Venerdì 7 maggio su RAI 2 alle 00,30 circa e domenica 9 maggio in replica alle 09.10 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma dedicato all'inclusione e alla solidarietà realizzato con RAIDUE e RAI PER IL SOCIALE.

    Paola Severini Melograni intervisterà Vincenzo Pugliese, presidente della cooperativa sociale Altereco protagonista del progetto "il fresco profumo della libertà".

    Il progetto, sostenuto dalla Fondazione con il Sud, ha l'obiettivo di potenziare le attività di agricoltura sociale in un terreno confiscato alla criminalità organizzata a Cerignola (Foggia), favorendo l'inclusione socio-lavorativa di sei persone in condizione di svantaggio.

    Racconteremo la "Casa di Toti" di Modica, nata dal sogno di Muni Sigona, mamma di Toti (un ragazzo autistico), che è riuscita a trasformare una dimora storica del settecento in una comunità per ragazzi speciali che lavoreranno nella gestione di un B&B etico. Ascolteremo anche Valentina Genitori D'Arrigo, psicologa e psicoterapeuta della struttura.

    Nella puntata ci sarà un servizio realizzato il 1 maggio a Cassina de’ Pecchi (Milano) in occasione dell’inaugurazione di PizzAut, la pizzeria in cui lavorano tanti ragazzi con autismo, alla quale ha partecipato il Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati.

    Per il cooking show inclusivo vi portiamo a Torino per conoscere i ragazzi che lavorano per la Cooperativa Sociale Raggio.

    Non mancheranno: la musica dei Ladri di Carrozzelle, Stefano Disegni con le sue vignette satiriche, Rebecca Zoe De Luca con le notizie dal mondo dell'adolescenza e il “prestigiattore” Andrea Paris.

     

    O Anche No è scritto da Paola Severini Melograni, Maurizio Gianotti e Giovanna Scatena con la regia di Davide Vavalà.

    Ecco gli Appuntamenti che il municipio I di Roma ha preparato per questo weekend. 
     
    Sabato 8 maggio alle 18.00 inauguriamo il Giardino di Largo Vittime del Terrorismo. Un momento importante per il nostro territorio, sul quale disseminiamo memoria. La città racconta, attraverso le pietre d'inciampo, le targhe, le steli. Questo giardino viene dedicato a tutte e tutti coloro che hanno perso la vita per mano del terrorismo.
     
    Domenica 9 maggio ricorre l'anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, trovato esamine in via Caetani. Era il maggio 1978. La memoria affiora dai muri e dalle strade e ci ricorda la nostra storia collettiva: abbiamo risistemato i marciapiedi sotto la targa marmorea dedicata a Moro e protetto l'area con fioriere. 
     
    Sempre domenica 9 maggio, alle ore 17.00, in via Lepanto inauguriamo la Panchina contro le mafie, dipinta da Simona Sarti nell'ambito del progetto "Io e l'altro" promosso dal Municipio Roma I Centro. Musica e riflessione accompagneranno questa inaugurazione, in un luogo già nutrito di memoria, dove abbiamo posto la targa a Stefano Cucchi e dove è stata inaugurata la panchina rossa contro la violenza sulle donne.
     
    Il Primo Municipio di Roma ci ricorda che a marzo è stata inaugurata la Casa del Municipio, in via Galilei 53, uno luogo al servizio della cittadinanza. A questo link trovate il regolamento e le informazioni utili per richiedere l'utilizzo degli spazi. Date un'occhiata! https://www.comune.roma.it/web/it/municipio-i-progetti.page?contentId=PRG774444 

    Sono 15 i progetti proposti da studenti genovesi, chiavaresi e torinesi al progetto "Green jobs" con Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo. Oltre 300 i ragazzi impegnati tra Piemonte e Genova.

    Dalla caccia al tesoro “ecologica” per scoprire Torino al macchinario che produce energia per la palestra, dai cestini smart per la raccolta dei rifiuti ai coloranti e fertilizzanti ricavati dagli scarti della produzione del vino, dai box con abiti usati recuperati alla app per raccogliere gli scarti dei prodotti invenduti.

