglienza può fregiarsi del bel nome di comunità solo quando è capace di accogliere, proteggere, integrare e promuovere nel suo seno ogni vita.

    Questo libro è un racconto di fede, un canto di speranza e di ringraziamento per chi offre la propria vita ponendo in alto questi quattro verbi dal sapore evangelico.

    Joy aiuta tutti noi ad aprire gli occhi, “a conoscere per meglio capire” Spesso sono proprop loro, le vittime degli abusi più efferati, ad essere fonte inesauribile di supporto e di sostegno per le nuove vittime. I loro ricordi si rivelano come risorse informative di fondamentale importanza al fine di salvare altri giovani che versano nelle medesime condizioni.

    Vorrei ringraziare tutte le persone e organizzazioni  che, anche a costo della loro incolumità soccorrono le vittime dell’odierna schiavitù. Con la loro instancabile dedizione, restituiscono il valore di sé a chi è stato privato della dignità personale; riportano la fiducia e la speranza nella vita di quanti sono stati ingannati e hanno vissuto l’imposizione del terrore da parte di chi, dopo essersi presentato come salvatore, si è rivelato carnefice.

    Ricondurre alla luce del sole quelle persone che sono state costrette a vivere nel buio fuligginoso dell’indifferenza sociale è un ‘opera  di misericordia da cui non possiamo esimerci.

    Infine, vorrei, rivolgermi a te, Joy.

    “Ti chiami Joy” , sei stata la gioia di tua madre fin dal grembo materno, e così hai ricevuto da lei questo bel nome che è anche uno dei nomi propri  di Dio. Tu sei Joy, simile a tante donne di cui oggi raccontiamo la storia ma soprattutto, tu sei “Joy”: unica, desiderata, e tanto amata.

    Ti ringrazio per averci dato la possibilità di unirci a questa tua esperienza di assoluto coraggio che ci permette di capire meglio chi soffre la tratta.

    Carissima Joy, come scrivi tu in queste pagine: “Soltanto l’amore, che alimenta la pace, il dialogo, l’accoglienza e il rispetto reciproco, può garantire la sopravvivenza del nostro pianeta!. Allora, mi raccomando: “coraggio, studia e non avere paura” . Brava, vai avanti così!”"

    Francesco.

    Solennità della B.V Maria Assunta in cielo.

    San Giovanni in Lateranno, 15 agosto 2020

     

    Evento: Ha senso l’ergastolo? o addirittura ha senso il carcere?

    Martedì  26 gennaio incontro online con Gherardo Colombo e Carmelo Musumeci, 

    ore 21:00. Segui l'evento su facebook: https://fb.me/e/2dWWxieCK o in diretta al link https://youtu.be/ZA5nGFFsuZM uno straordinario evento organizzato da Pressenza International Press Agency in collaborazione con Associazione SulleRegole 

    Evelina Christillin: Sara Gama sarebbe la scelta perfetta per guidare la Federcalcio

    Evelina Christillin, componente Uefa del consiglio della Fifa e grande tifosa juventina, che a Campioni del Mondo su Rai-Radio 2, lancia la candidatura della capitana della nazionale femminile, da pochi mesi vicepresidente dell’Assocalciatori: “E’ una grande promessa manageriale, ha due lauree, parla 4 lingue. Non penso ci siano tanti calciatori maschi con questo curriculum.

    "È colta e spiritosa, ogni tanto le piace un cicchetto, è una che si gode la vita. All’Avvocato Agnelli sarebbe piaciuta molto”. Riguardo alle imminenti elezioni federali semaforo verde a Gravina. “Faccio il tifo per lui”.

    Entrambi sono candidati all’Uefa: il presidente Figc quale membro dell'Esecutivo e Evelina Christillin come componente Uefa presso il Consiglio della Fifa.

    “Noi siamo entrate nelle massime organizzazioni calcistiche – prosegue la manager - per le quote rosa altrimenti saremmo ancora lontane da quelli scranni. In questi 4 anni si sono resi conto che non siamo figlie di un Dio minore anche dal punto di vista organizzativo. Negli USA  e nei Paesi del nord Europa sono più avanti avendo il professionismo nel calcio femminile. Nel 2022/23 finalmente il professionismo approderà anche in Italia.

