“Il Nuovo Bauhaus europeo è un progetto di speranza per esplorare come vivere meglio insieme dopo la pandemia. Si tratta di conciliare la sostenibilità con lo stile per avvicinare il Green Deal europeo alla gente, ai loro pensieri, alla loro casa. Per riuscire il Nuovo Bauhaus europeo abbiamo bisogno di tutte le menti creative: designer, artisti, scienziati, architetti e cittadini”. Così la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen lancia, da Bruxelles, la fase di progettazione del Nuovo Bauhaus europeo, progetto che aveva annunciato nel suo discorso sullo stato dell’Unione 2020.

     

    Il Nuovo Bauhaus europeo è un progetto ambientale, economico e culturale che mira a combinare design, sostenibilità, accessibilità, anche sotto il profilo economico, e investimenti per contribuire alla realizzazione del Green Deal europeo. I valori fondamentali del Nuovo Bauhaus europeo sono “sostenibilità, estetica e inclusività”. La fase di progettazione consiste in un processo di “cocreazione” per “plasmare” il concetto esaminando le idee, individuando le esigenze e le sfide più urgenti, e collegare tra loro i portatori d’interessi, sostiene la Commissione. Nell’ambito della fase di progettazione, la prossima primavera la Commissione avvierà la prima edizione del premio Nuovo Bauhaus europeo.

    La fase di progettazione sfocerà nell’apertura degli inviti a presentare proposte, nell’autunno prossimo, per dare vita alle idee del Nuovo Bauhaus europeo in almeno cinque sedi negli Stati membri dell’Ue, grazie all’impiego di fondi dell’Ue a livello nazionale e regionale. Per Mariya Gabriel, commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, “con il Nuovo Bauhaus europeo vogliamo sviluppare un quadro innovativo per sostenere, agevolare e accelerare la trasformazione verde combinando sostenibilità ed estetica”.

    Per Elisa Ferreira, commissaria per la Coesione e le riforme, “il Nuovo Bauhaus europeo riguarda il nostro modo di vivere insieme, i valori, gli spazi comuni di lavoro e di svago, le nostre esperienze collettive e personali. E un progetto per tutte le regioni e i territori d’Europa. Nella misura in cui promuove soluzioni accessibili, contribuirà alla coesione sociale e alla soluzione dei problemi abitativi”.

    Il nuovo Bauhaus europeo è “un’iniziativa creativa che mira ad abbattere i confini tra scienza e tecnologia, arte, cultura e inclusione sociale, per consentire al design di trovare soluzioni ai problemi quotidiani”. Sul sito web dedicato lanciato oggi, artisti, designer, ingegneri, scienziati, imprenditori, architetti, studenti e chiunque sia interessato “possono mettere in comune esempi di iniziative stimolanti per il Nuovo Bauhaus europeo, idee su come configurarlo e sui futuri sviluppi. Le organizzazioni che desiderano rafforzare il proprio impegno in questo processo possono diventare “partner” del Nuovo Bauhaus europeo, rispondendo all’invito sul sito web.

    Nei prossimi mesi la Commissione assegnerà premi agli esempi proposti che rappresentano l’integrazione dei valori fondamentali dell’iniziativa e che possono animare il dibattito sui luoghi in cui viviamo e la loro trasformazione. Nella prossima fase dell’iniziativa, quella di realizzazione, saranno avviati cinque progetti pilota per coprogettare nuove soluzioni che siano sostenibili e inclusive. La terza fase sarà quella di diffusione delle idee e dei concetti che definiscono il nuovo Bauhaus europeo attraverso nuovi progetti, la creazione di reti e la condivisione delle conoscenze, in Europa e altrove.

     

    Fonte: primaonline.it

    Il nostro direttore Paola Severini Melograni lo saluta con affetto e tanto tanto dispiacere. 
    Vi alleghiamo i link delle ultime interviste che lei ha realizzato a uno dei migliori politici italiani e vi forniremo in giornata un ampio approfondimento. 
     
