Continuiamo a raccontare la vicenda Del Turco riprendendo il coraggioso e sincero articolo sul Corsera scritto da Paolo Franchi.

    "Contro di lui c’era «una valanga di prove». E la carcerazione preventiva era inevitabile, visto il suo «profilo delinquenziale non comune che lascia ritenere pressoché certa la reiterazione degli stessi reati per cui si procede». L’uomo che così veniva rappresentato, lasciando incredulo almeno chi, come me e tanti altri giornalisti politici e sindacali, lo conosce da una vita, si chiamava, e si chiama ancora, Ottaviano Del Turco. Socialista fin da ragazzino. Numero due della Cgil ai tempi di Luciano Lama. Senatore. Ministro della Repubblica. E, al momento dell’arresto, il 14 luglio 2008, presidente (di centro-sinistra) della Regione Abruzzo. Dodici anni dopo, Del Turco, malato di cancro e afflitto dall’Alzheimer, non riconosce più neanche i suoi cari. Non sono un medico, ma mi permetto lo stesso di pensare che tra il suo stato attuale e il suo calvario giudiziario qualche nesso ci sia. Anno dopo anno, sentenza dopo sentenza, la «valanga di prove» contro di lui si è quasi del tutto squagliata. Via l’associazione a delinquere, via la corruzione e il falso, via altri reati minori, resta alla fine solo una condanna della Cassazione a tre anni per induzione indiretta. Sul fatto che una legge possa avere una applicazione retroattiva ci sarebbe parecchio da discutere. Non c’è da discutere, invece, ma solo da restare allibiti di fronte alla decisione del Senato di togliere a Del Turco il vitalizio di cui, si fa per dire, gode. E da prendere atto con (moderata) soddisfazione della successiva decisione di prendersi un mese di tempo per stabilire se procedere o no. Quanto alle reazioni suscitate dal caso, colpiscono soprattutto i silenzi. In particolare quello della Cgil, evidentemente immemore della propria lunga storia, e del ruolo per nulla secondario che il socialista autonomista (non è una parolaccia) Del Turco vi ebbe. Specie quando si trattò, correva l’anno 1983, Craxi e Berlinguer duellavano all’ultimo sangue sulla scala mobile, di salvarne nonostante tutto l’unità".

    Musica contro le mafie è una associazione della rete di Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie) che da anni, attraverso la musica e i musicisti, porta avanti un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente “per”: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza attiva e responsabile.

    L’Associazione, dall’anno 2010, organizza il Premio Nazionale “Musica contro le mafie”; il primo e più importante premio musicale europeo dedicato alla musica con tematiche legate al sociale e in particolar modo all’impegno antimafia.

    Possono partecipare al premio cantautori, band, rapper e ogni altro tipo di artista di ogni genere musicale.

    Ha come fine quello di presentare e promuovere, al pubblico e agli addetti, nuove proposte e nuovi progetti musicali del panorama italiano, senza esclusioni di generi musicali, e di offrire agli artisti e band partecipanti un’esperienza musicale e formativa utile per la costruzione di un percorso professionale nel mondo musicale e un importante riconoscimento all’impegno sociale, alla consapevolezza e alla cittadinanza attiva e responsabile.

    Il Premio, sotto l’egida di Libera, fin dal primo momento ha creato rapporti di rete con partner speciali che, con il loro supporto, hanno contribuito ad ampliare lo spettro delle opportunità per i partecipanti.

    Negli anni abbiamo collaborato con: Arci, Medimex, Radio Kiss Kiss, Club Tenco, Smartit, Muzi Kult, Siae, Acep, Unemia, Nuovo Imaie, Casa Sanremo, Puglia Sounds, Rumore, Casa Felicia e Peppino Impastato, iCompany, Narcomafie, Avviso Pubblico, Legambiente, Legacoop, Fanpage.it, Mescalina, La Nuova Ecologia, Rai Radio 3.

    L’obiettivo principale è quello di:

    Premiare artisti che diffondano messaggi POSITIVI: la musica come linguaggio universale capace di creare e generare “Bellezza” unendo forma e contenuto.

    Premiare artisti e gruppi che, con la forza dirompente della loro musica, tengano viva la Memoria per trasformarla in strumento di impegno, di lotta, di cittadinanza “attiva, critica e consapevole”

    Premiare artisti che con la loro musica contribuiscano a diffondere un modello culturale da contrapporre a quello mafioso.

    Premiare brani che affrontino con forza le questioni cruciali della memoria, del coraggio della denuncia, dell’ urgenza di Giustizia Sociale, di Resistenza e di Libertà.