    Dopo aver guidato il comitato promotore dei Giochi di Torino 2006, Lady Olimpiadi ha sostenuto attivamente la candidatura di Milano-Cortina 2026: “Il mio cuore batte per gli sport invernali, grazie a Sofia Goggia e alle ragazze della valanga rosa, sono contenta che una Olimpiade invernale dopo quella del 2006 torni in Italia.

    I grandi eventi sportivi oggi presentano costi molto alti, nel 2018 si votò a Mosca per il Mondiale del 2026. In corsa c’era anche il Marocco che avrebbe fatto fatica ad organizzarli con 48 squadre. Quindi si scelse di assegnarli a Usa, Messico e Canada. Con una candidatura di questo tipo si dividono gli oneri, gli investimenti”.

    Sui Giochi olimpici di Tokyo Evelina Christillin scomoda Dante: “Siamo tra color che son sospesi. È molto difficile dire adesso subito no alle Olimpiadi. Gli abitanti di Tokyo non le vogliono, il primo ministro vuole farle e il Cio è alla finestra. Si deve aspettare per capire l’andamento della pandemia”. E l’Europeo? “Ceferin continua a dire che si farà in 12 paesi, non può pronunciarsi sulla presenza del pubblico: sarebbe un salto troppo in avanti. aspettiamo la seconda settimana di febbraio quando si riunirà l’Uefa per capirne di più”.

     

     

    Fonte:dagospia.com

    Domani su Rai2 "O anche no", il programma dedicato all’inclusione e alla solidarietà

    Domenica 24 gennaio su RAI 2 alle 9.20 circa e venerdì 29 gennaio in replica alle

    24,55 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma

    dedicato all’inclusione e alla solidarietà realizzato con RAI PER IL SOCIALE.

    In questa puntata Paola Severini Melograni incontra Don Andrea Bonsignori.
    Don Andrea è un pedagogista che dirige da oltre 10 anni la scuola del Cottolengo di Torino che assieme alla cooperativa Chicco Cotto avvia i ragazzi con disabilità al mondo del lavoro.
    La storia è raccontata anche nel suo libro “Il coraggio di essere uguali”

    Torneremo a parlare di Sport e lavoro con Camilla Feroci e Giacomo Cannucciari, due giovani ragazzi con sindrome di down.
    Lei è campionessa del mondo di nuoto sincronizzato e fresca vincitrice di 3 medaglie d’oro conquistate alla rassegna iridata della Dsiso (Down Syndrome International Swimming Organization) nel singolo, nel duo e nella squadra.
    Lui, dopo aver studiato all’alberghiero, è Responsabile della cucina della locanda dei girasoli.

    Per il consueto appuntamento con il cooking show la troupe di “O anche no” è

    andata in un Istituto Alberghiero di Anzio.

    E poi “i disegni di Disegni”(il grande Stefano Disegni), le notizie di Rebecca Zoe De

    Luca, le magie di Andrea Paris il “prestigiattore” con i suoi maghi in erba. E le

    canzoni della nostra sbrock band, i “Ladri di Carrozzelle”.

    O Anche No è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni con la regia di Davide Vavalà.

    La povertà in Italia prima e dopo il Covid-19

    La crisi legata al Covid-19 ha purtroppo avuto un fortissimo impatto sulla povertà in Italia. La situazione di partenza presentava già diverse criticità. Come certificato dall’Istat, nel 2019 1,7 milioni di famiglie vivevano in condizioni di povertà assoluta, un numero pari al 6,4% del totale. Le persone in povertà assoluta erano 4,6 milioni equivalenti al 7,7% della popolazione.

    Sebbene possa incoraggiare il fatto che questi numeri fossero in miglioramento rispetto al 2018, anno in cui l’8% della popolazione e il 7% dei nuclei famigliari vivevano in povertà assoluta, queste cifre restano significative soprattutto se confrontate con il resto d’Europa.

    Nel 2018, infatti, le persone a rischio povertà in Italia, come riportato da Eurostat, erano il 20,3% del totale, mentre la media per l’Europa a 27 si attestava a 16,8%. Il miglioramento registrato prima dell’avvento del Covid-19 è da attribuire all’introduzione del Reddito di Cittadinanza, come approfondito da Franco Pesaresi per Welforum e come sottolineato in questo working paper della Banca d’Italia.

