Vetrina

    Vetrina (1499)

    “Dovremmo essere più seri nel vivere il tempo, che non è mai solo il nostro tempo, il tempo delle  nostre urgenze private”. Partirà da questa premessa il dialogo del filosofo Silvano Petrosino con i  giovani dell’Arsenale della Pace del Sermig di Torino. Un confronto a tutto campo che muoverà i  passi dal libro di Petrosino “Lo scandalo dell’imprevedibile. Pensare l’epidemia” (Interlinea Ed.re).  Una riflessione di speranza perché, scrive l’autore citando La peste di Camus, la chiave è “restare,  accettare lo scandalo, cominciare a camminare nelle tenebre e tentare di fare il bene”.  

    Causa Covid, l’incontro si svolgerà on line e sarà trasmesso su tutti i canali social del Sermig e sul  sito www.sermig.org/diretta Silvano Petrosino sarà presente in collegamento video.    

    L’appuntamento è per martedì 26 gennaio, a partire dalle ore 18.45  

    Silvano Petrosino, filosofo internazionalmente noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e  Derrida, è professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove  insegna Teorie della Comunicazione e Antropologia religiosa e media.  

    L’Università del Dialogo è lo spazio di formazione permanente promosso dal Sermig, la realtà di  pace e solidarietà nata nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero. Obiettivo: riflettere sui  problemi del nostro tempo in una prospettiva di speranza. Inaugurata in Vaticano il 31 gennaio del  2004 da papa Giovanni Paolo II, negli ultimi anni l’Università del Dialogo ha accolto testimoni di  ogni orientamento, della cultura e dei media, dell’economia e della politica, della solidarietà e  dell’arte. Adulti con responsabilità particolari disposti a confrontarsi con i giovani, realizzando  anche in campo culturale quell’incontro tra generazioni che il Sermig considera indispensabile per  cambiare il mondo.  

    Il tema scelto per la sessione 2020/2021 è “Il mondo che verrà”.  

    Il pallone della C “dedicato” a Gino Bartali

    Firenze, 23 gennaio 2021- La Lega Pro commemora la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, e lo fa, in particolare, ricordando Gino Bartali.

    È stato spedito un pallone alla famiglia Bartali a nome della stessa Lega e dei suoi club.

    “Il ricordo di Gino Bartali è vivo ed è parte integrante della storia del nostro Paese - spiega Francesco Ghirelli, Presidente Lega Pro-i suoi insegnamenti sono attuali così come i suoi valori legati allo sport, al confronto, al fair-play, al rispetto degli avversari, al cuore che metteva in ogni sfida.”

    La Lega Pro è il calcio dei valori ed è impegnata ogni giorno in iniziative legate al sociale con i suoi 59 club, che rappresentano 17 regioni italiane. In 15 mesi sono state realizzate 1.650 iniziative, di cui oltre 500 legate all’emergenza socio-sanitaria dettata dal COVID-19, che hanno visto impegnati club, dirigenti, allenatori, giocatori e tifosi.

    “Il Giorno della Memoria, data che ha un profondo significato - conclude Ghirelli-  la leghiamo anche al ricordo di Bartali e il dono del nostro pallone alla sua famiglia è il nostro ringraziamento, ma anche l'impegno continuo a declinare il calcio ai valori.”

    Università di Milano-Bicocca
    Mercoledì, 27 gennaio 2021, ore 10
    Evento in streaming

    L’azione partecipata dedicata alla Giornata della memoria è organizzata in collaborazione con l’Unione Nazionale Interpreti di Teatro e Audiovisivo.

    Tra gli ospiti della giornata, il ministro Gaetano Manfredi e gli attori Fabrizia Sacchi, Cristiana Capotondi, Marco Bonini, Edoardo Leo

    Racconto dopo racconto, storia dopo storia, continuare a essere portatori di memoria.
    Mercoledì 27 gennaio 2021, in occasione della Giornata della memoria, una pagina del sito dell’Università di Milano-Bicocca diventerà la piazza virtuale in cui artisti, studenti, docenti e cittadini daranno voce e volto ai testimoni dell’orrore della Shoah attraverso video, fumetti, disegni e canzoni.

