Oggi alle 17,30 la presentazione online del volume curato da Massimo Tarassi con Giovanni Belardelli, Marco Bresciani, Patrizia Dogliani.

     

    Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli: “Nella sua  attività il Circolo si occupò di temi che sarebbero ancora attuali”

     

    Quest’anno il contributo della Fondazione Circolo Rosselli per la celebrazione del XXV Aprile è la presentazione , in remoto naturalmente, di una pubblicazione molto significativa , dedicata al il centenario del fiorentino Circolo di Cultura, animato negli anni fra il 1920 e il 1924 dai fratelli Carlo e Nello Rosselli, con personaggi del calibro di Piero Calamandrei, Ernesto Rossi, Alfredo e Nello Niccoli, Gaetano Salvemini. Il primo numero del 2021 dei Quaderni del Circolo Rosselli - la Fondazione che di quell’esperienza porta avanti l’eredità culturale - è dedicato al tema “Intellettuali e politica negli anni dell’avvento del fascismo. In occasione del centenario della costituzione del Circolo di Cultura (Firenze 1920-1924)”. Il volume è curato da Massimo Tarassi.

    “Dobbiamo essere grati a quel gruppo di giovani e meno giovani che tra il 1920 e il 1924 riuscirono ad accendere una luce di pensiero, in un momento in cui si andava affermando la barbarie fascista che, non a caso, il primo gennaio 1925 ne impose la chiusura con decreto dellallora sindaco fascista di Firenze Garbasso, lasciando che le squadracce lo assaltassero e lo devastassero”, scrive a proposito del Circolo Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli nellintroduzione al volume. “Nella sua breve ma intensa attività, nel Circolo si tennero conferenze su temi che erano di attualità allora, ma che in molti casi potrebbero esserlo ancora oggi: la questione meridionale, la riforma universitaria, la riforma tributaria, la rivoluzione russa (…), il sindacalismo rivoluzionario e il sindacalismo riformista, il socialismo. Una palestra delle idee che, nonostante il brutale assassinio di Carlo e Nello Rosselli, non disperderà la sua eredità, ma rinascerà nel settembre del 1944, a liberazione di Firenze appena avvenuta, per iniziativa del Partito dAzione, guidato allora da Tristano Codignola, con la nuova denominazione Circolo di Cultura Politica associata al nome dei fratelli Rosselli. Lo terrà a battesimo Piero Calamandrei”.

    Il volume curato da Tarassi, con l’editing di Mirco Bianchi, raccoglie numerosi interventi, soffermandosi sul quadro storico generale e sulle vicende dei soci del Circolo. Nel Quaderno, dopo i saluti del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dell’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi, si susseguono gli interventi di Valdo Spini, Roberto Bianchi, Michele Mioni, Isabelle Richet, Giulio Talini, Stefano Caretti, Giovanna Amato, Mimmo Franzinelli, Marco Dardi, Marino Biondi, Giuliano Pinto, Giovanna Procacci, Sandro Rogari, Silvia Calamandrei, Massimo Tarassi, Carlo Francovich, Eugenio Bonanno, Antonio Comerci, Valerio Marinelli. Con le testimonianze di Nello Niccoli, Alberto Bertolino, Ernesto Sestan, Giacomo Piccardi, Ugo Procacci.

     

    Il Quaderno del Circolo Rosselli n.1/2021 Intellettuali e politica negli anni dellavvento del fascismo. In occasione del centenario della costituzione del Circolo di Cultura (Firenze 1920-1924)” viene presentato online giovedì 22 aprile alle 17,30, in vista dell'anniversario della Liberazione. Alla presentazione, introdotta da Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, partecipano gli storici Giovanni Belardelli (università di Perugia), Marco Bresciani (università di Firenze), Patrizia Dogliani (università di Bologna). L’evento viene trasmesso sulla pagina Facebook della Fondazione Circolo Rosselli e sulla piattaforma Zoom (ID 447 836 7941)

