30 Aprile 2020 - 07:49

    La Festa dei Lavoratori del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei diritti umani

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    La Festa dei Lavoratori del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei diritti umani.

     

    Il primo Maggio rappresenta una data storica per il movimento dei lavoratori: ratificata già nel 1891, anticipata al 21 aprile durante il ventennio fascista (a partire dal 1924; Natale di Roma), istituita stabilmente in Italia come giorno festivo dall’art. 2 della legge n. 260 del 27 maggio 1949, è oggi festeggiata in 89 Paesi nel mondo.

    È straordinario considerare come una festività laica oggi accomuni proprio per la sua valenza intrinseca milioni di persone nel globo, a prescindere da religione, usanze, organizzazione politica o tradizione.

    Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei diritti umani ritiene fondamentale riscoprire l’importanza di episodi storici pregnanti di significato per l’umanità, come quello che ha determinato l’istituzione della Festa dei lavoratori in seguito al brutale massacro dell'Haymarket square (la protesta iniziata il 1° maggio del 1886 durò tre giorni) o la strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947 per trasmettere conoscenze e valori agli studenti, soprattutto in relazione agli eventi che hanno favorito nel corso degli anni una maggiore umanizzazione nel mondo del lavoro. 

    Il lavoro costituisce uno dei pilastri su cui è costituito l’edificazione di uno Stato democratico; proprio per questo tale principio è contenuto e affermato sia nell’art. 23 della DUDU (successivamente ribadito negli articoli 6, 7 e 8 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966), sia nei principi fondamentali della nostra Costituzione all’art. 1 e 4.

    In quest’ultimo articolo si affronta proprio il concetto di diritto – dovere al lavoro. Soprattutto nel corso del Novecento, grazie alle lotte dei lavoratori, alle rivendicazioni di alcuni coraggiosi sindacalisti che hanno perso anche la vita in nome dei propri ideali, alla diffusione dell’istruzione e quindi della consapevolezza intrinseca del valore di ciascun essere umano, a prescindere dall’estrazione sociale, da una dimensione servile di quasi assoggettamento animalesco al “padrone”, da “alienato” servo della gleba, ci si è affrancati e si è arrivati all’attuale significato del lavoro, oggi fortunatamente inteso anche come strumento per realizzare sé stessi e condividere con gli altri componenti della società le proprie competenze. Tale conquista non è un assioma cristallizzato, inalienabile come vorremmo fosse, è un tesoro conseguito con il sacrificio di molti martiri da difendere costantemente da forme di organizzazione produttivo spacciate per necessarie, ma in realtà in controtendenza con tutto ciò che i nostri predecessori hanno ottenuto.

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