Giovedì 19 novembre, alle ore 11, sarà presentato online l’Instrumentum Laboris della 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Entra così nel vivo la preparazione dell’appuntamento, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021, sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso”.


    Pensare a un futuro oltre al Covid-19: è l'invito che Unicef fa a tutti i bambini e ragazzi in occasione della Giornata Mondiale Infanzia, il prossimo 20 novembre. I giovani sono invitati a compiere un gesto simbolico utilizzando i social media: scrivere sulla propria mascherina un messaggio - una parola, una frase, un simbolo, non c'è limite alla creatività - che parli del domani, dell'avvenire atteso o sperato al di là della pandemia. Hashtag dell'iniziativa: #MeLoLeggiInFaccia #GiornataMondialeInfanzia. 

     


    IL RAPPORTO “ILLUMINARE LE PERIFERIE”: IL RACCONTO DEI TEMI ‘AI MARGINI’ IN TEMPI DI PANDEMIA

    La presentazione il 19 novembre alle ore 11, nella sede romana di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca.

    Diretta streaming su: pagina Facebook Rai per il Sociale: www.facebook.com/raiperilsociale/live/ | pagina Facebook di COSPE: www.facebook.com/cospeonlus/

    Sarà simbolicamente la sede della Comunità di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca (Roma) ad ospitare la presentazione del Rapporto “Illuminare le periferie. I non luoghi dell’informazione. Periferie geografiche e umane nei media”, il prossimo 19 novembre dalle 11.00 alle 13.00. Il rapporto di ricerca, curato dall’Osservatorio di Pavia, promosso da COSPE, USIGRAI, FNSI con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e, da quest’anno, anche dell’Impresa Sociale Con i Bambini, fotografa ancora una volta le sfide per il mondo dell’informazione in Italia. Due infatti sono i focus della analisi: il contesto italiano dell’informazione (nazionale e regionale) e quello estero, con uno sguardo ai paesi e alle questioni “marginali” come siccità, carestie, conflitti endemici (analizzate nei social oltre che nei mezzi di informazione tradizionali). Tutto questo concentrandosi - e non poteva essere altrimenti - sull’influsso della pandemia sulle agende dei media.

    “Giunti alla terza edizione del rapporto - dice Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia - pensiamo che rendere visibili le ‘periferie’ sia un’occasione, per i media mainstream, di svolgere appieno la funzione informativa a cui essi sono preposti. Dare voce agli ‘altri’, rendere visibili paesi e contesti da cui hanno origine molte delle migrazioni contemporanee, raccontare temi ‘ai margini’ (conflitti endemici, disagio sociale, povertà educativa, disoccupazione e disuguaglianze nell’accesso dei servizi) fa esistere questioni e persone. E lo è ancora di più in una fase, come quella odierna, di gestione e di contenimento dell’emergenza Covid-19”.

    “Rimettere al centro gli invisibili, i giovani, le donne, le minoranze, gli esclusi e il mondo - sottolinea Anna Meli nella sua introduzione al rapporto - in una dimensione di rispetto, ascolto e comprensione vuole essere la sfida che lanciamo ai colleghi giornalisti e al mondo dell’informazione italiana”. “Dalle periferie, come quella di Tor Bella Monaca - afferma il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo - si può capire meglio la realtà della città e di ogni città, soprattutto in questo tempo di pandemia. Ciò che è evidente è il bisogno crescente di sostegno e di solidarietà concreta di tante persone e famiglie. A questo bisogno tutti possiamo dare una risposta perché ci si salva solo insieme dalle conseguenze di questa pandemia”.

    “La Rai è impegnata in un costante lavoro di lotta alle disuguaglianze”, mette in evidenza Giovanni Parapini, direttore di Rai per il Sociale: “pensiamo che sia fondamentale impedire che si allarghi la forbice dell’ingiustizia sociale: non vogliamo che esista un mondo per pochi, ma consideriamo i luoghi dove viviamo uno spazio di comunità da condividere”.

    “Questa terza edizione è un numero speciale che nasce dell’epoca del Covid-19”, ricorda il segretario dell’USIGRAI Vittorio di Trapani: “una crisi sanitaria che sta attraversando il mondo e che ha già causato i primi effetti economici e sociali: il divario tra ricchi e poveri è ulteriormente cresciuto. Questo rende ancora più indispensabile il rapporto ‘Illuminare le periferie’ come strumento di lavoro delle redazioni, come luce-guida verso le periferie economiche e sociali”.

