16 Gennaio 2021 - 11:13

    L’alfabeto de l’Età Ibrida

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    Dalla A di Amazon alla Z di Generation Z: 21 parole per affrontare l’Ibridocene e supportare, accompagnare, incoraggiare chi fa impresa.

    Un documento ad opera degli studenti della classe di Story Design della Scuola Holden, che avevano scritto il The Newtrain Manifesto con Paolo Iabichino

    Il 21 gennaio 2021 alle 18.00 si conclude formalmente il primo ciclo de l’Età Ibrida con la restituzione di un «manifesto»

    Milano, 15 gennaio 2021 - Il 21 gennaio 2021 alle 18.00 si conclude formalmente il primo ciclo dell’Età Ibrida - Dialoghi per le imprese alla vigilia di una nuova era, una rassegna divulgativa sui temi della cultura digitale tenutasi presso Palazzo Giureconsulti, voluto da  Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, all’interno del progetto Punto Impresa Digitale. I sei appuntamenti, guidati da Paolo Iabichino con Marisandra Lizzi, hanno saputo raccogliere una community affezionata che ha dimostrato una forte partecipazione, raggiungendo una media di 200 utenti collegati a edizione.

    L’Età Ibrida si chiude con la restituzione di un documento redatto da alcuni studenti della classe di Story Design della Scuola Holden, già autori del fortunato del The Newtrain Manifesto

    “Non si tratta di un documento autocelebrativo, ma un alfabeto de l’Età Ibrida, 21 parole, ognuna con una breve descrizione per definire un mindset e affrontare l'Ibridocene. Dalla A di Amazon alla Z di Generation Z, per offrire una traccia e supportare, accompagnare, incoraggiare chi fa impresa sul nostro territorio e non solo”  afferma Paolo Iabichino, Direttore Creativo e Fondatore insieme a Ipsos Italia dell’Osservatorio Civic Brands. “Questo documento si rivolge così, in modo diretto, alle imprese, aziende, piccole, grandi, multinazionali, startup, b2b o b2c, diventando uno strumento su cui operare e su cui costruire un osservatorio «in itinere»”.

    L’Età Ibrida è un’iniziativa speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi all'interno del più ampio progetto Punto Impresa Digitale, iniziativa a supporto della digitalizzazione delle imprese nel contesto sfidante di Impresa 4.0. La presentazione de «L’alfabeto dell’Età Ibrida, dalla A di Amazon alla Z di Generation Z» sarà l’occasione per presentare 3 fondamenta essenziali per il 2021, come Formazione, Sostegno e Divulgazione.

    “Ci auguriamo che questa iniziativa di Camera di Commercio si possa replicare in tutta Italia. Con i sei incontri de l'Età Ibrida, abbiamo iniziato una sorta di viaggio esplorativo per scoprire i confini di questa nuova era geologica, che Iabichino ha battezzato Ibridocene” afferma Marisandra Lizzi, Founder di iPressLIVE e Mirandola Comunicazione, da sempre attenta ai temi del digitale e dell’innovazione tecnologica. “Questo periodo ci ha dimostrato come sia importante fare sistema, soprattutto in questo tempo di crisi, in cui l’inventiva, la creatività, la forza delle aziende italiane possono unirsi alle potenzialità del digitale. Servono imprenditori ma anche comunicatori, filosofi, antropologi, scienziati, sociologi, linguisti, psicologi e giornalisti, insieme affronteremo questa nuova era per coglierne il meglio e lavorare in logica di sistema. Mai come oggi è fondamentale unire le forze e contaminare le esperienze.”

    L’incontro inizierà alle 18,00 e durerà circa un’ora, è possibile partecipare iscrivendosi attraverso la piattaforma GoToWebinar. A distanza di alcuni giorni, il video sarà disponibile sul canale Youtube della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Al seguente link il racconto Medium dei sei appuntamenti del 2020.

    Nel Recovery non c’è nessun sostegno alla nostra lingua, una delle prime studiate al mondo. Un’ottima leva di sviluppo, fondamentale per la ripresa.