    Lo speciale del 21 marzo 2020 (ultima intervista), del 25 aprile 2018 e altri due federalismi solidali del 2014. 


    La redazione 

    È in programma martedì 16 febbraio 2021, dalle ore 17:30 alle ore 19:00 (inizio collegamento alle ore 17:15), il webinar intitolato “Il progetto di Vita delle persone con disabilità durante e dopo il Covid-19”, primo di una serie di webinar organizzati da questo Servizio Nazionale dal titolo “Una crisi da non sprecare”. L'incontro prevede l’intervento del Prof. Roberto Franchini, docente del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e sarà accessibile in lingua dei segni.

    Per poter accedere al webinar occorre rivolgersi alla segreteria di questo Servizio Nazionale (email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.; tel. 06-66398.311).

    Per parlare di trans-umanesimo occorre partire dal concetto che esso suppone, quello di umanesimo, per sua natura in stato di costante trasformazione. Il cambiamento è insito tanto nell’umanità quanto nell’umanesimo; temerlo dunque, in toto e a priori, risulterebbe privo di ragionevolezza. Il diritto agisce e sopravviene in un momento successivo rispetto ai grandi processi di cambiamento, per mettere ordine e ricondurre a sistema le nuove realtà. A oggi siamo esattamente nel mezzo, in una situazione in cui l’intelligenza artificiale (IA) è già parte integrante della nostra vita ma la sua regolazione non è ancora sufficientemente definita. Nel valutare, però, l’utilizzo delle nuove tecnologie come strumento di approccio al trans-umanesimo, e dunque nel tentativo di identificare una soglia entro la quale l’uomo resta uomo e oltre la quale l’uomo diventa trans-umano, sembra fondamentale partire dalla finalità della tecnologia stessa. Se prendessimo ad esempio un pacemaker, cioè una macchina che sostanzialmente migliora la qualità della vita umana, è evidente che in questo caso la finalità della tecnologia sia il benessere dell’uomo. Differente è invece la commistione fra macchina e uomo qualora l’obiettivo sia la costruzione, ad esempio, di un superuomo per finalità di puro dominio, ad esempio, militare. Il dibattito, in tal caso, si traspone su un livello morale. La discussione, dunque, verte non sulle finalità dell’IA bensì su quelle che l’uomo sceglie che siano perseguite attraverso l’IA. Anche a questo serve il diritto: valutare che il fattore tecnologico non si imponga sui valori consacrati nelle carte costituzionali e nella Carta dei diritti dell’uomo. Medesima è la dinamica che muove il dibattito sul riconoscimento della soggettività giuridica e della responsabilità in capo ai sistemi di intelligenza artificiale. Esiste una notevole letteratura in merito e si è anche teorizzata la possibilità di forme di responsabilità penale della macchina, prospettando, come possibile sanzione, una pena costruita secondo il principio di equivalenza tra macchina uomo, e cioè la (anche temporanea) disattivazione. Ma come parlare di pena in un contesto in cui la nostra Costituzione esige che essa abbia anche finalità rieducativa, inapplicabile nel caso di una macchina? In realtà è sempre l’uomo a definire le finalità di un’intelligenza artificiale, sicché apparirebbe privo di senso sanzionare un esecutore privo di capacità interpretativa e decisionale. Per questo lo sguardo rivolto verso il fenomeno deve essere di sollecitazione e di grande attenzione, ma non di eccessiva preoccupazione. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere di grande supporto nelle attività umane, purché sia sempre garantita all’uomo la possibilità di intervento e/o di controllo degli stessi. Lo stesso discorso vale da un punto di vista giuridico. Il supporto artificiale è di grande utilità nelle attività giuridiche, purché però le decisioni ultime restino sempre appannaggio dell’essere umano. Com’è stato dimostrato, infatti, l’IA agisce massimizzando l’efficienza nelle attività computazionali ma resta ancora inefficiente in quelle interpretative. Il documento del dicembre 2018 “European ethical charter on the use of artificial intelligence in judicial systems” della Commissione europea per l’efficienza della giustizia sottolinea l’importanza dell’applicazione delle tecnologie legate all’IA nel settore della giustizia, ma evidenzia l’importanza di un uso responsabile di tali tecnologie, nel rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e quindi del principio di non discriminazione, di qualità e sicurezza dei dati immateriali, di imparzialità ed equità, di controllo volto a fare in modo che i protagonisti del processo siano tutti attori informati. Lo stesso documento evidenzia, peraltro, come sia sostanzialmente inutile paragonare l’attività del giudice a quella di un computer: il ragionamento giuridico verte sulla valutazione dei fatti e sull’interpretazione delle norme, attività in cui l’intelligenza artificiale non possiede abilità. Interessante, a tal proposito, è la nota sentenza del caso Loomis vs Wisconsin, in cui, in seguito a valutazioni effettuate sull’imputato a mezzo di un software (Compas), si è sostenuto che il risultato ultimo di un accertamento deve essere sempre il frutto di una valutazione umana, che potrà eventualmente rivedere gli esiti dettati da un algoritmo.