    La situazione pre Covid-19 non era poi uniforme sul territorio italiano e per caratteristiche demografiche. I più a rischio erano i giovani: l’incidenza della povertà assoluta tra i minori superava già l’11% ed era quasi del 9% nei nuclei in cui la persona di riferimento aveva tra i 18 e i 24 anni, a fronte di un 5,1% nei nuclei over 65. I giovani negli ultimi anni hanno subito infatti un aumento delle disuguaglianze, come sottolineato dall’ultimo report annuale dell’Istat.

    Dal punto di vista territoriale, l’incidenza della povertà assoluta si fermava al 4,5% al centro, per salire invece al 5,8% al nord e all’8,6% al sud. Anche a livello di cittadinanza e di istruzione notiamo una notevole eterogeneità: l’incidenza della povertà assoluta era all’8,6% nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza media, 3,4% nei nuclei con il diploma di scuola secondaria di secondo grado; se da un lato quasi un quarto dei nuclei di stranieri vive in povertà assoluta, lo stesso è vero per il 4,9% dei nuclei italiani.

    Questa è la fotografia della povertà in Italia prima del Covid-19. Per monitorare come la situazione sia evoluta durante e dopo i mesi del lockdown, la Caritas ha condotto tre rilevazioni nazionali. Una durante il lockdown ad aprile, una a giugno e l’ultima con qualche mese di distanza, a settembre. Le rilevazioni, condotte tramite un questionario sottoposto a tutte le Caritas diocesane sul territorio italiano, avevano lo scopo di indagare come stessero cambiando i profili dei più bisognosi in Italia.

    Nel recente report contenente i risultati di questa indagine, si riporta come il 46% delle Caritas diocesane in grado di fornire dati sul periodo di aprile abbiano assistito quasi 450 mila persone, di cui il 30% erano “nuovi poveri”, ovvero persone che per la prima volta stavano vivendo una situazione di deprivazione. Questo rappresenta un aumento del 105% nel numero di nuove persone assistite, con un picco del 153% al sud. Questo dato è in linea con i risultati di una recente indagine della Banca d’Italia che sottolinea come, a causa del Covid-19, anche includendo eventuali strumenti di sostegno, quasi un terzo delle famiglie in Italia abbia visto il proprio reddito ridursi di più del 25%.

    A livello occupazionale, non stupisce come al 92,3% delle Caritas si siano rivolti disoccupati o persone con un impiego irregolare fermo a causa del Covid-19. Nell’87,6% dei casi vi era però anche chi era in attesa della cassa integrazione, e nell’81,7% dei casi lavoratori precari che non godevano di ammortizzatori sociali. Rilevante, inoltre, come al 22% delle Caritas si siano rivolti studenti, al 7,7% lavoratori dipendenti non toccati dal lockdown, e all’8,9% lavoratori autonomi che non si sono fermati a causa della pandemia.

    Per quanto riguarda la variazione delle problematiche percepite, nel 96% delle Caritas vi è stato un aumento delle persone che avevano perso il lavoro o fonti di reddito mente nell’88,8% sono aumentate le persone con difficoltà nel pagamento di affitti e mutui. A fianco a queste motivazioni, se ne sono riscontrate di nuove, legate alla situazione di lockdown: l’82,8% delle Caritas hanno assistito ad un aumento di persone colpite da difficoltà scolastiche legate alla didattica a distanza. Inoltre, sono aumentate drasticamente le situazioni di difficoltà legate alla sfera sociale e psicologica. L’86,4% delle Caritas ha infatti osservato un aumento dei casi di disagio psicologico razionale, e nell’82,2% e 77,5% dei casi si è avuto un incremento dei casi rispettivamente di solitudine e di depressione.

    Superato il lockdown, le indagini condotte tra maggio e settembre ci permettono di confrontare gli effetti più duraturi della crisi legata al Covid-19 rispetto all’anno precedente. Rispetto allo stesso periodo del 2019, le Caritas hanno registrato un aumento del numero di persone seguite del 12,7%. I nuovi poveri sono ora quasi la metà degli assistiti, essendo passati dal 31,8% del totale al 45%. Vi è inoltre un aumento dei giovani nella fascia 18-34 anni, dal 20,1% al 22,7% del totale. A livello di cittadinanza, aumenta la percentuale di italiani sul totale degli assistiti, dal 47,9% al 52%. Infine, aumenta chi vive con familiari o genitori, con una percentuale sul totale che passa dal 52,3% al 58,3%.