     

    Il 16 maggio  è la data entro la quale gli interessati al Premio IAI  possono inviare il proprio saggio o il video-clip per il Premio speciale. L'edizione 2021, organizzata dall' Istituto Affari Internazionalie dedicata ai giovani under 26, ha come tema "Il mondo post-Covid, l’ Europaio" e ha l'obiettivo di ascoltare le idee degli studenti sull'Europa e sul destino del mondo post pandemico. Come partecipare​: gli interessati al Premio IAI dovranno inviare un saggio che risponda al tema prescelto. Il testo dovrà avere una lunghezza fra le 1000 e le 1500 parole, escluse note e bibliografia. Chi preferisce orientarsi sul Premio speciale, dovrà inviare un video-clip (preferibilmente in formato mp4, da registrare anche in forma amatoriale, quindi con cellulare o tablet, purché con orientamento orizzontale e lunghezza ideale di 40 secondi) che risponda al quesito del concorso.

    Sarà comunque possibile partecipare ad entrambe le competizioni.  La premiazione: i riconoscimenti spetteranno ai due saggi di ciascuna categoria – università e scuole superiori – e al video-clip che otterranno la migliore valutazione da parte delle commissioni giudicatrici. Tra i premi, la pubblicazione dei lavori in una delle collane editoriali dello IAI, un tirocinio retribuito e la partecipazione a titolo gratuito a uno dei corsi formativi IAI. Tutti i finalisti potranno vedere pubblicato un estratto del loro saggio sulla rivista on-line dell’Istituto, AffarInternazionali, riceveranno un attestato di merito e potranno aderire all’Istituto Affari Internazionali in qualità di soci junior gratuitamente per un anno.

     Non hanno nemmeno 40 anni, sono tre donne con la Sindrome di Lynch e non hanno un utero. Tutte e tre hanno subito un’isterectomia totale. Questo è quello che lega Alessandra, Monica e Anna, che da qui sono partite per quella che poi è diventata una storia di amicizia straordinaria. Le tre giovani si sono conosciute via social in gruppi dedicati alla Sindrome di Lynch, mutazione rara prevalentemente associata a cancri colorettali, ma anche a tumori dell’endometrio e dell’ovaio, dello stomaco e del pancreas e grazie a Mutagens, associazione che si occupa di sindromi eredo-familiari associate a tumori. Anche se dal vivo non si sono ancora mai viste – per le difficoltà dovute alla pandemia e perchè vivono molto distanti tra loro – testimoniano con lo stesso entusiasmo all’Agenzia Dire l’importanza del legame che si è da subito creato.

    Per Alessandra, che ha ereditato la mutazione dalla mamma, così come i due fratelli, tutto è iniziato nel 2019, quando durante un intervento in Day hospital per togliere due polipi comparsi in pochissimi mesi, viene fatto un controllo anche all’endometrio, in virtù della sua situazione familiare. Neoplasia endometriale è il responso della biopsia, e così a 36 anni, mamma di un bimbo di 3, si sottopone ad isterectomia più annessiectomia. “In tutti questi mesi ho convissuto con gli effetti collaterali della menopausa precoce tra vampate improvvise, mal di testa e secchezza vaginale e mille interrogativi su me stessa- racconta- ma ho sempre continuato ad informarmi e aver conosciuto Anna e Monica, in una situazione analoga alla mia, mi ha dato e mi da una grande forza per affrontare un futuro forse ancora più difficile e ignoto”.

    La condivisione infatti è uno degli aspetti più importanti di questa amicizia: “Parliamo tanto, ci confrontiamo anche sulle rispettive famiglie e sui parenti che magari non vogliono sottoporsi al test, ma soprattutto sulle cure da seguire, come per esempio la terapia a base di estrogeni, su cui ci siamo confrontate. Viviamo in parallelo la stessa vita, con difficoltà personali, familiari, impegni lavorativi, fondamentalmente condividiamo lo stesso problema che ci accompagnerà per sempre”.

