Giorno della Memoria 2021. Il 27 gennaio è una data fondamentale nel calendario civile e da sempre rappresenta per il Polo del ‘900 e per i suoi Enti partner un momento importante per affermare il proprio ruolo di presidio civile e la propria funzione di centro culturale al servizio della cittadinanza.

    Programma per il Giorno della Memoria 2021:

    Lunedì 18 gennaio, ore 18.00 | Online sul canale YouTube del Centro studi Piero Gobetti
    La memoria rende liberi. Omaggio a Liliana Segre. Reading a cura di Mariachiara Borsa e Pietro Polito a partire dal volume La memoria rende liberi. La vita spezzata di una bambina nella Shoah, a cura di Enrico Mentana

    Mercoledì 20 gennaio | Online sui siti del Museo diffuso della Resistenza e del Consiglio Regionale del Piemonte
    Che cosa sono le Pietre d’inciampo? Una clip video per raccontare l’idea progettuale della forma di arte pubblica realizzata dall’artista tedesco Gunter Demnig, i suoi sviluppi nel panorama continentale, il progetto torinese e il parallelo progetto didattico che vede ogni anno la partecipazione degli studenti di alcuni istituti scolastici torinesi.

    Lunedì 25 gennaio, ore 10.00 | Online su Streen.org
    Cineteca della Deportazione. L’Ancr propone la visione di un cortometraggio Brundibár – Il teatro per la libertà  (Premio Filmare la storia 17) realizzato dalla classe V A dell’ IPSSAR “G. Marchitelli” di Villa Santa Maria (CH) Abruzzo, (2019, 13’01”) e del film documentario Theresienstadt, la città che Hitler regalò agli ebrei, a cura di Michele Bongiorno con la regia di Jan Ronca (2004, dur. 50’). Consigliato per le scuole secondarie di primo e secondo grado. Proiezione online gratuita con prenotazione obbligatoria – info e prenotazioni: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 4380111

    Martedì 26 gennaio, ore 9.00 e 11.30 | Online
    Il Giorno della Memoria tra cinema e storia. Il percorso didattico, riservato alle scuole primarie, prevede un Laboratorio Sulle Pietre D’inciampo (in modalità DDI su prenotazione) a cura del Museo Diffuso della Resistenza, e la proiezione gratuita in streaming del film Il Grande Dittatore a cura del Museo del Cinema. Costo laboratorio sulle pietre d’inciampo a cura del Museo della Resistenza: € 60 a classe. Info e prenotazioni: Museo del Cinema This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 8138516. Museo della Resistenza This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 01101120788

    Martedì 26 gennaio, ore 10.00 | Online su Streen.org
    Cineteca della Deportazione. L’Ancr propone la visione del film Austerlizt di Sergei Loznitsa (Germania 2016, dur. 93’). Consigliato per le scuole secondarie di primo e secondo grado. Proiezione online gratuita con prenotazione obbligatoria – info e prenotazioni: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 4380111

    Martedì 26 gennaio , ore 18.00 | Online
    Dai campi di calcio ad Auschwitz. Presentazione del volume di Gianni Cerutti, L’allenatore ad Auschwitz. Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager, nell’ambito del progetto integrato Sfide sconfinate.  A cura di Istoreto e Unione Culturale

    Mercoledì 27 gennaio, ore 9.00  e 12.15 | Online
    Il Giorno della Memoria tra cinema e storia. Il percorso didattico, riservato alle scuole secondarie di II grado, prevede un Laboratorio Sulle Pietre D’inciampo (in modalità DDI su prenotazione) a cura del Museo Diffuso della Resistenza, e la proiezione gratuita in streaming del film Il Grande Dittatore a cura del Museo del Cinema. Costo laboratorio sulle pietre d’inciampo a cura del Museo della Resistenza: € 60 a classe. Info e prenotazioni: Museo del Cinema This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 8138516
    Museo della Resistenza This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 01101120788

    Mercoledì 27 gennaio,  dalle ore 9.30 | partenza da Corso Vercelli 121- via Bava 43 –via Parma 24 – via Campana 19 – corso Matteotti 53 – via Cibrario 104 – corso Regina Margherita 128 (posa pubblica intorno alle ore 15.00)
    Posa delle Pietre d’inciampo 2021.  Quest’anno, per la prima volta dal 2015, non sarà presente Gunter Demnig per installare gli Stolpersteine a causa delle limitazioni legate alla pandemia. Le Pietre verranno posate nella città di Torino proprio nel Giorno della Memoria grazie alla collaborazione della squadra tecnica del Comune. Se la normativa lo permetterà, saranno presenti i richiedenti delle installazioni, una delegazione di studenti per ogni classe partecipante al progetto omonimo e le Autorità per la posa pubblica. Alle pose pubbliche possono partecipare i cittadini e gli studenti previo rispetto delle norme di distanziamento sociale in vigore e dell’utilizzo dei DPI.
    Info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 01120783

