Proponiamo l'articolo uscito su https://www.artefair.it/ dove si racconta un po' il percorso e gli obbietivi raggiunti dai nostri Ladri di Carrozzelle

    Ladri di carrozzelle, la storica band che trova nell’autoironia la forza  di andare avanti nel diventare veri professionisti

    Tutto ha inizio nell’estate 1989 in un villaggio turistico, nei pressi di Diamante nel cosentino. Un gruppo di giovani con particolari difficoltà d’agilità motorie, ma molto allegri, positivi, dinamici e soprattutto ironici scoprono di avere una gran passione in comune: l’amore per la musica. Da qui, un sogno, quello di fondare una rock band. Finite le vacanze, nel rientrare a Roma, il sogno inizia a concretizzarsi ed a prendere forma. In breve tempo danno vita al gruppo musicale ‘La banda del buco’ che per svariati motivi durerà solo un paio d’anni.

    Ma il sogno è troppo bello, ed è animato da tanto amore per la vita e per la musica, che non può rimanere chiuso in un cassetto. Ed allora è proprio Paolo Falessi uno dei creatori che si rimbocca le maniche, con l’intento e il desiderio di voler ricominciare tutto da capo, e decide di riunire tutti i ragazzi della vecchia band, inserendone anche di nuovi. Tutti insieme e di comune accordo, decisero di formare un gruppo che andasse controcorrente e per tener fede a questo loro intento, iniziarono dal nome. L’idea venne a Piero, il quale, pensando a Paolo Belli, ironizzando disse: “Chiamiamolo ladri di carrozzelle, anche perché delle biciclette che ce ne facciamo?”.

    Credo sia stata questa loro grande autoironia a donare al gruppo la forza di non abbattersi, soprattutto nei momenti bui e di massimo sconforto, come può essere soprattutto la perdita di un loro compagno o collaboratore per patologie gravi o pericolose, come la distrofia muscolare. Difatti con il progredire della malattia, purtroppo tante volte sono stati necessari dei nuovi inserimenti, e in seguito gli avvicendamenti sono stati costanti. Proprio per questo non esiste una formazione stabile della band, i musicisti che hanno partecipato al progetto nel corso degli anni sono stati una cinquantina.

    La formazione della band cambia continuamente anche a seconda della situazione in cui i “Ladri di carrozzelle” sono impegnati. Va da un minimo di 5 ad un massimo di 15 musicisti, anche in base all’attività a cui è richiesta la loro partecipazione, che principalmente si nutre di concerti, ma ci sono anche convegni e dibattiti nelle scuole, per promuovere riflessioni sulla diversità, sul vivere la disabilità, sulla pace, sulla musica e sul potere della musica.

    Diversi, diversi da chi? Il cuore nel petto batte per tutti allo stesso modo. Continuando il sogno, ricordiamo il 1° maggio del 1995, giorno in cui salirono per la prima volta sul palco. L’emozione fu tanta, anche perché la piazza era piena e dopo il primo brano, nel sentire gli applausi e il calore del pubblico, non riuscivano neanche a parlare. La felicità era qualcosa di indescrivibile e di inarrestabile, che non si poteva non vedere nei loro occhi.

    Fu il loro coraggio e desiderio di voler diventare dei veri professionisti – racconta Falessi, in una delle sue interviste – che li ha condotti a raggiungere mete che non credevamo mai di poter raggiungere.

    Da quella splendida esperienza, non mollarono più. Anzi, credono sempre più in se stessi, producono sette album e sei singoli e partecipano a svariati programmi televisivi come Telethon. Non lavorano solo per sé, ma molto del ricavato dei loro concerti lo donano per la realizzazione di una casa famiglia per chi, con la perdita dei propri familiari, non può autogestirsi.

    Una strada sempre in salita, che li ha portati anche a partecipare nel 2017 come ospiti d’onore al Festival di Sanremo con la canzone ‘Stravedo per la vita’. Testo scritto da Paolo Falessi e dedicata a un loro componente – Piero Petrullo – che purtroppo decide di togliersi la vita. “I ladri sono l’espressione di un vasto piano la cui attività principale è quella concertistica, ma si estende e confina in attività collaterali, rientranti in un unico, ambizioso progetto: la diffusione di un’immagine nuova e insolita delle diverse abilità, attraverso la musica.”

