Giornate in corsa. Sfrecci in macchina. Controlli l’orologio, ma in realtà è ‘lui’ che ti controlla e detta i tempi. E ancora, corri verso un nuovo giorno o ti affanni per chiuderlo.

    Poi arriva il momento in cui decidi che devi soffermarti. Parcheggi. Nascondi l’orologio nella manica del cappotto e ti incammini verso un luogo, che è speciale.

    Il vento in faccia non ti ferma. Il cielo grigio, minaccioso, che porta il messaggio di un temporale imminente non è un ostacolo. Non può esserlo.

    Ti trovi davanti ad una cella, a Firenze. E’ la replica di quella della sezione B di Robben Island dove fu detenuto Nelson Mandela dal 13 giugno 1964 al 31 marzo 1982. Fu trasferito nella prigione di Pollsmoor e in seguito nella prigione di Victor Verster, dove fu rilasciato l’11 febbraio 1990.

    Guardi tra le sbarre. Gli occhi si soffermano sulla coperta ripiegata su se stessa, in un angolo, come se fosse dimenticata.

    Ti immagini la sofferenza, ma anche la forza e la tenacia di valori che oltrepassano il tempo. Insegnano. Ti offrono una direzione da seguire. Ogni giorno e ancora di più di questi tempi.

    “La memoria e il ricordo vanno alimentati- spiega Massimo Gramigni, Presidente del Nelson Mandela Forum, che è il “custode” di questo posto- perché sono colonne portanti della vita. Le parole di Madiba sono storia, fanno parte del presente e sono slancio per il futuro per le generazioni”.

    Il Mandela Forum, in una data simbolo, l’11 febbraio scorso, è diventato uno dei centri per la vaccinazione contro il Covid-19.

    Davanti a quella cella, 12 mesi fa esatti, si è ritrovato il mondo dello sport toscano per condividere le frasi di Mandela.

    Le immagini scorrono davanti agli occhi. E’ passato un anno, ma sembra il racconto di un’altra epoca.

    “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio “.

    Lo affermava Madiba. Ti accorgi che il tempo procede inesorabile, cambia le cose, ma non riesce a scalfire parole che vivono. Dimorano nel cuore.

    "Il coraggio è scovare quel raggio di sole quando il cielo è interamente coperto dalle nuvole. E’ una luce che ti fa trovare la strada per andare avanti". E’ quanto scrivono due mamme.

    Annullare la distanza di oltre 250 chilometri attraverso la scrittura. Condividere il dolore senza fine come la perdita di un figlio, “conoscersi” scrivendosi lettere e mail, raccontandosi le emozioni, la meraviglia delle piccole cose come il fiore che spunta nel giardino, le paure e la voglia di riprendere per mano la vita.

    E’ nato da una storia vera, "Il filo sottile del coraggio" (Maria Pacini Fazzi Editore) curato dalla giornalista fiorentina Gaia Simonetti. E’ un diario che raccoglie lo scambio epistolare di due madri, Camilla Tommasi e Giovanna Carboni, durante la quarantena da Cerreto Guidi, in provincia di Firenze dove abita Giovanna a Montemerlo, in provincia di Padova, paese di Camilla, poco distante da Vo'.

    Il libro, che si può trovare su Amazon, è stato depositato in questi giorni presso l'Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano (AR). Dal 1984 Pieve Santo Stefano, quasi al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, mostra un cartello giallo sotto quello della toponomastica ufficiale con scritto: "Città del diario". La località, infatti, ospita infatti nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, l’esistenza di tutti e la storia d’Italia. Ci sono diari, epistolari, memorie autobiografiche.

    “Il nostro diario che ha preso forma nel periodo della quarantena- concludono le due mamme- entra a far parte della storia di tutti noi e del Paese. Nell’inchiostro abbiamo messo il cuore, ma anche la speranza. Non mancano i tempi verbali al futuro. Le nostre lettere sono ripartenza. Per noi è stato così, anche nella vita. Con le nostre lettere vogliamo tendere la mano ad altre mamme e papà”.

