È inevitabile associare il periodo natalizio ai regali, il che non significa soltanto riceverli, ma, soprattutto, farli. Fare i regali più che un piacere, ormai, è diventato quasi un obbligo. Io personalmente ogni volta che devo fare un regalo vado in panico, voglio fare il regalo perfetto. Cosa piace a quella determinata persona? Non è che poi regalo qualcosa che non va bene e faccio una figuraccia? Perché sbagliare i regali è quasi una costante. Se mi dessero un euro per ogni regalo palesemente sbagliato e soprattutto riciclato, probabilmente ora potrei permettermi quella bellissima borsa Dior modello saddle. Quando a sbagliare il regalo sono persone che, tutto sommato, non ti sono così vicine, non c’è problema - dopo tutto è già apprezzabile il pensiero -, ma quando a sbagliare il fatidico regalo è tuo nonno paterno, la situazione è esilarante. Forse bisognerebbe fare un passo indietro per capire meglio che cosa io intenda per regalo sbagliato da parte di mio nonno. Innanzitutto c’è da dire che mio nonno è una categoria a parte, un caso disperato. Anche il mio rapporto con lui, sempre che mi sia possibile definirlo tale, è alquanto singolare. Ma non è questo il punto: lui i regali o non li fa o, quando li fa, entreranno a far parte degli aneddoti che si raccontano per far capire quanto nella tua famiglia ci siano soggetti ‘sui generis’. Di certo uno degli aneddoti preferiti risale al lontano 1982, anno dei Mondiali di calcio. Fu così che mio nonno si approprio’ indebitamente di una maglietta da calcio dell’amico adolescente di uno dei suoi figli, per poi regalarla a quel figlio il giorno di Natale con tanto di bigliettino e carta regalo. Gli scettici diranno che questo fu un episodio isolato, ma non fu così perché avendo quattro figli e tre nipoti ogni anno la sua creatività raggiunge vette inenarrabili. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Come quando, nel 2015 mi regalò un pezzo di legno di una cassetta per la frutta presa ‘in prestito’ dal mercato sotto casa, sostenendo che ne avessi bisogno per il camino - che tra l’altro, se proprio vogliamo essere pignoli, non può essere acceso se non per cucinare -. Potrei elencare altri meravigliosi regali creativi di mio nonno, ma senza andare troppo lontano quest’anno la sua personale ‘Rinascente’ per i regali è stata la discarica, forse preso dallo spirito ecosostenibile di Greta Thunberg. Quindi per tutti quelli che non si capacitano di come io sia così fissata nel cercare il regalo perfetto, la risposta è solo una: vi sfido a spacchettare la mattina di Natale un pezzo di legno preso da una cassetta per la frutta fingendo sorpresa, gioia e gratitudine per il meraviglioso dono. 

    Rebecca Zoe De Luca

    Ha occhi che “sorridono” e un cuore grande che contiene sogni, progetti, idee e la vita.
     
    Ho incontrato Alessio un pomeriggio di luglio di due anni fa, in un posto da fiaba incastonato nelle montagne come Moena.
     
    Occhi vivi e felici mentre seguivano la sua squadra del cuore, che era in ritiro pre-campionato.
     
    Avevo sentito parlare di lui. Era il ragazzo di 16 anni, che di ritorno da scuola si chiuse in camera e tra le lacrime compose una canzone per Davide Astori, l’indimenticato campione del calcio. Compose “O mio capitano” con parole messe sul foglio dal cuore. “Era il mio modo per ricordare Davide. Donai il ricavato all’ospedale pediatrico Meyer per offrire un piccolo aiuto per i bambini.” Racconta Alessio Ramacciotti, giovane rapper di Lucca, in arte Ramadon.
     
    Nel corso del lockdown, ha avviato una raccolta fondi con gofoundme per la terapia intensiva dell'ospedale San Luca di Lucca denominata “Tutti insieme contro un unico male” e ha realizzato un video sulla quarantena raccontata e vista con gli occhi dei giovani, che è arrivato fino all’UNESCO.
     
    Il virus non ha strappato le ali ai suoi sogni e prima dell’arrivo della pandemia aveva lanciato un’app musicale contro il bullismo.
     
    “La musica parla una sola lingua. E’ quella del cuore e veste i panni di ambasciatrice di valori. Attraverso “lei” annullo le distanze, esprimo emozioni, forza e speranza e posso aiutare”.
     