    Sono 15 le mini-impese green piemontesi e genovesi che sono nate “in classe” con Green Jobs, iniziativa promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT in provincia di Torino e a Genova che ha coinvolto circa 300 giovani delle scuole secondarie di secondo grado in un percorso per promuovere lo sviluppo delle conoscenze legate alla sostenibilità ambientale e l’acquisizione delle competenze trasversali legate all’imprenditorialità e alle professioni della green economy. In particolare, i ragazzi che hanno partecipato frequentano le scuole secondarie di secondo grado di Torino, Nichelino, Genova e Chiavari.

    "Avrete tutti i vostri percorsi di vita e di studio e magari tra di voi potrebbe nascondersi un unicorno, come si dice delle migliori start up - dice Alberto Anfossi, segretario generale Fondazione Compagnia di San Paolo -. Ma anche se questo non dovesse succedere, questa capacità progettuale vi farà bene e farà bene alla vostra crescita e al futuro che è di tutti noi".

    "Le competenze oggi sono fondamentali, sia nello studio che per entrare nel mondo del lavoro - aggiunge Massimo Lapucci, segretario generale Fondazione CRT -. Soprattutto oggi che chi entra nel mondo del lavoro si troverà in pochi anni a svolgere mansioni che al momento non esistono nemmeno".

    Nato nel 2015 in Lombardia da Fondazione Cariplo, Green Jobs si è esteso a livello nazionale grazie al coinvolgimento di altre Fondazioni di origine bancaria aderenti alla Commissione Sviluppo Sostenibile di ACRI.

    Il percorso dei ragazzi

    I ragazzi di Green Jobs accompagnati da Junior Achievement Italia e da InVento Innovation Lab, hanno percorso tutte le tappe del progetto: dall’incontro di presentazione dell’iniziativa, all’hackaton “on life” con il lancio delle sfide ambientali coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la definizione della prima bozza del progetto, fino allo sviluppo del progetto stesso con l’approfondimento delle tematiche di sostenibilità ambientale ed economica e le costruzione di una struttura imprenditoriale.

    Green Jobs ha aiutato i ragazzi ad acquisire le soft skill sempre più richieste dal settore della green economy, come la capacità di lavorare in gruppo, di adottare un approccio multisettoriale per la risoluzione di problemi complessi e di sviluppare una comunicazione efficace.

    Premi per tutti dalle due fondazioni bancarie

    Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT hanno deciso di riconoscere alle scuole vincitrici e partecipanti un premio a fronte dell’impegno e della capacità di proporre soluzioni innovative e sostenibili coerenti con l’Agenda ONU 2030. Il premio potrà essere utilizzato per sostenere le attività didattiche e il consolidamento delle innovazioni nei processi di insegnamento e apprendimento.

     

    Fonte: Lavocedigenova.it

    GIOVANI2030.it è la nuova casa digitale messa a disposizione dal Ministro Fabiana Dadone per tutti i giovani, residenti in Italia tra i 14 e i 35 anni, che nasce con l’intento di fornire ai ragazzi un punto unico di accesso a tutte le informazioni utili per conoscere il presente e orientarsi verso il proprio futuro nell’ambito della formazione, del volontariato, del lavoro, delle iniziative internazionali e culturali. 

    Giovani2030 è un chiaro riferimento al programma di sviluppo sostenibile sottoscritto dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, per guidare il mondo sulla strada da percorrere nei prossimi 10 anni. 

    GIOVANI2030 rappresenta al tempo stesso una community per lo scambio di esperienze e informazioni e una porta di ingresso alle opportunità di progetti e iniziative, accolte in sezioni dedicate, che le istituzioni pubbliche, le università, gli enti del terzo settore e le associazioni mettono a disposizione di ragazze e ragazzi.

