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    28 aprile: Iniziative didattiche per promuovere la Giornata internazionale della sicurezza e della salute sul lavoro

    Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata internazionale della sicurezza e della salute sul lavoro, che si celebra il 28 aprile di ogni anno, promossa dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), intende richiamare l’attenzione sui diritti dei lavoratori che non trovano ancora una piena realizzazione nel mondo e che troppo spesso sono messi in discussione anche in Italia.

    Ricordiamo fra tutte la terribile tragedia avvenuta il 3 dicembre del 1984, a Bhopal (India), in cui a causa dell’esplosione della fabbrica di pesticidi della Union Carbide perirono 2 500 persone con, negli anni successivi, altri 20 000 morti. Nel 2010 sono stati riconosciuti responsabili dell’accaduto, per negligenza, otto ex-dirigenti indiani della UCIL, con pene irrisorie (circa due anni di detenzione).

    Molte categorie infatti non vedono riconosciute le forme più elementari di presidio e conservazione della salute mentre esercitano la propria professione; tanti sono costretti nelle campagne, nelle miniere o nei cantieri a subire condizioni di vita indegne e inaccettabili, in condizioni di parziale o totale schiavitù.

    Il fenomeno del caporalato, presente sia nel Sud che nel Centro – Nord d’Italia, incide ancora pesantemente in alcuni settori dell’economia come quello dell’agricoltura dei trasporti, della logistica, dell’edilizia, dei servizi di consegna e assistenza). Nonostante alcuni documenti e norme introdotti recentemente per contrastare il fenomeno (legge 199/2016; il piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato 2020-2022 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; legge 17 luglio 2020, n. 77 (art. 103)) la situazione rimane ancora preoccupante e seria. Persiste nel nostro Paese ancora un forte legame tra imprese, reti di migranti e organizzazioni criminali che incide pesantemente anche sulla sicurezza e salute sul lavoro.

    Oggi a regolamentare in Italia il tema è il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81- testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Malgrado la regolamentazione i valori relativi agli infortuni, morti e malattie professionali rimangono elevati, anche se ridimensionati probabilmente come conseguenza dell’epidemia del Covid 19, che ha fortemente inciso su tante attività occupazionali.

    Le denunce di infortunio nel primo bimestre del 2021 sono state 82.634, in diminuzione di circa 14mila casi (-14,4%) rispetto alle 96.549 riscontrate dall’INAIL nello stesso periodo relativo al 2020; anche le morti sul lavoro sono leggermente diminuite, passando da 108 a 104; stesso andamento in diminuzione registrano le denunce delle malattie professionali, toccando quota 7.801, oltre 2.700 in meno rispetto al periodo considerato.

    Tuttavia oltre ad aspetti dissonanti così macroscopici, individuiamo tipologie di malversazione più sottili e subdole che vanno ascritte al mobbing e comunque a un non corretto rapporto di prestazione d’opera.  

    L’introduzione dello smart working ha offerto alcune facilitazioni, ma ha anche comportato potenziali rischi per la SSL, inclusi difficoltà psicosociali, la violenza, le molestie e violazione della privacy.

    Quest’anno l’ILO focalizza la finalità di tale giornata mondiale sulla valorizzazione degli elementi di un sistema di SSL, sulla scorta di quanto stabilito dalla Convenzione OIL sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, 2006 (n. 187).

    Il CNDDU propone il progetto “Sentinelle sulla sicurezza e sulla salute sul lavoro” da svilupparsi attraverso brevi interviste (da declinare in forma di video o schede informative) somministrabili ai propri famigliari e conoscenti per comprendere il grado di sicurezza percepito all’interno dei vari settori occupazionali. Gli elaborati una volta aggregati potranno, con le relative autorizzazioni, essere inviati al CNDDU (email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.)

    “La protezione dei lavoratori, delle loro famiglie e dell’intera collettività può essere assicurata solo attraverso la messa in campo di misure per la salute e sicurezza sul lavoro che permettano di dare continuità al lavoro e di garantire la sopravvivenza economica” (Guy Ryder, Direttore Generale dell’OIL, 2021)

    Malformazioni del volto, Weekend Clinic a Roma per restituire il sorriso a bimbi e famiglie

    Dal 7 al 9 maggio 29esimo Weekend Clinic della Smile House di Roma: tre giorni di visite e interventi chirurgici per curare bambini nati con patologie cranio-maxillo-facciali. Per sostenere le attività della Fondazione Operation Smile Italia è stata lanciata la campagna sms solidale “Dona una vita di Sorrisi”: sms e chiamate da rete fissa al numero solidale 45582 per garantire cure tempestive e un futuro più sereno ai bambini nati con malformazioni del volto.