    Sette giorni per rispondere a un bisogno crescente. Aumentano le richieste da parte dei 56 enti convenzionati, che rispondono alle esigenze di 22.460 assistiti: c’è bisogno di 105.192 farmaci

    Banco Farmaceutico invita i cittadini ad andare nelle farmacie aderenti (264 a Torino) per donare uno o più medicinali per chi ha bisogno. Anche quest’anno, la GRF - Giornata di Raccolta del Farmaco, si farà. La #GRF21 durerà una settimana, da martedì 9 a lunedì 15 febbraio. Nelle oltre 5.000 farmacie che aderiscono in tutta Italia (riconoscibili perché espongono la locandina dell’iniziativa, l’elenco è consultabile sul sito www.bancofarmaceutico.org), sarà chiesto ai cittadini di donare uno o più medicinali da banco per i bisognosi. I farmaci raccolti (541.175 nel 2020, pari a 4.072.346 euro) saranno consegnati a oltre 1.800 realtà assistenziali che si prendono cura delle persone indigenti, offrendo loro, gratuitamente, cure e medicinali.

    L’11 febbraio del 1996 ci ha lasciati Amelia Rosselli. Poetessa, ha fatto parte della "generazione degli anni trenta", insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana. Nata a Parigi dall’esule antifascista Carlo Rosselli, si trasferì prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti., per ultimare poi gli studi in Inghilterra e tornare in Italia nel 1946. Lavorò come traduttrice e frequentò gli ambienti letterari romani e gli artisti del Gruppo 63. Nel 1964 uscì la sua prima raccolta in versi. Era povera Amelia Rosselli, e le fu assegnato il vitalizio straordinario previsto dalla legge Bacchelli. Morì suicida per cause connesse a una grave depressione. Nel 25esimo anniversario dalla sua morte, ricordiamo alcune tra le sue poesie più celebri, come Di sollievo in sollievo, Sereno il suolo mi rendeva, Se no è noia, è amore e C’è come un dolore nella stanza. Ricordiamo inoltre che è appena uscito il libro d’esordio di Alice Zanotti, “Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli”, con Bompiani.

    Qui la puntata di Un popolo di poeti, intitolata “La solitudine”, a cura di Paola Severini Melograni, in cui si parlò di Amelia Rosselli: https://www.youtube.com/watch?v=YK5gz-dqryI&feature=youtu.be

    TUMORE DEL PANCREAS: SCOPERTA DAI RICERCATORI DEL CERMS DELLE MOLINETTE E DELL’UNIVERSITÀ DI TORINO LA CHIAVE DI INGRESSO PER L’INVASIONE DEI LINFOCITI KILLER

    In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA (1) i ricercatori del Centro di Ricerche in Medicina Sperimentale (CeRMS) della Città della Salute di Torino e del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute dell’Università di Torino hanno scoperto il modo per permettere ai linfociti killer antitumore di infiltrarsi all’interno del tessuto tumorale per eliminarlo.

    Il tumore del pancreas viene a ragione definito il “killer silenzioso”. Il motivo di questo nome deriva dal fatto che non presenta sintomi specifici quando si manifesta, o meglio, quando questi compaiono spesso sono associati ad uno stadio molto avanzato della malattia. La causa potrebbe derivare dal fatto che, fin dalla sua origine il tumore del pancreas è caratterizzato da un intricato insieme di cellule di diversa natura che lo circonda e forma il cosiddetto “microambiente tumorale”. Nel microambiente vengono accesi numerosi programmi genetici e metabolici che forniscono un enorme vantaggio alla crescita del tumore e nello stesso tempo impediscono ai linfociti T killer antitumore di “infiltrarsi” nel tessuto tumorale, confinandoli all’esterno ed impedendo loro di riconoscerlo ed eliminarlo.

    Coordinati dai professori Paola Cappello e Francesco Novelli, i ricercatori impegnati in questo studio hanno dimostrato che bloccando l’interleuchina 17A, un importante messaggero della comunicazione tra le cellule del sistema immunitario e tra queste e le cellule circostanti, si modifica “il microambiente” tumorale ed in particolare il comportamento di un tipo di cellule, i fibroblasti. Queste cellule sono particolarmente abbondanti nel tumore del pancreas e sono responsabili della deposizione di un complesso e compatto reticolato di fibre, la cosiddetta “matrice”, che rappresenta il più grosso ostacolo all’ingresso dei linfociti killer antitumore così come la diffusione dei farmaci utilizzati per il trattamento.