    Questi dati mostrano come l’Italia sia arrivata alla seconda ondata con una condizione molto più drammatica rispetto alla prima e sono un chiaro segnale per i policy maker per mettere in campo strumenti che evitino il ripetersi di quanto visto durante la prima.

     

    L’appello di una madre sola con 5 figlie, di cui una disabile: “Non possiamo più vivere qui”

    La storia di Rosy è di quelle che si insinuano dentro come il contraccolpo di un pugno secco nello stomaco. Basta guardare i numeri della sua vita per capire quanto possa essere complicata: 38 anni, 5 figlie di cui 4 minorenni e una gravemente disabile, 2 nipotini, 5 anni di vita senza un compagno.

    La separazione è tuttora in corso tra molteplici criticità. Insieme a 4 delle sue figlie, in affido ai servizi sociali, vive in 40 metri quadri, rivestiti di muffa. L’appartamento si trova a Monza, al 4° piano di un edificio senza ascensore. Un muro di scale insormontabile per una mamma da sola e una figlia costretta sulla sedia a rotelle e con l’impossibilità di camminare. Il racconto di Rosy ha il sapore amaro della disperazione di chi si sente abbandonato da tutti, anche dalle istituzioni, di chi punta il dito trascinato dalla rabbia per la situazione di disagio cronica, nella quale è incastrata da oltre due anni. MBNews ha scelto di raccogliere la sua storia per offrire a Rosy e alle sue bambine un’opportunità, la spinta giusta per uscire da questo brutto incubo. Chissà che qualcuno, là fuori, non sia già pronto a tendere la sua mano.

    Una casa troppo piccola e poco salubre

    “Questa situazione si trascina ormai da due anni. La prima volta che ho chiesto aiuto in Comune, ho avuto un colloquio direttamente con il sindaco. Ho parlato poi con gli assessori e gli assistenti sociali, che già seguono il mio caso, ma nulla, non c’è stata ancora l’opportunità di trovare una soluzione abitativa alternativa a quella attuale. Mi hanno ripetuto diverse volte che tra le case momentanee non ne esiste una adatta alla nostra situazione. Ho chiesto anche informazioni per gli appartamenti di emergenza, ma senza successo. Prima di Natale, ho nuovamente scritto al sindaco, purtroppo però non ho ricevuto alcuna risposta”, racconta Rosy con un malcelato tono di tristezza.

    “Purtroppo viviamo al quarto piano senza ascensore, ciò comporta che la mia bambina di 10 anni con paralisi cerebrale, in casa, resta sempre ancorata al divano. La carrozzina infatti, rimane all’ingresso. Non solo, la casa è pervasa da enormi aree di muffa: l’ambiente è chiaramente malsano“.

    Rosy è sola anche nel gestire la routine dei trasporti delle sue figlie: primo passo accompagnare la piccola speciale al pulmino che poi la porta all’istituto Nostra Famiglia di Bovisio Parini, secondo step alle elementari e terzo alle medie. “Neanche in questo ambito sono riuscita ad avere supporto: essendo rimasta senza auto, avevo chiesto un supporto per il trasporto casa-scuola, ma nulla”.

    Il grido d’aiuto

    “Oggi mi chiedo come sia possibile che dinanzi a una famiglia in difficoltà con delle minori, una bimba disabile, affidate all’ente momentaneamente per una separazione complessa, nessuno senta, nessuno agisca. Chiedo a voi col mio grido d’aiuto di poter smuovere qualcosa tramite giornale”.

    Dal canto loro, Comune e servizi sociali, contattati a riguardo, hanno confermato di essere a conoscenza della famiglia di Rosy e di aver preso in carico la situazione. Certo, la burocrazia da un lato e la pandemia dall’altro, con buona probabilità, avranno contribuito al protrarsi delle criticità.

    La società tuttavia, non è fatta soltanto di istituzioni, ci sono anche tante realtà che si occupano instancabilmente ogni giorni di chi vive momenti in difficoltà, degli ultimi, degli emarginati. La Brianza, in questo, si è sempre dimostrata attiva e pronta a donare il proprio aiuto. Nel caso ci può contattare (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.) e saremo lieti di mettere in collegamento questa realtà con la donna. 

    Speriamo accada anche questa volta, così che si possa scrivere un lieto fine a una storia così difficile. 

     

    Fonte: https://www.mbnews.it/

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