    Un weekend per ricostruire, fisicamente e psicologicamente, il sorriso di bambini nati con malformazioni del volto attraverso interventi chirurgici e cure multi-specialistiche. Dal 7 al 9 maggio è in programma il 29esimo Weekend Clinic del progetto Smile House di Roma della Fondazione Operation Smile Italia Onlus, che da oltre 20 anni è attiva, grazie all’impegno di medici e operatori sanitari volontari, in Italia e nel mondo per il trattamento delle patologie congenite cranio-maxillo-facciali al fine di curare e restituire il sorriso a migliaia di pazienti e alle loro famiglie

    Il progetto Smile House di Roma nasce da un protocollo d'Intesa tra Regione Lazio, ASL Roma 1 e Fondazione Operation Smile Italia Onlus. La Smile House – centro di cura multispecialistico per il trattamento delle patologie congenite cranio-maxillo-facciali – è attiva dal 2017 presso l’Ospedale San Filippo Neri ed è coordinata dal dottor Domenico Scopelliti, vicepresidente della Fondazione Operation Smile Italia Onlus e fondatore, ideatore e promotore del progetto “Smile House”. A causa della sospensione della chirurgia di elezione presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma – diventato ospedale Covid – il Weekend Clinic del 7-9 maggio, in accordo con la ASL Roma 1, si terrà presso la Clinica Parioli.

    Nella Smile House di Roma nell’ultimo anno sono stati visitati più di 1000 pazienti e offerte oltre 2500 consulenze multidisciplinari. Nel corso del Weekend Clinic di maggio verranno operati 8 bambini di età compresa tra i 4 mesi i 10 anni, provenienti da Roma, Brindisi, Taranto, Siracusa e Marina di Gioiosa Jonica (RC). Gli interventi saranno seguiti da un team di composto da 20 medici, infermieri e operatori sanitari volontari.

    La Fondazione Operation Smile Italia Onlus fa parte di un’organizzazione medica internazionale che nell’ultimo anno, nonostante i forti disagi legati alla pandemia Covid-19, nel rispetto dei protocolli di sicurezza ha continuato ad assistere i propri pazienti, anche a distanza, sempre con l’obiettivo di garantire ai più fragili cure multidisciplinari tempestive e gratuite. Nel 2020 sono stati oltre 15mila i pazienti curati durante le missioni mediche e nei 31 Centri di Cura dell’organizzazione.  Molto, tuttavia, resta ancora da fare: nel mondo un neonato ogni mille nasce con labiopalatoschisi e in Europa l’incidenza è di circa 1 neonato ogni 500-700.

    Per sostenere le attività in Italia e all’estero, la Fondazione Operation Smile Italia onlus ha lanciato la campagna sms solidale “Dona una vita di Sorrisi – Insieme per non lasciare indietro nessuno, insieme per portare molto più di un Sorriso”, che sarà attiva fino al 9 maggio: con un sms o una chiamata da rete fissa al numero solidale 45582 è possibile contribuire a cambiare concretamente la vita di una persona nata con una malformazione del volto, garantendole cure specializzate e un futuro sereno e in salute. Per contribuire alla diffusione della campagna sui social media è possibile utilizzare l’hashtag #moltopiùdiunsorriso. 

    L’iniziativa solidale, in particolare, è finalizzata ad aiutare i pazienti in attesa di cure in Nicaragua attraverso la fornitura di materiale medico per un ospedale locale, e a sostenere, in Italia, il progetto Smile House, attraverso un progetto di ricerca in psicologia dinamica e clinica volto ad indagare gli effetti psicologici nel bambino affetto da malformazioni facciali congenite e gli aspetti psicologici della coppia genitoriale sulla qualità dell’intersoggettività primaria in una popolazione di bambini con schisi facciale.