    Alessio mi consegna un quaderno dove ha appuntato il testo della sua canzone “Distanze”.
     
    “E scrivo, scrivo col cuore messaggi, accenni, parole per raccontarti il dolore per ripartire a tracciare a vita di un nuovo colore”.
     
    La parola “dolore” è coperta con una riga a lapis come a volerla eliminare. “E la musica può servire anche come gomma da cancellare”.
     
    Mi dice. Poi sorride.
     
    (Foto Credit Alessio Ramacciotti)

    Marevivo ha pubblicato una serie di utili consigli da adottare per delle feste all’insegna della sostenibilità: dalle decorazioni alle carte da regalo, dai regali sostenibili fino ad una rivisitazione dei tradizionali pranzi e cene delle festività.

    Per le decorazioni e carte da regalo è consigliato riusare della carta o dei tessuti di scarto di cui quasi sempre disponiamo in casa e di non usare lo scotch di plastica, bensì quello in carta. Ogni anno, e solo nel Regno Unito, vengono usati 1,5 miliardi di biglietti di auguri e 83 chilometri quadrati di carta da regalo.

    Per chi volesse fare un regalo diverso dal solito, e non solo fine a sé stesso, potrebbe decidere di regalare una pianta, oppure dei prodotti alimentari locali e biologici. Un buon libro potrebbe essere apprezzato, anche sottoforma di Ebook.

    Per i pranzi e le cene si può optare invece per un menù vegano o vegetariano. E per chi proprio non riuscisse a fare a meno della carne, potrebbe semplicemente stare attento a non sprecare cibo e a non usare oggetti in plastica monouso.

    Per vedere nel dettaglio i consigli e magari alcune ricette alternative cliccare al seguente link: https://marevivo.it/blue-news/12-consigli-eco-friendly-per-un-natale-sostenibile/

    In Sardegna sta prendendo piede il progetto “Sardegna rinnovabile” definito da WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club che mira a fornire l’isola di energia interamente pulita. Il programma firmato dall’Alleanza delle associazioni ambientaliste vuole essere da esempio per l’intero paese per ciò che concerne la transizione energetica; la Sardegna è altamente dipendente da combustibili fossili non essendo presente una rete gas sul territorio. In un sondaggio effettuato dal Wwf ben il 94% degli intervistati dell’isola si è detto favorevole del passaggio dal carbone alle fonti rinnovabili.

    “La Sardegna già presenta alcuni modelli consolidati di realtà sul territorio in grado di produrre autonomamente energia pulita, vendendo la sovrapproduzione, come le comunità energetiche di Benetutti, Berchidda, Borutta o il progetto del comune di Porto Torres con gli impianti fotovoltaici pagati dal comune. Le comunità energetiche sono un esempio reale e dimostrano come le aziende del territorio, le amministrazioni e i cittadini possano investire in maniera proficua su un sistema energetico innovativo che guardi al futuro, incentrato sulle energie pulite.” Sostiene Carmelo Spada, delegato del WWF Sardegna.

    “Lo sviluppo dell’infrastruttura energetica sarda nei prossimi anni rappresenterà un passaggio significativo per le politiche energetiche nazionali. Dato il suo immenso potenziale ambientale, la Sardegna, attraverso le fonti di energia rinnovabili, potrebbe diventare la prima Regione d’Europa libera dai combustibili fossili, a zero emissioni di CO2.” Afferma Luca Iacoboni, responsabile Energia e Clima di Greenpeace Italia: “Per questo motivo, è necessario fare un passaggio decisivo verso un sistema efficiente, basato su nuove tecnologie a basse o nulle emissioni di carbonio. Decarbonizzare il sistema contribuirebbe a raggiungere gli obiettivi climatici, a migliorare
    l’occupazione e non per ultimo ridurre i costi a carico dalla popolazione.”

    https://www.wwf.it/news/notizie/?55381/Nasce-lalleanza-Sardegna-Rinnovabile

    Il Consiglio dei Geoparchi Unesco, ossia il comitato tecnico presieduto da geologi, ha dato parere favorevole ai fini dell’iscrizione nella lista Unesco dei due Parchi dell’Aspromonte e della Maiella. Ora si dovrà attendere il prossimo marzo per la decisione finale da parte del Consiglio esecutivo dell’Unesco. Affinché siano riconosciuti come geoparchi Unesco i potenziali candidati devono avere introdotto “efficaci meccanismi di tutela e gestione dei valori ecosistemici, assicurando al contempo lo sviluppo sostenibile anche mediante partenariati promossi tra i soggetti culturali, sociali ed economici della comunità del parco”.