    Il dottorando Gianluca Mucciolo, impegnato nel Dottorato di Ricerca in Medicina Molecolare dell’Università di Torino e primo autore di questo studio, utilizzando un modello animale predestinato a sviluppare il tumore del pancreas e privo della capacità di produrre l’interleuchina 17A, ha osservato che, nonostante la presenza di molti fibroblasti, il microambiente tumorale era molto più “invaso” da linfociti killer antitumore. Grazie ad una collaborazione con un gruppo di ricerca della Czech Academy of Sciences di Praga, diretto dal professor Luca Vannucci, il gruppo torinese ha dimostrato che in assenza dell’interleuchina 17A, la matrice depositata dai fibroblasti era, diversamente dal solito, molto più soffice e lassa, e presentava un’architettura che aveva poco in comune con le vere e proprie “autostrade” che favoriscono l’invasione delle cellule tumorali dei tessuti circostanti.

    Per analizzare a fondo il comportamento dei fibroblasti nel tumore del pancreas, la professoressa Cappello è ritornata presso il Campbell Family Institute for Breast Cancer Research a Toronto nel Laboratorio diretto Professor Tak Mak, dove aveva già trascorso alcuni periodi di lavoro, e mediante l’utilizzo di sofisticate tecnologie per lo studio dell’espressione genica a livello di una singola cellula, ha dimostrato come in assenza dell’interleuchina 17A i fibroblasti del tumore del pancreas modificano il loro programma genico per promuovere sia l’accumulo di linfociti T antitumore che l’aumento della loro attività killer. 

    “Seppure siano necessari ulteriori studi per approfondire il ruolo di questa interleuchina nella risposta anti-tumorale nell’ambito del tumore pancreatico, la grande notizia è che anticorpi anti-interleuchina 17A vengono già utilizzati nella pratica clinica per limitare i danni di alcune malattie autoimmunitarie e quindi potrebbero essere combinati con altre strategie per colpire il tumore del pancreas da più parti e rendere più efficienti i diversi trattamenti” commenta la Prof.ssa Cappello.

    Questi dati aggiungono un nuovo mattone per costruire una strategia efficace per la cura del tumore del pancreas. Aggiunge il Prof. Novelli: “Il nostro stesso gruppo ha recentemente sviluppato una terapia basata su vaccinazione a DNA e chemioterapia che nel modello animale ha dimostrato una notevole efficacia nel bloccare la progressione del tumore (2). Questa efficacia potrebbe essere ulteriormente aumentata dalla somministrazione combinata di anticorpi anti-interleuchina 17A, scatenando l’attività antitumore dei linfociti killer”

    Dallo studio contestuale del microambiente tumorale e dei meccanismi con cui il sistema immunitario può reagire contro il tumore del pancreas nascono le nuove terapie combinate che ci permettono di “accerchiare” sempre di più questo tumore e di aprire prospettive concrete per la sua cura.

    Mario Giro dialoga con… Questo è il titolo di un cilco di tre seminari organizzati dall'Università per stranieri di Perugia in cui Mario Giro dialoga con Enzo De Luca, ambasciatore d'Italia in India a proposito di India e Indocina nello scenario multipolare, martedì 23 febbraio alle ore 12, con Maurizio Massari, rappresentante permanente d'Italia presso l'Unione Europea di Next Generation UE, lunedì 1 marzo alle 12.30 e infine con Armando Varricchio, ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti di relazioni Italia-Usa e della nuova amministrazione Biden, mercoledì 10 marzo alle 16.00. I seminari in diretta streaming sulla piattaforma Microsoft Teams sono introdotti dal prof. Emidio Diodato dell'Università di Perugia e rientrano all'interno di Perugia Globale, incontri dell'Italia Internazionale, laboratorio a cura di Mario Giro.

    È in programma martedì 16 febbraio 2021dalle ore 17:30 alle ore 19:00 (inizio collegamento alle ore 17:15), il webinar intitolato “Il progetto di Vita delle persone con disabilità durante e dopo il Covid-19”, primo di una serie di webinar organizzati da questo Servizio Nazionale dal titolo “Una crisi da non sprecare”. L'incontro prevederà anche l’intervento del Prof. Roberto Franchini, docente del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e sarà accessibile in lingua dei segni.