    Venerdì 15 Gennaio, ORE 20, RADIO 1 RAI GR PARLAMENTO
     
    Ospiti di Paola Severini Melograni, Antonella Bellutti, former pistard, ciclista su strada e bobbista italiana e Valentina Battistini, Responsabile Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della Figc.  
    La due volte campionessa olimpica è la prima candidata donna alla Presidenza del Coni e con l'aiuto di Valentina Battistini, appena eletta a consigliere della LND Lombardia, andiamo a conoscere il suo programma con il quale affronterà le elezioni del maggio prossimo. 

    Il Festival del cinema europeo, chiusosi il 10 gennaio e titolato per l’occasione ‘Festival sotto l’albero’, ha organizzato un incontro online per riflettere sulle possibilità del 2021 per il cinema e le sale, in presenza di addetti ai lavori da ogni parte del settore. Ospite illustre Carlo Verdone, che ha commentato: “Gli autori devono portare avanti il lavoro ed essere pronti appena tutto sarà in ripresa, con le serie, con i film. Non temo che il pubblico dimentichi la sala, perché c’è ancora voglia di aggregazione e di stare insieme. E’ un rituale e il cinema manca a tutti, anche a chi va poche volte all’anno. Questo momento non durerà in eterno. Certo, con l’arrivo del Covid ci sono tensioni e un clima costante di totale pericolo, e questo potrebbe togliere scioltezza e leggerezza agli attori, che per la commedia può essere un problema. Se tutti ci comportiamo bene non c’è motivo di avere paura. Anche se ho un film che non può uscire, e aspetteremo che si possa farlo uscire in sala, sono andato avanti con la scrittura, anche con la serie televisiva autobiografica Vita da Carlo, poi ci sarà un altro film di cui sto scrivendo un soggetto. Ma il cinema in sala non lo abbandonerò mai, è il mio lavoro e la mia sfida. Serve ancora uno sforzo ma alla fine ce la faremo".

    La kermesse ha raccolto e reso visibili online i film vincitori e il meglio dei cortometraggi delle trascorse edizioni. Tra gli altri relatori, Alberto La Monica, Direttore del Festival del Cinema Europeo, Laura Delli Colli, Presidente Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, Francesca Cima, Presidente Sezione Produttori Cinematografici ANICA, Luigi Lonigro, Presidente Sezione Distributori Cinematografici ANICA, Mario Lorini, Presidente Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici, Stefano Francia di Celle, Direttore Torino Film Festival, Chiara Omero, Presidente Associazione Festival di Cinema Italiani.

    Cima e Delli Colli hanno sottolineato come nel 2019 in realtà vi fosse stato un aumento del pubblico in sala. Segnali di speranza: “Come produttori vogliamo affermare che cinema e serie devono convivere: la buona serialità vive del continuo scambio creativo artistico e di maestranze che provengono dal cinema. I due linguaggi differenti si uniscono, si mescolano”, ha spiegato Cima.

    Tra gli argomenti clou il ruolo dello Stato a livello di sostegni e quello degli esercenti, dato che i presidi chiusi sono oltre 1300. Secondo Lorini, che conferma fortemente quanto le sale anzi in quanto luogo di aggregazione si ripopoleranno senza problemi, l’idea di dare una nuova natura agli esercenti: L’obiettivo è preservare tutte le sale: bisogna analizzare i casi, comprendere gli interventi opportuni per sostenerli cercando i fondi disponibili che siano regionali, europei. Bisogna vagliare tutte le possibilità e le opportunità per difendere questi luoghi, guardando anche alla polifunzionalità: una natura che può dare respiro a questi luoghi che sono prima di tutto luoghi pubblici e fanno parte del nostro quotidiano. L’esercente deve essere il primo a valorizzare il momento dell’uscita di un film".

    Buona la scoperta per i festival che hanno scelto la forma ibrida o quella online.

    Secondo Omero è  proprio da questa scoperta che bisognerà ripartire: “Questo pubblico dovrà essere valorizzato e avere l’opportunità di continuare a seguire i festival. La tecnologia che all’inizio si temeva ha dato una seconda vita soprattutto ai piccoli festival, creando una rete di contatti in realtà ancora più vicina”. Il settore, insomma, è ancora vivo e pronto a ripartire appena possibile.

