31 Gennaio 2021 - 05:00

    La crepa nel muro, un articolo di Alessio Lucciarini

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    Tiberio Roda Tiberio Roda

    Durante la nostra esistenza veniamo messi alla prova costantemente. Il modo in cui riusciamo ad elaborare le sconfitte, il grado di resilienza che mettiamo in atto e la qualità nelle vittorie che otteniamo, rivela qual’ è la nostra attitudine.

    Nella boxe c’è un modo di dire che viene tramandato da maestro ad allievo come un mantra: “non è importante quante volte cadi, ma conta quante volte cadendo ti rialzi”

    Il pugile lo conosce e lo fa intimamente suo fin dal momento in cui sale per la prima volta sul ring, ma in realtà il richiamo alla determinazione di questa affermazione, appartiene e unisce tutti gli sport.

    Lo sportivo in generale, sa che non è facile vincere, che durante la sua carriera dovrà affrontare la sconfitta, anche quella più dolorosa ed avere sempre la volontà di rimettersi in gioco per riuscire a vincere di nuovo. 

    Questo postulato fatto di resilienza, sudore e progettualità, accompagna ogni sportivo, forgiandone il carattere attraverso l’allenamento.

    Così come nelle gare, anche nella vita, uno sportivo rimane sempre fedele a questo principio. 

    L’esempio più lampante e universalmente conosciuto è Alex Zanardi, il campione mai sconfitto dalle prove della vita.

    Ciò che unisce ogni sportivo nei momenti più difficili e dolorosi è proprio questo: l’attitudine a lottare sempre, a vedere uno spiraglio da dove attingere forza. 

    Tiberio Roda è un appassionato di sport. Amante dello sci e del deltaplano, a 58 anni gli viene diagnosticato il Parkinson. Insieme a sua moglie Paola Roncareggi (anche lei con un passato da agonista nella pallavolo) dopo aver accusato il colpo, ha cercato una strada per non soccombere alla malattia. 

    Come se dovesse affrontare il match della vita, ha iniziato a cercare una crepa nel muro nero del Parkinson, navigando in internet si è imbattuto nel pugilato senza contatto e su alcuni corsi fatti nelle palestre americane dedicati esclusivamente alle persone affette dal Parkinson.

    La boxe, attraverso la coordinazione mente -corpo, la capacità di essere istintiva e correttiva, ha convinto Tiberio a sondare questo terreno.

    Dopo un primo approccio in palestra, Tiberio si convince ad andare in America per seguire in prima persona i corsi dedicati e la metodologia applicata. 

    Il viaggio e gli insegnamenti ricevuti donano a Tiberio una nuova energia e la voglia di creare anche qui in Italia una realtà sportiva su misura, per aiutare chi è nelle sue stesse difficoltà .

    Gli stimoli si sa’ creano opportunità e Tiberio le ha sapute cogliere. Oggi lui e la moglie hanno fondato l’associazione “fondo Tiberio & Paola – un pugno al Parkinson” con l’intento di avvicinare questo modello di boxe a chi è affetto dal Parkinson e convogliare le donazioni  a favore  della ricerca scientifica.

    Il loro esempio è li a ricordare sempre ad ognuno di noi di non arrendersi, di guardare al di là del problema…in sostanza di avere la volontà di riuscire a rialzarsi dopo ogni caduta.

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