Il prestigioso Premio Nonino, nato pionieristicamente nel 1975 per volontà di Giannola e Benito Nonino, per salvare gli antichi vitigni autoctoni friulani in via di estinzione e per la valorizzazione della civiltà contadina, ed assegnato alle più importanti personalità in ambito culturale, letterario ed enogastronomico, riuscendo spesso ad anticipare le scelte dei Nobel viene rinviata causa Covid a gennaio 2022. A darne notizia è la famiglia Nonino in un comunicato stampa.

    Il prossimo 30 gennaio, però, la famiglia brinderà in ‘spirito Nonino’, da remoto. Sui proprio canali web e social proporrà, alle 11.30, un video messaggio di saluto agli Amici del Premio. La Giuria, inoltre, si arricchisce di due nuovi membri: lo scrittore e filosofo Giorgio Agamben e la scrittrice ed architetto palestinese Suad Amiry. Ecco il comunicato della famiglia Nonino

    Vista l’emergenza sanitaria che impedisce incontri reali e concreti abbiamo pensato che una componente essenziale del Premio Nonino consiste proprio, anche e soprattutto, nell’in-contro reale tra giurati, premiati, ospiti da sempre così vivacemente appassionati di trovarsi insieme, di chiacchierare, di avvicinare concretamente gli autori e le personalità premiate per condividere i valori per cui è nato il Premio. Abbiamo perciò unanimemente deciso di posticipare l’evento a sabato 29 gennaio 2022 piuttosto che inevitabilmente impoverirlo nell’incontro virtuale on line, sempre impari all’in-contro reale e concreto e in particolare al Premio e al suo spirito. Siamo felici di annunciare che la Giuria del Premio si arricchisce di due nuovi membri: Suad Amiry architetto e scrittrice palestinese e Giorgio Agamben filosofo e scrittore.

    “Dovremmo essere più seri nel vivere il tempo, che non è mai solo il nostro tempo, il tempo delle  nostre urgenze private”. Partirà da questa premessa il dialogo del filosofo Silvano Petrosino con i  giovani dell’Arsenale della Pace del Sermig di Torino. Un confronto a tutto campo che muoverà i  passi dal libro di Petrosino “Lo scandalo dell’imprevedibile. Pensare l’epidemia” (Interlinea Ed.re).  Una riflessione di speranza perché, scrive l’autore citando La peste di Camus, la chiave è “restare,  accettare lo scandalo, cominciare a camminare nelle tenebre e tentare di fare il bene”.  

    Causa Covid, l’incontro si svolgerà on line e sarà trasmesso su tutti i canali social del Sermig e sul  sito www.sermig.org/diretta Silvano Petrosino sarà presente in collegamento video.    

    L’appuntamento è per martedì 26 gennaio, a partire dalle ore 18.45  

    Silvano Petrosino, filosofo internazionalmente noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e  Derrida, è professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove  insegna Teorie della Comunicazione e Antropologia religiosa e media.  

    L’Università del Dialogo è lo spazio di formazione permanente promosso dal Sermig, la realtà di  pace e solidarietà nata nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero. Obiettivo: riflettere sui  problemi del nostro tempo in una prospettiva di speranza. Inaugurata in Vaticano il 31 gennaio del  2004 da papa Giovanni Paolo II, negli ultimi anni l’Università del Dialogo ha accolto testimoni di  ogni orientamento, della cultura e dei media, dell’economia e della politica, della solidarietà e  dell’arte. Adulti con responsabilità particolari disposti a confrontarsi con i giovani, realizzando  anche in campo culturale quell’incontro tra generazioni che il Sermig considera indispensabile per  cambiare il mondo.  

    Il tema scelto per la sessione 2020/2021 è “Il mondo che verrà”.  