    Mercoledì 27 gennaio, ore 10.00 | Online su Streen.org
    Cineteca della Deportazione. L’Ancr propone la visione di un cortometraggio #AnneFrank – Vite parallele di Sabina Fedeli e Anna Migotto. Consigliato per le scuole secondarie di primo e secondo grado. Proiezione online gratuita con prenotazione obbligatoria – info e prenotazioni: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 4380111

    Mercoledì 27 gennaio, ore 18.00 | Diretta web radio dal Fondo Tullio De Mauro su Tradi Radio
    Adotta un negazionista (parte 1). L’incontro ha come protagonisti i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori che sono invitati, assieme ai loro professori, partendo dalla riflessione storica, a indagare sul significato della parola negazionismo oggi, a prendersene cura e a ridarle il suo significato originario e riflettere sulla pericolosità di questa ideologia.  A cura della Rete Italiana di Cultura Popolare in collaborazione con Fondo Tullio De Mauro, IIS Aalto Sella Lagrange, IIS Bosso Monti e Liceo Einstein. Info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    Mercoledì 27 gennaio | Online sui canali del Polo del ‘900
    Podcast per il Giorno della Memoria per ripercorrere le vicende della persecuzione degli ebrei italiani, dalle leggi razziali al 1945 attraverso letture, musiche ed interventi autoriali a partire dal libro di Rosetta Loy, La parola ebreo.

    Mercoledì 28 gennaio, ore 9.00  e 11.30 | Online
    Il Giorno della Memoria tra cinema e storia. Il percorso didattico, riservato alle scuole secondarie di I grado, prevede un Laboratorio Sulle Pietre D’inciampo (in modalità DDI su prenotazione) a cura del Museo Diffuso della Resistenza, e la proiezione gratuita in streaming del film Il Grande Dittatore a cura del Museo del Cinema. Costo laboratorio sulle pietre d’inciampo a cura del Museo della Resistenza: € 60 a classe. Info e prenotazioni: Museo del Cinema This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 011 8138516
    Museo della Resistenza This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. – 01101120788

    Giovedì 28 gennaio, ore 17.30 | Online sui canali della Fondazione Nocentini
    In ricordo di Pensiero Acutis, ex internato militare: i suoi diari e la sua testimonianza. A cura della Fondazione Nocentini e dell’Anei – sez. Torino

    Domenica 7 febbraio , ore 18.00 | Online
    Lettura scenica Mikołajska 26 a cura di Mangrova Teatro, Beata Dudek-Davide Capostagno sulla figura di Zuzanna Ginczanka, poetessa polacca, ebrea originaria di Kiev. A cura dell’Istoreto e del Consolato Onorario della Repubblica di Polonia in Torino, in collaborazione con Comunità Ebraica di Torino, Comunità Polacca di Torino, con il sostegno del Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano

    Martedì 9 febbraio, ore 18.00 | Online sui canali del Circolo dei Lettori e del Polo del ‘900
    Vuoti di memoria. Il 27 gennaio tra istituzionalizzazione e consapevolezza con Diego Guzzi, Anna Mastromarino e Luca Rolandi.

    Roma: è morto don Elvio Damoli a 88 anni: guidò la Caritas italiana. Nato a Negrar, in provincia di Verona, il 4 agosto 1932, era religioso dell’Opera don Calabria e dal 1996 al 2001 è stato direttore della Caritas italiana, raccogliendo l’eredità di monsignor Giuseppe Pasini.

    Di seguito una nota della Caritas italiana: «Don Elvio lascia a tutti il ricordo e l’esempio della sua grande capacità di ascolto, la sua ferma convinzione dell’importanza del dialogo, del confronto costante, della condivisione, di un cammino da costruire insieme, con l’apporto di tutte le Caritas, a servizio della Chiesa che è in Italia».