    Ne scrive Andrea Riccardi sul Corriere della Sera:

    https://ladante.it/images/comunicati_stampa/2021/01gennaio/Corriere_della_Sera_15gen21_Riccardi_Investire_sullitaliano_.pdf

    Per la prima volta in Italia andrà in onda sul canale Rai5 sabato 16 gennaio alle 23.30 un video-danza nato dalla straordinaria collaborazione tra il celebre scrittore israeliano Etgar Keret e la danzatrice e coreografa nota a livello internazionale Inbal Pinto.

    Ispirato a un racconto scritto da Keret dopo la fine del primo lockdown in Israele e pubblicato lo scorso luglio sul New York Times, il video propone un'originale coreografia ideata dalla talentuosa Inbal Pinto incentrata sulla sensazione che si prova quando, dopo settimane di permanenza forzata a casa finalmente si è liberi di uscire: ci si aspetta che tutti siano impazienti di tornare alla vita di prima invece non è esattamente così.

    Una co-produzione tra Israele e Giappone realizzata in contemporanea a Tokio e a Tel Aviv con la partecipazione della danzatrice israeliana Moran Muller e l'attore e danzatore giapponese Mirai Moriyama.

    "Ouside" è stato proiettato lo scorso agosto a Times Square, a Shibuya Tokio e  a Habima Square a Tel Aviv.

    Nelle ferite delle città: politica, ecologia, economia in dialogo

    Introduce Silvio Minnetti - Presidente Mppu Italia.

    Giuseppe Argiolas Professore di Economia e Management e Rettore Istituto universitario Sophia di Loppiano

    Elena Granata Professore Associato al Politecnico di Milano di Urbanistica e Analisi della città e del territorio e docente Istituto universitario Sophia

    Biodivercity: progetti e ispirazioni per le città che abiteremo 15 gennaio 2021 ore 18.30/20.00 Interverranno: Raffaele Natalucci – centro nazionale Mppu Daria Jacopozzi – consigliera comunale Parma

    Diretta: https://www.youtube.com/channel/UC5ccfic_eWsl9I4mFYMcB-A/

    28 gennaio 2021 dalle ore 10  in diretta streaming dal Centro Asteria di Milano

    Il memorioso. Breve guida a distanza alla memoria del bene Spettacolo di Massimiliano Speziani e Paola Bigatto in occasione del Giorno della Memoria 2021. Con interventi di Lamberto Bertolè, Gabriele Nissim, Emanuele Fiano, suor Elisabetta Stocchi

     

    Perché è necessario ricordare? Questa domanda è stata il punto di partenza per la costruzione di “Il memorioso”, un lavoro teatrale scritto a quattro mani dall’attore Massimiliano Speziani insieme a Paola Bigatto, che ne curò la regia, sugli scritti di Gabriele Nissim. In occasione del Giorno della Memoria 2021, e a dieci anni esatti dalla prima messa in scena, l’Associazione Giardino dei Giusti di Milano (composta da Gariwo insieme al Comune di Milano e all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), offre a tutti gli studenti d’Italia, provenienti da scuole di ogni ordine e grado, la possibilità di assistere via streaming a un evento online tratto dallo spettacolo.

    Come ogni anno, l’Associazione organizza per le scuole un momento di riflessione sul concetto di memoria e sul significato più profondo della Shoah, partendo dallo sguardo di coloro che non sono rimasti indifferenti davanti al Male e che, al contrario, hanno deciso di difendere il Bene, spesso al costo della propria vita.

    L’appuntamento è per giovedì 28 gennaio, dalle ore 10 e verrà trasmesso dal Centro Asteria, da oltre trent’anni un luogo simbolo di promozione culturale, aggregazione giovanile e processi formativi. Sono già circa 8.500 gli studenti che si sono registrati per assistere, da tutta Italia, alla diretta. Un numero destinato ad aumentare e che ben testimonia l’interesse nei confronti di una tematica che continua a essere assolutamente attuale.

    “Il Giorno della Memoria è un momento importante di riflessione sul passato, sul presente e sul futuro della nostra società e del mondo. Per questo va vissuto nella consapevolezza che i contenuti, il messaggio e le storie che porta con sé sono uno strumento per arricchire e migliorare la nostra coscienza di individui e cittadini”, commenta il Presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé. “L'alto numero di studenti già registrati per seguire lo spettacolo è un segnale di quanto sia sviluppata la sensibilità dei giovani verso i temi della memoria. Dobbiamo continuare su questa strada e l'arte, in questo senso, è uno strumento formidabile. Speriamo solo di poter riproporre presto queste esperienze culturali dal vivo”.

