30 Gennaio 2021 - 05:01

    Laura Coccia: l’Italia non è un Paese per donne. Figuriamoci per donne disabili.

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    Kamala Harris ha giurato come Vicepresidente degli Stati Uniti d’America portando con sé tutti gli aggettivi che la caratterizzano, essendo figlia di persone immigrate dall’India. La guardo con un certo orgoglio, finalmente una donna ricopre uno degli incarichi più prestigiosi al mondo e non è certamente sola: Angela Merkel si appresta a chiudere la sua carriera ultra decennale di Cancelliera tedesca, ma alle sue spalle bussano leader come Jacinta Arden in Nuova Zelanda o Sanna Marin in Finlandia. 

    E l’Italia? Beh in Italia siamo fermi all’analisi del vestito con cui Teresa Bellanova ha giurato da Ministra e alle illazioni pruriginose sulla vita privata di Renata Polverini. Insomma, si sa, l’Italia non è un Paese per donne. Figuriamoci per donne disabili.

    Essere donne con disabilità è un doppio problema ovunque, perché si è soggetti al doppio stigma da un lato per essere donna e quindi dover lottare e sgomitare per dimostrare le proprie competenze e le proprie abilità, dall’altro lato si deve lottare contro lo stigma di una società che medicalizza i problemi, relegandoli a mere categorie da assistere. Invece noi donne disabili esistiamo con la nostra vita, le nostre passioni e le nostre esigenze che vanno oltre il diritto alle cure. Il diritto ad essere curati è garantito a tutti dalla Costituzione, quindi, vogliamo fare un passo avanti e conquistare il diritto ad una parità di accesso alle attività quotidiane. Quante barriere ci sono ad impedire che una donna disabile, ad esempio, metta al mondo un figlio? Infinite. Basti pensare che molti ci considerano sterili, per il semplice fatto di essere disabili. Ho trascorso parte della mia adolescenza a spiegare ai ragazzi che “si, posso avere figli!” e li vedevo dileguarsi all’orizzonte alla velocità della luce. Quella risposta gli aveva rovinato i programmi per la serata. Poi una volta rimasta incinta occorre affrontare i pregiudizi di chi pensa che quella pancia sia causa del grasso accumulato.

    Perché le donne con disabilità fanno fatica a far sentire la propria voce? Perché nessun Talk Show invita una donna con disabilità per parlare di debito pubblico, di coalizioni politiche, o di qualsiasi cosa non sia legato alla propria vita personale, ma alle loro competenze? Spesso perché sono impegnate ad affrontare le barriere architettoniche, sensoriali e sociali che le circondano, ma forse anche perché in pochi hanno un reale interesse ad ascoltare, forse perché non abbiamo ancora dimostrato abbastanza le nostre abilità.

    Per questo ringrazio per questo spazio dove condividerò alcune mie riflessioni e spunti sul mondo della disabilità con un occhio attento sul mondo femminile.

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