    Per parlare di trans-umanesimo occorre partire dal concetto che esso suppone, quello di umanesimo, per sua natura in stato di costante trasformazione. Il cambiamento è insito tanto nell’umanità quanto nell’umanesimo; temerlo dunque, in toto e a priori, risulterebbe privo di ragionevolezza. Il diritto agisce e sopravviene in un momento successivo rispetto ai grandi processi di cambiamento, per mettere ordine e ricondurre a sistema le nuove realtà. A oggi siamo esattamente nel mezzo, in una situazione in cui l’intelligenza artificiale (IA) è già parte integrante della nostra vita ma la sua regolazione non è ancora sufficientemente definita. Nel valutare, però, l’utilizzo delle nuove tecnologie come strumento di approccio al trans-umanesimo, e dunque nel tentativo di identificare una soglia entro la quale l’uomo resta uomo e oltre la quale l’uomo diventa trans-umano, sembra fondamentale partire dalla finalità della tecnologia stessa. Se prendessimo ad esempio un pacemaker, cioè una macchina che sostanzialmente migliora la qualità della vita umana, è evidente che in questo caso la finalità della tecnologia sia il benessere dell’uomo. Differente è invece la commistione fra macchina e uomo qualora l’obiettivo sia la costruzione, ad esempio, di un superuomo per finalità di puro dominio, ad esempio, militare. Il dibattito, in tal caso, si traspone su un livello morale. La discussione, dunque, verte non sulle finalità dell’IA bensì su quelle che l’uomo sceglie che siano perseguite attraverso l’IA. Anche a questo serve il diritto: valutare che il fattore tecnologico non si imponga sui valori consacrati nelle carte costituzionali e nella Carta dei diritti dell’uomo. Medesima è la dinamica che muove il dibattito sul riconoscimento della soggettività giuridica e della responsabilità in capo ai sistemi di intelligenza artificiale. Esiste una notevole letteratura in merito e si è anche teorizzata la possibilità di forme di responsabilità penale della macchina, prospettando, come possibile sanzione, una pena costruita secondo il principio di equivalenza tra macchina uomo, e cioè la (anche temporanea) disattivazione. Ma come parlare di pena in un contesto in cui la nostra Costituzione esige che essa abbia anche finalità rieducativa, inapplicabile nel caso di una macchina? In realtà è sempre l’uomo a definire le finalità di un’intelligenza artificiale, sicché apparirebbe privo di senso sanzionare un esecutore privo di capacità interpretativa e decisionale. Per questo lo sguardo rivolto verso il fenomeno deve essere di sollecitazione e di grande attenzione, ma non di eccessiva preoccupazione. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere di grande supporto nelle attività umane, purché sia sempre garantita all’uomo la possibilità di intervento e/o di controllo degli stessi. Lo stesso discorso vale da un punto di vista giuridico. Il supporto artificiale è di grande utilità nelle attività giuridiche, purché però le decisioni ultime restino sempre appannaggio dell’essere umano. Com’è stato dimostrato, infatti, l’IA agisce massimizzando l’efficienza nelle attività computazionali ma resta ancora inefficiente in quelle interpretative. Il documento del dicembre 2018 “European ethical charter on the use of artificial intelligence in judicial systems” della Commissione europea per l’efficienza della giustizia sottolinea l’importanza dell’applicazione delle tecnologie legate all’IA nel settore della giustizia, ma evidenzia l’importanza di un uso responsabile di tali tecnologie, nel rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e quindi del principio di non discriminazione, di qualità e sicurezza dei dati immateriali, di imparzialità ed equità, di controllo volto a fare in modo che i protagonisti del processo siano tutti attori informati. Lo stesso documento evidenzia, peraltro, come sia sostanzialmente inutile paragonare l’attività del giudice a quella di un computer: il ragionamento giuridico verte sulla valutazione dei fatti e sull’interpretazione delle norme, attività in cui l’intelligenza artificiale non possiede abilità. Interessante, a tal proposito, è la nota sentenza del caso Loomis vs Wisconsin, in cui, in seguito a valutazioni effettuate sull’imputato a mezzo di un software (Compas), si è sostenuto che il risultato ultimo di un accertamento deve essere sempre il frutto di una valutazione umana, che potrà eventualmente rivedere gli esiti dettati da un algoritmo.