    “La nostra è stata un’amicizia molto intima sin da subito, c’è calore, stima reciproca, una grande sensibilità e nessun imbarazzo. Con una persona estranea alla nostra mutazione non sarebbe stato possibile parlare di certe cose, perchè alla nostra età le problematiche e i pensieri sono altri. Con loro invece la confidenza è completa, ci scambiano consigli su alimentazione e movimento, data la nostra condizione di menopausa, sui controlli, sui medicinali presi”, le fa eco Monica, che dopo la scoperta casuale di un polipo endometriale, ha subito un’isterectomia totale dovuta ad adenocarcinoma in fase G2, e anche l’asportazione delle ovaie, che durante l’operazione si scoprono interessate da un tumore sincrono, poco dopo aver perso la mamma, probabilmente Lynch, nel 2018. “Mi sono ritrovata in menopausa chirurgica a 33 anni– spiega Monica- ed è stato un momento delicato, ma probabilmente il vuoto incolmabile della perdita di mia madre era più profondo, quindi l’ho vissuta con molta serenità. A distanza di circa tre anni lotto un po’ con i sintomi ma tirando le somme sono arrivata alla conclusione che la vita ti toglie molto ma ti dà altrettanto e le mie ‘amiche mutanti’ ne sono la dimostrazione”.

    Anna ha scoperto di essere positiva al test per la Sindrome di Lynch nel 2019 ed è stata l’unica delle tre a fare chirurgia preventiva, nel 2020, con un’isterectomia totale. “La mia è stata una decisione presa più a cuor leggero- racconta- avevo già due figli e il mio unico pensiero era di fare qualsiasi cosa per avere più tempo possibile da passare con loro. Così a 37 anni sono andata in menopausa; all’inizio non è stato facile, mi sentivo sempre spossata, avevo sempre caldo, poi con la terapia ormonale sostitutiva è andata molto meglio e riesco ad avere una vita tutto sommato normale, facendo comunque controlli come la colonscopia ogni due anni ed ecografie addominali”.

    Spiega ancora Anna: “Di sicuro nella mia famiglia abbiamo sempre avuto il sospetto che ci fosse qualcosa che non andava: mio nonno, mio padre, e due dei miei zii sono morti tutti in giovane età a causa di un tumore al colon, e quando abbiamo fatto i test genetici con i miei fratelli abbiamo scoperto che su 4 figli in tre avevamo la mutazione. A quel punto ho vissuto una fase di accettazione lunghissima, mi sembrava di camminare nella nebbia, mi sono chiusa in me stessa ma poi ho iniziato a parlarne per condividere la mia storia. Io sono fatta così, ho bisogno di sapere, capire, perchè la conoscenza è potere. Con Alessandra e Monica si è instaurata subito una forte empatia, un legame profondo, e il nostro rapporto rappresenta un grande supporto morale per me. L’amicizia tra donne solidali è capace di regalarti una forza immensa“.

     

    Fonte: Agenzia Dire

    La cantante italiana Madame (Francesca Calearo) visita la Torre della ricerca della Fondazione Città della speranza, istituto di ricerca pediatrica, per promuovere la raccolta di 100.000 euro da destinare alla ricerca oncologica pediatrica. “Sono vicentina e conosco da sempre la Fondazione e la sua attività è un piacere poter essere d’aiuto come posso, attraverso la mia popolarità”, dichiara Madame che, incontrando i ricercatori, afferma: “Ci sono lavori in cui la testa è sempre lì, per me questo accade nella musica per voi nella ricerca”.