    Con gentile concessione di © Formiche rivista — numero 165

    Azzolina: crisi sta pesando su studenti più fragili

    Offrire sostegno ai minori realizzando attività gratuite in quartieri svantaggiati, sostenendo la didattica digitale integrata, migliorando le competenze chiave e contrastando la dispersione scolastica. Sono solo alcuni degli interventi individuati dal ministero dell'Istruzione per mitigare gli effetti della crisi sociale e formativa sugli studenti piu' deboli. Gli obiettivi sono stati presentati al ministero dell'Istruzione, che per attuarli ha messo a disposizione 118 milioni di euro per realizzare progetti in collaborazione con le realta' del Terzo settore e dell'Associazionismo.

    "Stiamo lavorando per analizzare gli effetti di questi mesi sugli apprendimenti. Questa crisi ha pesato e pesa sui nostri studenti, ma chi appartiene a una fascia piu' debole dal punto di vista economico-sociale, questa crisi la paga due volte- ha detto in apertura la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina- Parliamo della vita di milioni di studenti che hanno bisogno dello Stato, che deve essere ancora piu' presente per occuparsi di loro con forza e coraggio". Tra gli obiettivi individuati, anche l'acquisto di beni danneggiati o rubati nelle scuole; interventi di assistenza psicologica e l'ampliamento dell'offerta formativa con attivita' extra-scolastiche.

    "I prossimi mesi saranno molti importanti. Dobbiamo lavorare affinche' nessuno venga lasciato indietro- ha commentato la ministra- L'emergenza ha aumentato i divari sociali. Parliamo della mancanza generalizzata di opportunita' educative, opportunita' sociali e culturali. Per questo e' importante raccontare quello che e' stato fatto e rilanciare le iniziative che faremo".

    "La poverta' educativa priva bambini e ragazzi delle opportunita' cui hanno diritto. Garantire a ciascuno di essi di realizzare le proprie potenzialita' e' un bene comune di cui tutti siamo responsabili", ha aggiunto Carmela Pace, presidente di Unicef Italia. "Dispersione scolastica e poverta' educativa sono le due facce della stessa medaglia. Serve una comunita' educante per far crescere ciascuna bambina e ciascun bambino senza ostacoli di partenza", ha osservato invece Raffaela Milano, direttrice Programma Italia di Save the Children.

    All'evento, trasmesso in diretta streaming sui canali social del ministero dell'Istruzione, erano presenti anche Cesare Moreno, presidente dell'associazione Maestri di Strada Onlus; Floriana Fanizza, responsabile nazionale Donne Impresa Coldiretti; Claudia Fiaschi, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore.