    Con gentile concessione di © Formiche rivista — numero 165

    Quei fidanzatini, adolescenti in amore di 17 e 14 anni, che, nel milanese, si sono vicendevolmente sfregiati il volto, tagliandosi le guance all’altezza della bocca, hanno voluto imitare l’orrendo, doloroso sorriso, “be happy” di Joker. E lo hanno fatto per incidere una protesta che molti adolescenti adottano, “spostando” sul dolore fisico che si infliggono, allorquando si tagliano, il dolore psichico dell’insopportabile disagio interiore che avvertono. Per non sentirlo più, sostituendolo con una ferita che nessuno adulto, in questo caso, può far finta di non vedere. Infatti, assai spesso, i ragazzi che adottano questi iniziatici riti di resistenza al dolore, lo fanno tagliandosi le braccia e, poi, nascondendo le loro sanguinanti ferite nelle maniche di camicie e maglioni. I due fidanzatini, invece, quelle ferite hanno deciso di mostrarle, incidendosele vicendevolmente, sul volto. Ma, al contempo, quando sono stati soccorsi, hanno costruito intorno a quell’evento, la trama di una menzogna che la dice lunga sulla pericolosa incidenza dei peggiori modelli , affettivi, educativi, relazionali di comportamento, veicolati dall’ambiente sociale e culturale che li circonda e, ancora, dai mass media tradizionali e dal web. Hanno, infatti, raccontato alle loro famiglie, descritte dagli inquirenti come “normali” e, poi, ai soccorritori, di essere stati aggrediti da una “banda di coetanei” all’uscita della metropolitana. Per poi, confessare, di essersi inventati l’aggressione, per coprire il tremendo gioco al quale si erano sottoposti, con l’intento di verificare la loro resistenza al dolore fisico. Ora, anche se la chirurgia riuscirà - si spera! - a riparare esteticamente quei danni, è necessario chiedersi chi e in quanto tempo riuscirà a riparare i danni psicologici, sociali e culturali che quelle ferite hanno smascherato. Così, la folla dei Joker adolescenti che bussa alle nostre porte, non soltanto tagliandosi per ricercare ascolto e giustizia; non soltanto animando scontri tra gang rivali; non soltanto drogandosi, bevendo, spacciando, per seguire lo stile di “Gomorra” o di “Gangs of London”; non soltanto sprofondando nell’Internet addiction ma, anche, andando ad occupare le scuole, per tornare ad abitarle, nonostante il lockdown; facendo volontariato, assistendo gli anziani, contenendo i loro genitori e i loro educatori “disfunzionali” col sacrificio della loro adolescenza, si fa portatrice di un dolore, di una disfunzionalità, di un dissenso che nessuno tra quegli adulti cosiddetti “normali”, può continuare ad ignorare. Perché quella folla di Joker e non Joker, è espressione di una fantascienza che avanza, alimentando un contagio criminale che è necessario individuare, analizzare, contenere, curare e spegnere per il Bene del nostro presente e del Futuro che si va delineando proprio per loro. È compito degli adulti autorevoli e responsabili, siano essi educatori o governanti, farsene carico.

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

    Azzolina: crisi sta pesando su studenti più fragili

    Offrire sostegno ai minori realizzando attività gratuite in quartieri svantaggiati, sostenendo la didattica digitale integrata, migliorando le competenze chiave e contrastando la dispersione scolastica. Sono solo alcuni degli interventi individuati dal ministero dell'Istruzione per mitigare gli effetti della crisi sociale e formativa sugli studenti piu' deboli. Gli obiettivi sono stati presentati al ministero dell'Istruzione, che per attuarli ha messo a disposizione 118 milioni di euro per realizzare progetti in collaborazione con le realta' del Terzo settore e dell'Associazionismo.

    "Stiamo lavorando per analizzare gli effetti di questi mesi sugli apprendimenti. Questa crisi ha pesato e pesa sui nostri studenti, ma chi appartiene a una fascia piu' debole dal punto di vista economico-sociale, questa crisi la paga due volte- ha detto in apertura la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina- Parliamo della vita di milioni di studenti che hanno bisogno dello Stato, che deve essere ancora piu' presente per occuparsi di loro con forza e coraggio". Tra gli obiettivi individuati, anche l'acquisto di beni danneggiati o rubati nelle scuole; interventi di assistenza psicologica e l'ampliamento dell'offerta formativa con attivita' extra-scolastiche.

    "I prossimi mesi saranno molti importanti. Dobbiamo lavorare affinche' nessuno venga lasciato indietro- ha commentato la ministra- L'emergenza ha aumentato i divari sociali. Parliamo della mancanza generalizzata di opportunita' educative, opportunita' sociali e culturali. Per questo e' importante raccontare quello che e' stato fatto e rilanciare le iniziative che faremo".

    "La poverta' educativa priva bambini e ragazzi delle opportunita' cui hanno diritto. Garantire a ciascuno di essi di realizzare le proprie potenzialita' e' un bene comune di cui tutti siamo responsabili", ha aggiunto Carmela Pace, presidente di Unicef Italia. "Dispersione scolastica e poverta' educativa sono le due facce della stessa medaglia. Serve una comunita' educante per far crescere ciascuna bambina e ciascun bambino senza ostacoli di partenza", ha osservato invece Raffaela Milano, direttrice Programma Italia di Save the Children.

    All'evento, trasmesso in diretta streaming sui canali social del ministero dell'Istruzione, erano presenti anche Cesare Moreno, presidente dell'associazione Maestri di Strada Onlus; Floriana Fanizza, responsabile nazionale Donne Impresa Coldiretti; Claudia Fiaschi, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore.