    “Le periferie del mondo e dello spirito - nota Giuseppe Giulietti, presidente FNSI - sembrano destare attenzione solo in presenza delle mostruosità della guerra, e nemmeno sempre (vedi Congo e Afghanistan), oppure quando le periferie vengono a bussare alla mostra casa. Molto spesso esistono solo nella dimensione dell’ordine pubblico. Eppure la cosiddetta ‘fase tre’ dovrebbe segnare uno spostamento di attenzione verso le periferie perché solo conoscendo quanto accade in quelle realtà sarà possibile prevenire, intervenire, programmare politiche di sicurezza che antepongono i ponti dell’accoglienza e dell’inclusione ai muri del livore e del razzismo. Un grazie anche a ‘Rai per il Sociale’, che ha interpretato nel modo più alto le ragioni del servizio pubblico.”

    L’evento, che vede la media partnership della Tgr Rai ed è organizzato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e Rai per il Sociale, sarà visibile in diretta su www.facebook.com/raiperilsociale/live/ e sulle pagine facebook dei promotori. Sarà poi disponibile su RaiPlay e sul canale YouTube della Rai www.raiplay.it/ - www.youtube.com/c/rai/featured

    “I NON LUOGHI DELL’INFORMAZIONE: PERIFERIE UMANE E GEOGRAFICHE NEI MEDIA”

    Introduce e modera Anna Meli, COSPE.

    Saluto di Marco Impagliazzo, Comunità di Sant’Egidio.

    Intervengono: Paola Barretta e Antonio Nizzoli, Osservatorio di Pavia; Marco Rossi Doria, vice presidente

    Impresa Sociale Con i Bambini; Emilio Ciarlo, responsabile comunicazione AICS; Vittorio di Trapani,

    segretario USIGRAI; Giovanni Parapini, direttore Rai per il Sociale; Giuseppe Giulietti, presidente FNSI.

    Il continente africano pagherà più pesantemente gli effetti dei cambiamenti climatici che porteranno, oltre che ad un innalzamento delle temperature, anche eventi estremi, perdita di raccolti e estinzione delle specie animali. E quello che emerge dallo studio di Greenpeace Africa, quale delinea una situazione grave nell’avvenire, con temperature che presumibilmente si alzeranno oltre quei due gradi che non si dovrebbe oltrepassare come stabilito dall’Accordo di Parigi; ma la realtà parla di un serio rischio che porterà la temperatura ad incrementare tra i 3 e i 6 gradi. Ciò provocherebbe disastrose conseguenze per la popolazione africana, che già ora sta soffrendo dei primi effetti dei cambiamenti climatici; si prevedono quindi ondate di migrazioni, morti, mancanza di acqua potabile e il crollo dell’economia agricola.

    “Nel Sahel il cambiamento climatico ha distrutto i nostri raccolti, le nostre case e le nostre famiglie, costringendole a una migrazione forzata. Ma l’Africa non è solo il palcoscenico in cui si verificheranno i peggiori impatti sul clima: è un continente di milioni di persone decise a fermare il cambiamento climatico, ad abbandonare i combustibili fossili, e a lottare per proteggere le nostre foreste e la nostra biodiversità dall’agricoltura industriale”, spiega Hindou Oumarou Ibrahim, direttrice dell’Associazione delle donne e dei popoli indigeni del Ciad (AFPAT). Il tema di cambiamenti climatici si intreccia con quello delle migrazioni, perché non basta che sia presente un conflitto affinché si parli di movimento di persone. Ma quando non ci sono più risorse, i raccolti vengono devastati da cataclismi, e viene meno la possibilità di un sostentamento, l’uomo lascia la propria casa per trovarne una dove spera possa continuare a vivere, perché il diritto alla vita è l’unica cosa che gli resta, e nessuno glielo dovrebbe proibire.

    https://www.greenpeace.org/static/planet4-africa-stateless/2020/11/b6e9a1fa-weathering-the-storm-extreme-weather-events-and-climate-change-in-africa-grl-trr-04-2020-high-res.pdf

    A cura di Simone Riga

    18 Novembre 2020 - 05:16

    Il nostro contributo alla deforestazione

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    Il nuovo report firmato Wwf ci mette in guardia in quanto al nostro consumo nel quotidiano di prodotti e generi alimentari che vanno a gravare sull’ambiente. Basti pensare che l’Unione europea è responsabile per il 10% della deforestazione globale per capire quanto ognuno di noi nel suo piccolo contribuisca a raggiungere questa percentuale. Per il consumo del caffè, che è ad esempio tra gli alimenti più consumati in Italia, si raccomanda l’acquisto di prodotti certificati, quali al momento risultano essere solo il 20% di quelli che troviamo sugli scaffali dei supermercati. Con la popolazione mondiale in rapida crescita, salirà conseguentemente anche la domanda del caffè e il rischio è che vengano intaccate delle aree boschive ancora vergini. L’Europa consuma il 33% del caffè mondiale, e la maggior parte di esso si coltiva al di fuori del Vecchio Continente, soprattutto nelle aree tropicali del Brasile, Colombia, Indonesia, Messico e Vietnam.