    Nel corso della mattinata sono intevenuti anche rappresentanti di scuole gia' impegnate in progetti finanziati dal ministero e, in particolare, Paola Carnevale, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Eugenio Montale' di Scampia, accompagnata da Gianni Maddaloni, Maestro di Judo che collabora con l'istituto in un progetto contro la dispersione per strappare i giovani alla criminalita' organizzata; Daniela Mercante, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo 'Portella della Ginestra di Vittoria' che ha raccontato come viene fornito supporto psicologico a studenti, docenti e famiglie attraverso l'attivazione di sportelli d'ascolto, frontali e online, e supporto specialistico in caso di disabilita', nonche' una serie di azioni mirate alla prevenzione e alla lotta di ogni tipo di violenza ed emarginazione in un territorio interessato da disagi socio-economici; presente anche Olimpia Pasolini, dirigente scolastica dell'istituto 'Vittorio Veneto' di Napoli che partecipa al progetto 'La scuola fuori dalla scuola' dell'USR Campania (d'intesa con l'Assessorato per l'Istruzione Regione Campania) con l'obiettivo di aiutere la comunita' scolastica a continuare a svolgere la propria funzione sociale ed educativa e mettendo a disposizione luoghi e spazi di apprendimento informale fuori dalle scuole e all'interno delle stesse scuole, con utilizzo di laboratori o altri spazi.

    Esperienze in corso che verranno incrementate in un'ottica di collaborazione per fare rete e non lasciare indietro nessuno.

     

    Fonte: (Red/Dire)

    C’e un futuro dopo la pandemia? 

    “… Dalla pandemia stiamo imparando…” è il ritornello che tutti ripetiamo più volte al giorno. 

    Stiamo imparando? 

    Sfibrati, atterriti, stanchi, svuotati – a noi adulti  è rimasto poco o niente delle convinzioni, delle abitudini che avevamo anche solo un anno fa.

    Siamo uomini e donne – alcuni- silos frantumati e naufraghi, molti dei quali ostinati a voler conservare, a tutti i costi, vecchi schemi, certezze, lezioni di vita da impartire.

    Uomini e donne – altri-  gente di ferrea volontà- che la resilienza non la parlano ma la fanno, diventando sorgenti di sorriso, entusiasmo, lavoro duro.

    Sto incontrando  un po’ di ragazzi in grintose zoomate aquilane, per il progetto A SCUOLA DI E PER LA COMUNITÀ di Ai.Bi. Amici dei Bambini realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Discutiamo, sognamo, co progettiamo il loro protagonismo e sulle potenzialità della radio come strumento per far sentire la propria voce. 

    Spunta, un giorno FZSRDCHMKHT21*@# (Nome di fantasia)  dell’Istituto IIS D’Aosta:

    Propone un titolo per una puntata radiofonica che stiamo pensando di realizzare con radio L’Aquila 1: salva tuo figlio! 

     FZSRDCHMKHT21*@#  e i suoi colleghi si stanno preparando per parlare alla così detta “comunità educante ” aquilana. 

    Lo faranno attraverso i temi dell’agenda 2030 calati sul territorio. 

    Lamentano che mancano spazi, linguaggi, luoghi e tempi dedicati ai giovani. 

    Infanzia, adolescenza e gioventù sono tra le fasce più colpite dalla crisi in atto. Ma sono, forse, anche le più predisposte al cambiamento che il tempo impone. 

     La DAD – Didattica a Distanza e la DDI – Didattica Digitale Integrata hanno già avuto dei predecessori illustri nel ‘900, con il processo di scolarizzazione che ha trasformato il nostro paese attraverso i programmi che andavano in onda in Rai. 