    Nel corso della mattinata sono intevenuti anche rappresentanti di scuole gia' impegnate in progetti finanziati dal ministero e, in particolare, Paola Carnevale, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Eugenio Montale' di Scampia, accompagnata da Gianni Maddaloni, Maestro di Judo che collabora con l'istituto in un progetto contro la dispersione per strappare i giovani alla criminalita' organizzata; Daniela Mercante, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Portella della Ginestra di Vittoria' che ha raccontato come viene fornito supporto psicologico a studenti, docenti e famiglie attraverso l'attivazione di sportelli d'ascolto, frontali e online, e supporto specialistico in caso di disabilita', nonche' una serie di azioni mirate alla prevenzione e alla lotta di ogni tipo di violenza ed emarginazione in un territorio interessato da disagi socio-economici; presente anche Olimpia Pasolini, dirigente scolastica dell'istituto 'Vittorio Veneto' di Napoli che partecipa al progetto 'La scuola fuori dalla scuola' dell'USR Campania (d'intesa con l'Assessorato per l'Istruzione Regione Campania) con l'obiettivo di aiutere la comunita' scolastica a continuare a svolgere la propria funzione sociale ed educativa e mettendo a disposizione luoghi e spazi di apprendimento informale fuori dalle scuole e all'interno delle stesse scuole, con utilizzo di laboratori o altri spazi.

    Esperienze in corso che verranno incrementate in un'ottica di collaborazione per fare rete e non lasciare indietro nessuno.

     

    Fonte: (Red/Dire)

    C’e un futuro dopo la pandemia? 

    “… Dalla pandemia stiamo imparando…” è il ritornello che tutti ripetiamo più volte al giorno. 

    Stiamo imparando? 

    Sfibrati, atterriti, stanchi, svuotati – a noi adulti  è rimasto poco o niente delle convinzioni, delle abitudini che avevamo anche solo un anno fa.

    Siamo uomini e donne – alcuni- silos frantumati e naufraghi, molti dei quali ostinati a voler conservare, a tutti i costi, vecchi schemi, certezze, lezioni di vita da impartire.

    Uomini e donne – altri-  gente di ferrea volontà- che la resilienza non la parlano ma la fanno, diventando sorgenti di sorriso, entusiasmo, lavoro duro.

    Sto incontrando  un po’ di ragazzi in grintose zoomate aquilane, per il progetto A SCUOLA DI E PER LA COMUNITÀ di Ai.Bi. Amici dei Bambini realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Discutiamo, sogniamo, co progettiamo il loro protagonismo e sulle potenzialità della radio come strumento per far sentire la propria voce. 

    Spunta, un giorno FZSRDCHMKHT21*@# (Nome di fantasia)  dell’Istituto IIS D’Aosta:

    Propone un titolo per una puntata radiofonica che stiamo pensando di realizzare con radio L’Aquila 1: salva tuo figlio! 

     FZSRDCHMKHT21*@#  e i suoi colleghi si stanno preparando per parlare alla così detta “comunità educante ” aquilana. 

    Lo faranno attraverso i temi dell’agenda 2030 calati sul territorio. 

    Lamentano che mancano spazi, linguaggi, luoghi e tempi dedicati ai giovani. 

    Infanzia, adolescenza e gioventù sono tra le fasce più colpite dalla crisi in atto. Ma sono, forse, anche le più predisposte al cambiamento che il tempo impone. 

     La DAD – Didattica a Distanza e la DDI – Didattica Digitale Integrata hanno già avuto dei predecessori illustri nel ‘900, con il processo di scolarizzazione che ha trasformato il nostro paese attraverso i programmi che andavano in onda in Rai. 

    Voglio immaginare  il nostro paese fra 409 anni: 409 perché amo le cifre spigolose, al limite del tondo. La scuola si farà normalmente dentro i musei, nei negozi, in campagna, al parco come in aree di risulta e anche in chiesa, in sinagoga e in moschea. A casa tutti frequenteranno lezioni interattive, la family sarà naturalmente predisposta all’apprendimento permanente. La scuola …. saranno spazi multi funzionali, cross mediali, accessibili sani e sicuri. La scuola si farà anche alla proloco, come al caffè.  Tra i  Prof curricolari ci saranno anche architetti della comunicazione, paesologi, esperti di economia domestica, economisti, atleti, anche per i bimbi all’asilo. Saranno professionisti compassionevoli,  capaci di spaziare e guardare nei cassetti della mente umana, fornendo a ognuno lo strumento giusto per il proprio approccio all’apprendimento. Senza lasciare nessuno indietro. Divertendosi loro stessi nel praticare la loro professione. 

     …I ragazzi saranno un po’ meno di oggi, i vecchietti e le vecchiette  di più, sul nostro pianeta farà più caldo…?

    Ma prima di allora è ORA. E ora 

    La Convenzione ONU dell’89 sui diritti del fanciullo quest’anno compie trent’anni dalla sua ratifica in Italia. 

    Ora… certe responsabilità, se sono sogni, possiamo affidarli alla Befana o a Babbo Natale appena passati… 

    Con il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (gruppo CRC) anche in Ai.Bi lavoriamo attentamente,  per fotografare lo stato dell’arte e formulare raccomandazioni alle istituzioni. 

