01 Dicembre 2020 - 09:35

    Il pugilato, la “Noble Art”.

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    Il pugilato, la “Noble Art”. Foto: Alessio Lucciarini

    Cosa rende il pugilato “noble art”? 

    La risposta non è di facile intuizione, ma proverò a dare il mio personale contributo ripercorrendo i momenti significativi della sua storia,della metodologia e dei suoi valori. 

    Attraverso la pratica volta al superamento dei propri limiti,  si fortificano elementi caratteriali quali principalmente: la determinazione e la volontà.

    Quando ero un giovane praticante, “Noble art” significava per me avere a disposizione strumenti in grado di rendermi il più sicuro possibile della vittoria.

    Oggi da maestro, penso che il concetto abbia un senso molto più ampio.

    Collegati agli aspetti principali della boxe (atletismo, resistenza, l’equilibrio psico-dinamico), si saldano nel praticante, dei valori che sono insiti nella disciplina. 

    Il più importante di questi è senza dubbio il rispetto (per il maestro, per le regole, per gli avversari).

    Il maestro e l’allievo stabiliscono un legame unico, irripetibile, senza il quale il pugile non potrebbe mai combattere. A differenza di altri sport, questo aspetto nel pugilato è determinante ed essenziale.

    Il rispetto quindi è il valore cardine che accompagna l’atleta nella sua carriera sportiva. 

    Ecco dunque che il mio modello etico di insegnamento oggi ha una valenza doppia: aiutare i ragazzi a crescere nello sport e contemporaneamente aiutarli ad integrarsi nel contesto sociale nel miglior modo possibile.

    Possiamo identificare Il pugilato come una via, attraverso la quale si migliora fisicamente, si acquista consapevolezza delle proprie possibilità, ma soprattutto aiuta a vivere secondo valori sani, incentrati sul rispetto per gli altri.

    Per arrivare ad avere questa importanza individuale e al contempo sociale, questa disciplina ha dovuto fare i conti con un processo evolutivo. Osservando la sua lunga storia, si possono leggere dei momenti significativi che hanno indirizzato la boxe verso quello che e’ ora.

    Le prime testimonianze storiche sul pugilato(da pugil, pugilatus: atleta che lotta con il pugno) provengono da Omero nell’iliade (1800 a.C.) e negli scritti di Pindaro(474 a. C.).

    Nell’antica Grecia infatti, il pugilato,faceva parte dell’educazione dei giovani, insieme alla lotta, alla corsa e all’uso delle armi. Nel 688 a.C. venne anche introdotto come disciplina sportiva nella 23esima olimpiade.

    Nell’epoca romana,  Paolo di Tarso verso il 54 d.C. nella prima lettera ai Corinzi accenna al pugilato come base del suo personale allenamento. 

    Dobbiamo arrivare fino al XVII sec. Quando un pugile itinerante anglosassone di nome James Figg conia per se stesso il termine di “maestro della nobile scienza della difesa “.

    Questa è  la prima testimonianze che associa il termine nobile al pugilato. 

    Una prima pietra dunque è stata posta, ma bisognerà aspettare fino al 1867 quando il pugile  John Graham Chambers ed il  marchese John Shoto Douglas (marchese di Queensberry),  pubblicano un insieme di regole per gli incontri di boxe.  Questo documento viene riconosciuto come l’origine della boxe moderna. 

    Nel XX sec. la boxe diventa popolare soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. In seguito all’interesse che catalizza su di sé, rappresenta per le classi più disagiate un modo per uscire dalla propria situazione socio-economica.

    Oggi il pugilato viene praticato da moltissimi appassionati, in virtù dei benefici che da esso ne derivano.

    Nella sfera sociale, la boxe (per sua natura), è in prima linea al fianco di associazioni di settore, in qualità di supporto per giovani e famiglie con criticità.

     Valori tramandati dai maestri, attraverso il gesto tecnico, diventano un terreno universale da cui attingere per progetti di recupero sociale (per esempio campagne contro il bullismo, di aiuto alle famiglie, in case circondariali).  

    Il pugilato con la sua storia e la sua metodologia, acquista sempre più  importanza come strada per trovare se stessi, per migliorarsi attraverso il superamento dei propri limiti. In un senso più ampio è uno strumento di riscatto sociale che contribuisce a rendere uomini e cittadini migliori.

    Da qui la magia di uno sport che pur venendo considerato povero, ha in sé un grande animo nobile.

    Ultima modifica il 01 Dicembre 2020 - 11:26

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