    Per poter accedere al webinar occorre rivolgersi alla segreteria di questo Servizio Nazionale (email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.; tel. 06-66398.311).

    Il momento tanto temuto e, allo stesso tempo, agognato è giunto: siamo tornati a scuola in presenza. Le differenze tra la didattica a distanza e quella in presenza sono sicuramente tantissime, ma quella che spicca più di tutte è il fatto che in didattica a distanza non si facciano verifiche scritte. Noi studenti ci dividiamo principalmente in due fazioni: quelli che preferiscono l’orale e quelli che prediligono lo scritto. Dipende sempre dalla materia, ma io, personalmente, appartengo alla prima categoria, infatti lo stare alla lavagna e dire tutto ciò che mi passa per la testa - ovvero tutto ciò che mi ricordo- non mi è mai pesato, mentre l’idea di trovarmi davanti ad un foglio bianco, soprattutto per le materie scientifiche, mi intimorisce. Tuttavia tornare in presenza significa ritrovare l’amatissimo foglio bianco. Ciò che questi lunghissimi mesi di didattica a distanza mi avevano quasi fatto dimenticare sono i momenti subito prima o dopo una verifica. Potrebbero sembrare due momenti della giornata scolastica assolutamente banali, dopo tutto non c’è nulla di strano. Eppure quegli attimi hanno un che di pittoresco. Al cambio d’ora la classe è sempre in subbuglio: c’è chi passa da un banco all’altro sperando di trovare qualcuno che non abbia studiato come lui/lei così da sentirsi meno in colpa, c’è chi ormai, preso da uno spirito quasi manzoniano, si affida alla provvidenza o venera una collanina- che, tra l’altro, è anche abbastanza brutta - sperando che porti fortuna e, ancora, chi non si fa rubare l’appetito dall’ansia. Di certo, è immancabile un’asprissima contesa per accaparrarsi il famoso banco in ultima fila, un po’ come la corsa per prendere un posto in riva al lago alla sagra di paese bellagina. Ciò che, però, rende questi momenti peculiari è la momentanea assenza di gruppetti, è inevitabile che in una classe si formino amicizie più strette ed altre meno, tuttavia nell’esatto momento prima della verifica ci si trova a parlare anche con quella persona a cui si è rivolta la parola sì e no due volte, solo per condividere l’agitazione con qualcuno e sentirsi ripetere, per la centesima volta, le ultime nozioni. Per quanto la sindrome da foglio bianco sia terrificante, poter condividere questi attimi di terrore con chiunque capiti a tiro li rende più sopportabili. Si sa, mal comune mezzo gaudio.

    Oggi e domani sarà ancora possibile ammirare B-Jesus. Ve ne sono diverse di ragioni per visitarne l’esposizione, non da ultimo il fatto che la sua concezione corale non è dissimile da un’orchestra, in cui ogni singolo strumento-opera d’arte si combina con altri per formare un insieme il cui totale è superiore alla somma delle sue parti. O anche per sganciarci dalla stringente realtà che ci vuole ancorati ai dpcm, alle mascherine e ai disinfettanti per un viaggio che si snoda tra storia e futuro. Tra Credo e bisogno di credere. Un’occasione imperdibile di vedere insieme tanti giovani e potenziali protagonisti dell’arte, combinati con alcuni dei nomi più rappresentativi della scena artistica contemporanea, a cominciare da Tommaso Cascella, autore di una evangelica Stella Cometa e proseguendo con Davide Dormino e DuminDa, che sono stati presentati in precedenti articoli. E ancora, Federico Paris, Giuseppe Verri, Lidia Bachis e Marianna Masciolini.

    Qui l'articolo completo di Plus News: https://www.plusnews.it/post/marianna-masciolini-giovanni-battista-e-i-suoi-centri-di-gravit%C3%A0-permanenti

     

    Un'iniziativa per sensibilizzare sulla diversità e l'autismo. Oggi, venerdì 5 febbraio è l’ottavo anniversario della Giornata dei Calzini Spaiati, iniziativa nata dalla mente dei bambini della Scuola Primaria di Terzo di Aquileia. I calzini spaiati sono una metafora della diversità. Aderire alla giornata è semplice: occorre indossare calzini spaiati, scattare una foto e pubblicarla sul proprio profilo Facebook o Instagram taggando @autismoParoleperdirlo.

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