    Voglio immaginare  il nostro paese fra 409 anni: 409 perché amo le cifre spigolose, al limite del tondo. La scuola si farà normalmente dentro i musei, nei negozi, in campagna, al parco come in aree di risulta e anche in chiesa, in sinagoga e in moschea. A casa tutti frequenteranno lezioni interattive, la family sarà naturalmente predisposta all’apprendimento permanente. La scuola …. saranno spazi multi funzionali, cross mediali, accessibili sani e sicuri. La scuola si farà anche alla proloco, come al caffè.  Tra i  Prof curricolari ci saranno anche architetti della comunicazione, paesologi, esperti di economia domestica, economisti, atleti, anche per i bimbi all’asilo. Saranno professionisti compassionevoli,  capaci di spaziare e guardare nei cassetti della mente umana, fornendo a ognuno lo strumento giusto per il proprio approccio all’apprendimento. Senza lasciare nessuno indietro. Divertendosi loro stessi nel praticare la loro professione. 

     …I ragazzi saranno un po’ meno di oggi, i vecchietti e le vecchiette  di più, sul nostro pianeta farà più caldo…?

    Ma prima di allora è ORA. E ora 

    La Convenzione ONU dell’89 sui diritti del fanciullo quest’anno compie trent’anni dalla sua ratifica in Italia. 

    Ora… certe responsabilità, se sono sogni, possiamo affidarli alla Befana o a Babbo Natale appena passati… 

    Con il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (gruppo CRC) anche in Ai.Bi lavoriamo attentamente,  per fotografare lo stato dell’arte e formulare raccomandazioni alle istituzioni. 

    Il Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile istituito nel 2016 ha dato luce all’Impresa Sociale Con i Bambini, che vede una stretta collaborazione tra il Forum Nazionale del Terzo Settore, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e le Fondazioni bancarie: 10 bandi, 400 progetti, 281milioni di euro investiti, 500mila bambini coinvolti ad oggi.

    Non basta. Per far fronte all’inverno demografico e alle tante povertà che ci attraversano, la Politica  di un Paese grande ha il compito di portare  a dignità strutturale e organica la strategia per l’infanzia, l’adolescenza, i giovani. 

    A mio avviso da questa pandemia non stiamo imparando nulla fino a che non sarà emanata una strategia urgente per e con i bambini le bambine, gli adolescenti,e i giovani.

    Ma a chi lo dico? Non posso trasferire le mie preoccupazioni a FZSRDCHMKHT21*@# che ho il compito di far crescere, amando le istituzioni.

    Scrivo queste righe un sabato qualunque di una qualunque crisi di Governo che qualunque sia l’esito – sarà nociva per gli italiani. 

    Urge una scuola di politica. 

    Ascai, Associazione per lo sviluppo della comunicazione aziendale in Italia, apre il 2021 con l’istituzione del Premio Ascai Media Awards, destinato agli house organ in formato cartaceo, digitale e social delle aziende (associate, ma anche non). Obiettivo della nuova iniziativa è accendere un faro su questo comparto editoriale, individuarne le eccellenze sia sotto il profilo di impostazione e di messaggio – con un occhio alle nuove tendenze in atto nel settore -, sia sotto il profilo grafico e artistico.

    “Vogliamo aprire alla conoscenza di questo interessante mondo della pubblicistica aziendale, nato nel nostro Paese poco più di un secolo fa, nel 1895 con un quadrimestrale della ditta Olearia P. Sasso di Oneglia, ma che negli ultimi 30 anni ha vissuto un’evoluzione travolgente, con una trasformazione frenetica, a volte scomposta, di format, contenuti e linguaggi” spiega il presidente Ascai, Maurizio Incletolli.

    Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile prossimo. Maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di partecipazione si trovano sul sito Ascai (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.). Al Premio è abbinata la realizzazione di una Rassegna online con tutte le pubblicazioni (house organ, newsletter, e-magazine, app e social media) partecipanti al concorso, con immagini e schede descrittive.

    Made in Bangladesh di Rubaiyat Hossain nella sezione speciale #FFFMilanoForGreen, che ospita opere con una sensibilità ecologica spiccata, è un racconto segnato da un intenso e volitivo spirito femminile.