    “Con questo primo via libera tecnico – osserva il ministro dell’Ambiente Sergio Costa - l’Italia torna a essere protagonista anche in questo settore dell’Unesco, potenziando la rete delle Zone economiche ambientali e offrendo agli altri Paesi membri dell’agenzia delle Nazioni Unite un modello di crescita che sappia coniugare la salvaguardia dell’ecosistema e lo sviluppo dei territori”. In caso di esito positivo anche del Consiglio esecutivo i parchi si andrebbero ad aggiungere a quelli tuttora presenti nella lista Unesco facenti parte del territorio italiano: Madonie (2004), Rocca di Cerere (2004), Beigua (2005), Adamello-Brenta (2008), Cilento Vallo di Diano e Alburni (2010), Colline metallifere toscane (2010), Alpi Apuane (2011), Sesia-Val Grande (2013) e Pollino (2015).

    https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-primo-ok-il-riconoscimento-dei-parchi-dell-aspromonte-e-della-maiella-come

    Il Wwf mette in guardia sulla provenienza ignota di gran parte della carbonella che usiamo per i nostri barbecue. In Europa si consumano all’anno circa un milione di tonnellate di carbone a legna di cui 750mila sono importate soprattutto da Ucraina, Nigeria, Cuba, Namibia, Russia, Indonesia e Paraguay. In gran parte di questi stati si è alle prese con la piaga della deforestazione illegale. Lo studio del Thunen Insitute for Wood Research ha analizzato 150 confezioni di carbonella di legna e briquette comprati in 11 paesi europei; analizzando l’anatomia di 4.500 frammenti di carbone, ossia 30 per sacco, è emerso che oltre il 46% del carbone proveniva da paesi sub-tropicali e tropicali del pianeta. Percentuale invece che saliva di oltre il 60% in Spagna, Italia, Polonia e Belgio.

    Le richieste WWF all’Europa: Zero carbonella illegale. È urgente stabilire regole di trasparenza del confezionamento e un maggiore rigore nella selezione dei paesi produttori a rischio. Gli importatori europei sono esclusi dal rispetto della procedura due diligence per prevenire il commercio di legname illegale in Europa (EU Timber Regulation -EUTR) e che si applica al legno e a molti prodotti da esso derivati. Se la norma comprendesse anche il carbone di legna, l'onere della prova spetterebbe anche agli importatori di carbone di legna, che dovrebbero dimostrare, nell'ambito del processo di due diligence, che quello importato proviene da fonti legali.

    Le indicazioni WWF ai consumatori: Al momento l’unica scelta utile del cittadino è quella di consumare solo carbone per barbecue di cui il rivenditore fornisce sulla confezione complete informazioni rispetto alle specie legnose originarie e con l’etichetta Forest Stewardship Council-FSC attestante la gestione forestale responsabile della foresta.

    https://www.wwf.it/news/notizie/?55382/Operazione-Zero-carbonella-illegale

    La prima barriera siciliana “acchiappa-plastica”, installata da Marevivo con il sostegno della Fondazione CON IL SUD e altre associazioni, ha bloccato 400 chili di rifiuti sul fiume Platani. La barriera, posizionata sulla foce del fiume nella provincia di Agrigento era stata installata lo scorso 18 febbraio; tra i rifiuti bloccati, e successivamente smaltiti, erano presenti contenitori di prodotti per l’agricoltura, bidoni, flaconi di plastica, bottiglie di vetro e di plastica, cassette di plastica, polistirolo e rifiuti ingombranti.

    «L’80% dei rifiuti marini, di cui una gran parte è plastica, è trasportata in mare dai corsi d’acqua – dichiara Fabio Galluzzo, vicepresidente di Marevivo e responsabile di Marevivo Sicilia – le barriere blocca plastica possono costituire un efficiente sistema inibitivo per la riduzione dell’inquinamento marino. Tutti i rifiuti periodicamente recuperati al Platani saranno correttamente differenziati e smaltiti grazie all’intervento dei servizi integrati di igiene ambientale del Comune di Ribera e ciò contribuirà efficacemente a frenare una parte del degrado che logora la bellezza dell’habitat fluviale e marino e della Riserva della Foce del Fiume Platani.»