    Nello specifico, il finanziamento del ‘Progetto diagnostica’ prevede lo studio dei fattori prognostici conosciuti e l’identificazione di nuovi fattori molecolari. Il programma, di cui è responsabile Alessandra Biffi, si propone di approfondire lo studio della malattia residua minima molecolare durante il decorso della malattia per un trattamento di precisione, volto a identificare precocemente i pazienti ad alto rischio di recidiva a causa dell’insuccesso della terapia. Oggi la ricerca è in grado di riconoscere una cellula malata tra 10.000 cellule sane. La loro identificazione precoce permetterebbe di trattare i pazienti in una fase precoce senza aspettare che la quantità di cellule tumorali appaia clinicamente, ottenendo significativi miglioramenti nella sopravvivenza globale di questi pazienti. Il progetto può essere sostenuto con una donazione alla Torre della ricerca – Città della Speranza. Gli estremi per donare si trovano sul sito internet www.cittadellasperanza.org.

     

    Fonte: Agenzia Dire. 

    Google e la piattaforma “Virtual Lis” di Rai sono i vincitori dei Diversity Brand Awards 2021, i premi riconosciuti alle aziende capaci di veicolare al mercato finale il loro reale impegno sul fronte D&I. I riconoscimenti sono stati assegnati durante la quarta edizione del Diversity Brand Summit, “Diversity Factor: born to build trust” e hanno visto vincitore “overall” Google per il suo lavoro diffuso sulla D&I, soprattutto su gender, orientamento sessuale e affettivo e disabilità, e vincitore “Digital” “Virtual Lis” di RAI, piattaforma capace di erogare servizi e contenuti nella lingua italiana dei segni mediante un avatar virtuale. I vincitori sono stati individuati dalla sintesi dei risultati di una web survey e delle valutazioni del Comitato Scientifico. il Diversity Brand Summit ha riunito per il quarto anno consecutivo i brand più inclusivi emersi dal Diversity Brand Index 2021, progetto di ricerca volto a misurare la capacità dei marchi di sviluppare con efficacia una cultura orientata alla Diversity & Inclusion attraverso le loro iniziative e attività realizzate in Italia. L’evento è organizzato e promosso dalla no profit Diversity, fondata da Francesca Vecchioni, e dalla società di consulenza strategica Focus MGMT e realizzato con il patrocinio della Commissione Europea e del Comune di Milano, condotto da Marta Perego e si è tenuto in formato digitale grazie alla partnership con Trevisan & Cuonzo e Extra.it, che ha fornito la piattaforma digital su cui si è svolto.

    Il premio è andato a Google“Per aver lavorato in maniera diffusa sulla D&I, soprattutto su gender, orientamento sessuale e affettivo e disabilità; per aver compreso il proprio ruolo di brand consapevole e responsabile, lavorando su iniziative e attività disruptive, capaci davvero di cambiare e migliorare la vita di ognuna e ognuno di noi, abbattendo le barriere tangibili ed intangibili“.

    Fabio Vaccarono, Vice President – Managing Director Italy di Google dice: “Fin dalle sue origini, Google è impegnata a rendere la diversità, l’equità e l’inclusione parte di tutto ciò che facciamo: dal modo in cui costruiamo i nostri prodotti, al modo in cui interagiamo con le persone nel posto di lavoro. Nel realizzare questa visione, abbiamo sempre sentito un elevato livello di responsabilità verso la società e la comunità in cui operiamo: per questo abbiamo fatto nostro il compito di incoraggiare rispetto, equità, uguaglianza nella diversità e inclusione. E nella situazione di emergenza che stiamo attraversando, l’impegno ad aiutare tutte le comunità a proteggere questi valori e tutelare i diritti che hanno acquisito negli anni e, in alcuni casi, acquisirne di nuovi si è fatto ancora più forte“.