    In vista della Giornata della Memoria il signor Emanuele Filiberto di Savoia, che preferisce restare cittadino svizzero pur dicendo che si sente italiano, ha inviato una lettera alla comunità ebraica italiana per chiedere perdono a nome di tutta la sua famiglia, che lui definisce “la Real Casa di Savoia”, per le leggi razziali emanate nel 1938 dall’allora re d’Italia Vittorio Emanuele III, suo bisnonno. Nella lettera cita la persecuzione nazifascista contro gli ebrei, definiti giustamente “sacre vittime”, ma non c’è neppure un cenno a quella contro i rom e sinti. Nessun cenno alle loro sacre vittime. Eppure almeno 500 mila rom e sinti furono trucidati dai nazi-fascisti. In Italia i Savoia  hanno appoggiato la politica di discriminazione, di deportazione e di internamento dei fascisti non solo verso gli ebrei ma anche contro rom e sinti italiani, all'epoca sudditi del Regno d'Italia dei Savoia.
    Il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, è stato eletto come Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell'aberrazione nazi-fascista. Il problema è che nella Legge del Luglio del 2000 che istituisce in Italia questo importante avvenimento, il Samudaripen, il genocidio dei Rom e Sinti, non compare. È stato ed è tuttora escluso. Il Samudaripen non è riconosciuto ufficialmente. È una vergogna nazionale. Nei servizi giornalistici le vittime rom e sinte sono appena citate quando va bene e in ogni caso rappresentano una semplice appendice:" C'erano anche gli zingari". Il Samudaripen fu un genocidio specifico perpetuato contro un popolo inoffensivo per motivi razziali e non una semplice appendice.
    Il pratica il Samudaripen è stato ignorato e rimosso dalla storia. Nessun Capo di Stato o di Governo in Italia ha mai chiesto perdono ai concittadini italiani di etnia rom e sinta per ciò che la propria patria gli ha inflitto in epoca fascista. L’Italia con la legge n. 21 del 20 luglio 2000, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio, ha deciso l’ istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. I rom e sinti italiani non sono neppure nominati. Anzi, dal confronto tra l’articolo 1 e l’articolo 2 della legge, composta solo da tali due articoli, si direbbe che vengono proprio deliberatamente esclusi. L’articolo 1 parla infatti anche degli “italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte”, espressione che dovrebbe comprendere anche i cittadini italiani rom e sinti, ovunque in Italia rastrellati e deportati assieme agli ebrei. Ma l’articolo 2 parla di dar vita nel Giorno della Memoria a iniziative di vario tipo per ricordare “quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”: espressione quest’ultima che chiaramente esclude i cittadini italiani rom e sinti. 
    Alcune comunità ebraiche hanno ricevuto risarcimenti dalla Germania e da altri Paesi per gli orrori consumati contro di loro durante la seconda guerra mondiale. I rom e sinti, esclusi dal Processo di Norimberga per accusare i propri carnefici, non hanno ricevuto alcun tipo di risarcimento. Eppure sono stati depredati dei loro beni prima di essere mandati ai campi di sterminio quando non trucidati sul posto. Oro, gioielli, denaro contante, conti in banca, case, proprietà e tanto altro mai restituiti ai legittimi proprietari. Rom e sinti usati come cavie umane per esperimenti pseudo-scientifici, usati come schiavi nella macchina bellica, passati per le camere a gas e per i forni crematori nazisti. Eppure il Samudaripen (sterminio in lingua romanì e letteralmente "tutti uccisi"), termine noto solo agli specialisti, non compare nei documenti ufficiali che riconoscono la Giornata della Memoria che è e rimane mutilata, discriminante e offensiva verso le vittime rom e sinte massacrate per motivi razziali. Le vittime della ferocia nazi-fascista devono avere pari dignità e pari memoria. Peccato non sia ancora così a distanza di oltre 75 anni. Una Giornata della Memoria, visto dal punto di vista dei rom e sinti, che è ingiusta e monca poiché non li ricorda. Le vittime rom e sinte continuano ad essere discriminate nel giorno in cui dovrebbero essere commemorate. Questo è alquanto assurdo e disumano, non degno di un Paese civile e democratico e dovrebbe far profondamente riflettere...
     
    Satino Spinelli
     
     

    "Le religioni in ospedale. Integrare spiritualità e medicina nelle pratiche di cura" del 28 gennaio alle ore 16.00.

    Si tratta del secondo di una serie di eventi volti a far conoscere gli intenti e i risultati del progetto omonimo finanziato dalla Fondazione CRT. La ricerca mira ad avviare un progetto pilota di formazione degli operatori sanitari alle esigenze religiose e spirituali dei pazienti ospedalieri – con riferimento a Città della Salute e della Scienza di Torino – nell'ottica del crescente pluralismo religioso del territorio torinese. Con esso s'intende contribuire a promuovere il welfare di comunità in un'ottica di inclusione e di coesione. 

    Introduce e modera: Marina SOZZI (Centro Promozione Cure Palliative, Rete oncologica Piemonte e Valle d'Aosta)

    Intervengono: Guidalberto BORMOLINI (TuttoèVita) e Eugenia MALINVERNI (Luce per la Vita).