    «Ogni 3 minuti, nel mondo – spiega la Fondazione in una nota – nasce un bambino con una malformazione del volto come la labiopalatoschisi. Un bambino che, se non curato tempestivamente, può avere problemi nella crescita e vivere sofferenze psicologiche legate all’emarginazione sociale e ad episodi di bullismo. Un bambino che rischia di dover aspettare troppo tempo per essere curato: le liste di attesa si allungano ogni giorno e l’emergenza Covid-19 sta peggiorando la situazione, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito». 

    Vivere con una malformazione del volto non curata può compromettere le funzionalità più basilari come mangiare e parlare. Alle difficoltà dello sviluppo fisico si aggiungono spesso anche problemi di carattere psicologico e di integrazione nella società che, nei casi più drammatici, possono sfociare nell’abbandono scolastico e addirittura nel totale isolamento dalla vita sociale. L’emergenza Covid-19 sta peggiorando la situazione, «mettendo a repentaglio la possibilità, per tantissimi bambini, di essere operati con la tempestività necessaria e di essere seguiti con un approccio multidisciplinare, dalla nascita fino alla fine delle cure», aggiungono i portavoce della Fondazione. 

    La Fondazione Operation Smile Italia Onlus, oltre a sostenere i programmi medici dell’organizzazione internazionale, è attiva sul territorio italiano con il Progetto Smile House: due ambulatori multispecialistici ad Ancona e Cagliari e tre Centri chirurgici multidisciplinari di diagnosi, cura, ricerca e formazione per il trattamento delle patologie congenite cranio-maxillo-facciali a Milano, Roma e Vicenza, nati per garantire ai pazienti e alle loro famiglie, in un’unica struttura, cure e assistenza dalla fase prenatale all’intervento chirurgico, fino alla conclusione delle terapie necessarie. 

    «In questo difficile anno – sottolinea il direttore generale della Fondazione Operation Smile Italia Onlus Alessandra Corrias – nonostante gli importanti disagi causati dalla pandemia nei Centri Smile House siamo riusciti a visitare, in piena sicurezza, 6.212 persone, operare 259 pazienti e a garantire 11.486 consulenze multidisciplinari. La Fondazione, con i suoi medici e operatori sanitari, si è inoltre immediatamente attivata in sostegno dell’emergenza Covid-19 supportando sia la Protezione Civile che il personale medico e le strutture ospedaliere in Italia e, all’estero, donando attrezzature e dispositivi di protezione individuale, organizzando corsi di formazione a distanza rivolti al personale sanitario e assistendo, attraverso i centri di cura, i pazienti e le loro famiglie, anche a distanza.  Non appena è stato possibile le attività sono riprese in sicurezza in molti Paesi. Un anno molto complesso e faticoso, che, tuttavia ci ha insegnato quanto è importante, in questi momenti così difficili, restare coesi ed essere solidali».

    I volontari italiani di Operation Smile accreditati a livello internazionale sono 141: 26 chirurghi, 45 anestesisti, 10 pediatri, 28 infermieri, 22 dentisti e 10 logopedisti.

    La campagna solidale è sostenuta da Rai per Il Sociale, Sky per il sociale, La7 e TV2000. Mediafriends ha concesso spazi gratuiti per l'emissione dello spot.

    Scavi a Reggio Calabria, spunta l’ipotesi del ritrovamento della tomba di Giulia

    La figlia di Ottaviano Augusto, il primo imperatore di Roma, fu mandata in esilio e morì proprio in quella stessa città

    E se quella rinvenuta a Reggio Calabria, in uno scavo a piazza Garibaldi, fosse la tomba di Giulia, la figlia di Ottaviano Augusto il primo imperatore di Roma mandata in esilio a Reggio in Calabria e morta nella stessa città? A chiederselo sono l’archeologo e docente universitario Daniele Castrizio e il professore Lorenzo Braccesi, tra i più importanti studiosi della vita di Giulia, che attendono la ripresa degli scavi dove qualche anno fa è stato fortuitamente scoperto un manufatto di epoca romana imperiale che avrebbe i requisiti di un importante mausoleo funebre.