    “The women behind the label” - le donne dietro all’etichetta, recita il claim del film, seppur la questione non siano certo pochi centimetri di tessuto che, quasi nascosti ma fondamentali a dare spirito e valore al capo d’abbigliamento in questione, vivono appuntati all’interno di un colletto o sulla cucitura di un pantalone, ma sono le donne, le persone, gli esseri umani che vivono, spesso solo sopravvivono, attaccati alla possibilità di fissare quell’etichetta. 

    Così si fa protagonista Shimu (Rikita Nandini Shimu), poco più che ventenne, espressione mimica (dell’attrice) volitiva, assonante con quello che ben presto scopriamo essere il suo spirito di operaia in una fabbrica di abbigliamento a Dacca, Bangladesh, luogo del mondo che, spesso e volentieri, sappiamo esistere “solo” perché – come recita il titolo del film – il vestito che abbiamo in mano o indosso è Made in Bangladesh, una terra votata alla causa dell’abbigliamento, una regione senza cui l’universo della moda mondiale soffrirebbe, ma che, al contempo, soffre nel nome della moda stessa: il film dell’autrice Rubaiyat Hossain, tra la bellezza visiva delle gamme accese delle cromie dei tessuti che le donne maneggiano e il pericolo in agguato per i fili elettrici scoperti delle macchine da cucire, e non solo, mette in scena proprio le complesse condizioni in cui questo lavoro viene fatto svolgere, non raramente nel nome dello sfruttamento, del sottosalario, una forma di contemporanea e accettata schiavitù del nostro tempo, a cui però questa piccola-grande donna della nuova generazione decide di ribellarsi, mettendo in piedi una formazione sindacale femminile, non senza l’ombra delle minacce da parte del datore di lavoro, come anche del marito, ma Shimu è determinata. 

    Fashion Film Festival Milano, in particolare la sezione #FFFMilanoForGreen, che ospita film con una sensibilità ecologica spiccata, ma qui anche un soggetto femminile forte, altro tema pulsante nel cuore del FFFMilano, presenta quest’opera - in partnership con Lifegate -, un film che ha debuttato a Toronto nel 2019, passando poi per Londra, Locarno e il 37mo Torino Film Festival, occasione in cui ha vinto il premio Interfedi, uno tra i diversi altri riconoscimenti mondiali. 

    Un film che ha comportato tre anni di ricerca per l’autrice, formatasi negli Stati Uniti e acerba sulle modalità di lavoro in fabbrica, ma da sempre interessata ad approfondire le condizioni femminili e di vita, così da preparare il progetto incontrando molte donne operaie, quelle che “nonostante un misero salario, difficili condizioni di lavoro e la lotta contro il patriarcato tra le mura domestiche” l’hanno affascinata per la “loro emancipazione. Sino a un centinaio di anni fa, in Bangladesh, le donne non potevano neppure lavorare, erano condannate a vivere in isolamento. Oggi lavorano, si guadagnano da vivere e provvedono al sostentamento delle famiglie, lottando per i propri diritti, a casa come al lavoro”. 

    Made in Bangladesh - con un titolo che è un’icona pop, qualcosa che tutti noi leggiamo, tocchiamo, e forse su cui poco riflettiamo ogni giorno, ogni volta, o quasi, che indossiamo un abito, o ci spogliamo - non si crogiola nelle prassi del politicamente corretto, dell’inclusione come tendenza, del femminismo arrabbiato o della percezione buonista dello stesso per lavarsi le coscienze occidentali o capitalistiche, ma è un film che fonda il proprio spirito sulla consapevolezza del concetto di diritto umano, sull’autotutela che ciascun individuo dovrebbe aver sviluppato sempre per la propria salvaguardia, e anche per quella altrui, perché il film di Rubaiyat Hossain, per il FFFMilano rientra appunto nella selezione di quelli portavoce della coscienza ecologica dell’essere umano, e del sistema industriale, pertanto “le etichette” di Shimu sono anche, e moltissimo, claim che devono risuonare per sensibilizzare alla salvaguardia del pianeta, “abito” vitale per tutti noi. 