    Premiare brani che mettano al centro la “speranza nel futuro nel segno del Noi e del fare insieme”

    Premiare brani che considerino la conoscenza come via maestra per il “cambiamento”.

    Qui gli audio in gara: https://www.youtube.com/watch?fbclid=IwAR2KehykLh7KGnoj_-b9jcw4-YOm7ik9C0so2KfXS4TK5lYr3ETG9J_BKAE&v=nCJj_ClPEHk&feature=youtu.be

    Con il progetto Biblioteca Bene Comune, a Caserta arriva il book delivery. La rete associativa che gestisce il progetto Biblioteca Bene Comune, sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD e dal Centro per il libro e la lettura, ha riprogrammato le proprie attività e iniziative, per poter garantire anche durante la seconda ondata di pandemia, la diffusione della lettura e dei servizi bibliotecari. Nasce così l’iniziativa “Libri a Domicilio”, la prima esperienza di book delivery gratuita a Caserta, pensata a seguito della chiusura delle biblioteche col decreto del 3 novembre, che però confermava i libri tra i beni di prima necessità e pertanto ne consentiva la consegna e il prestito. Il catalogo conta circa 500 testi ed è disponibile online.

    Maggiori informazioni qui https://www.esperienzeconilsud.it/bibliotecabenecomune/2020/12/17/a-caserta-arriva-il-book-delivery-di-biblioteca-bene-comune/

    Il progetto Halykòs, promosso dalla delegazione di Agrigento di Marevivo e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD, ha deciso di fare un regalo di Natale all’ambiente e al mare, organizzando una giornata ecologica per il prossimo 22 dicembre. Muniti di guanti e mascherine, i volontari e tutti i cittadini che vorranno partecipare puliranno la spiaggia dai rifiuti. L’azione si colloca in un lavoro teso alla tutela dell’ambiente che il progetto porta avanti da anni e che ha previsto come azione principale l’installazione di una barriera blocca plastica alla foce del fiume Platani per impedire ai rifiuti di arrivare in mare.

    Qui maggiori informazioni https://www.esperienzeconilsud.it/halykos/2020/12/17/natale-a-modo-nostro/

    In Sardegna sta prendendo piede il progetto “Sardegna rinnovabile” definito da WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club che mira a fornire l’isola di energia interamente pulita. Il programma firmato dall’Alleanza delle associazioni ambientaliste vuole essere da esempio per l’intero paese per ciò che concerne la transizione energetica; la Sardegna è altamente dipendente da combustibili fossili non essendo presente una rete gas sul territorio. In un sondaggio effettuato dal Wwf ben il 94% degli intervistati dell’isola si è detto favorevole del passaggio dal carbone alle fonti rinnovabili.

    “La Sardegna già presenta alcuni modelli consolidati di realtà sul territorio in grado di produrre autonomamente energia pulita, vendendo la sovrapproduzione, come le comunità energetiche di Benetutti, Berchidda, Borutta o il progetto del comune di Porto Torres con gli impianti fotovoltaici pagati dal comune. Le comunità energetiche sono un esempio reale e dimostrano come le aziende del territorio, le amministrazioni e i cittadini possano investire in maniera proficua su un sistema energetico innovativo che guardi al futuro, incentrato sulle energie pulite.” Sostiene Carmelo Spada, delegato del WWF Sardegna.

    “Lo sviluppo dell’infrastruttura energetica sarda nei prossimi anni rappresenterà un passaggio significativo per le politiche energetiche nazionali. Dato il suo immenso potenziale ambientale, la Sardegna, attraverso le fonti di energia rinnovabili, potrebbe diventare la prima Regione d’Europa libera dai combustibili fossili, a zero emissioni di CO2.” Afferma Luca Iacoboni, responsabile Energia e Clima di Greenpeace Italia: “Per questo motivo, è necessario fare un passaggio decisivo verso un sistema efficiente, basato su nuove tecnologie a basse o nulle emissioni di carbonio. Decarbonizzare il sistema contribuirebbe a raggiungere gli obiettivi climatici, a migliorare
    l’occupazione e non per ultimo ridurre i costi a carico dalla popolazione.”

    https://www.wwf.it/news/notizie/?55381/Nasce-lalleanza-Sardegna-Rinnovabile

    L’azienda vinicola Berlucchi, pioniera della Franciacorta, ha pubblicato il primo rapporto di sostenibilità che traccia uno storico dei vent’anni di vita dell’azienda: le migliorie adottate nel tempo sugli 85 ha. di vigneti propri e sui 450 ha. dei viticultori partner; le sfide per la lotta all’impoverimento dei suoli e ai cambiamenti climatici attraverso l’uso di varietà enologiche indigene e la riduzione dei consumi.