    Oggi  30 aprile l’amministrazione comunale reggina inizierà le fasi di pulizia dell’area, a pochi metri dalla stazione centrale ferroviaria, propedeutici alla ripresa degli scavi. Il luogo del ritrovamento, a lungo analizzato nei mesi passati con il georadar, è collocato in un’area che nei secoli scorsi veniva attraversata dal torrente Calopinace, territorio ritenuto sacro dalla Reggio greca, per via della fondazione della città da parte dei coloni calcidesi. Dai recenti sondaggi effettuati dagli archeologi, estesi per l’intera area di Piazza Garibaldi e strade adiacenti, oltre a quanto già scoperto, non sono emersi altri elementi sui quali approfondire. Si punta quindi a riprendere quanto già individuato, per rivelare con certezza se si tratta della sepoltura di Giulia.

    Ad oggi l’attuale scoperta potrebbe comunque rappresentare un interessante spunto di lettura culturale della città dello Stretto che fu tra le più fedeli al Roma, soprattutto durante le guerre puniche, tanto da ricevere in epoca imperiale il nome di Rhegium Julii e godere di autonomia amministrativa con un proprio senato elettivo.

     

    Fonte: Agenzia Dire

    Festival di Psicologia: Il costo di scegliere

    I processi con cui prendiamo le decisioni sono altamente condizionabili. Soprattutto quando riguardano la salute

    Nella cornice del Festival della Psicologia parleremo con la dottoressa Teresa Gavaruzzi di come si prendono le scelte relative alla salute quando in gioco c’è la sicurezza personale. Tema che dall’inizio della pandemia ha soltanto cambiato le sue forme di espressione, seguendo i nuclei emergenti che via via si sono imposti all’attenzione del pubblico, ma non ha mai cambiato volume: all’inizio la gestione della pandemia con i comportamenti da adottare (il distanziamento sociale, l’uso della mascherina,…), ora l’adesione al piano vaccinale. In mezzo la paura e l’incredulità per un evento dalla portata enorme, la relazione con le informazioni veicolate dai media, le distorsioni che si ha la tendenza a compiere su temi così rilevanti e urgenti.

    Compiere delle scelte in un periodo di emergenza è un processo che può determinare angoscia, rabbia, senso di paralisi. Ma guardato da una prospettiva più ampia il tema della scelta è comunque capitale per l’essere umano.

    “La vita si vive nell'incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario. Ogni decisione è condannata a essere arbitraria; nessuna sarà esente da rischi e assicurata contro insuccesso e rimpianti tardivi. Per ogni argomento a favore di una scelta si trova un argomento contrario non meno pesante”, ha scritto Zygmut Bauman ne L’arte della vita.

    D’altra parte, il termine decidere deriva, così come il termine omicidio, dal latino “tagliar via”. Ogni scelta che compiamo, dalle più comuni e giornaliere alle più decisive, è anche un’operazione di drammatica eliminazione di tutte le alternative che non abbiamo scelto.

    In un mondo strutturato come quello in cui stiamo vivendo, le grandi narrazioni consequenziali hanno ceduto il passo alla simultaneità e alla frammentazione delle informazioni: siamo costantemente in ricezione di numerosissimi input che moltiplicano gli oggetti della nostra possibile attenzione e impongono di allenare la nostra capacità di discernimento all’ennesima potenza.

    Tutto questo ha un costo. Il sociopsicologo Roy F. Baumeister parla di esaurimento dell’ego, per indicare l’affaticamento della capacità di determinare scelte secondo volontà. Anche se è un processo che avviene perlopiù fuori dalla coscienza, il lavoro mentale che riguarda la pesa delle alternative che abbiamo a disposizione in ogni momento della giornata ha un costo energetico. Per questo in una ricerca si è visto che il collegio di giudici tenuti a valutare le richieste di libertà condizionata per i detenuti delle carceri israeliane tendeva a concedere la libertà nel 70% dei casi valutati nella prima parte della giornata, mentre nel pomeriggio aumentavano i dinieghi. Quando si è più stanchi, si tende a semplificare il processo di scelta e ad andare sul sicuro. Oppure si cerca una gratificazione: motivo per cui gli snack dolci sono messi nei supermercati vicino alle casse, alla fine dei processi di scelta che si sono operati su cosa acquistare tra gli scaffali.