    In occasione del Giorno della Memoria, la Fondazione Valenzi promuove per il mese di gennaio un ciclo di incontri in streaming sui temi della Shoah e del razzismo contemporaneo

     La Fondazione Valenzi, l’istituzione internazionale dedicata a Maurizio Valenzi, parlamentare italiano ed europeo e sindaco a Napoli dal 1975 al 1983, è attiva in partnership con diverse scuole nel progetto #CriticaMente per guidare i giovani a riflettere in maniera critica e costruttiva su tematiche come la xenofobia, il razzismo e l'antisemitismo e imparare a riconoscere e combattere attraverso percorsi didattici ogni propaganda d'odio, soprattutto sui social media. 

    Nel mese di gennaio, la Fondazione pubblicherà, il mercoledì e venerdì alle ore 12 sui propri canali social, dei video di approfondimento su temi storici: Lucia Valenzi e un giovane studente, Jacopo Solima, si confronteranno sul tema della Shoah partendo da domande cui spesso si pensa soltanto, come "Chi sono gli ebrei?" o "Perché la Shoah?". L'iniziativa terminerà il 27 gennaio con due appuntamenti speciali: un confronto tra giovani che racconteranno esperienze dirette e riflessioni sul razzismo contemporaneo e a seguire l'incontro tra Lucia Valenzi e Nico Pirozzi, giornalista e ideatore del progetto "Memoriae". 

    L'iniziativa è stata realizzata con il team di supporto: Antonietta Panico, Jacopo Solima, Gabriella Diozzi

    Un terzo della popolazione del Madagascar meridionale faticherà ad avere cibo sufficiente a causa della combinazione di tre anni consecutivi di siccità e della grave recessione dovuta alla pandemia di Covid-19. I tassi di malnutrizione grave continuano a crescere rapidamente e molti bambini sono costretti a chiedere l’elemosina per aiutare le famiglie a nutrirsi. E’ necessaria una azione urgente per evitare una crisi umanitaria.

    Con la siccità che continua nel 2021 e l’ultimo raccolto che ha dato pochi frutti, le comunità sono stanche e posseggono poche risorse su cui contare; molti hanno dovuto abbandonare le proprie case in cerca di cibo e di lavoro. Circa 1,35 milioni di persone vivono nell’insicurezza alimentare, il 35 per cento del totale della popolazione della regione. Si tratta di quasi il doppio di quanto registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

    La pandemia di Covid-19 si è aggiunta alle difficoltà, prosciugando la disponibilità di lavori stagionali su cui molte famiglie dipendevano per la stagione di magra, il cui picco è tra gennaio e aprile.

    “Per sopravvivere, le famiglie mangiano i frutti del tamarindo mischiati all’argilla”, spiega Moumini Ouedraogo, Rappresentante del WFP in Madagascar. “Non è possibile avere un altro anno come questo. Senza pioggia e con un magro raccolto, le persone rischiano di morire di fame. Nessuno dovrebbe vivere in queste condizioni”.

    I bambini sono i più colpiti dalla crisi alimentare e molti di loro hanno abbandonato la scuola e chiedono cibo in strada. Secondo una verifica del WFP ad Amboasary, nell’ottobre dello scorso anno, tre bambini su quattro non vanno a scuola, il motivo principale rappresentato dal bisogno di aiutare i genitori a trovare cibo.

    Nelle tre regioni maggiormente colpite (Androy, Anôsy e Atsimo Andrefana), la prevalenza della Malnutrizione Acuta Globale (GAM) nei bambini al di sotto dei cinque anni è del 10,7 per cento. Si tratta del secondo tasso più alto di tutta l’Africa australe e orientale. Le proiezioni più recenti indicano in oltre 135.000 il numero di bambini che potrebbero soffrire di malnutrizione acuta, inclusi 27.000 di loro in un stato di malnutrizione grave.

    Il WFP fornisce al momento assistenza alimentare a quasi mezzo milione di persone che soffrono di grave insicurezza alimentare nei nove distretti più colpiti del sud del paese. In considerazione della rapidità con cui la situazione si aggrava, entro giugno 2021 il WFP prevede di potenziare la sua assistenza per raggiungere circa 900.000 tra le persone più vulnerabili. Tuttavia, l’assistenza alle famiglie in difficoltà sarà necessaria ben oltre l’attuale stagione di magra.

