Auser e il suo impegno per promuovere l’invecchiamento attivo segnalata come buona pratica  a livello internazionale.

    L’OMS ha presentato con un evento online "Decade of Healthy Aging 2021-2030" (Decennio per l'Invecchiamento Sano), nel quale l’associazione Auser e le attività che svolge in tutta Italia per promuovere l’invecchiamento attivo, è indicata come buona pratica a livello internazionale per facilitare il raggiungimento degli obiettivi.

    Auser saluta l’avvio del decennio 2021-2030 dell’Invecchiamento in Buona Salute, inaugurato dall’Organizzazione Mondiale della Salute con uno studio mondiale sulle condizioni di invecchiamento e buone pratiche cui hanno contribuito 100 differenti organizzazioni, con 350 studi di caso in 55 paesi in tutto il mondo. Fra questi anche l’Auser  è stata indicata come un attore attivo nella costruzione di ambienti che favoriscano l’invecchiamento in buone condizioni di salute, valorizzando le competenze delle persone di ogni età e fornendo assistenza concreta al fine di soddisfare alcuni dei bisogni primari legati al sopraggiungere dell’età anziana.

    “Lo studio ci aiuta a focalizzare quanto (e quanto poco!) sappiamo delle persone anziane e delle loro reali priorità” ha detto il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’obiettivo di questo Decennio dell’Invecchiamento in Buona Salute è contribuire a fornire risposte concrete in un approccio olistico basato sia sulla cura e tutela delle persone anziane sia sulla costruzione di ambienti accoglienti che ne favoriscano la partecipazione in società eque e inclusive.

    Ciò che si sta constatando è la necessità di disporre di molti più dati in forma disaggregata, con spaccati per precise fasce di età, che aiutino a ricostruire ed articolare una visione condivisa di invecchiamento in salute, e che diano la possibilità di confrontare le situazioni di differenti paesi, individuando dove si trovino attualmente e quali miglioramenti possono aspettarsi nei prossimi 10 anni. Lo studio ha evidenziato i progressi fatti nei diversi paesi, secondo 10 indicatori utili a inquadrare la tematica, mostrando al tempo stesso come tali sforzi non siano però omogenei e come la velocità dei processi di miglioramento non sia sufficiente in relazione alle sfide che vengono poste alle nostre società dagli attuali tassi di invecchiamento.

    "Questo report servirà come riferimento utile rispetto al quale potremo promuovere l'apprendimento in tutti i Paesi e misurare i progressi verso un invecchiamento in buona salute durante il prossimo decennio - ha detto la dottoressa Ritu Sadana, autrice principale del report e capo dell'Unità Invecchiamento e Salute dell'OMS -. Continueremo a lavorare con i governi, con le altre organizzazioni delle Nazioni Unite, con la società civile e gli esperti mondiali per migliorare le evidenze e le informazioni su tutti gli aspetti dell'invecchiamento in buona salute e per promuovere un effetto duraturo nei paesi. Avere a disposizione una maggiore quantità di dati da comparare ci consentirà di determinare chiaramente il livello di progresso compiuto e di identificare le aree in cui è necessaria ulteriore attenzione".

    Il contesto in cui è presentato questo report è l'impegno dell'OMS - e del più ampio sistema delle Nazioni Unite - a implementare gli sforzi per migliorare la vita delle persone anziane nel decennio 2021-2030 delle Nazioni Unite recentemente designato. L'OMS pubblicherà relazioni sui progressi nel 2023, 2026 e 2029.

    Sulla piattaforma Zoom oggi 21 dicembre, a partire dalle 16 fino alle ore 18,

    Una lunghissima vita che ha sfiorato il secolo, quella di Vittorio Foa (Torino 1910, Formia 2008) e anche molto varia e impegnata: politico, sindacalista, giornalista, storico e saggista. Anche la militanza politica ha avuto molte tappe a cominciare dall’adesione a Giustizia e Libertà, nel 1933, condannato al carcere come antifascista, prese parte alla Resistenza e aderì al Partito d’Azione per il quale fu eletto all’Assemblea Costituente, allo scioglimento del P.d’A. passò nelle file del PSI, nel quale rimase fino alla scissione del PSUP nel 1963. Fu un punto di riferimento per la sinistra al di là delle sigle e delle formazioni, fino all’adesione al Partito Democratico nel 2007.

