La Montagnaterapia, che nasce in Francia e Belgio negli anni ’80, arriva in Italia al sorgere degli anni ’90 con l’intento di fungere come ulteriore sostegno nel processo di riabilitazione di persone aventi problematiche. L’Associazione Montagnaterapia la definisce come “un originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio educativo finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura e alla riabilitazione di individui portatori di differenti problematiche, patologie o disabilità, attuato attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell’ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna”.

    Tra i massimi promotori italiani della Montagnateriapaia c’è il Club Alpino Italiano (CAI), quale organizza escursioni, in gruppi da 3 a 12 persone, che sono volte a favorire un miglioramento della salute e del benessere generale dei partecipanti. Quindi, l’azione che si persegue dal punto di vista socio-sanitario converge con le conoscenze tecniche e culturali di chi è guida esperta di montagna.

    Come riporta lo stesso CAI, la Montagnaterapia è tutt’ora oggetto di studio, e infatti sono numerose le tesi di laurea in infermieristica, riabilitazione psichiatrica, medicina, antropologia, psichiatria, scienze dell’educazione nelle quali è stata trattata. Ornella Giordana, referente per la Montagnaterapia a livello nazionale in Commissione Centrale
    Escursionismo e del gruppo La Montagna che Aiuta del CAI Torino, racconta che «Il lockdown ha lasciato un segno, soprattutto sulle persone già in difficoltà, per questo anche se molte delle attività del Club Alpino Italiano sono ancora ferme, abbiamo spinto per far ripartire il prima possibile quelle di Montagnaterapia. Ce n'è davvero bisogno». E lo speriamo anche noi che presto possano ripartire.

    https://www.cai.it/attivita-associativa/sociale/montagnaterapia/

    https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/08/26/news/la-soluzione-e-la-montagnaterapia-1.39144955

    A cura di Simone Riga

    16 Settembre 2020 - 11:45

    #Together4Forests, difendiamo il pianeta!

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    Il WWF, insieme ad altre 100 Ong, ha lanciato la campagna di raccolta firme #Together4Forests per difendere le aree verdi del nostro pianeta, il tutto sarà poi trasmesso alla consultazione pubblica istituita dalla Commissione Europea. Non tutti in Europa sappiamo che il 10% della deforestazione mondiale, dall’Amazzonia alle foreste pluviali dell’Asia, è causato da noi stessi attraverso il consumo di carne, latticini, olio di palma, caffè e cioccolato. Questi prodotti che ci ritroviamo a tavola possono provenire, a nostra insaputa, da pratiche scorrette ai danni dell’ambiente.

    “Il latte locale potrebbe provenire da mucche nutrite con soia coltivata in terreni un tempo coperti da foreste spettacolari. I biscotti che ami potrebbero contenere olio di palma non sostenibile o cacao coltivato su terreni strappati alle popolazioni indigene. Questo deve essere fermato: togliamo la deforestazione dai nostri piatti”. Così recita un paragrafo del sito internet del WWF UK. 

    La normativa europea non prevede alcun limite alla libera circolazione di prodotti legati alla deforestazione e alla devastazione degli ecosistemi. A tal proposito l’Unione europea sta cominciando a lavorare ad una nuova legge sui prodotti forestali, la Commissione europea ha aperto la consultazione pubblica al fine di accogliere qualsiasi utile suggerimento. E ne serviranno tanti.

    https://www.wwf.eu/campaigns/together4forests/

    https://www.legambiente.it/together4forests/

    A cura di Simone Riga

    16 Settembre 2020 - 11:43

    Lo Zimbabwe dice no alle miniere

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    La Ministra dell'informazione, Monica Mutsvangwa, ha annunciato che "l'estrazione mineraria nelle aree che fanno parte di parchi nazionali è vietata con effetto immediato". Questa decisione è stata presa dopo le forti proteste da parte delle associazioni ambientaliste per l’imminente inizio delle valutazioni di impatto ambientale per le perforazioni, la costruzione di strade e le indagini geologiche in due siti all'interno del Hwange.

    Nella fattispecie, nel 2015 erano stati concessi i diritti minerari a due società cinesi, la Zhongxin Coal Mining Group e l’Afrochine Smelting, nel più grande parco naturale del Paese, un’area che si estende per circa 14.651 m2, e le esplorazioni avrebbero dovuto cominciare a breve. La notizia aveva innescato sin da subito le proteste da parte dei cittadini, sfociate anche nei social network con l’hashtag #SaveHwangenationalpark.