    Performance d’eccezione, quelle degli attori Beatrice Aiello, Alessandro Anglani, Eleonora Belcamino, Mia Benedetta, Filippo Gattuso, Gennaro Lucci, Rodolfo Medina, Carlotta Natoli, Simonetta Solder Chiara Tomarelli. Attraverso delle pillole video, ognuno dei dieci artisti interpreterà una storia dando voce e volto ai testimoni dell'orrore della Shoah.

    Ad aprire l’incontro sarà la rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, seguiranno gli interventi del ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi e della delegata della rettrice alla Comunicazione, Maria Grazia Riva.

    Il confronto sul significato della ricorrenza celebrata il 27 gennaio di ogni anno entrerà nel vivo con gli interventi di Miriam Camerini, regista teatrale e studiosa di ebraismo e Davide Romano, editorialista de La Repubblica.

    Monica Guerra, docente di pedagogia generale e sociale dell’Ateneo presenterà l’azione partecipata che ha visto l’adesione di numerosi cittadini e scuole di ogni ordine e grado e che prosegue l’azione avviata lo scorso anno con il duo artistico Ravani&Urrazza. Si discuterà dell’importanza della conoscenza e della memoria per l’educazione della cittadinanza e per lo sviluppo di una coscienza condivisa che possa scongiurare il ripetersi di ogni forma di discriminazione.

    A discutere sul valore etico della memoria  inteso come strumento insopprimibile dell’essere umano  saranno  anche  attrici ed attori che ‘con la memoria’ - elemento centrale dei loro gesti performativi  - e ‘sulla memoria’  - intesa come serbatoio della storia e della cultura - lavorano ogni giorno: Fabrizia Sacchi, Cristiana Capotondi, Marco Bonini, Edoardo Leo di UNITA (Unione Nazionale Interpreti di Teatro e Audiovisivo), associazione che tutela i diritti e la dignità professionale di attrici e attori come categorie professionali e promuove iniziative di informazione e formazione per lo sviluppo del settore dello spettacolo.
    La giornata sarà anche l’occasione per presentare la collaborazione artistica nata tra UNITA e l’Ateneo milanese.

    Il volume di Giacomo Lampronti, Mio fratello Odoardo. Una biografia di Focherini (Edb, pagine 216, euro 17,50) disponibile anche in ebook, sarà presentato in diretta sui social delle Dehoniane il 26 gennaio alle ore 18. All’iniziativa, nata dalla collaborazione fra diocesi di Carpi, Fondazione Fossoli e Avvenire, saranno presenti: monsignor Erio Castellucci, vescovo di Modena-Nonantola e di Carpi, Pierluigi Castagnetti, presidente della Fondazione Fossoli, il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio e padre Pier Luigi Cabri, direttore di Edb. Qui sopra gli estratti della prefazione di Tarquinio e dell’introduzione dei curatori Peri e Manicardi. Il libro racconta in prima persona la vicenda di Lampronti, ebreo convertito al cattolicesimo, legata a quella dell’amico Focherini, nel periodo delle leggi razziali e della guerra. (Fonte Avvenire).

    Un libro per iniziare la settimana, Io sono Joy. "Un grido di libertà dalla schiavitù della tratta", scritto da Mariapia Bonanate della casa editrice San Paolo Edizioni. “La testimonianza di Joy è un patrimonio dell’umanità” ha scritto papa Francesco di questo libro, che lo ha commosso. E l’ha indotto a scriverne una prefazione che attraversa queste pagine come un vento forte, rendendole così vive e attuali. Lo ha definito un “dono” della protagonista “a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita”.

    Di seguito la Prefazione che Papa Francesco ha scritto per questo meraviglioso libro. 

    "Ho accolto volentieri l’invito a scrivere questa breve prefazione, con il preciso intento di consegnare ai lettori la testimonianza di Joy come “patrimonio dell’umanità”.

    Joy è una giovane che, in Italia, ha vissuto una seconda nascita. La sua terra natia è la Nigeria. Angolo del nostro pianeta in cui ha visto per la prima volta la luce del sole e da dove la sua vita si è messa in viaggio.