    La discussione “In ricordo di Vittorio Foa”, si terrà sulla piattaforma Zoom lunedì 21 dicembre, a partire dalle 16 fino alle ore 18, e parte dalla riflessione su due pubblicazioni fresche di stampa: Vittorio Foa tra politica, sindacato e storia (Biblion Edizioni), su Rivista Storica del Socialismo, numero 1-2020, curata da Andrea Ricciardi; Vittorio Foa. Note per una biografia (Raineri Vivaldelli, Torino, 2020) di Antonio Bechelloni.

    Introdurrà e condurrà la discussione Valdo Spini presidente della Fondazione Circolo Rosselli, che l’ha promossa, parteciperanno gli autori delle pubblicazioni Antonio Bechelloni, docente all’Université de Lille e Andrea Ricciardi, docente all’Università degli Studi di Milano; inoltre interverranno il professor Alessandro Giacone dell’Università di Bologna e le figlie di Vittorio, la professoressa Anna Foa dell’Università La Sapienza di Roma e Bettina Foa economista, funzionaria dell’Unione Europea.

    Il link al meeting su Zoom:

    https://us02web.zoom.us/j/4478367941?pwd=eUE3clQwT2czUEFpL3 NtUDRscUQrUT09 

    e Facebook: https://www.facebook.com/FondazioneCircoloRosselli/?ref=bookmarks 

    Ricercatori dell’Istituto per la microelettronica e i microsistemi (Imm) del Consiglio nazionale  delle ricerche di Roma, in collaborazione con colleghi della statunitense Johns Hopkins University,  hanno realizzato un biosensore in grado di identificare un nuovo indicatore glicemico per la  rilevazione della patologia, fornendo così un metodo di rilevazione precoce e alternativo rispetto ai  sistemi tradizionali. Il sensore, descritto sulla rivista Advanced Healthcare Materials, sfrutta le  potenzialità di una matrice disordinata di nanofili di silicio rivestiti di argento 

    In alcune persone affette da anemie, insufficienza renale o patologie legate alla sintesi  dell’emoglobina nel sangue (emoglobinopatie), la rilevazione del diabete mellito mediante la  tradizionale tecnica del prelievo di gocce di sangue può rappresentare un problema.  Nasce così, dall’esigenza di implementare nuovi strumenti diagnostici da impiegare in tutti quei casi  in cui non è possibile misurare la tradizionale emoglobina glicata (HbA1c), l’innovativo biosensore  messo a punto da ricercatori dell’Istituto per la microelettronica e i microsistemi (Imm) del Consiglio  nazionale delle ricerche di Roma, in collaborazione con colleghi del Department of Mechanical  Engineering della Johns Hopkins University (Baltimora, Usa).  

    L’importante risultato è pubblicato sulla rivista Advanced Healthcare Materials: tale sensore,  caratterizzato da elevata sensibilità e selettività, permette l’identificazione di un nuovo indicatore  glicemico, l’albumina glicata (Ag), sfruttando le potenzialità di una matrice disordinata di nanofili di  silicio rivestiti di argento. 

    “L’applicazione biomedica dei nanomateriali in ambito diagnostico è una delle più grandi novità  scientifiche degli ultimi anni: grazie all’intrinseca capacità di interagire su scala nanometrica con  sistemi biologici - quali ad esempio virus, batteri, cellule, proteine e Dna- i nanomateriali sono capaci  di “catturare” e tradurre informazioni chimico-fisiche non rilevabili attraverso una diagnostica  tradizionale”, spiega Annalisa Convertino (Cnr-Imm), tra i firmatari dello studio. “Se utilizzati come  sensori, hanno le potenzialità di individuare nei fluidi biologici la presenza di molecole marcatrici o  frammenti di DNA in concentrazioni molari molto basse, favorendo così l’elaborazione di nuove  metodologie per una diagnosi precoce delle malattie e per l’individuazione e la valutazione di terapie  farmacologiche personalizzate”. 

    Negli ultimi anni l’albumina glicata è emersa come un valido indicatore glicemico alternativo  estremamente utile non solo in presenza di patologie ematologiche, ma anche nell’analisi e nel  controllo dei cambiamenti rapidi della glicemia, ad esempio dopo l’inizio o la modifica di una terapia. 