    Il WFP ha urgentemente bisogno di 35 milioni di dollari per i programmi di distribuzione di cibo salvavita e contante oltre alle cure per la malnutrizione, inclusi anche l’alimentazione scolastica di emergenza per 150.000 bambini così che possano rimanere a scuola e costruirsi un futuro più sicuro.

    Si è spento a Rancio di Lecco all’età di 93 anni  l'8 Gennaio. Il suo incontro con Madre Teresa di Calcutta, nel nome di Cristo.

    Non era di certo una celebrità. Eppure il mondo della solidarietà in Italia gli deve molto: padre Mario Meda mancato a 93 anni il 9 gennaio scorso nella casa dei missionari anziani a Rancio di Lecco aveva 'inventato' il sostegno a distanza,l’iniziativa di solidarietà che da tanti anni il PIME promuove in favore dei bambini, ma anche dei giovani, dei disabili e dei seminaristi, nelle sue missioni in tutto il mondo.

    Era stato infatti proprio padre Meda dalla Birmania, dove era missionario, a lanciare nel 1958 l’idea allora del tutto inedita, di affidare a una famiglia di benefattori lontani l’aiuto di un singolo bambino in un Paese straniero, con una sorta di «adozione» appunto a distanza. Padre Mario – nato a Desio (Mi) nel 1927, ordinato sacerdote dal cardinale Schuster nel 1954 – era arrivato a Kengtung quell'anno, nell'attuale Myanmar. Le prime famiglie coinvolte nel progetto  inizialmente furono americane, attraverso il Centro missionario PIME di Detroit.Quando poi nel 1966 – come tutti gli altri missionari del PIME – dovette subire la sorte amara dell’esilio imposto dal governo dei militari a tutti i religiosi stranieri entrati nel Paese dopo l’indipendenza, l’idea del sostegno a distanza andò avanti dal nuovo Centro di animazione missionaria che nel frattempo il PIME aveva aperto a Milano e a cui padre Meda venne inviato.

    In forma strutturata partì dunque nel 1969 e fece da apripista in Italia a tanti altri enti e associazioni che ancora oggi adottano questa forma estremamente popolare di aiuto allo sviluppo. In un’epoca in cui non esistevano gli strumenti informatici di oggi per gestire i database, da Milano padre Meda insieme al confratello padre Mauro Mezzadonna (anche lui scomparso due anni fa) arrivarono con le loro schedine cartacee a mettere in relazione anche 17.000 donatori con una bambina o un bambino segnalato dalle missioni del PIME di tutto il mondo. «Adozioni d’amore a distanza» le chiamavano allora. Ed è un impegno per il quale nel 2004 padre Mario Meda fu anche ufficialmente insignito del’Ambrogino d’Oro, la massima onorificenza a MIlano, che gli fu consegnata dall’allora sindaco Gabriele Albertini. E la sua esprienza concreta di fraternità  al Centro missionario PIME di via Monterosa continua tuttora.

    Vi proponiamo il libro illustrato di Daniele Nicastro  "La giornata contro le mafie", Edizione EL. 

     Il 21 marzo non è solo il primo giorno di primavera. È anche la giornata contro le mafie. Filippo e i suoi amici ne scoprono il significato quando, davanti a un capannone, leggono su uno striscione: «Bene confiscato alla mafia».

    Su Avvenire un articolo a firma Francesco Riccardi sul libro "Bruno Trentin e l'eclisse della sinistra", di Castelvecchio editore. "Nel profetico sguardo di intellettuale sui tradimenti del pensiero progressista si individuano terreni fecondi di incontro col mondo cattolico", ha scritto Riccardi.

