23 Aprile 2021 - 05:00

    L'ADOZIONE E' UNA COSA MERAVIGLIOSA intervista di Marzia Masiello a Cinzia Bernicchi

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    intervista di Marzia Masiello a Cinzia Bernicchi, rappresentante Ai.Bi. nel coordinamento LIAN  Life in adoption network.

    Cinzia, noi ci siamo conosciute sul tema delle adozioni internazionali in quel della Federazione Russa quasi venti anni fa. Se dovessi fare una panoramica delle adozioni da ieri a oggi a domani, quale sarebbe la tua sintesi ?

    Marzia, davvero un bel ricordo, Mosca venti anni fa, noi più giovani, Mosca un’altra città, e le adozioni di allora davvero diverse da quelle odierne. 

    A ridosso degli anni 2.000 l’Italia aveva da poco ratificato la Convenzione de l’Aja, stavano terminando le adozioni cosiddette “fai da te” e nasceva il primo albo degli enti autorizzati, eravamo 45 quando alla fine del 2.000 fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Oggi siamo 50, ma attorno al 2010 siamo arrivati anche a essere 76. 

    La Commissione per le Adozioni Internazionali si era insediata negli uffici di via Veneto, incardinata nel Ministero delle Politiche Sociali allora guidato da Livia Turco. Ora, da diversi anni è diretta emanazione della Presidenza del Consiglio che ha delegato il Ministero della Famiglia e delle Pari Opportunità a gestirne la guida.

    Le coppie in possesso di decreto di idoneità erano più di ventimila, oggi circa 5.000 e con un incarico attivo presso gli enti autorizzati poco più di 3.000; i decreti, che ora sono validi fino al termine della procedura adottiva indipendentemente dal tempo che intercorre, allora avevano una validità massima di 2 anni e poi scadevano.

    I bambini che arrivavano attraverso l’istituto dell’adozione internazionale erano molto più piccoli di ora, il maggior numero di bambini erano nella fascia 1/4 anni, oggi la fascia di età più rappresentativa è la 5/9 anni. 

    Molti Paesi nel tempo hanno ratificato la Convenzione de l'Aja facendo proprio il principio di considerare l'adozione internazionale residuale, cercando quindi ogni possibilità per il minore di restare nel proprio Paese o attraverso il reinserimento nella propria famiglia o cercando coppie del proprio territorio proponendolo in adozione nazionale.Il numero di minori adottati è passato dai 4.130 del 2010 ai 1.205 del 2019; il 2020 ha visto un'ulteriore contrazione dovuta alla pandemia purtroppo ancora in corso.

    Detto così, in due parole, sembrerebbe quindi che il numero dei bambini che hanno bisogno di avere una famiglia che li accolga tramite l'adozione internazionale sia fortemente diminuito, ma purtroppo non è questa la realtà. Nel mondo sono sempre tantissimi i bambini che cercano una famiglia, ma sono fortemente cambiate le loro condizioni; sono più grandi, frequentemente con problematiche sanitarie, gruppi di fratelli, ed è sempre più difficile trovare coppie che diano la disponibilità ad accogliere minori che rispecchiano tali caratteristiche.

    Dobbiamo con maggiore impegno che nel passato, riformulare i percorsi informativi e formativi per sensibilizzare le coppie sui veri bisogni, per prepararle ad accogliere questi loro figli, per accompagnarle nel tempo.

    I pilastri delle adozioni internazionali, lo sappiamo, sono la Commissione adozioni Internazionali, gli Enti Autorizzati, le famiglie... quale ingrediente aggiungeresti in più?

    Il primo Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, Luigi Fadiga,  disse che il sistema per funzionare era composto "dalle 4 gambe di un tavolo": Cai - Enti Autorizzati- Tribunali per i Minorenni - Servizi del Territorio. Le famiglie, da sempre, sono considerate le risorse che abbiamo bisogno di avere per poter donare ad un bambino la possibilità di diventare figlio. 

    Non aggiungerei altri ingredienti, ma spererei di poter contare su una maggiore collaborazione con quei territori che ancora non si sono attivati nel formulare dei protocolli operativi  (Regioni/Servizi/Enti) che possano dare a tutte le aspiranti famiglie adottive le stesse opportunità in termini di preparazione e accompagnamento sia prima che dopo l'adozione. Mi augurerei anche di poter arrivare ad un maggior confronto con i Tribunali per i Minorenni.

    Il rapporto tra Enti Autorizzati e Commissione come lo inquadreresti in questa fase di Presidenza del Ministro Bonetti con la Vice Presidenza del Dott. Vincenzo Starita?