     

    MAREVIVO, “FINALMENTE IL MARE ENTRA NEL PNRR"

    Marevivo apprende con soddisfazione l’inserimento di un capitolo dedicato al mare all’interno del PNRR, richiesta che era stata avanzata lo scorso marzo da Rosalba Giugni e Ferdinando Boero, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di Marevivo, durante un intervento in audizione presso la Commissione Ambiente del Senato.

    Come si legge nel punto M2C4 investimento 3.5 della Missione 2 Rivoluzione verde e transizione ecologica del PNRR “Ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini”: “Il piano sviluppato prevede interventi su larga scala per il ripristino e la protezione dei fondali e degli habitat marini nelle acque italiane, finalizzati a invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi mediterranei potenziandone la resilienza ai cambiamenti climatici e favorendo così il mantenimento e la sostenibilità di attività fondamentali non solo per le aree costiere, ma anche per le filiere produttive essenziali del Paese (pesca, turismo, alimentazione, crescita blu).”

     “Siamo molto soddisfatti di questo risultato, finalmente il Mare entra nell’agenda di Governo, un passo fondamentale verso la sostenibilità ambientale” ha dichiarato Rosalba Giugni. “Adesso si proceda subito all’istituzione di una Cabina di regia per una governance del Mare: è dalla chiusura nel 1993 del ministero della Marina Mercantile con la sua Consulta, infatti, che le istanze legate al mare sono state divise in sette ministeri ed è mancata una vera politica integrata per l’ecosistema marino. Da allora Marevivo ha sollecitato ripetutamente i Governi che si sono succeduti affinché istituissero un organismo alla Presidenza del Consiglio, e questa è un’occasione unica per assolvere a questa mancanza”.

    Rete dei Numeri Pari | Next Generation EU: in piazza per chiedere democrazia, trasparenza e partecipazione sui progetti per Roma

    Mercoledì 28 aprile dalle ore 11 alle 13 la Rete dei Numeri Pari sarà in piazza del Campidoglio per due ragioni: 1) chiedere l'approvazione della mozione con le proposte avanzate dal nodo romano per l’utilizzo dei fondi del Next Generation Eu per la città, necessari a contrastare disuguaglianze, mafie e garantire i diritti e sicurezza sociale e ambientale ai cittadini e le cittadine colpite dalla crisi e dalla pandemia; 2) chiedere l'apertura di una vera discussione democratica e trasparente tra la Sindaca e le realtà sociali impegnate in città al fine di discutere nel metodo e nel merito le proposte per Roma.

    Queste richieste sono il frutto di un percorso durato 5 mesi e che ha coinvolto decine di migliaia di persone attraverso assemblee, incontri pubblici, iniziative il cui sforzo è stato fatto nell’esclusivo interesse generale della città e che la Giunta Raggi ha ignorato e svilito, nonostante quanto previsto dall'articolo 3 del Codice del Partenariato Europeo. Questo obbliga le istituzioni che vogliono accedere ai fondi del NGEU a costruire i progetti attraverso la co-programmazione e alla co-progettazione con le parti sociali. Coinvolgimento e partecipazione attiva richiesta anche dall’articolo 118 della nostra Costituzione che prevede, su attività di interesse generale, la valorizzazione dell'autonoma iniziativa delle realtà sociali che mettono a disposizione conoscenze ed esperienze che l’ente pubblico non sarebbe in grado di mobilitare. Principi e modalità rese ancora più esplicite dalla sentenza n.131/2020 della Corte Costituzionale che afferma la necessità di co-programmazione e co-progettazione con i soggetti sociali, indicata come modalità più efficace e utile per le istituzioni locali allo scopo di combattere povertà, disuguaglianze e mafie sui territori.

    Le proposte avanzate dalla Giunta invece - oltre a essere gravemente insufficienti e inadeguate a rispondere ai reali bisogni di chi abita la città - non sono state discusse né in aula Giulio Cesare, né con il resto della la cittàNon rispondono alle esigenze di una città inclusiva, giusta e solidale che punti alla riconversione ecologica attraverso la partecipazione attiva dei soggetti sociali e sindacali. Questo avviene nonostante la drammatica situazione legata all'aumento delle disuguaglianze, della povertà, della precarietà lavorativa, al disagio abitativo, al taglio dei servizi e dei fondi per le politiche sociali, all’aumento della criminalità organizzata e del welfare sostitutivo mafioso.