    Mussi e Luca Maiolo per Cnr-Imm, e da Ishan Barman e Debadrita Paria per la Johns Hopkins  University. 

    “Il biosensore sfrutta la sinergia tra la ridotta dimensionalità dei nanofili e la loro disposizione  disordinata. In questo modo infatti, da un lato le biomolecole di albumina glicata contenute in un  campione biologico sono efficacemente intrappolate nella matrice di nanofili, dall'altro si aumenta  l’interazione del campo elettromagnetico presente tra le nanostrutture e le biomolecole, amplificando  così la risposta del biosensore”, aggiunge le ricercatrice. 

    I risultati della ricerca aprono la strada ad una metodologia diagnostica del diabete mellito rapida,  predittiva ed utilizzabile in tutti quei casi per i quali non è possibile applicare la diagnostica  tradizionale. 

    Il lavoro è stato supportato, per la parte italiana, dal progetto congiunto “Scalable nano-plasmonic  platform for differentiation and drug response monitoring of organ-tropic metastatic cancer cells”  (US19GR07) finanziato dal Ministero degli affari esteri e della collaborazione internazionale (Maeci)  nell’ambito de Programma di cooperazione scientifica e tecnologica Italia-Usa 2019-2021.

    Domenica 20 dicembre alle 9,15 circa e in replica venerdì 18 dicembre alle 24,55 In onda su RAI2 una nuova puntata di O ANCHE NO, il programma sull'inclusione e la diversa abilità realizzato con RAI PER IL SOCIALE.
    Paola Severini Melograni intervisterà Luca Milano, direttore di Rai Ragazzi che ci presenta Lampadino e Campanella, il primo ed unico cartone animato accessibile andato in onda dal 29 marzo su RaiPlay e su RaiYoYo.
    Una straordinaria esibizione di Katia Ricciarelli, che con Francesco Zingariello, il grande tenore uscito dall'Accademia Lirica dell'attrice, interpretano l'Ave Maria di Schubert.
    Non mancherà il classico appuntamento con il cooking show inclusivo. In questa puntata saremo ad Anzio, sul litorale laziale, all'istituto alberghiero Apicio - Colonna Gatti.
    E poi come sempre "Sbrockkati" i nostri Ladri di Carrozzelle,  i "disegni"di Stefano Disegni, Rebecca Zoe De Luca con le notizie dal mondo dell'adolescenza e il “prestigiattore” Andrea Paris.

    O ANCHE NO è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni . La regia è di Davide Vavalà.

    Sabato 19 dicembre, ORE 11, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospite di Paola Severini Melograni Luigi Pagano, former direttore del carcere di San Vittore e dirigente del ministero della giustizia, ora in pensione. 
    Nel suo ultimo libro "Il direttore. Quarant'anni di lavoro in carcere" racconta le nostre prigioni dall'interno, in un viaggio umano e professionale lungo quarant'anni, dal primo incarico a Pianosa negli anni di piombo fino alla nascita del pionieristico "progetto Bollate". In un susseguirsi di destinazioni, Pagano è testimone e protagonista di alcuni momenti chiave della storia e della cronaca nazionale: sorveglia i brigatisti che hanno sequestrato e ucciso Aldo Moro e la sua scorta; al culmine dell'emergenza terrorismo affronta le rivolte che affossano la riforma penitenziaria; vede trucidato Francis Turatello, boss indiscusso della mala milanese; segue l'isolamento all'Asinara, imposto dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, di Raffaele Cutolo, capo della Nuova camorra organizzata. Finché dirige San Vittore. Qui, da osservatore privilegiato, assiste al gonfiarsi della piena di Tangentopoli, che trascina con sé politici e manager per nulla avvezzi alle patrie galere. Da questa narrazione scaturiscono riflessioni e una lucida critica sul sistema penitenziario, prefigurando una necessaria trasformazione centrata su inclusione sociale e pene alternative. E mentre il ricordo si distende tra storie personali e aneddoti, l'autore apre le porte di un'istituzione quasi sconosciuta al cittadino comune, e chi legge riesce a cogliere, quasi a respirare, la quotidianità, le contraddizioni e il dolore della vita in cella. Ma non solo, tra una sbarra e l'altra, intravede scorrere il tumultuoso cambiamento di un Paese.