    “Siamo in un periodo estremamente complesso – dichiara Arturo Ziliani – e comunque alla vigilia di un anno “epocale” per la Guido Berlucchi – il 2021 – 60° anniversario della prima bottiglia di Franciacorta da noi creata, e vogliamo così affrontarlo con un messaggio di positività, determinazione e consapevolezza: che non abbiamo altra scelta che trattare bene il nostro Pianeta e chi ci vive, ognuno facendo la propria parte”.

    https://online.flippingbook.com/view/473444/

    Il Consiglio dei Geoparchi Unesco, ossia il comitato tecnico presieduto da geologi, ha dato parere favorevole ai fini dell’iscrizione nella lista Unesco dei due Parchi dell’Aspromonte e della Maiella. Ora si dovrà attendere il prossimo marzo per la decisione finale da parte del Consiglio esecutivo dell’Unesco. Affinché siano riconosciuti come geoparchi Unesco i potenziali candidati devono avere introdotto “efficaci meccanismi di tutela e gestione dei valori ecosistemici, assicurando al contempo lo sviluppo sostenibile anche mediante partenariati promossi tra i soggetti culturali, sociali ed economici della comunità del parco”.

    “Con questo primo via libera tecnico – osserva il ministro dell’Ambiente Sergio Costa - l’Italia torna a essere protagonista anche in questo settore dell’Unesco, potenziando la rete delle Zone economiche ambientali e offrendo agli altri Paesi membri dell’agenzia delle Nazioni Unite un modello di crescita che sappia coniugare la salvaguardia dell’ecosistema e lo sviluppo dei territori”. In caso di esito positivo anche del Consiglio esecutivo i parchi si andrebbero ad aggiungere a quelli tuttora presenti nella lista Unesco facenti parte del territorio italiano: Madonie (2004), Rocca di Cerere (2004), Beigua (2005), Adamello-Brenta (2008), Cilento Vallo di Diano e Alburni (2010), Colline metallifere toscane (2010), Alpi Apuane (2011), Sesia-Val Grande (2013) e Pollino (2015).

    https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-primo-ok-il-riconoscimento-dei-parchi-dell-aspromonte-e-della-maiella-come

    Il Wwf mette in guardia sulla provenienza ignota di gran parte della carbonella che usiamo per i nostri barbecue. In Europa si consumano all’anno circa un milione di tonnellate di carbone a legna di cui 750mila sono importate soprattutto da Ucraina, Nigeria, Cuba, Namibia, Russia, Indonesia e Paraguay. In gran parte di questi stati si è alle prese con la piaga della deforestazione illegale. Lo studio del Thunen Insitute for Wood Research ha analizzato 150 confezioni di carbonella di legna e briquette comprati in 11 paesi europei; analizzando l’anatomia di 4.500 frammenti di carbone, ossia 30 per sacco, è emerso che oltre il 46% del carbone proveniva da paesi sub-tropicali e tropicali del pianeta. Percentuale invece che saliva di oltre il 60% in Spagna, Italia, Polonia e Belgio.

    Le richieste WWF all’Europa: Zero carbonella illegale. È urgente stabilire regole di trasparenza del confezionamento e un maggiore rigore nella selezione dei paesi produttori a rischio. Gli importatori europei sono esclusi dal rispetto della procedura due diligence per prevenire il commercio di legname illegale in Europa (EU Timber Regulation -EUTR) e che si applica al legno e a molti prodotti da esso derivati. Se la norma comprendesse anche il carbone di legna, l'onere della prova spetterebbe anche agli importatori di carbone di legna, che dovrebbero dimostrare, nell'ambito del processo di due diligence, che quello importato proviene da fonti legali.

    Le indicazioni WWF ai consumatori: Al momento l’unica scelta utile del cittadino è quella di consumare solo carbone per barbecue di cui il rivenditore fornisce sulla confezione complete informazioni rispetto alle specie legnose originarie e con l’etichetta Forest Stewardship Council-FSC attestante la gestione forestale responsabile della foresta.

    https://www.wwf.it/news/notizie/?55382/Operazione-Zero-carbonella-illegale

    La prima barriera siciliana “acchiappa-plastica”, installata da Marevivo con il sostegno della Fondazione CON IL SUD e altre associazioni, ha bloccato 400 chili di rifiuti sul fiume Platani. La barriera, posizionata sulla foce del fiume nella provincia di Agrigento era stata installata lo scorso 18 febbraio; tra i rifiuti bloccati, e successivamente smaltiti, erano presenti contenitori di prodotti per l’agricoltura, bidoni, flaconi di plastica, bottiglie di vetro e di plastica, cassette di plastica, polistirolo e rifiuti ingombranti.