    Con questo libro, Joy fa dono della sua storia personale a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita. Ci restituisce la sua drammatica esperienza di viaggio, con la semplicità dei testimoni che, raccontandosi, danno voce a Dio: in ogni dettaglio della sua storia, infatti, Dio le è accanto, come un protagonista nascosto, silenzioso, ma non per questo inerte nelle vicende narrate.

    La traversata del deserto, i mesi trascorsi nei campi di detenzione libici, il tragitto in mare, nel corso del quale si è salvata dal naufragio, sono altrettanti capitoli di una narrazione allo stesso tempo autobiografica e corale. Mentre prendiamo parte alla sua storia, compaiono innanzi ai nostro occhi anche Loweth ,  Glory, Esoghe,  Sophia, Mary,  amiche che hanno una storia siile alla sua e a quella di migliaia di ragazze nigeriane.

    Quella di Joy è una storia che accomuna tante altre persone, come lei rapite in una catena infernale e colpite dalla tragedia dell’invisibilità della tratta. Una storia tanto sconosciuta quanto sinistramente onnipresente nelle nostre società globalizzate.

    A ben guardare, la sua via crucis si dispiega come un mosaico di realtà vissute dai tanti fratelli e sorelle più vulnerabili, resi “trasparenti” agli occhi degli altri.

    Solamente dopo il suo approdo in Italia, Joy ha scoperto di essere stata ingannata e di essere caduta nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Questi percorsi di disumanizzazione sembrano presentare una costante nella loro “genesi” , nel modo in cui hanno inizio: l’essere costretti a lasciare il proprio Paese d’origine, per andare nell’anonimato, questi  “invisibili” smarriscono progressivamente quei punti di riferimento identitario che li ancorano alla propria cultura.

    E’ quanto succede, ancora oggi, a tante famiglie. I trafficanti, individui senza scrupoli che prosperano sulle disgrazie altrui, approfittano della disperazione della gente per soggiogarla al loro potere. Si arriva, persino, a progettare il tradimento “metodico”: Si privano le vittime di informazioni chiare fino al momento in cui il sopruso e la violenza della strada prendono il sopravvento e finiscono per uccidere i sogni.

    E’ ciò che è accaduto a Joy e alle sue amiche.

    A questo punto non posso fare a meno di rivolgere un interrogativo al lettore: dal momento che sono innumerevoli le giovani donne, vittime della tratta, che finiscono sulle strade della nostra città, quanto questa riprovevole realtà deriva dal fatto che molti uomini, qui richiedono questi “servizi” e si mostrano disposti a comprare un’altra persona, annientandola nella sua inalienabile dignità?

    Nella lettura di questo memoriale siamo portati a scoprire, pagina dopo pagina, quanto la testimonianza di Joy ci inchiodi dinanzi ai pregiudizi e alle responsabilità che ci rendono attori conniventi di questi avvenimenti. Ci farà bene metterci al fianco di Joy e fermarci con lei suo suoi “luoghi” del dolore inerme e innocente. Dopo aver sostato lì, sarà impossibile rimanere indifferenti quando sentiremo parlare dei batteli alla deriva, ignoranti e anche respinti dalle nostre coste. Joy si trovava su uno di essi.

    Nel suo cammino verso la  libertà, Joy ci indica due realtà fondamentali: Anzitutto, la fede in Dio che salva dalla disperazione. Una fede salda, messa alla prova nei momenti  più duri. In secondo luogo, la comunità. Joy ha dato inizio alla sua rinascita nel  momento in cui è stata accolta dalla comunità “Casa Rut” di Caserta.

    Una casa di accoglienza può fregiarsi del bel nome di comunità solo quando è capace di accogliere, proteggere, integrare e promuovere nel suo seno ogni vita.

    Questo libro è un racconto di fede, un canto di speranza e di ringraziamento per chi offre la propria vita ponendo in alto questi quattro verbi dal sapore evangelico.

    Joy aiuta tutti noi ad aprire gli occhi, “a conoscere per meglio capire” Spesso sono proprop loro, le vittime degli abusi più efferati, ad essere fonte inesauribile di supporto e di sostegno per le nuove vittime. I loro ricordi si rivelano come risorse informative di fondamentale importanza al fine di salvare altri giovani che versano nelle medesime condizioni.