    Gli effetti della pandemia hanno accentuato le disuguaglianze e si sono amplificati sui giovani costringendoli a un isolamento che rischia di danneggiare seriamente il Paese, non solo in termini di coesione sociale, ma di depauperamento del capitale umano e di freno allo sviluppo e alla ripresa. Le difficoltà nell’orientamento scolastico e formativo, soprattutto verso le specializzazioni tecniche, il fenomeno NEET che torna nuovamente a crescere nel nostro Paese, la negativa dinamica occupazionale dei giovani, hanno contribuito a far accrescere la diffidenza delle nuove generazioni nelle istituzioni.

    “Queste sono solo alcune delle emergenze dei giovani” dichiara il Ministro Dadone “che ci hanno indotto ad individuare strumenti concreti ed efficaci per superare, da subito, i grandi ostacoli che quotidianamente le nostre ragazze e ragazzi sono costretti a gestire. La nostra più grande sfida? Convincere il giovane demotivato e sfiduciato ad attingere nuova energia navigando in GIOVANI2030 e ad appropriarsi della piattaforma, utilizzandola come un affidabile compagno di viaggio verso il futuro”.

    Tutti i contenuti del portale sono esposti in modo semplice e chiaro, utilizzando un linguaggio adatto al target “giovani”, garantendo al contempo autorevolezza nella comunicazione. Un linguaggio accuratamente studiato per accorciare le distanze tra le istituzioni e i giovani al fine di farli diventare essi stessi ambasciatori e promotori del progetto. 

    Tante le sezioni utili per acquisire indicazioni su agevolazioni e incentivi, percorsi di formazione, bandi, iniziative nazionali e internazionali nell’ambito dell’orientamento allo studio, al lavoro, all’impresa, al volontariato. Storie, articoli e rubriche per stimolare i giovani ad esplorare nuove opportunità che verranno costantemente aggiornate. 

    “Con il suo lancio, il Dipartimento per le politiche giovanili avvia un percorso che costantemente sarà arricchito di nuove e aggiornate informazioni” aggiunge il Ministro abbiamo deciso infatti di lanciare il nostro nuovo progetto proprio in coincidenza con la presentazione a Bruxelles del PNRR che contiene, fra le altre, fondamentali misure e opportunità per i giovani. Come emerso dalla consultazione pubblica “Next Generation You” svoltasi via web dall’8 al 18 aprile 2021, alla quale hanno partecipato oltre 15.000 giovani, che ringrazio, il 94% dei rispondenti ha considerato molto importante realizzare un focal point per i giovani per avere informazioni sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quanto emerso denota un forte fabbisogno informativo da parte dei giovani al quale rispondiamo attraverso GIOVANI2030 impegnandoci a monitorare e dare informazioni su tutti i progetti del Pnrr che possono avere un impatto positivo sulla loro vita”.

    Dagli esiti della consultazione pubblicati oggi sul Portale è evidenziato che l’attuazione delle politiche giovanili trova, un evidente ostacolo, non tanto nell’assenza di opportunità e agevolazioni, quanto nella difficoltà di accesso dei giovani alle relative informazioni, in un quadro amministrativo molto frammentato dalla compresenza di più livelli di governo. La scarsa reperibilità delle informazioni dipende oggi dalla varietà degli interventi, messi in campo sia a livello statale che regionale, gestiti da amministrazioni differenti, con la conseguenza che i giovani sono spesso disorientati e non conoscono il canale informativo al quale rivolgersi.

    “Utilizzeremo questa piattaforma – conclude il Ministro - per mantenere un dialogo costante con le migliaia di giovani che hanno risposto alla nostra consultazione sperando di riconquistare parte della loro fiducia e costruire assieme un percorso di crescita di cui il nostro Paese ha fortemente bisogno”.

    Far parte di questa community è semplice:  registrando il proprio profilo o accedendo con le proprie credenziali SPID, si resta in costante aggiornamento anche grazie alla newsletter che mensilmente rimanderà a tutte le nuove iniziative, storie e testimonianze che popoleranno questa innovativa casa digitale.
     