    Il rapporto con la Commissione per le Adozioni Internazionali nell'arco del 2020 si è fortemente intensificato. Gli Enti Autorizzati hanno nuovamente avuto la possibilità, non accadeva da anni, di essere coinvolti in una serie di attività partecipando a tavoli specifici per programmare nuovi percorsi formativi che hanno visto la luce la scorsa estate e che sono tutt'ora in essere. Enti e Commissione hanno intensamente lavorato insieme, in particolare nel primo periodo legato alla pandemia, per far rientrare in Italia le numerose coppie che si trovavano all'estero e anche successivamente nell'organizzazione di partenze verso i vari Paesi. Sono ripresi con sistematicità i Tavoli Paesi per un confronto costante sull'andamento delle procedure.

    Nel Ministro Bonetti, che abbiamo avuto il piacere di incontrare sia di persona che attraverso i mezzi con i quali tutti ci troviamo a dover utilizzare a distanza, abbiamo trovato grande sensibilità al tema delle adozioni, grande ascolto e attenzione ai problemi degli Enti Autorizzati che sono sfociati anche in un sostegno economico che ci ha in parte aiutato ad affrontare la crisi che stiamo attraversando. 

    Il Dott. Starita ha da pochi mesi avuto l'incarico di Vice Presidente, precedentemente era Membro della Commissione in qualità di Commissario rappresentante il Ministero di Giustizia, e da subito ha voluto conoscere i Presidenti degli Enti instaurando con tutti un rapporto diretto e di franca collaborazione. Certo si è trovato ad iniziare questo suo nuovo incarico ancora in un momento complesso sempre a causa della pandemia, ma è una persona particolarmente attiva, propositiva e innovativa e contiamo molto su questo suo spirito intraprendente per riuscire a rilanciare le adozioni i internazionali.

    Come sono cambiati i rapporti con le Autorità Centrali dei Paesi di provenienza dei minori?

    Nel corso del 2020, con tutte le difficoltà vissute ci sono state Autorità Centrali molto collaborative che si sono date da fare per trovare soluzioni che non impedissero il proseguo delle attività.

    Con certi Paesi si è riusciti ad ottenere che il periodo di conoscenza tra coppia e bambino, che normalmente si svolge all'estero ed è propedeutico per il buon andamento del giudizio finale in Tribunale per l'emissione della sentenza di adozione, si potesse invece effettuare a distanza utilizzando video chiamate. Così come nel caso dell'Ucraina si è addirittura riusciti ad ottenere che un'udienza in Tribunale avvenisse con lo stesso sistema a distanza. 

    Altri Paesi hanno permesso l'arrivo dei bambini in Italia, accompagnati da assistenti locali, senza che le coppie si recassero come di consuetudine all'estero.

    Con altri, purtroppo, non si è riusciti a trovare delle soluzioni che permettessero il proseguimento dell'iter adottivo.

    In generale pensiamo che nuovi sistemi di comunicazione possano incrementare i rapporti con le Autorità straniere intensificando le possibilità di dialogo.

    Ai.Bi. da sempre crede nell'adozione come progetto di cooperazione sostenibile in cui Governo, privato sociale e famiglie camminano insieme... come stanno andando ora le cose?

    Per ora siamo lontani da questo concetto. Nella cooperazione internazionale l’adozione viene riconosciuta a fatica. Essa è  un progetto di vita sostenibile, un vero e proprio caposaldo del Made in Italy dell’accoglienza, che incarna pienamente il concetto di sussidiarietà della nostra Costituzione. Nel mondo per questo siamo secondi solo agli Stati Uniti ma di questo primato sappiamo solo noi addetti ai lavori. Da questo anno di pandemia abbiamo imparato quanto anche il più piccolo gesto possa portare effetti dall’altra parte del mondo. Se volgiamo in positivo questo pensiero, un battito di cuore di due coniugi nel nostro paese, può cambiare il destino di un bambino cinese, africano, cileno. Perché questo avvenga tanti sono i fattori che si mettono in moto. Dalla diplomazia, alla politica, dal lavoro di tante associazioni che accompagnano il cammino delle famiglie, alle coppie che fanno questa scelta per la vita e si lasciano guidare anche nel loro percorso che è di trasformazione. Più cooperazione di così….  

    Il futuro delle adozioni sarà digitale?

    Non per tutto sarà possibile, ma certamente la tecnologia che abbiamo ora a disposizione ci porterà a fare nuove considerazioni che potrebbero permettere ad esempio di semplificare numerosi passaggi.

    Se ti dico "L'Adozione è una cosa meravigliosa"...  a cosa pensi?

    Ai tanti bambini che ho visto arrivare e fiorire e che con i loro sorrisi, anche oggi a distanza di anni, continuano ad essere nel mio cuore.

     

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