    https://marevivo.it/blue-news/blue-news-inquinamento/quintali-di-rifiuti-bloccati-dalla-barriera-alla-foce-del-fiume-platani/

    Negli ultimi 150 anni i ghiacciai alpini si sono ridotti del 60%. Questo dato è frutto dello studio condotto da Legambiente denominato “Carovana dei ghiacciai”. Il processo di de-glaciazione ha colpito soprattutto la zona delle Alpi orientali, le Alpi Giulie hanno perso il 96% del volume dei ghiacci. Mentre spostandosi verso est, nelle Alpi Marittime sono praticamente scomparsi tutti i ghiacciai; invece, nel centro delle Alpi risulta allarmante la situazione del ghiacciaio dei Forni, il secondo più grande in Italia per estensione. A fare da cornice in questo critico scenario è la presenza del black carbon ad alta quota, costituito da polveri derivanti dall’inquinamento atmosferico di origine antropica proveniente da incendi e da inquinanti che arrivano dalla pianura. Questa componente contribuisce ad un più rapido scioglimento dei ghiacciai.

    “Con i dati raccolti in questo report e con la campagna Carovana dei ghiacciai – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – abbiamo voluto evidenziare in maniera concreta e tangibile gli effetti che il riscaldamento climatico sta già avendo anche sul nostro Paese e sui ghiacciai alpini. Per questo occorre agire adesso e al più presto, senza perdere altro tempo, se non vogliamo che il riscaldamento climatico produca effetti devastanti e irreversibili sui territori alpini. Un appello che rilanciamo nuovamente al Governo a pochi giorni dal quinto anniversario dalla firma degli Accordi di Parigi. Occorre mettere in campo misure e politiche ambiziose sul clima con lo scopo di arrivare a emissioni nette pari a zero al 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi, ed è urgente definire approfonditi piani di gestione ed adattamento, risultato di politiche e di investimenti che sappiano valorizzare il grande lavoro di studio che si sta producendo sulla montagna al fine di tradurlo in strategie concrete volte ad aumentare la resilienza delle popolazioni e del territorio”.

    L’associazione ambientalista inoltre promuove all’interno del report 12 proposte per mitigare i cambiamenti climatici in montagna:

    1. Approfondire le ricerche sulle variazioni dei ghiacciai e del permafrost, sul loro comportamento futuro in relazione alle notevoli implicazioni ambientali e economiche;
    2. Acquisire nuovi scenari idrologici sui bacini montani in relazione al riscaldamento climatico, per comprendere come cambierà in futuro la disponibilità idrica.
    3. Rivedere la delimitazione delle zone a rischio di tutte le regioni montane secondo procedure armonizzate e sempre aggiornate, tenendo conto dei rischi indotti dai cambiamenti climatici (frane, valanghe, colate detritiche torrentizie, inondazioni, incendi …) e adeguare di conseguenza i documenti urbanistici, individuando perimetri di sicurezza sufficienti.
    4. Pianificare e gestire le aree di alta quota in funzione dell’adattamento ai cambiamenti climatici con particolare attenzione ai bacini soggetti a rischi naturali legati alla trasformazione di neve, ghiaccio e permafrost, per modulare i loro possibili contributi alle inondazioni, e aumentare la resistenza delle valli montane ai fenomeni meteorologici estremi;
    5. Affrontare le conseguenze economiche del riscaldamento climatico, come quelle sull’industria del turismo invernale riconoscendo la necessità di convertire progressivamente quei modelli di sviluppo che espongono i territori alla continua incertezza stagionale;
    6. Considerare le regioni alpine e appenniniche come aree soggette a crescente siccità, in cui la gestione della scarsità d’acqua è una indispensabile misura di adattamento ai cambiamenti climatici, da realizzarsi potenziando la preparazione e il coordinamento a scala di bacino, anche a livello transfrontaliero;
    7. Favorire il miglioramento della filtrazione naturale dell’acqua e della ricarica delle falde acquifere grazie al river restoration e a natural basic solution;
    8. Sostenere un uso equo ed economico delle risorse idriche (collegando le diverse reti, trovando fonti alternative, utilizzando tecniche di efficienza e risparmio idrico) – compreso un uso più parsimonioso dell’acqua per l’innevamento artificiale nelle stazioni sciistiche;
    9. Attuare strategie e piani adeguati per affrontare i sempre più numerosi conflitti relativi agli usi plurimi dell’acqua;
    10. Rafforzare le sinergie fra scienza, politica e società, indispensabili per nuove forme di governance capaci di produrre nuove strategie e misure di adattamento;
    11. Individuare opzioni di adattamento a breve e lungo termine per i vari settori, a partire dall’esame delle eventuali buone pratiche e misure già esistenti;
    12. Promuovere percorsi di pianificazione partecipata, attività di autoprotezione e responsabilità condivise tra le popolazioni interessate per una “governance integrata” del territorio che consideri l’insieme delle risorse e dei rischi che lo contraddistinguono.