    La Giunta continua a governare con una logica burocratica figlia di una visione sbagliata del bene pubblico che vede ancora i cittadini e le cittadine come soggetti da controllare e non da valorizzare al fine di garantire un pluralismo sociale in città giudicando inutile e sterile l'enorme lavoro portato avanti in città dai soggetti sociali. Eppure sono gli stessi soggetti che in questi anni di malgoverno e anche in piena pandemia si sono rimboccati le maniche e attraverso forme di mutualismo e solidarietà hanno risposto alle necessità di decine di migliaia di famiglie lasciate sole proprie dalle istituzioni.

    Durante la conferenza interverranno tra gli altri: Fabrizio Barca - Forum Disuguaglianze e Diversità; Giuseppe De Marzo - Libera; Eugenio Ghignoni - CGIL Roma e Lazio; Elisa Sermarini - responsabile comunicazione Rete dei Numeri Pari; Walter Tocci - Roma Ricerca Roma

    Covid-19, nelle carceri del Lazio è iniziata la campagna vaccinale

    Sono iniziate oggi le vaccinazioni nei 14 istituti penitenziari del Lazio. La campagna vaccinale per contrastare la diffusione del coronavirus interessa le 5.644 persone detenute e circa 3000 agenti di polizia penitenziaria. “È un passo decisivo, non solo nella tutela della salute dei detenuti e degli operatori penitenziari, ma anche verso il ripristino di condizioni ordinarie di vita in carcere e per la ripresa delle attività finalizzate al reinserimento delle persone detenute”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa. L’inizio della campagna era stato rinviato di qualche giorno, a causa del blocco che la scorsa settimana aveva subito il vaccino Johnson&Johnson inizialmente scelto. “In pochi giorni completeremo le operazioni con il vaccino Moderna”, ha dichiarato l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato.

    “Lo ripetiamo da mesi – prosegue Anastasìa -: le carceri sono luoghi a rischio per la diffusione della pandemia. Le loro condizioni igieniche e di sovraffollamento, unite alle condizioni di salute dei detenuti, ne fanno ambienti in cui il virus ha grande facilità di diffusione, nonostante gli sforzi profusi dal personale sanitario e penitenziario e dalla sempre maggiore consapevolezza dei detenuti sulle misure di prevenzione individuali da adottare. Siamo certi che la campagna di vaccinazioni appena iniziata metterà la parola fine alla diffusione del virus nelle carceri”.

    Secondo quanto comunicato al Garante dei detenuti dalla Direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria – Area rete integrata del territorio, negli istituti penitenziari del Lazio le persone detenute positive al coronavirus erano 77 il 19 aprile. Su scala nazionale, tra i 52.471 detenuti nelle carceri italiane i vaccinati alla stessa data erano 10.054, secondo quanto riportato nel sito del ministero della Giustizia, assieme ai numeri della diffusione del coronavirus: 655 le persone detenute positive, di cui 624 asintomatici, 11 sintomatici curati all’interno degli istituti, 20 ricoverati. Tra il personale della polizia penitenziaria: 16.869 unità di personale avviate alla vaccinazione su un totale di 36.939, sempre al 19 aprile, 474 positivi al virus. Tra le 4021 unità di personale amministrativo e dirigenziale, 43 persone risultavano positive al virus.

    Il Libro: Il Paese che uccide le donne

    È un romanzo storico, Il Paese che uccide le donne, un libro che, attraverso personaggi di fantasia, racconta col piglio del reportage il Messico contemporaneo. Un Paese in cui per quasi tutti è difficile vivere, per una donna ancora di più.
    Paul e Dana sono, così, i protagonisti di una storia corale che ha per sfondo l’intero Paese, il cui cancro storico si chiama droga e la cui realtà, nell’ultimo decennio – il più violento in assoluto – è ben spiegata dal numero di omicidi: oltre 215mila, pari a uno ogni 23 minuti. Un Paese “fantoccio” in mano ai narcotrafficanti, che vanno a braccetto con pezzi delle istituzioni. Un Paese dove con sessanta euro si può affittare un killer. Dove i femminicidi sono all’ordine del giorno. E dove i poliziotti proteggono i delinquenti e gli innocenti vengono torturati per confessare crimini mai commessi.
    “Una frase del libro di Carrisi spiega tanto del Messico di ieri e di oggi: chi si affida allo Stato per chiedere giustizia scopre presto che è quello stesso Stato a essere complice dei crimini che ha denunciato”. (Riccardo Noury)