     
    Per contattare la redazione dei programmi, che si potranno scaricare in podcast dal sito di Radio Rai Gr Parlamento, scrivete a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
    Ospite di Paola Severini Melograni in questa puntata di No Profit Mario Andreose, Presidente della Nave di Teseo. 
    L'intervistato ci presenta il suo ultimo libro "Voglia di Libri". 
    Il declino di imperi editoriali, visto dietro le quinte, in contrasto con il nascere di nuove coraggiose realtà, le storie di capolavori riproposti, assieme a protagonisti quali Joyce, T.S. Eliot, Warburg, Moravia, Sciascia, Eco, Lévi-Strauss, Tondelli e Woody Allen, sono tra gli ingredienti di un libro che si può aprire con gusto a ogni pagina.

    I quartieri-ghetto e i campi nomadi non dovrebbero esistere in una società civile, moderna ed evoluta. Il ghetto sancisce un'appartenenza e una condizione sociale che si imprime nella coscienza collettiva definendo di fatto una cittadinanza di serie A e una cittadinanza di serie B, i campi nomadi sanciscono addirittura una cittadinanza serie Z (zingari, con un carico dispregiativo). In pratica si stabilisce una classificazione sociale che spesso diventa razziale essendo che nei ghetti e nei campi nomadi vengono destinati stranieri e cittadini indesiserati come i rom e sinti.

    Il ghetto o il campo nomade diventa luogo per esseri umani declassificati e per le fascine sociali deboli con tutto ciò che questo comporta a livello sociale, culturale, economico e politico. Chi abita nel ghetto o nel campo nomadi viene etichettato e ha molte più difficoltà nell'inserimento scolastico,  sociale ed economico. Spesso l'interazione delle fascie deboli avviene solo nel loro interno creando di fatto un circolo vizioso e fenomeni sociali deviati.

    Da parte delle istituzioni gli interventi sono quasi sempre a carattere assistenziale che influisce molto anche a livello morale e psicologico con conseguenze sul piano dell'autostima e della rassegnazione. La disillusione diventa così nemica della società civile. È facile nel ghetto o nel campo nomadi acquisire la sindrome da ghetto che favorisce devianza, bullismo,  violenza. In questi non luoghi si creano economie di sopravvivenza a discapito della società civile. 

    Ogni essere umano avrebbe diritto ad un alloggio non etichettato. Andrebbero incoraggiati lo studio e la formazione,  le attività ludiche e sportive, gli eventi artistici e culturali, ma soprattutto andrebbero sostenute e agevolate il lavoro e le attività economiche. Tutto ciò eviterebbe che il ghetto o il campo nomadi diventasse un ricettacolo di attività illegali da cui è difficilissimo sottrarsi.

    Il ghetto, e ancor di più il campo nomadi, sempre più giustifica una costante attività di supremazia sui più deboli a tutela esclusiva dei più forti e delle classi più abbienti, facilitando lo sciacallaggio attraverso il becero assistenzialismo. In sostanza il ghetto e il campo nomadi sono espressioni di egoismo allo stato puro e prevaricazione di ogni diritto minimo di sicurezza e di sopravvivenza, espressione di arroganza e di prepotenza che inevitabilmente viene restituita dalle vittime alla società civile come un fatale boomerang. Il ghetto e sempre più il campo nomadi sono i non luoghi o pattumiere sociali che stabiliscono la linea di confine fra la civiltà e l'esclusione.

    Il ghetto e il campo nomadi imprimono una disparità sociale da superare e sottolineano un limite culturale prima che socio-politico. Evidenziano di fatto una situazione o condizione tale da circoscrivere e limitare lo sviluppo dell'attività delle persone o gruppi specifici e ne dequalifica l'incidenza sociale.

    I campi nomadi sono forme orrende di segregazione razziale indegni di un Paese civile,  espressione di un classismo antidemocratico e antisociale che andrebbero evitati e superati a vantaggio di tutta la collettività. Si spendono miliardi e miliardi di euro per assurdi armamenti ma non si spende abbastanza o si risparmia sulla pelle di cittadini inermi a cui arrivano solo progetti fasulli e inutili nonostante i milioni di euro sperperati. Le leggi razziali, abrogate nella legislazione, sembrano essere ancora in vigore nella testa e nel cuore di troppi amministratori e di tanti politici corrotti. Sono soprattutto rom e sinti a pagarne le conseguenze sotto lo sguardo indifferente dell'opinione pubblica che viene lasciata nella più completa disinformazione.