    Il Digital Diversity Brand Award ha voluto premiare la Rai per “l’iniziativa che più di altre ha saputo utilizzare la tecnologia in maniera differenziante nello sviluppo di una cultura di inclusione. Per aver compreso che in tutti i contesti è fondamentale sentirsi incluse ed inclusi, dal mondo scolastico al mondo culturale fino a quello professionale. Per aver sviluppato una piattaforma B2B2C, inquadrando anche il ruolo degli operatori intermedi, dei loro bisogni e la loro centralità per affermare un nuovo paradigma di inclusione. Per aver semplificato e reso accessibile la fase di progettazione di contenuti nella lingua italiana dei segni mediante avatar digitali; per aver lanciato una piattaforma web che tramite il “Dizionario” consente di visualizzare tutti i segni LIS presenti nel database e attraverso la sezione “Traduzione” permette di generare nuovi contenuti in LIS“.

    Giovanni Parapini, direttore Rai per il Sociale si è espresso così: “Mentre vige ovunque la regola ferrea del distanziamento fisico, il servizio pubblico sa essere – come è suo dovere – fattore di coesione: contribuisce cioè a rompere l’isolamento di quelle persone che del contatto con gli altri hanno un bisogno vitale. Lo fa stavolta con un progetto che mette insieme un forte valore sociale e una tecnologia d’avanguardia, come è tipico delle realizzazioni del CRITS Rai, il Centro Ricerche, Innovazione tecnologica e Sperimentazione della Rai a Torino. Il Virtual LIS è rivolto alle persone sorde segnanti, con un Avatar che si esprime nella Lingua Italiana dei Segni: una piattaforma che si è ulteriormente arricchita con un’applicazione pensata per la didattica, che permette di imparare la LIS via web e generare nuovi contenuti. È un modo molto concreto attraverso il quale il servizio pubblico ribadisce che nessuno deve sentirsi escluso”.

    Un procedimento per produrre un materiale innovativo antifuoco che consente di alleggerire il peso dei veicoli e aumentare il livello di sicurezza al fuoco. Lo ha brevettato ENEA nell’ambito del progetto FireMat del valore 1,1 milioni di euro, cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

    La soluzione multimateriale è costituita da strati alternati di materiale composito fibrorinforzato e alluminio per realizzare elementi anche per l’elettronica e le costruzioni, come contenitori per batterie, paratie antifuoco, protezioni e supporti per elettronica di potenza, ovvero tutti quei componenti potenzialmente soggetti a surriscaldamento per la grande quantità di energia concentrata in piccoli spazi.

    “Il procedimento sviluppato mira a ottimizzare il compromesso fra caratteristiche antifuoco, meccaniche, riciclabilità a fine vita e uso delle materie prime seconde, ovvero di tutti i principali dettami dell’economica circolare, attività ‘core’ del dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali, a cui afferisce il nostro laboratorio”, spiega l’inventore del brevetto Claudio Mingazzini, ricercatore ENEA del Laboratorio Tecnologie dei Materiali Faenza (TEMAF).

    Oltre a consentire l’alleggerimento di auto elettriche e ibride, il nuovo processo, che ha TRL medio-alto, raggiunge lo stesso scopo anche nei veicoli da trasporto collettivi come navi e treni.

    “Per spiegare l’importanza dell’alleggerimento nel settore trasporti, è utile partire dall’esempio dell’auto elettrica, che ora raggiunge un’autonomia tipica di 300 km: riducendo il peso della vettura del 30%, con una singola ricarica si arriverebbe a quasi 400 km di autonomia. In questo modo si riducono contemporaneamente anche le emissioni di CO2 per km della stessa percentuale, aumentando sia l’interesse del mercato che i vantaggi ambientali”, conclude Mingazzini.

    Partendo da una tecnologia di origine aeronautica, il brevetto consente di ridurre pesi, ma anche costi e tempi di processo in produzioni caratterizzate da numeri decisamente più grandi rispetto a quelli dei componenti per gli aerei.