    «L’80% dei rifiuti marini, di cui una gran parte è plastica, è trasportata in mare dai corsi d’acqua – dichiara Fabio Galluzzo, vicepresidente di Marevivo e responsabile di Marevivo Sicilia – le barriere blocca plastica possono costituire un efficiente sistema inibitivo per la riduzione dell’inquinamento marino. Tutti i rifiuti periodicamente recuperati al Platani saranno correttamente differenziati e smaltiti grazie all’intervento dei servizi integrati di igiene ambientale del Comune di Ribera e ciò contribuirà efficacemente a frenare una parte del degrado che logora la bellezza dell’habitat fluviale e marino e della Riserva della Foce del Fiume Platani.»

    https://marevivo.it/blue-news/blue-news-inquinamento/quintali-di-rifiuti-bloccati-dalla-barriera-alla-foce-del-fiume-platani/

    Sul Fatto Quotidiano di oggi, venerdì 18 dicembre, Stefano Disegni ha scritto un articolo intitolato: "O anche no, una trasmissione senza retorica - Manda al diavolo il disabile, scoprirai la vera inclusione". Nel pezzo Disegni spiega che ha deciso di partecipare a O anche no perché era una sfida: "Non sono mica facili le vignette a tema disabilità. Corri il rischio di finire nella gara di solidarietà svolta con gli occhi buoni per togliersi un peso dalla coscienza, invece di sfruttare l'opportunità di conoscere mondi".

    18 Dicembre 2020 - 20:29

    Fatica da pandemia ed Holiday Blues

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    Una riflessione della dott.ssa Martina Paolucci, psicoterapeuta cognitiva, sulla fatica da pandemia e sull'Holiday Blues.

    Come avete accolto quest’anno lo spuntare delle prime lucine di Natale? Dicembre, per molti mese di feste e calore familiare, ci regala l’occasione di addobbare le case fisiche e quelle metaforiche, ovvero quelle interiori, che ci portiamo sempre dietro. Molte persone amano il Natale, perché rivivono la magia vissuta da bambini, magari attraverso i figli, o attraverso le tradizioni che non hanno avuto da bambini, ma che hanno reinventato su loro misura da adulti. 

    Per molti però queste settimane sono tutt’altro che piacevoli. Sono al contrario dominate da ansia, sentimenti di umore depresso, solitudine, o da quella che viene definita “malinconia da vacanze” o “holiday blues”. I motivi variano da persona a persona. Alcuni si sentono soli, magari vivono forti difficoltà economiche, non hanno la possibilità di stare vicini ai familiari, o sono più stressati per via della frenesia che si respira intorno. Quest’anno il tutto è aggravato dalla pandemia da coronavirus e tutte le sue conseguenze, sociali, economiche, sanitarie.

    Uno degli aspetti che per molti si rivela problematico a Capodanno è la tendenza a fare bilanci, a rintracciare il punto in cui ci si trova del proprio percorso, della propria attività lavorativa o della vita sentimentale. Se non si è abituati a congratularsi con sé stessi, a porsi con gratitudine “nonostante tutto”, allora possono talvolta prevalere pensieri eccessivamente critici, di autoattacco o invidia verso gli altri.

    L’holiday blues varia molto in base alle aspettative che abbiamo delle vacanze a partire dalle esperienze fatte durante l’infanzia. Possono esserci pensieri positivi legati alle memorie del passato, alle tradizioni di famiglia - come fare la pasta in casa con la nonna - che producono stress in quanto si sente l’obbligo di dovervi aderire, pena un senso di colpa. Questo vale soprattutto per le donne, culturalmente detentrici delle tradizioni culinarie. Altrimenti possono esserci nella memoria eventi fortemente negativi, sperimentati durante o in prossimità delle feste, come traumi e lutti.

    Anche l’abuso di alcol e il conseguente verificarsi di episodi di violenza o forte imbarazzo giocano un ruolo cruciale. Sono frequenti scene traumatiche legate al riunirsi della famiglia con parenti che si ubriacano e rovinano l’atmosfera. L’alcol è infatti un ottimo anestetico, che quache volta aiuta a rendere sopportabile emozioni dolorose. Di solito coesistono più aspetti, e integrarli già restituisce un certo sollievo. Si può googlare “rimedi contro l’holiday blues” e trovare facilmente il self-care, la pratica di prendersi cura di sé più del solito, facendosi un regalo, dandosi del tempo in più per riposare, vedere gli amici o assecondare il desiderio emergente del momento. 