    Oggi presso Palazzo dei Marescialli, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei, ha assistito alla proiezione del docufilm sul giudice Rosario Livatino, che sarà beatificato ad Agrigento il prossimo 9 maggio. È presente il Presidente della Repubblica, Sergio MattarellaSignor Presidente della Repubblica, Signori Magistrati, Autorità. Di seguito condividiamo il saluto del cardinale Bassetti: 

    E' per me motivo di grande gioia essere presente qui a Roma in occasione della  presentazione del docufilm sulla vita di Rosario Livatino. Tra pochi giorni, domenica 9  maggio, il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina il 20 settembre 1990  verrà proclamato beato perché ucciso in “odio alla fede”. Una beatificazione che avviene,  come è noto, in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni  Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la  mafia colpevole di “calpestare il diritto santissimo di Dio” e di “uccidere” vite innocenti.  Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la  sua omelia: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. 

    Le parole che sono state pronunciate dai pontefici sulle organizzazioni malavitose sono  chiarissime. E a quelle di papa Wojtyla vorrei aggiungere le parole magisteriali di  Francesco che a Sibari, nel 2014, disse non solo che la malavita “è adorazione del male e  disprezzo del bene comune” ma che, soprattutto, quegli uomini che “vivono di malaffare  e di violenza” non sono in comunione con Dio e quindi “sono scomunicati”. 

    La malavita organizzata – la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda – non è quindi una  criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di  ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è  inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte  dell’anima delle persone. 

    Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che  sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del  diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una  presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino. Ho  letto alcune cronache dei giornali del 1990 che raccontano la morte del “giudice  ragazzino”. Egli viene definito come “un giovane e minuto magistrato di 38 anni” che da  “dieci anni faceva il suo dovere”: in definitiva era “un giudice incorruttibile”. 

    Rosario Livatino è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo  Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza  del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano  allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia. 

    Senza alcun dubbio, Rosario Livatino è stato un piccolo e giovane uomo ma, al tempo  stesso, è stato un gigante della verità. Un uomo che ha incarnato il Vangelo delle  Beatitudini perché egli aveva “fame e sete di giustizia”. 

    Livatino ci lascia dunque una preziosa eredità civile e un altrettanto importante eredità  spirituale. Il suo martirio parla alla Chiesa e all’Italia intera. Ma soprattutto parla alle  giovani generazioni: a coloro che non sono ancora compromessi e che possono, anzi,  devono resistere, con tutta l’energia e il coraggio della gioventù, alle false lusinghe  malavitose.  

    Vorrei riassumere l’eredità di Livatino con la stessa frase che ho utilizzato per ricordare  don Pino Puglisi: con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci  alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun  deprecabile inchino.

     

    Questo venerdì  Paola Severini Melograni intervista Agnese Pini, direttore della Nazione e Lorenzo Pancini Segretario Generale CGIL della Camera del Lavoro di Prato per parlare della sicurezza sul lavoro dopo il decesso di Luana, la ragazza di 22 anni schiacciata da un macchinario della fabbrica in cui lavorava.  La Sfida della solidarietà in onda  Venerdì  7 maggio, ore 20,  su Radio 1 RAI GR Parlamento.

    Luana aveva 22 anni e aveva un bambino. Voglio scrivere anche che era bella, pure se qualcuno storcerà il naso, già lo so: che c’entra che fosse bella? Nulla c’entra, nulla. Però è proprio così: Luana era davvero bella. 
    Aveva avuto un bambino a 17 anni, poi si era ritrovata presto sola, e alla fine aveva lasciato la scuola. Da qualche mese lavorava in una fabbrica tessile, a Prato. Sua madre oggi racconta che di quel lavoro era felice, Luana, perché la rendeva libera. Così ha detto: libera. 
    Ieri mattina il suo corpo è stato risucchiato dai rulli dell’orditoio a cui era addetta, e i vigili del fuoco per liberarla ci hanno messo due ore. 
    A casa di Luana, dove c’era sua madre col piccolo di 5 anni, sono andati due carabinieri: Signora, non sappiamo come dirglielo, sua figlia è morta.
    Ho scoperto ieri cosa sia un orditoio: è la macchina che crea la trama dei tessuti. I fili dell’ordito vengono sistemati ben tesi sui subbi, che sono grossi rulli di metallo, poi i subbi sono caricati sui telai. Luana è finita stritolata in quei subbi, a 22 anni.
    Adesso potrei ricordarvi dei giovani che perdono il lavoro, potrei parlarvi di quelli che probabilmente non lo troveranno mai, potrei snocciolarvi i soliti dati istat, che fanno impressione a leggerli perché parlano, numeri dopo numeri, percentuali dopo percentuali, di una generazione travolta dalla crisi economica prima, dal Covid poi. Una generazione perduta nella sostanziale indifferenza di un’intera classe politica, di un’intera classe dirigente. Da anni. Oggi, al posto dei soliti numeri che durano il tempo di un titolo su un giornale, c’è un viso e c’è un nome: Luana. 
     
