22 Febbraio 2021 - 10:33

    Carlotta Pignatti Costamagna, baby imprenditrice

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    Riproponiamo un articolo del direttore Paola Severini Melograni uscito sul Messaggero di sabato 20 febbraio: Carlotta Pignatti Costamagna, baby imprenditrice: «Ho trasformato l'azienda di famiglia, produco riso biologico al 100%»

    Si dice che la prima generazione lavora, la seconda spende, la terza dilapida. Può capitare che le grandi aziende familiari sempre più rinuncino alla gestione diretta dell'impresa delegando ad amministratori esterni. A volte l'operazione riesce, a volte invece è un disastro ma in questo caso il fondatore ha scelto di rovesciare il tavolo privilegiando un'erede giovanissima. Parliamo del gruppo Pellan Italia Sapa. Chi lo ha creato, Achille Costamagna, ha deciso di saltare la seconda generazione, quella che spende. 

    Carlotta è nata a Vigevano 28 anni fa ed ha avuto una vera e propria investitura da parte di nonno Achille, tycoon del sintetico creativo, il quale ha dato fiducia a questa nipotina curiosa che aveva già fatto parlare di se due anni fa realizzando il terzo investimento italiano in una startup premiata da Forbes: uno spin-off dell'istituto italiano di tecnologia che industrializza il grafene ormai definito il materiale delle meraviglie. Poi Carlotta ha continuato la sua missione SustainItaly, perché si considera interprete di un nuovo made in Italy. In particolare nel settore dei tessuti non tessuti lavorando il mais.

    E non solo: nell'azienda agricola (Cerere81) ha trasformato progressivamente in bio la risiera di famiglia immaginando il ri-uso degli scarti di riso con la duplice possibile destinazione della cosmesi da un lato, e dei materiali per la bio-edilizia dall'altro. Nella risaia Carlotta ha dato vita anche ad un museo del riso con l'obiettivo di coinvolgere genitori e figli attorno all'esperienza degli orti, facendo sempre leva sulla cultura della sostenibilità.

    «Ho pensato che delle galline avrebbero fatto al caso mio nella cascina seicentesca dove coltiviamo riso: se dovevo concimare il terreno del mio riso bio, bastava farle razzolare in libertà. Metterle nelle loro casette su ruota, farle spostare a ogni fine giornata e così concimano tutto il campo. Sono partita dalle galline perché le loro deiezioni, la pollina, rappresentano un concime tipico dell'agricoltura biologica».

    FIDUCIA
    «E il riso che ho deciso di produrre è cento per cento biologico. 100 ettari quest'anno, 100 il prossimo. A differenza dei produttori di riso convenzionale, che abitualmente fanno ampio uso di fertilizzanti chimici, chi sceglie di coltivare riso biologico deve ricorrere a una serie di misure naturali per mantenere e migliorare la fertilità del suolo. Oltre al concime biologico, si può attuare una rotazione delle colture piantando leguminose dalle radici profonde, oppure i girasoli. La coltivazione del riso è una metafora della vita. Acqua, sole, terra. Dimenticavo: con la lolla e la pula del riso gli scarti di tutte queste lavorazioni -, oltre a ottenere concimi organici si possono finalizzare ricerche per prodotti bio-cosmetici o materiali per la bio-edilizia».
    Questa della coltivazione in asciutta del riso è una pratica divenuta diffusa negli ultimi 15 anni. Garantisce un minore impatto ambientale: meno acqua (ne è richiesta un quinto rispetto alla semina convenzionale); meno emissione combinata in atmosfera, di vapore acqueo e di gas.

    FUTURO
    Carlotta spiega anche che le macchine agricole non operando su terreno allagato, si corrodono meno, e i loro trasferimenti risulteranno più facili, poiché si terranno su pneumatici anziché sulle ruote in ferro a puntoni richieste dalle risaie allagate, che obbligano allo spostamento su rimorchi e trattori appositamente dedicati. Ci mette passione e competenza con l'occhio attento al risparmio. «La sostenibilità di cui parliamo è tutto questo. Per cambiare questo mondo che cambia». Dal riso biologico, al grafene, alle stoffe non stoffe fatte con il mais. Carlotta va avanti con l'occhio da imprenditrice, il cuore contadino e la visione ampia delle giovani risorse italiane.

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