    Allestimento alla Soms di Racconigi, visitabile online dal 27 gennaio 2021

    Considerate se questa è una donna
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d'invern
    Primo Levi, Se questo è un uomo

    In occasione del Giorno della Memoria, Progetto Cantoregi, in collaborazione con Anpi Racconigi e Comune di Racconigi, firma l’allestimento scenico “Come rane d’inverno”, dedicato alle donne nella della Shoah, per non dimenticare la specificità del loro vissuto e il dolore patito in condizioni di privazioni estreme, in prigionie fatte di fame, freddo, percosse, umiliazioni, viaggi della morte con un capolinea chiamato lager.

    Allestito alla Soms di Racconigi, il lavoro scenico è visitabile online dal 27 gennaio 2021, grazie al video pubblicato sul sito web progettocantoregi.it e sulla pagina Facebook di Progetto Cantoregi e sul sito del Comune di Racconigi.

    Le toccanti e drammatiche testimonianze di donne, spesso ancora bambine o giovani ragazze, che sono state internate nei campi di concentramento, o di intellettuali, che hanno urlato e urlano contro gli orrori dell’Olocausto, scorrono sullo schermo della Soms, un grido silenzioso contro i soprusi dell’uomo sull’uomo.

    Si alternano, tra le altre, le parole di Anna Frank, Etty Hillesum, Edith Bruck, Liliana Segre, Hannah Arendt, Irène Némirovsky, Nelly Sachs, Gitta Sereny, Simone Weil, Elisa Springer, Joyce Lussu, Lidia Rolfi.

    In scena, tra il palco e la platea della Soms, si stagliano gli oggetti tristemente simbolici dell’inferno concetrazionario, che rappresentano gli effetti personali o domestici sottratti all’identità e alla dignità di tante donne: scarpe, indumenti, cappotti, sciarpe e foulard, libri, pettini, valigie, bambole, posate e anche capelli.

    «L’installazione “Come rane d’inverno” – spiega il presidente di Progetto Cantoregi Marco Pautasso – trae ispirazione dai versi della nota poesia di Primo Levi, ed è dedicato alle donne nella Shoah, alla condizione femminile all'interno dei lager, alla specificità del loro vissuto. Non c’è volontà di guardare la Shoah da una prospettiva di genere, perché non esiste una gerarchia nella sofferenza. Ma queste testimonianze hanno contribuito ad allargare e arricchire l'ambito della nostra riflessione, la visione e comprensione di quanto è accaduto, anche nelle sue atrocità più efferate».

    Il pallone della C “dedicato” a Gino Bartali

    Firenze, 23 gennaio 2021- La Lega Pro commemora la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, e lo fa, in particolare, ricordando Gino Bartali.

    È stato spedito un pallone alla famiglia Bartali a nome della stessa Lega e dei suoi club.

    “Il ricordo di Gino Bartali è vivo ed è parte integrante della storia del nostro Paese - spiega Francesco Ghirelli, Presidente Lega Pro-i suoi insegnamenti sono attuali così come i suoi valori legati allo sport, al confronto, al fair-play, al rispetto degli avversari, al cuore che metteva in ogni sfida.”

    La Lega Pro è il calcio dei valori ed è impegnata ogni giorno in iniziative legate al sociale con i suoi 59 club, che rappresentano 17 regioni italiane. In 15 mesi sono state realizzate 1.650 iniziative, di cui oltre 500 legate all’emergenza socio-sanitaria dettata dal COVID-19, che hanno visto impegnati club, dirigenti, allenatori, giocatori e tifosi.

    “Il Giorno della Memoria, data che ha un profondo significato - conclude Ghirelli-  la leghiamo anche al ricordo di Bartali e il dono del nostro pallone alla sua famiglia è il nostro ringraziamento, ma anche l'impegno continuo a declinare il calcio ai valori.”

    Università di Milano-Bicocca
    Mercoledì, 27 gennaio 2021, ore 10
    Evento in streaming

    L’azione partecipata dedicata alla Giornata della memoria è organizzata in collaborazione con l’Unione Nazionale Interpreti di Teatro e Audiovisivo.

    Tra gli ospiti della giornata, il ministro Gaetano Manfredi e gli attori Fabrizia Sacchi, Cristiana Capotondi, Marco Bonini, Edoardo Leo

    Racconto dopo racconto, storia dopo storia, continuare a essere portatori di memoria.
    Mercoledì 27 gennaio 2021, in occasione della Giornata della memoria, una pagina del sito dell’Università di Milano-Bicocca diventerà la piazza virtuale in cui artisti, studenti, docenti e cittadini daranno voce e volto ai testimoni dell’orrore della Shoah attraverso video, fumetti, disegni e canzoni.