     

    Articolo di: Nicole Bianchi per Cinecittà News 

    Una cura rivoluzionaria con le cellule staminali mesenchimali prodotte dal cordone ombelicale guarisce i malati più gravi al Covid-19. "Al momento è la cura più efficace che c'è"

    Ottime notizie sulla lotta alla pandemia giungono dagli Stati Uniti grazie ad un team con a capo un ricercatore italiano: le cellule staminali mesenchimali contenute nel cordone ombelicale potrebbero guarire dal Covid-19. È questa la notizia che arriva dal sud della Florida, precisamente dal Diabetes Research Institute (Dri) e del Cell Transplant Center dell’Università di Miami Miller School of Medicine.

    Cosa dice lo studio

    I medici ed i ricercatori dello studio hanno affermato che il trattamento sperimentale che coinvolge le cellule staminali ha avuto un incredibile successo nel trattamento dei casi gravi di Covid. "Penso che questo potrebbe essere un punto di svolta", ha detto il Dott. Camillo Ricordi, Direttore del Cell Transplant Center presso l'Università di Miami e capo della ricerca. Il trattamento innovativo utilizza le cellule staminali del cordone ombelicale di un bambino. "Il trattamento ha dimostrato di ridurre in modo sicuro il rischio di morte ed ha accelerato i tempi di recupero per alcuni dei pazienti più malati", si legge sul quotidiano di Miami. Si potrebbe trattare di una vera e propria svolta nella cura alla terribile malattia che attanaglia tutto il mondo, un trattamento in più che potrebbe unirsi all'efficacia dei vaccini ed alle cure già presenti.

    "Abbiamo appena pubblicato lo studio che utilizza cellule staminali derivate dal cordone ombelicale di un neonato sano. Generalmente gettiamo via la placenta che viene scartata dopo la nascita ma stiamo usando cellule che vengono estratte e si espandono da quel cordone ombelicale. Questo può generare e fornire dosi terapeutiche per oltre 10mila pazienti da un singolo cordone ombelicale. È un risultato straordinario", ha detto lo scienziato italiano, considerato fra i massimi esperti mondiali nel trapianto di isole pancreatiche senza dover ricorrere ai farmaci immunosoprressivi. Ha inventato il primo apparecchio al mondo che consente di individuare le isole pancreatiche permettendo così di trapiantare solo le cellule pancreatiche e non l’intero organo, come viene riportato dall'Ismett.

    "91% di efficacia"

    La scoperta è rivoluzionaria se si pensa che con un unico cordone ombelicale si possono salvare e curare potenzialmente 10mila pazienti. Considerati tutti i parti che avvengno costantemente nel mondo, si può aprire la strada verso una nuova, vera, cura contro il Coronavirus. Ma come funziona? Sullo studio si legge che è stato dimostrato come queste cellule staminali mesenchimali riescano a modulare i processi immunitari e iperinfiammatori, promuovono la riparazione dei tessuti e secernono molecole antimicrobiche. Le cellule ombelicali, oltre a spegnere l’infiammazione, sono immuno modulanti, cioé regolano le complesse difese immunitarie e intervengono proprio dove si verificano le tempeste di citochine tipiche dell'infezione da Covid-19. Lo studio è stato realizzato in doppio cieco, cioè né il paziente né il medico incaricato della valutazione erano a conoscenza dell'assegnazione del trattamento e il personale responsabile della somministrazione del prodotto non era a conoscenza dell'assegnazione di gruppo.

    Continua a leggere su: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/useremo-cordone-ombelicale-ecco-scoperta-che-ferma-covid-1917291.html

    Silvia voleva lavorare con i disabili e voleva farlo in Sud America: ha trovato il suo posto a una manciata di km da Buenos Aires, in un paesino di campagna nato intorno ad una stazione ferroviaria.