    I politici e le istituzioni sono al corrente ma fanno orecchie da mercanti.

    Eppure con poco si potrebbe fare tanto a vantaggio di tutti, purtroppo manca una reale volontà politica e istituzionale per superare questa situazione. 

    Stare a casa, ma non soli: non è per niente facile ma ci sono piccole cose che si possono fare per sentirsi parte di un gruppo, di un progetto. Questa la riflessione di Auser Savona che per Natale ha provato a interpretare questa esigenza con una nuova iniziativa.

    “Ricordate la filastrocca Il Pianeta degli Alberi di Natale di Gianni Rodari? A cento anni dalla nascita di quel grande Maestro, cento piccoli alberi di Natale sono stati affidati a tante persone anziane che li hanno fatti belli, colorati, luccicanti; e hanno costruito palline e addobbi per un albero più grande. Soprattutto donne, come potete immaginare. Ciascuna a casa propria, per essere prudenti, hanno costruito qualcosa tutte insieme”, spiega Anna Giacobbe presidente di Auser Savona.

    Gli alberelli sono esposti, da lunedì 14 dicembre in una vetrina in via Paleocapa 4, che Opere Sociali NS di Misericordia ha gentilmente messo a disposizione. Alla vigilia di Natale gli alberelli saranno donati agli ospiti della Residenza “Bagnasco”, con la collaborazione di Opere Sociali Servizi S.p.A.
    Così di mano in mano i cento  alberelli decorati con fantasia e creatività daranno un senso a questo Natale e faranno sentire tante persone meno sole. 

    Debutta  “Favole ad alta voce” il progetto ideato dall’Ospedale Pediatrico  Bambino Gesù e da RTL 102.5 per riscoprire la magia della lettura ad alta voce, per trasportare tutti i bambini  verso mondi magici in questo Natale così particolare, segnato dall’emergenza COVID-19, perché ogni  bambino possa avere il diritto di sorridere e di sognare. Si tratta di una serie di storie originali raccontate  dalle voci di RTL 102.5 e dai personaggi del mondo dello spettacolo che si fanno interpreti di fantastiche  avventure da vivere ovunque ci si trovi. 

    Le prime favole della serie sono disponibili da oggi sui canali social e sui siti web del Bambino Gesù  www.ospedalebambinogesu.it e di RTL 102.5 www.rtl.it. Ogni storia può essere letta e ascoltata ed è  corredata da tante illustrazioni per coinvolgere anche i più piccoli. Le favole saranno poi raccolte in un libro  che verrà donato il giorno di Natale ai piccoli ricoverati dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede. 

    Gli ascoltatori di RTL 102.5 e tutte le persone - piccoli e grandi - a cui piace scrivere potranno diventare  protagoniste dell’iniziativa scrivendo un racconto che potrà essere selezionato per diventare una “Favola ad  alta voce”. Le informazioni per partecipare al contest sono disponibili sul sito www.rtl.it

    Il progetto di Natale del Bambino Gesù con RTL nasce dall’idea di unire attraverso la lettura in un periodo in  cui la distanza è d’obbligo: una storia letta ad alta voce non solo è capace di incantare i bambini, di accendere  emozioni e fantasia, ma diventa un momento privilegiato di condivisione, genitori e figli, che rafforza il  legame e stimola la crescita. Un bambino abituato quotidianamente all’ascolto di letture, infatti, svilupperà  più facilmente il linguaggio, sarà più curioso, avrà voglia di imparare a leggere e avrà migliori tempi di  attenzione proprio perché abituato ad ascoltare.

    Il ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora, ha presentato  in diretta live il nuovo sito GIOVANI2030, promosso dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale per le ragazze e i ragazzi.

    La nuova piattaforma sarà operativa da marzo 2021 per offrire notizie, approfondimenti sul volontariato, formazione, cultura, e sport. con l’ambizione di raccontare, in modo semplice e immediato, le opportunità per gli under35 italiani. Una nuova iniziativa che si spera possa superare l’autoreferenzialità e il paternalismo insito all’interno delle politiche per i giovani di questo Paese, sempre più vecchio e devastato dal fenomeno del brain drain.

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