    La soia è un’altra delle maggiori cause della deforestazione come conseguenza della continua crescita del consumo di carni, essa si usa per il 97% nei mangimi animali. Il Brasile è in vetta alla classifica per la coltivazione di soia e un quinto delle importazioni di soia dell’Ue proviene dalle zone boschive dell’Amazzonia e Cerrado. L’Italia è al terzo posto per importazioni di farina di soia e provoca una deforestazione pari a circa 16mila ettari l’anno. Non tutti sono a conoscenza dell’intrigata questione della bresaola che può provenire da allevamenti di zebù del Brasile ma viene presentata come italiana. In quanto alle importazioni di origine animale, l’Ue ne riceve il 60% dal Brasile e il 25% dall’Indonesia, ma questi prodotti destinati all’export sono connessi direttamente alla deforestazione.

    Anche il pellame usato per fabbricare scarpe ed accessori contribuisce alla perdita di biodiversità mondiale. Il Brasile esporta ben l’80% delle pelli bovine che produce e l’Ue ne acquista 80.500 tonnellate; la maggior parte di queste sono riconducibili a deforestazioni illegali. Per questo l’organizzazione raccomanda l’acquisto da filiere trasparenti oppure forest-friendly. “Dobbiamo fermare il processo di distruzione delle foreste più preziose: oggi il 40% della foresta pluviale amazzonica ha già raggiunto il punto di non ritorno a causa di incendi e tagli incontrollati. La nostra responsabilità come consumatori è enorme e il percorso della certificazione di prodotti di largo consumo, così come la riduzione di alimenti dentro i quali si nasconde la deforestazione, a partire dalla carne bovina e dalla soia per mangimi, sono l’unica strada percorribile - ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione di WWF Italia – Dentro al granellino di soia o al chicco di caffè si può celare un disastro ambientale. È bene prenderne coscienza subito, considerando che molte delle nostre malattie hanno origine dalla distruzione degli ecosistemi, in primis quelli forestali, e dalla gestione insostenibile delle risorse naturali”.

    Il Wwf ha messo in piedi la campagna #Together4Forests al fine di chiedere una normativa europea contro la deforestazione, si può semplicemente firmarla, per contribuire un minimo alla salvaguardia di aree preziose del Pianeta, a questo link https://www.wwf.it/togetherforforest/

    https://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/commodities_last.pdf

    A cura di Simone Riga

    In vista della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, domani, mercoledì 18 novembre alle ore 15.30, si terrà la presentazione dell’indagine “Gli italiani e la povertà educativa minorile nell’era Covid: vissuti, percezioni, bisogni emergenti dell’opinione pubblica”. La ricerca, realizzata dall’Istituto Demopolis, è stata promossa dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

    I risultati dell’indagine saranno presentati dal direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento. Ne discuteranno Carlo Borgomeo, Presidente di Con i Bambini; Stefano Buffagni, Presidente del Comitato di Indirizzo Strategico del Fondo; Francesco Profumo, Presidente di Acri; Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore.

    Sarà possibile seguire la presentazione in diretta streaming su www.conibambini.org

    Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. In quattro anni sono stati sostenuti 355 progetti in tutta Italia con oltre 280 milioni di euro, coinvolgendo direttamente più di 6.600 organizzazioni tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati e interessando quasi mezzo milioni di bambini e ragazzi in difficoltà.

    L’iniziativa pilota, realizzata in collaborazione con British American Tobacco Italia a Sorrento, ha registrato una riduzione del 69% dei mozziconi di sigaretta dispersi nell’ambiente e una diminuzione complessiva del 45% di altri piccoli rifiuti

     


    Cinquanta milioni nel 2021 per lo sport di base ed esonero contributivo nel 2021 e 2022 per i lavoratori sportivi sono due tra le novità contenute nella manovra che il Consiglio dei Ministri ha appena approvato per l’invio alle Camere.


    Il rapporto degli over 65 con la pandemia fotografato da una ricerca di Senior Italia FederAnziani. Le più grandi paure? Contagiare o essere contagiati dai propri cari e morire da soli. Ma il 72,4% ripone fiducia nelle scelte delle Istituzioni. TV e carta stampata le principali fonti per i comportamenti da adottare rispetto al Covid, e il 7,9% va a caccia di informazioni online

     


    Dall’inizio della pandemia, i bambini in America Latina e nei Caraibi in media hanno già perso un numero di giorni di scuola (174) in media superiore di quattro volte rispetto al resto del mondo.

     


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