    Sebastiano assiste gli anziani di una Rsa: il Covid è stata una bruttissima sorpresa, ma “non saranno certo le doppie paia di guanti o le doppie mascherine che mi faranno cambiare idea”. Angela assiste donne e minori in un Centro antiviolenza: “Finalmente non mi limito ad osservare e a lamentarmi, ma agisco per cambiare le cose”.

    Silvia, Sebastiano, Angela: tre testimonianze, affidate alla rete, di una scelta tutt’altro che scontata, quella del Servizio civile universale. Scelta che presto sarà replicata da decine di migliaia di altri ragazzi come loro: i posti messi a bando prima di Natale sono 46.891, ma pochi giorni fa ne sono stati aggiunti per decreto altri 8.811, portando il totale a 55.702. “Il numero più alto degli ultimi dieci anni”, rivendica con orgoglio Vincenzo Spadafora, ministro delle Politiche giovanili.

    Il termine ultimo per le domande scade alle 14 di lunedì 8 febbraio: sulla piattaforma online dedicata del sitowww.serviziocivile.gov.it i progetti tra cui scegliere, tra Italia ed estero, sono più di 3.500.

    CHI PUO’ PARTECIPARE –

    Bisogna avere un’età tra i 18 e i 28 anni, essere cittadino italiano o di uno degli altri Stati membri dell’Unione europea ovvero di un Paese extra Ue ma regolarmente soggiornante in Italia, non aver riportato condanne in Italia o all’estero, anche non definitive, alla pena della reclusione superiore ad un anno per un delitto non colposo o ad una pena anche inferiore per un delitto contro la persona.

    Nel bando 2020 figurano anche progetti finanziati nell’ambito del Programma operativo nazionale – Iniziativa occupazione giovani (PON-IOG, cosiddetto “Garanzia Giovani”) e interamente dedicati a giovani neet (‘not in education, employment or training’ ovvero che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione) residenti in Italia (ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano) e progetti destinati esclusivamente a giovani disoccupati residenti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise o Sardegna. Possono ripresentare la domanda tutti quelli che, a causa dell’emergenza da Covid-19, hanno interrotto volontariamente il servizio o avuto il progetto sospeso.

    QUANTO DURA –

    Il Servizio va dagli 8 ai 12 mesi: dipende dal progetto. Si tratta di 25 ore settimanali o di un monte ore che varia tra le 1.145 ore per i progetti di un anno e le 765 ore per i progetti di otto mesi. La data di avvio in servizio dei volontari – non oltre il settembre 2021 – viene stabilita per ciascun progetto tenendo conto di alcune variabili – procedure di selezione, compilazione ed esame delle graduatorie, etc – ed è pubblicata sul sito del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale.

    E’ previsto un assegno di 439,50 euro mensili, cui si somma un’indennità giornaliera se si partecipa a un progetto all’estero o che prevede la misura aggiuntiva di un periodo da svolgersi in uno dei Paesi Ue.

    In considerazione dell’emergenza sanitaria, stavolta i colloqui di selezione potranno essere realizzati dalle Commissioni anche in modalità online, laddove non sussistano le condizioni per svolgere le prove in presenza: a parità di punteggio nelle graduatorie e’ preferito il candidato maggiore di età.

    I SETTORI DI INTERESSE –

    Le ‘macroaree’ interessate sono sette: assistenza; protezione civile; patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; patrimonio storico, artistico e culturale; educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, dello sport, del turismo sostenibile e sociale; agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità; promozione della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata, promozione e tutela dei diritti umani, cooperazione allo sviluppo, promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero.

    Ciascuna di queste macroaree comprende al suo interno un ventaglio di opportunità ricchissimo: ognuno può trovare quella che gli appare più congeniale spulciando l’elenco allegato al bando, ma la ricerca è più semplice visitando il sito istituzionale, cliccando “Cerca il tuo progetto” in Italia o all’estero e attivando i filtri.

     

    Articolo di: ilfattonisseno.it

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