    https://www.legambiente.it/carovana-dei-ghiacciai-il-primo-report-sui-ghiacciai-italiani/

    Il governo danese pare abbia deciso per una definitiva chiusura a nuove esplorazioni ed estrazioni di petrolio e gas nel mare del Nord entro il 2050. Le vecchie concessioni resteranno valide fino alla sopramenzionata data, mentre quelle più recenti saranno annullate e le gare d’appalto pianificate verranno cancellate. Il governo dovrà ridisegnare quindi un intero settore economico che dovrà convertirsi a fonti sostenibili e allo stesso tempo formare gli operatori per dei nuovi ruoli. Dal 1972 il paese scandinavo ha guadagnato 88 miliardi di dollari dalle estrazioni; con una produzione attuale di greggio pari a 83mila barili al giorno e 21mila barili di petrolio equivalente (corrispondente all’energia rilasciata dalla combustione di un barile di petrolio greggio). Il Ministero danese per il Clima ha quantificato, che la quasi imminente decisione, costerà una perdita economica di 1,7 miliardi di euro.

    Greenpeace International si è detta contenta per la decisione intrapresa dalla Danimarca, nonostante le numerose critiche piovute riguardo ai dilatati tempi per la definitiva cessione delle attività d’estrazione; Greta Thunberg ha così twittato: “La vera notizia è che la Danimarca continuerà ad estrarre combustibili fossili per altre tre decadi”. Invece, per i lavoratori dell’intera filiera ha rassicurato il Ministero per il Clima: “Nell’area di Esbjerg, in particolare, ci sono molte persone impiegate nel settore. Ora le aziende e gli investitori coinvolti nel Mare del Nord hanno un quadro stabile in cui lavorare […] (Non mancheranno) nuove opportunità di lavoro, ad esempio derivanti dalla formazione continua”.

    https://www.lifegate.it/danimarca-combustibili-fossili-estrazione-2050

    A cura di Simone Riga

    Marevivo tira le prime somme della campagna che sta conducendo contro l’abbandono di piccoli rifiuti, in particolar modo dei mozziconi di sigaretta. Quest’ultimi sono la forma più comune di inquinamento personale al mondo, basti pensare che in un solo giorno del 2015 sono stati raccolti 5 milioni di mozziconi sulle spiagge in più di 100 paesi del mondo. Nel Mediterraneo rappresentano il 40% dei rifiuti, contro il 9,5% di bottiglie di plastica, l’8,5% di sacchetti di plastica, il 7,6% di lattine di alluminio. I filtri sono altamente dannosi per l’ecosistema e non sono biodegradabili, quindi permangono nell’ambiente per sempre diventando delle microplastiche.

    Sorrento è stata la città pilota del progetto, da quando è iniziata la campagna sono stati monitorati 16 siti di interesse ed è stato accertato il 69% in meno di mozziconi di sigarette dispersi nell’ambiente e il 45% in meno di altri piccoli rifiuti. Il progetto, ideato e realizzato dall’agenzia creativa Question Mark Communication, prevede, oltre alla campagna advertising, l’installazione di una vera e propria «scena del crimine» in cui, accanto alle vittime – raffigurate da sagome di pesci, tartarughe e stelle marine – è stata posta la riproduzione di un mozzicone gigante, simbolica arma del delitto. Una “scena” che evidenzia la grandezza di un problema di tutti, quale l’inquinamento, dovuto a piccoli gesti di ciascuno, come quello di gettare a terra un mozzicone. L’installazione ricorderà così ai passanti l’importanza di non rendersi autori di un “crimine”. Sorrento è stata dunque scelta come il Comune “pilota” ideale per la prima tappa del progetto e per la creazione di un format che nel prossimo futuro sarà esteso anche ad altre città italiane.

    https://marevivo.it/attivita/inquinamento/piccoli-gesti-grandi-crimini/

    A cura di Simone Riga

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