    Performance d’eccezione, quelle degli attori Beatrice Aiello, Alessandro Anglani, Eleonora Belcamino, Mia Benedetta, Filippo Gattuso, Gennaro Lucci, Rodolfo Medina, Carlotta Natoli, Simonetta Solder Chiara Tomarelli. Attraverso delle pillole video, ognuno dei dieci artisti interpreterà una storia dando voce e volto ai testimoni dell'orrore della Shoah.

    Ad aprire l’incontro sarà la rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, seguiranno gli interventi del ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi e della delegata della rettrice alla Comunicazione, Maria Grazia Riva.

    Il confronto sul significato della ricorrenza celebrata il 27 gennaio di ogni anno entrerà nel vivo con gli interventi di Miriam Camerini, regista teatrale e studiosa di ebraismo e Davide Romano, editorialista de La Repubblica.

    Monica Guerra, docente di pedagogia generale e sociale dell’Ateneo presenterà l’azione partecipata che ha visto l’adesione di numerosi cittadini e scuole di ogni ordine e grado e che prosegue l’azione avviata lo scorso anno con il duo artistico Ravani&Urrazza. Si discuterà dell’importanza della conoscenza e della memoria per l’educazione della cittadinanza e per lo sviluppo di una coscienza condivisa che possa scongiurare il ripetersi di ogni forma di discriminazione.

    A discutere sul valore etico della memoria  inteso come strumento insopprimibile dell’essere umano  saranno  anche  attrici ed attori che ‘con la memoria’ - elemento centrale dei loro gesti performativi  - e ‘sulla memoria’  - intesa come serbatoio della storia e della cultura - lavorano ogni giorno: Fabrizia Sacchi, Cristiana Capotondi, Marco Bonini, Edoardo Leo di UNITA (Unione Nazionale Interpreti di Teatro e Audiovisivo), associazione che tutela i diritti e la dignità professionale di attrici e attori come categorie professionali e promuove iniziative di informazione e formazione per lo sviluppo del settore dello spettacolo.
    La giornata sarà anche l’occasione per presentare la collaborazione artistica nata tra UNITA e l’Ateneo milanese.

    Il volume di Giacomo Lampronti, Mio fratello Odoardo. Una biografia di Focherini (Edb, pagine 216, euro 17,50) disponibile anche in ebook, sarà presentato in diretta sui social delle Dehoniane il 26 gennaio alle ore 18. All’iniziativa, nata dalla collaborazione fra diocesi di Carpi, Fondazione Fossoli e Avvenire, saranno presenti: monsignor Erio Castellucci, vescovo di Modena-Nonantola e di Carpi, Pierluigi Castagnetti, presidente della Fondazione Fossoli, il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio e padre Pier Luigi Cabri, direttore di Edb. Qui sopra gli estratti della prefazione di Tarquinio e dell’introduzione dei curatori Peri e Manicardi. Il libro racconta in prima persona la vicenda di Lampronti, ebreo convertito al cattolicesimo, legata a quella dell’amico Focherini, nel periodo delle leggi razziali e della guerra. (Fonte Avvenire).

    Nei giorni scorsi un giovane ragazzo di 23 anni, ricoverato presso l'ospedale CTO della Città della Salute di Torino, per un gravissimo trauma facciale è stato sottoposto in urgenza ad un lungo intervento di ricostruzione con la stampa 3D. 

    Pianificare l’intervento di ricostruzione e la stampa additiva dei dispositivi da utilizzare in sala operatoria è stata una corsa contro il tempo. 

    Un laboratorio per sperimentare nuove metodiche chirurgiche con l’ausilio delle tecnologie 3D è attivo da due anni presso l'ospedale Molinette di Torino.

    Il laboratorio si trova all’interno del reparto di Chirurgia maxillo facciale e consente di ricreare un modello del paziente e tramite software dedicati progettare l’intervento chirurgico, in modo da ottenere soluzioni personalizzate per ogni paziente. Il laboratorio è dotato di una postazione per l’elaborazione virtuale 3D dei modelli anatomici, che poi verranno realizzati attraverso l’utilizzo di stampanti 3D presenti in reparto, per coadiuvare la pianificazione degli interventi chirurgici. Una sinergia di tecnologie ed esperienza clinica che ha permesso di sviluppare nuovi protocolli di diagnosi e cura di pazienti, con la possibilità di trasferire la pianificazione degli interventi in sala operatoria.

    Tuttavia, nonostante la presenza del laboratorio all’interno del reparto, la simulazione chirurgica e la stampa 3D in urgenza differita rimane una sfida soprattutto in termini di tempo.

