11 Dicembre 2020 - 06:23

    La rubrica sulla Tv di Maurizio Gianotti

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    Non sono di quelli che hanno avuto il coraggio di attribuire all’orrida pandemia che sta tormentando l’umanità dolente dei meriti. C’è chi le ha attribuito un miglioramento nel comune sentire, chi ha visto sentimenti di solidarietà prendere possesso di chi solidale non lo è mai stato… io continuo a pensare che chi era cattivo  prima della pandemia, cattivo è rimasto. O addirittura è peggiorato. 

    Non ho potuto fare a meno di notare però che il lockdown della scorsa primavera, costringendoci tutti a fare di necessità virtù, abbia impresso un’improvvisa svolta nella fino ad allora rtimida apertura verso le moderne tecnologie della comunicazione. Mi concederò, per la prima e l’ultima volta, approfittando del fatto che questo è il primo contributo che do alla mia piccola e insignificante sezione di “autorevoli editorialisti”, di peccare di autoreferenzialità. 

    Ho iniziato nei primi mesi del presente secolo, lavorando già da molti anni in televisione, a cercare un’alternativa alle complicate, costose e scomode modalità necessarie per trasmettere in diretta. 

    Per fare un collegamento all’epoca era necessario avere il classico pullman regia. Per l’appunto, un gigantesco pullman contenente una regia mobile. Mica penserete che bastasse per andare in onda? Per fare arrivare il segnale nelle case degli italiani, era necessario un altro mezzo dotato di parabola per inviare il segnale al satellite (satellite il cui noleggio aveva un costo) e finalmente andare in onda. Questo sistema è ancora in uso quando si trasmette in diretta un grande evento o uno spettacolo. Pensiamo al Festival di Sanremo o a un concerto all’Arena di Verona. 

    Ma mandare in onda in diretta interviste fatte per strada, programmi itineranti fatti per strada muovendosi continuamente era tutto un altro discorso. Mi capitò di leggere che nel gito di un anno o poco più sarebbero arrivati dei cellulari dotati di telecamera in grado di fare delle videochiamate (quelle che ogi sono all’ordine del giorno ma che allora non si erano. Ai viste). Proposi così alla rete per cui lavoravo all’epoca (Retequattro) di sperimentare, per un numero zero basta sulla caccia all’uomo che stavo preparando, la possibilità di mandare in onda una caccia quotidiana in diretta. Sempre in diretta, in città, in auto, in treno, al mare, in montagna… ovunque. Prima che mi prendessero per matto, parlai della nuova tecnologia, quella della videochiamata. Con mia grande sorpresa fui ascoltato e mandato dagli ingegneri della Telecom, la cui sede e a a pochi metri dagli studi di Mediaset. 

    Due simpatici nerd si misero all’opera e dissero che la mia non era un’utopia ma un’idea realizzabile. Non esisteva ancora però la rete UMTS, quella che avrebbe permesso le prime videochiamate, ma c’era il GPRS. I nerd presero i circuiti del GPRS, li potenziarono, li collegarono a una microcamera e a un microfono e li infilarono in  un piccolo zaino. Provai così l’emozione  di vedere in onda le soggettive dei due protagonisti della  caccia all’uomo - un fuggitivo e un cacciatore - in un inseguimento in diretta. La conclusione è facilmente immaginabile: il programma non si fece ma io ebbi la prova che si poteva trasmettere in diretta senza pullman ma con un piccolo zaino sulle spalle. 

     Scienza tecnologia vanno avanti a passi da gigante. Qualche anno dopo arrivarono gli zainetti, che permettono usando i canali della telefonia cellulare di effettuare collegamenti in diretta e che oggi sono ampiamente utilizzati per i collegamenti anche se hanno un difetto: un ritardo del segnale che talvolta provoca un fastidioso accavallamento tra la voce del conduttore in studio e quella dell’inviato o dell’intevistato.