    Vorrei ringraziare tutte le persone e organizzazioni  che, anche a costo della loro incolumità soccorrono le vittime dell’odierna schiavitù. Con la loro instancabile dedizione, restituiscono il valore di sé a chi è stato privato della dignità personale; riportano la fiducia e la speranza nella vita di quanti sono stati ingannati e hanno vissuto l’imposizione del terrore da parte di chi, dopo essersi presentato come salvatore, si è rivelato carnefice.

    Ricondurre alla luce del sole quelle persone che sono state costrette a vivere nel buio fuligginoso dell’indifferenza sociale è un ‘opera  di misericordia da cui non possiamo esimerci.

    Infine, vorrei, rivolgermi a te, Joy.

    “Ti chiami Joy” , sei stata la gioia di tua madre fin dal grembo materno, e così hai ricevuto da lei questo bel nome che è anche uno dei nomi propri  di Dio. Tu sei Joy, simile a tante donne di cui oggi raccontiamo la storia ma soprattutto, tu sei “Joy”: unica, desiderata, e tanto amata.

    Ti ringrazio per averci dato la possibilità di unirci a questa tua esperienza di assoluto coraggio che ci permette di capire meglio chi soffre la tratta.

    Carissima Joy, come scrivi tu in queste pagine: “Soltanto l’amore, che alimenta la pace, il dialogo, l’accoglienza e il rispetto reciproco, può garantire la sopravvivenza del nostro pianeta!. Allora, mi raccomando: “coraggio, studia e non avere paura” . Brava, vai avanti così!”"

    Francesco.

    Solennità della B.V Maria Assunta in cielo.

    San Giovanni in Lateranno, 15 agosto 2020

     

    Oggi, 24 gennaio, la chiesa festeggia San Francesco di Sales, santo patrono dei giornalisti e di quanti diffondono il cristianesimo servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Francesco di Sales è stato un vescovo cattolico francese vissuto tra il '500 e il '600, proclamato santo nel 1665 da papa Alessandro VII, è uno dei dottori della Chiesa. Così il suo messaggio per la 55esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, che si celebra il 16 maggio in diversi Paesi del mondo: "Consumare le suole delle scarpe per comunicare, facendo attenzione alle dovute verifiche prima di pubblicare" e "andare laddove nessuno va".

    "Riconnettiamo il Paese. Siamo la Rai": e' il messaggio al centro dello spot promosso dalla Direzione Rai per il Sociale, in onda da domenica 24 gennaio su tutte le reti Rai, generaliste e specializzate. Lo spot e' realizzato dalla Direzione Creativa ed e' il racconto dei punti-chiave del progetto "Maestro Manzi 4.0" della Direzione Rai per il Sociale nato con l'obiettivo di accompagnare il Paese verso una piena cittadinanza digitale. Cosi' come negli anni '60 la Rai con il Maestro Manzi entrava nelle case degli italiani per insegnare a leggere e a scrivere, ora il Servizio Pubblico e' impegnato nella diffusione della cultura dell'innovazione, raccontando il mondo che cambia e rispondendo ai nuovi bisogni, anche attraverso la moltiplicazione dei canali.

    Lo spot rappresenta un tassello dell'ampio mosaico formato dalle iniziative volute dal Dipartimento per la Trasformazione digitale, guidato dal ministro Paola Pisano e descritte nella Strategia nazionale per le competenze digitali, dal dialogo con tutte le istituzioni coinvolte nell'alfabetizzazione digitale e dalle iniziative di Rai per il Sociale, direzione guidata da Giovanni Parapini, nell'ambito del progetto Manzi 4.0. (Fonte AGI)

    Domenica 24 gennaio su RAI 2 alle 9.20 circa e venerdì 29 gennaio in replica alle

    24,55 circa va in onda il consueto appuntamento con “O anche no”, il programma

    dedicato all’inclusione e alla solidarietà realizzato con RAI PER IL SOCIALE.