    Il Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile istituito nel 2016 ha dato luce all’Impresa Sociale Con i Bambini, che vede una stretta collaborazione tra il Forum Nazionale del Terzo Settore, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e le Fondazioni bancarie: 10 bandi, 400 progetti, 281milioni di euro investiti, 500mila bambini coinvolti ad oggi.

    Non basta. Per far fronte all’inverno demografico e alle tante povertà che ci attraversano, la Politica  di un Paese grande ha il compito di portare  a dignità strutturale e organica la strategia per l’infanzia, l’adolescenza, i giovani. 

    A mio avviso da questa pandemia non stiamo imparando nulla fino a che non sarà emanata una strategia urgente per e con i bambini le bambine, gli adolescenti,e i giovani.

    Ma a chi lo dico? Non posso trasferire le mie preoccupazioni a FZSRDCHMKHT21*@# che ho il compito di far crescere, amando le istituzioni.

    Scrivo queste righe un sabato qualunque di una qualunque crisi di Governo che qualunque sia l’esito – sarà nociva per gli italiani. 

    Urge una scuola di politica. 

    Ascai, Associazione per lo sviluppo della comunicazione aziendale in Italia, apre il 2021 con l’istituzione del Premio Ascai Media Awards, destinato agli house organ in formato cartaceo, digitale e social delle aziende (associate, ma anche non). Obiettivo della nuova iniziativa è accendere un faro su questo comparto editoriale, individuarne le eccellenze sia sotto il profilo di impostazione e di messaggio – con un occhio alle nuove tendenze in atto nel settore -, sia sotto il profilo grafico e artistico.

    “Vogliamo aprire alla conoscenza di questo interessante mondo della pubblicistica aziendale, nato nel nostro Paese poco più di un secolo fa, nel 1895 con un quadrimestrale della ditta Olearia P. Sasso di Oneglia, ma che negli ultimi 30 anni ha vissuto un’evoluzione travolgente, con una trasformazione frenetica, a volte scomposta, di format, contenuti e linguaggi” spiega il presidente Ascai, Maurizio Incletolli.

    Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile prossimo. Maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di partecipazione si trovano sul sito Ascai (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.). Al Premio è abbinata la realizzazione di una Rassegna online con tutte le pubblicazioni (house organ, newsletter, e-magazine, app e social media) partecipanti al concorso, con immagini e schede descrittive.

    Made in Bangladesh di Rubaiyat Hossain nella sezione speciale #FFFMilanoForGreen, che ospita opere con una sensibilità ecologica spiccata, è un racconto segnato da un intenso e volitivo spirito femminile.

    “The women behind the label” - le donne dietro all’etichetta, recita il claim del film, seppur la questione non siano certo pochi centimetri di tessuto che, quasi nascosti ma fondamentali a dare spirito e valore al capo d’abbigliamento in questione, vivono appuntati all’interno di un colletto o sulla cucitura di un pantalone, ma sono le donne, le persone, gli esseri umani che vivono, spesso solo sopravvivono, attaccati alla possibilità di fissare quell’etichetta. 

    Così si fa protagonista Shimu (Rikita Nandini Shimu), poco più che ventenne, espressione mimica (dell’attrice) volitiva, assonante con quello che ben presto scopriamo essere il suo spirito di operaia in una fabbrica di abbigliamento a Dacca, Bangladesh, luogo del mondo che, spesso e volentieri, sappiamo esistere “solo” perché – come recita il titolo del film – il vestito che abbiamo in mano o indosso è Made in Bangladesh, una terra votata alla causa dell’abbigliamento, una regione senza cui l’universo della moda mondiale soffrirebbe, ma che, al contempo, soffre nel nome della moda stessa: il film dell’autrice Rubaiyat Hossain, tra la bellezza visiva delle gamme accese delle cromie dei tessuti che le donne maneggiano e il pericolo in agguato per i fili elettrici scoperti delle macchine da cucire, e non solo, mette in scena proprio le complesse condizioni in cui questo lavoro viene fatto svolgere, non raramente nel nome dello sfruttamento, del sottosalario, una forma di contemporanea e accettata schiavitù del nostro tempo, a cui però questa piccola-grande donna della nuova generazione decide di ribellarsi, mettendo in piedi una formazione sindacale femminile, non senza l’ombra delle minacce da parte del datore di lavoro, come anche del marito, ma Shimu è determinata. 

    Fashion Film Festival Milano, in particolare la sezione #FFFMilanoForGreen, che ospita film con una sensibilità ecologica spiccata, ma qui anche un soggetto femminile forte, altro tema pulsante nel cuore del FFFMilano, presenta quest’opera - in partnership con Lifegate -, un film che ha debuttato a Toronto nel 2019, passando poi per Londra, Locarno e il 37mo Torino Film Festival, occasione in cui ha vinto il premio Interfedi, uno tra i diversi altri riconoscimenti mondiali. 