    Intanto io continuai nei miei tentativi. Pochi anni dopo il rudimentale zainetto GPRS, grazie alla Link Campus, università nella quale insegnavo Linguaggio Televisivo, e alla TRE che ci fornì alcune decine di cellulari, feci con i miei allievi STREETCAM, un programma sperimentale condotto da Mario Adinolfi in onda su  Nessuno TV, la cui sede, piccola nota di colore, era su un lato di Palazzo Grazioli. STREETCAM, fortemente voluto dalla direzione dell’università che ci diede i mezzi per realizzarlo, si fondava su una redazione sparsa per tutta l’Italia composta da “streetcamer”, cioè inviati dotati di cellulare che trasmettevano in diretta o inviavano servizi.

    Poi arrivò Skype e fu una vera rivoluzione. Prima, solo in Star Trek e in Blade Runner si erano viste comunicazioni audiovideo come quelle rese possibili da Skype. E quale strumento migliore dell’iPad per fare delle dirette e mandarle in onda in TV? E così, nel frattempo passato alla RAI, cominciai a insistere per usare questo mezzo. Ovviamente, come sa chiunque faccia il mio lavoro, in TV “le idee sono nell’aria”, perciò talvolta capitava che qualcuno facesse un collegamento usando Skype. Ma era un’eccezione, malvista dai più, perché il segnale non era all’altezza di emittenti abituate a curare la qualità dell’immagine. 

    Io non mi arresi e ogni volta che ne ebbi la possibilità e naturalmente quando non erano disponibili altri mezzi più costosi (compresi gli “zainetti”, il cui utilizzo  non è certamente gratuito), feci collegamento usando Skype. Per questo ottenni due iPad con cui feci collegamenti itineranti in un contenitore estivo. 

    Con un’ellisse cinematografica arriviamo al 2020 e alla pandemia. La TV viene presa alla sprovvista. Mai prima di allora ci si era trovati nell’impossibilità di trasmettere dagli studi televisivi. Durante il lockdown  molti programmi vennero sospesi e si dovette fare massiccio ricorso alle repliche.  I programmi che venivano ancora realizzati dovettero fare i conti con il distanziamento sociale, con l’eliminazione del pubblico… e fu allora che per combattere il contagio e non eliminare del tutto i programmi in diretta, i tanto vituperati collegamenti vennero sdoganati. Il resto è storia recente: programmi musicali come il Concerto del Primo Maggio o i David di Donatello realizzati tramite collegamenti casalinghi. 

    E arriviamo a quella che è la mission di Angelipress e delle trasmissioni televisive realizzate da Paola Severini e me in tandem. Durante il lockdown, proprio le persone più fragili hanno risentito maggiormente della riduzione della programmazione televisiva. In pieno lockdown abbiamo potuto andare in onda con O ANCHE NO anche senza studio televisivo, facendo un programma totalmente realizzato tramite  Skype o Zoom. E sempre per la necessità di stabilire un filo diretto con il nostro pubblico fatto di famiglie con problemi enormemente aggravati dalla pandemia, abbiamo realizzato una striscia quotidiana in diretta all’interno di UNOMATTINA per due mesi, subito prima dell’estate: INSIEME CON… RAI PER IL SOCIALE. Se il Covid è un nemico subdolo e terribile, la tecnologia è invece un’alleata formidabile che permettete di non lasciare mai solo chi ha bisogno di attenzione. Skype, Zoom, Houseparty e decine di altri programmi… la possibilità di farsi un aTV da soli grazie alle dirette via Facebook hanno cambiato il mondo e trasformato il mondo in un vero villaggio globale, molto più globale di quel che pensava McLuhan quando coniò il termine.

    Ora abbandono per sempre l’autoreferenzialità e, facendo un bilancio, posso dire di ritenermi fortunato per due ragioni: ho avuto la prova che ci avevo visto giusto quando pensai per la prima volta di usare il segnale del cellulare per trasmettere in diretta; e ho visto che quello che mi sembrava un sogno invece era realtà. Non ne ho tratto vantaggio, ma ho utilizzato queste conquiste tecnologiche per realizzare obiettivi in cui credo. Non è poco. 

    Letto 1780 volte Ultima modifica il 11 Dicembre 2020 - 09:13

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