    In questa puntata Paola Severini Melograni incontra Don Andrea Bonsignori.
    Don Andrea è un pedagogista che dirige da oltre 10 anni la scuola del Cottolengo di Torino che assieme alla cooperativa Chicco Cotto avvia i ragazzi con disabilità al mondo del lavoro.
    La storia è raccontata anche nel suo libro “Il coraggio di essere uguali”

    Torneremo a parlare di Sport e lavoro con Camilla Feroci e Giacomo Cannucciari, due giovani ragazzi con sindrome di down.
    Lei è campionessa del mondo di nuoto sincronizzato e fresca vincitrice di 3 medaglie d’oro conquistate alla rassegna iridata della Dsiso (Down Syndrome International Swimming Organization) nel singolo, nel duo e nella squadra.
    Lui, dopo aver studiato all’alberghiero, è Responsabile della cucina della locanda dei girasoli.

    Per il consueto appuntamento con il cooking show la troupe di “O anche no” è

    andata in un Istituto Alberghiero di Anzio.

    E poi “i disegni di Disegni”(il grande Stefano Disegni), le notizie di Rebecca Zoe De

    Luca, le magie di Andrea Paris il “prestigiattore” con i suoi maghi in erba. E le

    canzoni della nostra sbrock band, i “Ladri di Carrozzelle”.

    O Anche No è scritto da Maurizio Gianotti, Giovanna Scatena e Paola Severini Melograni con la regia di Davide Vavalà.

    La Fondazione Roma Europea, presieduta dal Dr. Giuseppe De Rita, ha organizzato il primo appuntamento del 2021 degli “Incontri di Roma Europea” con

    SILVIO BRUSAFERRO

    Presidente Istituto Superiore di Sanità

    Mercoledì 27 gennaio 2021 - inizio evento: ore 18.30

    Il seminario è riservato a tutti i soci ed amici della Fondazione Roma Europea regolarmente iscritti.

    Per ISCRIVERSI ALL’EVENTO E’ OBBLIGATORIO inviare una mail a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

    La nuova serie di eventi online, inaugurata sulla piattaforma Zoom lo scorso dicembre, ci conduce alla scoperta della straordinaria ricchezza del patrimonio culturale ebraico.

    Ogni mese due musei per volta saranno i protagonisti di un episodio e costruiranno insieme un unico racconto che avrà al centro i beni culturali ebraici italiani, le persone, le famiglie, gli usi e i costumi che li accomunano. Il dialogo metterà in luce l’intreccio di storie che legano una comunità all’altra.

    Il secondo appuntamento, previsto giovedì 21 gennaio alle 18.30, è dedicato al Museo Ebraico di Roma e alla Sinagoga di Siena. Al centro dell'incontro, la tradizione degli apparati effimeri, decorazioni sceniche temporanee prodotte per addobbare le città in occasione delle celebrazioni, volute dalle autorità locali, di momenti particolarmente significativi.

    Tra Seicento e inizio Settecento, a Roma, l'Università (ovvero la comunità) degli ebrei ne produceva per contribuire, spesso forzatamente, al "possesso papale": ossia la cerimonia durante la quale il pontefice appena eletto sfilava in trionfo dalle sue residenze, il Vaticano e poi il Quirinale, attraversando la città per giungere alla cattedrale in San Giovanni in Laterano, dove si sarebbe svolta la sua investitura a vescovo di Roma. L'esemplare dell'immagine qui proposta era compreso in una serie di quaranta cartelli realizzati in occasione del possesso di Papa Corsini, il 19 novembre 1730, il cui nome è stato anagrammato all'interno del motto.

    A Siena si conserva invece l'incisione "Comparsa delle contrade e corsa del Palio, rappresentato il 13 maggio 1767 per la venuta a Siena del granduca Pietro Leopoldo di Lorena e della Granduchessa Maria Luisa Infanta di Spagna" che rappresenta una sorta di cronaca visiva dei festeggiamenti svoltisi in più giorni per la venuta in città del Granduca Pietro Leopoldo nel 1767.

    Tra le vignette con gli apparati scenici allestiti per l'occasione, spicca il contributo della Nazione ebrea di Siena che predispose un parterre in mezzo alla Piazza del Campo, su progetto di Girolamo del Testa Piccolomini. L'apparato effimero fu utilizzato per la festa da ballo in maschera che si tenne in onore dei sovrani. 

    Intervengono:

    Olga Melasecchi - Direttore del Museo Ebraico di Roma

    Anna Di Castro - Comunità Ebraica di Firenze, sezione di Siena

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