    E allora, ve lo dico: non se ne può più di sentir crocifiggere i giovani, di vederli bersaglio di ogni critica del politicamente corretto. Li chiamano smidollati, sdraiati, ignoranti, fancazzisti. C’è un’intera letteratura, un’intera massa critica benpensante che punta il dito contro i ventenni e i trentenni, ritenendoli implicitamente responsabili della disoccupazione dilagante, della mancanza di opportunità, dell’assenza di prospettive. Ebbene: non è loro, la colpa. 
    Fatevene una ragione, una volta per tutte.
     
    Articolo di Agnese Pini direttore del quotidiano La Nazione

    "Sebbene con sistemi diversi applicati nelle varie Regioni, fino al 30 aprile siamo riusciti a vaccinare 2.966.763 soggetti fragili e caregiver". Lo ha detto il ministro per le Disabilità, Erika Stefani, spiegando che "di certo ci sono state problematiche attinenti ai sistemi informatici e alle prenotazioni con i codici di esenzione, ma le Regioni si sono date molto da fare per cercare di superare ogni volta le difficoltà".

    Fonte: tgcom24.

    Raccontare il secolo del Partito comunista italiano con rispetto ma senza sconti si può. Lo dimostra Il sogno di una Cosa, reportage in due puntate, trasmesso da Focus, canale tematico di Mediaset, la sera del 30 aprile e del primo maggio. Certo, non è da tutti perché quasi nessuno ha la profondità di sguardo, la densità di linguaggio e la capacità critica di Toni Capuozzo. Certi giornalisti non dovrebbero mai andare in pensione e, nella società liquida fluida smart, dovrebbero continuare a testimoniare un mestiere solido, concreto e, quando serve, faticoso.

    Da una citazione di Carlo Marx e dal titolo del primo romanzo di Pier Paolo Pasolini prende le mosse il road movie di Capuozzo, accompagnato dall’amico comunista ortodosso Vanni Della Lucia. L’appuntamento è alla sede della Falck di Sesto San Giovanni, teatro di storiche lotte operaie. Ma l’esordio è già una sorpresa, ovvero il pulmino Uaz di fabbricazione sovietica, design e filosofia spartanissimi, che accompagnerà la coppia nel viaggio attraverso luoghi e testimonianze fuori dall’ufficialità come fossero «briciole di Pollicino».

    Sulla tomba di Pasolini a Casarsa della Delizia se ne rievoca l’espulsione dal partito dopo la scoperta che si appartava con i ragazzini. Sulla piazza di Cavriago (Reggio Emilia) resiste un busto di Lenin e lo storico militante Rodolfo Curti ricorda quando, mandato dal partito, frequentò l’Istituto di marxismo leninismo a Mosca. A Genova, davanti al monumento in memoria di Guido Rossa, l’operaio del Pci ucciso da quelle che «l’Unità chiamava sedicenti Brigate rosse» mentre gli assassini «venivano dalle stesse letture e dalle stesse canzoni», Capuozzo sottolinea la ferita che s’incise profonda nella sinistra. Grazie alla collaborazione dello storico e documentarista Roberto Olla, si delinea il contesto internazionale - dall’invasione dell’Ungheria alla repressione cecoslovacca alla caduta del Muro di Berlino - nel quale i fatti italiani avvengono. Davanti a un’edicola nel quartiere Prati di Roma, regalata dal partito a un’ex partigiana, Della Lucia osserva che il giornalismo italiano «ha sempre fatto i conti» con il comunismo. «Luciano Fontana, attuale direttore del Corriere della Sera, viene dall’Unità», chiosa Capuozzo. Che in chiusura si chiede cosa sia rimasto di 100 anni di Pci: «Il protagonismo degli ultimi e un’idea alta di politica militante», ma anche «lo statalismo e la presunzione di essere la parte migliore d’Italia».