    Un’edizione diversa e allo stesso tempo più sentita e necessaria: la X manifestazione “All'Origine della Gratuità” si terrà sabato 24 aprile a Firenze, a Palazzo Vecchio, e verrà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook del Cesvot dalle ore 10.30, una modalità scelta per rispettare le norme anti contagio. L’evento,  organizzato da Vol.To.Net - Rete Volontariato Toscana insieme alla Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze e la Compagnia delle Opere Sociali, con la collaborazione del Cesvot e il sostegno della Fondazione CR Firenze, è  uno degli appuntamenti più attesi da tutto il mondo del Terzo Settore. Sarà un'occasione unica  per raccontare il mondo del volontariato in tutte le sue sfumature e il suo ruolo fondamentale nell’anno della pandemia, per dare così spazio ai suoi protagonisti, confrontarsi e  raccogliere le testimonianze di chi ogni giorno lavora per offrire un aiuto all’altro.

    Come ogni anno, al centro dell’evento ci sarà l’incontro-testimonianza di uno dei tanti protagonisti del mondo del volontariato: quest’anno ci sarà padre Ignacio Carbajosa, professore ordinario di Antico Testamento all’Università S.Damaso di Madrid, che racconterà la sua esperienza di cappellano nei reparti Covid dell’ospedale San Francisco de Asís di Madrid nel pieno dell’ondata di contagi.

    A conclusione, saranno assegnati gli attesi riconoscimenti. Il Premio alla Gratuita 2021 “Don Paolo Bargigia” -  dedicato al sacerdote che è stato portato via dalla Sla nel 2017 e che ha donato la sua esistenza agli altri, sia attraverso le sue missioni sia con l'insegnamento nelle scuole - che andrà all'associazione che si è distinta per l'azione di supporto e solidarietà sul territorio.  Verrà assegnato anche il premio giornalistico nazionale “Comunicare la gratuità”, arrivato alla sua quarta edizione, al cronista che meglio ha saputo raccontare il lavoro dei volontari nell’emergenza sanitaria., facendo luce su chi si è adoperato solo per dare sollievo e supporto senza chiedere nulla in cambio.

    “Dopo un rinvio forzato, abbiamo fatto tutto il possibile per rendere questa edizione ancora più speciale - dichiara Luigi Paccosi, presidente di Vol.To.Net -  Sarà una giornata particolare, voluta e necessaria, ovviamente centrata sulla pandemia che ha richiesto uno sforzo enorme alle associazioni e ai volontari. Il 24 aprile sarà l’occasione per raccontarci, ascoltare le testimonianze di chi è stato in prima linea e di chi continua, silenziosamente, ad esserlo. Sarà anche l’occasione per fare una riflessione condivisa su come sta cambiando il Terzo Settore e su come il suo ruolo all’interno della sistema pubblico sia diventato fondamentale. Vogliamo che da Firenze, città che ha al suo interno un patrimonio unico di carità e solidarietà, parta un messaggio di speranza e di cambiamento per tutto il mondo del volontariato”.

     

    Se n’è andata in silenzio, ieri pomeriggio, in una stanza d’ospedale, dove era stata trasferita dal carcere in seguito al precipitare delle sue condizioni.

    Se n’è andata al 238esimo di uno sciopero della fame con cui chiedeva un processo equo in un Paese, la Turchia, in cui l’equità e la giustizia sono concetti inesistenti. Specie se sei donna. Specie se sei un’avvocata per i diritti umani. Specie se non pieghi la schiena di fronte a un potere che vorrebbe tapparti la bocca.

    È morta così, Ebru Timtik, di fame e di ingiustizia. Il suo cuore si è fermato semplicemente perché non aveva più nulla da pompare in un corpo scarnificato dall’inedia.

    È morta per difendere il suo diritto ad un giusto processo, dopo essere stata condannata a 13 anni, insieme ad altri 18 avvocati come lei, detenuti con l’accusa di terrorismo, solo per aver difeso altre persone accusate dello stesso crimine.