    Bruno Trentin ha riempito giorno dopo giorno – dal 1977 al 2006 – il diario della sua vita. I suoi quaderni non sono solo appunti per lavori futuri. Sono per stile e contenuto un’opera a sé e in sé compiuta, all’interno della quale l’autore riporta con cura il resoconto delle proprie vicende politiche, coi suoi dubbi più che con le sue certezze, e insieme le sue letture. Nel giugno 1994 Bruno lascia la direzione della Confederazione. Quelli che vanno dall’uscita dalla Cgil alla morte saranno per lui anni di grande elaborazione politica e culturale, culminata nella sua opera più impegnata dal punto di vista teorico, La città del lavoro, di cui i diari testimoniano le fasi sofferte della stesura. In questo volume, arricchito da una importante appendice documentaria, le parti dei diari ancora inedite che si è deciso di rendere pubbliche hanno come tema principale due filoni importanti di riflessione su Giuseppe Di Vittorio e il concetto di sindacato come soggetto politico, con la sua capacità di autonomia nutrita di progettualità.

    Di seguito il link per il podcast di Bruno Trentin con Andrea Ranieri e Ilaria Romeo su Radio rai GR Parlamento: 

    http://www.grparlamento.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-a08e4c2b-f6df-4c17-92da-beba56be5649.html

    “La conferma di Mariella Enoc a presidente del Consiglio di Amministrazione  dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per i prossimi 3 anni è una gran bella notizia.  In Mariella ho sempre trovato piena disponibilità ad ascoltare le necessità di bambine,  bambini e adolescenti e a dare loro immediate ed efficaci risposte”.

    È quanto dichiara in una nota la Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa.

    “Mariella Enoc ha sempre dimostrato grande disponibilità al tema della solidarietà e  dell’assistenza, senza distinzione di razza o censo, proprio come ci insegnano la nostra  Carta Costituzionale e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e  dell’adolescenza” – aggiunge Zampa, che conclude: “Buon lavoro, dunque, cara  Mariella, in questi tempi molto complessi e con sfide ancora più difficili da affrontare  insieme”.

    Molti si staranno interrogando sul perché gang di giovani scatenati si riversano in massa, nelle strade e nei parchi, per scontrarsi tra loro, senza alcun rispetto per le regole imposte dal lockdown che vietano ogni assembramento. Per scagliarsi con violenza gli uni contro gli altri, in nome dell’appartenenza a clan rivali. Forse, però, osservando le matrici di simili comportamenti, si potrebbe dire che, antropologicamente e simbolicamente, quei giovani stanno “mettendo in scena” quel che fornisce loro il mondo, quale esempio di comportamenti disfunzionali, violenti, trasgressivi.

    Prigionieri in casa - come lo sono in tanti, troppi casi,i popoli della terra - in ragione dell’irresponsabilità di chi li governa, quei ragazzi arrabbiati, disperati, delusi dalla ricerca, per loro vana, di guide autorevoli alle quali fare riferimento per accettare ed osservare leggi e regole del cuore e della mente, hanno scelto, nell’incertezza, nel vuoto creato da queste assenze, di regredire a forme primordiali ed irresponsabili di scontro. E di ricercare, proprio nello scontro tra loro, quale sfida, quale prova, quale occasione di “scaricare” le tensioni da cui sono dominati, di uscire allo scoperto col rischio di alimentare i contagi.

    Per ammonire, con i loro comportamenti da giovani “replicanti del male”, formati dal web e da criminali serie gomorristiche alla Gangs of London, quelle masse di adulti, altrettanto disperate, furiose, deluse che oggi, sentendosi alla fine delle loro risorse, scendono in piazza, in preda all’angoscia di morte. Angoscia da virus, da paura del futuro, da frustrazione ideologica, economica, consumistica, culturale, sociale, virtuale. E, ancora, per agire una illegale, improduttiva, distruttiva protesta necessaria a combattere i fantasmi delle loro paure, della loro impotenza, del loro disorientamento. E quel tipo di protesta va – la storia ce lo insegna! - alla ricerca di chi può accoglierla, adottandone, come peraltro è avvenuto negli Stati Uniti, un capo o dei capi , capaci di interpretarne la paranoica, narcisistica follia che non tiene in alcun conto il valore di agire legalmente insieme.

    Così, l’avvertimento è chiaro per chi, per sapienza e coscienza, si prepara a combattere il Covid-20 del malessere psicologico e del contagio emotivo che non soltanto ne sono alla radice ma che, in un mondo socialmente affetto da una pandemia ben più grave del Covid-19, oggi è alle prese con la responsabile, collettiva, competente, decisione di cambiare definitivamente rotta. Senza arrendersi, prima, agli incontrollati e incontrollabili “portatori di valigette nucleari”.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

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