04 Maggio 2021 - 05:16

    Con gli occhi di Pietro, a cura di Don Marco Mori

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    Gli elefanti di Pietro sono diversi e felici. Ed è ovvio che sia così, è la cosa più naturale del mondo: questa diversità felice completa il prato e il cielo, permette la vita, la simpatia, la solidarietà, il riconoscimento reciproco. Sono belli perché non uguali. Sono belli perché originali. Ma sono belli anche perché camminano tutti nella stessa direzione, pur nella diversità. La loro gioia non è nello stare da soli ma nel camminare insieme. La direzione comune esalta la loro originalità, non la toglie, anzi, le permette un significato nuovo, come essere in un bellissimo mosaico in cui ogni tassello ha il suo colore per comporre un disegno più grande, più vero, ancora più strabiliante. La diversità dona colore al mondo, accende la vita dei riflessi più arditi, ma ha biso- gno della relazione perché, da soli, i colori sarebbero incomprensibili: ogni tonalità permette all’altra di esserci e di mostrarsi. Se mancasse un colore lo si noterebbe subito: non ha senso domandarsi qual sia il colore più bello, è molto più intelligente guardare l’armonia dell’uno con l’altro. La diversità, però, non è visibile solo nell’evidenza, ma anche nei particolari: i nostri tre amici elefanti camminano diversamente (quello rosso ha una zampa sollevata), sorridono diversamente (il giallo fa vedere i suoi dentini), alzano e abbassano la coda e la proboscide a ritmi diversi: ci spaventerebbe che siano obbligati a fare tutti le stesse cose, alla stessa velocità, perché assomiglierebbero più ai robot che ad esseri viventi. A volte la diversità evidente ci impressiona o ci impaurisce, ma quella delle piccole cose ci fa capire quanto siamo portatori di una originalità che non può ferire ma farci essere noi stessi e comunicare. Si capiscono e si accolgono le diversità solo da vicino, quando ognuno di noi può sentirsi accolto come portatore di un tesoro unico. Non è la diversità il male, ma la distanza. Non per niente c’è un unico colore uguale per tutti e tre gli elefanti: il viola-rosa della punta della proboscide che mostra l’interiorità uguale della vita, questo sì l’unico colore da difen- dere, da respirare, da condividere.

    Don Marco Mori

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