    L’Autore
    Giuseppe Carrisi, giornalista Rai, scrittore e documentarista, ha realizzato numerosi reportage da zone di guerra come Palestina, Sierra Leone, Uganda, Burundi, Costa D'Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Sudan. Ha pubblicato Kalami va alla guerra (2006), Tutto quello che dovresti sapere sull'Africa e che nessuno ti ha mai raccontato (2009), Gioventù camorrista (2010), La fabbrica delle prostitute (2011), Padre Mosè (2017). Ha realizzato il documentario Kidogò, un bambino soldato, presentato al Giffoni Film Festival e vincitore nel 2010 dell’International Film Festival for Children and Youth di Yerevan, in Armenia. Ha scritto e diretto il documentario Voci dal buio, e le docufiction Zarema e le altre e Le figlie di Mami Wata. È stato coautore e interprete dello spettacolo teatrale Abusi d’Africa.

    IMMIGRAZIONE. DOPO L’ENNESIMA TRAGEDIA IN MARE, L’AFFIDO INTERNAZIONALE PER I MISNA NON È PIÙ PROCRASTINABILE

    Ancora una tragedia. Ancora il mare  Mediterraneo, il Mare nostrum, che da via verso la speranza diventa tomba di aspirazioni,  possibilità, vite umane. Ancora un numero da aggiornare a ogni cadavere ripescato dalle acque,  quasi dimenticando che ciascuna unità che si aggiunge è un’esistenza stroncata: di uomini, di  donne e di bambini. 

    UNA TRAGEDIA SENZA NOMI CHE CHIAMA ALLA RESPONSABILITÀ DI TUTTI 

    Ancora non si conosce il numero esatto delle vittime dell’ultimo naufragio al largo delle coste  libiche, così come non si sa con certezza quanti minori si trovassero a bordo dell’imbarcazione.  Quello che si sa per certo, però, è che in ognuno di questi viaggi, che chiamano “della speranza”, e  troppo spesso si trasformano in “della morte”, ci sono sempre anche dei minori non  accompagnati.  

    Secondo l’ultimo Rapporto di Monitoraggio I minori stranieri non accompagnati (MISNA) in Italia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aggiornato al 31 dicembre 2020, nel corso dello  scorso anno “i MISNA che hanno fatto ingresso nel territorio italiano in seguito ad eventi di sbarco  sono stati 4461, pari al 49,9% del totale dei rintracci sul territorio. La quota dei MSNA arrivati in  Italia al 31 dicembre 2020 in seguito ad eventi di sbarco rappresenta all’incirca la metà del totale, caratterizzata, in termini assoluti dal valore minimo del mese di marzo (62 minori sbarcati) e il  valore massimo registrato nel mese di luglio (844 minori sbarcati). Tuttavia, in termini relativi, nei  mesi di luglio e novembre il peso relativo dei minori sbarcati ha superato il 60%”. Allargando lo sguardo agli ultimi 10 anni, gli sbarchi hanno portato sulle coste italiane circa  117mila minori: sebbene non siano disponibili statistiche disaggregate per genere, si tratta in larga  parte di ragazzi maschi, adolescenti tra i 14 e i 17 anni, spesso non accompagnati. Al di là degli sbarchi, l’ultimo rapporto di marzo 2021 sulla presenza totale dei MISNA in Italia, i  minori censiti sono 6.612, ospitati per la stragrande maggioranza in strutture di prima e seconda  assistenza, e in minima parte da privati. 

    Chiaramente, questi sono i numeri dei minori che “ce l’hanno fatta”; che sono riusciti ad arrivare al  di qua del Mediterraneo ancora in vita. Ma quanti sono quelli la cui vita è stata spezzata per  sempre tra le onde? 

    D’altra parte per i minori una vera alternativa non c’è, perché i corridoi umanitari sono 

    impraticabili, in quanto non esiste una legge che la quale si possa prendere in carico un minore  non accompagnato. 