    Dopo i saluti istituzionali di Lamberto Bertolé e di Suor Elisabetta Stocchi, Co-direttrice del Centro Culturale Asteria, e l'introduzione del Presidente di Gariwo Gabriele Nissim, l’incontro sarà arricchito dalla testimonianza dell’onorevole Emanuele Fiano, che prima dell'inizio dello spettacolo condividerà con gli studenti la storia del padre Nedo, recentemente scomparso, sopravvissuto nel campo di concentramento di Auschwitz e fra i più attivi testimoni contemporanei dell’esperienza dell’Olocausto. "Il suo messaggio continuerà a vivere tra le nuove generazioni", spiega il presidente Nissim. "Nedo Fiano, come Primo Levi, raccontava ai ragazzi la sua esperienza nel campo di concentramento per insegnare loro a diventare sentinelle nei confronti di ogni nuova forma di odio. Aveva ben chiaro che si sarebbe potuta ripetere e per questo spronava i giovani ad essere vigilanti in ogni momento della loro vita, perché il male non nasce da un giorno all’altro, ma crea i suoi presupposti quando si disprezzano e si disumanizzano gli altri e si comincia a mettere in discussione il valore della democrazia e della convivenza".

    Oltre a Fiano, quest'anno il Giorno della Memoria è dedicato al grande intellettuale ebreo polacco Raphael Lemkin, che dopo la Shoah ha coniato il termine 'genocidio'. "Si tratta di un concetto che mai nessuno aveva fino ad allora elaborato e che indicava la distruzione intenzionale di un gruppo nazionale, etnico o religioso", spiega Gabriele Nissim. "Con una battaglia straordinaria è riuscito a fare approvare una convenzione alle Nazioni Unite che richiamava tutta lumanità non solo a punire i carnefici, ma a prevenire sul nascere ogni nuova forma di genocidio nei confronti di qualsiasi popolo. Il suo insegnamento rappresenta il significato morale più alto della memoria, che ci deve impegnare costantemente a denunciare i nuovi crimini contro lumanità di oggi, dallo sterminio degli Yazidi, alla persecuzione dei Rohingya, alla sorte degli Uiguri in Cina. La Shoah, secondo Lemkin, aveva posto allumanità la domanda fondamentale: come rendere possibile quel ‘mai più’ così difficile, che dovrebbe segnare il mondo dopo le macerie di Auschwitz?" 


    Lo spettacolo "Il memorioso", ispirato dai libri di Gabriele Nissim, interseca le storie dei Giusti del passato con quanto accade oggi. “A dieci anni esatti dal suo debutto, lo spettacolo vuole tenere acceso linterrogativo per riflettere insieme alle nuove generazioni”, spiega Speziani. Al termine dell’incontro, Annamaria Samuelli, responsabile della didattica di Gariwo, e Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d’Armenia in Italia, risponderanno alle domande degli studenti.

    SCU : Quasi 9.000 ulteriori opportunità di servizio civile universale per permettere ai giovani di impegnarsi concretamente, per contribuire ad affrontare le tante sfide sociali, culturali, ambientali. Questo l’effetto del provvedimento del Dipartimento del SCU pubblicato ieri e reso possibile dai fondi non attivati, anche a causa dell’impatto del Covid, del bando 2019.

    E’ un primo positivo risultato della stabilizzazione di 300 milioni per il 2021 e di altrettanti per il 2022. Adesso le organizzazioni, a cominciare da quelle socie della Cnesc, hanno la responsabilità di aprirsi ai giovani e investire a vantaggio delle comunità, dando concretezza alla finalità di difesa civile non armata del SCU nell’Italia e nel mondo colpiti dalla pandemia.