    Il parco nazionale del Hwange è la casa per il 10% degli elefanti selvatici dell’intera Africa. Trevor Lane, che ha lavorato per il Bhejane Trust a Hwange per oltre dieci anni, spiegava al Guardian, prima che venisse introdotto il divieto, che: “Questo è uno dei più grandi parchi del mondo e le miniere sarebbero in una delle zone più incontaminate del parco. L'ultima popolazione di rinoceronti neri di Hwange Park vive lì, così come 10.000 elefanti e 3.000 bufali” e “se dovesse andare avanti, sarà la fine del parco. Ucciderebbe l'industria del turismo che vale centinaia di milioni di dollari”. E infatti, l’estrazione mineraria avrebbe recato danni irreversibili all’ecosistema, con la conseguenza di pregiudicare anche il settore turistico, dal quale provengono i maggiori introiti dello Zimbabwe.

    Nonostante l’entrata in vigore del divieto, per molti cittadini la preoccupazione resta ancora alta, poiché si tratta di un provvedimento provvisorio e la paura che possa decadere è reale. Negli anni passati gran parte dei territori del Paese sono stati devastati a causa dell’estrazione dell’oro lungo i corsi d’acqua e lo spettro del ritorno a questo catastrofico scenario è ben visibile alla popolazione, la quale pretende che il divieto sia convertito in legge il più presto possibile.

    https://www.bbc.com/news/world-africa-54085549

    https://www.lastampa.it/la-zampa/altri-animali/2020/09/05/news/nello-zimbabwe-le-societa-
    minerarie-cinesi-minacciano-gli-animali-in-via-di-estinzione-1.39269785

    https://www.repubblica.it/esteri/2020/09/10/news/zimbabwe_vietate_tutte_le_attivita_minerarie_ne
    i_parchi_nazionali_la_svolta_di_harare-266789468/

    A cura di Simone Riga

    Claudio Almeida, ricercatore che coordina il Programma di controllo della deforestazione dell’Amazzonia (DETER), in seno all’Istituto Nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE), ha mostrato con numeri alla mano, come si sia già superata la superficie deforestata rispetto all’anno precedente, di 2.400 km2.

    “Le carte mostrano una deforestazione senza precedenti nei territori indigeni fino a quel momento risparmiati e un’appropriazione dei territori pubblici - specifica lo specialista - Deforestiamo per rivendicare la proprietà della terra, regolarizzarla e, eventualmente, rivenderla”.

    L’esecutivo guidato da Jair Bolsonaro presentò nel dicembre del 2019 una mozione per legalizzare le terre pubbliche occupate illegalmente. Il progetto si concluse con un nulla di fatto e decadde lo scorso 20 maggio, ma una nuova simil mozione pare che sarà presto ripresentata.

    Per quanto riguarda il numero di incendi registrati nel mese di agosto, pari a 29.308, si tratta del secondo valore più alto di sempre degli ultimi dieci anni. La regione dell’Amazonas è stata quella più colpita, con ben 8.000 incendi. Bolsonaro ha recentemente ritirato la proposta, annunciata tempo fa, di voler istituire una moratoria agli incendi e ha ritirato prontamente l’esercito, che aveva inviato al fine di salvaguardare la foresta. La totale impassibilità da parte del presidente brasiliano e anche la complicità, secondo Greenpeace, da parte degli Stati europei, che continuano ad alimentare la distruzione dell’Amazzonia attraverso degli accordi commerciali, manderanno presto in cenere uno dei polmoni verdi più importante del pianeta.

    Tra i Paesi complici di questa catastrofe c’è anche l’Italia che, come riporta Il Fatto Quotidiano, è il primo Stato dell’Ue per numero di tonnellate di carne importate dal Brasile, pari a oltre 25.000 tra luglio 2019 e giugno 2020. Anche per quanto riguarda l’importazione di soia l’Italia è riuscita ad entrare tra i primi dieci importatori dell’Ue nel 2019.

    https://www.lemonde.fr/planete/article/2020/09/11/la-foret-amazonienne-s-approche-d-un-point-
    de-non-retour_6051887_3244.html

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/02/amazzonia-distrutta-dagli-incendi-il-governo-
    bolsonaro-e-indifferente-ma-la-colpa-e-anche-delleuropa-foto/5917931/

    A cura di Simone Riga

    Un’indagine realizzata da Greenpeace UK e l’Ong Public Eye ha portato a galla la massiccia esportazione effettuata dall’Italia, seconda solo al Regno Unito, di pesticidi vietati all’uso nell’Unione europea. Nel 2018 il Paese ha esportato oltre 9mila tonnellate di prodotti fitosanitari in dieci Stati sparsi nel mondo.