    L’URGENZA DI UNA LEGGE PER REGOLARE L’AFFIDO FAMILIARE INTERNAZIONALE 

    Nella tragicità di viaggi spesso senza un domani, per i Minori stranieri non accompagnati Ai.Bi da  tempo è impegnata al fine di sensibilizzare le istituzioni per colmare l’attuale vuoto normativo. Garantire una accoglienza familiare temporanea ai giovani che provengono da altri paesi in  condizioni di gravi difficoltà o di conflitto, infatti, significa poter istituire per legge procedure  adeguate che regolino l’affidamento familiare internazionale, attualmente inesistente. Esso rappresenterebbe la base per definire corridoi umanitari attraverso cui le persone di minore  età possano allontanarsi dal loro paese in tutta sicurezza, con dei progetti di vita garantiti, che  accompagnino sia la relazione con la famiglia di origine, sia l’inclusione nei territori di arrivo. Le procedure dovrebbero poter prevedere enti qualificati e riconosciuti da una autorità centrale,  che possano operare nella tutela del superiore interesse del minore e della famiglia. Si tratta di un percorso che vedrebbe una collaborazione interistituzionale, con una stretta  convergenza di intenti tra Ministeri e terzo settore qualificato, con le famiglie italiane in prima  linea. 

    Gli accordi bilaterali con i paesi di provenienza; una procedura chiara; tempistiche certe; progetti  orientati allo studio, alla qualificazione, alla definizione di un progetto di vita… sarebbero così la  base per far emergere la già esistente solidarietà italiana, troppo spesso sommersa da burocrazie  e difficoltà che sprecano tanto capitale umano. 

    Marco Griffini, Presidente di Ai.Bi: “Papa Francesco, ci ricorda che «Le migrazioni costituiranno un  elemento fondante del futuro del mondo». Ma, oggi, esse risentono di una «perdita di quel senso  della responsabilità fraterna su cui si basa ogni società civile». Alla luce della Pandemia che stiamo  vivendo, non si può continuare a restare assurdamente ciechi rispetto a vie che possono e devono  essere tracciate”. 

     

    Enea Ambiente: al via progetto per migliorare qualità dell’aria in città con la vegetazione

    Fornire dati e informazioni affidabili sugli effetti della vegetazione riguardo a qualità dell’aria e temperature in città. Questo è l’obiettivo del progetto europeo VEG-GAP, coordinato da ENEA e finanziato con 1 milione di euro dal Programma LIFE che metterà per la prima volta a disposizione delle pubbliche amministrazioni linee guida e piattaforme informative, in grado di fornire dati sull’efficienza della vegetazione nel mitigare l’inquinamento atmosferico insieme alla temperatura.

    In Italia partecipano al progetto l’amministrazione comunale di Milano e la Città Metropolitana di Bologna, mentre in Spagna l’amministrazione comunale di Madrid. Le prime azioni messe in campo partiranno da una conoscenza approfondita dello stato attuale del verde e della qualità dell’aria nelle tre realtà urbane, con un approccio integrato che prenderà in considerazione il trasporto, la formazione degli inquinanti in atmosfera e la presenza degli edifici. “Oggi le amministrazioni pubbliche in Europa non dispongono di informazioni o strumenti di decisione sulla quantità di vegetazione, le specie da utilizzare e la loro distribuzione nelle aree urbane per migliorare la qualità dell'aria e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici”, spiega la ricercatrice ENEA Mihaela Mircea, responsabile del progetto.

    Il progetto mira anche ad approfondire se il verde urbano, in alcune condizioni meteorologiche, può comportare rischi per la salute, in quanto la vegetazione ha sì la capacità di raffreddare e filtrare l'aria, ma anche di emettere composti organici volatili (BCOV) che contribuiscono alla formazione di alcuni inquinanti, come l’ozono (O3), e del particolato atmosferico (PM10).

    “I risultati del progetto forniranno le basi per anticipare gli effetti di diverse soluzioni ambientali come infrastrutture verdi, agricoltura urbana e cinture verdi e altre nature based solutions, promuovendo una visione integrata nello spazio e nel tempo dei cambiamenti della vegetazione urbana e, conseguentemente, dell’aria nella città”, conclude Mircea.

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