     La CNESC - Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile raggruppa alcuni dei principali Enti accreditati con il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile. Le sue sedi sono presenti in 3.557 Comuni, 108 province e 101 Stati esteri. Rappresenta 7.171 organizzazioni senza scopo di lucro e 247 Enti pubblici, con 17.859 sedi di attuazione.
    Alla CNESC aderiscono
    : Acli, Aism, Anpas, Anspi, Arci Servizio Civile, Assifero, Associaz. Comunità Papa Giovanni XXIII, Avis nazionale, Caritas Italiana, Cesc Project, Cipsi, Cnca, Commissione sinodale per la diaconia, Confederazione Nazionale Misericordie d'Italia, Cong. P.S.D.P. Ist. don Calabria, Federsolidarietà/CCI, Focsiv, Inac, Legacoop, MCL - Movimento Cristiano Lavoratori, Movi, Salesiani per il sociale, Shalom, Telefono Azzurro, Uildm, Unicef, Unitalsi, Unpli, Vides Italia
    Osservatori
    : Movimento Nonviolento , Cesc
    Segreteria
    : c/o Caritas Italiana Viale Aurelia 796 – 00165 Roma
    www.cnesc.it
       -   This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    Fonte: paolascarsi 347 3802307 ufficio stampa

    In occasione della consueta Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC), che si terrà dal 18 al 25 gennaio 2021, i responsabili per l’ecumenismo delle tre principali confessioni religiose cristiane in Italia hanno diramato una lettera congiunta.

    Firmata dal vescovo Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, dal metropolita Polykarpos Stavropoulos, Vicario patriarcale della sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta, e dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), la lettera si intitola “Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune”.

    “La sofferenza, la malattia, la morte, le difficoltà economiche di tanti, la distanza che ci separa, non vogliamo nascondano né diminuiscano la forza di essere uniti in Cristo Gesù – scrivono i firmatari–. Non possiamo solo aspettare che dopo questa pandemia ‘tutto torni come prima’, come abitualmente si dice. Noi, invece, sogniamo e vogliamo che tutto torni meglio di prima, perché il mondo è segnato ancora troppo dalla violenza e dall’ingiustizia, dall’arroganza e dall’indifferenza”.

    Nella lettera, che parla della generosità con cui tante persone si sono prodigate, in favore di chi in questi mesi ha avuto bisogno “di cibo, di amicizia, di nuovi gesti di vicinanza, pur nel rispetto delle giuste regole di distanziamento”, si legge anche: “Sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore per questa solidarietà moltiplicata, ma vogliamo dire anche grazie a tanti, perché davvero scopriamo quanto sia vero che ‘c’è più gioia nel dare che nel ricevere’ (cfr. Atti 20,35). La gratuità del dono ci ha aiutato a riscoprire la continua ricchezza e bellezza della vita cristiana”.

    I cristiani uniti fanno un appello a sostegno dei poveri, dei piccoli, degli anziani, delle persone sole: “Le nostre Chiese e comunità hanno trovato unità in quella carità – scrivono ancora, invitando a intensificare la preghiera gli uni per gli altri, per i malati, per coloro che li curano, per gli anziani soli o in istituto, per i profughi, per tutti coloro che soffrono in questo tempo”. La preghiera è che “il Signore guarisca l’umanità dalla forza del male e della pandemia, dall’ingiustizia e dalla violenza, e ci doni l’unità tra noi – concludono, invitando a rimanere nella fede e nell’amore –. Quell’amore che ci spinge ad incontrare senza timore gli altri, specialmente i più deboli, i periferici, i poveri ed i sofferenti, come Gesù stesso ci ha insegnato, percorrendo senza sosta le strade del suo tempo”.

    Il 21 gennaio di cento anni fa, al congresso di Livorno, nasceva il PCI, con l’obiettivo di liquidare i riformisti per “fare come la Russia”. Un’indagine attenta, che riserva parecchie sorprese, spiega quanto abbia invece contato nella storia dei comunisti italiani, da Togliatti a Berlinguer, l’eredità di Filippo Turati.