    Appena le immagini TC sono state disponibili gli ingegneri del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, su indicazione dei chirurghi, hanno simulato al computer l’intervento cercando di ridare forma all’anatomia del volto fortemente compromessa dal trauma. Successivamente è stato stampato un modello 3D del volto ricostruito su cui i chirurghi hanno modellato placche di titanio personalizzate sul paziente da utilizzare in sala operatoria come guide per la ricostruzione.

    L’intervento chirurgico è stato effettuato dal dottor Pompeo Cassano dell’équipe di Chirurgia plastica e ricostruttiva del CTO (diretta dal dottor Fabrizio Malan) e dal dottor Emanuele Zavattero dell’équipe di Chirurgia maxillo facciale delle Molinette (diretta dal professor Guglielmo Ramieri), coadiuvati dall’anestesista dottor Sergio Levi del team di Anestesia e rianimazione (diretto dal dottor Maurizio Berardino).

    L’intervento preparato in 3D a tavolino ha consentito di ridurre i tempi operatori velocizzando i passaggi chirurgici e la soluzione dei possibili imprevisti.

    La pianificazione chirurgica virtuale, integrata con le tecnologie di stampa additiva, hanno consentito di svolgere, all’interno delle sale operatorie della Città della Salute di Torino già numerosi interventi di chirurgia ad alta complessità del volto in regime di elezione. Tuttavia questo caso rappresenta una delle prime applicazioni di utilizzo di questa tecnologia nella chirurgia traumatologica d’urgenza.



    AGCI Lazio, Confcooperative Lazio e Legacoop Lazio accolgono con particolare favore la notizia dell’approvazione, da parte dell’XI Commissione del Consiglio Regionale del Lazio, della Proposta di Legge (n.126 del 7 marzo 2019) in materia di Cooperative di Comunità.

    Un ringraziamento particolare va alla Consigliera Eleonora Mattia, Presidente della Commissione lavoro, che come prima firmataria si è resa disponibile ad un importante processo di confronto sui principali temi oggetto della PL. Fondamentale anche il supporto delle strutture nazionali di AGCI, Confcooperative e Legacoop, sui più complessi aspetti formali e normativi richiamati nella PL.

    Riconoscere e sostenere chi si prende cura del proprio territorio, ri-generando l’economia locale, mettendo in comune saperi e riscoprendo la dimensione sociale e mutualistica. Questo è l’obiettivo della Proposta di Legge, che mi vede prima firmataria, in materia di Cooperative di Comunità, approvata oggi in Commissione attività produttive - ha dichiarato in una nota Eleonora Mattia - Soprattutto in una Regione eterogenea come il Lazio, dove la grande metropoli romana convive con piccoli comuni e aree interne”.

    La norma disciplina il riconoscimento delle Cooperative di Comunità tramite l’istituzione di un apposito Albo regionale, che consentirà l’accesso ad agevolazioni ed opportunità garantite dalla Regione tra cui la concessione di aree e beni inutilizzati per finalità di interesse generale. 

    L’obiettivo principale della PL è quello di regolamentare questa nuova ed importante opportunità, in grado di combattere lo spopolamento delle aree interne e di rendere la cittadinanza protagonista di processi virtuosi di carattere sociale e culturale, tenendo già conto dei concomitanti sviluppi normativi a livello nazionale” - hanno commentato congiuntamente i Presidenti di AGCI Lazio, Marino Ianni, Confcooperative Lazio, Marco Marcocci, e Legacoop Lazio, Placido Putzolu.

    Sono previste ipotesi di raccordo con gli Enti Locali, soprattutto nell’attuazione delle politiche attive del lavoro, forme di sostegno finanziario per la costituzione e lo sviluppo delle Cooperative stesse, agevolazioni IRAP nel caso siano anche Cooperative sociali e incentivi all’occupazione, con un budget di 900mila euro per il triennio 2021-2023.

    La Cooperativa di Comunità è un modello di innovazione sociale in cui i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi; è un modello che crea sinergia e coesione in una comunità mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, Associazioni e Istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità.

    La Cooperativa di Comunità, per essere considerata tale, deve avere come esplicito obiettivo quello di produrre vantaggi a favore di una comunità, alla quale i soci promotori appartengono o che eleggono come propria. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la produzione di beni e servizi che incidano in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità stessa.

    Non contano dunque la tipologia della Cooperativa (di lavoro, di utenza, sociale, mista, ecc) o la tipologia delle attività svolte, quanto piuttosto la finalità di valorizzare la comunità di riferimento.

    Page 1 of 3268

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.