    Un film che ha comportato tre anni di ricerca per l’autrice, formatasi negli Stati Uniti e acerba sulle modalità di lavoro in fabbrica, ma da sempre interessata ad approfondire le condizioni femminili e di vita, così da preparare il progetto incontrando molte donne operaie, quelle che “nonostante un misero salario, difficili condizioni di lavoro e la lotta contro il patriarcato tra le mura domestiche” l’hanno affascinata per la “loro emancipazione. Sino a un centinaio di anni fa, in Bangladesh, le donne non potevano neppure lavorare, erano condannate a vivere in isolamento. Oggi lavorano, si guadagnano da vivere e provvedono al sostentamento delle famiglie, lottando per i propri diritti, a casa come al lavoro”. 

    Made in Bangladesh - con un titolo che è un’icona pop, qualcosa che tutti noi leggiamo, tocchiamo, e forse su cui poco riflettiamo ogni giorno, ogni volta, o quasi, che indossiamo un abito, o ci spogliamo - non si crogiola nelle prassi del politicamente corretto, dell’inclusione come tendenza, del femminismo arrabbiato o della percezione buonista dello stesso per lavarsi le coscienze occidentali o capitalistiche, ma è un film che fonda il proprio spirito sulla consapevolezza del concetto di diritto umano, sull’autotutela che ciascun individuo dovrebbe aver sviluppato sempre per la propria salvaguardia, e anche per quella altrui, perché il film di Rubaiyat Hossain, per il FFFMilano rientra appunto nella selezione di quelli portavoce della coscienza ecologica dell’essere umano, e del sistema industriale, pertanto “le etichette” di Shimu sono anche, e moltissimo, claim che devono risuonare per sensibilizzare alla salvaguardia del pianeta, “abito” vitale per tutti noi. 

     

    Articolo di: Nicole Bianchi per Cinecittà News 

    Una cura rivoluzionaria con le cellule staminali mesenchimali prodotte dal cordone ombelicale guarisce i malati più gravi al Covid-19. "Al momento è la cura più efficace che c'è"

    Ottime notizie sulla lotta alla pandemia giungono dagli Stati Uniti grazie ad un team con a capo un ricercatore italiano: le cellule staminali mesenchimali contenute nel cordone ombelicale potrebbero guarire dal Covid-19. È questa la notizia che arriva dal sud della Florida, precisamente dal Diabetes Research Institute (Dri) e del Cell Transplant Center dell’Università di Miami Miller School of Medicine.

    Cosa dice lo studio

    I medici ed i ricercatori dello studio hanno affermato che il trattamento sperimentale che coinvolge le cellule staminali ha avuto un incredibile successo nel trattamento dei casi gravi di Covid. "Penso che questo potrebbe essere un punto di svolta", ha detto il Dott. Camillo Ricordi, Direttore del Cell Transplant Center presso l'Università di Miami e capo della ricerca. Il trattamento innovativo utilizza le cellule staminali del cordone ombelicale di un bambino. "Il trattamento ha dimostrato di ridurre in modo sicuro il rischio di morte ed ha accelerato i tempi di recupero per alcuni dei pazienti più malati", si legge sul quotidiano di Miami. Si potrebbe trattare di una vera e propria svolta nella cura alla terribile malattia che attanaglia tutto il mondo, un trattamento in più che potrebbe unirsi all'efficacia dei vaccini ed alle cure già presenti.

    "Abbiamo appena pubblicato lo studio che utilizza cellule staminali derivate dal cordone ombelicale di un neonato sano. Generalmente gettiamo via la placenta che viene scartata dopo la nascita ma stiamo usando cellule che vengono estratte e si espandono da quel cordone ombelicale. Questo può generare e fornire dosi terapeutiche per oltre 10mila pazienti da un singolo cordone ombelicale. È un risultato straordinario", ha detto lo scienziato italiano, considerato fra i massimi esperti mondiali nel trapianto di isole pancreatiche senza dover ricorrere ai farmaci immunosoprressivi. Ha inventato il primo apparecchio al mondo che consente di individuare le isole pancreatiche permettendo così di trapiantare solo le cellule pancreatiche e non l’intero organo, come viene riportato dall'Ismett.

    "91% di efficacia"

    La scoperta è rivoluzionaria se si pensa che con un unico cordone ombelicale si possono salvare e curare potenzialmente 10mila pazienti. Considerati tutti i parti che avvengno costantemente nel mondo, si può aprire la strada verso una nuova, vera, cura contro il Coronavirus. Ma come funziona? Sullo studio si legge che è stato dimostrato come queste cellule staminali mesenchimali riescano a modulare i processi immunitari e iperinfiammatori, promuovono la riparazione dei tessuti e secernono molecole antimicrobiche. Le cellule ombelicali, oltre a spegnere l’infiammazione, sono immuno modulanti, cioé regolano le complesse difese immunitarie e intervengono proprio dove si verificano le tempeste di citochine tipiche dell'infezione da Covid-19. Lo studio è stato realizzato in doppio cieco, cioè né il paziente né il medico incaricato della valutazione erano a conoscenza dell'assegnazione del trattamento e il personale responsabile della somministrazione del prodotto non era a conoscenza dell'assegnazione di gruppo.

