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15 Aprile 2021 - 05:00

Il Ramadan, una tradizione in tempo di pandemia

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Il Ramadan, una tradizione in tempo di pandemia Jasmin Merdan | Ringraziamenti: Getty Images

«Dopo più di vent’anni in Italia, è la prima volta che dovrò passare il Ramadan lontana dai miei». A parlare è Sana El Gosairi: in tempi di Covid, i suoi genitori sono rimasti bloccati in Marocco per lo stop agli spostamenti che il Paese ha prorogato fino al 21 maggio.

Gli occhi dei musulmani d’Italia sono tutti puntati sulla luna. Siamo al nono mese del calendario lunare islamico, e l’attenzione non può che essere focalizzata sui tg o sulle comunicazioni degli Ulema, i sapienti islamici, che annunciano formalmente l’inizio del Ramadan. È arrivato! Ramadan Mubarak, Ramadan Karim. Dalla Grande moschea di Roma, dopo una riunione con l’Inaf, arriva la notizia: la luna è stata avvistata. Gli auguri viaggiano con ogni mezzo disponibile, e i social aiutano in questo secondo anno del Covid, che obbligherà i musulmani a stravolgere riti e tradizioni secolari.

All’alba di oggi, per 1,6 miliardi di fedeli nel mondo, inizia il mese del digiuno e della spiritualità. Secondo la tradizione, fu proprio in questo mese che il messaggero di Allah, Muhammad, ricevette la rivelazione del Corano come guida verso la retta via e la salvezza.Nel Ramadan ci si dedica al digiuno, alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina. Tutti i musulmani sani e adulti hanno l’obbligo di digiunare dall’alba al tramonto, senza mangiare, bere, fumare né praticare sesso. Sono esentati i minorenni, i vecchi e i malati, le donne che allattano, sono incinte o hanno il ciclo.

In Italia, a seguire il Ramadan saranno oltre 2,5 milioni di musulmani, di prima e seconda generazione. A quelli provenienti dall’Africa, dall’Asia, dal Medio Oriente e dall’Europa dell’Est si aggiungono gli italiani convertiti che arricchiscono ancor di più la comunità islamica, multietnica ma anche e soprattutto sempre più italiana.
Se da una parte molti musulmani residenti in Italia, soprattutto pensionati, negli anni scorsi sceglievano di passare questo mese nel loro Paese di origine, a casa di Sana El Gosairi succedeva il contrario. I suoi genitori, residenti in Marocco, venivano in Italia apposta per passare il Ramadan con i figli, cercando di tenere vivo quel senso di famiglia e comunità che in questo mese è centrale. «Sono la sorella maggiore — dice Sana — e quest’anno proverò io a portare avanti la tradizione con i miei due fratelli, quando sarà possibile vederci in sicurezza. A mia figlia di 8 anni invece ho fatto il regalo di comprarle diversi libri in italiano sull’Islam e il Ramadan. Per me è importante e vedo molta curiosità anche da parte sua». Il marito di Sana è italiano: «Nonostante non segua il Ramadan, ha grande rispetto per noi e qualche volta ha provato anche a digiunare per solidarietà, anche se ha bevuto acqua — ride lei — e gli ho detto di lasciar perdere».

 

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Fonte: Repubblica.it

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