    Al congresso socialista di Livorno del 1921 il patriarca del riformismo italiano Filippo Turati partecipa nelle vesti dell’imputato principale. Quando la maggioranza dei delegati si rifiuta di espellerlo dal PSI assieme ai suoi compagni, come pretende la neonata Terza Internazionale, i delegati comunisti abbandonano i lavori per dare vita al loro partito. Durante quel congresso Turati, nel suo memorabile discorso, non si limita a difendere la sua concezione del socialismo ma, rivolto ai seguaci di Lenin, si concede una profezia: “Quando avrete fatto il partito comunista... se vorrete fare qualcosa che sia rivoluzionaria davvero, che rimanga come elemento di civiltà nuova, voi sarete forzati a vostro dispetto, ma dopo ci verrete, perché siete onesti, con convinzione, a percorrere concretamente la nostra via, a percorrere la via dei socialtraditori.”

    A un secolo di distanza da quegli eventi Paolo Franchi, con l’accuratezza dello storico e il piglio del giornalista, parte da questa “profezia da Barbanera”, come la definisce lo stesso Turati, per ricostruire se, quanto e come essa si sia avverata. Dal Togliatti della svolta di Salerno e del “partito nuovo” al Berlinguer del compromesso storico, fino alle conseguenze del pensiero turatiano sulla sinistra postcomunista, Franchi giunge a conclusioni inattese e fondamentali per comprendere la traiettoria e il presente della sinistra italiana.

    Proponiamo l'articolo uscito su https://www.artefair.it/ dove si racconta un po' il percorso e gli obbietivi raggiunti dai nostri Ladri di Carrozzelle

    Ladri di carrozzelle, la storica band che trova nell’autoironia la forza  di andare avanti nel diventare veri professionisti

    Tutto ha inizio nell’estate 1989 in un villaggio turistico, nei pressi di Diamante nel cosentino. Un gruppo di giovani con particolari difficoltà d’agilità motorie, ma molto allegri, positivi, dinamici e soprattutto ironici scoprono di avere una gran passione in comune: l’amore per la musica. Da qui, un sogno, quello di fondare una rock band. Finite le vacanze, nel rientrare a Roma, il sogno inizia a concretizzarsi ed a prendere forma. In breve tempo danno vita al gruppo musicale ‘La banda del buco’ che per svariati motivi durerà solo un paio d’anni.

    Ma il sogno è troppo bello, ed è animato da tanto amore per la vita e per la musica, che non può rimanere chiuso in un cassetto. Ed allora è proprio Paolo Falessi uno dei creatori che si rimbocca le maniche, con l’intento e il desiderio di voler ricominciare tutto da capo, e decide di riunire tutti i ragazzi della vecchia band, inserendone anche di nuovi. Tutti insieme e di comune accordo, decisero di formare un gruppo che andasse controcorrente e per tener fede a questo loro intento, iniziarono dal nome. L’idea venne a Piero, il quale, pensando a Paolo Belli, ironizzando disse: “Chiamiamolo ladri di carrozzelle, anche perché delle biciclette che ce ne facciamo?”.

    Credo sia stata questa loro grande autoironia a donare al gruppo la forza di non abbattersi, soprattutto nei momenti bui e di massimo sconforto, come può essere soprattutto la perdita di un loro compagno o collaboratore per patologie gravi o pericolose, come la distrofia muscolare. Difatti con il progredire della malattia, purtroppo tante volte sono stati necessari dei nuovi inserimenti, e in seguito gli avvicendamenti sono stati costanti. Proprio per questo non esiste una formazione stabile della band, i musicisti che hanno partecipato al progetto nel corso degli anni sono stati una cinquantina.

    La formazione della band cambia continuamente anche a seconda della situazione in cui i “Ladri di carrozzelle” sono impegnati. Va da un minimo di 5 ad un massimo di 15 musicisti, anche in base all’attività a cui è richiesta la loro partecipazione, che principalmente si nutre di concerti, ma ci sono anche convegni e dibattiti nelle scuole, per promuovere riflessioni sulla diversità, sul vivere la disabilità, sulla pace, sulla musica e sul potere della musica.

    Diversi, diversi da chi? Il cuore nel petto batte per tutti allo stesso modo. Continuando il sogno, ricordiamo il 1° maggio del 1995, giorno in cui salirono per la prima volta sul palco. L’emozione fu tanta, anche perché la piazza era piena e dopo il primo brano, nel sentire gli applausi e il calore del pubblico, non riuscivano neanche a parlare. La felicità era qualcosa di indescrivibile e di inarrestabile, che non si poteva non vedere nei loro occhi.