    Continua a leggere su: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/useremo-cordone-ombelicale-ecco-scoperta-che-ferma-covid-1917291.html

    Silvia voleva lavorare con i disabili e voleva farlo in Sud America: ha trovato il suo posto a una manciata di km da Buenos Aires, in un paesino di campagna nato intorno ad una stazione ferroviaria.

    Sebastiano assiste gli anziani di una Rsa: il Covid è stata una bruttissima sorpresa, ma “non saranno certo le doppie paia di guanti o le doppie mascherine che mi faranno cambiare idea”. Angela assiste donne e minori in un Centro antiviolenza: “Finalmente non mi limito ad osservare e a lamentarmi, ma agisco per cambiare le cose”.

    Silvia, Sebastiano, Angela: tre testimonianze, affidate alla rete, di una scelta tutt’altro che scontata, quella del Servizio civile universale. Scelta che presto sarà replicata da decine di migliaia di altri ragazzi come loro: i posti messi a bando prima di Natale sono 46.891, ma pochi giorni fa ne sono stati aggiunti per decreto altri 8.811, portando il totale a 55.702. “Il numero più alto degli ultimi dieci anni”, rivendica con orgoglio Vincenzo Spadafora, ministro delle Politiche giovanili.

    Il termine ultimo per le domande scade alle 14 di lunedì 8 febbraio: sulla piattaforma online dedicata del sitowww.serviziocivile.gov.it i progetti tra cui scegliere, tra Italia ed estero, sono più di 3.500.

    CHI PUO’ PARTECIPARE –

    Bisogna avere un’età tra i 18 e i 28 anni, essere cittadino italiano o di uno degli altri Stati membri dell’Unione europea ovvero di un Paese extra Ue ma regolarmente soggiornante in Italia, non aver riportato condanne in Italia o all’estero, anche non definitive, alla pena della reclusione superiore ad un anno per un delitto non colposo o ad una pena anche inferiore per un delitto contro la persona.

    Nel bando 2020 figurano anche progetti finanziati nell’ambito del Programma operativo nazionale – Iniziativa occupazione giovani (PON-IOG, cosiddetto “Garanzia Giovani”) e interamente dedicati a giovani neet (‘not in education, employment or training’ ovvero che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione) residenti in Italia (ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano) e progetti destinati esclusivamente a giovani disoccupati residenti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise o Sardegna. Possono ripresentare la domanda tutti quelli che, a causa dell’emergenza da Covid-19, hanno interrotto volontariamente il servizio o avuto il progetto sospeso.

    QUANTO DURA –

    Il Servizio va dagli 8 ai 12 mesi: dipende dal progetto. Si tratta di 25 ore settimanali o di un monte ore che varia tra le 1.145 ore per i progetti di un anno e le 765 ore per i progetti di otto mesi. La data di avvio in servizio dei volontari – non oltre il settembre 2021 – viene stabilita per ciascun progetto tenendo conto di alcune variabili – procedure di selezione, compilazione ed esame delle graduatorie, etc – ed è pubblicata sul sito del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale.

    E’ previsto un assegno di 439,50 euro mensili, cui si somma un’indennità giornaliera se si partecipa a un progetto all’estero o che prevede la misura aggiuntiva di un periodo da svolgersi in uno dei Paesi Ue.

    In considerazione dell’emergenza sanitaria, stavolta i colloqui di selezione potranno essere realizzati dalle Commissioni anche in modalità online, laddove non sussistano le condizioni per svolgere le prove in presenza: a parità di punteggio nelle graduatorie e’ preferito il candidato maggiore di età.

    I SETTORI DI INTERESSE –

    Le ‘macroaree’ interessate sono sette: assistenza; protezione civile; patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; patrimonio storico, artistico e culturale; educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, dello sport, del turismo sostenibile e sociale; agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità; promozione della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata, promozione e tutela dei diritti umani, cooperazione allo sviluppo, promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero.

    Ciascuna di queste macroaree comprende al suo interno un ventaglio di opportunità ricchissimo: ognuno può trovare quella che gli appare più congeniale spulciando l’elenco allegato al bando, ma la ricerca è più semplice visitando il sito istituzionale, cliccando “Cerca il tuo progetto” in Italia o all’estero e attivando i filtri.

     

    Articolo di: ilfattonisseno.it

    Please publish modules in offcanvas position.

    We use cookies

    Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.