    Tra quelli che amano le feste di Natale e Capodanno c’è poi chi le considera un periodo di rinascita, per cui se qualcosa ha pesato sul petto, la speranza di poterla finalmente lasciare andare risulta più vivida. Si fanno liste di buoni propositi senza temere che siano più che altro belle speranze, si coglie l’occasione per entrare in contatto con il futuro, e non importa se è immaginato come lo si vorrebbe o come lo si teme.

    Quest’anno siamo alla fine di un anno che nessuno di noi scorderà facilmente. Nel privato abbiamo tutti vissuto qualcosa di significativo, che è stato così eccezionale perché del tutto eccezionali erano le circostanze in cui si è verificato. Ci sono stati tanti lutti, perdita di lavoro, reparti ospedalieri costantemente sovraffollati, ma anche tanti progetti nuovi, nuove nascite, nuovi matrimoni, nuove amicizie e una netta diminuzione dell’inquinamento ambientale.

    Forse gli effetti di quello che ci è piombato addosso collettivamente non sono ancora comprensibili a 360 gradi. Non lo sono le conseguenze socio-economiche, con una crisi che si delineerà chiaramente solo tra qualche anno, e non lo sono neanche quelli psicologici e psicofisiologici a lungo termine. Stiamo tamponando uno stress che scende e sale all’annuncio del prossimo Dpcm, con l’ultimo aggiornamento dal fronte delle case farmaceutiche, dal ministero della Salute e dall’Oms. Sono cresciuti i sentimenti di paura e sconforto. L’ansia si è cronicizzata. I dati provenienti dai centri di salute mentale, per esempio, sono molto scoraggianti per quel che riguarda segnalazioni di tentati suicidi e suicidi tra gli adolescenti.

    Siamo riusciti nostro malgrado ad imparare a sopportare le mascherine, il distanziamento e la privazione dei momenti di ritualità collettiva, ma il prezzo è stato quello di ridurre, se non azzerare, la prospettiva sul futuro. Dopo il trauma, la frattura con una normalità che abbiamo dovuto ricostruire a partire dalla creazione di nuove routine, è arrivata la “fatica da pandemia”, dove a prevalere sono state non più le emozioni di paura da contagio, di perdere persone care, ma irrequietezza e un diffuso senso di impotenza. Come sfruttare allora questa apparentemente infinita “fase di passaggio”? La transizione al nuovo anno è qualcosa di artificiale e arbitrario, che non blocca di certo i virus o le crisi economiche, ma può aiutarci a recuperare anche solo per un momento lo sguardo sul futuro. Proprio quella capacità che prima delle altre viene meno quando a dominare sono il senso di sconfitta e il funzionamento regolato dall’impotenza appresa.

    “L’impotenza appresa” è quella sensazione di sfiducia che Martin E. P. Seligman, psicologo statunitense fondatore della psicologia positiva, usò per descrivere le volte in cui ci sentiamo incapaci di reagire, ci diciamo che è inutile, non ce la facciamo, è troppo difficile. Questo processo si instaura a partire da esperienze ripetute di insuccesso, per cui il cervello si abitua ad anticipare esiti negativi in risposta ad azioni mosse da una motivazione specifica, cose di cui sentirebbe il bisogno. Si abitua che non ce la si farà, per passare man mano ad uno stile esplicativo pessimista, e nei casi più gravi si sviluppa depressione maggiore.

    Lo stile pessimistico si fonda principalmente su tre aspetti di ragionamento: - la pervasività: ovvero l’idea che un evento negativo inonderà a cascata tutta l’esistenza (“il mondo è spacciato”, “non piaccio a nessuno”, “non servo a niente”); - la permanenza: quindi l’idea che lo stato infausto delle cose durerà per sempre (“non ne usciremo mai”, “non mi ascolti mai”, “sarai sempre così”); - personalismo: la tendenza a considerarsi responsabili di tutto ciò che accade, riferendo a se stessi anche fatti che non hanno alcun collegamento con se stessi (“se mi ha detto no, sicuramente è colpa mia”).

    Ripartiamo da qui. In un anno in cui siamo stati così co-stretti dentro le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre paure, le nostre difficoltà sociali e relazionali, cosa abbiamo imparato? Quale aspetto della vita abbiamo osservato così da vicino da farci capovolgere (o sconvolgere) la visione su noi stessi e gli altri? È stato un anno straordinario (sì fuori dall’ordinario), ma possiamo inserirlo in modo armonico nella nostra storia, incasellarlo in qualche modo e fare spazio al nuovo.

    Dott.ssa Martina Paolucci, psicoterapeuta cognitivaThis email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

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