    Un reportage così andrebbe mostrato nei corsi di storia del Novecento o di giornalismo di scuole e università. Nell’attesa, intanto sarebbe bello vederlo in una rete generalista.

     

    La Verità, 4 maggio 2021

    Corso di formazione nell’ambito del Progetto “DAMMI LA MANO” – Percorsi di resilienza per bambini e bambine vittime di violenza assistita e per orfane e orfani di femminicidio, organizzato da Differenza Donna, ONG nata nel 1989 per prevenire, contrastare e far emergere la violenza maschile contro donne, bambine e bambini. Il progetto, sostenuto dal Dipartimento per le Politiche Familiari della Presidenza del Consiglio, è rivolto a Operatori/ci Servizi Sociali, Personale Forze dell’Ordine, Psicologi/ghe, Avvocati/e, Esponenti Magistratura, Operatrici Centri Antiviolenza e Case Rifugio, Giornalisti/e, con l’obiettivo di fornire strumenti di analisi socio-culturale, approfondimenti giuridico-istituzionali a livello nazionale e internazionale in tema di violenza assistita e di femminicidio, oltre a esaminare la pratica di accoglienza e di accompagnamento nella elaborazione del trauma dei minori, comparando le buone pratiche esistenti.


    È articolato in 10 Moduli con docenze frontali e con metodologia interattiva. Si svolgerà su piattaforma online.
    Il calendario del Corso è previsto per i mesi di maggio e giugno – ogni giovedì e venerdì h 14.30-18.30.

    Il rinnovato Museo di Dante a Ravenna è pronto ad aprire i battenti, nell’ambito delle celebrazioni del settimo centenario dalla morte, domenica 16 maggio. Con l’obiettivo di “consolidare la valorizzazione del culto di Dante con un allestimento contemporaneo e fruibile, che utilizza nuovi linguaggi per dare conto della Commedia e del lascito dantesco”. In via Alighieri a due passi dalla tomba, conta nove salela sala del tempo, quella del volto, la sala Montevideo, quella del culto, quella della fama e le tre sale della Divina Commedia. Si avrà la possibilità sia di “addentrarsi nell’immaginario dantesco con la forza dell’esperienza sensoriale” sia di “apprezzare gli oggetti storici” che dall’11 settembre 1921, quando l’allora Museo Dantesco fu inaugurato in occasione delle celebrazioni del sesto centenario, danno testimonianza di una vicenda che lega a sé personaggi e capolavori letterari. Il museo, sottolinea l’amministrazione comunale, si inserisce in una nuova lettura della zona dantesca, che con il recente restauro della tomba, la futura Casa Dante e altri interventi si configura come “parte centrale di un’operazione complessiva di valorizzazione e di innovazione nell’ambito delle celebrazioni del settimo centenario”.

    Preliminare al ripensamento dell’esistente Museo Dantesco è stata la progettazione di un impianto gestionale che mettesse a sistema le diverse competenze e vocazioni connesse al luogo. L’edificio è infatti di proprietà della Fondazione Cassa di risparmio di Ravenna e al suo interno hanno sede la Biblioteca e il Centro Dantesco dei frati minori francescani. Con la convenzione che disciplina il riallestimento e la definizione del modello di gestione del nuovo museo è stata sancita la condivisione istituzionale, superando la storica gestione ripartita per competenza per un allestimento che, ispirato alle moderne tecniche museali, restituisca la pluralità e l’universalità dell’opera dantesca e nel contempo la profonda relazione tra la città e il suo poeta. Come da protocolli anti Covid l’accesso è su prenotazione.

     

    Fonte: Agenzia Dire

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