    Fu il loro coraggio e desiderio di voler diventare dei veri professionisti – racconta Falessi, in una delle sue interviste – che li ha condotti a raggiungere mete che non credevamo mai di poter raggiungere.

    Da quella splendida esperienza, non mollarono più. Anzi, credono sempre più in se stessi, producono sette album e sei singoli e partecipano a svariati programmi televisivi come Telethon. Non lavorano solo per sé, ma molto del ricavato dei loro concerti lo donano per la realizzazione di una casa famiglia per chi, con la perdita dei propri familiari, non può autogestirsi.

    Una strada sempre in salita, che li ha portati anche a partecipare nel 2017 come ospiti d’onore al Festival di Sanremo con la canzone ‘Stravedo per la vita’. Testo scritto da Paolo Falessi e dedicata a un loro componente – Piero Petrullo – che purtroppo decide di togliersi la vita. “I ladri sono l’espressione di un vasto piano la cui attività principale è quella concertistica, ma si estende e confina in attività collaterali, rientranti in un unico, ambizioso progetto: la diffusione di un’immagine nuova e insolita delle diverse abilità, attraverso la musica.”

    A poche ore dall’attesa notizia dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del  Recovery Plan (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), l’Associazione ambientalista Marevivo, che da 35 anni si occupa di tutela del mare e dell’ambiente, pur apprezzando la presenza di fondi per la gestione dei rifiuti raccolti a mare nelle aree portuali, tema molto importante per la salute del mare, deve altresì constatare con rammarico l’assenza di tutela della biodiversità marina, punto centrale per la ripresa sostenibile che il Piano si propone di garantire.

    “La sostenibilità si valuta in base al concetto che ogni azione che mira all’aumento del capitale economico non deve compromettere il capitale naturale. Se si distrugge il capitale naturale non ci può essere economia sana e società sana” spiega Ferdinando Boero, professore presso l’Università di Napoli Federico II e vicepresidente di Marevivo.

    Il capitale naturale è costituito da biodiversità ed ecosistemi, come sancito in una miriade di convenzioni e trattati, a partire da Rio de Janeiro 1992 (La Convenzione sulla Biodiversità). Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la parola “biodiversità” appare solo due volte e copre solo parzialmente il significato del concetto, e la parola “ecosistema” non è tanto riferita ai sistemi naturali quanto ai sistemi informatici e dell’innovazione. La logica che prevale è di mero sfruttamento delle risorse naturali, senza alcuna strategia di conoscenza, protezione e gestione del capitale naturale. Questa impostazione è in netto contrasto con gli obiettivi del Green Deal, che non vede soltanto l’adozione di alcune tattiche che tendono a ridurre gli impatti, e che, invece, impone una strategia che dia centralità al capitale naturale, senza il quale tutte le nostre azioni diventano impossibili.

    La missione Rivoluzione verde e transizione ecologica non prende in considerazione gli ecosistemi marini e la loro biodiversità. Una mancanza inspiegabile in un paese con 8.500 km di coste, anche alla luce di una ben precisa Missione di Horizon Europe: Healthy Oceans, Seas, Coastal and Inland Waters. La biodiversità viene declinata esclusivamente come aree verdi, e non ci sono misure che prevedano la conoscenza del capitale naturale attraverso mappature, valutazioni qualitative e quantitative, e monitoraggi attraverso sistemi osservativi.

    “Queste mancanze non permetteranno di valutare in modo efficace il raggiungimento di criteri di sostenibilità, visto che non viene considerato lo stato di biodiversità ed ecosistemi prima, durante e dopo l’implementazione delle misure proposte. Il concetto di Salute Unica (One Health) non viene affrontato in modo adeguato, con misure che mirino alla buona salute degli ecosistemi come pre-requisito alla salute umana” conclude Boero.

    Marevivo richiama il Governo a rispettare le direttive europee e le indicazioni del Green Deal e di Horizon Europe, che danno centralità a biodiversità ed ecosistemi: non è possibile parlare di ripartenza sostenibile senza includere il mare, responsabile del 50% dell’ossigeno che respiriamo e che non può essere ridotti a fanalino di coda. La tutela ambientale deve essere un obiettivo comune, non un mero slogan politico.

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