    È morta come Ibrahim e come Helin e come Mustafa del Grup Yorum, morti dopo 300 giorni di digiuno per combattere la stessa accusa.

    È morta combattendo con il proprio corpo, fino alle estreme conseguenze, una battaglia che nella Turchia di Erdogan non è più possibile combattere con una parola, un voto, una manifestazione di piazza.

    È morta come fanno gli eroi, sacrificando la propria vita per i diritti di tutti.

    C’è solo un modo per celebrare la memoria di questa grande donna: non restare zitti. Far arrivare la sua voce il più lontano possibile, dove lei non può più arrivare.

    Ci sono idee così forti capaci di sopravvivere anche alla morte.

    Addio Ebru. Viva Ebru.
    Facciamo circolare

    La comunicazione è un diritto umano fondamentale: tutti devono avere la possibilità di esprimersi e di vedere riconosciuti i propri bisogni. Ci sono però persone che hanno difficoltà nell’esprimersi con il linguaggio verbale poiché affetti da paralisi cerebrali infantili, autismo, forme neurologiche evolutive, traumi. In loro aiuto arriva la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA): un insieme di modalità e strategie di comunicazione, funzionali a migliorare la comunicazione esistente utilizzando gesti, codici, tabelle con simboli, ausili e strumenti di alta tecnologia.

    Grazie alla CAA, bambini con complessi bisogni comunicativi possono partecipare alla vita e agli apprendimenti scolastici, possono stabilire contatti sociali e sviluppare amicizie esprimendo la loro personalità, possono acquisire un ruolo attivo nelle scelte della loro vita. Un intervento di CAA - preceduto da una valutazione competente, dinamica e progressiva - supporta il bambino con complessi bisogni comunicativi, utilizzando strategie e strumenti personalizzati, e, insieme a lui, anche i suoi punti di riferimento affettivi ed educativi. Solo così il bambino può essere il vero protagonista della sua vita.

    Questo il tema al centro dell’appuntamento online e gratuito “Dare voce a chi non può parlare” dedicato in particolare ai genitori di bambini con disabilità comunicativa, in programma per giovedì 22 aprile alle ore 17: due ore alla scoperta della Comunicazione Aumentativa Alternativa.

    Due i promotori del webinar: Fondazione Ariel - che si occupa di sostegno e orientamento alle famiglie con bambini affetti da disabilità neuromotorie, oltre che di progetti di ricerca per sviluppare la conoscenza, il trattamento e la cura delle patologie neuromotorie infantili - e Centro Benedetta D’Intino - che si occupa di cura e promuove cultura e sensibilizzazione sui temi della disabilità comunicativa e sui bisogni specifici di ogni bambino che non può parlare e presenta disagi psicologici, intervenendo nei settori della CAA e della Psicoterapia.

    Protagoniste del webinar sono: Aurelia Rivarola - neuropsichiatra infantile, responsabile clinico-scientifica del settore CAA e presidente del Centro Benedetta D’Intino Onlus - e Carla Gaddi - psicologa e psicoterapeuta, consulente del servizio di sostegno psicologico “Spazio Genitori” di Fondazione Ariel.

    Ci sarà inoltre la testimonianza di Concetta Bruzzese Patrone, mamma di una ragazza affetta da Paralisi Cerebrale Infantile, che racconterà la sua esperienza con la CAA presso il Centro Benedetta D’Intino.

    Un secondo appuntamento, sempre gratuito, è previsto per giovedì 6 maggio alle ore 17: due ore dedicate ad approfondire il tema della CAA attraverso le domande dei genitori.

    Per iscriversi ai due incontri è necessario compilare il form sul sito www.fondazioneariel.it entro il 21 aprile (si riceveranno poi le informazioni per accedere in streaming alla piattaforma Zoom). Link diretto: https://www.fondazioneariel.it/it/per-le-famiglie/corsi-e-seminari/webinar-sulla-comunicazione-aumentativa-alternativa

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