    Le centinaia di documenti visionati nell’inchiesta hanno messo in luce dei numeri sino ad allora nascosti dai colossi della chimica in Europa. Nello specifico, nel 2018 l’Ue ha esportato 81.615 tonnellate di prodotti fitosanitari in 85 Paesi, gran parte dei quali con un reddito medio-basso. Il 12% delle importazioni, pari a circa 9.500 tonnellate, proveniva da aziende presenti sul territorio italiano.

    Le sostanze esportate, vietate in Ue da molti anni, sono annoverate come sospetto e probabile cancerogeno, parliamo di trifluralin puro, l’erbicida l’ethalfluralin, un diserbante a base di atrazina e uno a base alachlor, il fumigante 1,3-dicloropropene, e insetticidi a base di propargite. Questi prodotti agrochimici provenienti dall’Italia hanno raggiunto Stati Uniti, Australia, Canada, Marocco, Sud Africa, India, Giappone, Messico, Iran e Vietnam.

    La normativa europea pecca di alcune lacune in materia, nonostante l’impiego di determinate sostanze sia proibito nell’Ue si consente la loro produzione e esportazione, con la conseguenza che ciò che esportiamo ce lo potremmo ritrovare nel piatto, come ha affermato Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.

    L’appello lanciato da numeri esperti di diritti umani delle Nazioni Unite affinché si metta fine a questa “deplorevole” pratica di esportare prodotti vietati, soprattutto verso i Paesi più poveri, sembra non aver sortito ancora alcun effetto.

    Bibliografia

    https://unearthed.greenpeace.org/2020/07/09/pesticides-united-nations-public-eye/

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/10/greenpeace-litalia-e-il-secondo-paese-per-esportazione-
    di-pesticidi-vietati-in-europa/5926790/

    https://www.corriere.it/cronache/20_settembre_10/greenpeace-l-italia-secondo-paese-esportazione-
    pesticidi-vietati-europa-4ada70e0-f377-11ea-88b9-39ac85c19851.shtml

    A cura di Simone Riga

    Il prossimo martedì 29 settembre dalle 20,30 fino alle 22 si terrà un concerto di due grandi artisti dell'organetto e del bandoneon: Alessandro D'Alessandro e Daniele Di Bonaventura. 

    Ebraica 

    Festival Internazionale di Cultura

    7/16 settembre 2020 Digital/Live

    Roma Antico Quartiere Ebraico

    Daniel Lumera presenta "Biologia della gentilezza" nel ciclo di incontri Estate al MAXXI - 16 settembre ore 18.30 - Interviene Giovanna Melandri. Dall'incontro tra una scienziata di Harvard e un esperto internazionale di meditazione, un metodo rivoluzionario con esercizi e consigli pratici.

    12 Settembre 2020 - 07:35

    Addio a Franco Maria Ricci, aveva 82 anni

    Scritto da

    È morto a Parma, a 82 anni, l'editore e collezionista Franco Maria Ricci. I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Parma lunedì 14 settembre alle 11.30. Ricci era grande amico del direttore di Angelipress Paola Severini Melograni, celebre per aver pubblicato negli anni '80 la rivista FMR e aver creato il Labirinto della Masone a Fontanellato.

    Così il ministro Franceschini sulla sua scomparsa: "Uomo colto e raffinato, ha sempre operato per divulgare la conoscenza del nostro patrimonio culturale. Con lui viene a mancare un intellettuale di straordinaria sensibilità e intelligenza, un editore colto e raffinato".

    Tra le grandi opere curate da Ricci figurano la ristampa dell'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert (18 volumi, 1970) - venduta in tremila copie - e l'Enciclopedia dell'arte di Franco Maria Ricci (15 volumi, 1990). 

    Prestigiose poi le collaborazioni di Ricci, tra cui quelle di Umberto Eco, Cesare Zavattini e Roland Barthes, oltre ad una folta schiera di artisti e fotografi. Nel 2002 la casa editrice è stata acquistata dal gruppo Art'è.

    DOMENICA 13 SETTEMBRE ore 15:00 FLASHMOB in PIAZZA STATUTO 18 PER CHIEDERE L'INTITOLAZIONE

    Poche ore dopo la scomparsa del maestro, la sindaca di Torino Chiara Appendino, dichiarava che gli avrebbe voluto intitolare un luogo di Torino e immediatamente la "rete" chiedeva a gran voce che "quel" luogo, fosse piazza Statuto 18.L'idea ha subito avuto l'adesione dei suoi famigliari e  la petizione  change.org a sostegno di questa proposta, ha raccolto addirittura più di 20.000 firme in 24 ore!

    Nonostante sia stata prodotta richiesta formale con la compilazione dei documenti necessari, il Comune non ha dato alcuna risposta in merito.

    Domenica 13/9 alle ore 15:00, tanti estimatrici ed estimatori del maestro si sono organizzati con il nipote Tommaso Bosso  i Mods per darsi appuntamento nel luogo che vorrebbero fosse legittimamente a lui dedicato. Sarà un sit in in cui si parlerà e racconterà di Ezio Bosso ed è probabile la presenza di alcuni musicisti della sua Orchestra cioè la European Philarmonic Orchestra (che si esibirà la sera stessa all'Auditorium di Torino) i quali potrebbero anche accennare qualche brano particolarmente caro al maestro.

    L'obiettivo è quello di avere finalmente una risposta dalla città,ovviamente positiva.

    GIARDINI EZIO BOSSO

    Piazza Statuto 18, un'area composta da storiche transenne (tempo addietro anche da comode panchine, ora rimosse in favore di un inutile parcheggio, alla faccia della mobilità "dolce") e i portici di Palazzo Paravia, prestigioso condominio dove vissero per un periodo della loro vita sia Edmondo De Amicis che Emilio Salgari.

    In questa precisa "area", si ritrovano,ogni sabato pomeriggio e qualche sera in settimana, i Mods di Torino,regolarmente dal 1980. Sono già quattro le generazioni di Mods che condividono lo storico ritrovo ed è piacevole vedere attempati cinquantenni, giovani trentenni o ragazzini adolescenti, tutti insieme, vestiti eleganti e in sella alle ultraccessoriate Vespe o Lambrette.

    Nei primi anni '80, Ezio Bosso iniziò a studiare contrabbasso presso il Conservatorio G.Verdi di Torino, aveva 13 anni quando divenne allievo del maestro Enzo Ferraris e in quella classe conobbe Oscar Giammarinaro, di 7 anni più grande di lui e già affermato mod di piazza Statuto e componente della band omonima, appena formata.

    Rimase affascinato e catturato dallo stile dell'abbigliamento, dai generi di musica ascoltata (soul, ska,R&B), dalla Vespa e dai racconti delle loro impero, al punto che iniziò immediatamente a frequentare la piazza e si scoprì anch'egli mod, a tutti gli effetti. Quando Oscar decise di non suonare più il basso, ma di di essere solo il cantante  negli Statuto, Ezio si propose come nuovo bassista e iniziò la sua straordinaria carriera musicale "pop" parallela ai suoi studi "classici", evidenziando subito un'eccellente creatività. Essendo ancora ragazzino, era un po' paffutello e venne soprannominato "Xico" prendendo spunto dal maggiordomo dell'allora celebre fumetto di Zagor,,il quale aveva sembianze che un po' lo ricordava, In poco tempo però, emerse una somiglianza fisica proprio con Oscar, al punto che Ezio si spacciava spesso e volentieri come suo fratello minore.

    Ezio partecipava a tutti i raduni mod in giro per l'Italia, aveva la sua Vespa e sovente andava allo stadio a tifare il Toro insieme agli altri Mods granata della piazza. Negli Statuto suonò per circa due anni,con concerti in varie città italiane e registrando il fortunatissimo album "Vacanze" nel 1988.

    Quando Ezio abbandonò il Conservatorio di Torino, a causa dell'insostenibilità del rapporto col suo insegnante, si trasferì a Vienna e poi Parigi, dove studiò con i migliori contrabbassisti europei e quindi lasciò a Torino. Nonostante fosse sempre in giro per il mondo a raccogliere enorme successo, affermandosi come il più grande compositore contemporaneo,non abbandonò mai la sua appartenenza al Modernismo e ogni qualvolta tornava a Torino, frequentava Piazza Statuto e tutti gli eventi e serate mod, con passione ed entusiasmo.Lo ha fatto fino al drammatico periodo del lockdown, che ha coinciso con la sua scomparsa. Anche dopo essersi ammalato, non è mai mancato in piazza, andandoci anche col bastone prima e sulla sedia a rotelle dopo.

    Oltre alla famiglia, Ezio a Torino era rimasto legato ad alcuni  storici amici musicisti ,ma soprattutto ai suoi amici Mods, rivendicandone  la sua appartenenza anche nel pieno del suo successo e popolarità nazionale (post Festival di Sanremo) in tutte le interviste di TV,Radio e giornali. Sua la frase: "Sono e resterò sempre mod, perché mod non si diventa,non si può "fare" il mod, si scopre di esserlo.Il Modernismo è uno stile di vita che ci rende uomini migliori."

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